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Plexus

Scritto nel 1953, “Plexus” è la seconda parte del trittico “La Crocifissione rosea”, un’opera scritta da Miller negli anni che vanno dal 1949 al 1960. In questa opera autobiografica Miller racconta gli anni del suo soggiorno newyorkese e del suo incontro con la sua seconda futura moglie (nel romanzo tratteggiata con il nome di Mona). Tema costante nel libro è la vocazione artistica del giovane scrittore, che da Mona viene incoraggiato con forza a scrivere, inducendolo a rifiutare ogni impiego fisso. Al mantenimento di entrambi avrebbe pensato lei, e non sempre con metodi ortodossi. È un romanzo dove il sesso torna utile per contestualizzare anche riflessioni filosofiche e psicologiche, con cui Miller critica con forza il modello di vita americano: una vera e propria pietra dello scandalo messa al bando per quindici anni negli Usa.

Planet-H (“La fine dell’inizio” Vol. 1)

E se tutto quello che vivete non fosse reale?
E se lo scopo della vostra vita fosse una menzogna?
E se viveste in una trappola?
Un libro di fantascienza che si sviluppa partendo da una situazione reale in un percorso tra fantascienza e realtà virtuale; un libro che vi porterà lentamente in altri mondi, aprendo la mente verso altre possibili verità.
Conoscerete i simpatici protagonisti di una storia che vi coinvolgerà sempre di più, fino a farvi dubitare se sia un racconto di fantascienza o una storia vera
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### Sinossi
E se tutto quello che vivete non fosse reale?
E se lo scopo della vostra vita fosse una menzogna?
E se viveste in una trappola?
Un libro di fantascienza che si sviluppa partendo da una situazione reale in un percorso tra fantascienza e realtà virtuale; un libro che vi porterà lentamente in altri mondi, aprendo la mente verso altre possibili verità.
Conoscerete i simpatici protagonisti di una storia che vi coinvolgerà sempre di più, fino a farvi dubitare se sia un racconto di fantascienza o una storia vera

Plagiata: la mia vita nelle mani di un mago

Claudia era una ragazza giovane e bella, fidanzata e innamorata della musica. Simile probabilmente a tante altre. E come tante altre ha attraversato un momento di difficoltà in seguito alla grave malattia della madre. È stato proprio in questa crepa che si è infilato Demos, sedicente mago in contatto col divino, piegando la sua mente a proprio piacimento. Con la scusa di compiere strani rituali, quelle che lui chiamava "le opere", il mago ha iniziato ad abusare sessualmente di Claudia, costringendola a giochi osceni e raccapriccianti, contagiandola infine con il virus dell'HIV. Questa però è una storia a lieto fine. Grazie all'aiuto delle persone più vicine e soprattutto grazie a un coraggio straordinario (e negli effetti assai raro) Claudia è riuscita dopo anni a svegliarsi dal suo incubo, a denunciare il suo oppressore e a ritrovare il sorriso.

Più verde del previsto

Nel 1957 John Christopher prospettò in Morte dell’erba la catastrofica ipotesi della fine dell’umanità per mancanza di verde, e il suo romanzo divenne subito ed è ancora una specie di Bibbia per gli ecologi di tutto il mondo. Ma tra gli stessi ecologi, da qualche tempo, si va facendo strada un terrore opposto. Nelle zone di più denso inquinamento – è stato notato – molte specie vegetali scompaiono, ma altre invece si trasformano, mostrando una tendenza a proliferare mostruosamente e inarrestabilmente… Che avesse ragione Ward Moore? Questo suo Più verde del previsto è del 1947 e finora era stato ignorato perché troppo in contrasto con la dominante ideologia dei punti verdi. Ma oggi?
Copertina di Karel Thole

