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Frammenti e Distillazioni

Testo tedesco a fronte
Scritte rispettivamente nel 1951 e nel 1953, *Frammenti* e *Distillazioni* sono le uniche raccolte ancora inedite in Italia di Gottfried Benn, il poeta che con Brecht e Celan forma la grande triade tedesca di metà ‘900. A parlare da questi versi è un uomo ormai anziano, stanco, che teme la luce, la primavera e i contatti sociali e sta sprofondando, ora stoicamente, ora con dolore, nella propria fine. Il seguace di Nietzsche, che odiava la società di massa e il rammollito utilitarismo della democrazia, qui recupera una «lirica morbida», trova il sollievo di riconoscersi, con muto affetto, nella gente comune e ignota, e al tempo stesso sogna (come disse in una conferenza del 1954) d’«ingannarsi eppure di continuare a prestar fede al proprio intimo; questo è l’uomo, e al di là di vittoria e sconfitta comincia la sua gloria».

Frammenti della notte

‘*Quando incontro questi giovani scrittori mi viene voglia di mettermi a piangere. Ignoro il futuro che li attende. Non so se una notte verranno travolti da un automobilista ubriaco o se all’improvviso smetteranno di scrivere. Se nulla di tutto questo accadrà, la letteratura del XXI secolo apparterrà a Neuman e ad alcuni suoi fratelli di sangue.*’
Roberto Bolaño

‘*Un autore dal talento prodigioso. Libri così stimolanti, colti, umani non appaiono che raramente.*’
Independent

‘*Neuman ha il passo di un classico.*’
la Repubblica – Daria Galateria

Chi è Demetrio Rota? Un sonnambulo? Un poeta? Uno spostato? Sappiamo che per vivere fa il netturbino di notte, in una Buenos Aires onirica, avvolgente, quasi viva. Che ha una relazione illecita, furtiva e sensuale e senza futuro. E che di giorno, quando non lavora, compone puzzle –forse un tentativo di dare un senso a un travolgente amore di gioventù, soltanto sfiorato sotto i cieli di una Patagonia mitica e di una bellezza lancinante. Con un linguaggio lirico e allo stesso tempo concretissimo, la narrazione oscilla tra le promesse degli inizi e il disincanto del presente, tra l’idealizzazione della campagna e l’asfissia della città, tra le origini e lo sradicamento, dandoci un’immagine unica della vita, di quello che è di quello che potrebbe essere. Con questa nuova edizione di Frammenti della notte, in gran parte riscritta a distanza di quindici anni, presentiamo al lettore italiano il primo romanzo di Andrés Neuman che, dopo aver ottenuto l’unanime consenso della critica, è diventato un libro di culto e ha fatto annoverare il suo autore tra i più importanti scrittori in lingua spagnola. Come ha scritto Roberto Bolaño: ‘Nessun buon lettore mancherà di avvertire nelle sue pagine qualcosa che è possibile trovare solo nell’alta letteratura, quella che scrivono i veri poeti, quella che osa affrontare il buio a occhi aperti’
(source: Bol.com)

La fragilità che è in noi

Qual è il senso di un discorso sulla fragilità? Quello di riflettere sugli aspetti luminosi e oscuri di una condizione umana che ha molti volti e, in particolare, il volto della malattia fisica e psichica, della condizione adolescenziale – con le sue vertiginose ascese nei cieli stellati della gioia e della speranza, e con le sue discese negli abissi dell’insicurezza e della disperazione -, ma anche il volto della condizione anziana, lacerata dalla solitudine e dalla noncuranza, dallo straniamento e dall’angoscia della morte. La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.
(source: Bol.com)

Fragili e preziose

Fragili e preziose, le rose hanno bisogno di cura e attenzione per crescere. Nel giardino di Gilly, le rose non fioriscono mai, lei non ha tempo per loro né per se stessa, sovrastata dalle esigenze della propria famiglia, dai pianti ininterrotti dei figli, dalle aspettative degli altri che la soffocano lentamente, togliendole un po’ d’aria ogni giorno. Ma proprio nel momento in cui crede di non farcela più, si ritrova con un coltello alla gola. Il suo primo pensiero è che finalmente potrà avere un po’ di tregua. Ora qualcuno dovrà salvare lei. Segregata in una casupola circondata solo da neve, con un rapitore sempre meno folle e sempre più umano, le ci vorranno forza e coraggio per non dimenticare che quest’uomo è sull’orlo di un baratro, e che se non starà attenta potrebbe cadere insieme a lui, come una rosa nella neve.

