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Coppie

Anni Sessanta, Tarbox, piccolo villaggio nella provincia benestante del New England. Qui, tra un doppio misto a tennis e una cena a casa di amici, la vita scorre indolente. Questo falso paradiso suburbano, innocente solo in apparenza, cela però un’intricata rete di adulteri e seduzione collettivi che vedono protagoniste alcune coppie di varia provenienza. John Updike esplora, in modo crudo e sottile, facendo assurgere la sessualità a metafora esistenziale, le tensioni nascoste, le nevrosi e le contraddizioni della middle class americana. Libro culto, che fece scandalo quando apparve e ormai diventato un classico moderno dell’erotismo, Coppie ripropone oggi la sua incisiva critica nei confronti di una società eternamente insoddisfatta e alla ricerca impossibile dell’assoluto.
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La coppia quasi perfetta

Per trovare l’anima gemella, quella vera, non serve altro che un tampone con un campione di saliva: si tratta di un velocissimo test per scoprire a chi appartiene il tuo cuore, la persona con la quale sei geneticamente compatibile. Dieci anni dopo la scoperta di un gene che ognuno condivide soltanto con un’altra persona nel mondo, in milioni hanno fatto il test per trovare il vero amore. Mandy è divorziata e sceglie di sottoporsi all’esame per costruire finalmente la famiglia che ha sempre desiderato; Christopher è uno spietato serial killer con un macabro record da raggiungere; Nick è felicemente fidanzato, ma la sua ragazza lo convince a provare il test per curiosità; Jade, pur essendosi sottoposta all’esame, ancora non è riuscita a convincere la sua anima gemella a incontrarla; Ellie si dedica completamente alla carriera e non ha tempo per l’amore, eppure il risultato del suo test parla chiaro… Ognuno di loro, dopo aver bagnato il tampone di saliva, scoprirà che non è più possibile tornare indietro. Perché persino le anime gemelle nascondono dei segreti. E alcuni di questi sono più scioccanti – e pericolosi – di altri…
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La coppia perfetta

La coppia perfetta by B. A. Paris
**Un thriller amatissimo dai lettori di tutto il mondo**: 22.987 recensioni su **Goodreads**, con una media di 4 su 5; 5870 recensioni su **Amazon UK**, con una media di 4.2; media recensioni di 4.2 su **Amazon FR** e **Amazon US**
**Jack e Grace sono la coppia perfetta… o la bugia perfetta?**
Chiunque avesse l’occasione di conoscere Jack e Grace Angel penserebbe che sono la coppia perfetta. Lui un avvocato di successo, affascinante, spiritoso. Lei una donna elegante e una padrona di casa impeccabile. Chiunque allora vorrebbe conoscere meglio Grace, diventare sua amica, scoprendo però che è quasi impossibile anche solo prendere un caffè con lei: non ha un cellulare né un indirizzo email, e comunque non esce mai senza Jack al proprio fianco. Chiunque penserebbe che in fondo è il classico comportamento degli sposi novelli, che non vogliono passare nemmeno un minuto separati. Eppure, alla fine, qualcuno potrebbe sospettare che ci sia qualcosa di strano nel rapporto fra Grace e Jack. E chiedersi per esempio perché, subito dopo il matrimonio, Grace ha lasciato un ottimo lavoro sebbene ancora non abbia figli, perché non risponde mai nemmeno al telefono di casa, perché ci sono delle sbarre alle finestre della camera da letto. E a quel qualcuno potrebbe venire il dubbio che, forse, la coppia perfetta in realtà è la bugia perfetta…
Con oltre 600.000 copie vendute in soli cinque mesi dall’uscita in libreria, *La coppia perfetta* è uno degli esordi più travolgenti dell’anno in Inghilterra. Grazie al ritmo serrato e alla straordinaria efficacia nello svelare i segreti oscuri di un matrimonio, ha entusiasmato sia i lettori sia gli editori di tutto il mondo, che si sono contesi i diritti di pubblicazione in aste agguerrite. Attualmente è in corso di traduzione in 30 Paesi.
«*Inquietudine e curiosità accompagnano il lettore dalla prima all’ultima (appagante) pagina*».
**Panorama**
«*Una storia che, tra colpi di scena e lampi di follia, conduce il lettore negli angoli più oscuri della psiche, tenendolo con il fiato sospeso fino alle ultime righe*».
**Libero**

Cookies: (Edizione Italiana)

