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Galassia che Vai

E’ stato detto, scherzosamente ma non troppo, che se Voltaire o Swift vivessero oggi, scriverebbero forse le loro satire sotto forma di romanzi di fantascienza. Comunque sia, questa animatissima galoppata di una nave terrestre in visita presso lontane e stravaganti colonie, dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che la F.S. può diventare, nelle mani di uno scrittore che sappia impugnarla con spirito e senza pietà, lo strumento ideale per deridere le contraddizioni, i pregiulizi, le ipocrisie e la malafede della nostra vanagloriosa civiltà.
Copertina di Franco Brambilla

LA GALASSIA BRUCIA!

Un uomo riacquista i sensi in una città straniera, su un pianeta remoto, mentre tutt’intorno infuria l’attacco dei Distruttori. Quest’uomo ricorda appena la Terra. Quest’uomo non sa di essere il membro di un commando stellare al suo preciso posto di combattimento. E soprattutto quest’uomo ignora che i missili che gli scoppiano intorno sono stati lanciati da un’altra galassia, milioni di anni prima, all’unico scopo di distruggere lui. Ma tra poco lo saprà. Tra poco sarà l’ora del contrattacco.
Copertina di Karel Thole

Gai-Jin

* *The heir to the magnificent English trading company, the Noble House…the direct* *descendant of the first Toranaga Shogun battling to usher his country into the modern* *age…a beautiful young French woman forever torn between ambition and desire*…*Their lives intertwine in an exotic land newly open to foreigners*, gai-jin,* torn apart by greed, idealism, and terrorism. Their passions mingle with monarchs and diplomats, assassins, courtesans and spies. Their fates collide in James Clavell’s latest masterpiece set in nineteenth-century Japan—an unforgettable epic seething with betrayal and secrets, brutality and heroism, love and forbidden passions.… (source: Bol.com)

Le gabbie dell’infinito

Come non si può giurare che sia stato Bell a inventare il telefono, così non si può attribuire con certezza a Kenneth Bulmer l’invenzione delle “gabbie di transito”. Ma ciò che si può garantire – e che soprattutto conta per un romanzo di FS – è che nessuno ne ha mai ideato un’applicazione nello stesso tempo più semplice, più ingegnosa e più vastamente spettacolare. C’è tuttavia ben di più che uno “spettacolo” in questa epopea dei marines del futuro: il lettore accorto non mancherà di riconoscervi drammatici riferimenti a una problematica di pace e di guerra tutt’altro che futura.
**Ristampa del n. 478*

Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston non è come tutti gli altri. Se i suoi simili si limitano a composti viaggetti per procurarsi il cibo, lui intuisce nel volo una bellezza e un valore assoluti. Tanto basta per meritargli il marchio dell’infamia e l’allontanamento dallo stormo Buonappetito. Solo, audace, sempre più libero, Jonathan ci accompagna a scoprire l’ebbrezza del volo acrobatico, gli orizzonti emozionanti di mondi nuovi, fino a condurci in altre dimensioni, abitate da gabbiani solitari che hanno la sua stessa fame di perfezione e di verità. Il romanzo-culto degli anni Settanta torna in un’edizione completamente nuova, per la prima volta illustrata dall’artista britannico Ashley Crowley; una versione che comprende anche il nuovo finale, scritto da Bach dopo un’esperienza tra la vita e la morte.
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Il gabbiano di sale

Nelle dense acque del Mar Morto galleggia una sagoma nera che, da lontano, ha la forma di un gabbiano con le ali spalancate. Padre Matteo, noto archeologo, eletto da poco Custode di terra Santa, e Nadav Gruber, capo di Tsomet, una sezione dei servizi segreti israeliani, non tardano a riconoscervi il cadavere di un uomo con indosso un saio francescano. Il sospetto che si tratti di un omicidio porta Gruber ha indagare, ma Matteo ha immediatamente la sensazione che la realtà sia ben più complessa di quanto appaia. Il mistero si infittisce via via che nuovi indizi emergono dal presente e dal passato. E saranno molti gli episodi oscuri e i colpi di scena prima che padre Matteo riesca a dipanare la matassa che vede coinvolti servizi segreti, terroristi e sceicchi arabi, e a far luce su un mistero che affonda le sue radici negli anni drammatici del regime nazista.

