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L’inganno e la paura: Il mito del caos globale

Dopo l’11 settembre il tema della sicurezza personale, nazionale e globale è balzato al primo posto nell’agenda politica dei paesi occidentali. In nome delle ragioni di sicurezza sono state destinate risorse sempre maggiori agli apparati militari e repressivi, si è giustificato il ricorso alla guerra preventiva, si sono violati fondamentali principi costituzionali e imposti vincoli ai diritti individuali. Con una crescente pressione mediatica e propagandistica da parte della politica e dei mass media, tutto ciò si è progressivamente insediato nell’immaginario collettivo, alimentando quella tolleranza zero che viene fatta propria da sempre più persone. A un così diffuso bisogno di sicurezza corrisponde un reale e crescente pericolo per i cittadini e le società? Pino Arlacchi si basa su inoppugnabili dati statistici dai quali risulta che conflitti e violenze private sono in costante diminuzione: il sentimento d’insicurezza globale è pertanto frutto di un “grande inganno”, a causa del quale ci sentiamo costantemente in pericolo pur vivendo in un’epoca molto più sicura delle precedenti. Un inganno che stravolge la scala di priorità dei reali problemi da affrontare e che diventa a sua volta fattore di esasperazione delle tensioni e dei conflitti interni e internazionali.

L’Inganno Delle Tenebre – Episodio 2

L’inganno delle tenebre – Episodio 2 by Jean-Christophe Grangé
«*Dà assoluta dipendenza, ancora più del “Rituale del male”… Jean-Christophe Grangé padroneggia il suo intrigo alla perfezione. *»
**Le Parisien**
«*Grangé firma non solo un thriller formidabile, pieno di tragici colpi di scena e rivelazioni stupefacenti, ma anche un grande racconto d’avventura, scandito da un respiro romanzesco impressionante.*»
**Le Figaro Magazine**
«*Trascina il lettore ancora più lontano nelle tenebre africane… una vera tela di ragno dove dominano la paura, la violenza e la menzogna.*»
**Lire**
«*Letteratura ad alto tasso di adrenalina, ma non solo: il modo in cui Grangé dipinge, di libro in libro, un’umanità delle tenebre fa pensare alla tragedia greca.*»
**L’Obs**
**IL SEGUITO DELLO STRAORDINARIO BESTSELLER *IL RITUALE DEL MALE*, TRADOTTO IN TRENTA LINGUE, PER SETTIMANE IN TESTA ALLE CLASSIFICHE **
Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, trent’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.
Dopo lo straordinario successo di *Il rituale del male*, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller più venduti, Jean-Christophe Grangé torna a dare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.

Episodio 2
In Africa, le strade dei Morvan si separano. Erwan parte per Lontano con la sua guida, mentre Grégoire si dirige ai giacimenti. Lungo il tragitto apprende la notizia che Giovanni Montefiori è stato brutalmente ucciso. L’assassino gli ha squarciato il petto con una sega circolare per poi strappargli il cuore. Quel rituale non gli è nuovo, e Morvan teme di essere il prossimo…

L’inganno

Gli Animorph e Ax sono riusciti a mettersi in contatto con il mondo dell’Andalita. Ma la battaglia si svolge altrove. Visser II è arrivato sulla Terra e non è per niente contento della situazione. Egli decide che il sistema migliore per conquistare il pianeta consiste nell’indurre gli umani a distruggere la popolazione e le terre di cui gli Yeerk non hanno bisogno. Così decide di far scoppiare la terza guerra mondiale.
Ax e i suoi amici sanno che Visser II fa sul serio e che ci sono probabilmente solo due modi per impedire che distrugga tutto: evitare che scoppi la guerra o bloccare lui, per sempre…

L’infiltrazione – I mostri

Presentiamo insieme questo romanzo breve e questo lungo racconto non soltanto perchè sono firmati dallo stesso autore e perchè sono tra le cose migliori che Poul Anderson abbia scritto, ma anche perchè si tratta di due variazioni, di due ipotesi, intorno a un unico tema: che cosa avverrà sulla Terra dopo la catastrofe atomica. La bellicosa società semi-feudale (sono tornati gli arcieri, ma è rimasto ancora qualche cannone) dscritta nell’ “Infiltrazione” ci lascia, dopo l’ultima sorpresa, molte speranze; più penoso e definitivo sembra invece il destino del mondo abbandonato ai “Mostri”, ma il lettore vedrà che è questione di punti di vista.
Copertina: Karel Thole

L’inferno nelle paludi

Robert Heinlein, creatore dell’indimenticabile “Universo”, si trovò una volta a fare da arbitro in una discussione tra sostenitori della fantascienza sociologica e partigiani di quella spaziale. Quando toccò a lui esprimere il suo parere personale, restò a lungo indeciso. Cominciò infine col riconoscere diplomaticamente i meriti del genere sociologico, “più solidamente ancorato alla realtà del nostro mondo…” Ma qui s’interruppe con un sospiro, e pronunciò questo storico verdetto in favore degli spaziali: “Il nostro mondo è vecchio e logoro. Meglio andare a cercarcene un altro!”. Parole sante. Solo che, quando un nuovo autore “spaziale” si mette a scrivere, deve fare i conti con i mille altri mondi che altri autori hanno cercato e trovato prima di lui. Il rischio è che il nuovo mondo riesca “vecchio e logoro” per il lettore, prima ancora che i protagonisti ci mettano piede.

