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I vampiri di Bellatrix

Un comandante d’astronave che si sente diventare inutile e guarda con sospetto i suoi ufficiali più giovani, un pilota perfettamente condizionato a svolgere nel modo migliore il suo compito, un secondo pilota pieno di fantasia e d’inventiva, un giovane meccanico che si interessa di letteratura e medicina, una piccola ma potente astronave terrestre in rotta fra Nettuno e Plutone, che improvvisamente dà delle noie al suo equipaggio. Poi il rosso sole Bellatrix che tinge di sangue il suo pianeta. Siamo nell’anno 2300, gli uomini hanno conquistato lo spazio, conoscono i mondi che lo popolano, ma un pianeta come quello illuminato da Bellatrix, e sul quale riesce ad atterrare l’astronave della Terra, non l’hanno mai visto. Il il più strano e il più incomprensibile che abbiamo mai incontrato. E’ un mondo dominato da un popolo acquatico, con stupende città che appaiono e scompaiono come miraggi nel deserto, con montagne di puro diamante, abitato dalle più disparate creature, alcune timide e dolci e paurose, altre violente e primitive, altre ancora goffe e stupide, o sfuggenti e misteriose. E su quel pianeta i quattro astronauti vivono la più terribile avventura della loro vita, che per alcuni di loro sarà anche l’ultima.
Copertina di: Karel Thole

Il valzer della debuttante

Inghilterra, 1847.
Lottie Charlton è ansiosa di andare a Londra per partecipare alla sua prima stagione mondana. Sua madre si aspetta che trovi un ricco gentiluomo con cui convolare a nozze e lei ha tutte le intenzioni di accontentarla, ma il suo comportamento avventato la porta dritta tra le braccia dell’affascinante Tristan Dyvelston, la cui reputazione è stata fortemente compromessa molti anni prima. Per evitare lo scandalo, dunque, Lottie è costretta a sposarlo, anche se lui non possiede un titolo nobiliare. O almeno questo è quello che le fa credere Tristan, determinato a vagliare il carattere e la sincerità di cuore dell’incauta fanciulla sottoponendola a una serie di dure prove. Saprà l’impulsiva e viziata debuttante superarle? E soprattutto, saprà perdonare al marito quel piccolo inganno a fin di bene?
(source: Bol.com)

Il valletto di de Sade

Si chiama Martin Latour Quiros e viene da un porto della Normandia. È ossessionato dal dolore, anche perché è insensibile al male fisico, vuole scoprirne il segreto. Emarginato fin dalla nascita a causa del suo aspetto deforme, ha trovato rifugio da un impagliatore di animali che gli ha insegnato il mestiere e lo ha iniziato all’anatomia. Ma Latour non si è fermato, ha continuato la sua ricerca, oltre ogni limite, fino all’incontro con il marchese de Sade, di cui è diventato il valletto, lo scrivano, l’interlocutore, il doppio. Fra realtà e finzione, racconto mitico e ritratto psicologico, questo romanzo esplora il cuore della sofferenza e della crudeltà, offrendo una sottile riflessione sul confine tra bene e male.
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La valle del silenzio (Romanzi Dark Passion)

La battaglia decisiva tra il Bene e il Male sta per iniziare. I sei di Morrigan hanno attraversato il portale del tempo per tornare nell’antico regno di Geall, dove affronteranno Lilith e la schiera dei suoi non morti. Prima devono però istruire il popolo affinché combatta al loro fianco. Sarà però l’infuocata passione che divampa tra Moira e Cian a mettere tutto a rischio. Nonostante lui sappia che la loro storia non potrà mai avere il classico lieto fine, e potrebbe anzi avere sviluppi tragici per entrambi…

La valle condannata

Grazie soprattutto ad Agatha Christie e alla sua Miss Marple, il lettore di Gialli sa che i tranquilli villaggi inglesi si prestano ammirevolmente al delitto e alle indagini poliziesche. Ma il lettore di Urania sa anche, grazie soprattutto a L. P. Davies, che gli stessi villaggi si prestano non meno ammirevolmente ai fenomeni tipici della fantascienza e alle pericolose avventure che ne conseguono. Nell’uno come nell’altro caso la funzione del quieto villaggio, con i suoi abitanti “qualunque” e la sua vita in apparenza monotona, è di fornire alla narrazione una cornice perfettamente familiare, quotidiana, realistica: ma una cornice che a pag. 10 già comincia a incrinarsi e a pag. 20 va in pezzi, lasciandoci sgomenti a guardare dalla finestra del nostro ex-tranquillo “cottage” il più imprevisto e pauroso degli spettacoli.