Fragile e’ la notte

A Posillipo non succede mai niente. Da quando Denis Carbone è stato sbattuto nel commissariato di quel quartiere di signori per un brutto affare di scommesse, il suo fiuto da segugio si è dovuto misurare al massimo con qualche topo d’appartamento. Ma una mattina d’agosto il corpo di Ester Fornario, ricca, disinibita e bellissima, viene trovato ai piedi della torre che domina la sua villa da copertina: dopo dieci anni d’inattività forzata, è per Denis l’occasione perfetta per placare la sete di giustizia che insieme al Macallan gli sta bruciando il fegato. Per la squadra Mobile, che minaccia di scippargli l’inchiesta, sarebbe fin troppo facile chiudere il caso incastrando uno degli amanti dell’ereditiera, ma la caccia privata dell’ispettore Carbone, tallonato nell’ombra da ambigui figuri, rischia di portare alla luce una verità molto diversa. Una verità che ai piani alti della questura di via Medina non piace neanche un po’, e che a Denis potrebbe costare non solo il posto, come dieci anni prima, ma la vita stessa. Per chi come lui le regole non le ha mai seguite non sarà un problema mettere la soluzione delle indagini davanti a tutto il resto, ma stavolta scoprirà suo malgrado che il nemico non ha un solo volto e che la cosa più saggia da fare sarà tenere il dito ben fermo sul grilletto. Dal giallista più spregiudicato e originale della sua generazione, una nuova serie noir in cui il bene e il male si scambiano di posto in modo frenetico, sullo sfondo di una Napoli vibrante di rabbia e rimpianto, d’amore e malinconia.
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Frà Diego La Matina

Eretico, avventuriero, giustiziere: Fra Diego La Matina fu tutto questo ed il contrario di tutto. Vissuto nella metà del XVII secolo tra Racalmuto e Palermo, incarna le contraddizioni e le lacerazioni religiose, politiche e sociali della sua epoca. Spirito libero e ribelle alle convenzioni, paladino dei più deboli e delle vittime inermi di nobili ed ecclesiastici avidi e corrotti, divenne ben presto vittima a sua volta di quella macchina impietosa e tentacolare che era il Tribunale del Sant’Uffizio.
Imprigionato, fuggito in maniera rocambolesca ed infine catturato e giustiziato sul rogo, la sua vicenda umana è emblematica di una prassi, allora tristemente diffusa, con la quale il Tribunale dell’Inquisizione eliminava personaggi scomodi al potere servendosi di esecuzioni capitali macabre e sanguinose. Veri e propri spettacoli di morte qui descritti da Natoli con agghiacciante realismo. Non a caso la figura di Fra Diego La Matina ha affascinato un intellettuale raffinato e controverso quale Leonardo Sciascia, autore dell’introduzione al romanzo che ne rivela la “simpatia” per quel suo antico conterraneo che pagò con la vita il coraggio di lottare per la verità e la giustizia fino all’estremo sacrificio.

