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I quarantanove racconti

Raccolti in volume dall’autore nel 1938, *I quarantanove racconti* sono stati consacrati dalla critica tra i capolavori più significativi della narrativa americana. Con la sua straordinaria capacità di reinventare l’esperienza, Hemingway ci restituisce un’umanità varia e vibrante – uomini, donne e adolescenti chiamati tutti a misurarsi in modo diverso con l’asprezza dell’esistenza -; ora raccontandoci di matadores e corride, di safari dall’esito tragico, di pugili indomabili e di donne fragili e remissive; ora narrando le avventure del suo alter-ego Nick Adams, la passione per la pesca alle trote, le prime delusioni amorose; ora infine tornando con lucidità alla devastante esperienza della guerra combattuta sul campo o nelle retrovie. Nutrono questi racconti tutti i motivi più cari alla saga hemingwayana, narrati con tale intensità che “quando tu hai finito di leggerne uno ti sembrerà che tutto quanto sia accaduto a te e, dopo, tutto quanto ti appartiene: il bene e il male, l’estasi, il rimorso, il dolore, la gente, i posti e il tempo che faceva”.

Le quaranta porte (Narrativa)

Ella Rubinstein ha quarant’anni, una famiglia e una casa perfette, e da tempo ha dimenticato che gusto ha l’amore. Quando l’agenzia letteraria con cui collabora le invia il romanzo di un autore sconosciuto per un parere, di certo Ella non immagina che un oggetto tanto innocuo possa sconvolgere la sua esistenza. È così che Dolce eresia e la storia dell’immortale amicizia tra il poeta Rumi, lo “Shakespeare dell’Islam”, e il derviscio Shams, suo discepolo, entrano come un vento caldo nella vita di Ella, per spalancare porte che sembravano chiuse per sempre. Dalla Turchia mistica all’America di una casalinga disperata, Elif Shafak tesse uno straordinario inno all’amore, alla sua inafferrabile bellezza, alla sua infinita capacità di travolgerci. E al tempo stesso una celebrazione delle storie che i libri sanno raccontare, a volte cambiandoci davvero la vita. Un grande romanzo acclamato dalla critica internazionale come il capolavoro di un talento fuori dall’ordinario.
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### Sinossi
Ella Rubinstein ha quarant’anni, una famiglia e una casa perfette, e da tempo ha dimenticato che gusto ha l’amore. Quando l’agenzia letteraria con cui collabora le invia il romanzo di un autore sconosciuto per un parere, di certo Ella non immagina che un oggetto tanto innocuo possa sconvolgere la sua esistenza. È così che Dolce eresia e la storia dell’immortale amicizia tra il poeta Rumi, lo “Shakespeare dell’Islam”, e il derviscio Shams, suo discepolo, entrano come un vento caldo nella vita di Ella, per spalancare porte che sembravano chiuse per sempre. Dalla Turchia mistica all’America di una casalinga disperata, Elif Shafak tesse uno straordinario inno all’amore, alla sua inafferrabile bellezza, alla sua infinita capacità di travolgerci. E al tempo stesso una celebrazione delle storie che i libri sanno raccontare, a volte cambiandoci davvero la vita. Un grande romanzo acclamato dalla critica internazionale come il capolavoro di un talento fuori dall’ordinario.

I quaranta giorni del Mussa Dagh

Il libro più appassionante mai scritto sulla tragedia del genocidio armeno.

Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia.
Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese.
Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un’improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell’umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell’afflato religioso che permea la vita dell’universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.
Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest’opera fondamentale dell’epica moderna.

Il libro venne pubblicato nel 1933 ed è stato giustamente considerato la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa.

