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Racconti di paglia

Nella raccolta “Racconti di Paglia” (scritti da Daniele tra i sedici e i diciassette anni) coabitano la freschezza del ragazzino spaesato e curioso del sesso e la saggezza di chi, nonostante l’età, non può fare a meno di andare al fondo delle cose. Il risultato è un “lavoro culturale” (e cito Luciano Bianciardi per affinità non solo geografiche con Daniele) di grande spessore umano e di grande abilità stilistica.

I racconti delle fate

In questo volume sono raccolte tra le più belle fiabe composte da scrittori francesi del Seicento e del Settecento. La letteratura dell’ultimo periodo del regno di Luigi XIV è stata caratterizzata “dal mondo delle fate”. A tal punto che molti scrittori, decisero di recuperare le favole più suggestive della tradizione popolare e di rielaborarle. E’ anche grazie a questa raccolta che personalità appartenenti a filoni artistici diversi tra loro, da Gustave Doré a Walt Disney, da Maurice Ravel a Jean Cocteau, hanno tratto ispirazione nella creazione di diversi loro capolavori. Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare. Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Racconti dell’età del jazz

Durante la sua carriera, Francis Scott Fitzgerald fu autore di oltre duecento racconti, che gli garantirono enorme popolarità e gli offrirono spesso un utile terreno di sperimentazione. Questa è la più celebre delle sue raccolte di short stories: scritti originariamente per varie riviste e poi pubblicati nel 1922, i “Racconti dell’età del jazz” sono undici ritratti dei “ruggenti anni Venti”, un’epoca fatta di scanzonatezza, balli sfrenati, sogni di successo, liberazione dei costumi; ma nascondono anche una dolente riflessione sul rapporto tra fantasia e realtà, e sulla natura della felicità umana. Oggi i “Racconti” rivivono in una nuova traduzione di Giuseppe Culicchia, autore dei romanzi “Tutti giù per terra”. “Un’estate al mare” e “Brucia la città”, e accompagnati da una postfazione del traduttore e da una prefazione storico-critica dell’americanista Sara Antonelli.
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I racconti del tempo

Diamo seguito con questo numero all’iniziativa, nata con il fascicolo dedicato a Robert Sheckley (Urania 285), di presentare periodicamente un’antologia di racconti di fantascienza. Questa volta si tratta di John Wyndham che insieme ad Arthur Clarke è uno dei due “grandi” della FS inglese. Di lui, crediamo, si conoscono in Italia soltanto i romanzi, dal famoso “L’orrenda invasione”, al “Risveglio dell’Abisso”, a quel “Villaggio dei dannati”, di cui si è vista di recente un’ottima riduzione cinematografica. Delle stesse qualità di lucido e realistico narratore che trae gli effetti più sconvolgenti e suggestivi proprio dalla scorrevolezza, dalla quotidianità, dal britannico garbo delle storie che inventa, Wyndham dà prova, forse in misura anche maggiore, in questa eccezionale “vetrina” di testi più brevi, che comprende una ricca gamma di temi, dalla fotografica descrizione di un monosessuato futuro, al paradosso temporale, alla società post-atomica, alle stravaganti relazioni tra uomo e robot.
Contiene:
CONSIDERA LE SUE VIE – Consider her ways (1961)
IL LASCITO – Odd (1961)
PROBLEMA D’IDENTITA’ – Random Quest (1961)
UNA – Una (1956)
LA RUOTA – The wheel (1956)