Fotogrammi dell’anima

Dopo lo straordinario successo di Il quadro mai dipinto, ecco i Foto/grammi dell’anima, il primo libro di Massimo Bisotti, in una versione ampliata e riveduta dall’autore, impreziosita da dieci splendide illustrazioni di Stefano Morri realizzate per l’occasione. Un libro che ha l’apparenza di una raccolta di fiabe contemporanee: “Il giardino dell’anima”, “Il mare e la luna”, “L’ombrellaio del tempo”, “L’istrice solitario”… sospese tra le favole di Esopo e Il Piccolo Principe, capaci di evocare e incantare, come solo la letteratura più grande e vera sa fare. Attraverso queste storie, in cui non sempre l’uomo è protagonista, impariamo l’importanza dell’umiltà e la fatica che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Raccontando l’amore fra due note su un pentagramma o i bisticci che agitano i colori sulla tavolozza di un pittore, Massimo Bisotti ci parla di noi, dei nostri entusiasmi e dei nostri errori di felicità, che tanto spesso ci conducono lontano dal cammino previsto. Questo libro nasconde dentro di sé un piccolo miracolo: la capacità dell’autore di scavare dentro il suo cuore e raggiungere contemporaneamente quello del lettore, creando un contatto di anime che si mettono a nudo. Ancora una volta Bisotti riesce a stupire e a commuovere, mostrandoci un cammino di vita in cui sono deposti i giudizi e i pregiudizi, diretto al riconoscimento di quello che è più vero, profondo e necessario, dentro di noi e dentro chi incontriamo nel nostro percorso. Un percorso che porta a conoscersi e riconoscersi. A vivere le emozioni fino in fondo, abbassando le difese, per quanto possa far male. Ad accettare le nostre imperfezioni piuttosto che farci uccidere dalla paura di fallire. Ricordandoci, di nuovo e sempre, la cosa più importante: “mai controcuore”.
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### Sinossi
Dopo lo straordinario successo di Il quadro mai dipinto, ecco i Foto/grammi dell’anima, il primo libro di Massimo Bisotti, in una versione ampliata e riveduta dall’autore, impreziosita da dieci splendide illustrazioni di Stefano Morri realizzate per l’occasione. Un libro che ha l’apparenza di una raccolta di fiabe contemporanee: “Il giardino dell’anima”, “Il mare e la luna”, “L’ombrellaio del tempo”, “L’istrice solitario”… sospese tra le favole di Esopo e Il Piccolo Principe, capaci di evocare e incantare, come solo la letteratura più grande e vera sa fare. Attraverso queste storie, in cui non sempre l’uomo è protagonista, impariamo l’importanza dell’umiltà e la fatica che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Raccontando l’amore fra due note su un pentagramma o i bisticci che agitano i colori sulla tavolozza di un pittore, Massimo Bisotti ci parla di noi, dei nostri entusiasmi e dei nostri errori di felicità, che tanto spesso ci conducono lontano dal cammino previsto. Questo libro nasconde dentro di sé un piccolo miracolo: la capacità dell’autore di scavare dentro il suo cuore e raggiungere contemporaneamente quello del lettore, creando un contatto di anime che si mettono a nudo. Ancora una volta Bisotti riesce a stupire e a commuovere, mostrandoci un cammino di vita in cui sono deposti i giudizi e i pregiudizi, diretto al riconoscimento di quello che è più vero, profondo e necessario, dentro di noi e dentro chi incontriamo nel nostro percorso. Un percorso che porta a conoscersi e riconoscersi. A vivere le emozioni fino in fondo, abbassando le difese, per quanto possa far male. Ad accettare le nostre imperfezioni piuttosto che farci uccidere dalla paura di fallire. Ricordandoci, di nuovo e sempre, la cosa più importante: “mai controcuore”.
### Descrizione
Dopo “Il quadro mai dipinto”, ecco i “Foto/grammi dell’anima”, il primo libro di Massimo Bisotti, in una versione ampliata e riveduta dall’autore, impreziosita da dieci illustrazioni di Stefano Morri realizzate per l’occasione. Un libro che ha l’apparenza di una raccolta di fiabe contemporanee: “Il giardino dell’anima”, “Il mare e la luna”, “L’ombrellaio del tempo”, “L’istrice solitario”… sospese tra le favole di Esopo e “Il Piccolo Principe”, capaci di evocare e incantare, come solo la letteratura più grande e vera sa fare. Attraverso queste storie, in cui non sempre l’uomo è protagonista, impariamo l’importanza dell’umiltà e la fatica che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Raccontando l’amore fra due note su un pentagramma o i bisticci che agitano i colori sulla tavolozza di un pittore, Massimo Bisotti ci parla di noi, dei nostri entusiasmi e dei nostri errori di felicità, che tanto spesso ci conducono lontano dal cammino previsto. Questo libro nasconde dentro di sé un piccolo miracolo: la capacità dell’autore di scavare dentro il suo cuore e raggiungere contemporaneamente quello del lettore, creando un contatto di anime che si mettono a nudo. Ancora una volta Bisotti riesce a stupire e a commuovere, mostrandoci un cammino di vita in cui sono deposti i giudizi e i pregiudizi, diretto al riconoscimento di quello che è più vero, profondo e necessario, dentro di noi e dentro chi incontriamo nel nostro percorso.

