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Cani si nasce, padroni si diventa

Come si insegna al proprio cane a obbedire? Che fare se abbaia continuamenteo distrugge la casa? Si deve punirlo? Si può “guarirlo”? Può esistere un canedepresso, ansioso o stressato? Che cosa passa nella testa di un cane? Che cosacapisce del linguaggio umano? Sul rapporto cane e padrone si è detto di tutto,ma nonostante la nutrita produzione di libri specifici sulle varie razzecanine, il valore scientifico della maggior parte di queste opere risultamolto basso: nella foga di illustrare le particolari caratteristiche di questao quella razza, ci si dimentica di spiegare la natura del cane in quanto tale.Questo libro vuole colmare la lacuna.

Il cane secondo me

Intelligente, sensibile, affettuoso, allegro. Sono solo alcuni degli aggettivi che possono definire il cane, questo animale che accompagna l’uomo da tempo immemorabile. Ce ne sarebbero molti altri, perché i cani sono dotati di personalità multiforme e, forse, non sono ancora stati compiutamente compresi. Per questo l’etologo Danilo Mainardi ha deciso di dedicare loro un intero volume, sommando le riflessioni dello studioso ai racconti della sua vita con i cani, o meglio dei cani della sua vita. Non è infatti il classico manuale del bravo educatore, quello che vi trovate tra le mani perché, da osservatore nato, Mainardi ha sempre avuto con i suoi animali un atteggiamento poco ortodosso, nel senso che il piacere di scoprire comportamenti spontanei ha sempre prevalso sull’idea di addestramento. Certo, per comprendere quegli atteggiamenti è essenziale ripercorrere, insieme a lui, la storia naturale e culturale della specie a partire dal progenitore lupo, accolto per primo nella famiglia umana, lontanissimo capostipite delle oltre quattrocento razze canine “ufficiali” di oggi. Per non parlare dei cosiddetti meticci (definizione politically correct dei bastardini, o bastardoni che siano), rappresentanti di un universo affascinante ove è possibile scoprire storie che se non fossero vere parrebbero davvero incredibili. Pure divertente nonché sorprendente è la scoperta dell’etologicamente raffinata interazione che il cane sa imbastire col suo più caro nemico, il gatto.
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Il cane giallo

C’era in lei un’umiltà esagerata. I suoi occhi cerchiati, il suo modo di muoversi senza far rumore, senza sfiorare le cose, quel suo fremere d’inquietudine alla minima parola, corrispondevano abbastanza all’idea che ci si fa della serva abituata a ogni durezza. Sotto quelle apparenze si sentivano però come dei sussulti di orgoglio, che lei si sforzava di non lasciar trasparire. «Era anemica. Il suo seno piatto non era fatto per risvegliare i sensi. Eppure c’era qualcosa di attraente in lei, qualcosa di torbido, di avvilito, di vagamente morboso». (Le inchieste di Maigret 6 di 75)
(source: Bol.com)

Un cane e il suo bambino

L’errore di molti genitori – e non solo quelli ricchissimi come i signori Fenton – è quello di credere di far felici i propri bambini ricoprendoli di giocattoli e regali costosi, ignorando i loro veri desideri: Hal, per esempio, vorrebbe disperatamente un cane. E il giorno del suo decimo compleanno il sogno sembra finalmente avverarsi: il padre lo porta a scegliere il suo nuovo amico a quattro zampe da Easy Pets. Ma Hal non sa che il negozio è in realtà un’agenzia di noleggio di animali per brevi periodi, e i genitori si guardano bene dal dirglielo. Così, un giorno, il piccolo Macchia scompare… Ma Hal non si perde d’animo: insieme alla sua nuova amica Pippa organizza per Macchia e gli altri cani dell’agenzia una fuga rocambolesca verso la casa dei nonni, nel Nord. E tra avventure al circo, monasteri, orfanotrofi, detective pasticcioni e pericolosi malviventi da combattere, l’insolita carovana formata dai due bambini e da cinque cani riuscirà ad arrivare alla meta, imparando tante cose e incontrando nuovi amici lungo la strada. E chissà che, alla fine, anche i genitori di Hal abbiano imparato la lezione… Età di lettura: da 10 anni.
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Il candidato della Manciuria