I racconti del sesso e della menzogna

Benvenuti nella «società della menzogna». Una società che santifica la verginità pur essendo la quinta al mondo per consumo di pornografia online. Tredici racconti sulla sessualità in Marocco: tredici testimonianze spontanee raccolte dalla scrittrice Leïla Slimani. Sono voci di donne di estrazione sociale differente, con un livello di istruzione e un sentimento religioso profondamente diversi, eppure parlano tutte la stessa lingua e muovono un atto di accusa senza riserve verso una società in netta contraddizione tra quanto predica e quanto vive. La studentessa, la prostituta, il medico, l’attivista, il poliziotto ci offrono uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco, fatta di incontri rubati, consumati nei cantieri abbandonati, con la paura di essere scoperti dalla polizia o aggrediti da qualcuno. Il sesso fuori dal matrimonio è proibito per legge, il codice penale sanziona il crimine con due anni di carcere. Non si può abortire, a meno di non essere state violentate. Succede anche che le donne vittime di stupro possano essere sposate dai loro stessi violentatori. Questo è quello che prescrive la legge marocchina oggi, una giurisprudenza scollata dalle esigenze di una comunità per molti versi modernizzata, in cui le donne reclamano il tempo di conoscere e desiderare gli uomini con cui escono e rivendicano la libertà di rifiutarli. Se le ragazze non parlano di sesso in famiglia, né confidano alle amiche le loro relazioni non ufficiali, dall’altra i giovani uomini non sposano donne che abbiano perso la verginità. Che tipo di società è questa? Leïla Slimani, scrittrice premio Goncourt all’apice del successo e acuta osservatrice dell’identità femminile nelle sue infinite declinazioni, lascia alle parole di queste donne la risposta.
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### Sinossi
Benvenuti nella «società della menzogna». Una società che santifica la verginità pur essendo la quinta al mondo per consumo di pornografia online. Tredici racconti sulla sessualità in Marocco: tredici testimonianze spontanee raccolte dalla scrittrice Leïla Slimani. Sono voci di donne di estrazione sociale differente, con un livello di istruzione e un sentimento religioso profondamente diversi, eppure parlano tutte la stessa lingua e muovono un atto di accusa senza riserve verso una società in netta contraddizione tra quanto predica e quanto vive. La studentessa, la prostituta, il medico, l’attivista, il poliziotto ci offrono uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco, fatta di incontri rubati, consumati nei cantieri abbandonati, con la paura di essere scoperti dalla polizia o aggrediti da qualcuno. Il sesso fuori dal matrimonio è proibito per legge, il codice penale sanziona il crimine con due anni di carcere. Non si può abortire, a meno di non essere state violentate. Succede anche che le donne vittime di stupro possano essere sposate dai loro stessi violentatori. Questo è quello che prescrive la legge marocchina oggi, una giurisprudenza scollata dalle esigenze di una comunità per molti versi modernizzata, in cui le donne reclamano il tempo di conoscere e desiderare gli uomini con cui escono e rivendicano la libertà di rifiutarli. Se le ragazze non parlano di sesso in famiglia, né confidano alle amiche le loro relazioni non ufficiali, dall’altra i giovani uomini non sposano donne che abbiano perso la verginità. Che tipo di società è questa? Leïla Slimani, scrittrice premio Goncourt all’apice del successo e acuta osservatrice dell’identità femminile nelle sue infinite declinazioni, lascia alle parole di queste donne la risposta.

Racconti con colonna sonora e altri «in giallo»

Nove storie sommerse di bassifondi e periferie sterminate, dai porti del mediterraneo fino alle lagune del nord Europa, con visioni africane. Racconti che rubano il tempo a sax, tamburi e giri ostinati di basso. Storie dettate dalla musica: «Ogni musica, evoca immagini, in chi ascolta … chi riesce, a immaginare Toro Seduto che guida le truppe, e Custer laggiù in fondo, e le urla dei morenti – con La Primavera, in sottofondo?». Così Sergio Atzeni – l’energia dei trent’anni – danza il proprio rito di iniziazione al mestiere di scrittore. Batte e conta i passi e il tempo di un rigoroso lavoro di parola dove si fondono rhythm’n’blues, rock, fumetto, pop music, slang criminale, jazz e giovani vite randagie. La carica progettuale, il respiro della prosa, le coordinate poetiche sono già quelle dell’imminente e grandiosa stagione romanzesca: dall’Apologo del giudice bandito a Il quinto passo è l’addio. Un capitolo indispensabile alla lettura del romanzo-Atzeni, in una veste critica che ne illustra le pieghe più nascoste.

