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Il Filocolo

Il Filocolo, che, secondo un’etimologia approssimativa, significa “fatica d’amore”, è un romanzo in prosa, rappresentando così una svolta rispetto ai romanzi delle origini scritti in versi. La storia ha due protagonisti, Florio, figlio di un re saraceno, e Biancifiore, una schiava cristiana abbandonata da bambina. I due fanciulli crescono assieme e da grandi, in seguito alla lettura del libro di Ovidio “Ars Amandi” si innamorano, come era successo per Paolo e Francesca dopo avere letto “Ginevra e Lancillotto”. Tuttavia il padre di Florio decide di separarli vendendo Biancifiore a dei mercanti. Florio decide quindi di andarla a cercare e dopo mille peripezie (da qui il titolo Filocolo=Fatica d’amore) la reincontra. Infine il giovane si converte al Cristianesimo e sposa la fanciulla.

Il figlio di Bakunìn

Sullo scenario di una Sardegna orgogliosa, un rincorrersi di voci che si intessono e si intricano sfumando nel favoloso, tracciano la storia dell’anarchico e proletario Tullio Saba.
Sergio Atzeni è uno scrittore giovane di radici – inevitabili radici, si apprende leggendolo – sarde, affondate in una cultura distillata e in un sentimento popolari (e nazionali, se la Sardegna è nazione). Più che al ritratto o al paesaggio, conseguentemente il suo raccontare rassomiglia all’affresco: scene e figure dislocate nello spazio della narrazione, ciascuna gravata di una sua vicenda e di suoi simbolismi. Era così il primo romanzo, Apologo del giudice bandito. Ancora di più questo, Il figlio di Bakunìn: Tullio Saba, anarchico che attraversa il Novecento, solitario incantatore, capopopolo medievaleggiante in un mondo che si modernizza dolorosamente. A lui guardano un numero di visi e di figure diversamente segnate, o sagome passanti che lo incrociarono. E lo raccontano chiedendosi chi sia stato; ma raccontando soprattutto di loro. E chi sia fattualmente questo figlio di Bakunìn, alla fine sfuma nelle opinioni, nelle testimonianze, nelle credenze: se sia ladro e assassino o ribelle, se morto o fuggiasco, se appassionato amante o profittatore: se sia traditore o eroe (per citare un famoso racconto di Borges in cui in un gioco di specchi si perde la realtà storica di un personaggio). Solo che il gioco di specchi di Atzeni non ha a che fare con la metafisica della inafferrabilità, piuttosto con la libertà e la sua leggenda. E della leggenda della libertà – vale a dire dei modi in cui la libertà è tramandata, sognata, raffigurata da un popolo – Atzeni raggiunge l’essenza.

Il figlio della zingara

Corey, una splendida ragazza di origine gitana, vive tutta sola all’interno di una grande tenuta. il suo destino sembra segnato, ma all’arrivo di Jude Radcliffe, nipote del proprietario, tutto cambia come per incanto. L’incantesimo però dura molto poco perchè Jude, figlio abbandonato di una zingara, diffida dei sentimenti di Corey e se ne va. Sembra essere stato tutto solo un bel gioco, ma la vita…

Il figlio della profezia

Cresciuta in un’insenatura isolata sulle coste di Kerry, Fainne trascorre l’infanzia nella solitudine, allevata dal padre, l’ex druido Ciarán, che le insegna i segreti dell’arte magica. La fanciulla ha un solo amico, Darragh, figlio del capo di una comunità di nomadi che ogni anno si ferma alla baia per trascorrervi l’estate. Presto però la sua vita monotona e sicura viene sconvolta da cambiamenti irreversibili: Lady Oonagh, la strega malvagia madre di Ciarán, torna per concludere l’opera di distruzione che in passato non era riuscita a portare a compimento…

Il figlio del vento

Grazie al potere di Soth, Sakumer domina incontrastato i regni Pyrikoi e Afran, autoproclamandosi imperatore. Ma le forze in gioco stanno cambiando. Il piccolo Elias, figlio della regina Harjdia e di Elias di Tambar, sta già manifestando il suo potere, legato alla Pietra degli Elementi; il suo destino è già delineato; dovrà affrontare Soth e Sakumer per distruggerli, ma prima deve essere istruito da Derbeer nell’arte della magia. Mihai, Marcus, Gleny ed Essatay, il gruppo di amici scampato alla terribile battaglia di Sarkvendal, si trova ad affrontare la Madre delle distruzioni per il trionfo del bene. Con l’aiuto degli inafferrabili Figli del vento, si accingono a compiere un’impresa quasi impossibile, attraversando un territorio ostile.
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Il fato del lupo bianco