(source: Bol.com)

Quante vite avrei voluto. 21 storie al bivio

Enrico Ruggeri di storie se ne intende: nella sua lunga carriera di cantautore ha raccolto – con sensibilità di artista – emozioni, situazioni, frammenti di vita degli altri, restituendoli al pubblico sotto forma di canzoni. Poi, nel programma tv “Il bivio”, ha vestito con disinvoltura i panni del conduttore, presentando con passione e coinvolgimento le storie di persone comuni che nella vita si sono trovate a fronteggiare eventi straordinari o che, per uno scherzo del destino, hanno visto cambiare radicalmente il corso della propria esistenza. Sono uomini e donne che hanno risalito la china o perso tutto in un istante, che si sono trasformati nel corpo e nell’anima, o che hanno scoperto dietro un angolo ciò che cercavano da sempre. Ora Ruggeri ripercorre e approfondisce per iscritto le loro esperienze, i loro personali momenti di svolta, aggiungendo tutto quello che, metabolizzato dal tempo, non ha potuto dire davanti alla telecamera. Anche perché queste ventuno persone, ha scritto, sono ventuno modi diversi di meravigliarsi di fronte alla vita, ventuno occasioni per conoscere me stesso. Stimolante fil rouge del libro è il Caso che, con i suoi capricci improvvisi, democraticamente impietoso, ci ricorda che ogni istante della nostra vita rappresenta un crocevia, e che ogni scelta esclude automaticamente tutte le altre.
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Quando vola il falco

Robyn Ballantyne, figlia di un esploratore, medico, scrittore ed evangelizzatore di non limpida fama, decide di partire con il fratello Zouga alla ricerca del padre, disperso anni prima mentre risaliva lo Zambesi. Anche la giovane è animata da ardore missionario e intende documentarsi sull’ancor florida – siamo nel 1860 – tratta degli schiavi per contribuire a porvi fine. Fatalmente, il clipper che la conduce in Africa è una nave negriera, e Robyn ha la disgrazia d’innamorarsi del suo comandante e proprietario Mungo St John, giovane e fascinoso avventuriero che prospera con quel turpe commercio. Giunta in Africa, la ragazza segue la Via degli Schiavi, mentre suo fratello si dà alla caccia grossa e alla ricerca della scomparsa città di Monomotapa e delle sue mitiche miniere d’oro, in un’Africa sempre nuova e imprevedibile, che partorisce dal suo grembo verde cupo idoli di pietra e profetesse nude. Ma non tutta la vicenda si dipana in terraferma: questo romanzo di Wilbur Smith è anche un poderoso racconto di mare che vede come protagonisti d’eccezione gli ultimi velieri e i rudi uomini che li manovravano. Epopea dell’Africa ed epopea della vela: due mondi dissimili ma ugualmente favolosi che si specchiano l’uno nel destino dell’altro, colti nel momento in cui battono gli ultimi colpi d’ala… almeno fino a quando – come asserisce la leggenda africana – i falchi non torneranno a volare.

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(source: Bol.com)

Quando Teresa si arrabbiò con Dio

“Se Dio non è qui, non è da nessuna parte; questo stesso istante è la perfezione”Nonna Teresa si arrabbiò con Dio e con quanti continuavano a credere in Lui dopo la micidiale inondazione del fiume Dnepr.È così che comincia la meravigliosa, magica storia di una famiglia cilena di origine ebreo-russa, una storia di antenati lontanissimi e mitici, reali e immaginari, che risalgono la corrente dei secoli attraverso la lente deformante dell’ironia e della parodia, per diventare romanzo e favola. L’incalzante fantasia di Alejandro Jodorowsky trasfigura e moltiplica gli eventi, mescolando storia e memoria, miracoli e follie. Ci sono antenati sempre avvolti da sciami d’api, stregoni e incantatori di serpenti, stupratori di vecchiette e attentatori anarchici; cappelle incantate e bordelli, terremoti, scioperi di minatori ecariche della polizia.Una saga travolgente che sa unire alla grazia delle novelle yiddish il realismo magico latinoamericano.