L’inferno è una buona memoria

Quanto somiglia Cabras, Sardegna, paese natale di Michela Murgia, ad Avalon, Britannia, luogo mitico legato a Re Artù? Come Morgana, Igraine e Viviana, le “Signore del Lago”, hanno il potere di sollevare le nebbie con le loro parole, influenzare e curare le vite dei cavalieri della Tavola Rotonda, così Michela Murgia, nata in mezzo alle acque di Cabras, ha il potere di sollevare le nebbie intorno alle storie e alle idee che stanno alla base dei suoi romanzi e dei suoi saggi: la versione delle donne, la versione degli uomini, la versione di Dio. In un viaggio che comincia in mezzo al mare e in mezzo al mare ritorna, Michela Murgia, una delle maggiori scrittrici italiane, racconta come e perché è diventata femminista, come e perché ha cominciato a temere le gerarchie religiose, come e perché non ha mai smesso di giocare di ruolo nel mondo magico di Lot, come e perché certi libri che ci hanno fatto crescere, in effetti, li abbiamo mangiati più che letti, e soprattutto come e perché creare ogni giorno il mondo che ci circonda è un gesto politico. Da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Questa è “PassaParola”

L’inferno è in terra

Lew Archer, l’investigatore privato, ha davanti un pazzo: Carl Hallman. Vuol fargli credere che qualcuno si è insinuato nella sua ricca famiglia e ha ucciso, ridotto lui a un relitto umano e vuole sterminare tutti gli Hallman. Quando c’è di mezzo una pazzo, il marcio che può esserci, sotto a due omicidi ormai dimenticati, assume colorazioni irreali. Non si può prestar fede a un pazzo. Epppure, quando lo sterminio della famiglia continua, bisogna pur arrendersi all’evidenza delle cose. Ma chi può aver interesse a uccidere tutti gli Hallman? No, non tutti, però: Carl sembra immune alla strage che colpisce la sua famiglia. Perchè? E’ lui l’assassino? Probabile, ma non si spiega la cosa con la pazzia dell’omicida, ogni movente cade. Si aggiunga che lo stesso indiziato n. 1 vuol convincere tutti, invece, che pazzo non è. E allora? Se non è Carl Hallman, chi è il Lucifero di questo inferno?

L’indizio della parrucca rossa

Come è cambiata la letteratura gialla negli ultimi cinquant’anni? Ce ne danno un saggio i migliori scrittori di questo secolo, in questa antologia a loro dedicata. Racconti che rispecchiano il tempo in cui sono stati scritti e che si impongono ancora come i migliori lavori prodotti attraverso i decenni che vanno dagli anni ’40 agli anni ’80. Autori di grande rilievo come John Dickson Carr ne “L’indizio della parrucca rossa”, dove una mite e giovane giornalista francese aiuta un poliziotto a risolvere con arguzia un complicato caso di omicidio; oppure Simon Brett che con il suo “Compagni di collegio”, ci porta a conoscere la personalità diabolica di Larry Renshaw, un losco individuo alla continua ricerca di una vita agiata per la cui conquista non si ferma davanti a nulla, nemmeno dinanzi all’omicidio di sua moglie. Un giallo mozzafiato, dal finale agghiacciante. Ruth Rendell ci propone in “Lupo” uno psico-thriller dai risvolti inquietanti. Un’aberrante complicità tra madre e figlio che porterà entrambi a compiere la più spregevole delle azioni… In questo volume la Garden Editoriale presenta una piccola parte dei racconti contenuti nell’antologia “Fifty Years of the Best from Ellery Queen’s Mystery Magazine”, speciale del 1991 che raccoglie cinquanta dei migliori racconti apparsi sulla famosa rivista del “mystery”.

