53793–53808 di 64539 risultati

Cesare

Cesare by Antonio Spinosa
Ognuno ha la propria immagine di Cesare. C’è chi lo vede come un conquistatore o il fondatore di un nuovo ordine, un condottiero temerario o un elegante scrittore, un capo di Stato clemente e generoso oppure il freddo e subdolo artefice di un piano sottile e tortuoso per abbattere la Repubblica. Tra tutti questi aspetti si nasconde il mistero di un uomo. In mezzo agli interrogativi che la figura di Cesare pone, quella che emerge viva e vitale in questo libro è l’immagine complessa di un uomo capace di affascinare amici e nemici e in grado di lasciare un’impronta duratura nella Storia, dando vita a una costruzione politica che ha travalicato i secoli.

Il cervello creativo

Il manuale indispensabile per eliminare i blocchi mentali e liberare la tua creatività. A volte abbiamo l’impressione che gli altri siano, se non più dotati, sicuramente più abili nell’utilizzare le risorse della mente. Niente di più sbagliato. In questo libro il coach della creatività Neil Pavitt ci insegna quali sono i trucchi e gli stratagemmi da imparare ad adottare per riprogrammare il nostro cervello, sviluppando potenzialità e abilità in grado di rivoluzionare dalle fondamenta il nostro modo di pensare, risolvere problemi e prendere decisioni. Imparare a ragionare in modo più brillante; scoprire approcci creativi a situazioni complicate; superare preconcetti radicati e blocchi mentali: sono solo alcuni dei risultati sorprendenti a cui la semplice lettura del Cervello creativo è in grado di condurci. Piccole e graduali conquiste da cui la nostra vita non potrà che trarre un profondo e solido giovamento. Nelle pagine di questo libro scoprirete infatti l’importanza, nel processo creativo, di alcuni approcci spesso trascurati o insospettabili. Ad esempio: • prendete meno decisioni: concentratevi su quelle realmente importanti; • siate sarcastici: l’ironia rende più creativi; • scrivete a mano: il cervello è più sollecitato e crea ricordi più nitidi dell’argomento trattato; • lasciate le cose piacevoli in sospeso: la mente non vedrà l’ora di riprendere a lavorarci; • apprezzate i blocchi mentali: l’importante è cominciare, il vostro inconscio troverà la strada.

(source: Bol.com)

Certe ragazze

“Mia madre – scrive nel suo diario la quasi tredicenne Joy Shapiro – è la persona più imbarazzante mai nata sulla terra.” Destinataria inconsapevole del commento, Cannie Shapiro cerca da sempre di bilanciare le esigenze della propria vita privata con quelle della carriera. Poco dopo essere diventata una scrittrice di successo, ha rinunciato alla fama e alla luce dei riflettori per poter crescere la [leggi tutto …] figlia, ma all’avvicinarsi del Bat Mitzvah di Joy è chiaro che alcuni nodi del passato devono ancora venire al pettine. La ragazza, infatti, non le rivolge quasi la parola e cerca disperatamente di sottrarsi alle eccessive attenzioni materne. Nel frattempo, poi, ci si mette anche l’adorato marito Peter, che ha deciso all’improvviso di volere a tutti i costi un bambino pur sapendo che, dopo il parto prematuro della primogenita, Cannie ha problemi a restare incinta. Ci mancano solo le compagne di scuola di Joy, che per invidia le rivelano uno scioccante segreto sul libro scritto in gioventù dalla madre, la conseguente fuga da casa della ragazza, decisa ad approfondire la faccenda, e l’arrivo improvviso di una tragica notizia a far precipitare del tutto la situazione.

La cerimonia degli addii – Conversazioni con Jean-Paul Sartre

Con una obiettività che non è mai distacco, Simone de Beauvoir ripercorre, nella prima parte di questo libro, gli ultimi dieci anni vissuti con Sartre, anni punteggiati per il filosofo da crisi di salute, ma caratterizzati anche da una vivace presenza politica, da un interesse mai sopito per quanto accadeva in Francia e all’estero. La seconda parte del libro ce ne riporta la viva voce. Nel corso delle conversazioni che Simone de Beauvoir ebbe con Sartre a Roma nell’estate del 1974, emerge uno spaccato di vita intellettuale francese degli ultimi decenni. Personaggi come Nizan, Merleau-Ponty, Aragon, Camus, Genet – per citare solo alcuni interlocutori di Sartre – ci vengono restituiti con forte suggestione in questo volume che è al tempo stesso una testimonianza letteraria e un libro di memorie inseriti a pieno titolo nell’opera autobiografica di Simone de Beauvoir.

