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La fabbrica delle meraviglie

Insegnante di pianoforte, appassionata di teatro, è sposata e ha un figlio. Adora la Scozia, le storie in costume e gli indovinelli. Vive negli Stati Uniti, a Nashville, Tennessee. In una notte di nebbia Katharine arriva in una misteriosa tenuta vittoriana con l’incarico di controllare che l’eccentrico zio George non stia dilapidando il patrimonio di famiglia. Convinta di incontrare un uomo sull’orlo della follia scopre invece che lo zio è un geniale inventore e sostenta una vivace comunità di persone straordinarie come lui, salvate dai bassifondi di Londra. Aiutato dal giovane e affascinante Lane, George realizza creazioni fantasmagoriche: pesci meccanici, bambole che suonano il pianoforte e orologi dai mille ingranaggi. Ma Katharine comprende ben presto che una trama di interessi oscuri minaccia il suo mondo pieno di meraviglie e, forse, il destino di tutta l’Inghilterra. Una storia di formazione ricca di suspense e avventura, con una incantevole protagonista divisa tra ragione e sentimento. Una nuova Jane Eyre, un destino da riscrivere La vita è come un orologio. Non è mai troppo tardi per avere la tua occasione. Basta portare indietro le lancette.
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### Sinossi
Insegnante di pianoforte, appassionata di teatro, è sposata e ha un figlio. Adora la Scozia, le storie in costume e gli indovinelli. Vive negli Stati Uniti, a Nashville, Tennessee. In una notte di nebbia Katharine arriva in una misteriosa tenuta vittoriana con l’incarico di controllare che l’eccentrico zio George non stia dilapidando il patrimonio di famiglia. Convinta di incontrare un uomo sull’orlo della follia scopre invece che lo zio è un geniale inventore e sostenta una vivace comunità di persone straordinarie come lui, salvate dai bassifondi di Londra. Aiutato dal giovane e affascinante Lane, George realizza creazioni fantasmagoriche: pesci meccanici, bambole che suonano il pianoforte e orologi dai mille ingranaggi. Ma Katharine comprende ben presto che una trama di interessi oscuri minaccia il suo mondo pieno di meraviglie e, forse, il destino di tutta l’Inghilterra. Una storia di formazione ricca di suspense e avventura, con una incantevole protagonista divisa tra ragione e sentimento. Una nuova Jane Eyre, un destino da riscrivere La vita è come un orologio. Non è mai troppo tardi per avere la tua occasione. Basta portare indietro le lancette.
### Dalla seconda/terza di copertina
Sharon Cameron: Insegnante di pianoforte, appassionata di teatro, è sposata e ha un figlio. Adora la Scozia, le storie in costume e gli indovinelli. Vive negli Stati Uniti, a Nashville, Tennessee.

La fabbrica dell’obbedienza

La fabbrica dell’obbedienza: Il lato oscuro e complice degli italiani by Ermanno Rea
“Come tanti Provenzano, le nostre case pullulano di santini e di refurtiva”Servili, bugiardi, fragili, opportunisti: il mondo continua a osservarci stupito e a chiedersi donde provengano, negli italiani, tante riprovevoli inclinazioni e tanta superficialità etica. In questo suo libro, sciolto e affabulatorio nella forma quanto ruvido e penetrante nella sostanza, Ermanno Rea ci trasporta indietro nel tempo alla ricerca delle origini stesse della “malattia”, del suo primo zampillare all’ombra di quel Sant’Uffizio che, nel cuore del secolo XVI, trasformò il cittadino consapevole appena abbozzato dall’Umanesimo in suddito perennemente consenziente nei confronti di santa romana Chiesa. Dopo oltre quattro secoli, la “fabbrica dell’obbedienza” continua a produrre la sua merce pregiata: consenso illimitato verso ogni forma di potere (tanto meglio se dal cuore marcio, dal momento che la Controriforma – ci spiega l’autore – sa essere sempre molto indulgente con se stessa e con i propri alleati e sostenitori). Da allora nulla è più cambiato: l’italiano si confessa per poter continuare a peccare; si fa complice anche quando finge di non esserlo; coltiva catastrofismo e smemorante cinismo con eguale determinazione. Dall’Ottocento unitario fino alla maestosa festa mediatica del berlusconismo, il proverbiale “Mario Rossi” ha indossato la stessa maschera del Girella ossequioso: viva il potere! viva i ricchi! viva la Chiesa!