Terzo volume della Saga di Elric di Melniboné. Elric il Negromante è un eroe atipico, molto diverso dai soliti guerrieri barbari, alti, rozzi e possenti; egli è infatti un debole albino, civilizzato, principe di un impero in dissoluzione. La sua forza, che all’inizio gli è data da speciali pozioni magiche, gli verrà in seguito trasmessa dalla sua spada fatata, Tempestosa, che uccide e poi sugge l’anima delle sue vittime. Ma oltre che di forza, Tempestosa è portatrice anche di un destino cupo e funesto. Elric, oppresso e trascinato da un fato superiore, vaga per un mondo popolato di spettri e stregoni maligni, alla ricerca di una vera identità e di uno scopo per la sua vita. Gli epidosi della Saga tradotti in Italia sono finora nove: Elric Di Melniboné, Sui Mari Del Fato, Il Fato Del Lupo Bianco, La Torre Che Svaniva, La Maledizione Della Spada Nera, Tempestosa, La Fortezza Della Perla, Elric: La Vendetta Della Rosa e La Figlia Della Ladra Dei Sogni.

Il fastidio delle parole

Attore, regista, pittore, poeta, architetto e insegnante: Il fastidio delle parole è l’autobiografia in versi di Fabio Garriba, straordinario protagonista del cinema e della cultura del ’900. Dopo aver lavorato, tra gli altri, con Bertolucci, Rossellini, Comencini, Bellocchio e Scola, Fabio Garriba ha esplorato per tutta la vita l’arte della poesia. Nella scrittura in versi, Garriba esplora le sue esperienze, presenti e passate, con parole animate da una grazia diffusa, spesso volutamente contraddetta da idee improvvise, contorsioni, piccole acrobazie, esprimendo, accanto a una malinconica visione sentimentale, un’essenza vitale, positiva. C’è in questa raccolta tutto il suo grande senso dell’umorismo, di intensità e colore variabile, ma soprattutto un’attenzione minuta alle cose quotidiane, semplici, che risplendono come intuizioni improvvise e felici, sapientemente incastonate fra i versi.
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### Sinossi
Attore, regista, pittore, poeta, architetto e insegnante: Il fastidio delle parole è l’autobiografia in versi di Fabio Garriba, straordinario protagonista del cinema e della cultura del ’900. Dopo aver lavorato, tra gli altri, con Bertolucci, Rossellini, Comencini, Bellocchio e Scola, Fabio Garriba ha esplorato per tutta la vita l’arte della poesia. Nella scrittura in versi, Garriba esplora le sue esperienze, presenti e passate, con parole animate da una grazia diffusa, spesso volutamente contraddetta da idee improvvise, contorsioni, piccole acrobazie, esprimendo, accanto a una malinconica visione sentimentale, un’essenza vitale, positiva. C’è in questa raccolta tutto il suo grande senso dell’umorismo, di intensità e colore variabile, ma soprattutto un’attenzione minuta alle cose quotidiane, semplici, che risplendono come intuizioni improvvise e felici, sapientemente incastonate fra i versi.

Il fascino dell’inganno: romanzo

Gli indiziati sono tutti ben noti a Eve Dallas. La prima è Mavis, la sua amica del cuore, l’unica che, negli anni, ha saputo capire le difficoltà e le incertezze di una donna complessa, dura eppure fragile come lei. Il secondo è Leonardo, celeberrimo stilista di moda, l’uomo cui Eve ha affidato il compito di disegnare e realizzare il suo vestito da sposa (Eve ha infatti accettato la proposta di matrimonio di Roarke). A complicare le cose, c’è poi il fatto che Mavis è innamorata di Leonardo e che la vittima è Pandora, una delle top-model più ricche e ammirate. Nascosta l’amica nella magione newyorkese di Roarke, Eve si impegna nelle indagini sulla morte di Pandora, affrontando un ambiente a lei del tutto estraneo.

Il Faro

Il faro by Filippo Semplici
**Horror** – romanzo breve (105 pagine) – Un viaggio inaspettato tra gli orrori di H. P. Lovecraft
Rinunceremmo a un incarico di sei mesi in una splendida e deserta isola tropicale, al termine del quale saremmo ricchi? Solo uno stupido lo farebbe. Ma prima di accettare, faremmo meglio ad assicurarci che quel posto sia davvero… deserto.
**Filippo Semplici**, nasce il 21 settembre 1976. Lavora come impiegato e ama scrivere. I generi che preferisce sono horror, fantascienza, thriller e tutto quello che in qualche modo lo allontana dalla realtà, che vive sulla pelle tutti i giorni e che a lungo andare annoia.
Esordisce nel 1999 con il racconto *Il cucciolo*, pubblicato da Fanucci e selezionato da Valerio Evangelisti. Nel 2006 pubblica il romanzo breve *Senza paura* per Tabula Fati. Pubblica inoltre numerosi racconti per la rivista Inchiostro e siti web. Nel 2009 è il momento de *Il giorno dei morti*, romanzo edito da Edizioni Esordienti Ebook. Nel 2015 pubblica il racconto *Best Seller* nell’antologia Esecranda 2015. Nel 2016 è finalista al torneo Io scrittore edito da GeMs, con il romanzo *Il paese*, e sempre nello stesso anno vince il secondo premio del Premio Letterario Terni Horror Festival con il romanzo *Il far*o, selezionato da Tullio Dobner.
Il 5 settembre 2017 è uscito il suo ultimo romanzo, *Ti guarderò morire*, edito da Delos Digital.