L’incubo di Lori

Quando Lori torna dal college per passare un periodo di vacanza con i genitori, non sospetta che in casa l’aspetti una tragedia. Una mano misteriosa ha appiccato il fuoco al cottage e il padre e la madre hanno trovato un’orribile morte tra le fiamme. Una donna dotata di poteri paranormali insiste perché Lori visiti le rovine della casa con lei, ma ben presto anche questo personaggio-chiave scompare. Lori comincia a soffrire di sogni orrendi e le viene consigliato di rivolgersi a uno psichiatra. L’orrore, però, è in agguato: non c’è medico che tenga, non c’è cura che possa tener lontano l’incubo di Lori. Un incubo che affonda nel passato, quando un esperimento mostruoso fu tentato in una terribile sala operatoria nell’inconcepibile tentativo di sconfiggere la morte… Un magistrale romanzo del terrore di Robert Bloch, l’autore di Psycho, qui alle prese con una classica storia del soprannaturale.

L’incubo della luna d’agosto

Su Secret Cove, un villaggio dove sorgono le dimore estive di molte ricche famiglie, pesa il ricordo di un fatto terribile. Lì, un secolo prima, la sera dell’annuale Ballo della Luna d’Agosto, una cameriera commise un atto di violenza, gravido di conseguenze nefaste. Ora, nuovi terrificanti eventi stanno maturando a Secret Cove: una famiglia comincia infatti a percepire la gelida morsa di una paura soprannaturale quando Melissa, una tormentata tredicenne, apprende il sanguinoso segreto celato oltre la porta chiusa di una soffitta…

L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore

Tutto ha inizio in una fredda serata di dicembre del 1975, quando Lotta e Pikay si incontrano per caso in una piazza di Nuova Delhi. Tra la giovane turista svedese e l’artista di strada cresciuto in un villaggio sul limitare della giungla dell’India orientale, è amore a prima vista. Lotta però torna a casa, in Svezia, in un altro pianeta che si trova chissà dove, e perché non scompaia dalla sua vita per sempre Pikay deve inventarsi un modo per raggiungerla. Ma come? È un senza casta, non possiede nulla: le probabilità che ci riesca sono minuscole. Se non fosse per una vecchia bicicletta. Pikay è abituato alle situazioni più estreme, ha conosciuto la fame e le umiliazioni degli intoccabili, ma è molto bravo a disegnare, perfino Indira Gandhi gli ha chiesto di ritrarla. Il blocco e le matite sono il suo biglietto per un lungo viaggio verso occidente: in sella alla sua bicicletta di seconda mano, il discendente degli indigeni oppressi dell’India parte da Delhi, attraversa le cime innevate dell’Afghanistan, approda nella terra dello scià e da lì prosegue verso l’Europa, pedalando ogni giorno fino allo stremo per cinque lunghi mesi e superando povertà, pregiudizi e innumerevoli avversità – oltre a dodicimila chilometri di strada – per stare insieme alla donna che ama. Forse, pensa Pikay, tutto è davvero già scritto nelle stelle, visto che alla sua nascita un astrologo aveva predetto che avrebbe sposato una ragazza di un’altra tribù, addirittura di un’altra nazione. Come nelle favole a lieto fine, Lotta e Pikay si sono ritrovati, e mai più lasciati. Oggi hanno tre figli e vivono insieme in una grande casa alle porte di Borås, nel Sud della Svezia. Questa è la loro storia.

(source: Bol.com)

L’incontro. La promessa

Quando Lizzie Aitchison incontra John Smith al bar del lussuoso Waverley Grange Hotel, l’attrazione tra loro è palpabile fin dal primo sguardo. John è bello, raffinato ed elegantissimo, un uomo davvero irresistibile. Ma già dopo un drink a Lizzie diventa chiaro che Mr Smith non è al bar per una serata qualsiasi: sta cercando una squillo professionista con cui trascorrere una notte di sesso, e pensa di aver trovato quello che cerca proprio in lei. Lizzie è una segretaria part-time ma, attratta da quest’uomo seducente e stuzzicata dalla situazione, finge di essere quello che non è. Così, decide di stare al gioco e diventa Bettie, squillo d’alto bordo, per una lunga, indimenticabile notte di passione…

L’incontro

Tobias, Jake, Rachel, Marco e Cassie, insieme al dono della metamorfosi, hanno ricevuto anche una raccomandazione importante: non mantenere MAI la forma animale per più di due ore. Non sembrava un gran prezzo da pagare, soprattutto sapendo che sempre più esseri umani erano costretti a ospitare nel loro cervello viscidi lumaconi alieni. E l’unico modo che i ragazzi hanno per combattere quei mostri è non essere umani. Ma Tobias è rimasto trasformato troppo a lungo, e adesso è un falco – con un cervello da ragazzo – per sempre. Così, ora, quattro ragazzi e un falco lottano contro forze in apparenza invincibili. Per sconfiggerle. O per morire nel tentativo…

