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Ecco la Storia

Ecco la storia, ovvero ci è stata raccontata una storia, che a sua volta si basa su storie reali, che a loro volta danno vita a dei racconti, e in una sorta di cerchio magico assistiamo alla fusione delle due dimensioni. Composito per i temi e la struttura, aperto per la molteplicità di punti di vista che si snodano in una narrazione insieme sinuosa e avvincente dove finzione e autobiografismo, invenzione e vissuto si legano e si intrecciano fino, addirittura, talora a scambiarsi le parti. Dal tema del sosia, a quello del cinema, una riflessione sui “ruoli”, sulla vita come beffardo gioco di maschere, come vano inseguimento di una identità. Ma anche un raffinatissimo “metaromanzo”, riflessione del romanzo su se stesso, sugli imponderabili fattori che contribuiscono alla nascita dei personaggi, delle storie.

Eccitanti trasgressioni: Sandali rossi, pensieri proibiti | Fatti guardare | Sexy gioco d’ufficio

E se le tue fantasie più trasgressive diventassero realtà? Saresti pronta ad affrontarne le conseguenze?
Sandali rossi, pensieri proibiti di Mia Zachary
Meghan Foster ha sempre sperato di vivere un’avventura come quelle che ha sognato e descritto nel suo diario, ma adesso è stanca di aspettare. Così decide di concedersi una vacanza tropicale e di trasformare in realtà le sue fantasie più scatenate.
Fatti guardare di J. Sobrato
Al sicuro dietro le tende del suo soggiorno, Arianna si è goduta le eccitanti manovre sessuali del suo vicino. Guardarlo da lontano ha alimentato più di una fantasia rovente in lei. Peccato che con Noah tutto sia più complicato del previsto…
Sexy gioco d’ufficio di Kathy Lyons
Julie sta vivendo le sue fantasie più hot al lavoro. Chi avrebbe mai detto che tra quelle mura avrebbe trovato un uomo in grado di soddisfarla. Peccato che la società di Julie sia in crisi e lei dovrà andarsene tra tre settimane, sempre che Sam non trovi un modo per convincerla a restare.
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### Sinossi
E se le tue fantasie più trasgressive diventassero realtà? Saresti pronta ad affrontarne le conseguenze?
Sandali rossi, pensieri proibiti di Mia Zachary
Meghan Foster ha sempre sperato di vivere un’avventura come quelle che ha sognato e descritto nel suo diario, ma adesso è stanca di aspettare. Così decide di concedersi una vacanza tropicale e di trasformare in realtà le sue fantasie più scatenate.
Fatti guardare di J. Sobrato
Al sicuro dietro le tende del suo soggiorno, Arianna si è goduta le eccitanti manovre sessuali del suo vicino. Guardarlo da lontano ha alimentato più di una fantasia rovente in lei. Peccato che con Noah tutto sia più complicato del previsto…
Sexy gioco d’ufficio di Kathy Lyons
Julie sta vivendo le sue fantasie più hot al lavoro. Chi avrebbe mai detto che tra quelle mura avrebbe trovato un uomo in grado di soddisfarla. Peccato che la società di Julie sia in crisi e lei dovrà andarsene tra tre settimane, sempre che Sam non trovi un modo per convincerla a restare.

Ebraismo virtuale

Un ebraismo virtuale, fatto di vittime invertebrate e di martiri innocenti, si è sostituito all’immagine vera e reale di un popolo di gente in carne e ossa.
Dopo lo scandalo internazionale suscitato da Pasque di sangue, sui possibili omicidi rituali in alcuni circoli ebraici tra Medioevo ed età moderna, Ariel Toaff affronta un altro tabù: l’ossessione dell’antisemitismo come elemento fondante dell’identità ebraica. L’insistenza sull’Olocausto, e il conseguente vittimismo consolatorio, hanno creato secondo l’autore un ebraismo virtuale, passivo e autoreferenziale, che ha un peso non solo politico ma anche culturale: annulla tutto ciò che è accaduto prima e dopo la Shoah, ed è il principale responsabile dell’incapacità degli ebrei della diaspora di confrontarsi con temi più urgenti come il ruolo di Israele e l’inadeguatezza attuale di una coscienza storica consensuale e monolitica. Ma un popolo che vede nel proprio passato solo vittime innocenti non potrà mai affrontare il futuro.
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### Sinossi
Un ebraismo virtuale, fatto di vittime invertebrate e di martiri innocenti, si è sostituito all’immagine vera e reale di un popolo di gente in carne e ossa.
Dopo lo scandalo internazionale suscitato da Pasque di sangue, sui possibili omicidi rituali in alcuni circoli ebraici tra Medioevo ed età moderna, Ariel Toaff affronta un altro tabù: l’ossessione dell’antisemitismo come elemento fondante dell’identità ebraica. L’insistenza sull’Olocausto, e il conseguente vittimismo consolatorio, hanno creato secondo l’autore un ebraismo virtuale, passivo e autoreferenziale, che ha un peso non solo politico ma anche culturale: annulla tutto ciò che è accaduto prima e dopo la Shoah, ed è il principale responsabile dell’incapacità degli ebrei della diaspora di confrontarsi con temi più urgenti come il ruolo di Israele e l’inadeguatezza attuale di una coscienza storica consensuale e monolitica. Ma un popolo che vede nel proprio passato solo vittime innocenti non potrà mai affrontare il futuro.