Stati Uniti, anni Cinquanta. Il sergente Raymond Shaw rientra dalla guerra di Corea insignito della medaglia d’onore. Riprende la sua vita di tutti i giorni e il suo difficile rapporto con la madre, una donna priva di scrupoli e sostenitrice – a tutti i costi – dell’ascesa politica del marito. Raymond non sa di essere stato sottoposto al lavaggio del cervello mentre era prigioniero in Corea e di essere così diventato una spietata macchina per uccidere, non più padrone delle proprie azioni. Ben Marco, capitano di pattuglia di Raymond, decide di indagare su alcuni omicidi che si susseguono con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali: scopre così le ombre che avvolgono la vita di Shaw e i torbidi intrighi della classe politica americana.

Il candelaio

Commedia in cinque atti scritta probabilmente a Parigi nel 1582. La commedia, nella sua storia iniziale e nell’apparato di cui si circonda, pare un episodio della guerra condotta dal Bruno contro l’accademismo, il conformismo e la pedanteria. La trama si annoda su tre motivi: “sono tre materie principali, spiega l’autore, intessute insieme… l’amor di Bonifacio, l’alchimia di Bartolomeo et la pedanteria di Manfurio; però per la cognizion distinta de’ soggetti, ragion dell’ordine et evidenza dell’artificiosa stesura, rapportiamo prima da per lui l’insipido amante, secondo il sordido avaro, terzo il goffo pedante”. **

Il Candelabro Sepolto

Che fine ha fatto la Menorah, il simbolo per eccellenza del popolo ebraico che illuminava l’arca del Tempio di Gerusalemme? Dopo la distruzione del tempio e il saccheggio della città, nel 70 d.C., fu portata a Roma, in trionfo da Tito insieme agli altri tesori trafugati agli ebrei, un bottino talmente prezioso da essere raffigurato sull’Arco dell’imperatore. Per anni il candelabro fu conservato insieme con le altre spoglie della prima guerra giudaica, finché a Roma arrivarono i Vandali di Genserico che ne fecero ancora bottino di guerra portandola a Cartagine, di nuovo in trionfo. Ma solo finché Giustiniano non riuscì a recuperarla per trasferirla a Bisanzio, poi chissà… Stefan Zweig racconta il suo vagare come metafora stessa del popolo errante, pochi anni prima di porre fine alla propria esistenza di esiliato, in fuga dall’oppressione nazista. In una scintillante postfazione Fabio Isman si mette a sua volta alla ricerca della Menorah per scoprire che potrebbe trovarsi ancora a Roma… Roma, 455 d.C.: durante il saccheggio i Vandali trafugano come bottino di guerra la Menorah (l’antico candelabro a sette braccia) del Tempio di Gerusalemme, portata a Roma da Tito. Tra la comunità ebraica si diffonde ungrande scoramento: il simbolo più antico, il fondamento stesso dell’identità del popolo ebraico è andato perduto e deve essere recuperato a ogni costo. Con il suo stile cristallino Stefan Zweig ricostruisce una vicenda che è per molti versi un vero e proprio mito fondativo del popolo ebraico, e poco importa se a volte il suo racconto ceda il passo alla leggenda. “Le leggende fiorite sulla scomparsa della Menorah sono quasi infinite” si legge nella postfazione di Fabio Isman. “E tutte, come anche il racconto di Stefan Zweig, hanno un unico obiettivo: mantenerla in vita.”
(source: Bol.com)