Racconti africani

Lo sfondo a questi undici racconti, certamente tra i più suggestivi che siano mai stati scritti sull’Africa, è il grandioso e lussureggiante paesaggio della Rhodesia, l’attuale Zimbabwe, dove Doris Lessing trascorse l’infanzia e l’adolescenza quando questa regione faceva parte dell’impero britannico. Le vicende si svolgono in anni in cui la questione razziale, non ancora esplosiva, incomincia ad affacciarsi alla coscienza dei figli e dei nipoti dei primi coloni inglesi: emblematico è il racconto intitolato Il vecchio Capo Mshlanga, in cui una ragazza inglese nata e cresciuta sotto “l’antico sole africano” si rende conto, a poco a poco, dell’infondatezza dei pregiudizi dei bianchi e scopre l’insopportabile solitudine alla quale ella stessa è condannata dalla barriera razziale. Vi sono racconti in cui è centrale il dramma dei neri, defraudati dalle terre e costretti ad assistere impotenti alla disgregazione del loro mondo tribale e ve ne sono altri in cui è messa a fuoco l’insicurezza serpeggiante tra i bianchi, soffocati dalla meschinità di un ambiente sociale ghettizzante e conformista. In questa splendida raccolta, che evoca magistralmente i sintomi di una crisi di coscienza di portata storica, Doris Lessing ha saputo delineare un dramma che, infine, assume un valore universale: “L’Africa ti insegna che l’uomo è una piccola creatura, in mezzo a tante creature, in un grande panorama.”.

Racconti

Francia, fine Ottocento. Parigi e la provincia, la nobiltà in declino e la gretta, avida borghesia, la bohème degli artisti e l’umile esistenza popolare descritta fin nei più sordidi dettagli. Piccole prostitute capaci di inattesi eroismi, amori infelici e legami spezzati, la guerra, l’inettitudine della classe media: temi, personaggi e ambienti, ritratti a volte con ironia, altre con leggerezza, altre ancora invece con grande drammaticità da Guy de Maupassant per comporre l’immagine di un Paese decadente, immobile, di una borghesia piatta e mediocre, condannata a sopportare la realtà senza viverla. “La casa Tellier”, “I racconti della beccaccia”, “La signorina Fifì”, “Le sorelle Rondoli”, “Yvette”, “Miss Harriet”, “Chiar di luna”, “Toine”, “Racconti del giorno e della notte”, “Il signor Parent”, ovvero le principali raccolte di racconti, sono qui proposte nella elegante traduzione di Oreste del Buono.

Racconti

**NOBEL LETTERATURA 1978** «Pochi scrittori riescono a esprimere come Singer l’assoluto di ogni momento significativo della vita – l’amore, la sofferenza, la seduzione, l’orrore che si staglia contro lo sfondo dell’eterno e del nulla.» (Claudio Magris) Isaac Singer nella sua vita ha scritto circa centocinquanta racconti. Questa selezione comprende quelli da lui stesso preferiti, tratti dalle varie raccolte a partire da Gimpel l’idiota, del 1957. Scritti in jiddish e tradotti in americano sotto la sua supervisione, i racconti di Singer danno vita a una rappresentazione caleidoscopica, vivace e visionaria dell’ebraismo in tutte le sue molteplici sfaccettature. Dai racconti soprannaturali, agli spaccati di vita della Varsavia prebellica, alle storie delle comunità ebraiche americane di New York, Miami, California, Singer dipinge personaggi di volta in volta religiosi, candidi, sensuali, patetici, ricchi di umanità nella sua accezione più bestiale e più nobile al tempo stesso.
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### Sinossi
**NOBEL LETTERATURA 1978** «Pochi scrittori riescono a esprimere come Singer l’assoluto di ogni momento significativo della vita – l’amore, la sofferenza, la seduzione, l’orrore che si staglia contro lo sfondo dell’eterno e del nulla.» (Claudio Magris) Isaac Singer nella sua vita ha scritto circa centocinquanta racconti. Questa selezione comprende quelli da lui stesso preferiti, tratti dalle varie raccolte a partire da Gimpel l’idiota, del 1957. Scritti in jiddish e tradotti in americano sotto la sua supervisione, i racconti di Singer danno vita a una rappresentazione caleidoscopica, vivace e visionaria dell’ebraismo in tutte le sue molteplici sfaccettature. Dai racconti soprannaturali, agli spaccati di vita della Varsavia prebellica, alle storie delle comunità ebraiche americane di New York, Miami, California, Singer dipinge personaggi di volta in volta religiosi, candidi, sensuali, patetici, ricchi di umanità nella sua accezione più bestiale e più nobile al tempo stesso.

