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Isola con fantasmi

In un’isola aspra nel mare d’Irlanda, lontana dai circuiti turistici e popolata da gente solitaria, approda una strana comitiva di naufraghi. I sette – una fotografa, un anziano attore, la bella governante Flora, tre ragazzini e il lascivo Felix -trovano riparo, fradici e infreddoliti, in una grande casa piena di echi e oggetti d’altri tempi, in cui abita l’enigmatico professor Kreutznaer, esperto di storia dell’arte, con i suoi due assistenti, il bislacco Licht e un uomo senza nome, uscito di prigione da poco, che è la voce narrante del romanzo. L’oggetto del loro studio è l’opera di Vaublin, pittore olandese del primo Settecento. I nuovi arrivati innescano nei tre, che vivono in una sorta di esilio, il meccanismo perverso dei ricordi e scatenano un continuo gioco di rimandi tra realtà e finzione, tra vita e suggestioni letterarie. È vero o falso il capolavoro di Vaublin, “Le monde d’or”? Sono reali i naufraghi, così simili ai personaggi ritratti nel dipinto? Perché il professor Kreutznaer ha paura di Felix? E il narratore non sembra forse uscito dalla “Tempesta” di Shakespeare, lui che si propone di muovere, come Prospero con le sue arti magiche, i fili del destino dei sette naufraghi? In un’atmosfera misteriosa e fosca, in cui si presagisce una minaccia incombente, si risvegliano per i protagonisti i fantasmi sopiti di azioni commesse in passato, vergognose o inconfessabili: l’autenticazione di un dipinto falso, il debole per giovani prezzolati, un omicidio…
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Isola

Una giovane ragazza danese ha nostalgia di un’isola verde e impervia battuta dai venti del Nord, un’isola delle Faroe dove non ha mai vissuto ma che ha sempre sentito chiamare ‘casa’, perché da lì emigrò la sua famiglia negli anni Trenta. Comincia così, dall’urgenza di riappropriarsi delle sue origini e di una cultura che ha ereditato ma non le appartiene, il suo viaggio di ritorno a Suðuroy, da cui nonno Fritz, pescatore dell’Artico, partì alla ricerca di un destino migliore, e nonna Marita, sognatrice irrequieta, fuggì verso il mondo e la modernità. Un viaggio nella storia di una famiglia e di questo piccolo arcipelago sperduto nell’Atlantico, che è stato coinvolto nel secondo conflitto mondiale e nella guerra fredda e che ha lottato fieramente per una sua autonomia dalla Danimarca. Un viaggio nella memoria e nel mito che perdura in queste terre sospese nel tempo, tra le asprezze di una natura primigenia, dove ogni racconto di vita si colora di leggenda, dall’amore segreto tra Marita e Ragnar il Rosso, falegname filosofo e ribelle che chiama i gabbiani ‘i proletari del mare’, alla roccia incantata nel giardino di zia Beate, che attira sciagure su chi prova a rimuoverla. Romanzo d’ispirazione autobiografica, scritto in una prosa poetica audace e distillata in immagini di rara forza evocativa, Isola è un canto d’amore alle Faroe e un racconto sulle ripercussioni intime dell’emigrazione, sul ruolo degli affetti e dei legami di sangue nell’identità di una persona, sul bisogno di radici o almeno di un’Itaca dell’anima, un posto che si possa chiamare casa.

(source: Bol.com)

Ischia

“Dai, torna a letto. Non è che t’ammazzano qualcuno il primo giorno di vacanza.” Torna l’ineffabile commissario Jules Magrite, con i baffi, le maglie a righe, la passione per i cibi di qualità e i vini d’annata. Torna in Italia come turista. Al suo fianco il giudice Michelle Lapierre, conosciuta durante le indagini su un caso sanguinoso. Con lei vive una relazione di abbandono e pudore, di tenerezza e disincanto, che in questa vacanza potrebbe consumarsi o, chissà, diventare una vera storia d’amore. La loro permanenza a Ischia − o, come dicono i francesi, “Iscià” − è appena cominciata, quando l’omicidio di un giovane romeno scuote la quiete dell’isola. Magrite non tarda a farsi coinvolgere, anche perché dal giorno del suo arrivo Peppe ‘o Francese − meglio noto ai flic come Pépé le Couteau − lo riempie di racconti e confidenze, su di sé e i suoi compaesani, come se davvero non avesse aspettato altro. E oltre il sipario delle buganvillee, delle scogliere e dell’acqua verde-azzurra il commissario scopre ben presto corruzione, degrado, criminalità. Pépé le Couteau accompagna Magrite dentro l’inferno di uno dei più celebrati paradisi mediterranei. Fino a dove? E a che prezzo? Dopo Giallo su giallo, Gianni Mura scrive un noir civile intenso e appassionato.
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Isabella per sempre (Romanzi Classic)

