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La bestia nera

La bestia nera: Una nuova inchiesta di Max Gilardi by Elda Lanza
«*Una Camilleri in gonnella!*»
**Marco Vichi**
«*La sua scrittura è sempre elegante, colta. I suoi omicidi sono in punta di penna.*»
**la Repubblica**
«*È stata il volto degli anni eroici della tv di Stato, vissuti con garbo ed eleganza. Oggi ha successo con thriller mozzafiato. Ma non ha messo via ironia e ricordi.*»
**Famiglia Cristiana**
«*Dalla sua fantasia irrompe la cronaca con delitti da risolvere su e giù per l’Italia, intrighi, il bel mondo, la vita di strada.*»
**La Stampa**
Un cane nero addestrato per uccidere, della stessa razza di Dick, il cane di Max Gilardi, è la bestia nera. Accusato di aver azzannato un uomo, e poi prosciolto dalle prove della polizia scientifica, Dick è innocente, ma resta tuttavia la domanda: è casuale la morte, identica, di una bimba nel parco dove Max Gilardi stava correndo come d’abitudine con il suo cane? O proprio Gilardi è il *fil rouge *di una catena di omicidi che sembra collegare un losco faccendiere del porto di Napoli a una facoltosa e rispettabile famiglia borghese? Per smascherare il colpevole, gli toccherà riannodare vecchie vicende dei suoi primi processi, scartare false piste, affrontare i fantasmi della paura. Con Gilardi, anche noi restiamo impigliati nelle maglie di questo giallo, scritto da Elda Lanza con passione, eleganza e ironia.

Bestia da latte

Vengono da un mondo lontano i ricordi che si sprigionano nella mente del protagonista di questo romanzo nel momento in cui apprende della morte di uno zio un tempo molto amato e poi altrettanto detestato. Per la precisione – se poi davvero precisi possono essere i ricordi dell’infanzia – vengono da un piccolo paese del Nordest, durante gli anni Sessanta, quando la coda del boom economico inizia a cambiare le abitudini e i comportamenti. È l’epoca in cui ‘le stalle hanno cominciato a puzzare’ e ‘gli animali – così come la terra – sono diventati materia per la produzione industriale’. Ma a tornare alla mente del protagonista sono soprattutto i momenti vissuti insieme al cugino Giuseppe. Perché è proprio il complesso rapporto fra i due a segnare, forse più di ogni altra cosa, la sua infanzia. Un rapporto fatto di grande complicità ma anche di violenza e di paura: sentimenti, questi, che non lo hanno più abbandonato, né mai è riuscito a sciogliere nella loro aggrovigliata natura. Oggi, il bambino di allora, arrivato alla soglia dei sessant’anni, si chiede le ragioni di quella violenza sorda, cupa, marcio frutto di altra violenza. E si chiede se la sua vita, senza quelle vicende ormai lontane, sarebbe stata diversa. Gian Mario Villalta, narratore, saggista, poeta tra i più significativi della nostra letteratura, con Bestia da latte scrive un romanzo intenso e potente, una storia di famiglia e insieme di formazione, capace di far vibrare le corde più intime e sensibili dei lettori.

(source: Bol.com)

Berta Isla

Berta Isla (versione italiana) by Javier Marías
Berta Isla ha sposato Tomás pensando di conoscerlo da sempre, che anzi fosse lui a non conoscere qualcosa di lei, a non sapere cioè della verginità perduta con un altro uomo. Eppure è proprio il buon Tomás, il prevedibile Tomás a nascondere il segreto piú grande e sconvolgente. Nessuno come Marías sa mostrare il lato oscuro e insieme quello luminoso dell’amore, nessuno meglio di lui sa che ogni cuore che batte è un mistero, persino per il cuore che gli sta piú vicino.
Berta Isla ha sposato Tomás Nevinson nel maggio del 1974, nella chiesa di San Fermín de los Navarros, vicino alla scuola che entrambi hanno frequentato e dove si sono incontrati la prima volta. Lo ha sposato dopo essere stata la sua ragazza per anni senza mai fare l’amore con lui (perché tra buoni borghesi innamorati si usava cosí) e dopo aver perso la verginità con un altro in un giorno che non smetterà mai di ricordare. Lo ha sposato conoscendolo da sempre, convinta di aver trovato il suo destino, ma senza sapere nulla di lui, nulla che fosse davvero importante. Ma Tomás qualcosa di davvero importante lo stava nascondendo e non avrebbe mai potuto dirlo, a lei come a nessun altro. Durante i suoi anni universitari a Oxford infatti, in uno stupido giorno, il caso aveva deciso di condizionare la sua esistenza, e quella della moglie, per sempre. Il nuovo romanzo di Javier Marías è la storia di un amore imperfetto, come lo sono tutti. Di una donna, Berta Isla, che ha scelto di stare accanto a un uomo che può soltanto sperare di conoscere, ma che in fondo non si rivelerà mai per ciò che è realmente. È la storia di una relazione che, finita la passione, si regge in fragile equilibrio sul segreto, sulla lealtà e sul risentimento, su quanto non si vuole o non si può dire. È la storia di due cuori da sempre sconfitti che insieme cercano di resistere nella battaglia.
«Marías ha raggiunto una precisione, un’emozione e un mistero che, oggi come oggi, non hanno pari tra i suoi contemporanei. Superbo».
**«ABC Cultural»**

