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Anticancro

Anticancro by David Servan-Schreiber, Andrea Mazza
A trentun anni David Servan-Schreiber scopre di avere un cancro al cervello e – brillante ricercatore nel campo delle neuroscienze – comincia a chiedersi che cosa accomuna le persone che sopravvivono a questa terribile malattia. Le sue competenze di scienziato lo aiutano a stabilire cosa permette di sconfiggere il cancro e cosa invece lo alimenta. E scopre che occorre, nella lotta contro un tumore, mettere in campo quello che già possediamo: le nostre difese naturali.

L’anomalia

Anomalia, s.f. (science fiction?): deviazione dalla norma, irregolarità. Così il dizionario della lingua italiana. I Classici di Urania, dal canto loro, si sono sentiti in dovere di estendere il concetto, riproponendo questa terrificante ma plausibile avventura che incomincia su un’astronave in arrivo dal bordo della galassia e si trasferisce ben presto nell’America di oggi, dove una donna come tante altre (e che non può avere figli) sente tuttavia di portare in seno un’inesplicabile creatura. Con rara maestria Jerry Sohl racconta un incubo perfetto, una tipica storia di “invasione” all’insegna della suspense, dove il pericolo non minaccia soltanto, in maniera astratta, una nazione, o un pianeta, ma comincia a scavare insidiosamente nella vita di Nancy e Lyle Bradford, una coppia come tante che si trova all’improvviso a dover fare i conti con l’ignoto.
Copertina di Oscar Chichoni

Un anno sognato pericolosamente

Siamo entrati in un’epoca di rivolgimenti politici e sociali cui mai avremmo creduto di poter assistere, un’epoca segnata dalla ripresa delle lotte di emancipazione su scala generale – si pensi alla Primavera araba e al movimento Occupy – ma anche dal ridestarsi di potenti forze antidemocratiche: il sentimento xenofobo e integralista che dilaga in Europa, e che è sfociato nella follia omicida di Breivik, autore della strage di Utoya; i governi “politicamente neutri” dei tecnici in Italia, Grecia e Spagna, senza escludere la riedizione dell’ossimoro contemporaneo per eccellenza, ossia la guerra umanitaria (in Libia). È stato un anno sognato pericolosamente, in cui agli straordinari slanci di partecipazione democratica hanno fatto da controcanto le misure di iniquo “risanamento” imposte alla collettività dai sicari dell’economia. Slavoj Zizek ci propone un’attenta e originale lettura di questi eventi, unitamente all’esame di alcuni tra i più significativi fenomeni culturali del momento, per fare luce sull'”antagonismo centrale del capitalismo contemporaneo”. Abbinando il giudizio appassionato del militante politico al contegno filosofico del critico dell’ideologia, Zizek cerca di rispondere alla domanda cruciale del nostro tempo: come possiamo combattere il sistema senza contribuire, involontariamente, al suo rafforzamento?

L’anno mille993

“Ho cercato di esprimere in questi poemi l’angoscia, la paura, e anche la speranza di un popolo oppresso che a poco a poco vince la rassegnazione e organizza la resistenza fino alla battaglia decisiva e alla ripresa della vita, pagata al prezzo di migliaia di morti.”La grande “epica per aforismi” del premio Nobel portoghese. Un racconto di lotta per la libertà che si ispira alla rivoluzione dei Garofani ma va oltre, verso la lotta di tutti i popoli, in tutti i tempi.

L’anno della morte di Ricardo Reis

Nel 1936, mentre all’orizzonte si preannuncia la seconda guerra mondiale, scoppia quella di Spagna. Nello stesso anno muore Ricardo Reis, solo un anno dopo la scomparsa del suo inventore, Fernando Pessoa. Reis è infatti uno dei tanti eteronimi di Pessoa, che ne aveva immaginato l’ideale biografia (nato a Porto nel 1887, educato dai gesuiti, medico, espatriato per ragioni politiche in Brasile nel 1919) e gli aveva attribuito come poeta classicistiche odi oraziane, ma non gli aveva dato carne e sentimenti. Cosa che invece gli dà Saramago, che lo fa tornare in patria in occasione della morte del suo creatore, gli fa aprire uno studio medico a Lisbona, gli fa vivere una vera vita, sociale, sessuale e affettiva. E prima di morire – nel fatidico anno che è il vero protagonista del romanzo – lo fa essere testimone di eventi tragici, filtro attraverso cui rileggere la storia del Portogallo salazarista, allineato a fascisti, nazisti e falangisti in tutt’Europa..