Il raccontafiabe

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Capuana, maestro del Verismo, pubblicò le fiabe del *Raccontafiabe* dieci anni dopo (nel 1893) la prima esperienza con la letteratura fantastica, il celebre *C’era una volta*. E può stupire che con le severe posizioni della sua scuola letteraria sul rapporto tra realtà vera e scrittura, si abbandonasse voluttuosamente a principini, orchi e incantesimi come faceva nelle fiabe. Ma egli stesso aveva la spiegazione: «Se un importuno mi fosse allora venuto a parlare di cose serie e gravi, gli avrei risposto senza dubbio, che avevo ben altre e più serie faccende per il capo; avevo *Serpentina* in pericolo, o la *Reginotta* che mi moriva di languore per *Ranocchino*, o il *Re* che faceva la terza prova di star sette anni alla pioggia e al sole per guadagnarsi la mano di un’adorata fanciulla». Tra gli «importuni» sarebbe probabilmente da annoverare il suo amico e sodale letterario Verga, che molto lodò le sue invenzioni fiabesche scambiandole per trascrizioni veridiche della «favola genuina delle nostre donne». Cui Capuana replicò: «Non posso resistere alla vanità di dirti che non c’è una sola riga che *la favola genuina delle nostre donne* possa reclamare». Come a dirgli che la rigorosa disciplina del realismo aggiungeva solo alla sue Fiabe quella precisione, quella semplicità, quella consequenzialità, quell’invincibile rapimento, da perfetto universo parallelo alle «cose serie e gravi», che ne fanno gli irraggiunti capolavori del loro genere, tramandati attraverso le generazioni.

Il raccolto rosso 1982-2010

Questo libro è un lungo viaggio cominciato quasi trent’anni fa. La prima immagine viene da Palermo: un altoparlante fissato al tettuccio di una piccola Fiat 127 che diffonde l’Inno alla Gioia di Beethoven e i braccianti che si scoprono il capo di fronte alla bara. Erano gli epici funerali del comunista Pio La Torre ucciso dalla mafia. Poi vennero Dalla Chiesa, Buscetta, Falcone, Riina, Provenzano, Borsellino, Andreotti, la più spaventosa catena di bombe e delitti che un paese d’Europa abbia conosciuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Era il “raccolto rosso”: la mietitura con sangue. I tempi in cui sembrava che stesse per venire giù tutto, ma anche che avremmo potuto vincere e liberarci di Cosa Nostra. Enrico Deaglio ha ripreso il viaggio da dove lo lasciò nel lontano 1993, per raccontare il più imprevisto secondo tempo del film. Un lungo inganno perpetrato ai nostri danni, la trattativa segreta tra i vertici dello Stato e quelli della mafia, la Seconda repubblica nata nel sangue e sugli schermi della televisione. Qui compaiono attori che nel primo tempo non si erano visti sulla scena: Ciancimino jr., Berlusconi, Dell’Utri, Gardini, Mangano, gli enigmatici fratelli Graviano e il loro killer di fiducia Gaspare Spatuzza. Misteri, trattative, soldi che hanno accompagnato l’ascesa economica e politica del crimine: ovvero le tristissime conseguenze di una lontana guerra di mafia. Questa è una storia d’Italia che era destinata a rimanere sconosciuta.
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Il quinto Vangelo