Sono andato in guerra, fuggendo da me stesso. Sono tornato a pezzi per scoprire chi fossi davvero… Mi ci sono voluti quasi dieci anni, due mandati in Afghanistan e la perdita di una gamba, per accettare chi sono veramente. Due anni dopo essere tornato dalla guerra, posso dire di sentirmi finalmente soddisfatto. Sono più in forma che mai, la mia protesi alla gamba mi permette di muovermi e fare esercizio come se non fosse cambiato nulla. Sono il proprietario di una piccola pasticceria nel centro di Cambridge e ho un gruppo di amici leali sui quali posso sempre contare. Eppure… Eppure, manca qualcosa. Un parte di me brama l’intimità, la profonda connessione con un altro essere umano. Ma un’altra parte, più grande, è terrorizzata dall’idea di aprirmi con qualcuno. Il mio conflitto interiore non aveva speranze di vincere quando ho incontrato Jay. Lui ha abbattuto le mie difese come un uragano, mi ha circondato con forza gentile, finché non ho avuto altra scelta che arrendermi. Arrendersi non è mai stato così piacevole. Ma Jay vorrà ancora rimanere, quando vedrà il vero me? Quando vedrà gli incubi e le insicurezze che mi straziano l’anima? Il mio nome è Amir Gopal e questa è la mia storia.

La conversione di Fini. Viaggio in una destra senza Berlusconi

Che cos’è diventato Gianfranco Fini? Che forma ha assunto l’uomo che fu leader del postfascismo, poi di An e che oggi invece cita Norberto Bobbio e vuole concedere la cittadinanza italiana agli immigrati? Entrato nel Pdl, liberatosi dei propri colonnelli, senza la forza del partito di cui era padrone, l’ex pupillo di Giorgio Almirante ha cancellato le stigmate del proprio passato nero e cerca adesso una nuova collocazione nella destra laica del sarkozysmo europeo, molto francese e molto poco berlusconiana. È uno straordinario rovesciamento delle regole della politologia. Senza un partito disciplinato e compatto dietro, Fini risulta più forte e autorevole. Senza un popolo acclamante, e lontano dai suoi valori tradizionali di destra dura e pura, Fini ha più cose da dire e più obiettivi da realizzare. Come ha fatto e con l’aiuto di chi? Ma il problema o il fatto interessante non si definisce dicendosi favorevoli o contrari alle singole scelte, che pesano e che diventano decisione politica. La faccenda è interessante perché dimostra che in politica conta ancora la libertà di tono, l’autonomia culturale, l’indipendenza. Così, vera o fasulla che sia, la “conversione” potrebbe portare Fini alla guida di un nuovo centrodestra dai tratti meno populisti, o imporlo nel delicato ruolo di traghettatore istituzionale verso l’inimmaginabile Terza Repubblica post berlusconiana.
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Conversazioni

Come nasce la poesia? Di quale misterioso lavoro è l’esito? E qual è il suo compito? Chiunque si sia posto, almeno una volta, domande del genere potrà finalmente trovare in queste interviste – che coprono l’intero arco della vita di Brodskij in esilio, dall’inizio degli anni Settanta fino a poche settimane prima della morte improvvisa, avvenuta a New York nel 1996 – risposte di un’audace limpidezza. Scoprirà così che la poesia è «uno straordinario acceleratore mentale», «lo scopo antropologico, o genetico» della nostra specie, e che non vi è strumento migliore per «mostrare alla gente la visione reale della scala delle cose». Scoprirà, poi, che quelli che ha sempre ritenuto imperscrutabili artifici tecnici – gli schemi metrici ad esempio – sono in realtà «formule magiche», «magneti spirituali», capaci di incidere profondamente sulla poesia, al punto che un contenuto moderno espresso secondo una forma fissa (un sonetto, per intenderci) può sconvolgere quanto «una macchina che sfreccia contromano in autostrada». Per di più Brodskij sa illuminare anche il lavoro dei poeti che amava – Auden, Frost, Kavafis, Mandel’štam, Achmatova, Cvetaeva, Miłosz, Herbert, per limitarci ai contemporanei – con una lucidità mai disgiunta da una vibrante partecipazione: «Non mi capita spesso di leggere qualcosa che mi dia una gioia così intensa come quella che mi dà Auden. È vera gioia, e con gioia non intendo un semplice piacere, perché la gioia è qualcosa di molto oscuro». Sicché queste conversazioni varranno anche come una guida alla migliore poesia: quell’«impresa estetica» capace di raffrenare la «nostra bestialità».

