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Satana a Goray

Alle soglie del 1666 si diffuse in Polonia la notizia che per gli ebrei la fine dell’Esilio era imminente: un uomo chiamato Shabbatay Tzevi si era rivelato come il Messia, e presto una «nuvola sarebbe apparsa e li avrebbe portati tutti in Terra Santa». I segni non erano mancati: nel decennio precedente i cosacchi dell’atamano ucraino Chmel’nitskij avevano massacrato quasi centomila ebrei, «scorticando vivi gli uomini, sgozzando i bambini, violando le donne per poi squarciarne i ventri e cucirvi dentro gatti vivi». Ma quegli orrori non erano altro se non «le doglie che annunciavano la nascita del Messia». Per accelerare la liberazione – così dicevano gli emissari di Shabbatay Tzevi – bisognava immergersi nell’oscurità del peccato: solo la discesa agli inferi avrebbe consentito l’ascesa delle anime, e la perfetta redenzione. Anche gli abitanti di Goraj, «la città nascosta tra le colline in capo al mondo», si abbandonano dunque all’idolatria e alla licenza, infrangendo ogni legge. Ma la sciagura si abbatte su di loro: dopo aver giaciuto, benché sposata, con il capo dei sabbatiani, Rechele la profetessa viene posseduta da un dybbuk, e finisce per essere ingravidata da Satana, mentre la disperazione stringe in una morsa la città, stremata dalla carestia. Perché a Goraj «vi sia contentezza» bisognerà che le forze demoniache vengano scacciate, e il nome dell’Onnipotente sia di nuovo santificato. «Che meraviglioso, meraviglioso mondo,» ha scritto Henry Miller «un mondo bello e terribile, quello di Isaac Bashevis Singer, benedetto sia il suo nome!».

Sarti Antonio: Rapiti Si Nasce

Sarti Antonio: rapiti si nasce by Loriano Macchiavelli
Eccolo lo squinternato questurino bolognese drogato di caffè e affetto da colite. Per i quarant’anni di Sarti Antonio, il personaggio che ha ispirato tutta la letteratura noir italiana, ripubblichiamo un romanzo da tempo introvabile.
Sono le sei del mattino e Sarti Antonio riceve una telefonata. Una voce lo minaccia. Non deve uscire di casa. Sono tempi in cui si spara facile. Sono gli Anni di piombo. Ma perché dovrebbero prendersela con un semplice poliziotto? Temporeggia, Sarti, non sa che fare; decisamente non ha scelto il mestiere adatto a lui. Poi va incontro al destino. E il destino si compie. Si risveglia imprigionato in una cantina umida e puzzolente. Chi l’ha rapito? Forse una delle indagini in cui è impegnato è arrivata troppo vicina alla verità, ma quale? L’omicidio di Kim, hippy fuori tempo massimo, quello del Napoletano, ucciso dopo una rissa al bar, o quello di piazza VIII agosto? Sarti Antonio si racconta in soggettiva in un noir fuori dagli schemi, ma sempre pieno di ironia e, soprattutto, di umanità.

Sarti Antonio e l’amico americano

Bologna. Uno studente americano completamente nudo cade dalla finestra del suo appartamento dal terzo piano. Raimondi Cesare, ispettore capo, lo definisce suicidio, a Sarti Antonio, sergente, non resta che confermare e stendere il verbale. Ma quando Ugo Poli, l’archivista, leggendo le conclusioni del rapporto si mette a ridere, Sarti Antonio è assalito da dubbi e da rimorsi e riprende le indagini finendo in uno scandalo dalle proporzioni internazionali e coinvolgendo personaggi talmente in alto da far venire le vertigini.

Sarò la tua cura

Con intelligenza e arguzia, Jane Blundell ha sempre evitato l’argomento matrimonio. Divenuto poi impensabile dopo essersi infettata con un campione di sangue nel laboratorio del padre. La trasformazione della figlia in un essere della notte costringe il dottor Blundell a portarla da Londra nelle Highlands, dove Jane incontra Callan Kilkenny, l’unico uomo che può capire la sua sete e soddisfare i suoi insaziabili desideri. Da poco rientrato da Marrakech dove era succube di una bellissima vampira, Callan è ancora disgustato da quel passato e spera che proprio il padre di Jane trovi una cura. Ma mentre scopre in lei una passione che non può respingere né controllare, qualcun altro brama quella stessa cura. Per salvare Jane, Callan dovrà rischiare tutto, anche l’ultima possibilità di redenzione.