Il cerchio

”Mio Dio, questo è un paradiso” pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l’acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. ”Se non sei trasparente, cos’hai da nascondere?” è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi? Presto quella che sembrava la storia delle idealistiche ambizioni di una donna diventa una storia di suspense, un’indagine a tutto campo sulle questioni della memoria, della privacy, della democrazia e dei limiti (valicabili o meno) posti alla conoscenza umana.
(source: Bol.com)

Cercasi commessa al reparto omicidi

Londra, 1909. Dietro le scintillanti vetrine dei magazzini Sinclair si nasconde un mistero: qualcuno ha rubato un prezioso uccellino meccanico. La prima a essere sospettata dal direttore è Sophie Taylor, una ragazza appena assunta nel reparto moda. Determinati a risolvere il mistero, Sophie e i suoi amici Billy, Lil e Joe verranno coinvolti in una serie di intrighi che li porterà nei bassifondi di Londra dove, tra messaggi cifrati, spie e colpi di scena, scopriranno che il furto non è che la punta dell’iceberg.
**
### Sinossi
Londra, 1909. Dietro le scintillanti vetrine dei magazzini Sinclair si nasconde un mistero: qualcuno ha rubato un prezioso uccellino meccanico. La prima a essere sospettata dal direttore è Sophie Taylor, una ragazza appena assunta nel reparto moda. Determinati a risolvere il mistero, Sophie e i suoi amici Billy, Lil e Joe verranno coinvolti in una serie di intrighi che li porterà nei bassifondi di Londra dove, tra messaggi cifrati, spie e colpi di scena, scopriranno che il furto non è che la punta dell’iceberg.
### Dalla seconda/terza di copertina
Katherine Woodfine, classe 1983, è un’autrice inglese, conosciuta per la serie bestseller I misteri di Sinclair, finalista al Waterstones Children’s Book Prize e nominata alla CILIP Carnegie Medal.

Il Centodelitti

Per capire il talento di Giorgio Scerbanenco e la sua qualità di scrittore, non c’è nulla di meglio del Centodelitti, che torna finalmente nelle librerie italiane a quarant’anni dalla sua prima pubblicazione. Tra le qualità di Scerbanenco c’è, per cominciare, un’inesauribile fantasia narrativa: il ‘padre del noir all’italiana’ era prima di tutto una straordinaria macchina per inventare storie – decine di storie, ogni giorno, ogni settimana, ogni anno… Storie che potevano prendere la forma di un romanzo, oppure restare condensate in poche pagine, o addirittura in poche righe. Una manciata di quelle trame avrebbe potuto fare la fortuna di qualunque scrittore, ma lui ne aveva in serbo talmente tante che non si curava di metterle da parte. Le pubblicava tutte, senza paura di disperdere o bruciare il proprio talento, su giornali e riviste, con straordinario successo. Poi c’è la qualità di quelle storie, che ci portano in un mondo complesso e brutale, violento e terribile, ma al tempo stesso pieno di sentimento e di sentimenti: il nostro mondo, dove il delitto non è un’eccezione. Ancora, c’è la capacità di catturare l’attenzione del lettore già dalla prima riga, e di portarlo fino al colpo di scena conclusivo, incatenato dalle svolte della trama e anche dalla verità dei dettagli: un’immagine, un oggetto, un gesto che danno realtà al racconto e lo rendono vivo. Infine, c’è l’accumulo di queste trame, in un interccio che si sovrappone al tessuto della realtà, e al tempo stesso offre la chiave per comprenderne il mistero crudele. Perché questo incredibile Centodelitti, con la sua raffica di microromanzi fulminanti, diventa quasi un’autentica ‘Enciclopedia del male’, dove la sopraffazione e la violenza – con la loro fondamentale stupidità – sono la regola. Alla fine a prendere il sopravvento è il piacere della lettura: Scerbanenco gioca da vero maestro con la nostra curiosità e le nostre attese, e ci insegna a guardare il mondo e noi stessi con occhi diversi.

