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Il diavolo sulle colline

Tre giovani amici lasciano la città per una vacanza nella campagna piemontese e qui, tra gite, incontri, scoperte e avventure sentono prepotente la tentazione di violare la norma, di superare il limite, nella ricerca del vizio che porterà il piú inerme, il piú giovane a pagare per tutti. Un romanzo di entusiasmi e passioni che ha coinvolto generazioni di lettori.

Con la cronologia della vita e delle opere e la bibliografia essenziale.

(source: Bol.com)

Il diavolo nella mia libreria

Un espediente straletterario come quello di un’eredita fatta di libri – ormai datati e risalenti alla Rivoluzione Francese – serve ad Alfredo Panzini per innescare le polveri dell’ironia contrapponendo i vecchi testi a quelli dell’oggi, il primo ventennio del ‘900. E’ l’epoca della Grande Guerra e dei sommovimenti sociali che anticiperenno l’era fascista, e che Panzini immortala in maniera magistrale nelle pagine di questo suo scritto, colpevolmente tenuto da parte lla critica letteraria e dagli addetti ai lavori.
Una di quelle numerose occasiono in cui l’Italia non ha saputo valorizzare il suo patrimonio letterario. Panzini va dunque riscoperto e, perché no, utilizzato a sua volta come pietra di paragone – insomma un pretesto letterario – per i tempi correnti.
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### Sinossi
Un espediente straletterario come quello di un’eredita fatta di libri – ormai datati e risalenti alla Rivoluzione Francese – serve ad Alfredo Panzini per innescare le polveri dell’ironia contrapponendo i vecchi testi a quelli dell’oggi, il primo ventennio del ‘900. E’ l’epoca della Grande Guerra e dei sommovimenti sociali che anticiperenno l’era fascista, e che Panzini immortala in maniera magistrale nelle pagine di questo suo scritto, colpevolmente tenuto da parte lla critica letteraria e dagli addetti ai lavori.
Una di quelle numerose occasiono in cui l’Italia non ha saputo valorizzare il suo patrimonio letterario. Panzini va dunque riscoperto e, perché no, utilizzato a sua volta come pietra di paragone – insomma un pretesto letterario – per i tempi correnti.

Il diavolo e la città bianca

Stati Uniti, 30 ottobre 1893. L’architetto Daniel H. Burnham è sul tetto del mondo: l’Esposizione Universale di Chicago si è appena conclusa con uno straordinario successo di critica e pubblico e, ad appena quattro anni dal clamore suscitato dall’Esposizione di Parigi, l’America celebra il suo trionfo di avanguardia globale nel campo dell’architettura e simbolo delle promesse della modernità e del Novecento. Quella di Burnham è stata una lotta dai contorni epici contro tempo, politica e caratteristiche fisiche del terreno: tra complesse bonifiche – l’area di Jackson Park, su cui sorgono gran parte degli edifici, pochi mesi prima dei lavori era una landa di sterpaglie e desolazione –, rischi di sciopero, scontri con le personalità locali e un clima quanto mai inclemente, l’edificazione della ‘Città Bianca’ appare a tutti come un miracolo. Un sogno giunto al suo lieto fine. Ma c’è un’altra città, oscura e demoniaca, che si è andata costruendo parallelamente nel ventre del paese; una città tirata su da un unico uomo nel silenzio dello scantinato del suo albergo, cadavere su cadavere, omicidio dopo omicidio. Per tutta la durata dell’Esposizione, Henry Howard Holmes, ‘l’assassino più folle e depravato dell’Ottocento’, ha infatti continuato a uccidere: il suo hotel, ‘il Castello’, da cui sono passati nei mesi della fiera centinaia di turisti, è un intricato dedalo di stanze e corridoi che nascondono scannatoi, camere di tortura e forni crematori. Un capolavoro di perversione, sorretto unicamente dal fascino di un uomo che, con la sua avvenenza e i suoi modi calmi e diretti, è riuscito a ingannare un’intera comunità: dai numerosissimi creditori alle giovani donne che continuavano a venire da lui cercando lavoro, per poi scomparire per sempre. Con la stessa prosa esatta e potente de Il giardino delle bestie, Erik Larson ricostruisce la storia di queste due città – la città della speranza e quella della morte – e dei due uomini che le hanno erette. Il diavolo e la città bianca è l’affresco di un momento storico elettrizzante in cui, a pochi passi da Buffalo Bill e Thomas Edison, si aggiravano le illusioni e gli incubi di un’America ingenua e inconsapevole. ‘Quando una storia vera può fare piú paura della finzione’. The New York Times ‘Un libro avvincente, che cattura tutto lo spirito di un’America in corsa verso la modernità’. Independent on Sunday ‘Il diavolo e la città bianca sprizza cosí tanta vitalità che si ha paura che possa prendere vita tra le nostre mani’. Yorkshire Evening Post
(source: Bol.com)

Il diavolo di Ambrose

Non aveva altra scelta che sposarlo. Si dice che Marshall Ross, detto il Diavolo di Ambrose, sia pericoloso e pazzo. Ma nessuno conosce davvero la verità, o il terribile segreto che egli nasconde da quando è tornato dalla Cina. Neppure Davina McLaren, la bellissima donna che Marshall vuole sposare. Con la reputazione distrutta da uno scandalo. Davina non ha altra scelta che accettare la proposta di queste sconosciuto e recarsi al suo castello. Non appena si incontrano, tuttavia, i due vengono travolti da un desiderio inaspettato che però non può proteggerli dal passato. E dal mortale nemico che torna a minacciare tutto ciò che hanno di più caro.. i

Diary

Da quando ha sposato Peter, enigmatico compagno

di corso alla scuola d’arte, Misty è venuta ad abitare

sull’idilliaca Waytansea Island. Ora Peter, dopo un

oscuro tentativo di suicidio, giace in coma all’ospedale.