Il vagabondo dello spazio

Gli strani suicidi di Bartlesville
Una mente venuta dallo spazio, un tranquillo villaggio americano e le vittime innocenti di un piano mostruoso… Ci vorrà tutta l’abilità della signorina Talley, insegnante e lettrice di fantascienza, per sventare la minaccia dal cielo.
Il vagabondo dello spazio
Abbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più “vagabonda” entità del cielo… È Crag il ribelle, il primo e il più famoso dei duri della fantascienza.
E 16 racconti:
“La famiglia Geezenstack”
“Il duello”
“Sentinella”
“Vieni e impazzisci”
“Lettera a una fenice”
“L’ultimo marziano”
“La risposta”
“Questione di scala”
“La razza dominante”
“Il vecchio, il mostro spaziale e l’asino”
“Immaginatevi”
“Il video ci guarda”
“Le grandi scoperte perdute”
“L’arma”
“La fine”
“Delitto in dieci lezioni”
Copertina di Karel Thole

Vacca d’un cane

La città è Modena, la «Città della Mòtta», e Francesco ci arriva in treno con i genitori, migrati da quelle campagne d’Appennino che Guccini ha cantato nel suo romanzo d’esordio, *Cròniche Epafániche*. Qui tutto è nuovo: la pronuncia dei compagni, i padri che d’inverno indossano il cappotto, la nebbia, la pianura, il cibo, e poi la scuola, Suor Carmelina…
E dopo le tabelline, Coppi e Bartali, arrivano anche la bicicletta, i balli, i 45 e i 33 giri, e il gruppo con cui suonare nelle balere… Storie e ricordi personali si intrecciano in questo romanzo a metà tra la saga popolare e il racconto di formazione che trova la sua originalità in un linguaggio personalissimo, sanguigno e autentico.
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### Sinossi
La città è Modena, la «Città della Mòtta», e Francesco ci arriva in treno con i genitori, migrati da quelle campagne d’Appennino che Guccini ha cantato nel suo romanzo d’esordio, *Cròniche Epafániche*. Qui tutto è nuovo: la pronuncia dei compagni, i padri che d’inverno indossano il cappotto, la nebbia, la pianura, il cibo, e poi la scuola, Suor Carmelina…
E dopo le tabelline, Coppi e Bartali, arrivano anche la bicicletta, i balli, i 45 e i 33 giri, e il gruppo con cui suonare nelle balere… Storie e ricordi personali si intrecciano in questo romanzo a metà tra la saga popolare e il racconto di formazione che trova la sua originalità in un linguaggio personalissimo, sanguigno e autentico.

Le vacanze di Maigret

In quale momento della giornata avevano potuto infilargli quel foglietto in tasca, nella tasca sinistra della giacca? Era un foglietto qualunque, di carta lucida a quadretti, probabilmente una pagina strappata da un blocchetto. Le parole erano scritte a matita, e la scrittura, regolare, gli sembrava femminile. ‘Per pietà, chieda di vedere la malata del 15’. Niente firma. Solo quelle parole. Dunque: la cartolina della moglie se l’era infilata nella tasca sinistra. Era già lì, il foglietto? Possibilissimo, perché non aveva spinto la mano fino in fondo. Ma dopo, quando aveva imbucato la cartolina nella cassetta delle lettere di fronte al mercato? Due paroline, soprattutto, lo irritavano: ‘per pietà’. Perché ‘per pietà’? Se qualcuno voleva parlargli, poteva dirlo, semplicemente. Non era mica il papa, lui. Chiunque era libero di rivolgergli la parola. (Le inchieste di Maigret 23 di 75)
(source: Bol.com)