(source: Bol.com)

L’Anno Della Morte Di Ricardo Reis

L’anno della morte di Ricardo Reis by José Saramago
Nel 1936, mentre all’orizzonte si preannuncia la seconda guerra mondiale, scoppia quella di Spagna. Nello stesso anno muore Ricardo Reis, solo un anno dopo la scomparsa del suo inventore, Fernando Pessoa. Reis è infatti uno dei tanti eteronimi di Pessoa, che ne aveva immaginato l’ideale biografia (nato a Porto nel 1887, educato dai gesuiti, medico, espatriato per ragioni politiche in Brasile nel 1919) e gli aveva attribuito come poeta classicistiche odi oraziane, ma non gli aveva dato carne e sentimenti. Cosa che invece gli dà Saramago, che lo fa tornare in patria in occasione della morte del suo creatore, gli fa aprire uno studio medico a Lisbona, gli fa vivere una vera vita, sociale, sessuale e affettiva. E prima di morire – nel fatidico anno che è il vero protagonista del romanzo – lo fa essere testimone di eventi tragici, filtro attraverso cui rileggere la storia del Portogallo salazarista, allineato a fascisti, nazisti e falangisti in tutt’Europa..

L’anno dei barbari

Chi sono i barbari? I barbari sono i politici dei partiti tradizionali che hanno portato il nostro paese al disfacimento politico, economico, morale. I barbari sono coloro, politici e imprenditori, che hanno contribuito all’incredibile estensione del tangentismo. I barbari sono i parlamentari che hanno tentato vergognosi colpi di spugna. Pansa esprime la propria preoccupazione per l’enigma della nuova fase politica appena iniziata e la profonda perplessità per le idee dei portatori del cambiamento.
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Anniversario di sangue

Bret e Sarah Lewis stanno per celebrare il loro ventesimo anniversario di nozze e, nei festeggiamenti, vorrebbero coinvolgere gli amici Shel e Ramy, anche loro sposatisi alla stessa epoca. All’improvviso, però, Shel rivela a Sarah che i rispettivi coniugi sono amanti. E mentre la donna si chiede se è ancora possibile salvare i due matrimoni, Bret e Ramy architettano un finto attentato terroristico per liberarsi dei consorti. Ma l’imprevisto si insinua nella loro perfida macchinazione, con esiti sconvolgenti.

Gli anni del precursore

L’anno è il 2700 e Leif Barker è Primario chirurgo nel più importante ospedale di Parigi. E’ anche l’ispiratore e il principale esecutore del progetto Tarma e Ruggine, teso alla totale destabilizzazione dell’Unione Haijac: ma l’incontro con l’insolito cadavere di una splendida donna in una sala di autopsia è destinato a cambiare in modo radicale la sua duplice esistenza e il precario equilibrio del mondo che lo circonda.
Copertina di Marco Patrito

Gli anni del nostro incanto

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall’euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent’anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. Prende così avvio il racconto di una famiglia nell’Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all’orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un’epoca favolosa e ne comincia un’altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell’austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso – gli anni del boom e quelli di piombo – entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

(source: Bol.com)

Gli anni al contrario

essina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l’abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l’ha con il padre e il suo ”comunismo che odora di sconfitta”, e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all’università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l’avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l’amore più forte può essere tradito dalla Storia.

Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l’abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l’ha con il padre e il suo ”comunismo che odora di sconfitta”, e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all’università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l’avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l’amore più forte può essere tradito dalla Storia.
(source: Bol.com)

Annamaria Ludmann. Dalla scuola svizzera alle Brigate Rosse

Scrive don Gallo nella prefazione: “Questo libro, a mio parere indica al lettore una strada perché non si rimuova un pezzo doloroso di storia del nostro paese…”
…si tratta di un lavoro onesto, imparziale, pacato. L’autore si mette in condizione umile di chiedere e ascoltare per non invilupparsi nella immobilità delle proprie ragioni per non accontentarsi di risposte uniche e assolute.
Emergono tra le righe interessanti interrogativi: “chi è questa giovane incensurata?” Come è stata arruolata nelle Brigate Rosse?” Quale “ruolo” rivestiva nel vasto movimento della lotta armata? Qual è la vera versione dello “scontro” in via Fracchia?
…rimane fortissima la domanda cruciale: “come mai una ragazza “normale” come Annamaria Ludmann, e tanti altri giovani sono entrati nella lotta armata?”
…aleggiano nuovamente il ’68, gli anni Settanta e Ottanta, i cortei, le università occupate, scontri, uccisioni, leggi speciali, il caso Moro, i processi, i pentiti, i dissociati, gli irriducibili, i latitanti, i detenuti e infine i Servizi segreti più o meno deviate le sanguinose stragi…
regalando a un vecchio democratico, la sua profonda aspirazione alla verità, alla giustizia, alla democrazia… per scegliere decisamente il sentiero della cultura della non violenza per una impostazione della vita, del nostro quotidiano.
(dalla prefazione di Don Andrea Gallo, della Comunità San Benedetto al Porto di Genova)
La “lotta armata” non ha rappresentato la follia di donne e uomini incapaci di vivere serenamente il proprio tempo. Non si è neppure rivelata la disperata condotta di persone alla deriva di sé stesse. Pensarlo significherebbe sottrarre da responsabilità una società in seno alla quale lo spaventoso feto fu concepito. Interpretare quegli anni con le semplificazioni in uso al nostro tempo non facilita la comprensione, in sostanza. Ecco perché interpretazioni quali “scritti farneticanti” o “tesi deliranti” circa il materiale prodotto dalle Br paiono perlomeno superficiali. Chiamarli “terroristi” identifica un soggetto, ma non ne spiega la genesi. Prima che divampasse la “lotta armata” le persone che ne avrebbero animato gli intenti vivevano in famiglia, in fabbrica, a scuola o all’università. In una parola animavano un tessuto sociale comune a milioni di individui. Tra questi Annamaria Ludmann, militante “irregolare”delle Brigate rosse morta a Genova in via Fracchia il 28 marzo 1980.
I documenti ufficiali riferirono un conflitto a fuoco con i carabinieri, versione subito posta in forte dubbio da alcuni organi di stampa. Annamaria Ludmann, una cattolica per nulla incline alla violenza politica, disse chi ne condivise per qualche tempo la quotidianità. Eppure, nel suo appartamento sulle alture di Oregina transitarono i capi delle Br, rivelano i verbali di interrogatorio a Patrizio Peci.
A margine delle vicende genovesi la descrizione di un “Collettivo politico” che si tenne nel novembre 1969 a Chiavari, all’interno di locali incredibilmente concessi per “errore” dalla Curia Vescovile cittadina, scrisse il generale Dalla Chiesa. Tra i presenti, Renato Curcio e Margherita Cagol. Chiavari, la città dove tornò la stessa Annamaria Ludmann al termine di un “viaggio” senza ritorno.
In appendice, copie fotostatiche del “Fascicolo via Fracchia”, uscito dal Tribunale di Genova vent’anni dopo quei drammatici eventi.
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### Sinossi
Scrive don Gallo nella prefazione: “Questo libro, a mio parere indica al lettore una strada perché non si rimuova un pezzo doloroso di storia del nostro paese…”