La fabbrica degli orrori

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Frank Cauldhame, il diciassettenne protagonista della “Fabbrica degli orrori”, è uno dei personaggi più cattivi della letteratura, non solo contemporanea. Frank uccide: a sangue freddo, minuscoli insetti e innocenti bambini. Frank odia: il padre, ex hippy con manie da scienziato pazzo; la madre, che lo ha abbandonato subito dopo averlo messo al mondo; tutte le donne, quasi tutti gli uomini e la maggior parte degli animali. Ha un fratello, maniaco incendiario appena uscito dal manicomio (le cui vittime preferite sono i cani). E ha un amico, Jamie il nano, con cui beve birra al pub. Frank non piace a nessuno e nessuno piace a lui, in realtà non piace nemmeno a se stesso e vive una vita scandita da complessi rituali, plasmati sulla base di una personale religione.
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Fa’ che questa strada non finisca mai

“Qualcuno dice però che, tra le sofferenze di quella notte e del giorno successivo, la più grande per il Nazareno fu quella di non vedere me, e io penso che quel qualcuno abbia ragione, perché non solo io e quell’uomo eravamo veramente amici, ma lui è stato il più grande tra tutti i miei amici, e forse io il suo.” Lo si capisce leggendo attentamente il Vangelo: quella tra Gesù e Giuda Iscariota fu una grande amicizia, che crebbe a dispetto della radicale differenza di vedute tra i due, e che nemmeno il tradimento riuscì a cancellare. Giuda amava la legalità, l’armonia, Gesù amava le eccezioni, e portava la guerra. Giuda è un ebreo devoto, un uomo razionale, che tradisce Gesù nella speranza di salvarlo dall’ira della gente e soprattutto dalla sua “presunta” follia, affidando il suo destino alla Legge di Mosé mediante un regolare processo. Solo dopo avere compiuto il suo gesto Giuda comincia a rendersi conto dell’enormità del proprio sbaglio, e dell’orrore che, attraverso quella porta aperta, fa il suo ingresso nel mondo. Tuttavia l’ultima parola non è ancora stata pronunciata: nemmeno tutte le tenebre del mondo possono cancellare la realtà dell’affetto che li ha uniti.

(source: Bol.com)

