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Io e il duce

Io e il duce
Il 9 febbraio 1944 il “Corriere della Sera” diede la notizia dell’arresto di Indro Montanelli, accusato di avere scritto articoli diffamanti sul regime fascista, che in quel momento si trovava sul punto di raggiungere il gruppo partigiano guidato da Filippo Beltrami. Incarcerato insieme alla moglie Maggie a San Vittore, a Milano, il 14 agosto riuscì a fuggire in Svizzera. In realtà, Montanelli aveva preso le distanze dal regime fascista sin dal 1938, quando aveva rinunciato alla tessera del partito e ne aveva pagato le conseguenze con l’impossibilità di fare il giornalista in Italia, e quella che inizialmente era una divergenza politica e personale si era sempre più approfondita, sino a trasformarsi nella decisione di combattere attivamente contro il regime e gli occupanti tedeschi. Nel dopoguerra e fino alla sua morte Montanelli è ritornato spesso sulla figura del Duce e sulla storia del ventennio, contribuendo a disegnare nell’immaginario degli italiani l’immagine di un Mussolini perfetto “italiano medio”, con tutti i vizi e le poche virtù che il giornalista attribuiva ai suoi connazionali, e che spesso “più che a dominare gli avvenimenti, badava a restarne a galla, lasciandosene portare”. Raccontando il Duce, quindi, Montanelli elabora una storia del fascismo che, oltre a essere fedelmente documentata grazie alla sua partecipazione diretta e alla professione di giornalista, dà conto anche di altri elementi che sfuggono all’osservazione storica: il rapporto tra Mussolini e gli italiani ? soprattutto quelli della sua generazione ?; l’infatuazione del Paese per il suo dittatore e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la delusione e i dubbi mai sopiti di coloro che sopravvissero e si posero il problema di spiegare ai giovani le ragioni di quanto accaduto.

Invito a nozze

Frankie Addams, a dodici anni, è già vicina al metro e settanta d’altezza, e immagina che i freak del circo itinerante – il gigante, la donna cannone, l’ermafrodito – le strizzino l’occhio con intenzione. Legge della guerra sui giornali e sogna di arruolarsi, ma più di tutto sogna di scappare dalla cittadina di provincia dove ha come soli amici il cuginetto di otto anni e la domestica nera del padre. Quando viene invitata a Winter Hill per il matrimonio del fratello, Frankie prepara la valigia e si augura di non tornare mai più. È la premessa di un viaggio dalla penombra di una casa natale dove «tutto rimaneva immobile» alle insidie di un mondo che, mai come quell’estate, pareva «lanciato a una velocità di millesettecento chilometri all’ora».
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Invito a Capri con delitto. Le indagini del commissario Bertè

«Alberto, amore mio… aiutami! Uccideranno anche me…». Così riporta una lettera che viene dal passato. È firmata Diana Meyer, e risale al 1976, ma il professor Alberto Sorrentino la riceve solo quarant’anni dopo, e per pura fatalità. Che fine ha fatto la bella austriaca che, in un infuocato agosto caprese, il professore ha immensamente amato? Non era stato facile dimenticarla. Dopo il suo brusco e inspiegabile abbandono, l’aveva odiata per anni, ma ora quella lettera drammatica sbriciola le sue certezze. Forse Diana ha dovuto lasciarlo? Per mettere in pace il cuore e la coscienza, il professore si rivolge all’amico Gigi Berté, invitandolo a Capri. Per il commissario con la coda la sfida è ardua: la vicenda è complicata da molteplici aspetti psicologici e le persone coinvolte sono poco propense a parlare. Inoltre, lavorare fuori dalla sua area di competenza limita la sua libertà d’indagine, già di per sé difficile perché i fatti sono lontani nel tempo. I misteri antichi dell’Isola Azzurra e la sua sfibrante bellezza catturano anche Berte, che esorcizza le sue paure scrivendo racconti e telefonando all’amata Marzia. Ma quando il passato ritorna e colpisce ancora nel presente, tingendolo di rosso, Berté, con la sua abilità e i suoi metodi anticonvenzionali, riesce a ricostruire l’intricata vicenda, fino al colpo di scena finale.
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Gli invisibili