Andrea Castigli è un potente nobile vicino ai Gonzaga, signori di Mantova. Uomo affascinante e dal carattere molto forte, niente lo può fermare se vuole qualcosa. Nemmeno quando i suoi occhi bramosi si posano su di lei, una piccola aristocratica decaduta, dai capelli fulvi e dagli occhi come gemme di acquamarina. Abbandonata senza mezzi in una locanda di infimo ordine, quella donna accetterebbe l’offerta del bel barone che vuole scortarla fino a Mantova, perché direbbe di sì a tutto ciò che lui le volesse proporre. Se solo potesse…

L’irritante questione delle camere a gas

Milioni di ebrei sono morti nei lager nazisti: un fatto inconfutabile.Ma c’è chi lo mette in questione. Sono i negazionisti, secondo i quali i crimini nazisti non sono diversi da quelli degli altri totalitarismi del Novecento. Persino le camere a gas, sostengono, non sono mai davvero esistite, e sono piuttosto un’invenzione della propaganda: ad Auschwitz “sono state gassate soltanto le pulci”. Si può reagire in più modi di fronte a questa offensiva della menzogna. Si può denunciare lo scandalo, invocare la sacralità della memoria violata. Oppure si può scegliere, come fa Valentina Pisanty in questo libro, di smontare pazientemente le pseudo-argomentazioni, le false prove e gli artifici logici e stilistici con cui gli “Eichmann di carta” diffondono le loro tesi.Pubblicato per la prima volta nel 1998, L’irritante questione delle camere a gas esce in una edizione riveduta e arricchita con un nuovo capitolo che ricostruisce i circuiti comunicativi in cui il negazionismo si è inserito, raccontando le dinamiche culturali che ha innescato dalla fine degli anni settanta a oggi, con particolare attenzione al fenomeno del negazionismo sul web.Nuova edizione ampliata
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Irresistibile tentazione (I Romanzi Extra Passion)

Simon Quinn può avere qualsiasi donna, ma preferisce quelle scaltre e senza illusioni. La sua vita è fatta di pericolo e piaceri passeggeri, nulla da offrire al di fuori della propria esperienza di amante e di mercenario. Lysette Rousseau è una spia bellissima e letale, proprio il tipo di donna adatta a lui, se non fosse che Simon prova per lei solo una tenace avversione. Finché una notte si ritrova improvvisamente ammaliato dalla sua dolce seduzione e travolto dalla passione. Al punto da non sapersi spiegare come sia possibile provare per Lysette sentimenti così contrastanti, quasi che vi siano due donne in una sola…

Irresistibile tentazione

Simon Quinn può avere qualsiasi donna, ma preferisce quelle scaltre e senza illusioni. La sua vita è fatta di pericolo e piaceri passeggeri. Non ha titoli da sfoggiare o proprietà di cui vantarsi, non ha nulla da offrire al di fuori della propria esperienza di amante e di mercenario.

Lysette Rousseau è una spia bellissima e letale, proprio il tipo di donna adatto a lui, se non fosse che Simon prova per lei solo una tenace avversione. Finché una notte si ritrova improvvisamente ammaliato dalla sua dolce seduzione e travolto dalla passione. Al punto da non sapersi spiegare come sia possibile provare per Lysette sentimenti così contrastanti, quasi che vi siano due donne in una sola

Prepariamoci quindi a lasciarci stupire da una serie di colpi di scena, perché sono moltissimi i misteri che avvolgono le vite di Simon e Lysette, e a gustarci le diverse storie d’amore che Sylvia Day riesce abilmente a intrecciare in questo romanzo.