Fa troppo freddo per morire

Fa troppo freddo per morire by Christian Frascella
C’è un uomo con un coltello piantato nel petto, dentro un locale a luci rosse di Torino. Fuori, un quartiere multietnico che assomiglia al mondo. A indagare sarà un investigatore destinato a lasciare il segno: Contrera, un adorabile sbruffone che nasconde dietro la battuta pronta i guai di una vita buttata all’aria con metodo. Il suo ufficio è in una lavanderia a gettoni. Tra poliziesco e commedia, *Fa troppo freddo per morire* è un *crimedy* senza molti paragoni, una miscela tutta nuova. Inizi a leggerlo e provi di tutto. Ridi, pensi, ti commuovi, segui l’indagine, poi le disavventure sentimentali del protagonista, fai insieme a lui il bilancio della tua vita, stai attento a un altro indizio. E alla fine – grazie alla qualità della scrittura – vorresti che il viaggio non fosse finito.
Come può essere un quartiere di Torino che si chiama Barriera di Milano? Un avamposto verso il resto del mondo. Infatti, da roccaforte operaia si è trasformato in una babele multietnica. È qui, in una lavanderia a gettoni gestita da un magrebino, che Contrera riceve i suoi clienti. Accanto a un piccolo frigo pieno di birre che provvede a svuotare sistematicamente. I suoi quarant’anni li ha trascorsi quasi tutti per quelle strade. Faceva il poliziotto ma si è fatto cacciare per una brutta storia di droga, ora fa l’investigatore privato senza ufficio ma non senza fantasia. Ha una Panda Young da un quinto di secolo: e quello è «il rapporto piú duraturo che abbia mai avuto nella vita». La sua ex moglie lo detesta e la figlia adolescente si rifiuta di rivolgergli la parola. Ad amarlo restano giusto la sorella e i due nipoti, divertiti dalla sua eccentricità. Quando Mohamed, il proprietario della lavanderia, gli chiede di aiutare un ragazzo che si è indebitato con una banda di albanesi, Contrera non può certo tirarsi indietro. Ma come in ogni poliziesco che si rispetti, le cose sono molto piú complicate di quanto sembri a prima vista: e quando salta fuori il primo cadavere, Contrera capisce di essersi ficcato in un pasticcio nel quale finirà per rischiare non solo la pelle.

Exit West

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall’altra parte del mondo, verso una nuova speranza…Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Exit West è un libro venuto dal futuro per dirci che nessuna porta può piú essere chiusa.
‘In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò’. Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia cosí il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano. Hamid ha scritto un romanzo di attualità sconvolgente, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Con Exit West, Mohsin Hamid ha scritto il suo capolavoro.
(source: Bol.com)

L’evoluzione umana: Ominidi e uomini prima di Homo sapiens

Una storia prima della storia. Ossa fossili, denti, manufatti, siti preistorici e dati genetici per ricostruire l’evoluzione di un gruppo di scimmie antropomorfe che, intorno a 6 milioni di anni fa, in Africa, intrapresero l’intricato percorso evolutivo che diede origine alla nostra specie. E’ la lunga vicenda raccontata in questo libro: dalle origini, quando primati bipedi popolavano un habitat ancora forestale, alla varietà delle cosiddette “australopitecine” – fra cui la nota Lucy -, all’emergere del genere Homo, fino alla comparsa sulla scena di Homo sapiens e alla sua (nostra) affermazione sull’intero pianeta. Un percorso lungo e complesso, fondamentale per la nostra natura di esseri biologici e, al tempo stesso, culturali.

L’evoluzione della PNL. Dalle origini alla next generation

La Programmazione Neuro-Linguistica è una disciplina giovane, potente e fortemente dinamica. Dalla sua nascita negli anni Settanta fino a oggi, si è diffusa in tutto il mondo, toccando la vita di milioni di persone. Contemporaneamente ha conosciuto un’evoluzione senza sosta. Per Robert Dilts, che fin dagli albori è stato uno dei protagonisti di quest’avventura, era arrivato il momento per fare il punto della situazione, dalle prime intuizioni di Richard Bandler e John Grinder fino ai più recenti sviluppi.

L’evoluzione della fisica

Pubblicato in inglese alla vigilia della Seconda guerra mondiale e subito proposto in traduzione, “L’evoluzione della fisica” dovette aspettare la fine del conflitto per vedere la sua pubblicazione in Italia. Da allora (1948) questo testo non ha più smesso di rappresentare un punto di riferimento obbligato per il concetto stesso di divulgazione scientifica e per la fisica in particolare. Scritto dai protagonisti assoluti della rivoluzione della fisica relativistica e quantistica, ma destinato a un pubblico di non specialisti, il libro è il testo fondativo della moderna divulgazione delle idee, la pietra di paragone di ogni altro libro di fisica, che permette di intuire la straordinaria importanza e il valore rivoluzionario della svolta della fisica del Novecento.
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Evil (inediti d’autore)