Berserker: il titano d’acciaio

In un remoto angolo della galassia esiste un’entità denominata Shiva, come la divinità indù della distruzione e della morte. E’ l’ultima delle grandi macchine Berserker e può disporre di una forza bellica senza precedenti. Contro Shiva e le sue legioni di assassini cibernetici si mobilitano le squadre terrestri al comando di Claire Normandy, assistita dal pilota Harry Silver. Ma il minaccioso cervello nascosto nello spazio cela, nei suoi meandri elettronici, un’ultima sorpresa per la razza umana.
Copertina: Marco Patrito

Berserker – Il Titano d’Acciaio

In un remoto angolo della galassia esiste un’entità denominata Shiva, come la divinità indù della distruzione e della morte. E’ l’ultima delle grandi macchine Berserker e può disporre di una forza bellica senza precedenti. Contro Shiva e le sue legioni di assassini cibernetici si mobilitano le squadre terrestri al comando di Claire Normandy, assistita dal pilota Harry Silver. Ma il minaccioso cervello nascosto nello spazio cela, nei suoi meandri elettronici, un’ultima sorpresa per la razza umana.

Bersaglio mobile

Attraverso storie di vita ed esperienze di laboratorio, Alberto Mantovani racconta il complesso mondo del cancro e le varie fasi della guerra condotta da secoli dalla medicina per debellarlo.
“Il sogno dei padri della medicina, agli inizi del Novecento, era sconfiggere il cancro utilizzando le nostre difese naturali, ovvero le armi del sistema immunitario. Oggi, questo sogno è realtà.”
Nell’immaginario collettivo e nel vissuto di molti, nonostante i progressi della ricerca medica, grazie ai quali sta diventando sempre più curabile, il cancro continua a fare paura. Tanto da essere spesso definito il male del secolo, se non del millennio. E bastano pochi numeri a spiegare perché: solo in Italia, 500 morti e 1000 nuovi casi ogni giorno, più o meno equamente divisi tra uomini e donne, e degli attuali circa 3 milioni di pazienti affetti da cancro, circa il 60% sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Ma cos’è un tumore e come si forma? Perché ci ammaliamo? Quali sono le terapie più efficaci nella lotta contro una malattia estremamente difficile da contrastare perché, come un bersaglio mobile, evolve e si trasforma per resistere alle terapie? E quali sono le nuove frontiere della ricerca oncologica? Attraverso storie di vita ed esperienze di laboratorio, Alberto Mantovani racconta il complesso mondo del cancro e le varie fasi della guerra condotta da secoli dalla medicina per debellarlo, una straordinaria avventura fatta di alti e bassi, di successi e momenti bui, ma caratterizzata da costanti progressi nella conoscenza, nella diagnosi e nella terapia. In questo scenario, agli approcci di cura tradizionali come la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia e le terapie mirate, che pure hanno dato notevoli risultati, si affianca oggi l’immunoterapia. Sono infatti numerose le armi del sistema immunitario (come gli anticorpi, i vaccini e le cellule stesse dell’immunità) usate con successo nella lotta al cancro e nella prevenzione, tanto che l’immunoterapia sta cambiando e sempre più cambierà la storia naturale di molti tipi di tumore. Coronando così il sogno dei padri della medicina d’inizio Novecento di sconfiggere il cancro utilizzando le nostre difese naturali. Ma se l’obiettivo dichiarato dell’autore è condividere le sue conoscenze su un argomento di così ampio interesse, la sua «ambiziosa speranza» è quella di «riuscire a fornire al lettore gli strumenti per “autoimmunizzarsi” nei confronti di tutte quelle “fake news” che riguardano cure o tecniche di prevenzione del cancro tanto miracolose quanto prive di ogni fondamento scientifico. E che, travestite da false speranze, creano solo amare illusioni».