Il fotografo di Auschwitz

Nel 1939, dopo l’invasione tedesca della Polonia, le SS propongono al giovane austro-polacco Wilhelm Brasse di giurare fedeltà a Hitler e di arruolarsi nella Wehrmacht. Il giovane rifiuta: si sente polacco e non vuole tradire la sua patria. Un anno dopo Wilhelm viene internato ad Auschwitz, con il numero di matricola 3444. I suoi compagni vengono inviati presto alla morte; lui invece si salva perché è un abile fotografo. Nei cinque anni successivi vive nel campo e documenta, suo malgrado, l’orrore. Oltre cinquantamila scatti – prigionieri, esecuzioni, e terrificanti esperimenti su cavie umane del dottor Josef Mengele – che Brasse farà in parte pervenire alla resistenza con molto ingegno e a rischio della vita. Sono le immagini di Auschwitz che noi tutti conosciamo. Ricostruita sulla base di resoconti e documenti, un’eccezionale testimonianza per non dimenticare.
(source: Bol.com)

Fotografia digitale For Dummies

Prendete la vostra fotocamera digitale e iniziate subito a scattare foto straordinarie! State considerando l’acquisto della vostra prima fotocamera digitale? Siete indecisi se passare da una compatta a una dSRL? Avete domande sulle funzionalità della vostra macchina fotografica? Ecco la guida che fa per voi! Vi spiegherà infatti cose che non troverete nel manuale d’uso della fotocamera, come le tecniche fotografiche tradizionali, i suggerimenti per ottenere certi tipi di immagini, le varie opzioni di stampa e molto altro ancora.

(source: Bol.com)

Foto di gruppo con chitarrista

Milano, dicembre ’69. In piazza della Scala volano uova imbottite di vernice rossa. In Galleria e nei night le note si fanno più dure. La musica sta cambiando. In una pensione di via Archimede vive ancora qualche materna puttana, mentre nelle trattorie più defilate, sui Navigli, già circolano gli occhi violenti dei gangster. Di lì a poco la bohème del Sessantotto finirà sotto le macerie della Banca Nazionale dell’Agricoltura. La vernice diventerà sangue. Gli scossoni di questi anni inquieti attraversano anche la storia di Sonny, chitarrista di belle speranze, sempre in giro per il mondo a rincorrere un’identità. Sempre inseparabile dal suo strumento, fonte di gioie e rovelli: il vero centro delle sue passioni. A Londra, a Miami, a Cuba, dovunque ci sia musica da suonare, una donna da tenere fra le braccia o l’amico Mauro da festeggiare, quello che aveva sempre avuto una fortuna sfacciata, quello che ce l’aveva fatta. Ma i colori della realtà si fanno sempre più lividi, le tensioni collettive sfumano, o deludono, e quelle esistenziali diventano distruttive: come succede nel sogno infranto di Parco Lambro, dieci anni dopo. O in un casinò di Campione, dove Sonny si ritrova una notte forse solo per sentirsi dire “rien ne va plus”.
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Foto di famiglia

In una grande casa del Middle West vivono gli Eberhardt: un padre psichiatra, una mamma a tempo pieno e sei figli di cui uno speciale, enigmatico. Per i medici autistico. Il romanzo racconta i momenti di felicità, le crisi matrimoniali, la complessità dei sentimenti, e ci lascia negli occhi tante istantanee di vita domestica. Intorno ai suoi personaggi così veri, la grande scrittrice americana intreccia una storia che offre uno spaccato della nostra società e fa risuonare la musica del quotidiano.

