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Quella mattina di luglio

Roma, 19 luglio 1943. Un lunedì che si preannuncia torrido fin dal primo mattino. La routine quotidiana di Flaminio Prati, commissario del quartiere San Lorenzo, inizia con la segnalazione di un delitto avvenuto in un anonimo appartamentino del rione. Ma mentre Prati indaga sull’omicidio di una giovane donna, tutto intorno cadono le bombe degli Alleati e i morti si contano a migliaia. E il commissario, uomo rispettoso del potere, dei ruoli e degli ordini, inizia ad aprire gli occhi su una nuova realtà. Di fronte ai fatti inequivocabili di cui viene a conoscenza, è costretto a modificare i suoi valori. E soprattutto si pone nuovi interrogativi: che senso ha, in questo Stato allo sbando, senza guida e senza futuro, riuscire a consegnare alla giustizia il colpevole di una singola morte, mentre gli assassini sono ovunque?

Quella dolce follia

David è un ragazzo introverso, che si innamora di Annabelle senza essere corrisposto. David però non si arrende all’evidenza e sogna un futuro con lei. Lei nel frattempo, sposa un elettricista che le fa vivere una vita grama. Il rapporto tra Annabelle e David si limita, nella vita reale, a uno scambio epistolare, in cui la ragazza risponde tiepidamente alle lettere appassionate di David. Nei suoi sogni, invece, lei gli sussurra che lo ama e lo supplica di aiutarla a organizzare il divorzio per poter realizzare i loro progetti di vita insieme. David finisce col perdere il contatto con la realtà. Quando la psicosi prenderà definitivamente il sopravvento, non ci sarà più niente in grado di distoglierlo dall’oggetto dei suoi desideri.
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Quella calda estate

Dopo sedici anni Tory Bodeen torna a Progress, nel South Carolina, dove è nata e cresciuta; ma come arriva nella cittadina, la donna scopre che non è facile buttarsi alle spalle il passato, e nella sua memoria riaffiorano i ricordi di quel giorno d’estate in cui la sua amica del cuore, Hope, di soli otto anni, fu barbaramente violentata e uccisa. Determinata a liberarsi di quelle visioni oscure e di scoprire l’identità dell’assassino, Tory riallaccia vecchi rapporti. Ma mentre il passato riemerge con tutti i suoi fantasmi, Tory si accorge che l’assassino gira ancora indisturbato seguendo il suo folle, terribile piano.

Quella Brava Ragazza

Quella brava ragazza by Lars Bill Lundholm
Proveniva da una buona famiglia, aveva frequentato le migliori scuole del paese ed era fidanzata da anni con lo stesso uomo. Cathrine Haldeman-Spegel era la tipica brava ragazza e viveva nel quartiere più elegante e tranquillo di Stoccolma. Eppure è stata brutalmente assassinata. Il corpo deturpato da sette feroci pugnalate. Sullo specchio del bagno un breve, agghiacciante messaggio: “Sgualdrina”. Il caso viene affidato al commissario Axel Hake. Non bello ma attraente, poco loquace ma d’intelligenza fine e sempre in compagnia dell’inseparabile bastone a causa di una vecchia ferita al ginocchio, Hake ha seguito numerosi omicidi, ma rimane subito molto colpito dalla morte di Cathrine. Chi può provare una passione tanto violenta per una ragazza all’apparenza così quadrata e ordinaria? Chi si nasconde tra i palazzi del ricco quartiere di Östermalm, spiando i suoi ignari abitanti? Come se le indagini non fossero già abbastanza complicate, anche la vita privata del commissario attraversa una fase molto delicata. Hanna, la compagna da cui ha avuto una bambina ma con cui non convive per esplicita scelta della donna, lo evita e gli mente, pur continuando ad assicurargli il suo amore, e inoltre le frequentazioni della sorella Julia, un’eccentrica veterinaria che vive nei boschi fuori dalla capitale, sono causa di non poche preoccupazioni. Man mano che il tempo passa, Hake e la sua squadra entrano in contatto con persone dalle vite molto diverse dalle loro, persone abituate a fare sempre di testa propria e pronte a tutto pur di coprirsi le spalle con la polizia. Finché la paura di altre morti inizia lentamente a scalfire quell’ostinato muro di silenzio…