Saprò ogni tuo segreto

Per Rob Phillips Ainsworth, la multinazionale di cui è presidente dovrebbe assomigliare al formicaio che da tempo osserva con maniacale attenzione: un sistema sociale solido, fondato sull’efficienza, la cooperazione e il rispetto dei ruoli. Che cosa impedisce alla sua azienda di ottenere gli stessi risultati? In cosa differiscono questi minuscoli insetti e le brillanti menti incaricate di guidare il suo impero economico? La risposta è semplice: a differenza delle formiche, i suoi dirigenti diffidano gli uni degli altri, si temono, difendono i propri interessi. Ma soprattutto, dietro le apparenze, custodiscono gelosamente i propri segreti. Segreti spesso inconfessabili, vizi e perversioni che, se svelati, minerebbero il loro stato sociale e sconvolgerebbero le loro esistenze. Per il presidente, sono proprio i segreti ciò a cui i suoi uomini dovranno rinunciare per accrescere la fiducia e il rispetto reciproci. Con un esperimento senza precedenti, Ainsworth farà in modo che la vita privata dei suoi dirigenti esca allo scoperto. Ma il risultato sarà tragicamente diverso dalle aspettative. “Saprò ogni tuo segreto” è il racconto degli sforzi compiuti dall’uomo per apparire ciò che non è. E per nascondere ciò che è realmente.

Saper perdere

Quando la furetta Cheyenne annuncia la sua decisione di partire per Hollywood e diventare un’attrice, il suo inseparabile amico Monty ne è terribilmente rattristato. Ma non se ne stupisce. Non è questione di semplice bellezza: Cheyenne ha una trasparenza particolare, e sa entrare nella mente di chi la guarda e le sta accanto. E, poi, ha trascorso tutte le serate estive al CineFur per imparare i segreti dei grandi attori. La sera prima della partenza, Cheyenne è malinconica e spaventata all’idea di lasciarsi alle spalle il villaggio che conosce così bene. Monty ha lo sguardo triste, ma i furetti come lui non si lamentano mai e non cercano di far cambiare idea a chi ha preso una decisione. Il suo regalo d’addio è una semplice margherita di campo, che Cheyenne porterà sempre con sé.

Sanguisughe

Sanguisughe by Mario Giordano
C’è il pensionato Inps più ricco d’Italia: 90.000 euro al mese. C’è l’onorevole che è stato in Parlamento un solo giorno e potrà contare per tutta la vita su una pensione da deputato. C’è l’ex presidente del Consiglio che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31.000 euro al mese. C’è l’ex presidente della Repubblica che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo svolto questa attività per soli 3 anni. E poi ci sono le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: mentre al cittadino qualunque vengono chiesti continui sacrifici sul fronte previdenziale, mentre l’Europa insiste per allungare la vita lavorativa e i giovani non sanno se potranno mai avere una vecchiaia serena, la casta dei pensionati d’oro mantiene i suoi privilegi, anzi se ne riserva sempre di nuovi. Tutto perfettamente legale, s’intende, ma con la differenza non trascurabile che, in questo caso, la legge viene applicata con sorprendente rapidità, mentre ci sono centinaia di comuni cittadini che devono attendere anni per veder riconosciuti i loro diritti previdenziali.
Dal dirigente della Banca d’Italia che va a riposo a 44 anni con 18.000 euro al mese al burocrate che, ancora nel 2009, va in pensione a 47 anni con 6000 euro netti (e l’incarico da assessore), dal commesso del Senato che prende 8000 euro al mese alla bidella pensionata a 29 anni, dal falso cieco che va a ritirare la pensione al volante della sua automobile alle presunte pensionate dell’agricoltura che giurano di aver passato anni a raccogliere «olive quadrate», Mario Giordano ci guida nel labirinto degli scandali, degli inganni e degli abusi della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle dei contribuenti e mette a rischio il loro futuro.
Da questo desolante panorama emerge un’indicazione chiara: visto che continuano a chiedere tagli alle pensioni, non si potrebbe cominciare da qualcuno di questi privilegi?