Fossi in te io insisterei

‘Ciao papà, non so se ti spedirò mai questa lettera, ma intanto la scrivo. Ti devo dire delle cose perché qua la vita si fa complessa ed è sempre più difficile capire, restare lucidi, trovare un senso, interrogarsi sulla felicità.’ Inizia così la lettera di Carlo G. Gabardini al padre. Una lettera che è il dialogo a lungo rimandato fra un figlio diventato adulto e un padre troppo esemplare e troppo amato a cui, chi scrive, deve dire addio per affrontare la vita ancora da vivere. Alternando ciò che è stato e ciò che è, Gabardini dà voce a un ‘romanzo famigliare’ che prende avvio nella Milano degli anni Settanta-Ottanta in un appartamento nel quale i protagonisti – un padre, una madre e cinque figli, fra maschi e femmine – consumano cene ‘politicamente scorrette’, si confrontano e si contano per scegliere la nuova auto da acquistare o il luogo dove trascorrere uno specialissimo compleanno, giocano partite di Trivial Pursuit, si danno appuntamento in cucina per tè notturni che diventano il momento più atteso e più intimo della loro quotidianità. È lì che Carlo deve imparare a poco a poco a districarsi fra le inquietudini, i sogni e le delusioni prima di bambino e poi di adolescente: le spavalderie infantili, le insicurezze liceali, la decisione di fare l’attore tradendo le aspettative di chi già lo immagina avvocato, i primi innamoramenti e turbamenti sessuali. E poi la morte del padre, inaccettata e inelaborabile, che scandisce il passaggio lacerante a una maturità a cui si sente impreparato. Allora non resta che ingolfarsi di lavoro (il teatro, il cinema, la televisione, la radio) e stordirsi di ogni possibile eccesso, togliendo spazio ad amori e affetti, ma soprattutto a se stesso. Fino a quel 31 ottobre 2013 quando il suicidio di un ragazzo omosessuale lo spinge a scrivere alla ‘Repubblica’ una lettera in cui dichiara con fermezza che essere gay è bellissimo. Fossi in te io insisterei è un racconto intimo e coraggioso, ironico e struggente, in cui è impossibile non riconoscersi perché, come scrive Gabardini, ‘il coming- out non è un’esclusiva degli omosessuali, ma di tutti. Perché ”venir fuori”, mostrarsi per chi si è realmente, urlare cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo. Fare coming-out significa cominciare a vivere’. Un libro che è un invito a non aver paura, a uscire allo scoperto, a rivelare agli altri (e prima ancora a noi stessi) chi siamo realmente e cosa vogliamo per la nostra vita. Un invito a non mollare. A insistere. Perché solo così possiamo riprendere in mano il filo della nostra esistenza.
(source: Bol.com)