(source: Bol.com)

Cento Poesie D’Amore a Ladyhawke

Cento poesie d’amore a Ladyhawke by Michele Mari
Oltre al fascino che emana da questa sua anima doppia, il libro è coraggioso per il suo parlare d’amore, per affrontare in maniera esclusiva e totalizzante il più usurato dei temi. La sfida di Mari è stata quella di rivitalizzare una grande tradizione (latina, medievale e moderna) sopravvissuta ai giorni nostri soltanto in forme banalizzate. Il risultato è un canzoniere dell’amore impossibile e tormentato. Con tutte le nevrosi del mondo contemporaneo, con l’esemplarità e la stilizzazione di una storia senza luogo e senza tempo.

Cento passi per volare

Cento passi per volare by Giuseppe Festa
Lucio ha quattordici anni e da piccolo ha perso la vista. Ricorda ancora i colori e le forme delle cose, ma tutto adesso è avvolto dal buio. Ama la montagna, dove va spesso con Bea, la zia che adora, quella della sciarpa di seta, perché lì i suoi sensi acutissimi gli mostrano un mondo sconosciuto agli altri. In montagna tutto è amplificato, e il vento porta profumi, suoni e versi di animali, cui non facciamo quasi più caso. Lucio se ne inebria, li conosce meglio di quanto conosca se stesso, cammina e si arrampica per i sentieri con più sicurezza di molti ragazzi di città. Ed è proprio tra quei monti, sulle Dolomiti, che, durante una passeggiata sul Picco del Diavolo con la sua nuova amica Chiara, la storia di Lucio si intreccia a quella di un aquilotto, Zefiro, rapito da bracconieri senza scrupoli. Tutto sembra perduto, ma la Montagna freme di vita e indizi, e potrebbe rivelare la verità a chi, come Lucio, la sa ascoltare…
Un romanzo da *sentire* con tutti i sensi, un’opportunità unica di intuire quei messaggi della natura che spesso rimangono segreti, e che accende la consapevolezza di quanto sia ricca la diversa normalità di chi non vede con gli occhi. Un’esperienza da vivere spiegando le ali.

Le cento migliori ricette di dolci al cucchiaio (eNewton Zeroquarantanove)

Raffinati protagonisti nei salotti, o sostanziose delizie a concludere i pranzi impegnativi, i dolci della tradizione italiana sono spesso vere e proprie opere d’arte. Per riuscire a prepararli non servono solo estro e fantasia, ma anche ingredienti esatti, fedeltà alla ricetta e pazienza. In questo volume troverete cento ricette per preparare le varietà più gustose nel modo più semplice e veloce.
Luigi e Olga Tarentini Troiani
si interessavano di cucina anche prima di incontrarsi, ma dopo essersi conosciuti hanno sviluppato sempre più questa passione. Luigi, Cerimoniere della Presidenza del Consiglio, è stato secondo Capital «l’ingegnere culinario a cui si deve la rinascita gastronomica di Palazzo Chigi». Olga, americana di origine cecoslovacca, si occupava di pranzi diplomatici.
**
### Sinossi
Raffinati protagonisti nei salotti, o sostanziose delizie a concludere i pranzi impegnativi, i dolci della tradizione italiana sono spesso vere e proprie opere d’arte. Per riuscire a prepararli non servono solo estro e fantasia, ma anche ingredienti esatti, fedeltà alla ricetta e pazienza. In questo volume troverete cento ricette per preparare le varietà più gustose nel modo più semplice e veloce.
Luigi e Olga Tarentini Troiani
si interessavano di cucina anche prima di incontrarsi, ma dopo essersi conosciuti hanno sviluppato sempre più questa passione. Luigi, Cerimoniere della Presidenza del Consiglio, è stato secondo Capital «l’ingegnere culinario a cui si deve la rinascita gastronomica di Palazzo Chigi». Olga, americana di origine cecoslovacca, si occupava di pranzi diplomatici.