Controstoria dell’unità d’Italia

Come è possibile che un manipolo di 1000 garibaldini abbia sconfitto un esercito di 50.000 borbonici? È una domanda cui le rievocazioni celebrative del Risorgimento italiano non danno risposte convincenti. E non è la sola, con sé ne porta molte altre: con quali poteri, con quali mafie e dovettero allearsi Garibaldi e Cavour? Perché ci vollero cannoni e fucili per domare la ribellione contadina nelle regioni del Mezzogiorno subito dopo l’annessione? Quella che la storia, scritta dai vincitori, ha battezzato ”unificazione d’Italia” fu in realtà una guerra di conquista condotta dal Piemonte contro gli Stati sovrani del Centro e del Sud. E nei decenni successivi, dai manuali scolastici ai romanzi, fino agli sceneggiati televisivi, gli eventi che non si accordavano con la retorica patriottica sono stati nascosti o deformati. Così, dei ventidue anni dall’esplosione rivoluzionaria del 1848 alla breccia di Porta Pia, molto rimane nell’ombra: il bombardamento piemontese di Genova nel 1849, i plebisciti combinati per le annessioni degli Stati centrali, le agitazioni manovrate da carabinieri infiltrati, i provvedimenti anticattolici, la guerra al brigantaggio e le ”leggi speciali”, la corruzione dei conquistatori e le loro collusioni con la malavita locale. E personaggi pittoreschi come il temuto brigante Nicola Summa, detto ”Ninco Nanco”, o la contessa di Castiglione, cugina del conte di Cavour, inviata a Parigi per ammaliare Napoleone III e conquistare il suo appoggio politico e militare al regno sabaudo. Gigi Di Fiore chiama a raccolta queste fi gure e vicende dimenticate, per ribaltare un periodo cardine della nostra storia moderna e vederlo con gli occhi dei vinti. Recupera documenti e testimonianze di una storiogra- fia spesso oggetto di una vera e propria congiura del silenzio. E restaura l’affresco scrostato del nostro Risorgimento portando alla luce gli intrighi e le ambiguità della guerra scatenata dal Nord contro il Sud. Una provocazione necessaria, per andare alle radici delle questioni irrisolte che ancora oggi spaccano il Paese.
(source: Bol.com)

Controcorrente

“Controcorrente”, tipica espressione dello spirito decadente, avvia la transizione alla complessità e alle inquietudini del gusto letterario moderno. Il protagonista, rifiutando l’insostenibile mediocrità del mondo contemporaneo, si ritira in una sorta di squisita clausura, popolata di sogni, di profumi esotici e di artificiose bellezze, alla quale deve poi rinunciare a causa di profondi turbamenti psichici. “Ma perché questo nevrotico – scriveva Maupassant recensendo il libro – mi appare come un uomo che, se esistesse, sarebbe il solo uomo intelligente, saggio, veramente idealista e poeta dell’universo?”
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Contro(la)natura

La natura è una grande macchina che produce vita e morte. Dall’infinitamente piccolo (i batteri) all’infinitamente grande (le galassie), si nasce e si muore ed è solo una questione di tempo. Se usiamo con disinvoltura l’aggettivo «naturale», in realtà su questa macchina abbiamo ancora molto da imparare e da capire. A cominciare dal fatto che la natura non è buona né giusta né bella. Questi sono giudizi e proiezioni umani. La natura di noi non si cura. E quando la si usa per giustificare comportamenti, opinioni, valori si producono errori e talvolta tragedie. Combinando attualità e filosofia, il libro affronta con stile caustico e dissacrante tutti i temi più controversi – dal nostro rapporto con le tecnologie ai paradossi del cibo a Km zero e delle terapie naturali, fino alla nascita dell’«ambientalista collettivo» e alle applicazioni scellerate del principio di precauzione – in un capovolgimento di prospettiva che ci induce a riflettere su quello che intendiamo per natura.
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Contro Roma

La sera del 21 febbraio del 1913, su invito di Marinetti, Giovanni Papini salì sul palco del Teatro Costanzi di Roma per leggere in pubblico il suo Contro Roma (il cui titolo completo era Contro Roma e contro Benedetto Croce). Il testo era composto da tre parti: la prima contro la capitale – che riuniva il suo pensiero espresso nella rivista «Critica e azione» nel febbraio del 1908 e gli articoli scritti per la «Voce» tra il 1908 e il 1909; la seconda contro i “cristianucci” – una rielaborazione degli articoli apparsi su «Leonardo» e le considerazioni contenute nelle Memorie d’Iddio (1911) e nell’Altra metà (1912); l’ultima contro Benedetto Croce. Tra le grida e le proteste del pubblico, Papini espose fino alla fine il suo atto d’accusa contro “l’urbe di tutte le rettoriche”, “brigantesca e saccheggiatrice”, una città povera d’ingegno e capacità artistiche, nella quale la presenza della sede papale e delle accademie osteggiava ogni fermento originale e innovativo. Un documento di significativa importanza storica e sociale, un attacco alla casta dell’epoca, che i problemi e le polemiche dell’oggi rendono estremamente attuale.