Fosca

Fosca, considerato unanimamente il capolavoro di Tarchetti, è un’opera complessa e affascinante. Il testo è tutto giocato su una serie di dicotomie (salute/malattia, bellezza/bruttezza, amore/morte) esemplificate da due figure chiave: Clara, giovane, bella e ricca e Fosca, brutta, malata ma anche intrigante e ammaliante. Le due donne sono al centro della vita di Giorgio (evidente alter ego di Tarchetti), un ufficiale che ha lasciato l’esercito per problemi cardiaci. È lui a narrare in prima persona lo scorrere degli eventi. Fosca è la femme fatale che, dotata di una forte carica magnetica, attrae a sé il giovane protagonista, segnandone irrimediabilmente il destino. Testo cardine della Scapigliatura milanese, Fosca viene, a causa dell’improvvisa scomparsa dell’autore, pubblicato postumo e completato da Salvatore Farina, scrittore, giornalista e amico di Tarchetti. Nel romanzo Romanticismo, Decadentismo e tematiche naturaliste si alternano e mescolano con tempi e stile perfetti. L’analisi psicologica dei personaggi è ovviamente approndita, ma a dominare è soprattutto uno stato di ansia e inquitudine continue. Aspetti questi che rendono il testo ancora godibile e attuale per il lettore contemporaneo. Ettore Scola nel 1981 ne ha tratto un film Passione d’amore, presentato al 34° Festival di Cannes.
Iginio Ugo Tarchetti nasce a San Salvatore Monferrato il 29 giugno 1839. Tra i maggiori esponenti della scapigliatura milanese, è autore di romanzi, racconti e poesie. Tentò anche la carriera giornalistica cercando di lanciare, con scarsa fortuna, un proprio periodico il “Piccolo giornale”. Muore a Milano il 25 marzo 1869.
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### Sinossi
Fosca, considerato unanimamente il capolavoro di Tarchetti, è un’opera complessa e affascinante. Il testo è tutto giocato su una serie di dicotomie (salute/malattia, bellezza/bruttezza, amore/morte) esemplificate da due figure chiave: Clara, giovane, bella e ricca e Fosca, brutta, malata ma anche intrigante e ammaliante. Le due donne sono al centro della vita di Giorgio (evidente alter ego di Tarchetti), un ufficiale che ha lasciato l’esercito per problemi cardiaci. È lui a narrare in prima persona lo scorrere degli eventi. Fosca è la femme fatale che, dotata di una forte carica magnetica, attrae a sé il giovane protagonista, segnandone irrimediabilmente il destino. Testo cardine della Scapigliatura milanese, Fosca viene, a causa dell’improvvisa scomparsa dell’autore, pubblicato postumo e completato da Salvatore Farina, scrittore, giornalista e amico di Tarchetti. Nel romanzo Romanticismo, Decadentismo e tematiche naturaliste si alternano e mescolano con tempi e stile perfetti. L’analisi psicologica dei personaggi è ovviamente approndita, ma a dominare è soprattutto uno stato di ansia e inquitudine continue. Aspetti questi che rendono il testo ancora godibile e attuale per il lettore contemporaneo. Ettore Scola nel 1981 ne ha tratto un film Passione d’amore, presentato al 34° Festival di Cannes.
Iginio Ugo Tarchetti nasce a San Salvatore Monferrato il 29 giugno 1839. Tra i maggiori esponenti della scapigliatura milanese, è autore di romanzi, racconti e poesie. Tentò anche la carriera giornalistica cercando di lanciare, con scarsa fortuna, un proprio periodico il “Piccolo giornale”. Muore a Milano il 25 marzo 1869.
### L’autore
Scrittore tra i più rappresentativi della Scapigliatura milanese, pubblicò diversi romanzi, racconti e poesie. Secondo lo “stile” scapigliato fu molto disordinato sia nella vita privata che in quella professionale. Fosca, il suo romanzo più noto, fu completato postumo da un amico, causa la sua prematura morte.

Forze oscure

Mary Lester non è mai stata capace di ignorare l’invocazione di una donna in pericolo. Il figlio di Florence de Trébédan è scomparso. Ecco allora Mary precipitarsi a Rennes per un caso che, in fondo, le sembra talmente semplice da pensare di poterlo risolvere in un solo giorno. Ma presto le cose si complicano. Jacques sembra essersi volatilizzato e Mary si accorge di non essere la sola a cercarlo. Inquietanti individui assediano i luoghi dove potrebbe trovarsi il ragazzo. Di quale torbido segreto il giovane calciatore, astro nascente della squadra cittadina, è il depositario per essere braccato in questo modo dalle “forze oscure”?