Sangue nel vicolo

Wally Hunter è morto, da solo, in un vicolo, ucciso da un malvivente che voleva derubarlo. Era un uomo qualunque, un tipografo, dalla vita semplice e priva di ombre. Come si sono svolti i fatti pare evidente: ricevuta la paga, è andato a bere in un bar, e lì qualche malintenzionato l’ha adocchiato e seguito nel vicolo. Ma Ed, suo figlio, non riesce a crederci, c’è sotto qualcosa, c’è qualcosa di poco chiaro. Con l’aiuto di zio Ambrose, condurrà un’indagine parallela, che si scosterà ben presto dalla pista ufficiale, e che purtroppo porterà alla luce segreti che avrebbe preferito non conoscere mai. Il primo libro scritto da Fredric Brown nel 1947.

Sangue di mezz’inverno

Un’altra notte, un’altra tormenta di neve. Temperatura: meno trenta. Una cortina di gelo avvolge la città e la brina sulle finestre acceca le case e le coscienze. Questa giornata non è fatta per i vivi, pensa Malin Fors, la più brillante e ambiziosa detective di Linkòping, in Svezia. Ma anche la più irrequieta. Divorziata e con una figlia tredicenne avuta quand’era troppo giovane, cerca consolazione nell’alcol e spesso si fa coinvolgere in precarie storie sentimentali. Per lei, tuttavia, ogni indagine è una missione, la possibilità di redimere un mondo in cui vittime e colpevoli sono due facce della stessa medaglia. Questa giornata non è fatta per i vivi. E infatti, nella campagna ghiacciata, impiccato a un albero, è stato ritrovato un uomo. Sui quarant’anni. Nudo. Obeso. Coperto di lividi e di ustioni. Chi l’ha ucciso non ha lasciato tracce. O, se l’ha fatto, ci ha pensato la neve a cancellarle. Nessuno sa chi era quell’uomo. O, forse, nessuno ha mai voluto saperlo. E allora perché è stato ucciso? Per un gioco crudele finito male? Per consumare una vendetta covata da anni? Per celebrare un antico rituale di mezz’inverno? La risposta è lì, nascosta tra le pieghe di un’esistenza sempre ai margini, che adesso però reclama attenzione. Che vuole uscire dall’ombra per essere raccontata. Da Malin. Questa giornata non è fatta per i vivi.