Contro la paura

La paura oggi è uno stato permanente indotto all’intera popolazione mondiale. Ebola, aviaria, Isis, terrorismo militare e cibernetico, guerre, miserie e pestilenze. Quali sono le loro storie? Come sono state utilizzate e per quali fini?
È l’elemento più evidente, diffuso e contagioso che affligge il nostro tempo: la paura. La credevamo scomparsa con i secoli bui e invece è più viva che mai. Paura del jihadista della porta accanto, paura dell’invasione di migranti, paura dei vaccini o dell’ ebola e dell’aviaria, paura della crisi e della povertà. Come siamo arrivati fin qui?
E come uscire da quest’età dell’incertezza?
Per rispondere a queste domande cruciali per la nostra società, con un approccio multidisciplinare – storico, geopolitico ed epidemiologico –, il libro analizza prima le «derive» della paura, che viene usata come arma nella guerra asimmetrica del terrorismo, come strumento di controllo e indirizzo dalla politica, oltre che dai media tradizionali e dal web, e infine come strumento di persuasione occulto per fini economici. Svelati questi meccanismi perversi, gli autori ci offrono un loro «antidoto» a questo virus dei giorni nostri, una risposta culturale, articolata nei rapporti fra istituzioni e cittadini, fra Stati, religioni e modelli sociali diversi, che va dalla scuola al sistema sanitario all’uso dei media. Perché per aprirci senza paura all’altro e al cambiamento che comporta dobbiamo solo capire e superare i nostri limiti.
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### Sinossi
La paura oggi è uno stato permanente indotto all’intera popolazione mondiale. Ebola, aviaria, Isis, terrorismo militare e cibernetico, guerre, miserie e pestilenze. Quali sono le loro storie? Come sono state utilizzate e per quali fini?
È l’elemento più evidente, diffuso e contagioso che affligge il nostro tempo: la paura. La credevamo scomparsa con i secoli bui e invece è più viva che mai. Paura del jihadista della porta accanto, paura dell’invasione di migranti, paura dei vaccini o dell’ ebola e dell’aviaria, paura della crisi e della povertà. Come siamo arrivati fin qui?
E come uscire da quest’età dell’incertezza?
Per rispondere a queste domande cruciali per la nostra società, con un approccio multidisciplinare – storico, geopolitico ed epidemiologico –, il libro analizza prima le «derive» della paura, che viene usata come arma nella guerra asimmetrica del terrorismo, come strumento di controllo e indirizzo dalla politica, oltre che dai media tradizionali e dal web, e infine come strumento di persuasione occulto per fini economici. Svelati questi meccanismi perversi, gli autori ci offrono un loro «antidoto» a questo virus dei giorni nostri, una risposta culturale, articolata nei rapporti fra istituzioni e cittadini, fra Stati, religioni e modelli sociali diversi, che va dalla scuola al sistema sanitario all’uso dei media. Perché per aprirci senza paura all’altro e al cambiamento che comporta dobbiamo solo capire e superare i nostri limiti.

Contro il sentito dire

Contro il sentito dire: Psicoanalisi, psichiatria e politica by Giovanni Jervis, Massimo Marraffa
Giovanni Jervis è stato un medico-psichiatra originale e rigoroso, un raffinato studioso della psicoanalisi e una presenza critica costante nel dibattito culturale e politico italiano dell’ultimo mezzo secolo. Queste tre dimensioni del profilo di Jervis costituiscono l’impalcatura di Contro il sentito dire: una scelta di saggi, articoli e interventi in cui il bilancio di cinquant’anni di psichiatria e psicoanalisi s’intreccia inestricabilmente con il progetto di ricavare dalle scienze psicologiche validi strumenti di analisi per ragionare su temi sociali e politici. Il nesso che viene istituito fra i concetti di responsabilità, individualismo e cooperazione si collega organicamente alla polemica contro la mentalità relativistica. Jervis, infatti, rifacendosi alle posizioni Ernesto de Martino, di cui fu allievo, sostiene che il relativismo non è in effetti basato su un atteggiamento di tolleranza e di pluralismo, ma piuttosto sulla tendenza a trascurare dati, fatti e verifiche. Polemizzando con questa tendenza, negli ultimi anni della sua vita Jervis ha difeso tenacemente un uso cauto del metodo scientifico, sostenendo la validità della tradizione laica e razionalista della cultura occidentale e sforzandosi di porre su nuove basi la demarcazione fra le idee della sinistra e le ideologie della destra.