N°1 negli Stati Uniti e in Inghilterra Un autore da 2 milioni di copie Un grande thriller New York Times Bestseller 2004. Mentre papa Giovanni Paolo II è sempre più debole e il suo potere vacilla sotto la scure della malattia, una misteriosa mostra viene allestita nei Musei Vaticani. Ma, una settimana prima dell’inaugurazione, il curatore viene assassinato nei giardini della residenza papale di Castel Gandolfo. Nelle stesse ore, in Vaticano, un malintenzionato si introduce nella casa in cui vivono il prete cattolico di rito greco Alex Andreou – consulente della mostra – e il suo figlioletto di cinque anni. I due crimini sono chiaramente collegati, ma la gendarmeria pontificia brancola nel buio, così Alex decide di portare avanti una sua indagine privata. Per trovare il killer, però, deve ricostruire la straordinaria scoperta del curatore della mostra: la più importante reliquia del Cristianesimo, il cui segreto è custodito all’interno dei quattro Vangeli e di un quinto, sconosciuto ai più, chiamato Diatessaron. Ma proprio quando padre Alex comincia a capire quali sconvolgenti conseguenze potrebbe avere una simile rivelazione sul futuro del mondo e della Chiesa, si ritrova braccato da qualcuno senza scrupoli, che segue ogni sua mossa. Stavolta, per sopravvivere, dovrà usare tutto il suo sapere e battere in astuzia chi vorrebbe metterlo a tacere. Tradotto in 35 Paesi Al primo posto delle classifiche americane e inglesi ‘Questo thriller intelligente e pieno di suspense è un must per i fan di Dan Brown.’ People ‘Affascinante… Al centro del libro c’è una storia di sacrificio, perdono e redenzione. Il tutto reso più interessante da riferimenti alla vita comune, a luoghi, eventi e dialoghi realistici, che condurranno il lettore in un viaggio lungo duemila anni.’ Library Journal ‘Questo thriller intrigante e avvincente unisce una storia a tinte forti a riflessioni dotte.’ Sunday Times Ian CaldwellHa scritto insieme a Dustin Thomason il libro Il codice del quattro, rimasto per quarantanove settimane nella classifica dei bestseller del ‘New York Times’. Il quinto Vangelo è il primo romanzo che firma da solo. Vive in Virginia con la moglie e i figli.

(source: Bol.com)

Il Quinto Evangelo

Il quinto evangelo si compone di trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo. Un amico del card. Biffi, il commendatore milanese Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto il prezioso testo in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Al di là della finzione letteraria, i frammenti danno voce alle contestazioni più frequenti dell’insegnamento di Gesù, contestazioni mosse dagli stessi credenti e dai non-credenti. Sono interpretati con rara sagacia e profondo umorismo. E alla fine si rivelano come la visione paradossale degli autentici brani evangelici. Per cui, qualcuno, preoccupato, si chiesto: «È mai possibile che un cardinale abbia pubblicato un libro così dissacrante, così eversivo di tutti i principi fondamentali del cristianesimo?».La chiave di lettura di queste pagine è l’ironia, artificio retorico che si affida – forse un po’ troppo – all´intelligenza del lettore. Il senso finale di questi frammenti e dell’elegante ironia è indurci a riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.Spesso le verità cristiane sono contestate dagli stessi credenti. «Di fronte a queste contestazioni sono costretto a osservare: “Ma guarda che nei discorsi di Gesù c’è proprio il contrario di quello che tu dici”. E qualche volta aggiungo: “Forse non abbiamo tra le mani lo stesso vangelo …”. Biffi propone trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo, che un suo amico, il Commendator Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Questi frammenti sono l’espressione In questi anni in cui i Vangeli apocrifi sono tanto alla moda anche quello scoperto anni fa dal Commendator Migliavacca può essere utile per farci riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.
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### Sinossi
Il quinto evangelo si compone di trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo. Un amico del card. Biffi, il commendatore milanese Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto il prezioso testo in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Al di là della finzione letteraria, i frammenti danno voce alle contestazioni più frequenti dell’insegnamento di Gesù, contestazioni mosse dagli stessi credenti e dai non-credenti. Sono interpretati con rara sagacia e profondo umorismo. E alla fine si rivelano come la visione paradossale degli autentici brani evangelici. Per cui, qualcuno, preoccupato, si chiesto: «È mai possibile che un cardinale abbia pubblicato un libro così dissacrante, così eversivo di tutti i principi fondamentali del cristianesimo?».La chiave di lettura di queste pagine è l’ironia, artificio retorico che si affida – forse un po’ troppo – all´intelligenza del lettore. Il senso finale di questi frammenti e dell’elegante ironia è indurci a riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.Spesso le verità cristiane sono contestate dagli stessi credenti. «Di fronte a queste contestazioni sono costretto a osservare: “Ma guarda che nei discorsi di Gesù c’è proprio il contrario di quello che tu dici”. E qualche volta aggiungo: “Forse non abbiamo tra le mani lo stesso vangelo …”. Biffi propone trenta “frammenti” di un immaginario vangelo apocrifo, che un suo amico, il Commendator Migliavacca, avrebbe accidentalmente scoperto in un pellegrinaggio a Gerusalemme. Questi frammenti sono l’espressione In questi anni in cui i Vangeli apocrifi sono tanto alla moda anche quello scoperto anni fa dal Commendator Migliavacca può essere utile per farci riflettere sulla nostra fedeltà a Cristo Signore.