Quell’estate

Johnny è tornato. La notizia corre di bocca in bocca nella piccola cittadina di Tylerville, seminando panico e sdegno.
Johnny Harris, il più sfrontato dei teppisti locali, il ribelle figlio di un violento alcolizzato, il bellissimo giovane per il quale ogni ragazzina – a dispetto delle proibizioni familiari – era disposta a far follie.
Johnny, che ha trascorso gli ultimi 11 anni in prigione con l’accusa di aver violentato e trucidato un’incantevole adolescente di ottima famiglia.
C’é solo Rachel ad accogliere questo paria della società. Sarà forse perché quand’era la sua insegnante di letteratura ha avuto modo di scoprirne la nascosta e profonda sensibilità, o forse per l’inspiegabile attrazione che li lega nonostante i 5 anni in più di lei, eppure Rachel, la ricca, elegante, integerrima e stimata Rachel, è disposta a mettersi contro l’intera città pur di proclamare l’innocenza di lui e il suo diritto a rifarsi una vita dignitosa.
Pur che il loro grande e contrastato amore possa infine trionfare.
Ma qualcuno, nell’ombra, trama perché tutto ciò non possa accadere, una personalità instabile e malvagia, permeata d’odio e di violenza, segue Johnny ovunque e si prepara a sferrargli un pericoloso attacco. L’efferato delitto è destinato a ripetersi…

Quell’attimo di felicità

Nicco è giovane, ironico, spiritoso, perfino profondo.
C’è solo un piccolo problema: la sua ragazza, Alessia, l’ha lasciato dicendogli soltanto “Mi dispiace”. Per lui questo è impossibile da accettare: un anno di fidanzamento stupendo, allegro, intenso cancellato senza nessuna spiegazione.
Per fortuna che c’è Ciccio, ex compagno di scuola ai tempi del liceo un po’ boro, molto simpatico e pieno di energie, che trascina Nicco per feste, aperitivi e cene. Ciccio non l’ammazza niente e nessuno. Da un anno ama due fidanzate in contemporanea, lavora con internet e smercia musica e film illegalmente. E fa tutto come se fosse la cosa più normale del mondo. È uno che si arrangia, ma lo fa alla grande. Non si fa nessun problema a cavalcare le occasioni che la vita gli serve su un piatto d’argento.
Nicco no. Nicco si fa un sacco di problemi ed è azzoppato da molti rimpianti. Da quando suo padre non c’è più si colpevolizza per tutte le volte che non gli ha detto ti voglio bene.
E si dà dello scemo per tutte le volte che sentiva di amare Alessia, senza mai trovare le parole per dirglielo.
Una sera in cui Roma è “friccicarella” arrivano nella sua ammaccata esistenza due turiste americane. Ciccio e Nicco le arpionano come solo gli italiani sanno fare. L’estate, la bellezza e la voglia di vivere un sogno si impossessano delle giornate dei quattro ragazzi con la vita in tasca e il vento nei capelli, offrendo a tutti i protagonisti una chance di felicità. Riuscirà Nicco a fare entrare la straniera nel suo cuore? Darà finalmente voce a questo nuovo sentimento? Sarà capace di chiudersi il passato alle spalle e godersi questo presente, anche se dovesse durare solo un attimo?
Federico Moccia, lo scrittore che ha reinventato il romanzo d’amore con *Tre metri sopra il cielo* e *Scusa ma ti chiamo amore*, racconta di quel momento in cui troviamo il coraggio per dire “Ti amo” illuminando il mondo con l’abbagliante fuoco di quell’attimo di felicità.

Quel divino autunno

Due ex piloti militari Vezio Vilmara e Cino Mirasole, passati all’aviazione civile, sono uniti da una salda amicizia. Nella loro vita entrerà Iva, una fanciulla schiva e dolce che Vezio sarà portato ad amare perché gli ricorda una ragazza morta tragicamente. Iva interpreterà male il sentimento di Vezio e offesa si legherà a Cino.
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Quel deficiente del mio padrone

Quante volte un padrone si è chiesto “chissà cosa pensa di me il mio cane?” sperando con tutte le forze di poterlo un giorno scoprire. Ecco la risposta! Non solo, si va oltre: aneddoti, episodi, riflessioni, anche poesie, soluzioni ai piccoli gialli della normale convivenza con “le bestie a due zampe” non mancheranno di sorprendere il lettore. Addirittura corredate da improbabili disegni fatti da lui, le memorie di questo segugio lasciano trasparire una realtà fatalmente diversa da quella immaginata dall’uomo: il cane è molto più acuto di quanto si pensi e si diverte a sfruttare, a volte con premeditata perfidia, i punti deboli del povero, essere umano senza che questi se ne renda conto.
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Quel che rimane

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Due fidanzati, scomparsi da diversi mesi, vengono ritrovati cadaveri. Il caso si prospetta subito difficile, le due vittime sono ormai ridotte a corpi scheletriti e il loro esame non può fornire molti dettagli. Il capo dell’ufficio di medicina legale di Richmond, Kay Scarpetta, non è però una persona che si arrende facilmente, tanto più che la morte dei due presenta molte rassomiglianze con quella di altre coppie assassinate sempre nella stessa zona. Le indagini di Kay saranno però ostacolate da imprevedibili difficoltà.
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Quel che resta della vita

