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Il più grande fiore del mondo

“Le storie per l’infanzia devono essere scritte con parole molto semplici, perché i bambini sono ancora piccoli, e quindi conoscono poche parole e non amano usare quelle complicate. Magari sapessi scrivere storie così, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace. E poi, bisogna saper scegliere le parole, occorre un certo non so ché per raccontare, una maniera molto diretta e molto chiara, una pazienza infinita. E a me manca quanto meno la pazienza, cosa di cui chiedo scusa. Se avessi tutte queste qualità, potrei raccontare, nei particolari, una storia bellissima che un giorno ho inventato…” (José Saramago) Età di lettura: da 5 anni.

Più Forte Del Tempo

Alla vigilia del matrimonio e impegnata con il più importante caso della sua carriera di avvocato, Jennie deve affrontare una terribile verità emersa dal suo passato. Di modesta famiglia ebrea, anni prima si era innamorata di un ricco aristocratico. Una relazione condizionata dalle enormi differenze sociali, che ben presto si era trasformata per Jennie in un incubo, culminato alla fine in un segreto celato a tutti, perfino all’attuale fidanzato. Ma ora è venuto il momento di ascoltare il cuore e prendere una decisione troppo a lungo rimandata…

Più dritti che rovesci. Incontri, sogni e successi dentro e fuori dal campo

Al circolo Parioli di via Tiziano era per tutti “Ascenzietto”, il figlio del custode. Eppure, nonostante un’infanzia vissuta sui campi da tennis e in mezzo alla banda di “ragazzacci” di Nicola Pietrangeli e Bitti Bergamo, l’incontro di Adriano Panatta con lo sport che avrebbe segnato la sua vita è stato soprattutto un caso, io volevo fare nuoto, ma i corsi erano già chiusi. “Ti ho iscritto al tennis” mi disse mio padre. “Vabbe”‘ risposi. Lui ebbe un colpo di genio: prese una racchetta dismessa dal circolo e ne tagliò un pezzo con la sega consegnandomi una racchettina, attrezzo che a quei tempi non esisteva. Poi pitturò una rete sul muro e per terra delle righe che tracciavano un campo, io facevo il resto, immaginando grandi partite, nelle quali, non so come, ero sempre io a battere il muro.” Adriano Panatta si racconta, e nei suoi ricordi rivivono il jet set di una Roma che oggi non c’è più, sorniona, fresca e godereccia, e quel tennis anni Settanta di cui proprio Adriano fu inventore, capo cordata, locomotiva. Grazie al suo gioco solare e mediterraneo, che rispondeva per la prima volta al bisogno di stupire e divertire il pubblico, gli italiani scoprirono in massa uno sport che in molti, fino ad allora, consideravano un passatempo per pochi. E fu grande amore.

Più dolce di così…

Tara ha mille ragioni per non volersi fermare nella piccola cittadina costiera di Lucky Harbor, ma poiché la sua vita si è trasformata in un disastro, qualsiasi luogo che le permetta di fuggire dai sogni infranti e dalle rovine di un matrimonio fallito fa al caso suo. Dopotutto, aiutare le sorelle ad avviare la locanda ereditata dalla madre, da poco rinnovata e aperta al pubblico, è un ottimo modo per sentirsi utile e tentare di riconciliarsi con un¿idea di famiglia. Peccato che, mentre Tara sta cercando nuove prospettive per il futuro, dal lontano passato spunti un certo marinaio dagli occhi verdi con il quale ha avuto una bollente relazione da adolescente, e tuttora animato da non meno focose intenzioni. Come se non bastasse, il suo ex consorte la raggiunge a Lucky Harbor deciso a riaverla. E se a tutto questo si aggiunge un segreto che inaspettatamente riemerge, per Tara si fa tutto oltremodo complicato…

(source: Bol.com)

Più di lá che di qua

Cronaca brillante e scatenata del dopo decesso, Più di là che di qua ci rivela per la prima volta, sullo sfondo del Brenta e di Venezia, le passioni, le gelosie, le schermaglie mondane dei defunti, di solito dissimulate dietro un comportamento riservato e un aspetto che scoraggia. Nonostante il tema, il romanzo non ha niente di gotico, e anche l'accostamento alla Divina Commedia sarebbe fuorviarne. L'universo in cui i personaggi si muovono è infatti inconfondibilmente amurriano. Proiettata in una dimensione più che terrena, la storia di Francesco, Milena, Elvira e Lucilla rivela ancora una volta quella smagata conoscenza dei rapporti di coppia che in passato ha ispirato all'autore due opere ricche di « pietas » : Come ammazzare la moglie, e perché e Come ammazzare il marito senza tanti perché. A rendere spasmodico l'interesse vi è poi il ricchissimo coro dei trapassati, da Oscar Wilde a Hemingway, da Freud a Peggy Guggenheim, da Coco Chanel a Nietzsche… Con Più di là che di qua Antonio Amurri ci ha dato, dopo Thomas Mann e Luchino Visconti, il suo «morti a Venezia».