Più tardi da Amelia

Amelia è una signora colta, una filosofa. Ospitale, la sera apre la sua casa agli amici, per dei cenacoli durante i quali ognuno può esprimersi e imparare. Amelia è anche una signora simpatica. E morta. Strangolata, pare. Unico testimone, il suo grosso gatto nero dagli occhi di smeraldo. Inizia così, in modo quasi sommesso, questo italianissimo romanzo di mistero che si svolge in una città (Genova?) insonnolita e pettegola, con personaggi che paiono tutti familiari, tanto sono reali e ben descritti: un’anziana domestica, un ex marito colto quanto discreto, una giovane neurologa spregiudicata e perfino un astrologo. Fra gli altri. Dalla sordina iniziale, l’azione si dipana tesa e tersa, dietro i passi un po’ stanchi del vice-commissario Panebianco e il fruscio della penna di sua moglie, poliziotta anche lei, a modo suo. Gran bel giallo, insomma, al quale la giuria ha assegnato senza esitazioni il Premio Aberto Tedeschi 1985.

Più o meno alle tre

11 settembre 2001. A Napoli un uomo spia dalla finestra una donna, che si offre al suo sguardo dalla casa di fronte in un gioco di eccitante seduzione. Sono più o meno le tre di un giorno qualsiasi ma, da fuori, un evento irrompe, destinato a fissarsi per sempre nella memoria collettiva.
Tutti i protagonisti sono colti in quel preciso istante – il crollo delle torri trasmesso dalle televisioni – che corrisponde a un momento decisivo della loro esistenza. Più o meno alle tre dell’11 settembre 2001, a Napoli c’è chi viene abbandonato dalla moglie dopo un pomeriggio al mare, chi è coinvolto in un gioco voyeuristico con la compiacente vicina di casa, chi spara per sentirsi grande, chi apprende di avere un cancro ai polmoni, chi entra casualmente in possesso di una grossa somma di denaro.
Omicidi e liberazioni, separazioni e licenziamenti, che convergono verso la pizzeria da Tòtore, in una continua contrapposizione tra la drammatica spettacolarità dell’evento mediatico che travolge la metropoli statunitense e la solitudine in cui si dibatte il dolore quotidiano di quelle vite. Un’umanità fatta di peccatori e perdenti, di gente che si affanna e si arrangia, sopravvive e muore, in una calda giornata dei primi di settembre. Storie accompagnate da uno stile che è la musica del racconto, all’occasione febbrile e sincopato come un rap napoletano, o lento e malinconico come un blues metropolitano.
L’anima del romanzo è l’originalità di un autore, napoletano doc, che conosce la materia che descrive, le facce che ritrae, i sentimenti, i suoni, gli odori della sua città: una Napoli caotica e fatalista, disperata e sognatrice, che affida ugualmente il suo destino a san Gennaro e ai 99 Posse.

Il più grande spettacolo della Terra

Il più grande spettacolo della Terra (The Greatest Show on Earth: The Evidence for Evolution) by Richard Dawkins, Laura Serra
Nel 1859 *L’origine delle specie* di Charles Darwin scosse il mondo dalle fondamenta. Darwin sapeva benissimo che la sua teoria dell’evoluzione avrebbe provocato un terremoto, ma non avrebbe mai potuto immaginare che, un secolo e mezzo dopo, la controversia avrebbe continuato a infuriare. L’evoluzione è considerata un «fatto» da tutti gli scienziati autorevoli, e per la verità anche dai teologi più illuminati, eppure milioni di persone continuano a negarla o per ignoranza o per obbedienza a una religione, con risultati inquietanti.
Richard Dawkins si inserisce nel dibattito in corso e fornisce un’esauriente panoramica delle prove scientifiche dell’evoluzionismo, prendendo in esame le varie discipline, dalla chimica alla biologia, dall’embriologia alla paleontologia, e le moderne strumentazioni che contribuiscono a confermare sotto molteplici profili la realtà dell’evoluzione e, dopo aver sfatato la leggenda degli anelli mancanti (in realtà ne mancano sempre meno…), conduce il lettore lungo l’affascinante itinerario di studi aperto da Darwin.
E lo fa scavando in una miniera di evidenze scientifiche: analizza gli esempi viventi di selezione naturale e i reperti fossili, gli orologi naturali che hanno segnato le tappe del lungo processo evolutivo e le complesse fasi di sviluppo dell’embrione, le dinamiche della tettonica a placche e i meccanismi della genetica molecolare. Per giungere a una conclusione incontrovertibile: «Non è un caso che ci ritroviamo appollaiati su un ramoscello sottile in mezzo al rigoglioso, fiorente albero della vita. Non è un caso, bensì la diretta conseguenza dell’evoluzione per selezione naturale non casuale».
Mentre in tutto il mondo è in atto il tentativo di minare alla radice l’autorevolezza della scienza, con *Il più grande spettacolo della Terra* Dawkins sceglie di partecipare alla battaglia contro ogni vecchia e nuova forma di oscurantismo riproponendo la lucida visione delle leggi della vita che porta il nome di uno dei più grandi scienziati di ogni tempo.