Gli invisibili: La storia segreta dei prigionieri illustri di Hitler in Italia by Mirella Serri
All’alba del 28 aprile 1945 alcuni pullman carichi di prigionieri si fermano all’entrata del paesino di Villabassa, in Sudtirolo. A scendere per prima è la scorta delle SS, seguita da un gruppo di 139 detenuti tra cui donne e bambini. Sembrano venire dall’oltretomba, trascinano fagotti a cui sono appese pentole e gamelle, valigie legate con lo spago. Ma, nonostante l’aspetto, sono alcuni dei più noti protagonisti della recente storia europea. Tra loro ci sono l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg; l’ex primo ministro francese Léon Blum; il famoso industriale Fritz Thyssen… A questi si aggiungono, fra gli altri, gli italiani Mario Badoglio, figlio del generale Pietro; il generale Sante Garibaldi, nipote dell’eroe dei due mondi.
Sono i cosiddetti «prigionieri d’onore» di Hitler, personaggi di spicco detenuti segretamente in vari lager del Reich e che Himmler, il potente ministro dell’Interno e capo delle SS, in previsione della sconfitta vorrebbe utilizzare nelle trattative di pace con gli Alleati.
*Gli invisibili* ripercorre la loro avventurosa storia, i motivi che li hanno condotti nei lager e le loro terribili peripezie per approdare in Sudtirolo.
Ma ricostruisce anche le vicende fino a oggi mai raccontate dell’intreccio che porta detenuti ebrei e antifascisti a trovarsi a fianco di altri prigionieri che hanno fatto parte della schiera dei «carnefici» di Hitler o di Mussolini: come il capo della polizia di Salò Tamburini, o come Filippo d’Assia, la cui moglie, la principessa Mafalda di Savoia, sarà la vittima sacrificale di oscure trame.

L’invisibile

L’invisibile by Philip Ball
«Verso il 1680 lo scrittore inglese John Aubrey mise per iscritto un incantesimo di invisibilità che sembra tirato fuori da una fiaba, e per giunta una particolarmente macabra. Un mercoledí mattina, prima del sorgere del sole, bisogna sotterrare la testa recisa di un suicida insieme a sette fagioli neri. Dopo aver annaffiato i fagioli per sette giorni con un buon brandy, apparirà uno spirito che baderà a essi e alla testa sepolta. Il giorno successivo i fagioli germoglieranno e bisognerà convincere una bambina a coglierli e a toglierli dai baccelli. Uno di questi fagioli, messo in bocca, renderà invisibili. Aubrey racconta che due mercanti ebrei di Londra, non riuscendo a procurarsi la testa di un suicida, ci provarono con quella di un povero gatto ucciso ritualmente. La sotterrarono insieme ai fagioli nel giardino di un tal Wyld Clark, col suo permesso. Il modo in cui Aubrey assapora senza commento il finale quasi comico ci fa pensare che fin dall’inizio fosse scettico sull’esito, perché ci spiega che il gallo di Clark disseppellí i fagioli e li mangiò senza conseguenze. Nonostante il rischio di questi contrattempi prosaici, i testi magici dal Medioevo fino all’inizio dell’Illuminismo danno mostra di una gran sicurezza di sé, per quanto bizzarre possano essere le loro ricette. Certo che la magia funzionerà, se saremo arditi a sufficienza da correre il rischio. Non era solo una trovata «pubblicitaria»: all’epoca c’era una fiducia universale nell’efficacia della magia. Il popolino la temeva e la bramava, il clero la condannava, gli intellettuali e i filosofi, come anche numerosi ciarlatani e truffatori, davano a intendere di conoscerla. È tra queste ricette fantasiose che inizia la ricerca delle origini dell’invisibilità, sia come possibilità teorica che come tecnologia concreta nel mondo reale. Rendere qualcosa invisibile era un tipo di magia, ma che cosa significava di preciso?»

L’invisibile

Will Trent, l’agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, sta lavorando sotto copertura ed è riuscito a inserirsi in nel giro criminale della città di Macon. Ma senza il supporto della donna che ama, Sara Linton, i demoni che l’hanno sempre accompagnato stanno per avere la meglio su di lui.Sara non ha idea di dove Will sia scomparso, ma anche lei si ritrova a Macon per indagare su un omicidio di cui è rimasto vittima Jared, il suo figliastro. Piena di rabbia e dolore, Sara si mette a indagare su quella morte ingiusta, senza immaginare che sia lo stesso caso su cui sta lavorando Will. Detective, amanti e nemici si ritrovano così gli uni contro gli altri, in un indimenticabile confronto ad armi pari tra il coraggio più virtuoso e il male più profondo e invisibile.Un thriller elettrizzante e insieme un acuto studio della natura umana da una delle penne più amate del crime internazionale.