Le più belle storie zen

Le storie zen pongono domande, e lo fanno sotto la forma del dialogo, usato come espressione di un linguaggio vivo, opposto alla rigidità della lingua scritta. Sono suggerimenti della via, come un dito che indica la luna, ma non sono la via. La definizione dello zen attribuita a Bodhidharma è tuttora la più celebre: “una trasmissione speciale al di fuori delle scritture, che non si basa su parole o lettere, ma punta direttamente al cuore dell’uomo, che vede nella propria natura e raggiunge lo stato di Buddha.” Scopo dello zen è l’illuminazione (satori), esperienza immediata della natura di tutte le cose, anzitutto quelle della vita quotidiana. Quando non esiste più separazione fra chi conosce e ciò che è conosciuto la conseguenza è l’illuminazione. Chi raggiunge il satori, dicono i testimoni, sente il prodigio della vita schiudersi in ogni atto, avverte le opposizioni conciliarsi in un tutto organico e coerente, come se il guscio individuale che racchiude la personalità esplodesse liberandola dalla stretta che la impedisce, disciogliendola in qualcosa di indescrivibile. Le strade dell’illuminazione non prevedono l’adorazione, il timore, la fede o l’amore di Dio. Trascendono anche le categorie del pensiero, nella convinzione che le parole non possano esprimere la verità ultima. Il risveglio non è una conclusione attraverso la riflessione, è stato definito il difficile processo di far tornare i pensieri alla loro origine prima, saggezza basata su un’esperienza religiosa.
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Pittura su legno

Questa breve rappresentazione scenica fu composta dal grande regista svedese nel 1954, per un saggio degli allievi dell’Accademia di Malmo, e ottenne entusiastici consensi. Bergman vi descrive le paure dell’uomo dinanzi alla morte, l’angoscioso senso del limite che ci caratterizza, l’incombere della fine. Non a caso la vicenda è ambientata nel Medio Evo, epoca di ansie millenaristiche e terrori apocalittici, dove si espressero tutte le precarie risposte che l’uomo tentò di trovare: l’arte, la fede, l’indifferenza, la scelta del male e quella del dolore fisico. Di certo il Terrore atomico degli anni in cui il testo fu scritto non è estraneo alla cupezza di questa visione, e si riverbera anche nel “Settimo sigillo”, di cui la pièce è la traccia.
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Pittura e scultura futuriste

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«Questo è un testo capitale nella storia delle Avanguardie artistiche del Novecento. E un testo che si pone con una propria fisionomia accanto a quelli di Kandinsky, Malevié, Mondrian. […] Il senso generale che se ne può enucleare è quello, nello sfacelo dei valori ottocenteschi degenerati, alla cui rovina Boccioni stesso collaborò come ogni altro artista d’Avanguardia, di un artista che ha saputo intuire il pericolo del frammentismo impressionistico da una parte e dell’arabesco della pittura pura dall’altra. Per questo il suo sforzo creativo e teorico ha conciso con la ricerca di un centro che sostituisse il crollo dei vecchi valori con una Concezione unitaria che rinsanguasse con un contenuto nuovo il puro plasticismo. Nel suo pensiero lo “stato d’animo plastico “, rimedio al rischio di “perdersi nell’astrazione”, doveva essere proprio questo centro: “Il riassunto definitivo di tutte le ricerche plastiche ed espressionistiche”. Non solo quindi una sintesi dei valori formali divisionisti e cubisti, ma anche dei valori emozionali: “È l’emozione” egli scrive “che dà la misura, frena l’analisi, legittima l’arbitrio e crea il dinamismo”.» (Dallo scritto di Mario De Micheli)
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I PITARD

I guai per il capitano Lannec cominciano quando sua moglie, Mathilde Lannec nata Pitard, insiste per accompagnarlo da Rouen ad Amburgo, e di là in Islanda, sul piccolo mercantile ch’egli ha acquistato con l’aiuto dei suoceri. Con lei salgono a bordo la grettezza, la presunzione, l’avidità dei Pitard. E un’aria di sospetto, sempre più tesa e ossessiva, dosata con quella maestria che soltanto Simenon possiede. Parallelamente, cornice e insieme sostanza del dramma, le gelide onde dell’Atlantico del Nord minacciano dapprima, poi esplodono nella loro furia divoratrice d’uomini. I più autorevoli giornali francesi hanno salutato I Pitard come un capolavoro.