Irresistibile tentazione è il quarto e ultimo libro della serie ”Georgiana”.
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L’irlandese

Dopo anni di carcere, ancora braccato dall’fbi e ormai costretto su una sedia a rotelle, Frank Sheeran confessa, per la prima volta al suo avvocato Charles Brandt, il mistero che ha ossessionato l’opinione pubblica statunitense per quasi trent’anni a partire dall’estate del 1975: la sparizione di Jimmy Hoffa, mitico protagonista del sindacalismo americano tra gli anni Cinquanta e Settanta, un caso rimasto irrisolto poiché nessuno è stato mai condannato né il corpo di Hoffa ritrovato. Per certo, è stato un personaggio scomodo a molti uomini, politici e criminali, e che il caso non sia mai stato chiuso fa pensare alla responsabilità di poteri molto in alto. Ma perché Sheeran ha scelto di parlare a trent’anni dai fatti, fuori da un’aula di tribunale? Frank “l’Irlandese” Sheeran a metà degli anni Cinquanta è stato dirigente della più grande unione sindacale americana, l’International Brotherhood of Teamsters (che rappresenta la categoria degli autotrasportatori), al fianco del suo fondatore e leader, Jimmy Hoffa. Ma Frank è stato anche l’uomo delle “commissioni” che la Mafia gli affidava in nome della sua leggendaria freddezza. Com’è riuscito questo gigante dai capelli rossi e dal pugno di ferro a diventare il braccio armato del padrino Russell “McGee” Bufalino e insieme la spalla del sindacalista più potente degli Stati Uniti? L’Irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa risponde a questa e a molte altre domande, raccontando l’America proibizionista degli sbirri corrotti, dei locali clandestini e dell’alcol di contrabbando, svelando al contempo gli intrighi politici e le relazioni scomode della famiglia Kennedy. Da questo straordinario libro-inchiesta sarà tratto il film che Martin Scorsese sta girando con Robert de Niro, Al Pacino e Joe Pesci.
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L’Irlandese

Parigi 1940. Mentre il pugno nazista si stringe intorno alla città, nella vita di un uomo di pensiero, scrittore semisconosciuto, irrompe l’azione. Negli anni della guerra, tra le file della Resistenza, l’uomo imparerà a formulare messaggi in codice e a maneggiare bombe a mano, sfuggirà di un soffio alla Gestapo e percorrerà centinaia di chilometri dentro scarpe logore accanto alla donna amata. Si meriterà perfino un nome di battaglia: L’Irlandese. Ne uscirà vivo e saprà trasformare tutto questo in arte. Ne uscirà grande. La storia lo ricorderà come Samuel Beckett.
Quando nel settembre del 1939 Samuel Beckett, a dispetto del conflitto appena dichiarato, ritorna a Parigi dalla sua compagna Suzanne Dechevaux-Dumesnil, preferendo i minacciosi venti di guerra francesi all’aria placida ma soffocante della nativa Irlanda, è un uomo apatico e sfiduciato. La scrittura non procede, la traduzione in francese di Murphy neppure. E l’ombra del grande e pomposo James Joyce, al cui servizio ha trovato impiego come segretario, incombe sulla sua creatività. A Parigi, sostenuto dalla dinamica Suzanne, stimolato dalla compagnia di intellettuali e artisti, da Francis Picabia a Marcel Duchamp, forse riuscirà a trovare la sua voce e a dare risposta al terribile quesito di sua madre: ‘Di quale utilità penseresti mai di essere, tu?’. Ma l’occupazione tedesca della città spariglia le priorità. Ora quel che conta è sopravvivere, al minimo grado. E tuttavia Beckett ha in mente la stessa paralizzante domanda materna quando decide di abbracciare la Resistenza, con l’incarico di raccogliere e confrontare i messaggi in codice dei compagni – per poi nasconderli fra le pagine del manoscritto su cui sta arrancando, ‘di gran lunga il posto piú sicuro in cui tenere qualcosa che non vuol far leggere a nessuno’. E quando la sua cellula viene scoperta e cominciano gli arresti – cui l”Irlandese’ riesce a sfuggire solo grazie a una buona dose di imprevedibile intraprendenza – la sola opzione per lui e Suzanne resta la fuga. Il lungo, estenuante viaggio verso il Sud della Francia, affrontato a piedi e con mezzi di fortuna, è una vivida rappresentazione scenica della tirannia del corpo, fra piedi dolenti, denti malfermi e morsi della fame, e dell’inanità di ogni aspettativa. ‘Domani monsieur verrà senz’altro’, propone Samuel per addolcire l’attesa di un aiuto salvifico, e Suzanne, anticipando il Vladimir di Aspettando Godot, sentenzia: ‘Oggi è già domani’. Sembra la fine di tutto. Quale spazio può conservare l’arte in un mondo attanagliato dall’orrore della guerra? Eppure la scrittura si rivela essere un bisogno piú primario di quel che lo stesso Beckett avesse immaginato. ‘È come la bava delle lumache – gli suggerisce un’amica. – Non si riesce a fare un passo, se non si scrive’. E quella che sembrava la fine diventa l’inizio: di una nuova estetica, se non altro. Avvicinandosi al venerato autore di Aspettando Godot, Jo Baker ripete il miracolo già compiuto con l’acclamato Longbourn House: frugare nel dietrole- quinte di una biografia arcinota e illuminarne elementi inediti. Ne emerge un’opera che è insieme storia d’avventura, romanzo di formazione e narrazione storica, e che sorprende a ogni pagina.
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Ira e tempo. Saggio politico-psicologico