I cento giorni

Con la stessa immediatezza, nella stessa maniera diretta in cui ci ha narrato le vicende di oscuri ebrei dell’Europa orientale o di funzionari absburgici, Roth racconta in questo libro (apparso per la prima volta nel 1935) una storia di Napoleone – e precisamente la fase più drammatica del suo epos, quella che va dalla fuga dall’Elba sino alla disfatta di Waterloo e all’imbarco per Sant’Elena. Sono «cento giorni» che fecero sognare al mondo, per un’ultima volta, prospettive nuove. Ma a Roth, come sempre, lo sfondo storico non interessa se non in quanto occasione per giungere a qualcos’altro. Ciò che lo attira innanzitutto – lo rivela in una lettera – è la possibilità di mostrare Napoleone «nella sola fase della sua vita in cui è “uomo” e infelice … Vorrei fare di un “grande” un “umile”». Per raffigurare questo lato segreto di Napoleone, rivolto alla tenebra e all’autodistruzione, Roth è penetrato con delicatezza, e insieme con crudeltà, nella sua psicologia. Ma l’artificio più felice è stato di contrappuntare il suo destino – il più arduo da raccontare, perché troppo raccontato – con quello dell’oscura Angelina Pietri, una delle innumerevoli donne che «in tutto il Paese e nel mondo intero erano innamorate dell’imperatore». Alla fine, mentre l’ombra della storia si staglia opprimente su tutto, i due destini sembreranno in qualche modo convergere, nella desolazione e in una caparbia fedeltà.

Cento anni prima

John Braid è un uomo solitario e introverso, sempre perso in misteriose meditazioni.
Anche la moglie ignora quasi tutto della sua vita, tanto che si decide a farlo seguire da un investigatore privato. Ma qual è il segreto dell’uomo e perché la sola vista di una fotografia della Londra vittoriana lo fa cadere in stato di shock?
Un romanzo sorprendente e affascinante che sfiora la porta proibita del soprannaturale

La cena delle bugie

C’è un posto a tavola anche per voi: accomodateviBugie, amori segreti e tante risate. Buon appetitoDopo aver colto in flagrante il fidanzato con la sua migliore amica, Jo Donelly ha deciso di ritirarsi in campagna, per rimettere insieme i pezzetti del suo cuore infranto.Trova lavoro come fisioterapista e cerca di recuperare un po’ di ottimismo, ma con una collega impegnata tutto il giorno a mettersi lo smalto sulle unghie e una coinquilina ossessionata dalla tv e dal risparmio energetico, Jo non ha un compito facile. Per fortuna però qualcuno c’è che può aiutarla a ritrovare un po’ di allegria: zia Rose, un’eccentrica amica di famiglia di mezza età, felicemente single, che vive sulla collina con un amatissimo maialino nano, quattro cani e due pecore, cucina malissimo ed è sempre disposta a fare quattro chiacchiere. Spesso va a farle visita suo nipote Matthew, compagno d’infanzia di Jo, che, dopo la morte del padre, ha iniziato a gestire la fattoria di famiglia. Durante le tante cene insieme a casa della zia, tra sottintesi e mezze verità, Jo e Matthew potranno cominciare a conoscersi. Giorno dopo giorno i due diventeranno sempre più amici, anche a causa della malattia che colpisce inaspettatamente la zia Rose… Ma le bugie avranno le gambe corte. In una cittadina di campagna, impacchi di sincerità e allegria per curare un cuore tradito’Ambientato in una cittadina neozelandese, di cui l’autrice riesce a rendere tutta l’atmosfera con un simpatico cast di personaggi autentici, questo romanzo supera i confini dei generi letterari mescolando commedia e tragedia, e regalandoci lacrime e risate a profusione.’Woman’s WeeklyDanielle Hawkinsè cresciuta in Nuova Zelanda, in una fattoria vicino Otorohanga, e ha studiato Scienze veterinarie. Lavora in uno studio veterinario per due giorni alla settimana, e gli altri cinque con suo marito nella loro fattoria. Nel tempo libero, quando i suoi due bambini dormono, si dedica alla scrittura.

(source: Bol.com)

Una cena al centro della terra (Supercoralli)