Il più grande fiore del mondo

“Le storie per l’infanzia devono essere scritte con parole molto semplici, perché i bambini sono ancora piccoli, e quindi conoscono poche parole e non amano usare quelle complicate. Magari sapessi scrivere storie così, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace. E poi, bisogna saper scegliere le parole, occorre un certo non so ché per raccontare, una maniera molto diretta e molto chiara, una pazienza infinita. E a me manca quanto meno la pazienza, cosa di cui chiedo scusa. Se avessi tutte queste qualità, potrei raccontare, nei particolari, una storia bellissima che un giorno ho inventato…” (José Saramago) Età di lettura: da 5 anni.

Più Forte Del Tempo

Alla vigilia del matrimonio e impegnata con il più importante caso della sua carriera di avvocato, Jennie deve affrontare una terribile verità emersa dal suo passato. Di modesta famiglia ebrea, anni prima si era innamorata di un ricco aristocratico. Una relazione condizionata dalle enormi differenze sociali, che ben presto si era trasformata per Jennie in un incubo, culminato alla fine in un segreto celato a tutti, perfino all’attuale fidanzato. Ma ora è venuto il momento di ascoltare il cuore e prendere una decisione troppo a lungo rimandata…

Più dritti che rovesci. Incontri, sogni e successi dentro e fuori dal campo

Al circolo Parioli di via Tiziano era per tutti “Ascenzietto”, il figlio del custode. Eppure, nonostante un’infanzia vissuta sui campi da tennis e in mezzo alla banda di “ragazzacci” di Nicola Pietrangeli e Bitti Bergamo, l’incontro di Adriano Panatta con lo sport che avrebbe segnato la sua vita è stato soprattutto un caso, io volevo fare nuoto, ma i corsi erano già chiusi. “Ti ho iscritto al tennis” mi disse mio padre. “Vabbe”‘ risposi. Lui ebbe un colpo di genio: prese una racchetta dismessa dal circolo e ne tagliò un pezzo con la sega consegnandomi una racchettina, attrezzo che a quei tempi non esisteva. Poi pitturò una rete sul muro e per terra delle righe che tracciavano un campo, io facevo il resto, immaginando grandi partite, nelle quali, non so come, ero sempre io a battere il muro.” Adriano Panatta si racconta, e nei suoi ricordi rivivono il jet set di una Roma che oggi non c’è più, sorniona, fresca e godereccia, e quel tennis anni Settanta di cui proprio Adriano fu inventore, capo cordata, locomotiva. Grazie al suo gioco solare e mediterraneo, che rispondeva per la prima volta al bisogno di stupire e divertire il pubblico, gli italiani scoprirono in massa uno sport che in molti, fino ad allora, consideravano un passatempo per pochi. E fu grande amore.

