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Il regno dei lupi

Nel cielo dei Sette Regni, travolti da una guerra devastatrice, appare una cometa dal sinistro colore rosso sangue. E’ forse questo un ennesimo segno di nuovi disastri a venire? Tutto sembrerebbe confermarlo. L’estate dell’abbondanza, durata dieci anni, sta per concludersi e sono ben quattro, ora, i condottieri che si contendono il Trono di Spade, in aperta guerra gli uni contro gli altri: il giovane e malefico Joffrey Baratheon, Robby Stark, i fratelli Stanlis e Rennly Baratheon e l’orgogliosa principessa Daenerys Targaryen, per la quale, forse, la cometa di sangue non è un presagio di tragedia ma un araldo di riscossa. Mentre la cometa di sangue continua a brillare nel cielo dei Sette Regni, la Guerra dei Re prosegue senza esclusione di colpi. All’estremo nord, oltre la barriera di ghiaccio, forze oscure stanno facendosi sempre più minacciose e incombenti. Solo Jon Snow, figlio bastardo di lord Eddard Stark, e un pugno di Guardiani della notte, possono difendere il regno degli uomini dall’invasione di barbari e giganti agli ordini del brutale Mance Rayder. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono senza dubbio la più famosa trilogia fantasy degli ultimi decenni, seconda solo al Signore degli Anelli. In Italia i tre libri sono stati divisi in sette volumi. Qui vengono ripristinati i tre libri originali, ovvero A Game Of Thrones (Il Trono di Spade e Il Grande Inverno), A Clash Of Kings (Il Regno dei Lupi e La Regina dei Draghi) e A Storm Of Swords (Tempesta di Spade, I Fiumi della Guerra e Il Portale delle Tenebre).

Il regalo

Anni Cinquanta. In una graziosa e tranquilla cittadina del Midwest, una coppia felice, Liz e John, viene travolta da una terribile sventura: la morte della loro secondogenita, una bimba di soli cinque anni. La tragedia fa vacillare l’equilibrio della loro unione e l’atmosfera tesa turba Tommy, il figlio adolescente. Ma all’orizzonte compare, quasi per miracolo, una giovane donna che, con il suo amore e la sua generosità, influenzerà e modificherà l’esistenza di molte persone, aiutandole a ricostruire i sogni spezzati.

Il re non decapitato

Tre anni prima, Jorian, il guerriero pezzente e ardito, spaccone e balordo de La torre di Goblin e Jorian di Iraz, era stato incoronato re di Xylar. Ma le leggi di Xylar decretavano che ogni re venisse decapitato allo scadere dei cinque anni di regno e Jorian aveva dei pregiudizi contro la perdita della propria amatissima testa. Con l’aiuto dell’anziano mago Karadur era riuscito a scappare e finora le truppe di Xylar non erano state in grado di riacciuffarlo. Sfortunatamente, Jorian non aveva potuto portar con sé l’amata moglie, la regina Estrildis, né era riuscito a trovare un modo di liberarla dal palazzo reale di Xylar. Ora, tuttavia, Jorian sentiva che la fortuna stava venendo dalla sua parte. Assieme al fido Karadur volavano nell’aria notturna in una grande bagnarola di rame, guidata da un demone controllato da Karadur. Di fronte a loro si stendeva la città di Xylar: lì Jorian avrebbe calato una fune e sarebbe sceso a liberare la bella Estrildis. Sembrava proprio un piano a prova di bomba, anzi a prova di magia. Eppure la sorte non era con Jorian nemmeno questa volta: certo il povero re spaccone non avrebbe potuto prevedere le varie sventure che gli sarebbero capitate, come l’unicorno nella foresta di Orthomae, o il carente senso di identità del demone Ruakh. Senza contare che c’erano sempre, alle sue calcagna, i soldati di Xylar… decisamente intenzionati ad assicurarsi che egli compisse il proprio reale dovere di essere decapitato!

Il re nero

Muore una squillo a Polis Aemilia, la città del prossimo futuro. Niente di straordinario, pensa Riccardo Mieli, una specie di investigatore privato con agganci nei servizi: la ragazza era una sacrificabile come tante. Ma chi sono i Dissonanti? Cosa è successo nel mondo? E chi muove i pezzi nella micidiale partita che ha per posta l’ultimo avamposto della civiltà sulla penisola? Una serie di enigmi che sembrano senza rapporto tra loro, a poco a poco convergono verso un centro. Ma al centro c’è qualcosa di oscuro, qualcosa che gli uomini chiamano con terrore: il Re Nero.
Copertina di Franco Brambilla

Il re e l’impero

Guidato da visioni profetiche, il guerriero vichingo Shef è divenuto l’Unico Re, l’indiscusso dominatore del Nord. Ora, però, deve affrontare il Sacro Romano Impero la cui potenza è rinata e rinvigorita sotto il dominio dell’imperatore Bruno, che medita di espandere la sua egemonia su tutto l’Occidente. Roma minaccia la flotta vichinga con una micidiale e sconosciuta arma di distruzione: il Fuoco Greco. Incapace di difendere le sue navi da un’arma così potente, Shef la dirotta verso Est dove approderà alla sontuosa corte di un potente califfo musulmano e forse al segreto del Santo Graal.