Il vento spirava dal vicino oceano e scuoteva le gigantesche fronde della quercia. L’agronomo che stava esaminando il tronco millenario non poteva conoscerne la storia. L’albero si ergeva su una collinetta a ridosso del cimitero, appena dietro la chiesa battista della cittadina di Salem. Il dottor Curtis appuntò nuove misure sul taccuino, quindi si sistemò gli occhiali sottili sul naso adunco e affermò con risolutezza: «Questa va bene! Tra una settimana procederemo all’abbattimento». Posò il palmo della mano sul tronco e si rivolse alla quercia come se potesse sentirlo: «Devi essere contenta, cara mia. Il tuo nobile legno sarà il fasciame per la goletta America. E quella diventerò la barca più veloce del mondo». 
«Volete abbattere Big Oak, dottor Curtis?» chiese uno degli uomini che accompagnava l’esperto di legnami. 
«Ma certo, mio buon amico. Che cos’ha di diverso quella quercia da un’altra?» rispose l’agronomo da sopra gli occhiali.
«Conoscete la storia della nostra città, signore? Sapete che cosa accadde qui a Salem oltre un secolo e mezzo fa?» «Certo, sono a conoscenza di quegli avvenimenti. Si sarà trattato di fenomeni di suggestione di massa, capaci di produrre una serie di allucinazioni collettive… Non crederete ancora alle streghe, amico mio!» «Nel 1692,» proseguì l’altro quasi si sentisse in dovere di mettere in guardia l’agronomo da futuri spiacevoli imprevisti «la figlia e la nipote del reverendo Parris accusarono sintomi inspiegabili e comportamenti che vennero identificati come propri degli indemoniati. Da quel momento in poi nella puritana Salem scoppiò il finimondo: la gente pareva impazzita e nella comunità – poco più di un migliaio di persone all’epoca – cominciò a serpeggiare il terribile sospetto che alcuni degli abitanti fossero dediti a pratiche di stregoneria. Venne addirittura istituito un tribunale che condannò decine di persone a pene severissime. Molto di questi finirono i proprio giorni appesi a una solida corda che pendeva proprio dalle fronde di Big Oak.» «Se dovessi farmi carico di tutte le leggende che attraversano gli States, starei fresco. È difficile, poi, trovare in tutto il paese una quercia pluricentenaria dove non sia mai stato impiccato un delinquente, un disertore, un ribelle o un assassino. Quella era la prassi, al tempo.» «Già, ma nessuno di loro era dotato dei poteri di Evil.» «Evil? Il Male?» «Sì, era soprannominato proprio così lo stregone che venne giustiziato qui a Salem. Fu uno degli ultimi a essere impiccato. Il mio bisnonno faceva parte del corpo di polizia locale, e la storia di Evil viene tramandata nella mia famiglia, come credo in tutte le altre della nostra città. Mentre gli infilavano il cappio al collo, Evil scrutò i presenti col suo sguardo di fuoco e lanciò la sua maledizione: “Pensate che sia sufficiente uccidere il mio corpo per liberarvi di me? Il mondo sarà presto nelle mie mani. Non ho fretta. Lo scorrere del tempo per me ha altri valori, diversi dai vostri, miseri bigotti. Il mio spirito dovrà soltanto aspettare che qualcuno lo liberi, e allora nessuno potrà fermarmi”. Fu una bambina, per ironia della sorte chiamata Angela, a lanciare un grido di terrore, non appena Evil smise di parlare. “Impiccatelo!” gridò Angela. E quella parola suonò come un ordine alle orecchie del boia. Il Male non fece resistenza mentre gli passavano la corda attorno al collo, anzi un sorriso di scherno si dipinse sul suo volto. Dall’alto della cavalcatura, con le mani legate dietro la schiena, lo sguardo inquietante del condannato continuava a correre sui presenti. Il boia affibbiò una sonora pacca sulle terga del cavallo, ma l’animale non si mosse. Allora il carnefice colpì con maggior forza, ma non ottenne reazione. A quel punto, il vento prese a soffiare impetuoso. Nello scompiglio che si andò a creare, tra vortici di polvere e foglie secche, il cavallo decise di lanciarsi nella corsa che avrebbe disarcionato il Male, impiccandolo. Ci fu un istante di silenzio, sotto il cielo carico di nubi scure. Il corpo rimase come sospeso, quindi il Male prese a scalciare convulsamente al vento. Pochi fecero caso a un bagliore azzurrognolo che fu emesso dalla bocca spalancata del moribondo, ma quei pochi giurarono che la misteriosa luce avesse preso il volo a grande velocità, sino a scomparire per sempre all’interno del tronco di Big Oak.» «Bene, bene. Una gran bella storia per tenere svegli i bambini» disse l’agronomo mentre tracciava con un pennello intinto nella vernice rossa un segno identificativo sul tronco gigantesco. «Ma credo sia giusto così. Per equipaggiare lo schooner America, un veliero che passerà alla storia, è giusto utilizzare dei materiali che posseggano, loro stessi, un glorioso passato…»  
 