L’incendio nell’oliveto

“L’incendio nell’oliveto” racconta la storia della famiglia Marini, composta da individui differenti e isolati, ognuno nella propria individualità, che trovano unità nel mito dell’umanità. I personaggi, l’anziana nonna matriarca, il figlio celibe, i due nipoti, la matrigna, la serva Mikedda e il vicino Taneddu, si muovono agitati da un vento interiore che nasce dalle contrapposte correnti dei loro stessi animi. Il ricco matrimonio fra la giovane nipote dell’anziana Agostina e il giovane e ricco Stefano Mura sembra sfuggire per un attimo alla vecchia donna che tramite quel matrimonio spera di risollevare le sorti della famiglia. Infatti gli sguardi di passione fra Stefano e la matrigna Nina non passano inosservati allo sguardo attento di zio Juanniccu. Tuttavia, dopo l’incendio dell’unico podere rimasto ai Marini, l’ordine sociale desiderato dalla vecchia patriarca andrà faticosamente a ricomporsi. Una storia come sempre familiare nella quale le tipologie umane si ribellano alla standardizzazione letteraria per ricongiungersi infine con il loro stesso profilo.
Maria Grazia Cosima Deledda è nata a Nuoro, penultima di sei figli, in una famiglia benestante, il 27 settembre 1871. E’ stata la seconda donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926. Morirà a Roma, all’età di 64 anni, il 15 agosto 1936.
La narrativa della Deledda si basa su forti vicende d’amore, di dolore e di morte sulle quali aleggia il senso del peccato, della colpa, e la coscienza di una inevitabile fatalità. È stata ipotizzata una somiglianza con il verismo di Giovanni Verga ma, a volte, anche con il decadentismo di Gabriele D’Annunzio, oltre alla scrittura di Lev Nikolaevic Tolstoj e di Honoré de Balzac di cui tra l’altro la Deledda tradusse in italiano l’Eugenia Grandet. Tuttavia la Deledda esprime una scrittura personale che affonda le sue radici nella conoscenza della cultura e della tradizione sarda, in particolare della Barbagia.
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### Sinossi
“L’incendio nell’oliveto” racconta la storia della famiglia Marini, composta da individui differenti e isolati, ognuno nella propria individualità, che trovano unità nel mito dell’umanità. I personaggi, l’anziana nonna matriarca, il figlio celibe, i due nipoti, la matrigna, la serva Mikedda e il vicino Taneddu, si muovono agitati da un vento interiore che nasce dalle contrapposte correnti dei loro stessi animi. Il ricco matrimonio fra la giovane nipote dell’anziana Agostina e il giovane e ricco Stefano Mura sembra sfuggire per un attimo alla vecchia donna che tramite quel matrimonio spera di risollevare le sorti della famiglia. Infatti gli sguardi di passione fra Stefano e la matrigna Nina non passano inosservati allo sguardo attento di zio Juanniccu. Tuttavia, dopo l’incendio dell’unico podere rimasto ai Marini, l’ordine sociale desiderato dalla vecchia patriarca andrà faticosamente a ricomporsi. Una storia come sempre familiare nella quale le tipologie umane si ribellano alla standardizzazione letteraria per ricongiungersi infine con il loro stesso profilo.
Maria Grazia Cosima Deledda è nata a Nuoro, penultima di sei figli, in una famiglia benestante, il 27 settembre 1871. E’ stata la seconda donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926. Morirà a Roma, all’età di 64 anni, il 15 agosto 1936.
La narrativa della Deledda si basa su forti vicende d’amore, di dolore e di morte sulle quali aleggia il senso del peccato, della colpa, e la coscienza di una inevitabile fatalità. È stata ipotizzata una somiglianza con il verismo di Giovanni Verga ma, a volte, anche con il decadentismo di Gabriele D’Annunzio, oltre alla scrittura di Lev Nikolaevic Tolstoj e di Honoré de Balzac di cui tra l’altro la Deledda tradusse in italiano l’Eugenia Grandet. Tuttavia la Deledda esprime una scrittura personale che affonda le sue radici nella conoscenza della cultura e della tradizione sarda, in particolare della Barbagia.

L’incantesimo. La setta dei vampiri

Thea è bionda e ha gli occhi chiari. Blaise ha gli occhi grigi e i capelli corvini. Bellissime, le due cugine sono come il giorno e la notte. Vivono con gli umani, si muovono tra loro, ma sono diverse da tutti. Sono cresciute come sorelle, e il legame tra sorelle è il più forte tra chi è stato iniziato alla magia. Quando vengono espulse dal liceo, per aver causato il crollo di un’intera ala dell’edificio, c’è una luce sinistra negli occhi di Blaise: lo sguardo di chi intraprende il cammino della magia nera. E ora, in una nuova città, tra nuovi amici umani, la magia bianca di Thea è messa a dura prova dall’attrazione per l’affascinante Eric, perché una sola scintilla d’amore potrebbe essere fatale. Alle creature delle tenebre è vietato avere contatti con esseri inferiori, e in un momento come questo, quale forza sarà in grado di prevalere?