Berlin – 3. La battaglia di Gropius

È il dicembre del 1978 quando l’inverno cala su Berlino: il manto candido della neve diventa ghiaccio sopra i relitti di scuole e case, parchi e cortili, al di qua e al di là del Muro. Da tre anni un virus incurabile ha sterminato la popolazione adulta della città, costringendo i ragazzi e i bambini sopravvissuti a crescere all’improvviso, in attesa che, alla fine dell’adolescenza, il virus porti via anche loro.
Divisi in gruppi per organizzarsi e farsi forza, tra i ragazzi si scatena una guerra spietata. Il gruppo di Tegel mette a ferro e fuoco la città sotto la guida della feroce Wolfrun che, fiera come un’amazzone, combatte in groppa a un maestoso destriero. Dalle alte torri di Gropius, Jakob e Christa la vedono arrivare insieme ai suoi. Per portare battaglia. Niente e nessuno sembra in grado di fermarla, eppure qualcuno serba ancora nel cuore una fiammella di umanità…
C’era una ragazza a cavallo, in mezzo alla tormenta. Le vedette non avevano mai visto Wolfrun, ne avevano solo sentito parlare.
Attorno c’era la sua gente, le lingue di fuoco delle torce che il vento cercava di strappare di mano, i turbini di neve.
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### Sinossi
È il dicembre del 1978 quando l’inverno cala su Berlino: il manto candido della neve diventa ghiaccio sopra i relitti di scuole e case, parchi e cortili, al di qua e al di là del Muro. Da tre anni un virus incurabile ha sterminato la popolazione adulta della città, costringendo i ragazzi e i bambini sopravvissuti a crescere all’improvviso, in attesa che, alla fine dell’adolescenza, il virus porti via anche loro.
Divisi in gruppi per organizzarsi e farsi forza, tra i ragazzi si scatena una guerra spietata. Il gruppo di Tegel mette a ferro e fuoco la città sotto la guida della feroce Wolfrun che, fiera come un’amazzone, combatte in groppa a un maestoso destriero. Dalle alte torri di Gropius, Jakob e Christa la vedono arrivare insieme ai suoi. Per portare battaglia. Niente e nessuno sembra in grado di fermarla, eppure qualcuno serba ancora nel cuore una fiammella di umanità…
C’era una ragazza a cavallo, in mezzo alla tormenta. Le vedette non avevano mai visto Wolfrun, ne avevano solo sentito parlare.
Attorno c’era la sua gente, le lingue di fuoco delle torce che il vento cercava di strappare di mano, i turbini di neve.

