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La canzone di Susannah

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La fine della Torre Nera è sempre più vicina. Solo due Vettori sono rimasti a sorreggerla, e quando crolleranno il perno dell’universo salterà e la realtà sarà sommersa dalle tenebre. Roland Deschain, l’ultimo cavaliere, e la sua banda combattono valorosamente l’avanzata del male, ma ora il gruppo non è più compatto. Il demone-femmina che si è impadronito del corpo di Susannah, la moglie di Eddie, ha usato la sfera del buio per trasportarsi dal Medio-Mondo nella New York del 1999: proprio qui, in un punto preciso di Manhattan, dovrà partorire la creatura concepita per distruggere la Torre. Sulle sue tracce si precipitano il piccolo Jake, Oy, il “bimbolo” parlante, e Père Callaban, per impedire che la donna arrivi all’appuntamento fatale.
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La canzone di Colombano

Nel cuore di una canzone del sedicesimo secolo c’è la storia fosca e triste che questo libro racconta. Quattro omicidi, di una povera famiglia di pastori, tra cui una fanciulla, Floretta. Ne è accusato Colombano Romean, un maestro minatore provenzale sfidato a realizzare da solo l’opera immane del traforo della Thullie che ancora si ammira in val di Susa. Guidato dalle strofe e dagli archivi, Perissinotto svolge un’inchiesta e plasma questo racconto giallo, che contiene un complotto di brutale prepotenza e una falsa accusa.

La canzone di Achille

Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, amici prima e poi amanti e infine anche compagni d’arme – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, a cui la dottrina non ha limitato o spento la fantasia creatrice, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i Greci antichi riconobbero e accettarono l’omossessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride. (Maria Grazia Ciani)

(source: Bol.com)

I cantori del tempo

Dopo L’estate dell’ozono (URANIA n. 1217), ritorna in questo numero la grande coppia Frederik Pohl-Jack Williamson, responsabile di romanzi leggendari nella storia della fantascienza come Le scogliere dello spazio, tenuto a battesimo proprio dalla nostra collana (URANIA n. 353). Per Williamson, poi, è un vero ritorno di fiamma, come i lettori più attenti avranno potuto constatare leggendo il suo recentissimo assolo L’ombra del futuro (URANIA n. 1226). E’ proprio vero che i grandi romanzieri non deludono mai: le “opere minori” non esistono, in ogni pagina c’è sempre la scintilla, la traccia di un’inventiva superiore. E questo è particolarmente vero nel caso Pohl-Williamson, due scrittori dei quali forse si è detto tutto, ma che di fatto restano fra i pochi, veri “classici” della sf. Come dimostra questo complesso romanzo, completato da una “scheda” sulla loro lunga carriera.
Copertina: Oscar CHICONI

Cantonate

La teoria dell’evoluzione ha cambiato per sempre il nostro modo di concepire la vita sulla Terra, eppure il maestoso edificio costruito da Darwin non fu esattamente un viaggio rettilineo dal mito alla scienza: funzionò in realtà quasi per miracolo – tra errori, equivoci e imprecisioni – almeno fino alle scoperte di Mendel sui meccanismi dell’eredità biologica. A sbagliare, però, Darwin fu in ottima compagnia. Lord Kelvin, uno dei più grandi scienziati della seconda metà del diciannovesimo secolo, sostenne perentoriamente che la Terra non poteva essere più vecchia di qualche milione di anni; Linus Pauling, fondatore della biologia molecolare e due volte premio Nobel, propose un modello del DNA del tutto errato perché temeva di essere battuto sul tempo dai colleghi; l’astrofisico Fred Hoyle definì sarcasticamente “Big Bang” l’esplosione che dette origine all’Universo perché non vi credeva (ma era lui ad avere torto). Einstein stesso volle elaborare una teoria generale delle forze naturali senza tener conto della meccanica quantistica semplicemente perché non l’aveva mai studiata. “Un genio non sbaglia. I suoi errori sono cercati e sono l’anticamera delle scoperte” diceva l’Ulisse di Joyce e ci ricorda Mario Livio in questo nuovo saggio; un viaggio al cuore del pensiero scientifico attraverso gli scivoloni di cinque menti eccelse indotte in errore da vanità, ambizione o eccessiva fiducia in sé.