(source: Bol.com)

Invincibili come noi

«*Louise Pentland fa un grande regalo ai suoi lettori: un romanzo che dà speranza e fa sentire meno soli di fronte alle piccole difficoltà della vita.*»
**The Irish Times**
«*Ho davvero fatto il tifo per la protagonista in questo esordio fresco e coinvolgente. È vera e assomiglia a ognuna di noi.*»
**Sophie Kinsella**
«*Non stupisce che Louise Pentland sia così amata dai lettori, è una donna – e una scrittrice – estremamente talentuosa.*»
**The Bookseller**
**Non seguiamo le regole.**
**Non siamo perfette.**
**Ma quello che conta è che siamo mamma e figlia.**
La vita di Robin sembra perfetta. Ha un lavoro, una famiglia che le sta vicino e una bellissima figlia di sei anni di nome Lyla. Ma le manca qualcosa. Sente di non essere completa. Si guarda intorno e vede solo famiglie modello in cui c’è sempre un uomo, un padre, a incorniciare un quadro senza difetti. Robin ha paura di non essere una brava madre per Lyla perché l’ha cresciuta da sola. Ma cercare un fidanzato richiede un enorme sforzo di volontà. Robin lo sa bene: per lei è difficile anche solo far partire la lavatrice ogni tanto o riuscire a rientrare in quei jeans così carini, figuriamoci trovare l’uomo dei suoi sogni. Eppure pensa di dover dare una svolta alla propria esistenza. Pensa che la presenza di un compagno potrebbe cambiare le sue giornate ed evitare che Lyla vada a scuola con le scarpe sporche di fango e i capelli arruffati: tutto troverà un ordine, con qualcuno accanto. Così, come una squadra, lei e Lyla affrontano questa nuova avventura. Robin comincia a collezionare  appuntamenti. Dopo anni torna a indossare i tacchi, a truccarsi, a comprare vestiti nuovi. Ma presto scopre che il principe azzurro ormai non ha più nulla di «azzurro», e ogni volta è costretta a ripartire da zero. Finché qualcosa cambia. Finché Robin si vede mentre ride insieme a Lyla e capisce, per la prima volta, che loro due sono invincibili. Che non è importante se va a prendere sua figlia in ritardo o se si dimentica di cucirle un vestito per la recita. Forse perché la perfezione è solo una chimera. Non è la risposta. Non rende speciali.
Un romanzo che ha conquistato tutta l’Europa e che in Inghilterra ha dominato le classifiche per mesi, piazzandosi al primo posto. Un’autrice con un grandissimo seguito in rete e che ora conta oltre due milioni di follower sui social. *Invincibili come noi *racconta dell’amore più grande che esista, quello tra una madre e un figlio. Un amore che non chiede nulla in cambio, che non pretende la perfezione, ma che insegna che si può superare qualsiasi ostacolo. Perché insieme ci si rialza sempre. Più forti di prima.
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### Sinossi
«*Louise Pentland fa un grande regalo ai suoi lettori: un romanzo che dà speranza e fa sentire meno soli di fronte alle piccole difficoltà della vita.*»
**The Irish Times**
«*Ho davvero fatto il tifo per la protagonista in questo esordio fresco e coinvolgente. È vera e assomiglia a ognuna di noi.*»
**Sophie Kinsella**
«*Non stupisce che Louise Pentland sia così amata dai lettori, è una donna – e una scrittrice – estremamente talentuosa.*»
**The Bookseller**
**Non seguiamo le regole.**
**Non siamo perfette.**
**Ma quello che conta è che siamo mamma e figlia.**
La vita di Robin sembra perfetta. Ha un lavoro, una famiglia che le sta vicino e una bellissima figlia di sei anni di nome Lyla. Ma le manca qualcosa. Sente di non essere completa. Si guarda intorno e vede solo famiglie modello in cui c’è sempre un uomo, un padre, a incorniciare un quadro senza difetti. Robin ha paura di non essere una brava madre per Lyla perché l’ha cresciuta da sola. Ma cercare un fidanzato richiede un enorme sforzo di volontà. Robin lo sa bene: per lei è difficile anche solo far partire la lavatrice ogni tanto o riuscire a rientrare in quei jeans così carini, figuriamoci trovare l’uomo dei suoi sogni. Eppure pensa di dover dare una svolta alla propria esistenza. Pensa che la presenza di un compagno potrebbe cambiare le sue giornate ed evitare che Lyla vada a scuola con le scarpe sporche di fango e i capelli arruffati: tutto troverà un ordine, con qualcuno accanto. Così, come una squadra, lei e Lyla affrontano questa nuova avventura. Robin comincia a collezionare  appuntamenti. Dopo anni torna a indossare i tacchi, a truccarsi, a comprare vestiti nuovi. Ma presto scopre che il principe azzurro ormai non ha più nulla di «azzurro», e ogni volta è costretta a ripartire da zero. Finché qualcosa cambia. Finché Robin si vede mentre ride insieme a Lyla e capisce, per la prima volta, che loro due sono invincibili. Che non è importante se va a prendere sua figlia in ritardo o se si dimentica di cucirle un vestito per la recita. Forse perché la perfezione è solo una chimera. Non è la risposta. Non rende speciali.
Un romanzo che ha conquistato tutta l’Europa e che in Inghilterra ha dominato le classifiche per mesi, piazzandosi al primo posto. Un’autrice con un grandissimo seguito in rete e che ora conta oltre due milioni di follower sui social. *Invincibili come noi *racconta dell’amore più grande che esista, quello tra una madre e un figlio. Un amore che non chiede nulla in cambio, che non pretende la perfezione, ma che insegna che si può superare qualsiasi ostacolo. Perché insieme ci si rialza sempre. Più forti di prima.