Berlin – 2. L’alba di Alexanderplatz

Quando la città era ancora la città, ogni mattina le persone si svegliavano a Berlino Ovest e a Berlino Est, divise dal lungo, inesorabile Muro. Quando la città era ancora la città, Timo e Jakob e Christa non potevano immaginare che un giorno sarebbero stati costretti ad aprire gli occhi in un mondo senza più adulti, tra i quartieri di una Berlino irriconoscibile e pericolosa. Una città in cui per sopravvivere si sono divisi in gruppi: Gropiusstadt, Havel, Reichstag, Tegel, Zoo. Nonostante le lotte e le rivalità, però, tutti loro hanno qualcosa in comune: il virus che alla fine dell’adolescenza se li porterà via, come se crescere fosse una condanna.
E il virus non è l’unico pericolo. C’è una creatura misteriosa che si aggira per le strade, sbrana e uccide animali e ragazzi, e poi scompare, quasi fosse invisibile. Soltanto alleandosi è possibile scoprire chi è e difendersi.
Ma nella Berlino che non è più Berlino, è meglio affrontare la minaccia da soli o allearsi con il nemico?
Pensò che la gente, quando è in pericolo, diventa egoista.
E che l’egoismo è come legna per il fuoco.
E che il fuoco, alla fine, brucia tutto.
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### Sinossi
Quando la città era ancora la città, ogni mattina le persone si svegliavano a Berlino Ovest e a Berlino Est, divise dal lungo, inesorabile Muro. Quando la città era ancora la città, Timo e Jakob e Christa non potevano immaginare che un giorno sarebbero stati costretti ad aprire gli occhi in un mondo senza più adulti, tra i quartieri di una Berlino irriconoscibile e pericolosa. Una città in cui per sopravvivere si sono divisi in gruppi: Gropiusstadt, Havel, Reichstag, Tegel, Zoo. Nonostante le lotte e le rivalità, però, tutti loro hanno qualcosa in comune: il virus che alla fine dell’adolescenza se li porterà via, come se crescere fosse una condanna.
E il virus non è l’unico pericolo. C’è una creatura misteriosa che si aggira per le strade, sbrana e uccide animali e ragazzi, e poi scompare, quasi fosse invisibile. Soltanto alleandosi è possibile scoprire chi è e difendersi.
Ma nella Berlino che non è più Berlino, è meglio affrontare la minaccia da soli o allearsi con il nemico?
Pensò che la gente, quando è in pericolo, diventa egoista.
E che l’egoismo è come legna per il fuoco.
E che il fuoco, alla fine, brucia tutto.
### Dalla seconda/terza di copertina
Fabio Geda si è occupato per anni di disagio minorile, esperienza che ha spesso riversato nei suoi libri. *Nel mare ci sono i coccodrilli*, il suo terzo romanzo, ha venduto quattrocentomila copie, è stato tradotto in ventotto paesi, è letto nelle scuole un po’ ovunque e ne sono stati tratti diversi spettacoli teatrali. Ha sempre desiderato scrivere una saga per ragazzi. Ora l’ha fatto.
Marco Magnone è nato nel 1981 ad Asti, dov’è vissuto fino a quando si è trasferito a Torino per l’università. Berlino l’ha scoperta grazie all’Erasmus ed è stato amore a prima vista. Tornato in Italia ha iniziato a lavorare nell’editoria e ascrivere occupandosi soprattutto di narrazioni urbane. Un pezzo del suo cuore però è rimasto sotto la torre di Alexanderplatz.

Benzina

Nell’arco di un giorno e di una notte lenni e Stella, complici e amanti, girano la città per liberarsi del cadavere della madre di Lenni e raggiungere la terra promessa di un amore assoluto. Romanzo di tenera impudicizia, sensuale e innocente, Benzina è una fiaba sporca che brucia in un falò tutte le ansie dell’età giovanile: la ribellione, il disordine sentimentale, il crimine, il desiderio di fuga.

Bentornato Marx!

Marx è morto: questa l’ossessiva litania che sentiamo ripetere, e che forse cela in realtà un auspicio. Perché il “morto” in questione è ancora in forze e non cessa di seminare il panico, denunciando le contraddizioni di un mondo capovolto, fatto di alienazione, sfruttamento e mercificazione universale. Una realtà che abbiamo prodotto noi stessi, ma sembra capace di dominarci. Da queste considerazioni è bene muovere per tornare a leggere Marx e riflettere sull’attualità del suo pensiero, anche oggi che il “socialismo reale” è naufragato. Il fallimento delle sue profezie, infatti, non intacca l’esattezza delle denunce formulate, e la sua critica radicale del capitalismo rappresenta ancora lo strumentario concettuale più “forte” per analizzare la società esistente. In fondo, il progetto di Marx continua a essere la più seducente promessa di felicità di cui la filosofia moderna sia stata capace.

(source: Bol.com)

Benito Cereno

Una nave misteriosa con il suo capitano spagnolo, la bonaccia, un comandante americano che, ligio ai propri doveri, sale a bordo per portare aiuto: è l’avvio di un comune racconto di mare, si rivelerà un satanico doppio gioco narrativo. Quanto accade sulla Saint Dominick, una sorta di immensa scacchiera in cui si mescolano il bianco dei marinai e il nero degli schiavi, il lamento delle cantilene e lo strofinio delle accette, è realtà o sapiente messa in scena? Il centro nascosto del racconto, il segreto di quella nave e forse il cuore di tenebra dell’intero Occidente, sarà svelato solo alla fine. E solo alla fine al lettore sarà svelato l’inganno in cui la macchina perfetta del racconto lo ha fatalmente trascinato. Pubblicato nel volume The Piazza Tales nel 1856, “Benito Cereno” ha subito la stessa sorte del suo autore: passato quasi sotto silenzio al tempo della sua apparizione, è ora considerato un piccolo capolavoro, in cui Melville mette in scena la secolare lotta tra bene e male, Europa e America, schiavo e padrone con il vigore di un’allucinata potenza creativa e la sapienza millimetrica di uno scrittore impeccabile. Postfazione di Beniamino Placido.