Se si dovesse esprimere in una frase la grande caratteristica dell’attuale situazione psicopolitica mondiale, dovrebbe suonare così: siamo entrati in un’era con una prospettiva del mondo senza punti di raccolta dell’ira: per Peter Sloterdijk l’ira è la chiave per comprendere e descrivere psico-politicamente il mondo dopo la fine del comunismo e dell’era bipolare. A partire dall’ira di Achille, Sloterdijk ripercorre le modalità di raccolta delle energie dell’ira nella storia. Con il termine “thymós” i greci intendevano la volontà, il desiderio, la brama, e l’ira. Il thymós è il motore delle azioni dell’eroe omerico. Più tardi, diviene la sede dell’aspirazione al riconoscimento, e il mancato riconoscimento suscita ira. Con le religioni monoteistiche il patrimonio dell’ira viene spostato nell’Aldilà, dove si compierà la giustizia divina. Il risentimento terrestre verrà soddisfatto alla fine dei tempi. La situazione cambia completamente con la rivoluzione francese. La possibilità dell’uguaglianza, spostata in un mondo a venire, costituisce la base della thymotica degli oppressi. Partito, leader e militanza rivoluzionaria segneranno l’accumularsi dell’ira fino al crollo dell’Unione Sovietica. Il mondo attuale è un sistema post-storico in cui sono scomparsi i punti tradizionali di raccolta dell’ira e delle energie thymotiche.
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L’ira di Traiano

105 d.C. Per la seconda volta, Roma si trova a difendere i confini a nord del Danubio e fronteggiare i Daci, e questa volta è Traiano a guidare le legioni. Mosso dal desiderio di espandere il dominio dell’impero, ma anche di punire Decebalo, re dei Daci reo di non aver rispettato gli accordi con Roma, alleandosi con le altre popolazioni di confine per tornare ad attaccare le postazioni romane, Traiano organizza una spedizione senza precedenti. Una nuova guerra da cui non può che tornare vincitore, perché in gioco ci sono le redini dell’impero e la sua stessa esistenza. Eppure non tutti, a Roma, sono con lui: i senatori sembrano più interessati alle beghe interne, la famiglia reale è divisa, e l’ombra della congiura si allunga sul suo trono. E la difficilissima, epica costruzione del ponte più lungo del mondo sul Danubio, ordinato da Traiano all’architetto Apollodoro, non fa che complicare le cose
Ricca, avvincente, piena di colpi di scena, la narrazione di Santiago Posteguillo delle ultime gesta di Traiano è un irresistibile mix di storia, azione e gusto del racconto. Un nuovo imperdibile pezzo della saga dedicata a uno dei più grandi imperatori che Roma abbia conosciuto.