(source: Bol.com)

Quando soffia il vento

«Quello che vidi andava al di là della mia immaginazione, della mia comprensione, di tutto quello che sapevo. Le braccia della ragazzina erano ripiegate all’indietro in modo strano, ma quando le sollevò… Non era umanamente possibile, eppure eccola là… Una ragazzina con le ali!» Questo l’incredibile incontro che sconvolge la vita di Frannie O’Neill, una giovane e appassionata veterinaria che, dopo la morte del marito, si è isolata dal mondo, dedicandosi interamente al suo lavoro a Bear Bluff, uno sperduto paesino sulle Montagne Rocciose. L’unica persona alla quale Frannie ha il coraggio di confessare ciò che chiunque prenderebbe per un’allucinazione è Kit Harrison, affittuario della baita vicino al suo ambulatorio, un uomo dal passato non proprio limpido e dal presente piuttosto confuso. Ma Frannie, inconsapevolmente, ha scelto la persona giusta: Kit infatti è un agente dell’FBI che, all’insaputa dei suoi superiori, sta conducendo indagini su un intricato caso legato a esperimenti illegali di manipolazione genetica. Dopo la rocambolesca cattura della ragazzina alata, i due riescono a conquistarne la fiducia: lei dice di chiamarsi Max e di essere fuggita dalla Scuola. Ma che cos’è la Scuola e quali spaventosi segreti custodisce? In un crescendo di episodi agghiaccianti, Frannie e Kit verranno aiutati dalla stupefacente Max a far luce su una serie di delitti e di atrocità, alcuni dei quali riguardano Frannie molto da vicino… Un Patterson nuovo e travolgente, geniale nella capacità di rendere assolutamente vero l’inverosimile. Una vicenda che, nella realtà del romanzo, getta un’ombra inquietante sul nostro presente e ancor più, forse, su un domani non troppo lontano.

Quando siete inghiottiti dalle fiamme

“A volte è utile ricordare a me stesso che non tutti sono come me.” In effetti quello che ha reso David Sedaris una figura quasi leggendaria è la sua indomabile originalità: originalità di scrittura, di immaginazione, di sensibilità. Quest’ultima raccolta di racconti ci porta a scoprire nuove frontiere e nuovi aspetti di quell’immensa landa desolata e bizzarra che è la contemporaneità, popolata di uomini, animali, oggetti così vicini e al contempo così terribilmente strani. Da un – diciamo – affascinante verme parassita che ha albergato per diverso tempo all’interno di una gamba della suocera, si passa ai possibili usi a scopo ricreativo di uno strumento sofisticato come un catetere esterno. Naturalmente non poteva mancare il racconto in cui si spiega per filo e per segno come si fa ad acquistare uno scheletro umano. C’è una storia molto edificante su come prepararsi un caffè quando la fornitura dell’acqua è interrotta e un’altra – imperdibile – su un problema diffusissimo quanto imbarazzante che probabilmente (o forse no) molti passeggeri hanno dovuto fronteggiare in aereo. Ci sono personaggi terribili e indimenticabili: da una baby-sitter provvisoria che arriva dritta dritta da un film horror alla insopportabile e commovente vicina di casa newyorkese. Ci sono le mortificazioni e le umiliazioni che ciascuno di noi cela nel più profondo e di cui di solito cerchiamo di non parlare. Eccetera eccetera. Ma va detto che il nucleo attorno al quale è organizzato tutto il libro è il viaggio di David a Tokyo con l’obiettivo di smettere di fumare. Questo porta con sé una esilarante serie di squarci di vita giapponese. Ma la cosa importante è che il metodo antifumo funziona, e David lo consiglia a tutti: gli è costato solo 23.000 dollari. Come sempre, questa congerie di stralunati e meticolosi ritratti non solo riesce a restituirci alla perfezione la dimensione quotidiana dell’assurdo, ma – come per magia – ci mostra all’opera una strategia emozionante e umanissima capace di toccare il cuore dolente, smarrito, spaventato o semplicemente inferocito di ciascuno di noi. Un’ultima nota: il titolo del libro è ripreso da uno straordinario opuscolo di istruzioni fornito ai propri clienti da un hotel di Hiroshima sul cosa fare in caso di incendi. In realtà l’ultima nota è questa: chi è l’autore dell’immagine sulla copertina?