La forza del passato

A Roma un tranquillo quarantenne che si guadagna da vivere scrivendo libri per ragazzi viene avvicinato da uno strano tassista, che lo convince ad ascoltare una rivelazione ”pazzesca”: suo padre, morto da poco, non sarebbe stato il generale democristiano e bigotto che lui aveva sempre creduto, ma una spia russa al servizio del KGB. Da questo momento lo scudo protettivo che il protagonista aveva tenacemente costruito attorno a sé e alla sua famiglia comincia a sgretolarsi. Crollata anche l’ultima illusione, quella di una pace coniugale perseguita per anni, lo scrittore scopre – o meglio, dubita, senza averne la certezza – d’essere sempre stato diverso da come credeva di essere, con un padre diverso (una spia?), una moglie diversa (infedele?), e un diverso passato con cui fare i conti. Come nessun altro scrittore italiano di oggi, Sandro Veronesi sa allestire una irresistibile macchina narrativa – una macchina fatta di colpi di scena spettacolari, di movenze da romanzo giallo, di sipari comico-grotteschi sulla ”incredibile” Italia di oggi – e, insieme, suggerire al meravigliato lettore che la storia che sta leggendo di null’altro parla, se non della sua vita più profonda. Premio Campiello 2000 e Premio Viareggio-Repaci 2000.
(source: Bol.com)

La forza del mito: La rivoluzione russa e il miraggio del socialismo

A cento anni dalla Rivoluzione russa e a venticinque dal crollo dell’Unione sovietica, si deve tornare a fare i conti con alcune questioni cruciali: qual è il ruolo della Rivoluzione d’ottobre nella storia? Che impatto ha avuto in Occidente e nel resto del mondo?
Marcello Flores ha una risposta radicale: la creazione del primo stato socialista costituisce la tomba del socialismo, se con questo s’intende il progetto di ribaltamento del sistema capitalista.
L’origine di questo fallimento, spiega Flores, sta nella vittoria del bolscevismo. Perché l’imporsi del comunismo sovietico come unico modello vincente ha finito per sostituire il socialismo e la sua spinta rivoluzionaria con il dogma della difesa dell’Urss, con l’idea che la rivoluzione corrisponda alla conquista giacobina del potere, con la necessità di costruire uno stato forte, aggressivo ed espansionista.
Flores ritorna alle radici della rassegnazione con cui la gran parte del movimento operaio ha ceduto ai dogmi del comunismo sovietico, rinunciando alla prospettiva di un cambiamento di sistema che il socialismo, dalla metà dell’Ottocento alla Rivoluzione, aveva perseguito e dibattuto in una grande ricchezza di opinioni e di strategie diverse e contrapposte. Ripercorre la storia dell’esperimento socialista fino al tramonto dell’Unione sovietica e unisce le trame di un’epoca tanto complessa quanto irriducibile a qualsiasi semplificazione. E lo fa con una narrazione concisa ed efficace, servendosi di una chiave di lettura che getta luce nuova sul significato profondo della Rivoluzione russa.
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### Sinossi
A cento anni dalla Rivoluzione russa e a venticinque dal crollo dell’Unione sovietica, si deve tornare a fare i conti con alcune questioni cruciali: qual è il ruolo della Rivoluzione d’ottobre nella storia? Che impatto ha avuto in Occidente e nel resto del mondo?
Marcello Flores ha una risposta radicale: la creazione del primo stato socialista costituisce la tomba del socialismo, se con questo s’intende il progetto di ribaltamento del sistema capitalista.
L’origine di questo fallimento, spiega Flores, sta nella vittoria del bolscevismo. Perché l’imporsi del comunismo sovietico come unico modello vincente ha finito per sostituire il socialismo e la sua spinta rivoluzionaria con il dogma della difesa dell’Urss, con l’idea che la rivoluzione corrisponda alla conquista giacobina del potere, con la necessità di costruire uno stato forte, aggressivo ed espansionista.
Flores ritorna alle radici della rassegnazione con cui la gran parte del movimento operaio ha ceduto ai dogmi del comunismo sovietico, rinunciando alla prospettiva di un cambiamento di sistema che il socialismo, dalla metà dell’Ottocento alla Rivoluzione, aveva perseguito e dibattuto in una grande ricchezza di opinioni e di strategie diverse e contrapposte. Ripercorre la storia dell’esperimento socialista fino al tramonto dell’Unione sovietica e unisce le trame di un’epoca tanto complessa quanto irriducibile a qualsiasi semplificazione. E lo fa con una narrazione concisa ed efficace, servendosi di una chiave di lettura che getta luce nuova sul significato profondo della Rivoluzione russa.