Evan: O’Connor Brothers

Evan: O’Connor Brothers by A. S. Kelly
Ci ho provato a essere un O’Connor.
Ho cercato di correre più veloce, di essere più brillante. Ho provato a renderli orgogliosi, a dimostrargli che meritavo un posto tra i vincenti, ma sono rimasto sempre alle loro spalle e sapete perché? Perché quando ci sono gli O’Connor tutti spariscono, figuriamoci uno come me.
Io sono e resto il piccolo Evan.
E certe cose non cambiano.
E allora cosa fai quando non sei in grado di dimostrargli il contrario? Quando non puoi renderli fieri, cosa fai?
Fai quello che si aspettano: li deludi.
Gli dai la versione peggiore di te.
E ci stavo talmente bene in quei panni che non avevo alcuna intenzione di indossarne degli altri.
Non avevo bisogno di loro e loro non avevano bisogno di me.
E poi.
E poi è arrivato quello che non mi aspettavo.
È arrivato quello che la vita aveva davvero in serbo per me.
E ci ho creduto.
E mi sono ritrovato.
E mi sono innamorato.
E le ho regalato l’unica versione di Evan Kane che meritava.
E ho fatto promesse. E ne ho fatte tante. E ho provato a mantenerle tutte, tranne l’unica promessa che mi aveva chiesto di non fare.
E ora lei non ci crede più.
Ho deluso l’ultima persona che avrei mai voluto deludere.
E ora non ci credo più neanche io.
Perché senza di loro non c’è niente in cui valga la pena credere.