Quando si ama non scende mai la notte

Mark e Nicole Hathaway sono giovani, affermati, felici. Lui è un brillante psicologo, lei una talentuosa violinista. Vivono in una splendida casa di Brooklyn e hanno una figlia adorabile, Layla. Non ci sono nubi sul loro orizzonte. Ma un orribile giorno, Layla scompare misteriosamente da un centro commerciale di Los Angeles, dove la madre è in tournée. In pochi minuti si consuma una tragedia assurda, incomprensibile, che lascia Mark e Nicole in preda alla disperazione più profonda. Una disperazione che logora e annichilisce, e spinge Mark, dopo mesi di angoscianti ricerche, ad abbandonare casa, lavoro e Nicole per perdersi a sua volta nei bassifondi della città, con la sola compagnia del suo inestinguibile dolore. Ma cinque anni dopo, Nicole riesce a rintracciarlo: deve dargli una notizia sconvolgente, Layla è stata ritrovata nello stesso luogo da cui era scomparsa senza lasciare tracce. Stordito dalla gioia, Mark si precipita a Los Angeles per riportare a casa la sua bambina. È la realizzazione di un sogno che pareva impossibile: la felicità è di nuovo a portata di mano. A bordo del volo per New York, le storie di Mark e Layla si incrociano con quelle di Evie e Alyson, che fanno i conti con un passato ineluttabile come una condanna: Evie è affranta da un lutto che le toglie il respiro; Alyson è divorata da una colpa inconfessabile, che la schiaccia e la corrode. Unite da un solo destino, le loro vite si affacciano a un bivio inaspettato.
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Quando scoppiò la pace

Paul Hoehler, un brillante ricercatore, scopre qualcosa in grado di cambiare il mondo: le “bolle”, ossia campi di forza sferici capaci di impedire l’ingresso o l’uscita di qualsiasi cosa essi racchiudano. I guai iniziano quando i suoi datori di lavoro ai Laboratori Elettronici Livermore approfittano di questa incredibile scoperta per impadronirsi del mondo intero. I centri governativi, le basi militari, tutto viene racchiuso in “bolle”… e nasce l’Ente Pace che si propone di dare una nuova stabilità al mondo. Ma perché i nuovi pacificatori proibiscono ogni genere di ricerca scientifica, mantengono un esercito bene armato e considerano Paul Hoehler il loro peggiore nemico?
Copertina di Karel Thole

Quando lei era buona

Da bambina Lucy Nelson vede il padre alcolista finire in galera. Da quel giorno ha cercato di redimere qualunque uomo le capitasse intorno, per la rovina sua e dei suoi amanti. Quando Roy e Lucy iniziano a uscire insieme, lui lo fa perché sta cercando se stesso, lei perché non sopporta più una madre remissiva e un padre ubriacone. Si innamorano, o cosi credono. Quando Lucy cede alle estenuanti insistenze, alle canzoni romantiche e alle parole rassicuranti di Roy e “va fino in fondo”, rimane incinta. Da quel momento in avanti, come in una tragedia greca in cui, qualunque cosa si faccia, non si può sfuggire al destino, tutto precipita. Lucy non vuole ripercorrere le orme della madre, non vuole diventare la moglie di un uomo egoista, debole e fallito, ma si convince di essere già quel tipo di donna, trascinando il matrimonio – e se stessa – alla rovina. Uscito subito prima del Lamento dì Portnoy, questo terzo romanzo di Philip Roth contiene già tutto il sarcasmo, l’ironia tagliente, l’inquietudine morale delle opere della maturità. Ma possiede una caratteristica che lo rende una stella preziosa: è l’unico romanzo del maestro di Newark ad avere per protagonista una donna. Con Lucy, Roth consegna alla storia della letteratura un personaggio agghiacciante e commovente, incarnazione di una donna che lotta per non sprofondare nella propria follia.
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Quando le macchine si fermeranno

