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La bustarella

Alcuni degli avvenimenti riferiti in La bustarella evocheranno un’attualità recente, spesso più romanzesca del romanzo stesso. Senonché, in realtà, tali avvenimenti e il loro mistero trascendono, purtroppo, la nostra comprensione, sicché noi non sappiamo, in genere, come si siano svolte davvero le cose.
L’autore si è dunque liberamente ispirato alle mille e una notte di una storia contemporanea in cui si affrontano, lanciati all’inseguimento della ricchezza e dell’amore, i nuovi principi dell’Oriente. Il mondo insolito descritto in queste pagine è così vicino alla verità che alcune persone potranno forse riconoscersi fra i protagonisti della vicenda. Il che, beninteso, sarà meramente casuale.

La bussola d’oro

Lyra vive al Jordan College di Oxford. Ma il mondo di Lyra è ben diverso dal nostro. Oltre l’Oceano c’è l’America, ma lo stato più importante di quel continente si chiama Nuova Francia; giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico; lo studio della natura viene chiamato “teologia sperimentale”. E soprattutto ogni essere umano ha il suo daimon: un compagno, una parte di sé, di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine. Ma questo mondo sta per attraversare un periodo critico…

La brocca rotta

La brocca rotta (in tedesco: Der Zerbrochne Krug) è una commedia scritta da Heinrich von Kleist.
La brocca rotta deride la fallacità della natura umana e del sistema giuridico. Come nell’Edipo re anche qui vi è la colpevolezza del giudice, ma differentemente dalla tragedia di Sofocle, la sua colpevolezza è svelata al pubblico dal principio.
La commedia racconta la storia di Adamo, giudice del villaggio olandese di Huisum, che deve guidare un processo per scoprire il colpevole della rottura di una brocca a casa di sua cugina Comare Marta e della sua giovane figlia Eva, aiutato dal suo consigliere Lampo e sotto la supervisione straordinaria del Consigliere di giustizia Walter da Utrecht.
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### Sinossi
La brocca rotta (in tedesco: Der Zerbrochne Krug) è una commedia scritta da Heinrich von Kleist.
La brocca rotta deride la fallacità della natura umana e del sistema giuridico. Come nell’Edipo re anche qui vi è la colpevolezza del giudice, ma differentemente dalla tragedia di Sofocle, la sua colpevolezza è svelata al pubblico dal principio.
La commedia racconta la storia di Adamo, giudice del villaggio olandese di Huisum, che deve guidare un processo per scoprire il colpevole della rottura di una brocca a casa di sua cugina Comare Marta e della sua giovane figlia Eva, aiutato dal suo consigliere Lampo e sotto la supervisione straordinaria del Consigliere di giustizia Walter da Utrecht.

La brigata dell’Apocalisse

La Terra è un mondo martoriato, l’esplosione demografica pare inarrestabile e le risorse sono limitate. Intere popolazioni sono alla fame e un potere egemonico si vede ogni giorno di più sfuggire di mano la situazione… ma un’improvvisa catena di delitti “eccellenti” sconvolge il delicato equilibrio del pianeta, non solo perché la prima vittima è il potentissimo colonnello Kleinman, leader della City, ma perché il mistero che circonda gli omicidi ha dell’incredibile. Se ne accorgerà presto l’ispettore Dave Poliakoff, alias Krsnadeva, quando tutti gli indizi sembrano rivelare inequivocabilmente che gli assassini sono… creature di un altro pianeta! Che cosa sta succedendo realmente sulla Terra? E che cosa sta succedendo a Poliakoff, proiettato in una misteriosa dimensione fra sogno e realtà e protagonista di un’enigmatica quest? E chi sono gli ineffabili personaggi che lo accompagnano: il prodotto di una mente folle o creature manipolate da un potere ignoto?