Il fantasma di Trieste

“Per chi non sia nato nelle ambigue, sfuggenti, assurde zone di confine, sarà sempre difficile capire, capire veramente, una certa psicologia morbosa, esaltata, una certa sorda follia cui, in queste nostre difficili zone, soggiacciono anche persone colte e intelligenti e in parvenza equilibrate. I casi di cosiddetta “doppia personalità” sono, qui da noi, all’ordine del giorno. [.. ] Il fenomeno [… ] s’aggrava quando, in un luogo come Trìeste la “doppia personalità” decida di ………

Il Fantasma Dell’opera

Introduzione di Vieri Razzini
Traduzione di Maurizio Grasso
Edizione integrale

Sono molte, a tutt’oggi, le riduzioni cinematografiche – la più bella e la più fedele quella del 1925 con Lon Chaney, la più recente quella diretta da Joel Schumacher, trasposizione del musical di Andrew Lloyd Webber – che hanno consacrato la popolarità di questa originalissima opera scritta da Leroux nel 1911. La storia dell’amore di Erik – costretto a nascondere le sue orrende fattezze dietro una maschera – per Christine, la giovane soprano tanto graziosa quanto inesperta, si svolge tutta nell’ambiente del teatro dell’Opera, che diviene alter ego del Fantasma, luogo che crea l’azione. Campione di tutti gli eccessi, “mostro” al pari di Frankenstein e del Conte Dracula, la educherà, s’impossesserà di lei, riuscirà a far sgorgare dal petto della sua schiava d’amore una voce sublime… Una macchina narrativa sapientissima consente a Leroux di tenere in perfetto equilibrio commedia, avventura, poliziesco e grandguignol; così che alla fine della lettura ci accorgiamo di essere stati catturati da una storia tanto carica di suggestioni quanto lineare ed emblematica.

Gaston Leroux

(1868-1927), nato a Parigi, lasciò la professione di avvocato per divenire giornalista giudiziario e poi corrispondente di guerra del ‘Matin’. Conosciuto soprattutto per i brillanti romanzi polizieschi – tra cui Il mistero della camera gialla (1908) e Il castello nero (1916) – è autore anche di racconti a sfondo psicologico e di opere teatrali.

(source: Bol.com)

Il fantasma del ponte di ferro

Milano, 1985. Il maresciallo Pietro Binda è in pensione, ma non è rimasto con le mani in mano: ha aperto un’agenzia investigativa nello studio di casa e continua a inseguire la verità, costi quel che costi. E quando una splendida ragazza russa si presenta da lui con un nuovo indizio su un caso mai dimenticato e solo ufficialmente risolto, l’ex carabiniere dovrà tornare indietro nel tempo, al 1972, in una Milano ammantata dalla scighera e ancora scossa dall’attentato di piazza Fontana. E a un corpo decapitato, appeso in bella vista sotto un ponte dei navigli. La testa è a qualche isolato di distanza, un misterioso messaggio in cirillico nascosto tra le labbra. Un caso che si intreccia alla scomparsa di una celebre violinista russa, intorno al quale si agitano i fantasmi della Guerra fredda, agenti segreti e carabinieri che conoscono come le loro tasche le strade della città e si portano dietro pistole e segreti. Tredici anni dopo l’apparente soluzione del caso, Binda ha l’occasione di dare finalmente giustizia ai troppi morti di una storia crudele, ma dovrà immergersi di nuovo nel mondo sfuggente dove la ragion di Stato e la ragione criminale si confondono e forse s’assomigliano.
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Il familiare

Jake è un ragazzo normale. Beh… normale per quanto può esserlo, considerato il fatto che è in grado di trasformarsi in animale ed è in guerra con degli alieni parassiti. Ma ora è successo qualcosa di ancora più strano: una mattina Jake si sveglia e si ritrova ben più vecchio di quello che è in realtà. È un’allucinazione? O un incubo? O forse i nervi gli hanno ceduto ed è diventato pazzo… Ma c’è anche un altro problema. Il mondo in cui Jake si è addormentato non c’è più. Quello in cui si sveglia è dominato dagli Yeerk.
A quel punto Jake deve scoprire dove sono gli altri Animorph e Ax, sostenere altre dure battaglie e, soprattutto, capire se è impazzito oppure no…

Il falsario

Jane Leith non ama l’uomo che ha appena sposato. Anzi, non lo conosce neppure perfettamente. Qual è infatti il mistero dell’immensa ricchezza del marito? Possibile che sia, come sembrerebbe, un maniaco omicida? Jane tuttavia è una donna forte, che sa fare appello a tutte le sue energie per difendere il marito dal pericolo che incombe su di lui. Intanto, un abile falsario inonda l’Europa di moneta falsa… e la partita si fa serrata.