Il re delle volpi

Scampato al massacro del suo villaggio, Artiglio del Falco d’Argento, ultimo degli orosini, è stato addestrato da un misterioso ordine di maghi e spie, il Conclave delle Ombre, diventando, con gli anni, uno degli agenti più abili di quella società segreta, benché la sua unica ragione di vita rimanga la determinazione a vendicare la morte della sua famiglia e della sua gente. Così, dopo aver sconfitto il malvagio Raven e i suoi mercenari, Artiglio è ormai pronto per la missione più importante: raggiungere Roldem – dove è conosciuto come Tal Hawkins, vincitore del Torneo della Corte dei Maestri infiltrarsi nella corte di Opardum, e conquistare la fiducia del duca Kaspar, responsabile del genocidio degli orosini, per poi ucciderlo.
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Il re del castello

Charlotte Channing sa bene che tipo d’uomo sia Jett Ashton: duro, arrogante, senza cuore. Ma lei non ha alcuna intenzione di restare a guardare mentre Jett butta fuori di casa i suoi amici, ospiti di una dépendance del maniero di lui, forte anche del fatto di essere insensibile al fascino di quell’uomo. Come si può infatti amare un essere così arido e privo di scrupoli? Quando però la verità verrà a galla e Charlotte conoscerà la vera natura di Jett, solo allora lei capirà che…

Il re dei fulmini

Il re dei fulmini by Mark Lawrence
Un regno fondato sul sangue
«Fantastico. Il nuovo George R. R. Martin.»
Conn Iggulden
Honorius Jorg Ancrath ce l ‘ha fatta, è finalmente diventato principe. Ma una smisurata ambizione e un’ insaziabile sete di vendetta lo spingono a desiderare sempre di più. Vuole diventare re. Poco importa se dovrà passare sopra i cadaveri che seminerà lungo il suo cammino e tingere di sangue la terra del regno. La morte ingiusta e tremenda di sua madre e di suo fratello, nonché quella di tanti dei suoi sodali, l ‘ha convinto a perseguire il suo scopo contro tutto e tutti, a qualunque costo. E ora Jorg dovrà affrontare un ‘armata forte e determinata, guidata da un condottiero amato dal popolo. Ogni uomo, donna, bambino della contea prega per l’ anima e la salvezza di quest ‘eroe, nella speranza che riunisca i regni in guerra e riporti la pace. Per diventare un capo incontrastato però, Jorg non potrà certo combattere secondo le regole. D ‘altronde, seguirle non ha mai fatto parte dei suoi piani…
«Un fantasy morboso e crudo, che gronda emozioni forti.»
Publishers Weekly
«Le scene di violenza sono così vivide che vi sembrerà di vedere il sangue scorrere sulla pagina.»
Galaxy Book Reviews
Mark Lawrence
ricercatore scientifico, si occupa principalmente di intelligenza artificiale. Vive in Inghilterra. Il re dei fulmini è il secondo episodio di una grande saga, che inizia con Il principe dei fulmini, già pubblicato in Italia dalla Newton Compton.

Il ranch delle ombre

In un grande ranch della prateria Nancy si dedica alla ricerca di un forziere ricolmo d’oro nascosto al tempo dei pionieri da un giovane e romantico fuorilegge. Ma qualcuno le fa concorrenza in modo non del tutto legale disseminando di trappole e agguati la strada che porta al tesoro. Il notturno fantasma di un cavallo, la scritta su un vecchio orologio e un’antica e misteriosa bottiglia sono i pezzi di uno strano rompicapo che Nancy Drew saprà ricostruire.