Utopia Park

Sinossi

Fra i canyon del Nevada sorge Utopia, il parco di divertimenti più famoso del mondo, una Disneyland hi-tech che attira 65.000 visitatori al giorno con robot avveniristici, ologrammi straordinariamente realistici e ogni genere di effetto speciale. Quando un automa impazzito crea il panico tra la folla e le più famose montagne russe d’America quasi uccidono un adolescente, il dottor Warne, progettista originale dei sofisticati sistemi informatici che comandano l’intera struttura, si troverà di fronte a qualcosa di molto più spaventoso di un semplice guasto tecnico. Un gruppo di criminali senza scrupoli ha sabotato gli apparati computerizzati di Utopia, minacciando di far piombare il parco nel caos se non verranno seguite alla lettera le sue deliranti istruzioni…

Utili consigli per il buon investigatore

La signora Ramotswe e la sua assistente Grace Makutsi, gli unici due investigatori in gonnella di tutto il Botswana, hanno modi ben diversi di prendere la vita. Conciliante l’una e permalosissima l’altra, difficilmente troverebbero l’equilibrio con cui gestiscono la Ladies’ Detective Agency N.1 se non avessero un mentore: quel Clovis Andersen, autore dei Principi dell’indagine privata, che fornisce soprattutto considerazioni spicciole. Stavolta però è dura. Un’amica nei guai ricorre al loro aiuto: come dirle che il manuale suggerisce di non accettare incarichi da conoscenti e famigliari? Tuttavia, Precious Ramotswe ha una regola che vince su ogni altra: ascolta sempre quel che le dice il cuore. Eccola allora invischiata in una storia di tradimenti e insoddisfazioni coniugali… L’infelicità però serpeggia anche tra le persone che le sono più vicine. L’occhialuta ed efficiente signorina Makutsi subisce un grave affronto, e per distrarla la signora Ramotswe la porta con sé in un irresistibile viaggio nel selvaggio nord. Le due donne partono in un’avventura on the road da cui torneranno sempre più amiche.

L’Ussaro

Non ha ancora vent’anni, ma Frederic Glüntz è sicuro che il suo sogno stia per avverarsi, che la gloria sia a portata di mano. Da pochi mesi è assegnato al 4° Reggimento degli ussari, il corpo scelto della cavalleria napoleonica. Non ha mai amato una donna, non ha mai ucciso un uomo. Da domani non sarà più lo stesso. Il grande giorno, quello della sua prima battaglia, lo attende. Ma già dalle prime luci di un’alba grigia e piovosa Frederic vede crollare una dopo l’altra le sue illusioni. Ciò che lo attende non è una guerra di quelle studiate sui manuali, condotta in campo aperto con manovre impeccabili. Gli ordini sono confusi e i nemici invisibili. È una guerra combattuta nel fango, senza regole, senza pietà neppure per i cadaveri. Anonima e sporca.
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Un uso qualunque di te

In un’emozionante confessione che tiene incollati alle pagine, *Un uso qualunque di te* è un romanzo potente, duro ed estremamente commovente. Una famiglia borghese apparentemente serena è quella formata da Viola, Carlo e dalla diciassettenne Luce: grandi occhi spalancati verso il futuro. Distratta madre e moglie, Viola coltiva mille dubbi sul suo presente e troppi rimpianti camuffati da consuetudini. Carlo, invece, è un marito presente e innamorato e la solidità del legame familiare sembra dipendere soprattutto da lui. È quasi l’alba di una notte di fine primavera quando Viola riceve un messaggio da suo marito che le dice di correre in ospedale. Stava dormendo fuori casa e si deve rivestire in fretta, non c’è tempo per fare congetture, il cellulare ora è scarico e nel messaggio non si dice a quale ospedale debba andare né cosa sia successo. Una corsa disperata contro il tempo, i sensi di colpa e le inquietudini che da anni le vivono dentro. Fino al drammatico faccia a faccia con il chirurgo le cui parole porteranno a galla un segreto seppellito per anni e daranno una sterzata definitiva al corso della sua esistenza.

L’urlo

«Ora, ammesso che si possa riconoscere l’anima di un altro essere umano, uomo o donna, non è mai dato riconoscere la propria». Nel racconto di un alienato a un altro se stesso, la lotta dilaniante e mortale per strapparsi ai luoghi che da sempre generano terrore allo stato puro: i propri sogni.