Invidia il prossimo tuo (Einaudi. Stile libero big)

Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all’uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l’elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l’ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c’è dubbio. Perché non c’è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.
* Mi dispiace, – disse Alan.
Quando gli uscirono di bocca quelle parole, si rese conto che lo pensava davvero. In gioventú, gli aveva augurato diverse volte di fare una brutta fine. Gli aveva invidiato l’aspetto, il talento, le doti musicali, il successo con le ragazze, la sicurezza, la popolarità. Il giovane Alan Grainger avrebbe tanto voluto essere Craig Carmichael. Ma adesso, lí seduti, mentre entrambi si avvicinavano ai cinquant’anni e tiravano le somme, era molto, molto felice di essere Alan Grainger.
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### Sinossi
Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all’uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l’elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l’ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c’è dubbio. Perché non c’è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.
* Mi dispiace, – disse Alan.
Quando gli uscirono di bocca quelle parole, si rese conto che lo pensava davvero. In gioventú, gli aveva augurato diverse volte di fare una brutta fine. Gli aveva invidiato l’aspetto, il talento, le doti musicali, il successo con le ragazze, la sicurezza, la popolarità. Il giovane Alan Grainger avrebbe tanto voluto essere Craig Carmichael. Ma adesso, lí seduti, mentre entrambi si avvicinavano ai cinquant’anni e tiravano le somme, era molto, molto felice di essere Alan Grainger.

Invidia il prossimo tuo

Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all’uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo ‘migliore amico’, sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l’elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l’ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c’è dubbio. Perché non c’è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.

– Mi dispiace, – disse Alan.
Quando gli uscirono di bocca quelle parole, si rese conto che lo pensava davvero. In gioventú, gli aveva augurato diverse volte di fare una brutta fine. Gli aveva invidiato l’aspetto, il talento, le doti musicali, il successo con le ragazze, la sicurezza, la popolarità. Il giovane Alan Grainger avrebbe tanto voluto essere Craig Carmichael. Ma adesso, lí seduti, mentre entrambi si avvicinavano ai cinquant’anni e tiravano le somme, era molto, molto felice di essere Alan Grainger.

(source: Bol.com)

Inviata speciale

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l’imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l’altro, Constance è stata l’interprete di un successo planetario, “Excessif”, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un’esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l’Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con “Inviata speciale” Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov’è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l’euforia della lettura.
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### Sinossi
Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l’imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l’altro, Constance è stata l’interprete di un successo planetario, “Excessif”, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un’esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l’Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con “Inviata speciale” Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov’è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l’euforia della lettura.