“Un’avventura della psicheche appassiona fino alle ultime pagine” Frankfurter Allgemeine
Per Hemda Horowitz è tempo di bilanci. Qual era la cosa giusta da fare? Come sarà il resto della vita? Da un letto di ospedale, circondata dai due figli a cui ha dato un amore diseguale, la donna ripercorre i ricordi della propria esistenza, ma è il rapporto dell’anziana madre con Dina e Avner il vero cuore del romanzo: se con la figlia ha un legame faticoso e conflittuale, per il figlio prova una sorta di adorazione. Avner è un avvocato che combatte per i diritti delle minoranze, un uomo angosciato, frustrato sul lavoro, tormentato dalla propria inettitudine sentimentale. Dina cerca di essere una madre opposta a quella che ha avuto. Sposata con un fotografo schivo e di poche parole, ha messo da parte la carriera per stare accanto alla figlia adolescente Nitzan. Ma quando quest’ultima si allontana, in Dina si spalanca un vuoto che lei riempie con il desiderio di accogliere un bambino abbandonato. Zeruya Shalev non rifugge i grandi temi – la solitudine, l’amore, la paura, la morte – e con Quel che resta della vita ha scritto il suo romanzo più maturo, una toccante esplorazione della vecchiaia, dei difficili rapporti tra genitori e figli, tra fratelli, tra partner, e ci trasmette un messaggio altissimo di speranza, sul potere catartico dell’amore e sulla possibilità di lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato e vivere fino in fondo quel che resta della nostra vita.
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### Sinossi
“Un’avventura della psicheche appassiona fino alle ultime pagine” Frankfurter Allgemeine
Per Hemda Horowitz è tempo di bilanci. Qual era la cosa giusta da fare? Come sarà il resto della vita? Da un letto di ospedale, circondata dai due figli a cui ha dato un amore diseguale, la donna ripercorre i ricordi della propria esistenza, ma è il rapporto dell’anziana madre con Dina e Avner il vero cuore del romanzo: se con la figlia ha un legame faticoso e conflittuale, per il figlio prova una sorta di adorazione. Avner è un avvocato che combatte per i diritti delle minoranze, un uomo angosciato, frustrato sul lavoro, tormentato dalla propria inettitudine sentimentale. Dina cerca di essere una madre opposta a quella che ha avuto. Sposata con un fotografo schivo e di poche parole, ha messo da parte la carriera per stare accanto alla figlia adolescente Nitzan. Ma quando quest’ultima si allontana, in Dina si spalanca un vuoto che lei riempie con il desiderio di accogliere un bambino abbandonato. Zeruya Shalev non rifugge i grandi temi – la solitudine, l’amore, la paura, la morte – e con Quel che resta della vita ha scritto il suo romanzo più maturo, una toccante esplorazione della vecchiaia, dei difficili rapporti tra genitori e figli, tra fratelli, tra partner, e ci trasmette un messaggio altissimo di speranza, sul potere catartico dell’amore e sulla possibilità di lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato e vivere fino in fondo quel che resta della nostra vita.

Quel che resta del giorno

La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, così tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge di aver vissuto come un soldato nell’adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo?
Kazuo Ishiguro è nato a Nagasaki nel 1954, ma vive a Londra dall’età di cinque anni. Nel 1982 esce presso Einaudi il suo primo romanzo *Un pallido orizzonte di colline* e nel 1994 *Un artista del mondo effimero*, ambedue ambientati in Giappone. *Quel che resta del giorno* è stato tradotto in ventidue lingue.