La brigata

Novembre 1944, la guerra in Europa si avvicina a una svolta decisiva. Il governo britannico, dopo molte esitazioni autorizza la formazione di una brigata di cinquemila ebrei volontari da inviare in Europa a combattere l’esercito tedesco. La loro vera battaglia comincia dopo la resa della Germania, quando ai loro occhi e a quelli del mondo intero si rivelano le proporzioni spaventose della Shoah, l'”Annientamento”. E così alcuni di questi soldati si organizzano in squadre di giustizieri che, sotto il naso degli eserciti alleati, scovano e uccidono ufficiali nazisti entrati in clandestinità.
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La bibliotecaria

La bibliotecaria è una metafora che permette di guardare la realtà da un punto di vista a dir poco inusuale, una sorta di sguardo dall’impossibile che capovolge dimensioni e valori rivelando l’ignoranza di coloro che opprimono i “diversi”, e i rischi che si corrono a sottovalutare le capacità di chi viene considerato inferiore. Il personaggio principale è una tarma, Marta, un insetto che vive in una libreria e si nutre di cultura.
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La biblioteca degli incubi. La luce della notte

Tenere la luce accesa non vi servirà a nienteMarshall Seaver ha sedici anni, ed è una preda. Macabre apparizioni lo perseguitano, voci inquietanti lo tormentano e lo costringono ad affrontare l’oscura verità: a dargli la caccia è qualcosa di soprannaturale. È lo Scavatombe, un personaggio dei suoi disegni che sembra essersi improvvisamente materializzato. Eppure l’estate sembrava tranquilla, finché il suo amico Cooper è scomparso nel nulla, senza lasciare traccia. Tutti pensano che sia scappato e che tornerà presto, ma Marshall sa che è solo l’inizio di un incubo a occhi aperti, popolato da mostri semi-umani, fantasmi e morti viventi. Sparizioni, omicidi, sinistre visioni che conducono alla follia: c’è un filo rosso di paura che lega tutto questo a Marshall e allo Scavatombe. Con l’aiuto della sorella di Cooper, l’unica persona a cui riesce a raccontare ciò che sta accadendo, Marshall dovrà guardare negli occhi l’orrore, e sconfiggerlo.D.J. MacHaleè il creatore, regista e produttore di diverse serie televisive e film per ragazzi (in onda su Nickelodeon, The Disney Channel, HBO, Showtime, PBS, Discovery Kids). È autore della saga di straordinario successo Pendragon – Journal of an Adventure through Time and Space. La luce della notte è il primo episodio di una nuova avvincente serie da brivido. Vive con la famiglia in California.

La bibbia maya

Quattro secoli fa, un saggio quiché ha trascritto, nel manoscritto noto come Popol- Vuh, le tradizioni millenarie del suo popolo. Non era stato possibile, fino ai nostri giorni, penetrare il senso esoterico né cogliere la portata storiografica di questo documento, scritto in un linguaggio simbolico che pareva indecifrabile. Raphaël Girard ha intrapreso questa lettura riuscendo, come commenta Paul Radin, a comporre «una delle più grandi sintesi etnologiche della nostra epoca», che illumina, oltre che «le culture aborigene americane, anche la storia della civiltà in generale».

Il Popol- Vuh è un documento unico negli annali dell’umanità. Fonte diretta scritta dai MayaQuiché, spiega il primo istante e i successivi sviluppi della vita di una religione, di una società, di un’arte, di una cultura. Raphaël Girard con le sue scoperte fa risorgere davanti ai nostri occhi la vita, rimasta finora così enigmatica, degli antichi Maya, dimostrando di avere in mano con certezza la chiave per raggiungere la piena comprensione del Popol-Vuh.

