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Il miraggio

È la storia dell’affascinante Kamel e delle vicende che accompagnano la sua tormentata esistenza. Cresciuto all’ombra di una madre infelice, vittima della sua stessa timidezza, Kamel riesce ad essere davvero se stesso e a vincere le sue angosce solo se in preda ai fumi dell’alcool. A cambiare totalmente la sua vita saranno l’incontro con una donna grassa e brutta e, successivamente, la misteriosa morte di Rabab, la sua prima moglie. Evento, questo, raccontato con il ritmo di un avvincente thriller.
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Miraggi Di Silicio

Il romanzo di fantascienza vincitore del PREMIO URANIA 1994.
Il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui, dopo il conflitto tra Virtualisti e Sostanzialisti, la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi.
In questo imprecisato futuro il telelavoro e l’informatizzazione capillare hanno trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccole unità abitative autosufficienti, collegate alle altre attraverso l’Occhio sul Mondo, la locale sede del governo globale. Il nome (Occhio sul Mondo) non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo universale, impersonato dall’oscuro bibliotecario Goldbach.
Un giorno, però, il professor Porath si rende conto che niente è come sembra…
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### Sinossi
Il romanzo di fantascienza vincitore del PREMIO URANIA 1994.
Il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui, dopo il conflitto tra Virtualisti e Sostanzialisti, la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi.
In questo imprecisato futuro il telelavoro e l’informatizzazione capillare hanno trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccole unità abitative autosufficienti, collegate alle altre attraverso l’Occhio sul Mondo, la locale sede del governo globale. Il nome (Occhio sul Mondo) non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo universale, impersonato dall’oscuro bibliotecario Goldbach.
Un giorno, però, il professor Porath si rende conto che niente è come sembra…

Il miracolo della presenza mentale: Un manuale di meditazione

Questo libro, già tradotto in 35 lingue, è forse l’opera più nota e apprezzata del monaco e poeta vietnamita Thich Nhat Hanh. Con un linguaggio facilmente accessibile al lettore occidentale, l’autore propone una serie di esercizi che introducono gradualmente alla pratica dell’attenzione meditativa e insegnano a fare delle attività più comuni della vita quotidiana, come lavare i piatti o ascoltare musica, altrettante occasioni di crescita spirituale. I temi e gli oggetti di contemplazione sono quelli ‘classici’ del Satipatthana Sutta, il testo base sulla presenza mentale della tradizione theravada (primo fra tutti il respiro) e cari al Buddhismo mahayana (l’interdipendenza di tutti gli esseri, la compassione): lo spirito e le modalità con cui vengono presentati sono particolarmente vicini alla sensibilità e alle esigenze del praticante laico.

Il mio nome è Legione

Nella fantascienza americana Roger Zelazny occupa da quasi trent’anni un posto da maestro: oggi, è vero, non sembra più prolifico come una volta, ma proprio per questo l’apparizione di un suo volume di racconti dov’essere salutata come un ” evento ” da non perdere. La sua caratteristica, come sempre, è quella di fondere mirabilmente fantasy e sf non per creare prodotti ibridi, naturalmente, ma anzi per liberare le sue invenzioni da ogni strettoia, da ogni convenzionalismo, e farne qualcosa di estremamente personale. Anche Il mio nome è legione conferma questa tendenza, e a metà degli anni Novanta dimostra ancora una volta le capacità inventive di uno scrittore caro a tutti gli appassionati. Uno scrittore, ricordiamolo appena di sfuggita, tenuto a battesimo proprio sulle pagine di URANIA con il memorabile La pista dell’orrore.
Copertina: Oscar CHICONI