Il Prigioniero Z è un uomo senza piú identità né futuro. Da dodici anni è rinchiuso in una segreta nel deserto del Negev con la sola compagnia del suo indefesso sorvegliante, nella vana attesa che il Generale gli restituisca la vita. Ma com’è finito, il Prigioniero Z, in quella cella desolata? Quale guerra di spie, quali doppi giochi e tradimenti, fra New York e Gaza, Parigi e Berlino, l’hanno condotto fino a lí? E qual è davvero la sua colpa? Aver lasciato che la coscienza interferisse con la causa? Aver mentito troppo, o troppo poco? Aver amato ciecamente chi non era ciò che sembrava?
«L’ultimo libro di Nathan Englander è, come al solito, magnifico: un’opera di precisione psicologica e forza morale che cattura con pari immediatezza sia l’eterna verità umana sia gli smarrimenti del presente».
**Colson Whitehead**
«Una profonda meditazione sullo stato di Israele e insieme un thriller avvincente, denso di colpi di scena e ambiguità morali. Una gioia da leggere».
**«The Jewish Chronicle»**
Molti destini si intrecciano in questa storia sfaccettata che si snoda tra Gaza e New York, Berlino, Parigi e Capri, in un arco temporale di dodici anni fra il 2002 e il 2014: quello del Prigioniero Z, uomo dalle molte identità e nessuna, traditore e tradito; del suo sorvegliante israeliano, un giovane pensoso e sensibile, inevitabilmente coinvolto da quella vicinanza forzata; di Ruthi, l’assistente personale del Generale, che veglia sul suo corpo sospeso nel limbo del coma in un ospedale nei pressi di Tel Aviv; del Generale, una figura a tratti demoniaca e a tratti messianica, un guerriero e un capo di stato che ha avuto nelle sue mani il destino di un’intera nazione, e che ora vive in una terra popolata solo di ricordi; di Farid, un giovane palestinese amante della barca a vela e paladino della causa araba; di Joshua, un ricco uomo d’affari canadese che a Berlino si occupa di import-export su uno scacchiere ben piú grande di lui; e di una misteriosa e bellissima cameriera italiana che parla sospettabilmente bene l’inglese. Niente è come appare, tutto è fatalmente connesso in *Una cena al centro della terra*, romanzo breve e densissimo che è insieme un thriller di spionaggio, un romanzo storico, una storia d’amore, un apologo morale e una tragedia classica. Al centro di questa matrioska narrativa vibrano i temi della fedeltà e del tradimento, della divisione tra popoli e tra amanti, della labilità dei confini e dell’identità. Calando la sua vicenda al cuore del conflitto arabo-palestinese, nel periodo fra la seconda intifada e la morte di Ariel Sharon, Englander, salutato come il naturale erede di Philip Roth per la sua espressione dell’ebraicità, la sua penna caustica, la padronanza del registro comico come di quello struggente, la ricchezza della sua lingua e della sua fantasia, mostra qui di aver raggiunto un nuovo traguardo. È parte della sua maestria saper creare, con quel momento di convivialità, vero amore e unione che dà il titolo al libro, una bolla di pace e tangibile speranza dimentica di ogni conflitto. Ma per ora la cena può avvenire solo sotto la superficie, di nascosto, al buio, in paziente attesa, mentre sopra infuria la battaglia.
**
### Sinossi
Il Prigioniero Z è un uomo senza piú identità né futuro. Da dodici anni è rinchiuso in una segreta nel deserto del Negev con la sola compagnia del suo indefesso sorvegliante, nella vana attesa che il Generale gli restituisca la vita. Ma com’è finito, il Prigioniero Z, in quella cella desolata? Quale guerra di spie, quali doppi giochi e tradimenti, fra New York e Gaza, Parigi e Berlino, l’hanno condotto fino a lí? E qual è davvero la sua colpa? Aver lasciato che la coscienza interferisse con la causa? Aver mentito troppo, o troppo poco? Aver amato ciecamente chi non era ciò che sembrava?
«L’ultimo libro di Nathan Englander è, come al solito, magnifico: un’opera di precisione psicologica e forza morale che cattura con pari immediatezza sia l’eterna verità umana sia gli smarrimenti del presente».
**Colson Whitehead**
«Una profonda meditazione sullo stato di Israele e insieme un thriller avvincente, denso di colpi di scena e ambiguità morali. Una gioia da leggere».
**«The Jewish Chronicle»**
Molti destini si intrecciano in questa storia sfaccettata che si snoda tra Gaza e New York, Berlino, Parigi e Capri, in un arco temporale di dodici anni fra il 2002 e il 2014: quello del Prigioniero Z, uomo dalle molte identità e nessuna, traditore e tradito; del suo sorvegliante israeliano, un giovane pensoso e sensibile, inevitabilmente coinvolto da quella vicinanza forzata; di Ruthi, l’assistente personale del Generale, che veglia sul suo corpo sospeso nel limbo del coma in un ospedale nei pressi di Tel Aviv; del Generale, una figura a tratti demoniaca e a tratti messianica, un guerriero e un capo di stato che ha avuto nelle sue mani il destino di un’intera nazione, e che ora vive in una terra popolata solo di ricordi; di Farid, un giovane palestinese amante della barca a vela e paladino della causa araba; di Joshua, un ricco uomo d’affari canadese che a Berlino si occupa di import-export su uno scacchiere ben piú grande di lui; e di una misteriosa e bellissima cameriera italiana che parla sospettabilmente bene l’inglese. Niente è come appare, tutto è fatalmente connesso in *Una cena al centro della terra*, romanzo breve e densissimo che è insieme un thriller di spionaggio, un romanzo storico, una storia d’amore, un apologo morale e una tragedia classica. Al centro di questa matrioska narrativa vibrano i temi della fedeltà e del tradimento, della divisione tra popoli e tra amanti, della labilità dei confini e dell’identità. Calando la sua vicenda al cuore del conflitto arabo-palestinese, nel periodo fra la seconda intifada e la morte di Ariel Sharon, Englander, salutato come il naturale erede di Philip Roth per la sua espressione dell’ebraicità, la sua penna caustica, la padronanza del registro comico come di quello struggente, la ricchezza della sua lingua e della sua fantasia, mostra qui di aver raggiunto un nuovo traguardo. È parte della sua maestria saper creare, con quel momento di convivialità, vero amore e unione che dà il titolo al libro, una bolla di pace e tangibile speranza dimentica di ogni conflitto. Ma per ora la cena può avvenire solo sotto la superficie, di nascosto, al buio, in paziente attesa, mentre sopra infuria la battaglia.