Il Benefattore

Il Benefattore dall’incipit de libro IL BENEFATTORE I. Dal balcone centrale dell’Albergo del Gallo in piazza del Municipio a Settefonti, visto fermare la carrozza davanti al portoncino, l’albergatore era sceso giù in maniche di camicia, per dare il ben arrivato ai forestieri; e rimaneva un po’ deluso, scorgendo che la carrozza ne conteneva uno solo. Il quale poi non si affrettava a smontare, ma restava rannicchiato in fondo al legno, con gli occhi socchiusi, quasi non avesse ancora avuto il tempo di svegliarsi interamente dal sonno fatto lungo la strada. Invece, il viaggiatore non credeva di essere già arrivato. Udita però la voce dell’albergatore che, cavandosi il berretto di lana a maglia con fiorami rossi e verdi, gli domandava se doveva poi portar su le due valigie, balzava lesto a terra accennando col capo una risposta affermativa; e si metteva sùbito a guardare attorno, per la piazza, come persona che cercasse d’indovinare una località, un indirizzo, secondo le indicazioni ricevute.
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I benandanti

Con questo volume (apparso in prima edizione nel 1966) Carlo Ginzburg ha ricostruito una vicenda, che getta nuova luce sul problema generale della stregoneria. l «benandanti» – cosí si chiamavano nel Friuli, tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, i portatori di un culto della fertilità – si presentarono in un primo tempo come difensori dei raccolti contro le streghe e gli stregoni. Poi, in meno di un secolo, sotto la pressione degli inquisitori, eccoli inaspettatamente assumere i tratti degli odiati antagonisti.
Questa trasformazione ha probabilmente valore esemplare. Le diramazioni al di là delle Alpi delle credenze imperniate sui «benandanti» consentono di avanzare un’ipotesi generale sul significato e le origini della stregoneria popolare.
«Il Ginzburg – ha scritto Alberto Tenenti su “Studi storici” – propone all’attenzione degli studiosi una massa di documenti che nessuno prima di lui aveva sfruttato. In un campo in cui le indagini sono cosí scarse e lo stesso ritrovamento di materiale nuovo è assai arduo, non si può non plaudire alla sua ricerca e annettere la piú grande importanza alle serie archivistiche da lui messe in luce».