Un futuro da Dio

Di cosa parliamo quando parliamo di progresso? Ci stiamo evolvendo verso una catastrofe o verso la libertà? Oppure siamo bloccati nel processo evolutivo dai nostri bisogni materiali? Come potrebbe essere un mondo in cui il progresso si sia fermato? In realtà, ci rassicura Edoardo Boncinelli, ”siamo ancora abbastanza lontani da una presunta fine del progresso”, ma è proprio per questo che ”abbiamo il dovere di capire quello che sta succedendo, con la mente aperta e senza farci confondere da timori e paure”. Dallo sfregare due pietre insieme per ottenere una scintilla fino all’esplorazione dello spazio, dalle questioni di fede alle teorie di Darwin, dai disegni primitivi nelle grotte allo studio sulle mutazioni genetiche, Boncinelli racconta con straordinaria chiarezza l’origine della nostra specie e i fenomeni che hanno rivoluzionato la storia dell’umanità. Soffermandosi in particolare sulla straordinaria abilità dell’animale umano di interessarsi anche ad attività che non sono strettamente necessarie dal punto di vista biologico. ”Potremmo pensare che se la vita ha un fine – e secondo me non ce l’ha – potrebbe essere quello di renderci sempre più liberi dai nostri bisogni biologici, liberi di compiere quei gesti gratuiti che ci danno piacere, che da un lato sembrano futili, ma dall’altro sono quelli che ci rendono umani.” Poiché il nostro scopo va ricercato ancora prima delle nostre origini, ancora prima dei sapiens e del Big Bang tra le stelle di cui siamo fatti. E verso le stelle conduce il nostro cammino.

(source: Bol.com)

Il futuro alla gola

Verrà forse il giorno in cui a scuola si studierà, insieme al trapassato remoto e al congiuntivo presente, anche il futuro alla gola. E’ un tempo familiare all’appassionato di fantascienza, e viene ormai usato sempre più spesso anche dal grande pubblico. Ha caratteristiche interessanti: spesso – come lascia intendere il suo nome – si applica con valore minaccioso, angoscioso, ineluttabile, ma può essere correttamente impiegato anche in senso paradossale o burlesco. È retto, in ogni caso, dalla realtà che ci sta intorno, ma ha come ausiliari elementi di libera immaginazione. Esempi? Ma tutti i racconti di questa antologia sono stati scelti appunto per la loro esemplarità. Ne tenga il grammatico il debito conto.
Indice:
Arnold Auerbach – Rembrandt Spa (The Day Rembrandt Went Public, 1962)
Avram Davidson – Le sorgenti del Nilo (The Sources of the Nile, 1962)
Robert F. Young – Il radiatore sacro (The Quest of the Holy Grill, 1964)
Les Dennies – Iniziazione (The Day They Found Out, 1964)
Margaret St. Clair – Il regime di Tantalo (Rations of Tantalus, 1954)
Fredrik Pohl – Censimento (The Census Takers, 1956)
Ray Bradbury – L’abisso di Chicago (To the Chicago Abyss, 1963)
Copertina di Ferenc Pinter

Futuro al rogo

Alla scienza, questo lo sappiamo tutti, non si possono imputare le colpe della politica e dei grandi oscuri giochi di potere. Ma supponiamo che proprio nella cittadella più avanzata del progresso tecnologico e scientifico, negli Stati Uniti, prenda vita un movimento d’opposizione alla scienza, una gigantesca cospirazione capace di pilotare sistematicamente grandi folle inferocite verso il linciaggio degli scienziati e la più barbara distruzione delle università. Quali vie di scampo resterebbero ai detentori del sapere? A scoprirlo sulla propria pelle è John Wilson, un fisico specializzato in elettronica e poi diventato per forza di cose psicologo, quando nel suo grande e illuminato paese l’era della scienza a tutti i costi giunge sanguinosamente alla fine e lascia spazio a un’era di terrore. Ma anche il terrore può essere un manto che nasconde meraviglie incredibili, e la scienza può scegliere le vesti della stregoneria per non rinunciare al suo compito, in questo inedito capolavoro firmato da un vigoroso James Gunn.
Copertina di Karel Thole

