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Appendici del futuro 2

Altra raccolta anomala, di tutti quei racconti apparsi su diversi Urania e riuniti in un’unica antologia, mai pubblicata in Italia, ma per noi, la seconda.

Appendici del futuro 11

Se uno scienziato inventasse una macchina per entrare in un libro? Se cioè si potesse vivere le avventure di un personaggio romanzato? L’idea che sta alla base del racconto di Woody Allen (qua raccolto in un’esclusiva traduzione italiana) fa da presentazione all’undicesima raccolta di racconti apparsi in appendice alla collana “Urania”, e nella maggior parte dei casi MAI più apparsi altrove. John Sladek, Walter Tevis, Barry N. Malzberg, Mike Resnick, Terry Bisson, James P. Hogan e tanti altri vi invitano ad un viaggio fra mille universi, con la gradita partecipazione di autori italiani come Luis Piazzano e Antonino Fazio. In appendice, due racconti horror tutti italiani apparsi in appendice alla collana “Epix”.

Appendici del futuro 10

Stella lucente, stella splendente… di Alfred Bester 3 Principio di aprile o fine di marzo di Thomas M. Disch 17 Dossier Lucertola di D.F. Jones 21 A che serve una invenzione se non serve? di Leonard Tushnet 53 Il figlio della montagna di Stephen Tall 60 Voglio posso comando di Bill Pronzini 70 Per tutto c’è una prima volta di Raylyn Moore 73 L’agenzia di Leonard Tushnet 85 Pensione Morton di R. Bretnor 93 Storia di Graft di Bob Leman 106 Polo d’attrazione di Kit Reed 117 Il vostro amico Willie di Theodore R. Cogswell 125 Vita da Cristiani di Garry Kilworth 128 Festeggiamenti di Barry N. Malzberg 133 Viaggi ciberspaziali di Felix Gotschalk 138 Lafayette addio di Ray Bradbury 148 Fondi di caffè di Rory Harper 156 In attesa del cargo di Lino Aldani 166 Correzione di Silvio Sosio 174 Mondo alla rovescia di Silvio Sosio 177 Appendice alle Appendici 179 Il giustiziere venuto dal futuro di Lorenzo Cairoli 180

Appendici del futuro

Questa è decisamente una raccolta anomala, si tratta di una serie di racconti apparsi su diversi Urania e raccolti in un’unica antologia, mai pubblicata in Italia.

Apologia di Raimondo Sebonda – del pentimento

“Apologia di Raimondo Sebond”, è l’esposizione del suo scetticismo, la battaglia allegra contro l’orgoglio umano che nella ragione ha il suo vano fondamento. Meschino è l’uomo di fronte all’universo, e spesso nelle varie facoltà inferiore agli animali, né certo innalzato dalla scienza, la quale non gli ha dato di conoscere Dio, né il mondo, né se stesso, come appare dalla infinita varietà di ipotesi, opinioni e credenze. La ragione è alla mercé dell’ambiente, delle nostre passioni; i sensi, cammino obbligato della conoscenza, si ingannano e ci ingannano. Sola saggezza è astenersi dal giudizio, come fa Pirrone. Autorità illustri e leggende incerte, relazioni di viaggiatori, meraviglie del continente nuovo, tutto è adunato per concludere alla miseria nella nostra ragione.

Apocalisse tascabile

Complete departure from ‘Level 7’ in quality. The plot is so incredible, it’s a fun read.
Plot: Executive officer accidently kills CO & with 5 others decide to take over nuclear sub. Rest of crew go along. Perks: Booze, money & strippers (then actresses, then attempted college girls with specified measurements) aboard the Pirate sub.
Government caves to demands. Vet the other officers in the top ranks for strong family & religious ties (ie. booze, bucks & broads).
Further plot development? A right-wing evangelical Christian, CO of an Air Force Nuclear Base takes it over (Nuclear Crusaders) with his demands of banning the aforementioned three.
Government caves to that!
Does Roshwald believe most military are without backbone or morals? The guy running the nuclear reactor of the sub goes along so he can create the ultimate artistic striptease? Another for Booze? The Air Force group follows the CO after a religious rant?
This was written in ’62, pre-Jim Jones.–N. Stepro (edited)

Apocalisse 2012. Un’indagine scientifica sulla fine della civiltà

21 dicembre 2012. È l’ultimo giorno del sofisticato calendario del “Lungo Computo” elaborato dai Maya. Il significato di questa data è oggetto di libri, articoli e convegni in tutto il mondo: da una parte c’è chi ritiene che sia la data simbolo di un’apocalisse alle porte, dall’altra ci sono coloro che la interpretano come l’inizio di un’era di rinnovamento e di rigenerazione. Anche gli scienziati sono coinvolti nel dibattito: secondo alcuni, infatti, il numero crescente di disastri naturali che si sta abbattendo sulla Terra raggiungerà il suo picco proprio intorno al 2012. Ma quanto di quel che si dice è scienza e quanto è superstizione? In questo libro, Lawrence E. Joseph conduce un’indagine ponendosi l’obiettivo di fare chiarezza partendo dai quesiti più semplici: che cosa c’è di vero in tutto questo? Quali sono i fatti concreti intorno ai quali è stata costruita la scadenza del 2012? L’umanità e il nostro pianeta sono realmente esposti a fenomeni naturali che potrebbero scatenare cataclismi? E questi drammatici eventi possono davvero essere stati predetti dai Maya o da altre popolazioni antiche?