Più dolce di così…

Tara ha mille ragioni per non volersi fermare nella piccola cittadina costiera di Lucky Harbor, ma poiché la sua vita si è trasformata in un disastro, qualsiasi luogo che le permetta di fuggire dai sogni infranti e dalle rovine di un matrimonio fallito fa al caso suo. Dopotutto, aiutare le sorelle ad avviare la locanda ereditata dalla madre, da poco rinnovata e aperta al pubblico, è un ottimo modo per sentirsi utile e tentare di riconciliarsi con un¿idea di famiglia. Peccato che, mentre Tara sta cercando nuove prospettive per il futuro, dal lontano passato spunti un certo marinaio dagli occhi verdi con il quale ha avuto una bollente relazione da adolescente, e tuttora animato da non meno focose intenzioni. Come se non bastasse, il suo ex consorte la raggiunge a Lucky Harbor deciso a riaverla. E se a tutto questo si aggiunge un segreto che inaspettatamente riemerge, per Tara si fa tutto oltremodo complicato…

(source: Bol.com)

Più di lá che di qua

Cronaca brillante e scatenata del dopo decesso, Più di là che di qua ci rivela per la prima volta, sullo sfondo del Brenta e di Venezia, le passioni, le gelosie, le schermaglie mondane dei defunti, di solito dissimulate dietro un comportamento riservato e un aspetto che scoraggia. Nonostante il tema, il romanzo non ha niente di gotico, e anche l'accostamento alla Divina Commedia sarebbe fuorviarne. L'universo in cui i personaggi si muovono è infatti inconfondibilmente amurriano. Proiettata in una dimensione più che terrena, la storia di Francesco, Milena, Elvira e Lucilla rivela ancora una volta quella smagata conoscenza dei rapporti di coppia che in passato ha ispirato all'autore due opere ricche di « pietas » : Come ammazzare la moglie, e perché e Come ammazzare il marito senza tanti perché. A rendere spasmodico l'interesse vi è poi il ricchissimo coro dei trapassati, da Oscar Wilde a Hemingway, da Freud a Peggy Guggenheim, da Coco Chanel a Nietzsche… Con Più di là che di qua Antonio Amurri ci ha dato, dopo Thomas Mann e Luchino Visconti, il suo «morti a Venezia».

Le più belle storie zen

Le storie zen pongono domande, e lo fanno sotto la forma del dialogo, usato come espressione di un linguaggio vivo, opposto alla rigidità della lingua scritta. Sono suggerimenti della via, come un dito che indica la luna, ma non sono la via. La definizione dello zen attribuita a Bodhidharma è tuttora la più celebre: “una trasmissione speciale al di fuori delle scritture, che non si basa su parole o lettere, ma punta direttamente al cuore dell’uomo, che vede nella propria natura e raggiunge lo stato di Buddha.” Scopo dello zen è l’illuminazione (satori), esperienza immediata della natura di tutte le cose, anzitutto quelle della vita quotidiana. Quando non esiste più separazione fra chi conosce e ciò che è conosciuto la conseguenza è l’illuminazione. Chi raggiunge il satori, dicono i testimoni, sente il prodigio della vita schiudersi in ogni atto, avverte le opposizioni conciliarsi in un tutto organico e coerente, come se il guscio individuale che racchiude la personalità esplodesse liberandola dalla stretta che la impedisce, disciogliendola in qualcosa di indescrivibile. Le strade dell’illuminazione non prevedono l’adorazione, il timore, la fede o l’amore di Dio. Trascendono anche le categorie del pensiero, nella convinzione che le parole non possano esprimere la verità ultima. Il risveglio non è una conclusione attraverso la riflessione, è stato definito il difficile processo di far tornare i pensieri alla loro origine prima, saggezza basata su un’esperienza religiosa.
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Pittura su legno

Questa breve rappresentazione scenica fu composta dal grande regista svedese nel 1954, per un saggio degli allievi dell’Accademia di Malmo, e ottenne entusiastici consensi. Bergman vi descrive le paure dell’uomo dinanzi alla morte, l’angoscioso senso del limite che ci caratterizza, l’incombere della fine. Non a caso la vicenda è ambientata nel Medio Evo, epoca di ansie millenaristiche e terrori apocalittici, dove si espressero tutte le precarie risposte che l’uomo tentò di trovare: l’arte, la fede, l’indifferenza, la scelta del male e quella del dolore fisico. Di certo il Terrore atomico degli anni in cui il testo fu scritto non è estraneo alla cupezza di questa visione, e si riverbera anche nel “Settimo sigillo”, di cui la pièce è la traccia.
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