Eva dorme

Eva dorme by Francesca Melandri
È l’alba. Anche stanotte Eva non riesce a dormire. Apre la finestra: l’aria pungente e dolce dell’aprile altoatesino sa di neve e di resina. All’improvviso il telefono squilla, la voce debole di un uomo che la chiama con il soprannome della sua infanzia: è Vito. È molto malato, e vorrebbe vederla per l’ultima volta. Carabiniere calabrese in pensione, ha prestato a lungo servizio in Alto Adige negli anni Sessanta, anni cupi, di tensione e di attentati. Anni che non impedirono l’amore tra quello smarrito giovane carabiniere e la bellissima Gerda Huber, cuoca in un grande albergo, sorella di un terrorista altoatesino e soprattutto ragazza madre in un mondo ostile. Quando Vito è entrato nella sua vita Eva, la figlia bambina, ha provato per la prima volta il sapore di cosa sia un papà: qualcuno che ti vuole così bene che, se necessario, perfino ti sgrida.
Sul treno che porta Eva da Vito morente, lungo i 1397 chilometri che corrono dalle guglie dolomitiche del Rosengarten fino al mare scintillante della Calabria, compiremo anche un viaggio a ritroso nel tempo, dentro la storia tormentata dell’Alto Adige e della famiglia Huber. La fine della Prima guerra mondiale, quando il Sudtirolo austriaco venne assegnato all’Italia, e Hermann Huber, futuro padre di Gerda, perse i genitori e con loro la capacità di amare. Gli anni di sangue della Seconda guerra mondiale e dell’Opzione, l’accordo stretto tra Hitler e Mussolini per cui gli altoatesini di lingua tedesca sarebbero dovuti emigrare nella Germania nazista, salvo poi, tornati in Italia, diventare il bersaglio del disprezzo di chi, pur volendolo, non aveva fatto in tempo a partire. Fino agli anni Sessanta e Settanta, stagione di bombe e di stragi ma anche della voglia di ricominciare a vivere, di dondolarsi a ritmo di swing: un pugno d’anni in cui Gerda ed Eva hanno formato insieme a Vito una famiglia.
Che cosa ne è stato di quel grande, forse impossibile amore? Perché Vito, che amava Eva come una figlia, non le ha più fatto sapere nulla di sé? Per Eva è arrivato il momento di sapere. Solo così il suo sonno potrà tornare a essere profondo come quando era bambina.
Orchestrando con mano sicura fatti e personaggi, Francesca Melandri ha scritto un romanzo potente, risonante di echi e suggestioni, che si distende in adagi solenni e maestosi e sa accendersi in allegri briosi e sorridenti. La storia di una terra orfana di patria, di una bambina senza padre, e di un amore struggente. Sono pagine che con lucidità e passione danno voce al racconto vero dell’Alto Adige, per anni rimosso e seppellito, e che noi italiani – così vicini, così lontani – forse non abbiamo mai veramente conosciuto.

Eutifrone-Apologia di Socrate-Critone

In una nuova traduzione e cura, i tre dialoghi platonici che affrontano il processo a Socrate. Atene 399 a. C.: Socrate, accusato di non credere agli dèi tradizionali, corrompere i giovani e di introdurre nuove divinità, viene processato pubblicamente. Platone, suo discepolo, che assiste al dibattimento, in questi tre dialoghi ne offre un resoconto. Nell'”Eutifrone” Socrate, in procinto di incontrare il magistrato responsabile della messa in stato di accusa, ingaggia con il sacerdote Eutifrone una discussione sulla definizione di pietà religiosa, mostrando l’esigenza di una concezione religiosa fondata sulla ricerca dialettico-filosofica del vero. L'”Apologia di Socrate” è, invece, la difesa appassionata da lui stesso pronunciata e rappresenta il contributo piú importante e rigoroso alla comprensione della personalità e alla trasmissione del pensiero del filosofo. Condannato alla pena capitale e rinchiuso in prigione in attesa di essere giustiziato, nel “Critone” Socrate rifiuta l’offerta di fuga fattagli dall’amico, richiamandosi ai suoi obblighi verso lo Stato: un torto può essere ripagato da un altro torto? La caratterizzazione psicologica dei protagonisti e la ricerca d’una verità che ha la sua legittimazione nel libero confronto di idee contrapposte, sono gli elementi culturali nuovi che contraddistinguono l’opera di Platone, che in questi tre dialoghi delinea non solo un ritratto individuale, ma l’immagine ideale del vero filosofo, votato all’esercizio della conoscenza.