Celestina: Il mistero del volto dipinto

Novara, novembre 1902. In una notte di nebbia qualcuno ha ucciso Celeste Ragazzi, nota come la Celestina, una merveilleuse, cioè una prostituta d’alto bordo. È stata trovata morta in casa sua, seminuda e con il viso dipinto di nero. Le indagini vengono affidate al delegato di Pubblica sicurezza Deodato Marchini, uomo pieno di senso di responsabilità e fiducioso nella scienza e nel progresso, nonché appassionato di letteratura. È bravo, ma non molto considerato: ha trascorso l’infanzia in orfanotrofio e non ha appoggi né raccomandazioni. In cuor suo spera che il caso della Celestina sia il trampolino di lancio verso una meritata carriera. Poiché si mormora del coinvolgimento di alcuni militari, ad affiancare Marchini viene chiamato Otto Stoffel, capitano dell’esercito e giocatore votato alla sconfitta, bevitore incallito ossessionato da tragici trascorsi in Africa: fatalista e travolto dal caos della propria vita. Le indagini li portano a conoscere Ernestina, una sarta bella come una regina vichinga, fidanzata con un uomo che non la merita. Forse starebbe meglio sola, che così male accompagnata… che effetto le faranno la serietà appassionata di Marchini e la dignità malinconica di Stoffel? In un difficile equilibrio tra ricerca della verità e ragion di Stato – mentre l’iniziale diffidenza reciproca si trasforma in rispetto e poi in stima –, Marchini e Stoffel raccolgono indizi ciascuno secondo il proprio metodo, spaziando dalla lussuosa residenza di un generale alle bettole dove ci si ubriaca fino a perdere i sensi e alle case delle comari dai mobili carichi di ninnoli e con l’aria greve di cavolo messo a bollire. Un noir dal ritmo incalzante e di grande atmosfera, in cui le buone cose di pessimo gusto della provincia italiana incontrano la sensualità della Belle Époque, gaia e decadente insieme. Una coppia di detective straordinari che, per ragioni diverse, troveranno in questa indagine una nuova ragione di vita. Finché al comune interesse professionale si unirà quello per una donna…