Inviata in Prima Linea Contro I Clandestini: Testimonianze, Vicende, Ricordi Di Un’inviata Speciale

Inviata in prima linea contro i clandestini: Testimonianze, vicende, ricordi di un’inviata speciale by Fanny Bufalini Baroni, Fosca Colli
Il ricordo documentato di una lunga e intensa attività di inviata speciale sul fronte dell’immigrazione clandestina e del crimine organizzato in Adriatico, Canale d’Otranto, Salento, Albania, Kosovo, Turchia, e in tutta l’Europa occidentale (contatti con l’Europol e con il Ministero degli Esteri della Confederazione Elvetica). La testimonianza di un’esperienza vissuta a bordo delle motovedette della Guardia di Finanza, delle Capitanerie di Porto, delle unità della Marina Militare, durante i pattugliamenti notturni in alto mare per intercettare i gommoni e le imbarcazioni stracariche di clandestini.
La coinvolgente, indimenticabile attività investigativa per scoprire, delineare, confermare e affrontare le piste del traffico di esseri umani, le cosiddette rotte della speranza, pagate ad altissimo prezzo, sovente con la stessa vita; i retroscena, le trappole, gli intrighi, le lusinghe, la corruzione persino le tentazioni; il volto, nascosto, repellente della verità. Più di dieci anni di attività in mare anche su unità militari per documentare, testimoniare, tratteggiare i confini di un traffico criminale dominato dal cinico tornaconto, dall’avidità, dalla cupidigia sfrenata, dove la brutalità e la speculazione impongono le regole e non ammettono alternative. Una testimonianza, vivida, profondamente vissuta e in alcun i casi sofferta, affrontata da che è stata là, in prima linea, dove il labile confine tra la speranza e l’attesa si dissolveva nell’illusione.

L’inverno del nostro scontento (I grandi tascabili Vol. 1181) (Italian Edition)

**Ambientato a Long Island, *L’inverno del nostro scontento* è l’ultimo romanzo di Steinbeck e fu pubblicato l’anno prima del conseguimento del premio Nobel (1962).**
Protagonista è Ethan Hawley, discendente di una antica famiglia di balenieri, ridottosi a fare il commesso in un negozio che un tempo era di sua proprietà. Uomo onesto e responsabile, Hawley si sente in colpa verso la famiglia e, per ottenere tutto quello che la nuova società del benessere può consentire, ordisce una serie di imbrogli e tradimenti che gli fruttano la ricchezza, ma lo portano a una desolante crisi di coscienza e a un passo dal togliersi la vita.
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L’Inverno Del Mondo (Winter of the World)

L’inverno del mondo (Winter of the World) by Ken Follett
Cinque famiglie legate l’una all’altra il cui destino si compie durante la metà del ventesimo secolo, in un mondo funestato dalle dittature e dalla guerra. Berlino nel 1933 è in subbuglio. L’undicenne Carla von Ulrich, figlia di Lady Maud Fitzherbert, cerca con tutte le forze di comprendere le tensioni che stanno lacerando la sua famiglia, nei giorni in cui Hitler inizia l’inesorabile ascesa al potere. In questi tempi tumultuosi fanno la loro comparsa sulla scena Ethel Leckwith, la formidabile amica di Lady Maud ed ex membro del parlamento inglese, e suo figlio Lloyd, che presto sperimenterà sulla propria pelle la brutalità nazista. Lloyd entra in contatto con un gruppo di tedeschi decisi a opporsi a Hitler, ma avranno davvero il coraggio di tradire il loro paese? Volodja Peskov, destinato a un brillante futuro nei servizi segreti sovietici, li sta tenendo sotto stretto controllo. Sull’altra sponda dell’Atlantico i due fratelli americani Woody e Chuck Dewar, ognuno con un suo segreto, reagiscono a questi momenti drammatici prendendo strade diverse, uno in politica a Washington, l’altro sul fronte del Pacifico. A Cambridge, Lloyd è irresistibilmente attratto dalla cugina di Volodja, Daisy Peskov, brillante frequentatrice dell’alta società, che rappresenta tutto ciò che la famiglia del ragazzo disprezza. Lei però gli preferisce l’aristocratico Boy Fitzherbert, pilota amatoriale, amante delle feste e membro di spicco dell’Unione britannica dei fascisti. A Berlino Carla s’innamora perdutamente di Werner Franck, erede di una ricca famiglia, anche lui con un suo segreto. Ma il destino lì metterà a dura prova, così come le vite e le speranze di tanti altri verranno annientate dalla più grande e crudele guerra nella storia dell’umanità, che si scatenerà con violenza da Londra a Berlino, dalla Spagna a Mosca, da Pearl Harbor a Hiroshima, dalle residenze private alla polvere e al sangue delle battaglie che hanno segnato l’intero secolo. «L’inverno del mondo», secondo romanzo della trilogia «The Century», prende le mosse da dove si era chiuso il primo libro, ritrovando i personaggi de «La caduta dei giganti», ma soprattutto i loro figli. Come sempre Ken Follett eccelle da grande e indiscusso maestro dell’intrattenimento nell’ambientazione storica impeccabile, nella narrazione fluida e accattivante, nel ritmo veloce e nella descrizione di personaggi davvero indimenticabili, dando vita a un’opera magnifica, epica e avvincente, che tra conflitto mondiale e drammi personali ci trasporta in un mondo che pensavamo di conoscere, ma che ora non ci sembrerà mai più lo stesso.