…si tratta di un lavoro onesto, imparziale, pacato. L’autore si mette in condizione umile di chiedere e ascoltare per non invilupparsi nella immobilità delle proprie ragioni per non accontentarsi di risposte uniche e assolute.
Emergono tra le righe interessanti interrogativi: “chi è questa giovane incensurata?” Come è stata arruolata nelle Brigate Rosse?” Quale “ruolo” rivestiva nel vasto movimento della lotta armata? Qual è la vera versione dello “scontro” in via Fracchia?
…rimane fortissima la domanda cruciale: “come mai una ragazza “normale” come Annamaria Ludmann, e tanti altri giovani sono entrati nella lotta armata?”
…aleggiano nuovamente il ’68, gli anni Settanta e Ottanta, i cortei, le università occupate, scontri, uccisioni, leggi speciali, il caso Moro, i processi, i pentiti, i dissociati, gli irriducibili, i latitanti, i detenuti e infine i Servizi segreti più o meno deviate le sanguinose stragi…
regalando a un vecchio democratico, la sua profonda aspirazione alla verità, alla giustizia, alla democrazia… per scegliere decisamente il sentiero della cultura della non violenza per una impostazione della vita, del nostro quotidiano.
(dalla prefazione di Don Andrea Gallo, della Comunità San Benedetto al Porto di Genova)
La “lotta armata” non ha rappresentato la follia di donne e uomini incapaci di vivere serenamente il proprio tempo. Non si è neppure rivelata la disperata condotta di persone alla deriva di sé stesse. Pensarlo significherebbe sottrarre da responsabilità una società in seno alla quale lo spaventoso feto fu concepito. Interpretare quegli anni con le semplificazioni in uso al nostro tempo non facilita la comprensione, in sostanza. Ecco perché interpretazioni quali “scritti farneticanti” o “tesi deliranti” circa il materiale prodotto dalle Br paiono perlomeno superficiali. Chiamarli “terroristi” identifica un soggetto, ma non ne spiega la genesi. Prima che divampasse la “lotta armata” le persone che ne avrebbero animato gli intenti vivevano in famiglia, in fabbrica, a scuola o all’università. In una parola animavano un tessuto sociale comune a milioni di individui. Tra questi Annamaria Ludmann, militante “irregolare”delle Brigate rosse morta a Genova in via Fracchia il 28 marzo 1980.
I documenti ufficiali riferirono un conflitto a fuoco con i carabinieri, versione subito posta in forte dubbio da alcuni organi di stampa. Annamaria Ludmann, una cattolica per nulla incline alla violenza politica, disse chi ne condivise per qualche tempo la quotidianità. Eppure, nel suo appartamento sulle alture di Oregina transitarono i capi delle Br, rivelano i verbali di interrogatorio a Patrizio Peci.
A margine delle vicende genovesi la descrizione di un “Collettivo politico” che si tenne nel novembre 1969 a Chiavari, all’interno di locali incredibilmente concessi per “errore” dalla Curia Vescovile cittadina, scrisse il generale Dalla Chiesa. Tra i presenti, Renato Curcio e Margherita Cagol. Chiavari, la città dove tornò la stessa Annamaria Ludmann al termine di un “viaggio” senza ritorno.
In appendice, copie fotostatiche del “Fascicolo via Fracchia”, uscito dal Tribunale di Genova vent’anni dopo quei drammatici eventi.

Anna dai capelli rossi. La casa dei salici al vento

Anna dai capelli rossi, noto anche come Anna dei Tetti Verdi (Anne of Green Gables), è un romanzo della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery, pubblicato per la prima volta nel 1908. Venne concepito come romanzo per lettori di ogni età, ma con gli anni è diventato un classico della letteratura per ragazzi. Montgomery trovò l’ispirazione per il romanzo in un biglietto che aveva scritto anni prima in cui descriveva la storia di una coppia a cui era stata erroneamente affidata una ragazzina orfana, anziché un maschio, ma che aveva deciso di tenerla ugualmente. La Montgomery inserì nella storia anche le proprie esperienze infantili nella zona rurale dell’Isola del Principe Edoardo. L’ispirazione per il personaggio di Anne Shirley invece le fu dato da una fotografia di Evelyn Nesbit.