Ebo e Gina

Ogni piccola famiglia ha una storia da raccontare. Sarà forse per certe cose elementari, come il prosciutto (poco) sui quadratini di pane o l’ubriacante profumo di un’aringa, i balli a piedi scaldi nelle domeniche d’estate, il primo incontro con il mare quando i capelli sono ormai grigi, e l’ultimo addio al maiale, amico che si immola per il bene di tutti. Cose né belle né brutte: la vita, semplicemente, guardata in faccia senza ipocrisie. Allattando figli altrui in cambio di due uova al giorno, o scavando la terra ghiacciata a mani nude. Un banale N.N. a scrivere un destino individuale, un matrimonio improvvisato a scriverne due, e il comune denominatore della fame a far da sigillo di garanzia dell’appartenenza all’umanità.

Ebano

Ryszard Kapuscinski si cala nel continente africano e se ne lascia sommergere, rifuggendo tappe obbligate, stereotipi e luoghi comuni. Va ad abitare nelle case dei sobborghi più poveri, brulicanti di scarafaggi e schiacciate dal caldo, si ammala di malaria cerebrale; rischia la morte per mano di un guerriero. Kapuscinski non perde mai lo sguardo lucido e penetrante del reporter e non rinuncia all’affabulazione del grande narratore.
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E’ proprio la fine del mondo

Ogni romanzo di Damon Knight è un po’ la “fine del mondo”, se i nostri lettori (abituati a confrontarsi con questa evenienza più spesso di quanto non si creda) ci permettono di ricorrere a un termine tanto abusato in fantascienza. Eppure, possiamo assicurare loro che: a) in questo caso, l’affermazione è perfettamente giustificata; b) nessuno esagera se proclama questo romanzo come uno dei più riusciti e brillanti scritti da Knight da diversi anni a questa parte; e c), infine, che le sorprese in serbo anche per il più smaliziato lettore non sono davvero poche. Compresa la particolare evenienza di cui accennavamo all’inizio di questo blurb.

E’ buio sul ghiacciaio

Hermann Buhl è nel mondo alpinistico un personaggio mitico. Austriaco di nascita e con un carattere di ferro, l’alpinista ha compiuto negli anni ’50 imprese straordinarie. A soli 29 anni, Buhl viene invitato a unirsi a una spedizione tedesca che tenterà la vetta del Nanga Parbat, nona montagna delle Terra e allora ancora inviolata. Dopo settimane di tentativi andati a male la spedizione dichiarò ufficialmente il fallimento. Ma Buhl non si arrese e ripartì da solo e raggiunse la vetta. Nel 1957 l’alpinista scalò il suo secondo 8000, l’inviolato Broad Peak e divenne l’unico uomo al mondo ad aver compiuto la prima ascensione di ben due 8000. Buhl morì qualche giorno dopo l’ascesa al Broad Peak all’apice della sua fama, scendendo dal Chogolisa.

Una e una notte

«I due racconti di questo libro sono le facce di una stessa medaglia … Un po’ di esperienza ci insegna che pari e dispari sono segnati sullo stesso dado e che il dramma e la farsa accompagnano a vicenda un personaggio indeciso o semplicemente mediocre». Lo stesso Flaiano ha fornito, con queste parole, la migliore presentazione di “Una e una notte”, i cui protagonisti appaiono come il diritto e il rovescio di un unico Io disperso, scettico e malinconico. Cronista-praticante svogliato e velleitario, scrittore inedito affetto da una vera ripugnanza per la pagina bianca, seduttore disastrosamente maldestro che solo la «tacita e canina ammirazione» della squillo Botton Zelinda in arte Dory Nelson rasserena, Graziano viene attirato da un’aliena docile e impassibile su un’astronave approdata a Fiumicino. Astronave quanto mai domestica, simile a un «padiglione da fiera» o a uno «spremilimoni di vetro» – perché nell’esistenza di un «vitellone» come Graziano lo straordinario non può che mutarsi in ordinario, l’avventura in disavventura, e il catulliano “Nox est perpetua” in «un ideale di scultorea pigrizia». Scontentezza e noia irrequieta segnano invece Adriano, scrittore cui tutto appare ormai «senza peso, evitabile, noioso» e che da Roma ci conduce al santuario dove un amico regista sta girando gli esterni di un film (è il Fellini delle “Notti di Cabiria”), nella solitudine del litorale dove più si percepisce «la calma, la profonda voluttà del tempo», nell’agro dove l’immobilità dei secoli è ormai contaminata dalla sciatteria e dalla bruttezza – nel vano tentativo di scrutare da naturalista «una vita che ha le sue miserie ma anche un segreto che si apre solo a chi vi partecipa fino in fondo».
(source: Bol.com)