L’ira di Traiano è la seconda parte del volume Circo Máximo. Nel corso del 2017 Piemme ha pubblicato anche la prima parte, dal titolo Circo Massimo.
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Ippopotami e sirene

L’Odissea di Omero e le Storie di Erodoto: due tra le più antiche opere di viaggio della letteratura occidentale, entrambe espressione del mondo greco, eppure straordinariamente diverse l’una dall’altra. Il poema di Ulisse tratteggia l’itinerario simbolico e introspettivo di un uomo alla ricerca di se stesso, ed è la grande metafora che sta alle radici della letteratura occidentale e del nostro immaginario collettivo. Le Storie, invece, anche se permeate di informazioni favolose e poco veritiere, sono i resoconti delle ricerche e delle esplorazioni che Erodoto ha effettivamente compiuto lungo le rotte e le strade del Mediterraneo e dell’Antico Oriente. In Omero, il mondo selvaggio, al di là dei confini dell’Egeo occidentale, popolato da maghe seduttrici, giganti cannibali e Ciclopi, . modello negativo di barbarie, contrapposto ai valori della civiltà greca: a questi Ulisse, tra mille peripezie, e non senza indugiare, desidera infine fare ritorno. In Erodoto, l’orizzonte geografico si allarga a luoghi lontani e meravigliosi – la Libia, l’Iran, il Caucaso – e ai popoli che li abitano. Lo storico li osserva con l’atteggiamento di un moderno antropologo, che non crede all’esistenza di valori assoluti e civiltà superiori, ma sa che ‘se si proponesse a tutti gli uomini di scegliere, tra tutte, le usanze migliori, ciascuno dopo un’attenta riflessione indicherebbe le proprie’. Eva Cantarella ci accompagna tra luoghi fantastici, come l’isola dei Feaci e il palazzo della maga Circe, e regni realmente esistiti, come l’Egitto e la Persia. Fra le sirene ammaliatrici da cui Ulisse deve fuggire e gli ippopotami del Nilo che Erodoto racconta con curiosità agli Ateniesi, che non li hanno mai visti, l’autrice ci insegna a ricostruire una mappa, geografica e ideale al tempo stesso, dell’incontro e dello scontro fra civiltà e barbarie, di mondi diversi che imparano a conoscersi, e del percorso che l’uomo compie alla ricerca dell’uomo.
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L’ipotesi del male (La Gaja scienza)

«Hai mai desiderato scomparire?» C’è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle. Ma per alcuni non è solo un pensiero passeggero. Diviene un’ossessione che li divora e li inghiotte. Queste persone spariscono nel buio. Nessuno sa perché. Nessuno sa che fine fanno. E quasi tutti presto se ne dimenticano. Mila Vasquez invece è circondata dai loro sguardi. Ogni volta che mette piede nell’ufficio persone scomparse – il Limbo – centinaia di occhi la fissano dalle pareti della stanza dei passi perduti, ricoperte di fotografie. Per lei, è impossibile dimenticare chi è svanito nel nulla. Anche perché la poliziotta ha i segni del buio sulla pelle, come fiori rossi che hanno radici nella sua anima. Forse per questo Mila è la migliore in ciò che fa: dare la caccia a quelli che il mondo ha dimenticato. Ma se d’improvviso alcuni scomparsi tornassero con intenzioni oscure? Come una risacca, il buio restituisce prima gli oggetti di un’esistenza passata. E poi le persone. Sembrano identici a prima, questi scomparsi, ma il male li ha cambiati. Alla domanda su chi li ha presi, se ne aggiungono altre. Dove sono stati tutto questo tempo? E perché sono tornati? Mila capisce che per fermare l’armata delle ombre non servono gli indizi, non bastano le indagini. Deve dare all’oscurità una forma, deve attribuirle un senso, deve formulare un’ipotesi convincente, solida, razionale… Un’ipotesi del male. Ma per verificarla non c’è che una soluzione: consegnarsi al buio.
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### Sinossi
«Hai mai desiderato scomparire?» C’è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle. Ma per alcuni non è solo un pensiero passeggero. Diviene un’ossessione che li divora e li inghiotte. Queste persone spariscono nel buio. Nessuno sa perché. Nessuno sa che fine fanno. E quasi tutti presto se ne dimenticano. Mila Vasquez invece è circondata dai loro sguardi. Ogni volta che mette piede nell’ufficio persone scomparse – il Limbo – centinaia di occhi la fissano dalle pareti della stanza dei passi perduti, ricoperte di fotografie. Per lei, è impossibile dimenticare chi è svanito nel nulla. Anche perché la poliziotta ha i segni del buio sulla pelle, come fiori rossi che hanno radici nella sua anima. Forse per questo Mila è la migliore in ciò che fa: dare la caccia a quelli che il mondo ha dimenticato. Ma se d’improvviso alcuni scomparsi tornassero con intenzioni oscure? Come una risacca, il buio restituisce prima gli oggetti di un’esistenza passata. E poi le persone. Sembrano identici a prima, questi scomparsi, ma il male li ha cambiati. Alla domanda su chi li ha presi, se ne aggiungono altre. Dove sono stati tutto questo tempo? E perché sono tornati? Mila capisce che per fermare l’armata delle ombre non servono gli indizi, non bastano le indagini. Deve dare all’oscurità una forma, deve attribuirle un senso, deve formulare un’ipotesi convincente, solida, razionale… Un’ipotesi del male. Ma per verificarla non c’è che una soluzione: consegnarsi al buio.