Sangue Blu: Una Nuova Inchiesta Del Commissario Van In

Sangue blu: Una nuova inchiesta del commissario Van In by Pieter Aspe
Torna Pieter Aspe, il Simenon fiammingo, con un nuovo thriller ambientato nella sua Burges. Quello che è Maigret per Parigi e il commissario Brunetti per Venezia, Pieter Van In Io è per Burges, la Venezia del Nord. Insieme al suo assistente, questo commissario ha conquistato milioni di lettori. “Van In ricorda la Petra Delicado di Alicia Gimènez- Bartlett e come lei sa convincere il lettore a seguirlo”. Lara Crinò D-La Repubblica “È un po’ Maigret, un po’ Poirot e ha più di qualcosa in comune col tenente Colombo. Ma in fondo il commissario Van In è solo se stesso: un intelligente, sbruffone, attento, perspicace, anticonformista detective che gioca a fare il duro alla Bruce Willis”. Leonardo Jattarelli Il Messaggero Il nuovo romanzo di Pieter Aspe, Sangue blu, è come sempre ambientato tra i vicoli e i canali di una Bruges turistica e piovosa e i suoi immancabili protagonisti sono il commissario Van In e il brigadiere Guido Versavel. In questa nuova inchiesta Marcus Heydens, un uomo appartenente alla ricca borghesia della città e iscritto alla locale loggia massonica, viene ritrovato impiccato nel salone della sua antica ed eccentrica dimora. Il commissario Van In inizialmente archivia il caso come suicidio, nonostante nessun aspetto della vita di Marcus Heydens giustifichi un tale atto. Ma alcune lettere di minaccia al padre che il figlio della vittima, Valentin Heydens, consegna la sera stessa della tragedia ad Hannelore Martens, sua ex-fidanzata e compagna del commissario, deviano ben presto il corso delle indagini, rivelando l’esistenza di una trama ben più intricata e stratificata. La situazione viene ulteriormente complicata dalle liti e dalle incomprensioni che minacciano il rapporto tra Van In ed Hannelore, la quale deve barcamenarsi, durante tutto il romanzo, tra la gelosia del commissario e la forte attrazione che continua a legarla a Valentin. Ma poi grazie anche all’aiuto del fido brigadiere Guido Versavel, il commissario Van In tornerà sui suoi passi: avvierà una nuova indagine che lo porterà a scoprire degli inquietanti dettagli della vita privata della vittima. Ancora una volta Pieter Aspe ci regala un thriller ad alta tensione condito però dall’ironia affidata alla dinamica di attriti e riconciliazioni, di recriminazioni e complicità dei due protagonisti principali, Van In e Versavel. Gli elementi ormai ricorrenti dei romanzi di Aspe, come l’ambientazione di Bruges o la passione del commissario per la birra Duvel o ancora le paste all’uvetta che vendono nella Grand Place sono piccole chicche piacevoli da ritrovare per il lettore che aprirà un nuovo romanzo di Pieter Aspe.

San’kja

La mamma infermiera di notte, il padre morto alcolizzato, San’kja è uno degli innumerevoli figli della dimenticata periferia rurale russa. Sbandato, arrabbiato col mondo, indifferente e ostile a qualsiasi ideologia, San’kja sogna una patria inesistente. In un crescendo di disperata violenza tenterà, insieme ai giovanissimi compagni del partito rosso bruno – i suoi amici, il suo amore, la sua vera famiglia – di distruggere un ordine neoborghese che odia, di scatenare la rivoluzione…

(source: Bol.com)

Sam Space, spazioinvestigatore

Non sono mancate nella ormai lunga vita della fantascienza, delle buone e a volte ottime storie “fanta-poliziesche”. Ma nessun “fanta-giallo” aveva ancora raggiunto la carica di azione e di frenetico, spregiudicato, inesauribile divertimento che William F. Nolan ha saputo dare a questo suo romanzo “chandleriano” e al suo protagonista Sam Space: uno straordinario personaggio, meticolosamente ricostruito sul modello dei massimi ivestigatori privati degli “anni trenta”, che si scatena senza respiro e non cessa un istante di moltiplicarsi in altri infiniti Sam Space in tutti i pianeti del sistema Solare e in tutte le dimensioni dello Spazio-Tempo.

Salvimaio

”Un governo Frankenstein e un’opposizione che non si oppone, tra l’agonia tragicomica del Pd e la spocchia sinistrorsa degli ”alternativi”. Un Berlusconi inesistente e gli ”intellettuali” che con Renzi stavano zitti e adesso giocano ai ribelli. Con Salvini e Di Maio al potere, tutto quello che valeva fino a pochi mesi fa non conta più. Prima c’erano i gattopardi, ora dichiarati e ora travestiti da innovatori. Adesso ci sono gli scavezzacollo, i populisti, i sovversivi. Da una parte quasi tutta l’informazione, pronta a enfatizzarne ogni errore. Dall’altra un ambizioso ”governo del cambiamento” che si sforza di stare unito, al punto da smussare le uscite del ministro Fontana, glissare sui tweet del leader leghista e trovarsi concorde (Fico a parte) sul caso Diciotti. Il Salvimaio va avanti tra il ”sovranismo livido” della Lega e il ”giustizialismo moralista” dei 5 Stelle, con Conte a far da collante. Ma quanto può durare? E con quali conseguenze per un Paese sempre più spaccato? Andrea Scanzi torna con un nuovo pamphlet, raccontando l’attuale scenario politico italiano. Da questo libro nascerà uno spettacolo teatrale”.

(source: Bol.com)