Celestiale

Un uomo comune, una donna particolare.
“E perché non ti piace il sesso?” A Giorgio sembrava di essere Socrate che interrogava i discepoli.
“È troppo umido.”
Quel che restava del ghiacciolo di Giorgio si staccò dallo stecchino e si abbatté al suolo.
C’erano mille modi con cui Giorgio avrebbe potuto reagire, e tra questi c’era anche scoppiare a ridere, ma si trattenne e optò per continuare a fare il Socrate curioso.
“Umido? In che senso?” domandò.
“Sperma, fluidi vaginali, sudore, saliva…”
“Ah in *quel* senso.”
Rimanere seri stava diventando un’impresa.
“A me tutto quel bagnato non piace molto” precisò Agata.
“Pare però che tutto quel bagnato sia fondamentale per la buona riuscita della ehm… faccenda. Almeno, così ho sentito dire.”
“Come sarebbe che *hai sentito dire*? Hai un figlio, lo saprai per certo, no?”
“Era per dare autorevolezza all’informazione. Sono abbastanza sicuro che un buon tasso di umidità sia indispensabile.”
Agata sembrava perplessa.
Aveva sperato che Giorgio la pensasse come lei. Non che avesse intervistato molta gente sull’argomento, ma aveva la sensazione che agli altri tutta l’umidità coinvolta nel sesso piacesse parecchio. Insomma, tanto per cambiare, quella strana era lei.
Anche il ghiacciolo di Agata era finito, Giorgio le sfilò di mano lo stecchino senza sfiorarle nemmeno le dita e li posò uno sopra l’altro sul bracciolo del dondolo.
“Visto che siamo in vena di confidenze” proseguì lui, “sei per caso vergine?”
“Ma no!” esclamò lei, scandalizzata. “Ho trentadue anni!”
“Non sarebbe mica un crimine.”
“L’ho già fatto tre volte…” Il tono un po’ spavaldo era decisamente fuori luogo, ma tutta Agata era così, per cui non c’era niente di nuovo.
“Addirittura tre!” Colpo di tosse. Ridere stava diventando un bisogno impellente.
“…e con tre uomini diversi. È stato appiccicoso e molliccio. Conclusione: non fa per me.”
“Il molliccio non mi torna.”
Giorgio s’era messo due dita negli occhi per resistere.
“Sai quando sei lì… e l’altro trema…”
“Mh…”
“Non è molliccio?”
“Dipende.”
“Comunque, immagino sia soggettivo” concluse Agata.
“Sì. Decisamente soggettivo” confermò Giorgio.
Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l’agronomo ed è divorziato.
L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo.
Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.
**
### Sinossi
Un uomo comune, una donna particolare.
“E perché non ti piace il sesso?” A Giorgio sembrava di essere Socrate che interrogava i discepoli.
“È troppo umido.”
Quel che restava del ghiacciolo di Giorgio si staccò dallo stecchino e si abbatté al suolo.
C’erano mille modi con cui Giorgio avrebbe potuto reagire, e tra questi c’era anche scoppiare a ridere, ma si trattenne e optò per continuare a fare il Socrate curioso.
“Umido? In che senso?” domandò.
“Sperma, fluidi vaginali, sudore, saliva…”
“Ah in *quel* senso.”
Rimanere seri stava diventando un’impresa.
“A me tutto quel bagnato non piace molto” precisò Agata.
“Pare però che tutto quel bagnato sia fondamentale per la buona riuscita della ehm… faccenda. Almeno, così ho sentito dire.”
“Come sarebbe che *hai sentito dire*? Hai un figlio, lo saprai per certo, no?”
“Era per dare autorevolezza all’informazione. Sono abbastanza sicuro che un buon tasso di umidità sia indispensabile.”
Agata sembrava perplessa.
Aveva sperato che Giorgio la pensasse come lei. Non che avesse intervistato molta gente sull’argomento, ma aveva la sensazione che agli altri tutta l’umidità coinvolta nel sesso piacesse parecchio. Insomma, tanto per cambiare, quella strana era lei.
Anche il ghiacciolo di Agata era finito, Giorgio le sfilò di mano lo stecchino senza sfiorarle nemmeno le dita e li posò uno sopra l’altro sul bracciolo del dondolo.
“Visto che siamo in vena di confidenze” proseguì lui, “sei per caso vergine?”
“Ma no!” esclamò lei, scandalizzata. “Ho trentadue anni!”
“Non sarebbe mica un crimine.”
“L’ho già fatto tre volte…” Il tono un po’ spavaldo era decisamente fuori luogo, ma tutta Agata era così, per cui non c’era niente di nuovo.
“Addirittura tre!” Colpo di tosse. Ridere stava diventando un bisogno impellente.
“…e con tre uomini diversi. È stato appiccicoso e molliccio. Conclusione: non fa per me.”
“Il molliccio non mi torna.”
Giorgio s’era messo due dita negli occhi per resistere.
“Sai quando sei lì… e l’altro trema…”
“Mh…”
“Non è molliccio?”
“Dipende.”
“Comunque, immagino sia soggettivo” concluse Agata.
“Sì. Decisamente soggettivo” confermò Giorgio.
Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l’agronomo ed è divorziato.
L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo.
Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.