Il ragno nero

Nel corso della sua attività di scrittore Jeremias Gotthelf non si allontanò mai dal paese di Lützelflüh, vicino a Berna. E le sue storie si svolgono spesso fra anguste e selvatiche valli della Svizzera tedesca, senza che lo sguardo si spinga oltre. Eppure, pochi narratori moderni hanno un respiro epico paragonabile, per vastità e vigore, a quello di Gotthelf. Fra i suoi racconti *Il ragno nero* spicca come il più conosciuto e celebrato – e sono in molti a considerarlo uno dei più belli che mai siano stati scritti. Tale è la forza delle sue immagini che Canetti ebbe a dire: «Lessi *Il ragno nero* e mi sentii perseguitato, come se quel ragno si fosse annidato nel mio viso». Un punto è evidente: nel *Ragno nero* , che si apre come una storia di battesimi di paese, l’inconscio esige per la prima volta il ruolo di protagonista e appare alla luce gettando nel panico chi lo percepisce. E il terrore che si genera è tanto più intenso in quanto non si configura all’interno di una cornice che presenta tutti i connotati del fantastico, ma al contrario interviene e agisce nell’ambito di un mondo quieto, ordinato, solerte, sullo sfondo di una natura che sembra ignara del male. *Il ragno nero* (1842) apparve per la prima volta in Italia nel 1945 nella eccellente versione – qui ripresa con alcuni ritocchi – che Massimo Mila condusse sull’edizione di Rütten & Loening, Potsdam, 1942.

Il raggio verde

Godfrey, il giovane e viziato nipote di uno dei due uomini più ricchi di San Francisco, decide, prima di affrontare il matrimonio già accordato, di compiere un grande viaggio per conoscere l’ignoto e provare la sua abilità a superare eventuali prove nel mondo. Imbarcato sulla migliore delle navi dello zio, parte per il suo viaggio accompagnato, malvolentieri, da Tartelett professore di danza e portamento del ragazzo, che mal si adatta alla condizione di navigatore e viaggiatore. Dopo alcuni giorni di navigazione sul “Dream, robusto piroscafo di seicento tonnellate di stazza e della forza di duecento cavalli”, guidati dall’esperto capitano Turcotte, le avverse condizioni meteo ostacolano la navigazione fino a causare il naufragio. Godfrey e Tartelett sono gli unici superstiti che si ritrovano sugli scogli di un’isola. Qui inizia la loro sopravvivenza fatta di espedienti per cibarsi, esplorare l’isola, creare un alloggio in una sequoia secolare cava, cercare una possibilità di salvezza e affrontare gli strani e misteriosi incontri.

Il ragazzo leopardo

1763. Alla viglia dell’esecuzione di Maria Antonietta, nella Parigi pericolosa e caotica in mano ai rivoluzionari, si incrociano vari intrighi: quello dei pochi amici rimasti alla regina, che usano il suo cane carlino per farle avere messaggi in prigione, e quello delle indagini del brigadiere capo Edmond e dell’aiuto Jonathan, due robusti neri ingaggiati dal marchese d’Andercon per trovare “il ragazzo leopardo”, un ragazzo di 15 anni, muto, dalla pelle a chiazze bianche e nere, che ne denuncia l’origine meticcia. Tutti lo cercano e hanno solo dodici ore, quelle che mancano all’esecuzione della regina.

Il ragazzo del lago

Non è che un ragazzino Aimone, quando, giovanissimo cameriere all’Hotel Suisse di Como, ottiene di andare in Germania per imparare il tedesco e il mestiere di maître d’hotel. Qualche giorno dopo, a Oberhof, nel castello del principe Watzesky e della sua signora, osserva rapito dal fondo della hall il bel mondo che si appresta a celebrare la notte di San Silvestro del 1938. Mentre la padrona di casa scende le scale, a metà dello scalone, scorge il ragazzo al fondo della sala. Inizia ad ansimare, si appoggia alla ringhiera, si accascia. Di colpo, l’orchestra smette di suonare. Solo pochi giorni dopo, quel ragazzino nato a Dongo, identico come una goccia d’acqua al figlio che la donna ha da poco perduto, si troverà catapultato nella vita sfarzosa della capitale nazista. E addirittura ospitato nel bunker di Hitler. Ma non è che il primo coup de théàtre di questa straordinaria epopea. Perché rientrato in Italia al seguito di una delusione amorosa, e arruolato nell’esercito, Aimone dopo l’8 settembre diventa partigiano. Viene arrestato, atrocemente torturato, impacchettato con destinazione Mauthausen, il campo dell’orrore. Ma proprio mentre tutto sembra ormai perduto, un nuovo colpo di scena cancella la parola fine e rimette in moto la storia di Aimone. Il 27 aprile del 1945, quando la colonna della Wehrmacht si arresta alle porte di Dongo, sarà proprio il ragazzo del lago, l’unico che sappia parlare tedesco, a trattare la resa di Mussolini e dei gerarchi fascisti.
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Il ragazzo che parlava con gli animali

Questo è un racconto che troverete facilmente in rete, un racconto breve, una favola per amanti degli animali, per chiunque abbia sognato di poter vivere con gli altri esseri viventi in totale comunità di intenti