È un problema tuo

Un viaggio ironico nelle secche dell’omologazione linguistica, analizzando genesi e storia di frasi fatte e modi di dire. Nel mirino i tic della lingua quotidiana. Brevi capitoli in cui si delinea una critica divertita ma radicale delle mitologie e dei conformismi che risuonano in fraseologie standardizzate. “È un problema tuo” “Tuttaposto” “Non c’è problema”. Nelle radio, in tv, nei bar, nelle strade, si sentono ripetere ossessivamente queste e altre espressioni. È come un ronzio ininterrotto, corale, una koinè semplificante dietro cui si nasconde forse un vuoto insondabile. Alle divagazioni socio-morali di Filippo La Porta si aggiungono le vignette esilaranti di Dario Frascoli.
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E per noi le stelle

Dopo aver presentato, su Urania Argento, il romanzo di Orson Scott Card Domani le stelle, abbiamo deciso di trasferire sulla collana-madre quel vero e proprio mosaico di avventure che è E per noi le stelle, l’altra tappa decisiva nella saga dei Mondi Popolati. Con la fine della stella chiamata Argos sembrava essersi conclusa per sempre l’avventura di Jason Worthing, colonizzatore di mondi e profeta dagli immensi progetti; ma attraverso il giovane Lared la fiamma era stata mantenuta viva e il pianeta che molti anni prima era stato colonizzato sotto la tutela di Worthing in persona aveva trovato una nuova guida. Ora, l’età dei sogni e delle profezie sta per finire; è tempo che i coloni trovino da soli la strada per la sopravvivenza e l’espansione, e in questo volume prendono vita, in tutta la loro drammaticità, le molteplici prove che sarà necessario superare per cambiare il futuro.
Indice:
Immortalità (Skipping Stones, 1979)
Seconda possibilità (Second Chance, 1979)
I video (Lifeloop, 1978)
La fine del gioco (Breaking the Game, 1979)
La morte dei bambini (Killing Children, 1978)
Cosa faremo domani? (What Will Do Tomorrow?)
La fattoria Worthing (Worthing Farm, 1990)
La locanda Worthing (Worthing Inn, 1990)
Lo stagnino (The Tinker, 1980)
Copertina di Oscar Chiconi

E morì a occhi aperti

Primo romanzo della celebre serie della Factory che ha fatto conoscere al mondo del noir il talento di Derek Raymond, *E morì a occhi aperti* si apre con il massacro spietato e metodico del corpo di un uomo di mezz’età, gettato in un cespuglio come spazzatura. Mentre gli rompevano le ossa a una a una, sembra che la vittima, Charles Staniland, abbia assistito con passiva rassegnazione alla propria morte. A Londra i casi del genere, sordidi e insignificanti, sono pane per la A14: Sezione Delitti Irrisolti.
Il Sergente senza nome, senza nessuna velleità di carriera, ma con un interesse profondo per coloro che dalla vita sono stati calpestati e sconfitti, inizia così una discesa nelle paludi di una tragedia individuale, che affonda le radici nelle degradate periferie londinesi. Un’indagine anomala, condotta attraverso l’ascolto dei nastri su cui Staniland ha registrato la propria deriva. Confondendosi, nella banalità del male quotidiano e ordinario, con un’umanità meschinamente malevola, per capire la ragione di quel delitto, il sergente dovrà compiere un’immedesimazione quasi totale con la vittima. Arrivando a scivolare sulle sinuose curve della storia d’amore che aveva accompagnato Staniland verso la morte, fino a ricongiungersi in un crudele abbraccio con i suoi carnefici.
Con Derek Raymond il noir deraglia dai percorsi classici dell’indagine poliziesca, per diventare un’analisi lucida e quasi insopportabile dell’esistenza, nelle sue derive inesorabili e crudeli, nella grigia assenza di ogni meta plausibile. La carne livida di un uomo morto riprende dignità e vita, mentre il ruvido protagonista, e il lettore, vedono la verità attraverso i suoi stessi occhi aperti.

E l’alluce fu. Monologhi e gag

Marco Giusti ha scelto e montato dagli spettacoli di Benigni degli ultimi dieci anni il meglio della sua scatenata comicità, quell’inconfondibile misto di allegra ferocia giullaresca, irriverenti provocazioni, estri linguistici, gusto del nonsense, che è arrivato ad una surreale riscrittura della Bibbia. E’ la prima volta che Benigni accetta di raccogliere in volume il meglio del suo lavoro teatrale e televisivo, in cui ha dato voce satirica alle rabbie e alle frustrazioni degli italiani, prendendo di mira il lungo crepuscolo della prima repubblica, con la sua fauna di incredibili personaggi.
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