Una pistola in vendita

Raven è un uomo dal passato spaventoso, con il viso sfigurato da un labbro leporino. Ma soprattutto è un assassino su commissione, senza sentimenti di pietà, la cui sensibilità sembra pressoché inesistente. Anne invece è una ballerina, fidanzata di Mather, il poliziotto incaricato di scovare Raven. Sono loro i protagonisti di Una pistola in vendita , un romanzo che ha l’andamento di un giallo, nel quale sin dall¿inizio si sa chi è l’assassino e che gioca tutta la sua suspense sulla fuga di Raven, il killer, che vuole vendicarsi dei mandanti del delitto da lui appena commesso, i veri ”cattivi” del libro, colpevoli di averlo pagato con banconote rubate che mettono subito la polizia sulle sue tracce. Pubblicato nel 1936 e portato sul grande schermo nel 1942, in piena Seconda guerra mondiale, Una pistola in vendita è uno tra i romanzi più belli del Novecento.

(source: Bol.com)

La Pista Dei Mutanti

Il romanzo si svolge nell’anno 100.000. La civiltà è caduta a causa della diffusione dell’ingegneria genetica e si è stabilizzata a un livello feudale. Alla cima della piramide sociale ci soni i Puri: esseri umani geneticamente intatti, che fanaticamente considerano come inferiori, come animali, il resto della popolazione, composta di mutanti straordinari e meravigliosi. In questa società nascono occasionalmente dei telepatici, che quasi sempre vengono scoperti e uccisi. Jask, uno di questi telepatici – e precedentemente un Puro – viene scoperto, e allo scopo di fuggire è costretto a unirsi a un altro telepatico: un uomo-orso chiamato Tadesco. Ma mentre Jask pensa solo alla fuga, Tadesco cerca di individuare la Presenza Nera: una macchina, o un essere alieno, capace di riportare alle stelle l’umanità che se ne è separata quando via ha incontrato intelligenze troppo smisuratamente superiori alla sua.

Pirate

1. Nancy è la bella e giovane figlia di un ricco mercante inglese. L’improvvisa morte del padre la mette di fronte a quello che il genitore aveva pianificato per lei: sposare un ricco proprietario terriero in Jamaica. Nancy raggiunge la splendida isola caraibica e se ne innamora, ma non può fare a meno di soffrire per la povertà che vi regna e di provare ribrezzo per il futuro sposo. Per salvare la sua schiava personale da una violenza uccide un bianco e si vede costretta a fuggire: unica possibilità di salvezza, una nave di corsari… Ambientata agli inizi del Settecento, una storia tutta colpi di scena, un romanzo d’avventura e d’evasione che ha per protagoniste due ragazze “corsare per caso”.
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Piramide. Le inchieste del commissario Kurt Wallander

In un tiepido pomeriggio di giugno del 1969, Wallander viene svegliato di soprassalto da un forte rumore che si insinua nei suoi sogni. Uno sparo. Non gli ci vorrà molto per scoprire il corpo senza vita del suo vicino: una macchia di sangue intorno al cuore, un revolver accanto alla mano. Agente poco più che ventenne, ambizioso e ancora innamorato di Mona, Wallander si trova così a collaborare con la squadra investigativa, di cui da sempre sogna di far parte, una scelta che porta ad amari scontri con il padre. Ma se alla fine di questa indagine avrà commesso molti errori e rischiato la vita, avrà anche dimostrato di avere del talento.

Il pipistrello

“Hilda Adams si stava dedicando a quelle che erano le sue occupazioni di rito dopo che aveva appena terminato di occuparsi di un caso. Aveva fatto un lungo bagno, usando i sali in abbondanza, si era fatta lo shampoo ai capelli corti un po’ brizzolati, si era scrutata i piedi e ne aveva tagliato le unghie e, adesso, si stava massaggiando lentamente e accuratamente le mani piccole, ma abili e capaci, con l’apposita lozione.
Così seduta, in camicia da notte, assomigliava vagamente a un cherubino di trentott’anni. La pelle era rosea, gli occhi limpidi, quasi infantili. Un aspetto, il suo, che costituiva un vero e proprio “ferro del mestiere”, come aveva appena finito di dire l’ispettore Fuller, quello stesso giorno, al nuovo comandante della polizia.
– A guardarla si direbbe creda ancora che è la cicogna a portare i bambini – disse. – Non è poco per una donna che è infermiera diplomata da quindici anni.”

Pionieri

Puro e desiderabile come una vergine, il pianeta Tupelo è la meta più ambita della galassia. Per abitarci occorre un solo requisito: avere moglie ed essere disposti a proliferare. Ecco perchè Evesham Giyt, ladro informatico insoddisfatto, prende la storica decisione di impalmare Rina, ex-prostituta redenta, e di partire per Tupelo. Eletto sindaco della comunità, che comprende ben cinque razze aliene, Giyt impara ad apprezzare le doti dei suoi bizzarri vicini, ma ben presto si accorge che gli umani hanno minacciosi progetti per il pianeta…
Copertina: Marco Patrito