Il ragazzo che credeva in Dio

In una lontana primavera che traboccava di vita, Carmine decide di farsi prete. Nulla sfugge a quell’energia che con l’aiuto di qualche libro ha imparato a chiamare Dio. Adesso, alla soglia dei cinquant’anni, quella certezza che l’appagava è solo un lontano ricordo. Ad accrescere il suo turbamento, da un villaggio sulle montagne del Montenegro arriva Alena, splendida e giovanissima personificazione del dolore, costretta con la forza a prostituirsi. Attorno, un coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza sullo sfondo di una Taranto torrida e inquinata: Pietro, operaio al siderurgico con il padre malato di cancro; Nino, adolescente di buona famiglia adescato dalla malavita locale; Cataldo, figlio di un povero pescatore con il sogno del pallone come riscatto sociale; Sandra, ex compagna di scuola nonché primo e unico amore di Carmine.
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Il racconto del Vajont

Il 9 ottobre 1963 dal monte Toc, dietro la diga del Vajont, si staccano tutti insieme 260 milioni di metri cubi di roccia che piombano nell’invaso sollevando un’onda che scavalca la diga e cancella letteralmente dalla faccia della terra cinque paesi (Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè) uccidendo 2000 persone. Non si trattò di un «disastro naturale», come scrissero i cronisti all’indomani della strage, ma di una tragedia provocata dall’uomo. Paolini e Vacis ricostruiscono questa drammatica vicenda tipicamente italiana, che passa per la distruzione della civiltà contadina in nome del progresso, per le grandi e le piccole arroganze dei potenti, per l’impotenza dei cittadini costretti ad affrontare uno «Stato nello Stato» (è il giudizio di un democristiano sulla società costruttrice della diga, nel 1961). Si illuminano così le trasformazioni che hanno attraversato il nostro paese dal dopoguerra a oggi. Questo libro è il frutto di un’esperienza che ha già coinvolto migliaia di persone in tutta Italia. Dal 1993 Marco Paolini racconta questa grande tragedia civile. Ha iniziato nelle case degli amici, e poi, centinaia e centinaia di volte, in un monologo che dura più di tre ore, di fronte a un pubblico attento e partecipe, nelle piazze, nelle scuole, nei circoli culturali, negli ospedali, nelle radio, nei teatri, nei festival di tutta Italia e in televisione, nella celebre trasmissione che la sera del 9 ottobre 1998 tenne incollati allo schermo milioni di telespettatori. Scoprire o rileggere Il racconto del Vajont oggi significa tenere viva una memoria che non può e non deve andare perduta. Questa nuova edizione è arricchita da due saggi inediti di Marco Paolini (Il Vajont e L’Aquila, due tragedie parallele) e di Gabriele Vacis (Il racconto e la consapevolezza del tempo).
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### Sinossi
Il 9 ottobre 1963 dal monte Toc, dietro la diga del Vajont, si staccano tutti insieme 260 milioni di metri cubi di roccia che piombano nell’invaso sollevando un’onda che scavalca la diga e cancella letteralmente dalla faccia della terra cinque paesi (Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè) uccidendo 2000 persone. Non si trattò di un «disastro naturale», come scrissero i cronisti all’indomani della strage, ma di una tragedia provocata dall’uomo. Paolini e Vacis ricostruiscono questa drammatica vicenda tipicamente italiana, che passa per la distruzione della civiltà contadina in nome del progresso, per le grandi e le piccole arroganze dei potenti, per l’impotenza dei cittadini costretti ad affrontare uno «Stato nello Stato» (è il giudizio di un democristiano sulla società costruttrice della diga, nel 1961). Si illuminano così le trasformazioni che hanno attraversato il nostro paese dal dopoguerra a oggi. Questo libro è il frutto di un’esperienza che ha già coinvolto migliaia di persone in tutta Italia. Dal 1993 Marco Paolini racconta questa grande tragedia civile. Ha iniziato nelle case degli amici, e poi, centinaia e centinaia di volte, in un monologo che dura più di tre ore, di fronte a un pubblico attento e partecipe, nelle piazze, nelle scuole, nei circoli culturali, negli ospedali, nelle radio, nei teatri, nei festival di tutta Italia e in televisione, nella celebre trasmissione che la sera del 9 ottobre 1998 tenne incollati allo schermo milioni di telespettatori. Scoprire o rileggere Il racconto del Vajont oggi significa tenere viva una memoria che non può e non deve andare perduta. Questa nuova edizione è arricchita da due saggi inediti di Marco Paolini (Il Vajont e L’Aquila, due tragedie parallele) e di Gabriele Vacis (Il racconto e la consapevolezza del tempo).