Trenta milioni di americani hanno qualcosa di nuovo e di memorabile in comune. Gli abitanti di New York City e di Burlington, di Boston, di Rochester e Providence, di decine di altre città e centinaia di cittadine e villaggi… tutti hanno vissuto insieme il “grande buio” del 1965, e d’ora in poi nelle loro conversazioni continuerà a ricorrere questa frase: “dove eravate quando le luci si spensero?” Così scrive il New York Times in un commento alla “catastrofe elettrica” che colpì gli stati americani del nord-est alle ore 17,27 del 9 novembre 1965. La catastrofe in questione potrebbe servire da introduzione a questo romanzo, il quale, peraltro, è stato scritto prima del grande buio. Solo che qui, per le ragioni che si vedranno, rimarranno in pochi a chiedersi: dove eravate quando le macchine si fermarono’
Copertina di Karel Thole

Quando la notte

È estate, Marina è in montagna con il figlio piccolo, sola di fronte alla propria incapacità di essere la brava madre che dovrebbe, che vorrebbe, essere – una sensazione che si affanna a nascondere alla famiglia e persino a se stessa. Il suo padrone di casa, Manfred, è un montanaro rude e silenzioso, che nasconde con la ruvidezza il trauma di un doppio abbandono: quello della madre e quello della moglie, che gli ha portato via anche i figli. Il figlio di Marina accidentalmente cade dal tavolo, il sangue scorre, lei è incapace di reagire. Manfred salva il bambino e scopre il “segreto” di quella donna che ha continuato a spiare: Marina non è in grado di accudire il suo bambino. Ben presto però anche Manfred viene smascherato come l’uomo traumatizzato e angosciosamente solo che è: lo smascheramento è tanto più doloroso perché avviene dopo un incidente (in montagna, là dove lui dovrebbe sentirsi più sicuro e forte) nel quale rischia di perdere la vita ma viene salvato da Marina. Per un attimo lunghissimo sono stati l’uomo e la donna che si guardano, si sfidano, si desiderano – e forse si vogliono morti, tanto è intollerabile ed estremo il loro desiderare. E invece si separano. Manfred si fa accudire, invalido, dalla ex moglie. Marina torna dal marito, in città – la vacanza è finita. Quindici anni dopo quell’estate Manfred e Marina si ritrovano.

Quando l’amore bussa

Chi odia, ama!
Macy Keller, dopo aver scoperto dalla madre che Buck Tanner non è il suo vero padre, decide di restituire all’uomo il denaro che le aveva regalato anni prima per poi andare a fondo sulle sue vere origini. Parte per Tanner’s Crossing dove però l’attende una notizia sgradevole e inaspettata: l’uomo che credeva suo padre è morto. A comunicarglielo è Rory Tanner, uno dei figli.
Ripresasi dallo shock, Macy spiega le ragioni del suo viaggio e restituisce i soldi a Rory che però non si fida della donna e decide di indagare su di lei non perdendola mai di vista.
Certo è che il fascino sobrio e semplice della donna e quegli occhi che sanno esprimere ciò che le parole non riescono a dire sono una vera minaccia ai suoi scopi.
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### Sinossi
Chi odia, ama!
Macy Keller, dopo aver scoperto dalla madre che Buck Tanner non è il suo vero padre, decide di restituire all’uomo il denaro che le aveva regalato anni prima per poi andare a fondo sulle sue vere origini. Parte per Tanner’s Crossing dove però l’attende una notizia sgradevole e inaspettata: l’uomo che credeva suo padre è morto. A comunicarglielo è Rory Tanner, uno dei figli.
Ripresasi dallo shock, Macy spiega le ragioni del suo viaggio e restituisce i soldi a Rory che però non si fida della donna e decide di indagare su di lei non perdendola mai di vista.
Certo è che il fascino sobrio e semplice della donna e quegli occhi che sanno esprimere ciò che le parole non riescono a dire sono una vera minaccia ai suoi scopi.