Canto di Salomone

Un romanzo di formazione, in bilico tra il reale e il fantastico, in cui storia, sogni, desideri, mito e folklore si fondono in una grandiosa vicenda corale. Il protagonista è un giovane uomo di colore del Midwest, che si reca nel Sud alla ricerca delle proprie origini e di un presunto tesoro di famiglia. Ma presto il suo viaggio si trasforma in un percorso nel labirinto dell’anima, per trovare la propria, perduta, identità. Lungo il cammino, attorno a lui si materializzano fantasmi e ricordi, in un gioco dove convivono passato e presente…Superbo esempio della feconda vena narrativa di Toni Morrison, *Canto di Salomone* è anche, come scrive Franca Cavagnoli nella Postfazione, “il racconto di un’iniziazione. L’iniziazione del lettore allo straordinario patrimonio di miti e leggende popolari dfella tradizione afroamericana, alla ricchezza di una cultura che intreccia magia e realtà”.

Il canto di Kali

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Kali, l’immortale dea della morte e della distruzione, patrona di Calcutta, è stata bandita dalla terra migliaia di anni fa. Ma oggi è in corso un oscuro disegno per ricondurla tra gli uomini, come scopre Robert Luczak durante le ricerche di un antico manoscritto, Il canto di Kali. I seguaci di Kali, nel nome della dea, sono pronti a qualsiasi violenza, fino al sacrificio umano. Chi sbarra loro la strada, anche solo venendo a conoscenza dei loro progetti, è destinato a precipitare nell’incubo.

Il canto delle stelle

Quando scopre di essere un figlio illegittimo, Adam vede crollare molte certezze, ma insieme sorge in lui una potente voglia di rivalsa. Deciso a trovare un posto per sé nel mondo, il ragazzo parte quindi verso il prospero Ovest portandosi dietro poche ma preziosissime doti: un bel vestito, una buona cultura da autodidatta e tanta determinazione. Grazie a queste trova subito un incarico stimolante: risollevare le sorti di un negozio d’abbigliamento trascurato da troppo tempo. Il suo lavoro si dimostra talmente buono che la proprietaria gli affida la direzione dall’attività. Ma se il successo professionale gli arride, sul piano personale nessuna ragazza pare suscitare in lui più di un leggero e temporaneo sentimento. Nessuna tranne Emma…

Il canto dell’abisso

Su un giovane pianeta quasi del tutto ricoperto dalle acque, le razze degli Adenyo e dei Nethlor convivono pacificamente da millenni grazie al dono della telepatia che consente agli Adenyo di comunicare con i grandi mammiferi degli oceani. Intanto, le leggende parlano di grandi vascelli infuocati scesi dal cielo, di una terza razza misteriosa che ancora si nasconderebbe negli abissi inesplorati, di un lontanissimo passato sconvolto da uno spaventoso cataclisma. Però, nella città di Hyosis c’è chi pensa alle leggende con un brivido di paura: è il giovane Keiris, che di colpo si trova costretto a un’impresa disperata: deve rintracciare il padre, un uomo che non ha mai conosciuto e che sembra appartenere alla misteriosa terza razza, e deve strappargli l’unica persona che può garantire la sopravvivenza di Hyosis. La sua unica traccia è un antico canto dell’ormai mitico popolo subacqueo delle maree… ma è una traccia che si perde negli abissi.
Copertina di Vicente Segrelles

Il canto degli antenati

La storia evolutiva dell’uomo si arricchisce, con Il canto degli antenati, di un nuovo e importante contributo. L’archeologo britannico Steven Mithen parte da un assunto: la propensione a fare musica è uno dei più misteriosi, affascinanti e allo stesso tempo trascurati tratti distintivi del genere umano. La letteratura scientifica ha infatti storicamente sottovalutato questo campo di studio, definendo la musica non come un adattamento selettivo, ma come una “tecnologia”, un prodotto creato unicamente a scopo ludico e ricreazionale.
Mithen sostiene invece che lo studio dell’origine del linguaggio, e più in generale dell’abilità comunicativa dei nostri antenati dovrebbe essere rivalutato alla luce dell’aspetto musicale, che a sua volta non può prescindere dall’evoluzione del corpo e della mente umana. Ecco allora definito l’ambizioso progetto di Mithen: tracciare un affresco completo, a cavallo tra archeologia, paleontologia, neurologia e genetica, che spieghi come e perché gli esseri umani pensano, parlano e creano musica. Se tutto questo può sembrare accademico… bene, non lo è, perché Mithen riesce a trasferire nella pagina scritta la sua curiosità onnivora e coinvolgente, che taglia trasversalmente l’ambito specialistico per arrivare a citare non solo Steven Pinker, ma anche Bach e Miles Davis.

Canti orfici

La poesia di Campana e una poesia nuova nella quale si amalgamano i suoni, i colori e la musica in potenti bagliori. Il verso e indefinito, l’articolazione espressiva in un certo senso monotona ma nel contempo ricca di immagini molto forti di annientamento e purezza. Il titolo allude agli inni orfici, genere letterario attestato nell’antica Grecia tra il II e il III secolo d.C. e caratterizzato da una diversa teogonia rispetto a quella classica.