Europa e Islam

Europa e Islam: Storia di un malinteso by Franco Cardini
Nonostante crociate e guerricciole, scorrerie di pirati, saccheggi e tratta di schiavi, nonostante Lepanto e l’assedio di Vienna, la verità è che con l’Islam abbiamo sempre commerciato bene e avuto, in sostanza, buoni rapporti. In tempi diversi si è sovrapposto un malinteso, dagli esiti spaventosi per l’una e l’altra parte. È la tesi originale di Franco Cardini. Mario Baudino, “La Stampa”
Franco Cardini ritesse i fili della memoria e fa piazza pulita di menzogne e pregiudizi. “Il Venerdì di Repubblica”
Il volume di Franco Cardini è un punto di riferimento ineludibile, un raro lavoro che riesce a sintetizzare in un preciso quadro d’insieme la storia del rapporto fra cristiani e musulmani. “Medioevo”

L’Euro: Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa (Einaudi. Passaggi)

Nel 2010 la crisi finanziaria globale del 2008 si è trasformata in una «eurocrisi» che pare lontana dal placarsi, soprattutto per i paesi che condividono la moneta comune euro – l’eurozona. Qui il premio Nobel Joseph E. Stiglitz demolisce il consenso prevalente sulle ragioni che hanno messo all’angolo l’Europa, criticando i campioni dell’austerità e proponendo soluzioni concrete ai problemi legati all’euro. La crisi ne ha infatti messo in luce i limiti. La stagnazione nell’eurozona e le sue fosche prospettive di ripresa sono un diretto risultato della sua sfida fondamentale: la pretesa di far condividere a un gruppo di paesi molto diversi un’unica valuta comune. L’euro è nato imperfetto, con un’integrazione economica che andava piú veloce di quella politica. L’attuale assetto monetario promuove la divergenza piuttosto che la convergenza. L’euro può essere salvato? Dopo aver messo a nudo il mal concepito mandato della Banca centrale europea volto al controllo dell’inflazione, spiegando come le politiche dell’eurozona, specie nei confronti dei paesi in crisi, abbiano ulteriormente esacerbato i difetti della sua progettazione, Stiglitz delinea queste tre possibili vie di uscita: riforme fondamentali della struttura dell’eurozona e politiche economiche da imporre ai paesi membri; un abbandono controllato dell’esperimento dell’euro come unica valuta; oppure un coraggioso nuovo sistema che ha chiamato «l’euro flessibile».
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### Sinossi
Nel 2010 la crisi finanziaria globale del 2008 si è trasformata in una «eurocrisi» che pare lontana dal placarsi, soprattutto per i paesi che condividono la moneta comune euro – l’eurozona. Qui il premio Nobel Joseph E. Stiglitz demolisce il consenso prevalente sulle ragioni che hanno messo all’angolo l’Europa, criticando i campioni dell’austerità e proponendo soluzioni concrete ai problemi legati all’euro. La crisi ne ha infatti messo in luce i limiti. La stagnazione nell’eurozona e le sue fosche prospettive di ripresa sono un diretto risultato della sua sfida fondamentale: la pretesa di far condividere a un gruppo di paesi molto diversi un’unica valuta comune. L’euro è nato imperfetto, con un’integrazione economica che andava piú veloce di quella politica. L’attuale assetto monetario promuove la divergenza piuttosto che la convergenza. L’euro può essere salvato? Dopo aver messo a nudo il mal concepito mandato della Banca centrale europea volto al controllo dell’inflazione, spiegando come le politiche dell’eurozona, specie nei confronti dei paesi in crisi, abbiano ulteriormente esacerbato i difetti della sua progettazione, Stiglitz delinea queste tre possibili vie di uscita: riforme fondamentali della struttura dell’eurozona e politiche economiche da imporre ai paesi membri; un abbandono controllato dell’esperimento dell’euro come unica valuta; oppure un coraggioso nuovo sistema che ha chiamato «l’euro flessibile».