Il mio nome è Jamaica

Tel Aviv, autunno 2006. A un congresso di storici dell’ebraismo Dana incontra l’amico e collega Santiago, che non vedeva da un paio d’anni. L’uomo è trasandato e particolarmente inquieto: del resto è comprensibile, considerata la sua tragica situazione familiare. Dopo la morte della moglie, infatti, Tiago ha perso anche il figlio ventenne in un incidente d’auto. Qualche giorno dopo il loro incontro, Santiago annuncia la decisione di partire per la città santa di Safed e la sera tardi Dana riceve una telefonata da un posto di frontiera israeliano. L’uomo ha superato senza autorizzazione i controlli, è nei guai e dà di matto. Le sue condizioni sono davvero preoccupanti: è convinto di essere un ebreo, esige di essere chiamato Jamaica, inveisce contro tutto e tutti. Dana riesce a portarlo via e i due vanno insieme a Parigi, dove si ritrovano coinvolti nella rivolta delle banlieues, con Tiago che non accenna a smettere di farneticare. Ma le frasi che lui ripete ricordano qualcosa a Dana, una vecchia cronaca del Seicento nella quale il figlio di uno spagnolo e di una inca racconta la propria vita, lui che si finge cristiano vejo ma in realtà è ebreo. E allora alla donna viene da chiedersi quanta follia ci sia davvero in Tiago…
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Il mio Iran

È il 2000 quando Shirin Ebadi viene a sapere di essere sulla lista dei condannati a morte dal regime di Teheran. L’avvocato iraniano, premio Nobel per la pace nel 2003, prende le mosse dal racconto di questa amara scoperta per ripercorrere le tappe principali della propria vita professionale e privata e, insieme, dipingere un vivido ritratto della sua patria negli ultimi trent’ anni. Animata dalla profonda convinzione che l’Islam possa essere interpretato in modo positivo per trasformare il futuro dell’Iran, Shirin Ebadi racconta come sia riuscita a dare voce a chi è sempre stato costretto a tacere e ha visto i propri diritti usurpati dall’ostile teocrazia che governa il Paese.
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Mio figlio l’assassino

È terribile, per un padre, convincersi che il proprio figlio è un assassino e doverlo abbandonare alla sua sorte in un paese in cui la legge non contempla l’attenuante del delitto passionale. Forse anche più tormentoso è vedere il proprio figlio accusato di assassinio, avere la convinzione che è innocente e sentire di non poter far nulla per il trionfo della verità. In una alternativa di speranze e di timori si svolge il dramma di Jake Duluth il quale dapprima è convinto che suo figlio Bill abbia ucciso il suo socio e poi si persuade che Bill è innocente. Ma tutte le prove sono contro il ragazzo, né manca il movente di carattere passionale. Riuscirà il padre a salvare il figlio, innocente o colpevole che sia, dalla sedia elettrica?

Il mio diario segreto dell’olocausto

È il racconto – drammatico e insieme commovente – dell’Olocausto visto attraverso gli occhi di una ragazzina che ha sperimentato sulla propria pelle la prigionia, la morte dei propri cari, e l’agognata liberazione. Una ragazzina che però ha chiuso dentro al suo cuore questa tragica esperienza, senza farne parola con nessuno per molto tempo. Perfino l’uomo che ha sposato ha ignorato per decenni la verità. Fino al giorno in cui, ormai anziana, la Bannister ha finalmente deciso che il mondo doveva conoscere la sua storia. Una testimonianza unica, una voce vera e diretta dell’orrore nazista nelle sue semplici parole di bambina. Una storia di dolore, perdono, amore, perdita e speranza. Da non dimenticare, per non dimenticare.

Il mio amico Maigret

«… Marcellin ha detto che lei era un suo amico. Può darsi che qualcuno avesse espresso dei dubbi sulle sue capacità professionali. Sta di fatto che l’ha difesa a spada tratta». «Era ubriaco?». «Più o meno come sempre. C’era un forte mistral… È proprio perché tirava il mistral che Marcellin, invece di andare a dormire sulla sua barca come faceva di solito, si è diretto a un capanno vicino al porto dove i pescatori ripongono le reti. La mattina dopo l’hanno trovato là dentro con parecchie pallottole nella testa, sparate a bruciapelo, e una nella spalla…». Maigret guardò la Senna attraverso la cortina di pioggia e pensò al sole del Mediterraneo. «Boisvert, il questore, è un tipo come si deve, l’ho conosciuto tempo fa. Non è uno che lavora di fantasia… Come Lechat, pensa che a scatenare il dramma sia stato l’averla nominata in quella conversazione. Anzi, la sua idea è che attraverso Marcellin si sia voluto in qualche modo colpire lei. Capisce? Qualcuno che ce l’ha con lei al punto da prendersela con chi si dichiara suo amico e la difende». (Le inchieste di Maigret 25 di 75)
(source: Bol.com)