L’ipocrisia dell’Occidente

ÈilCaliffo dell’Islam o solo un feroce terrorista? Chi è e che cosa si nasconde dietro Abu Bakr al-Baghdadi, il capo dell’IS, definito dal ”Time” ‘l’uomo più pericoloso al mondo’? ‘Ma davvero abbiamo la memoria tanto corta? Davvero abbiamo dimenticato che fin dagli anni Settanta sono stati gli statunitensi che in Afghanistan, in funzione antisovietica, si sono serviti dei guerrieri-missionari fondamentalisti provenienti dall’Arabia Saudita e dallo Yemen? Davvero ignoriamo che la malapianta del fondamentalismo l’abbiamo innaffiata e coltivata per anni noi occidentali? Sul serio non sappiamo nulla del fatto che ancor oggi il jihadismo – quello di al-Qaeda e quello, rivale e concorrente, dell’Islamic State (IS)del Califfo al-Baghdadi – è sostenuto, e neppure in modo troppo nascosto, da alcuni emirati della penisola arabica che pur sono tra i nostri più sicuri alleati nonché – e soprattutto – partner finanziari e commerciali?’ Franco Cardini, con gli strumenti di uno storico di razza, racconta le varie fasi dell’attacco musulmano all’Occidente con una personale chiave interpretativa. Dietro lo scontro di civiltà, usato strumentalmente da minoranze sparute, si nascondono interessi precisi. Al servizio di questo mito cooperano più o meno consapevolmente una diplomazia internazionale traballante e voltagabbana e un universo mediatico allarmista e ricercatore di consensi legittimanti.
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Io, Romeo & Giulietta

Rose è una ragazza acqua e sapone. Frequenta l’ultimo anno di liceo, ha due amiche di cui si fida ciecamente, ma soprattutto ha Rob, suo confidente da sempre. Solo che, ultimamente, quando lo vede, lo stomaco le si contorce e lei non capisce più niente. Potrebbe fare il primo passo ma… Rob la invita a cena e succede proprio quello che lei sperava. Sembra l’inizio di una favola d’amore perfetta, ma Rose non ha messo in conto l’arrivo di sua cugina in città: bella, bionda, affascinante e… diabolica, Juliet è una seduttrice nata. E al ballo della scuola, quando la magica atmosfera creata dalla musica e dalle luci promette una notte romantica, Rose la sorprende proprio con Rob. Come se fosse stato stabilito dal destino che dovesse finire così, con un lieto fine per Rob e Juliet e non per lei. L’ultima parola però non è ancora stata scritta. La più grande storia d’amore di tutti i tempi – quella di Romeo e Giulietta – come non ve l’hanno mai raccontata.
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