I canti di Maldoror

I canti di Maldoror by Isidore Lucien Ducasse “Conte di Lautréamont”
I canti di Maldoror di Lautréamont (pseudonimo di Isidore Ducasse) costituiscono uno degli esiti più interessanti e ricchi di spunti del maledettismo ottocentesco, di quel romanticismo satanico che rivendica all’artista il ruolo di angelo decaduto, tanto più emarginato quanto più profondamente consapevole. L’opera, scritta in una prosa di potenza lirica, è un poema dell’inconscio e un’allegoria del Male, un grido di blasfema ribellione contro Dio e la società. Fu tra l’altro apprezzata e riscoperta dai surrealisti, e conserva tuttora un’aura mitica. Oggi, quando ben altri mali si sono visti, e al contempo quando l’evoluzione tecnica delle immagini cinematografiche ci ha abituato a qualunque deformazione della realtà, i Canti restano impareggiabili per l’originalità dello sguardo, l’audacia di una concezione che convoca le forze telluriche e cosmiche, la coscienza e il coraggio della rivolta. Al lettore donano l’attrazione dell’avventura, dell’esplorazione di un universo verbale portatore di messaggi virulenti e catartici, della scrittura come spazio di libertà, di realizzazione di un mondo altro: in altri termini, la constatazione del potere, e del piacere, della letteratura in atto.

Canti

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I Canti sono una raccolta di poesia lirica di Giacomo Leopardi (1798 – 1837), comprendente 41 componimenti poetici trascelti nell’ambito della produzione dell’intera vita e stampati nell’edizione definitiva a Firenze, nel 1845, a cura dell’amico dell’autore Antonio Ranieri (si tratta ovviamente di una edizione postuma). L’opera è considerata il capolavoro assoluto di Leopardi e una delle principali espressioni della poesia italiana in assoluto, profondamente innovativa sul piano della lingua, della metrica e dei temi affrontati. Benché priva di una suddivisione interna, nella raccolta vengono tradizionalmente individuate varie “sezioni” che vanno dalle canzoni politiche degli anni giovanili, a quelle “del suicidio” (tra cui l’Ultimo canto di Saffo), agli “idilli” (che includono il famosissimo Infinito), ai canti pisano-recanatesi (come A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio…), fino al “ciclo di Aspasia” dedicato alla nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti e alle ultime poesie scritte nel periodo napoletano, tra cui La ginestra (considerata il testamento poetico dell’autore). L’opera comprende liriche di ispirazione molto diversa, poiché quelle degli anni giovanili riflettono una visione ancora “idillica” e un’espressione soggettiva che in seguito si attenua e lascia il posto alla poesia meditativa e filosofica degli anni della maturità, che esprime soprattutto la visione tragica e sconsolata del “pessimismo cosmico” e del “titanismo” (in parallelo con le pagine dello Zibaldone e delle Operette morali). La lingua mostra una notevole evoluzione, poiché si passa da quella ancora letteraria e aulica delle prime poesie a quella più asciutta e “moderna” delle fasi successive, processo che si verifica anche sul piano metrico in quanto l’autore abbandona la “canzone petrarchesca” per elaborare la cosiddetta “canzone libera”, con strofe di lunghezza e schema diseguale (in questo vicino alle poetiche romantiche, mai abbracciate in modo consapevole). I Canti hanno profondamente influenzato la lirica italiana del secondo Ottocento e rappresentano a tutt’oggi una pietra miliare della nostra tradizione letteraria, imponendo tra l’altro il modello della raccolta in versi che verrà poi imitata, con sfumature e differenze, da tutti i principali poeti italiani del XIX-XX sec. (Carducci, Pascoli, Montale, Ungaretti, per citare i più famosi).

Canone Inverso

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Canone inverso by Paolo Maurensig
Uno scrittore, appassionato musicofilo, incontra a Vienna Jenö Varga, un violinista ambulante in grado di suonare con meravigliosa naturalezza la complicatissima Ciaccona di Bach. In seguito a quali disavventure un artista eccelso si è ridotto a trascinare per bettole e osterie un talento che avrebbe potuto aprirgli i palcoscenici dei teatri più celebri del mondo? Qual è la forza terribile che è entrata nella sua vita? Paolo Maurensig costruisce magistralmente un’avventura in cui le sorprese, i trasalimenti, i colpi di scena non sono puri espedienti narrativi, ma simboli drammatici dello scontro tra le inquietudini, la delicatezza delle anime individuali e la ferocia della storia di questo secolo.