Antologia personale 3

Con questa terza e ultima parte si conclude la prestigiosa antologia che Isaac Asimov ha curato personalmente, scegliendo i migliori dei propri racconti, ordinandoli cronologicamente e premettendo a ciascuno una nota introduttiva. Ma col suo folto gruppo di brevi e variatissime storie, il presente volume costituisce anche una piccola e preziosa opera a sé. Nella loro calcolata diversità di argomento e di tono – dal dramma meccanico di “Junior” alla feroce satira di “La macchina che vinse la guerra”, dalla piccantissima commedia di “Playboy” alla tragedia di “Occhi non soltanto per vedere” – queste storie rispecchiano infatti l’intero arco della produzione “maggiore” di Asimov e forniscono un’illustrazione perfetta della sua tipica, inesauribile varietà inventiva.

Antologia personale 2

Tre racconti lunghi (uno è quasi un romanzo) occupano questo volume centrale dell’Antologia Personale di Isaac Asimov. Il primo comincia così: “Il sergente di polizia Mankiewicz era al telefono e malediceva il momento in cui aveva risposto alla chiamata… La storia s’intitola “Cultura microbica” e Asimov, nella sua introduzione, la definisce: “Qualcosa di molto attuale, ma che resta di pura FS oggi come quando la scrissi nel 1951”. La stessa definizione può applicarsi alle altre due storie, “Condotto C” e “Per una buona causa”. Quanto al breve racconto che chiude il volume, non è propriamente di FS, ma se si pensa a Sharon Tate e a un certo Manson, è forse più attuale di tutti (con la differenza che Manson “lo sapeva”…)

Anonima stregoni

Tra “fantasy” e fantascienza classica, nove tra i migliori racconti pubblicati nel 1976-77 da “Magazine of Fantasy & Science Fiction”. Nel 1974 una scelta analoga, imperniata sul racconto di Silverberg “Buone notizie dal Vaticano”, sollevò un certo scandalo: l’idea che un futuro Conclave potesse eleggere Papa un “computer” parve offensiva. Ma da allora sono passati quattro anni, durante i quali un pubblico sempre più vasto s’è familiarizzato con gli sconcertanti paradossi della fantascienza. “Il dilemma di Benedetto XVI” non è che un altro di questi paradossi. Crediamo dunque, nel 1978, di poterlo presentare senza il rischio di offendere minimamente nessuno. 

Ano di volpi argentate

Macchie di sperma, sangue e sudore da decifrare come fossero “storie sfilacciate” ; amori di volpi e di uomini ; ottusi serpenti portatori del Male ; paffuti angioletti unticci, goffi, con la forfora (“che rende buoni”) sono alcune delle figure che popolano il libro d’esordio del trentino Stelzer, un libro insolito, particolarissimo per il taglio della narrazione. L’ossessivo ripresentarsi di alcuni particolari, colti da uno sguardo dilatato e lento, e la prosa, sapientissima e franta, risucchiano il lettore in un vortice allegorico per poi riportarlo con violenza alla lettera del testo e di nuovo spingerlo verso mille direzioni e piani di lettura. Nel soffermarsi a descrivere i dettagli della terra, Stelzer ne ingrandisce le brutture e paradossalmente illumina anche una continua, istintiva tensione delle cose e delle persone verso l’alto. Perché dietro ogni vicenda di questo libro, come forse dietro ogni vicenda umana – lascia intendere l’autore -, c’è un occhio dilatato che ingigantendo le brutture della terra disegna la mappa di un altrove.

Anna Karenina (Nuova edizione annotata)

Anna Karenina (in russo: Aнна Каренина) è un romanzo di Lev Tolstoj che fu pubblicato per la prima volta nel 1877. Considerato un capolavoro del realismo, l’autore trasse ispirazione da “I racconti di Belkin” dello scrittore e poeta russo Aleksandr Sergeevič Puškin. Sebbene la maggior parte della critica russa stroncasse il romanzo fin dalla prima pubblicazione, definendolo «un romanzo frivolo dell’alta società», secondo lo scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij «Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato». La sua opinione fu condivisa da Vladimir Vladimirovič Nabokov, che lo definì «il capolavoro assoluto della letteratura del XIX secolo».

Anna Karenina

“Qual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? È la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese: Il faut le battre le fer, le broyer, le pétrir […]. Il ferro che il vecchio contadino vuole battere, frantumare, lavorare, cioè distruggere, è la stessa vitalità, il desiderio sessuale, l’amore colpevole e scandaloso di Anna; e così essa lo sente e lo intende come la colpa che la condanna. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa.” (Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini)
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