Quel che ora sappiamo

«*L’irlandese Catherine Dunne, autrice del fortunato* La metà di niente*, sa, come nessun altro, raccontare la vita intima, casalinga, quotidiana di una donna e di una famiglia.*»
**Isabella Bossi Fedrigotti**
«*Nei racconti della Dunne, collegati dal filo della sofferenza femminile, c’è un realismo minuto, quotidiano. Nelle trame c’è tutta una razza di donne dure, coriacee, abituate al dolore, alla lotta, ai sentimenti radicali.*»
**Mirella Serri**
«*Una grande maestra nell’analisi dei sentimenti. Senza sentimentalismi.*»
**Giulia Borgese**
«*I suoi personaggi sono le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre madri ricalcate in un’esperienza di reciprocità quotidiana che sorprende per intelligenza e sensibilità, oltre che per il raffinato lavoro artigianale con la scrittura.*»
**Il Giornale**
Daniel Grant è un adolescente appassionato e di talento: la musica, il disegno, la fotografia, le uscite in barca a vela. Ha un amico del cuore, che per lui è come un fratello, e una famiglia allargata calorosa e avvolgente nella sua complessità. Non manca niente, e il futuro si preannuncia altrettanto generoso. Fino a una domenica di settembre e a un evento tragico che precipita Ella e Patrick, i suoi genitori, in una voragine di dubbi e sensi di colpa. Perché è accaduto? E loro, sempre così dediti e attenti, dov’erano? Quali segnali non hanno saputo o voluto cogliere? Scoprire la verità, per quanto dolorosa, è l’unico modo per dare un senso e prospettive dignitose a una vita che sembra aver perso ogni sapore, ogni colore. Perché «non c’è nulla di più potente della conoscenza», anche quando rischia di annientarti. Comincia così una ricerca ostinata di tracce e responsabilità, fatta anche di brucianti attriti familiari, che illumina a poco a poco di una luce diversa volti, situazioni, dettagli appena intravisti e poi rimossi, ma restituisce al tempo stesso la certezza della gioia condivisa, dell’amore scambiato. E il finale, contrariamente a ogni aspettativa, è una festa, un commiato colmo di speranza da un gruppo di personaggi disegnati con una sapienza e una delicatezza sorprendenti, più veri del vero, eppure – anzi, forse proprio per questo – straordinari.
«*Catherine Dunne ha il dono geniale di trasformare vite normali in un racconto irresistibile.*»
**The Irish Post**
«*La Dunne scrive di persone comuni, ma nei suoi romanzi la loro vita è straordinaria.*»
**Sunday Tribune**
«*Nessuno sa parlare delle donne come lei. Nessuno sa parlare alle donne come lei.*»
**Elle**
«*La Dunne è una narratrice talmente dotata da essere in grado di ricreare in modo credibile un mondo che avvince il lettore.*»
**Evening Herald**
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### Sinossi
«*L’irlandese Catherine Dunne, autrice del fortunato* La metà di niente*, sa, come nessun altro, raccontare la vita intima, casalinga, quotidiana di una donna e di una famiglia.*»
**Isabella Bossi Fedrigotti**
«*Nei racconti della Dunne, collegati dal filo della sofferenza femminile, c’è un realismo minuto, quotidiano. Nelle trame c’è tutta una razza di donne dure, coriacee, abituate al dolore, alla lotta, ai sentimenti radicali.*»
**Mirella Serri**
«*Una grande maestra nell’analisi dei sentimenti. Senza sentimentalismi.*»
**Giulia Borgese**
«*I suoi personaggi sono le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre madri ricalcate in un’esperienza di reciprocità quotidiana che sorprende per intelligenza e sensibilità, oltre che per il raffinato lavoro artigianale con la scrittura.*»
**Il Giornale**
Daniel Grant è un adolescente appassionato e di talento: la musica, il disegno, la fotografia, le uscite in barca a vela. Ha un amico del cuore, che per lui è come un fratello, e una famiglia allargata calorosa e avvolgente nella sua complessità. Non manca niente, e il futuro si preannuncia altrettanto generoso. Fino a una domenica di settembre e a un evento tragico che precipita Ella e Patrick, i suoi genitori, in una voragine di dubbi e sensi di colpa. Perché è accaduto? E loro, sempre così dediti e attenti, dov’erano? Quali segnali non hanno saputo o voluto cogliere? Scoprire la verità, per quanto dolorosa, è l’unico modo per dare un senso e prospettive dignitose a una vita che sembra aver perso ogni sapore, ogni colore. Perché «non c’è nulla di più potente della conoscenza», anche quando rischia di annientarti. Comincia così una ricerca ostinata di tracce e responsabilità, fatta anche di brucianti attriti familiari, che illumina a poco a poco di una luce diversa volti, situazioni, dettagli appena intravisti e poi rimossi, ma restituisce al tempo stesso la certezza della gioia condivisa, dell’amore scambiato. E il finale, contrariamente a ogni aspettativa, è una festa, un commiato colmo di speranza da un gruppo di personaggi disegnati con una sapienza e una delicatezza sorprendenti, più veri del vero, eppure – anzi, forse proprio per questo – straordinari.
«*Catherine Dunne ha il dono geniale di trasformare vite normali in un racconto irresistibile.*»
**The Irish Post**
«*La Dunne scrive di persone comuni, ma nei suoi romanzi la loro vita è straordinaria.*»
**Sunday Tribune**
«*Nessuno sa parlare delle donne come lei. Nessuno sa parlare alle donne come lei.*»
**Elle**
«*La Dunne è una narratrice talmente dotata da essere in grado di ricreare in modo credibile un mondo che avvince il lettore.*»
**Evening Herald**