Il mio amico Leonard o Una vita ricostruita

Leonard è il miglior amico che James abbia mai avuto. Quando James non desiderava altro che distruggersi è stato Leonard, carismatico uomo di mondo e gangster dichiarato, a salvarlo. E così, quando James, appena uscito di prigione, subisce il colpo più duro del suo destino, è al suo amico speciale che si rivolge. E Leonard, il grande Leonard, è pronto ad accogliere James come un “Figlio!”, a istruirlo nell’arte del “vivere audacemente”, a offrirgli un impiego remunerativo, per quanto vagamente illegale e un po’ rischioso. Leonard, gli affari segreti, le passioni che smentiscono la violenza della “carriera” che ha scelto, la favolosa generosità. Leonard, che in quell’amicizia ha investito più di quanto James abbia mai potuto immaginare.
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Minty, lui mente

Minty Malone è molto gentile, disponibile e davvero carina. Sta per sposarsi. Mancano poche ore al grande momento e Minty ripensa alla sua relazione, a tutti i compromessi che ha dovuto fare per amore, ma è felice: ha quello che vuole, un marito. Raggiunge la chiesa e all’altare l’aspetta Dominic, ma quando il prete fa la richiesta formale della loro unione, Dominic dice che non se la sente e scappa via. Minty è sconvolta. Si sente colpevole di essere stata troppo buona. E’ convinta che sia stata proprio la sua incapacità a dire di no e ad imporsi alle persone a spingere Dominic ad andarsene. Decide di iscriversi ad un corso di coscienza, con l’idea di cambiare tutto nella vita.
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Il minotauro

Questa spy-story d’autore, pubblicata nel 1980 in Israele, fu salutata l’anno dopo da Graham Greene come il miglior romanzo tradotto dell’anno. È una storia affascinante e originale in cui un agente segreto israeliano s’innamora di una ragazza dalla bellezza mediterranea e misteriosa, e usa tutte le tecniche e i trucchi del suo mestiere per seguire, controllare, determinare la vita di lei senza mai rivelarsi. Una relazione morbosa, in cui lui attraverso pedinamenti, informazioni rubate, finanche un omicidio, costruisce negli anni un invadente controllo sulla ragazza. Lei, pur non avendolo mai visto e pur irritata dalle crudeli e bizzarre richieste dell’uomo, lo ama. Anche perché le lettere che lui ossessivamente e regolarmente le fa recapitare rivelano una personalità struggente e appassionata.

Minipin

Attenti attenti al bosco stregato: tanti ci entrano e nessuno è tornato. Questo è il bosco dove il Piccolo Bill vuole tanto andare, ma la sua mamma gli dice che ci sono i Policorni, gli Sfarabocchi, i Cnidi Vermicolosi e i Sarcopedonti: è tutto vero. Infatti, appena entrato nella foresta, lo Sputacchione Succiasangue Tritadenti Sparasassi lo insegue sputando fuoco e… E Piccolo Bill non si sarebbe salvato se una finestrina non si fosse aperta in un tronco: il solito miracolo che Dahl fa accadere in aiuto dei bambini. Età di lettura: da 6 anni.

Miniatura di Natale

In questo libro singolare, Pearl Buck parla del significato misterioso e unico del Natale e dei vari modi in cui i protagonisti dei racconti, giovani e vecchi, giungono a scoprirlo. Fiabe e racconti sono basati sulle reminiscenze dei molti Natali trascorsi dall’Autrice sia in Cina sia in America. Non importa che l’albero sia il bell’abete della tradizione americana o un esile bambù cinese; che il maestoso tacchino arrosto sia sostituito da un’oca selvatica; o anche che non vi sia niente di tutto questo. Ciò che conta è la poesia, lo spirito del Natale, il momento magico in cui ogni essere umano, solo con se stesso e con i suoi ricordi, sente il bisogno di dare e ricevere amore, solidarietà, comprensione. E anche qui Pearl Buck proclama e ripete quelle che sono le sue convinzioni fondamentali: la fratellanza fra gli uomini, quale che sia il colore della loro pelle; l’imperativo di proteggere i bambini innocenti dalle ingiustizie e dai pregiudizi del mondo; la necessità che i popoli della terra non siano travagliati dalle guerre. ? un?esortazione all?amore e alla fede, rivolta a tutti gli uomini di buona volont?.