Futureland

L’uomo comune è definitivamente ridotto al rango di numero, inesorabilmente schiacciato dalla necessità di produrre per un nuovo ordine mondiale in cui pochi comandano e dispongono a loro piacimento dei destini di persone e nazioni. Nessuno possiede nulla, tutto viene affittato, compresi piatti e posate. La tecnologia e la genetica hanno fatto passi da gigante, ma non a beneficio del genere umano. I problemi razziali sono solo apparentemente superati, le differenze sociali accresciute, l’avidità di potere portata a livelli parossistici. Se l’individuo perde il lavoro diventa inutile ed è destinato a un’esistenza precaria e aberrante in immensi alloggi sotterranei. I processi si svolgono di fronte a un computer che è nello stesso tempo accusatore e giuria, e la condanna significa la perdita di ogni diritto civile, in carceri ipertecnologiche dove si mettono in atto pratiche disumane. In una commistione tra cyberpunk, mordente cronaca della società e la prefigurazione di un mondo sul modello di Matrix, l’autore porta alla vita celebrità, lavoratori, leader, vittime, tecnocrati, ladri, oppressori e rivoluzionari che popolano un glorioso incubo americano che si trova appena dietro l’angolo: Futureland.

Il furore di Cthulhu

* Nel 1988 Lovecraft compie 98 anni… // Luigi COZZI
* Sovrimpressione // John REESE
tr. Daniela Galdo e Gianni Pilo
* La libreria // Nelson BOND
* Il barile di Amontillado // Edgar Allan POE
* La cripta // John JAKES
[seguito a: “Il barile di Amontillado” di E. A. POE (CZ)]
* La matricola // Philip José FARMER
* Fantasma // Oliver ONIONS
* Affittasi casa // Jean RAY
* In una stanza buia // Lord DUNSANY
* Il tumulo sul promontorio // Robert E. HOWARD
* La Miniera di Yuggoth // J[ohn] Ramsey CAMPBELL
* Brindisi dannato // Mack REYNOLDS
* Venerdì diciannove // Elisabeth Sanxay HOLDING
* La stanza perduta // Fitz-James O’BRIEN
* Beatrice // Angelo R. MAZZARESE
* Fra i respiri della notte // Bernardo CICCHETTI

I fuorilegge della natura

Per i lettori che nella FS cercano il “diverso”, l'”inquietante”, l'”inspiegabile”, che preferiscono le libere ipotesi della fantasia a quelle più rigorose della scienza, abbiamo preparato questa antologia di racconti tratti dalla famosa rivista americana (con la quale ora Urania ha istituito rapporti di stretta collaborazione) “The Magazine of Fantasy and Science Fiction”. Sono racconti “terrestri”, che si svolgono qui, nel nostro mondo, nel nostro tempo: “Terrore nel kolckoz”, per esempio, dello scrittore sovietico Mikhail Bulgakov, ci dà, tra le righe, uno spiritoso e pungente quadro della vita a Mosca pochi anni dopo la rivoluzione; “Meglio soli che male duplicati”, parte da una realtà, questa volta americana, altrettanto precisa, come gli appassionati di jazz potranno constatare; e così il “Mike dei miracoli”, è, da un certo punto di vista, un povero analfabeta sperduto in una metropoli moderna; il bambino di “Lontano da casa” è un qualsiasi bambino dell’Arizona, come Olsen è un qualsiasi marinaio scandinavo. La scena è dunque perfettamente naturale, i fondali sono quelli che conosciamo, gli attori sono, o sembrano, come noi: da qui in avanti tutto può succedere.
Contiene:
Terrore nel Kolkhoz (Romanzo, The Fatal Eggs, 1964) di Michail Bulgakov
Lontano da casa (Racconto breve, Far from Home, 1958) di
Meglio soli che male duplicati (Racconto, Double, Double, Toil and Trouble, 1960) di Holley Cantine
Olsen e il gabbiano (Racconto breve, Olsen and the Gull, 1964) di Eric Saint Clair
Mike dei miracoli (Racconto, What Rough Beasts?, 1959) di Damon Knight
Copertina: Karel Thole

I fuorilega del nordest

Riccardo, poco più che ventenne, si avvia felice verso la laurea, quando i suoi genitori perdono entrambi il lavoro. Per la gente, la colpa è di una comunità di stranieri che fa concorrenza sleale, pertanto Riccardo aderisce ad una formazione politica decisa a scacciarla. Nel partito, il protagonista, trova un’opportunità di carriera, ma anche motivo di ripensamento perché il percorso è pieno di colpi di scena che lo mettono in crisi. Tuttavia, la vera svolta avviene durante un viaggio in Cambogia, dove Riccardo trova l’amore che gli apre gli occhi sulle miserie del mondo e le vere ragioni della precarietà.
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