Quindici innocenti terroristi

Nel febbraio 2002 polizia e carabinieri arrestano a Roma quindici immigrati musulmani. Si tratta soprattutto di marocchini, ma ci sono anche curdi, un pakistano, un algerino, un tunisino. Alcuni vivono da clandestini nella periferia romana, altri frequentano una moschea nel cuore della capitale. Tutti, secondo le tesi dell’accusa, fanno parte di una cellula terroristica che stava preparando un attentato contro l’ambasciata americana. Cinque mesi dopo l’attacco di Al Qaeda agli USA, l’inchiesta romana solleva clamore. I presunti terroristi possedevano mappe dell’ambasciata, un pacchetto contenente della polvere che si scoprirà essere ferricianuro di potassio, moduli falsi per permessi di soggiorno. Nei colloqui intercettati in moschea, i carabinieri sentono parlare di armi e di veleno. A Washington il dipartimento di stato segue con ansia l’indagine. Ma tra il 2004 e il 2005, nei processi in primo grado e in appello, tutti gli imputati vengono assolti; mesi di indagini e migliaia di intercettazioni finiscono nel nulla. Attraverso una rigorosa controinchiesta, questo libro vuole scavare negli atti giudiziari scoprendo le carte dell’accusa, ricostruendo le testimonianze, segnalando le zone d’ombra sfuggite alle investigazioni.
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Qui, dove ci incontriamo

Un libro nomade, che viaggia attraverso l’Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: «Una vecchia con l’ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l’attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare». A Ginevra vive la figlia dell’autore, e c’è la tomba di Jorge Luis Borges: «Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura». Non c’è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l’altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell’immaginazione. Nell’attraversare confini e barriere temporali *Qui, dove ci incontriamo* è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.
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### Sinossi
Un libro nomade, che viaggia attraverso l’Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: «Una vecchia con l’ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l’attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare». A Ginevra vive la figlia dell’autore, e c’è la tomba di Jorge Luis Borges: «Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura». Non c’è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l’altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell’immaginazione. Nell’attraversare confini e barriere temporali *Qui, dove ci incontriamo* è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.

Quì, 87° distretto

Un negozio di liquori, un lago d’alcool, un insopportabile puzzo di vino e whisky e gin, un tappeto di cocci, e il cadavere di una donna uccisa con quattro colpi di pistola. Nessun problema per stabilire il nome della vittima: Annie Boone. Più complicato, invece, molto più complicato, fissarne la personalità. Alcolizzata, per l’ex marito, astemia per la sua migliore amica. Donna di gusti raffinati, per un corteggiatore, esuberante e senza inibizioni, per un’ altro. Seria, riservata e inaccessibile, per un terzo, ma i poliziotti sanno per certo che ha avuto almeno un’amante. Steve Carella e gli altri agenti dell’87° Distretto dovranno prima accertare “quale” Annie Boone è stata uccisa, e soltanto dopo potranno puntare l’indice sull’assassino.