L’invenzione della poesia. Le lezioni americane

Questo testo è il frutto delle lezioni tenute dallo scrittore argentino ad Harvard nel 1967. In un itinerario che porta da Shakespeare alla Bibbia, dall’Odissea ai poeti medioevali tedeschi e sassoni, dall’Eneide a Stevenson, Joyce, Cervantes, Keats e molti altri ancora, Borges esplora di volta in volta l’enigma della poesia, l’uso della metafora, l’arte di raccontare una storia, l’arte della traduzione e infine il proprio ‘credo’ poetico.

L’invenzione dell’economia

Dall’autore del Breve trattato sulla decrescita serena, ecco un saggio di interrogazione radicale sul terreno di una delle «invenzioni» cruciali della modernità. Come si è formato il nostro «immaginario economico», la nostra visione economica del mondo? Perché oggi vediamo il mondo attraverso i prismi dell’utilità, del lavoro, della concorrenza, della crescita illimitata? Che cosa ha portato l’Occidente a inventare il valore produttività, il valore denaro, il valore competizione, e a costruire un mondo in cui nulla ha più valore, e tutto ha un prezzo? Serge Latouche ritorna qui alle origini di questa economia che i primi economisti definivano la «scienza sinistra», e articolando la sua argomentazione in prospettiva storico-filosofica, mostra come si è plasmata la nostra ossessione utilitarista e quantitativa, e ci permette così non solo di gettare uno sguardo nuovo sul nostro mondo, ma soprattutto di affrontarne la sfida sul piano di valori davvero fondamentali come libertà, giustizia, equità.
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### Sinossi
Dall’autore del Breve trattato sulla decrescita serena, ecco un saggio di interrogazione radicale sul terreno di una delle «invenzioni» cruciali della modernità. Come si è formato il nostro «immaginario economico», la nostra visione economica del mondo? Perché oggi vediamo il mondo attraverso i prismi dell’utilità, del lavoro, della concorrenza, della crescita illimitata? Che cosa ha portato l’Occidente a inventare il valore produttività, il valore denaro, il valore competizione, e a costruire un mondo in cui nulla ha più valore, e tutto ha un prezzo? Serge Latouche ritorna qui alle origini di questa economia che i primi economisti definivano la «scienza sinistra», e articolando la sua argomentazione in prospettiva storico-filosofica, mostra come si è plasmata la nostra ossessione utilitarista e quantitativa, e ci permette così non solo di gettare uno sguardo nuovo sul nostro mondo, ma soprattutto di affrontarne la sfida sul piano di valori davvero fondamentali come libertà, giustizia, equità.

L’Invenzione Dei Desideri

L’invenzione dei desideri by Sharon Cameron
Sono passati più di diciotto mesi da quando Lane è partito da Stranwyne Keep, e nonostante il governo inglese abbia dato notizia della sua morte, Katharine non smette di aspettarlo, convinta che il giovane di cui è innamorata sia ancora vivo. Una notte, mentre la casa è sprofondata nel sonno, due uomini mascherati si introducono nella tenuta del Borgo per catturare zio Tulman, lo scienziato inventore di creazioni meccaniche così geniali e rivoluzionarie da fare invidia anche agli insospettabili. La Corona inglese, infatti, vorrebbe lo zio sotto la sua custodia, ma Katharine non può arrendersi: è arrivato il momento di partire.
Gli eventi la condurranno a Parigi, città dai mille volti e dalle mille orecchie, dove vengono intessuti piani oscuri. Katharine dovrà ricorrere a tutta la sua forza per difendersi, in una disperata ricerca dell’amore e della verità che dai sotterranei di Parigi la porterà fin nelle stanze dell’imperatore.
E anche al buio, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, nella lingua sbagliata, riconobbi quella voce.