CANALI DI MORTE

Trasformare Marte in un pianeta abitabile è da molti anni il sogno di buona parte del genere umano, e la meta che alcune grosse multinazionali si sforzano di rendere sempre più prossima. Gli interessi in gioco sono enormi, gli intrighi politici e finanziari non si contano, ma ormai i primi risultati incoraggianti sono a portata di mano. Per Dan Kettering, però, tutto questo non ha molta importanza. Ha visto morire suo fratello su Marte, e lo ha visto morire nel corso di un incredibile incidente trasmesso in diretta da una squadra di tempestivi teleoperatori. Un grosso scoop, certo, ma perfino la polizia sospetta che si sia trattato di un assassinio: il primo delitto della storia compiuto sotto gli occhi di milioni di testimoni… e forse per mano della stessa rete televisiva che ha ripreso l’accaduto. A Dan non rimane che partire per Marte, e sperare che gli indici di gradimento gli siano favorevoli.
Copertina di Karel Thole

Canale zero

Un’adolescente che uccide i genitori. Tipologia da cronaca nera ormai non tanto originale. Che anzi si ripete con fin troppa frequenza. E questo romanzo potrebbe sembrare un instant book tra i tanti, un noir che prende spunto dalla cronaca o, peggio, che si addentra in tesi psichiatriche e psicosociologiche. Invece “Canale zero” è un preciso congegno narrativo, che denota una raffinata conoscenza dell’universo giovanile, una non comune sensibilità interpretativa e una padronanza della scrittura che si fa arte visiva. Daria, la ragazza protagonista, che dapprima si chiude in un ostinato isolamento, si rivela poi, a poco a poco, nelle sue lettere verso il ‘mondo esterno’. Il linguaggio schietto e semplice mette a nudo il disagio di un intero contesto con inconsueta lucidità e potenza, tallonando da vicino i labili confini tra follia e poesia, con brani di sconvolgente disperazione ma anche con levità di canzone. Con una lettera di Vittorio Andreoli. **

Canada

“Prima di tutto parlerò della rapina commessa dai nostri genitori. Poi degli omicidi, che avvennero più tardi.” Ai nostri giorni, a distanza di mezzo secolo dai fatti, il professor Dell Parsons, americano trapiantato in Canada e alla vigilia della pensione, ricorda i due avvenimenti che hanno impresso una svolta decisiva alla sua vita e a quella di Berner, la sua gemella. Nel 1960, l’anno dei fatti criminosi, Dell e Berner hanno quindici anni e i Parsons sono una famiglia americana assolutamente normale, da cui sarebbe stato assurdo aspettarsi cose simili. Ma, come scrive Richard Ford, “il preludio a cose molto brutte può essere ridicolo, ma può anche essere casuale e insignificante. Cosa che merita di essere riconosciuta perché indica il punto da cui possono originarsi eventi disastrosi: a un pelo dalla vita di tutti i giorni”.
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Il campo degli spettri

Sopravvivere, qualunque sia l’opinione dei fatalisti e dei martiri, è sempre la cosa più importante. Anche a costo di trasformarsi in duende, creature di energia organica più simili a spettri che a esseri umani, ma capaci di vivere all’interno della solida roccia. Oggi, seicento anni dopo l’olocausto nucleare, l’esistenza dei duende rintanati nelle viscere del Kansas procede lungo binari abituali. Finché un giorno, durante una prova di risalita, Preston Kitteridge emerge alla superficie e invece di una landa desolata scopre un immenso campo di grano… percorso da titaniche trebbiatrici adorne di falce e martello. L’America è ormai popolata da pacifici agricoltori sovietici. Cosa diavolo è successo in quei seicento anni? E chi sono, adesso, i veri abitanti del continente nordamericano che, secondo gli antichi calcoli, dovrebbe essere ancora un inferno radioattivo?
Copertina di Karel Thole

Il campione delle Highlands

Keira Murray MacKail ha perduto tutto: marito, castello, terre. Suo ultimo rifugio è un remoto monastero, che diventa ultimo rifugio anche di Liam Cameron, guerriero gravemente ferito di cui Keira non esita a prendersi cura. Tornato in forze, Liam accetta di diventare il suo campione per la riconquista di Ardgleann. Ma nel cuore del conflitto per riprendere le terre, Liam e Keira affronteranno ben altro conflitto: quello del cuore…