L’Euro, genesi e crisi

L`Euro ci accompagna da tempo ma non e` mai stato accettato da tutti. Alcuni Stati dell`unione europea lo hanno rifiutato, perche`? Ci era stato detto che avremmo lavorato un giorno in meno e guadagnato di più; che in viaggio non avremmo più dovuto fare il cambio valuta; che l’Italia sarebbe cresciuta insieme all’Europa e che saremmo diventati cittadini europei. Con queste premesse, nessuno avrebbe mai pensato di essere consultato attraverso un referendum per verificare se noi italiani fossimo favorevoli o contrari al cambio di valuta, e nessuna fazione politica ha ben pensato di proporlo. In ogni caso, potremmo già immaginare gli esiti. L’Euro è stato accettato in omertà e inconsapevolezza, in quanto non si sapeva a cosa si andava incontro. Dopo 10 anni dalla sua entrata in vigore, la verità è venuta a galla e poco a poco ci sommerge. Come e perché è potuto accadere? Tornare alla Lira è davvero la soluzione? Se pensiamo che anche solo stampare una moneta e farla entrare in vigore, ha dei costi altissimi, i dubbi iniziano a sorgere. E se immaginassimo il nuovo assetto tra gli stipendi e i prezzi in Lire, visti i precedenti? Questo non è di certo il libro delle risposte. Non è nemmeno un manuale di formule economiche, di storia o politica. Non è propaganda, politica dei partiti, destra o sinistra. No. Non si tratta nemmeno di una semplice opinione dell’autore, ma di uno studio su ciò che sta economicamente accadendo e perché, sviluppato tramite ricerche documentarie, giornalistiche e grazie anche al contributo di opere di grandi esperti come il premio nobel all’economia Paul Krugman, il politico Giorgio La Malfa, il giornalista Noam Chomsky e l’occhio attento e imparziale della stampa estera. Si tratta di noi italiani e di ciò che avremmo dovuto sapere sin dall’inizio, e degli strumenti per ottenere la consapevolezza necessaria a non ricadere nelle trappole delle promesse e delle proposte apparentemente risolutive che condizionerebbero per sempre, e stavolta forse irrimediabilmente, il nostro futuro.
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### Sinossi
L`Euro ci accompagna da tempo ma non e` mai stato accettato da tutti. Alcuni Stati dell`unione europea lo hanno rifiutato, perche`? Ci era stato detto che avremmo lavorato un giorno in meno e guadagnato di più; che in viaggio non avremmo più dovuto fare il cambio valuta; che l’Italia sarebbe cresciuta insieme all’Europa e che saremmo diventati cittadini europei. Con queste premesse, nessuno avrebbe mai pensato di essere consultato attraverso un referendum per verificare se noi italiani fossimo favorevoli o contrari al cambio di valuta, e nessuna fazione politica ha ben pensato di proporlo. In ogni caso, potremmo già immaginare gli esiti. L’Euro è stato accettato in omertà e inconsapevolezza, in quanto non si sapeva a cosa si andava incontro. Dopo 10 anni dalla sua entrata in vigore, la verità è venuta a galla e poco a poco ci sommerge. Come e perché è potuto accadere? Tornare alla Lira è davvero la soluzione? Se pensiamo che anche solo stampare una moneta e farla entrare in vigore, ha dei costi altissimi, i dubbi iniziano a sorgere. E se immaginassimo il nuovo assetto tra gli stipendi e i prezzi in Lire, visti i precedenti? Questo non è di certo il libro delle risposte. Non è nemmeno un manuale di formule economiche, di storia o politica. Non è propaganda, politica dei partiti, destra o sinistra. No. Non si tratta nemmeno di una semplice opinione dell’autore, ma di uno studio su ciò che sta economicamente accadendo e perché, sviluppato tramite ricerche documentarie, giornalistiche e grazie anche al contributo di opere di grandi esperti come il premio nobel all’economia Paul Krugman, il politico Giorgio La Malfa, il giornalista Noam Chomsky e l’occhio attento e imparziale della stampa estera. Si tratta di noi italiani e di ciò che avremmo dovuto sapere sin dall’inizio, e degli strumenti per ottenere la consapevolezza necessaria a non ricadere nelle trappole delle promesse e delle proposte apparentemente risolutive che condizionerebbero per sempre, e stavolta forse irrimediabilmente, il nostro futuro.