Contro Il Fanatismo

“Fintanto che il tuo senso dell’umorismo tiene, sei almeno in parte immune dal fanatismo” “Come curare un fanatico? Inseguire un pugno di fanatici su per le montagne dell”Afghanistan è una cosa. Lottare contro il fanatismo è un”altra. Completamente diversa. L”attuale crisi mondiale in Medio Oriente o in Israele/Palestina non discende dai valori dell”Islam. Non è da imputarsi, come dicono certi razzisti, alla mentalità araba. Assolutamente no. Ha invece a che fare con l”antica lotta fra fanatismo e pragmatismo. Fra fanatismo e pluralismo. Fra fanatismo e tolleranza. Il fanatismo nasce molto prima dell”islamismo, del cristianesimo, del giudaismo. Viene prima di qualsiasi stato, governo o sistema politico. Viene prima di qualsiasi ideologia o credo. Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è, se così si può dire, un gene del male.” Amos Oz Tratto da tre interventi dello scrittore all’Università di Tubinga, in Germania, Contro il fanatismo è un libro che dovrebbe far parte del corredo delle letture scolastiche e, più in generale, essere patrimonio comune di lettori che abbiano a cuore la civiltà del vivere contro la “cultura della morte”.

(source: Bol.com)

IL CONTO NON TORNA

Sarah, moglie ubbidiente del finanziere Arthur Travers, s’incontra a San Francisco col marito, e questi le rivolge una strana preghiera: Sarah dovr? ritornare nella sua casa di campagna, vicino a New York, accompagnata dall’avvocato Dixon che assomiglia allo stesso Travers. Dixon ha l’ordine, qualunque cosa accada, di soggiornare per sette giorni in casa Travers facendosi passare per il finanziere il quale, frattanto, partir? per una missione segreta affidatagli, sembra, dal governo. Il giorno seguente, giunge da San Francisco una terribile notizia: un uomo ? stato assassinato, e vari indizi fanno supporre che si tratti di Travers. In ossequio agli ordini precisi che avevano ricevuti, Sarah e Dixon decidono di prolungare ugualmente la loro finzione, sino al settimo giorno, ma, nella notte, il custode della villa viene trovato ucciso, e i due pseudo-coniugi devono chiamare la polizia. Poi il misterioso assassino colpisce ancora… 

Il Conte di Montecristo IV

Vittima delle insidiose trame di due acerrimi rivali e di un ambizioso magistrato senza scrupoli, il giovane ufficiale di marina Edmond Dantès viene arrestato a Marsiglia il giorno stesso del suo matrimonio e rinchiuso per quattordici interminabili anni nel tenebroso castello d’If. Qui incontra l’anziano abate Faria, che gli offrirà l’occasione per una fuga avventurosa e gli permetterà di impossessarsi di un prezioso tesoro. Divenuto ricchissimo, Dantès – che ha ormai assunto il romantico titolo di conte di Montecristo – può infine portare a termine la sua tremenda vendetta… Pubblicato per la prima volta nel 1844 e basato su un fatto di cronaca,  *Il conte di Montecristo* è il romanzo d’appendice per eccellenza, caratterizzato da una trama movimentata e ricca di colpi di scena. Divenne subito popolarissimo imponendosi come modello per tutta la narrativa d’avventura dell’Ottocento e oltre, tanto da rimanere ancora oggi uno dei caposaldi della letteratura europea: un libro per ogni età, un grande romanzo sulle passioni degli uomini.

Il Conte di Montecristo III

Vittima delle insidiose trame di due acerrimi rivali e di un ambizioso magistrato senza scrupoli, il giovane ufficiale di marina Edmond Dantès viene arrestato a Marsiglia il giorno stesso del suo matrimonio e rinchiuso per quattordici interminabili anni nel tenebroso castello d’If. Qui incontra l’anziano abate Faria, che gli offrirà l’occasione per una fuga avventurosa e gli permetterà di impossessarsi di un prezioso tesoro. Divenuto ricchissimo, Dantès – che ha ormai assunto il romantico titolo di conte di Montecristo – può infine portare a termine la sua tremenda vendetta… Pubblicato per la prima volta nel 1844 e basato su un fatto di cronaca,  *Il conte di Montecristo* è il romanzo d’appendice per eccellenza, caratterizzato da una trama movimentata e ricca di colpi di scena. Divenne subito popolarissimo imponendosi come modello per tutta la narrativa d’avventura dell’Ottocento e oltre, tanto da rimanere ancora oggi uno dei caposaldi della letteratura europea: un libro per ogni età, un grande romanzo sulle passioni degli uomini.