La bibbia del gatto

«Ogni giorno quelle piccole creature mi insegnano qualcosa di nuovo, il che dimostra ancora una volta che non tutti i gatti reagiscono allo stesso modo a una determinata situazione. Si può generalizzare e affermare che alcuni faranno “questo” mentre altri no, ma la cosa più frustrante (o più affascinante, a seconda dei punti di vista) è che i gatti sono degli individui a sé e che le loro reazioni al mondo esterno dipendono sia dalla genetica che dall’esperienza». Dopo il successo di Cat detective e Cat confidential, in questo nuovo manuale Vicky Halls, un’autorità mondiale sul comportamento felino, fornisce informazioni indispensabili a tutti coloro che decidono di intraprendere una sana, allegra e proficua convivenza con uno o più mici: dall’acquisto alla cura quotidiana, dal cibo allo svago, dalla gestione dell’ansia alle coccole. Frutto di anni di esperienza e di pratica sul campo, La Bibbia del gatto è la più completa guida per ogni gattofilo, ricca di informazioni e consigli pratici, di suggerimenti e di infallibili rimedi per ogni tipo di esigenza (ed emergenza) felina.

La Bestia Sono Io

“La bestia sono io” Di Luisa D. Contemporaneo M/M
Gregory, nuovo sceriffo della Contea di Cottle in Texas, ha ben chiaro quale sarà il suo primo incarico. Sei anni prima ha trovato un cadavere in una vecchia baracca poi misteriosamente scomparso. Purtroppo, nessuno ha voluto credere alle sue parole e il caso è stato archiviato. La voglia di vendetta anima ogni suo gesto, ma un ritorno inaspettato in città porterà altro scompiglio nelle nuove indagini.
Dylan è un ragazzo chiuso, solitario, abituato a nascondersi, a far finta di non esistere; è tornato a Cottle per riprendere in mano la vita che gli è stata negata da un padre malvagio, ma il suo desiderio di ricominciare sarà messo a dura prova dai ricordi di un passato lontano ma ancora doloroso.
Gregory e Dylan sono due uomini fragili, insicuri ma pronti a tutto pur di portare a termine il loro obbiettivo: mettere in discussione ogni cosa per ottenere il loro meritato lieto fine.

La bestia nella giungla

Tra i padri del moderno romanzo e pioniere di una forma narrativa assolutamente innovativa, in questo racconto Henry James ci porta nell’Inghilterra dell’800, dove il protagonista, John Marcher, confida a una sua giovane amica il presentimento che presto la sua vita sarebbe stata rivoluzionata da un evento in agguato, tra le pieghe della sua esistenza, come una bestia nella giungla. Una delle opere più apprezzate di James, contenente probabilmente anche diversi riferimenti autobiografici, presenta i tratti distintivi della sua scrittura: l’ampio uso del monologo, l’introspezione psicologica, l’indagine delle angosce e del panico della vita di tutti i giorni, la paura che il proprio impegno, per quanto grande possa essere, non venga apprezzato e ritenuto valido. Da leggere tutto d’un fiato.

(source: Bol.com)

La bellezza del segno

‘La nostra scrittura dice molto di noi. Come il nostro volto e la nostra voce, è unica e ci assomiglia. Quando scriviamo a mano il tempo rallenta, diventa nostro, ci distacchiamo dall’assillante urgenza quotidiana, stiamo con noi stessi.’ Un libro sulla pratica, sui significati della scrittura a mano e della calligrafia, scritto da una delle più stimate calligrafe italiane.

‘Quando vi dedicate alla scrittura cercate di essere consapevoli dello spazio che vi circonda, osservate il luogo in cui vi trovate e il foglio di carta davanti a voi. Tutto questo spazio, dentro e intorno a voi, non è vuoto, ma semplicemente in attesa. Lasciate che le emozioni si diffondano lungo il braccio fino ad arrivare al cuore. Il pennino, la mano, il braccio e il cuore diventeranno una cosa sola.’ Così il calligrafo Ewan Clayton spiega come può esserci una simbiosi tra i moti del corpo e del pensiero. La scrittura a mano rappresenta una forma di autoeducazione del pensiero, lascia spazio al tempo dell’immaginazione, dell’apprendimento, della progettazione. In particolare, fare calligrafia significa superare le consuetudini: le lettere, simili ma non identiche, vengono tracciate secondo regole precise, o sapientemente deformate. All’inizio risulterà difficile, ma l’arte della calligrafia ci impone di scegliere di rallentare, e di osservare.