Bellezza selvaggia

**L’amore fiorisce nei luoghi più misteriosi**
Per quasi due secoli le Nomeolvides sono state legate al giardino della Pradera, la splendida tenuta che incanta i visitatori di tutto il mondo, giunti appositamente per ammirare le sue piante rigogliose. La bellezza del giardino, infatti, dipende direttamente dai poteri delle donne che lo custodiscono e che sono in grado di far sbocciare i fiori più belli con un solo tocco. Ma il loro legame con la terra è connesso a una maledizione: se si innamorano, i loro amanti svaniscono nel nulla. Dopo generazioni di inspiegabili scomparse, all’improvviso nel giardino viene ritrovato uno strano ragazzo. È Estrella, una delle ragazze più giovani, a prendersi cura di lui, mentre le Nomeolvides si interrogano sul misterioso nuovo arrivato, che ricorda a malapena il suo nome: Fel. La ricerca della verità nel passato della Pradera e di Fel porterà Estrella a scoprire segreti tanto magici quanto pericolosi, che affondano le radici in eventi accaduti secoli prima.
**Da un’autrice pluripremiata
Entra nel magico giardino custodito da generazioni di donne che si tramandano una terribile maledizione**
«Romantico e misterioso, questo romanzo evocativo e lussureggiante è un vero piacere per i lettori.»
**Kirkus**
«McLemore in questo romanzo unisce suspense, folklore, romanticismo e una prosa ricca. Magia pura: feroce, luminosa e fiammeggiante.»
**Booklist**
«Un racconto vibrante e magico che non si dimentica facilmente… Questa fantastica favola delizierà i suoi lettori.» 
**Library Journal**
**Anna-Marie McLemore**
È nata ai piedi delle Montagne di San Gabriel, in California. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua scrittura, tra i quali una selezione per la Junior Library Guild Selection, a cui è seguito il premio YALSA Best Fiction for Young Adults. Ha vinto il premio National Book Award per Young People’s Literature, ed è stata candidata allo Stonewall Honor Book 2017. Con *Bellezza selvaggia* arriva per la prima volta in Italia.
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### Sinossi
**L’amore fiorisce nei luoghi più misteriosi**
Per quasi due secoli le Nomeolvides sono state legate al giardino della Pradera, la splendida tenuta che incanta i visitatori di tutto il mondo, giunti appositamente per ammirare le sue piante rigogliose. La bellezza del giardino, infatti, dipende direttamente dai poteri delle donne che lo custodiscono e che sono in grado di far sbocciare i fiori più belli con un solo tocco. Ma il loro legame con la terra è connesso a una maledizione: se si innamorano, i loro amanti svaniscono nel nulla. Dopo generazioni di inspiegabili scomparse, all’improvviso nel giardino viene ritrovato uno strano ragazzo. È Estrella, una delle ragazze più giovani, a prendersi cura di lui, mentre le Nomeolvides si interrogano sul misterioso nuovo arrivato, che ricorda a malapena il suo nome: Fel. La ricerca della verità nel passato della Pradera e di Fel porterà Estrella a scoprire segreti tanto magici quanto pericolosi, che affondano le radici in eventi accaduti secoli prima.
**Da un’autrice pluripremiata
Entra nel magico giardino custodito da generazioni di donne che si tramandano una terribile maledizione**
«Romantico e misterioso, questo romanzo evocativo e lussureggiante è un vero piacere per i lettori.»
**Kirkus**
«McLemore in questo romanzo unisce suspense, folklore, romanticismo e una prosa ricca. Magia pura: feroce, luminosa e fiammeggiante.»
**Booklist**
«Un racconto vibrante e magico che non si dimentica facilmente… Questa fantastica favola delizierà i suoi lettori.» 
**Library Journal**
**Anna-Marie McLemore**
È nata ai piedi delle Montagne di San Gabriel, in California. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua scrittura, tra i quali una selezione per la Junior Library Guild Selection, a cui è seguito il premio YALSA Best Fiction for Young Adults. Ha vinto il premio National Book Award per Young People’s Literature, ed è stata candidata allo Stonewall Honor Book 2017. Con *Bellezza selvaggia* arriva per la prima volta in Italia.

LA BELLEZZA D’ IPPOLITA

Ad uno dei bivi del Friuli, là dove le strade si aprono verso Vienna o verso Lubiana, sorge il distributore d’Ippolita. Ed è qui, nell’andirivieni del traffico, nel fracasso dei motori, tra l’odore familiare della nafta e le facili galanterie dei camionisti che Ippolita ritrova la consapevolezza e come il gusto della sua bellezza mentre, al minuto commercio della piccola stazione di servizio, si aggiunge tutto un groviglio di casi e di sentimenti. Vivendo come ai margini della vita, avvertendola appena nel segno fuggevole sopra la targa degli autotreni, Ippolita acquista una più saggia visione delle cose, una cauta furberia e una malizia sufficiente a non lasciarsi tentare da passeggere seduzioni. Barricata dietro la sua avvenenza, ella parrebbe rappresentare, qualche attimo prima che la corsa dell’autostrada si concluda nello sfavillio notturno della città, il simbolo di una inattaccabile fortezza. Basta poco invece, l’imprevisto di una festa o un incontro, perché si compia la fatalità che da sempre covava nel corpo d’Ippolita. Questo romanzo che, sin dal suo apparire, ottenne il consenso del pubblico più vasto e insieme della critica più esigente, non sembra aver perso nulla della sua vitalità, della sua energia, del suo rigore stilistico. « Esempio non comune d’equilibrio tra istinto e grazia letteraria » venne allora definito. Ed è giudizio che si può legittimamente riprendere anche a tanta distanza di anni. Da La bellezza d’Ippolita è stato tratto un film con Gina Lollobrigida, Milva ed Enrico Maria Salerno.