(source: Bol.com)

La bellezza d’Ippolita

Ad uno dei bivi del Friuli, là dove le strade si aprono verso Vienna o verso Lubiana, sorge il distributore d’Ippolita. Ed è qui, nell’andirivieni del traffico, nel fracasso dei motori, tra l’odore familiare della nafta e le facili galanterie dei camionisti che Ippolita ritrova la consapevolezza e come il gusto della sua bellezza mentre, al minuto commercio della piccola stazione di servizio, si aggiunge tutto un groviglio di casi e di sentimenti. Vivendo come ai margini della vita, avvertendola appena nel segno fuggevole sopra la targa degli autotreni, Ippolita acquista una più saggia visione delle cose, una cauta furberia e una malizia sufficiente a non lasciarsi tentare da passeggere seduzioni. Barricata dietro la sua avvenenza, ella parrebbe rappresentare, qualche attimo prima che la corsa dell’autostrada si concluda nello sfavillio notturno della città, il simbolo di una inattaccabile fortezza. Basta poco invece, l’imprevisto di una festa o un incontro, perché si compia la fatalità che da sempre covava nel corpo d’Ippolita. Questo romanzo che, sin dal suo apparire, ottenne il consenso del pubblico più vasto e insieme della critica più esigente, non sembra aver perso nulla della sua vitalità, della sua energia, del suo rigore stilistico. « Esempio non comune d’equilibrio tra istinto e grazia letteraria » venne allora definito. Ed è giudizio che si può legittimamente riprendere anche a tanta distanza di anni. Da La bellezza d’Ippolita è stato tratto un film con Gina Lollobrigida, Milva ed Enrico Maria Salerno.

La bella e la bestia

Torna Matthew Hope, il dinamico, simpatico e tenace avvocato di Calusa, Florida. E torna in uno di quei casi penali di cui è costretto, di sua volontà, ma costretto, ad occuparsi e di cui non ha molta esperienza. Stavolta è il caso George Harper, accusato di aver picchiato la moglie e di averla poi uccisa in modo brutale, ad occupare tutto il suo tempo. Michelle Harper è la vittima, la donna più bella che Matthew Hope abbia mai visto. E l’uomo accusato di essere il suo assassino è forse l’uomo più brutto che esista, tanto brutto, enorme, scimmiesco, che qualcuno lo chiama King Kong. C’è chi lo descrive violento e brutale e chi sostiene che è dolce e gentile. Qualcuno mente. Ma chi? E perché? A Matthew Hope il suo cliente non piace, ne ha paura, non gli è simpatico, eppure, nonostante tutto, nonostante tutte le prove, non è affatto convinto della sua colpevolezza. Per questo si mette a indagare e scopre una lunga storia tenebrosa, sporca, allucinante. La storia della bella e la bestia.

La Bella e la Bestia

La favola “La Bella e la Bestia” è stata tratta dalla collana “I Racconti delle Fate” di Carlo Collodi: una raccolta di fiabe che Collodi ha tradotto dal francese e che, come dice egli stesso nella prefazione, “nel voltare in italiano (…)  qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti, sia di vocabolo, sia di andatura di periodo, sia di modi di dire: e questo ho voluto notare qui di principio, a scanso di commenti, di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario. Peccato confessato, mezzo perdonato: e così sia.” Tutti i racconti di questa collana si concludono con una “morale” rivolata ai giovani lettori/lettrici; questa favola ha la particolarità di proporne due! “La Bella e la Bestia” e “Il Principe amato” sono state originariamente scritte da Jeanne-Marie Leprince de Beaumont.
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