E Misty tiene questo diario – come facevano le

mogli dei marinai costrette a lunghe separazioni dai

mariti – per quando (semmai) tornerà alla coscienza.

Ma – trattandosi di un’opera di Chuck Palahniuk – è

inevitabile che il contenuto del diario sia molto bizzarro,

anzi decisamente inquietante…

Con Diary l’autore si è lasciato alle spalle le sue crude

ambientazioni urbane a favore di una sinistra località

turistica: ne viene fuori un nuovo, ipnotico Palahniuk

sospeso tra l’horror e il grottesco, capace di dipingere,

con la devastante forza narrativa e con la verve nichilistica

che lo contraddistinguono da sempre, quegli

inquietanti paesaggi umani che solo pochi scrittori

hanno il coraggio di affrontare a viso aperto.

Un libro maturo e sconvolgente: per molti ma non

per tutti.
(source: Bol.com)

Diario, 1910-1911

Vi sono certi periodi, in una vita, nei quali tutte le tensioni latenti sembrano addensarsi e si prefigurano già quelle che segneranno il tempo a venire: tale fu per Lukács il periodo tra l’aprile 1910 e il dicembre 1911, quando il giovane saggista ungherese stava preparando l’edizione tedesca di quello che sarebbe rimasto il suo libro più felice: *L’anima e le forme*. I saggi che compongono quel libro raccontavano in cifra la storia sottile e tormentosa del suo amore per Irma Seidler. E tutto il libro era un frammento del lungo dialogo con l’amico Leo Popper. Alla fine di quei mesi esacerbati, Irma si uccide e Leo muore di tubercolosi. Poco tempo prima di questi fatti, Lukács annota nel suo diario: «Se guardo al futuro, ai cinquant’anni che seguiranno, vedo davanti a me un grande deserto grigio». In un ampio saggio che accompagna questo diario – forse il più significativo tra gli inediti lukacsiani recentemente apparsi – Massimo Cacciari ha disegnato quella «metafisica della gioventù» che dà tono e intensità a questo testo e lo avvicina, per la sua dolente crudezza, al clima di Weininger o di Michelstaedter. Ma questa è per lui anche l’occasione per riscoprire la vivissima Budapest di quegli anni e per leggere in modo non più «impressionistico» tutti gli scritti di quel giovane Lukács in cui si rivelava un grande saggista che avrebbe poi passato buona parte della sua vita a punirsi.

Diario notturno (Opere di Ennio Flaiano)

Nessun libro come il “Diario notturno” (1956) riesce a contenere in sé – finemente distillata nella sostanza e nella forma – l’intera opera di Ennio Flaiano. Vi ritroviamo infatti tutti i costituenti primari del suo modo di essere, psicologico e letterario: il pessimismo lucido e dolente; la coscienza del nulla vissuta attraverso la quotidiana consunzione dei volti, dei luoghi, dei ricordi; la percettività del moralista di scuola francese, perso in un Paese che si preoccupa di tutt’altro. E vi ritroviamo tutte le forme che Flaiano prediligeva: il racconto ingegnoso e fulminante, l’apologo ora amaro ora grottesco, il taccuino di viaggio che intaglia immagini icastiche, il dialogo corrosivo e sarcastico, l’aforisma che non si lascia dimenticare.
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Nessun libro come il “Diario notturno” (1956) riesce a contenere in sé – finemente distillata nella sostanza e nella forma – l’intera opera di Ennio Flaiano. Vi ritroviamo infatti tutti i costituenti primari del suo modo di essere, psicologico e letterario: il pessimismo lucido e dolente; la coscienza del nulla vissuta attraverso la quotidiana consunzione dei volti, dei luoghi, dei ricordi; la percettività del moralista di scuola francese, perso in un Paese che si preoccupa di tutt’altro. E vi ritroviamo tutte le forme che Flaiano prediligeva: il racconto ingegnoso e fulminante, l’apologo ora amaro ora grottesco, il taccuino di viaggio che intaglia immagini icastiche, il dialogo corrosivo e sarcastico, l’aforisma che non si lascia dimenticare.

Diario moscovita

«Qui sono da settimane alle prese col gelo fuori e col fuoco dentro», scrive Benjamin da Mosca all’amico Kracauer, sottolineando che il suo proposito è di «tornare arricchito di immagini visive, non di teorie». Due mesi cruciali, tra la fine del 1926 e l’inizio del 1927, lo immettono in un vortice di incontri e di passioni, ne stimolano lo spirito d’osservazione. A indurlo a questo viaggio è il desiderio di conoscere più da vicino la situazione russa, di stabilire un rapporto fecondo con esponenti della vita artistica e letteraria sovietica, ma è anzitutto l’amore per la rivoluzionaria lettone Asja Lacis, conosciuta a Capri nel 1924. Queste pagine di diario, «il documento di gran lunga più personale – assolutamente e crudelmente franco – fra quelli che ci restano su periodi importanti della sua vita» – come dice Scholem – testimoniano di un duplice scontro di Benjamin con la realtà. Da un lato con una Russia che andava inesorabilmente irrigidendosi nello stalinismo e nella frantumazione di ogni ipotesi di cultura e arte rivoluzionaria e dall’altro con l’impossibilità di instaurare un rapporto sereno con Asja. In questo diario, steso con mano di grande scrittore, un universo in bilico viene descritto nei suoi particolari più reconditi con tutta la sensibilità di un uomo attratto anzitutto dalle piccole cose, da un errante, sempre sul punto di partire. Colui che, dopo l’addio ad Asja e a Mosca «con la grande valigia in grembo, percorse piangendo le strade che imbrunivano, verso la stazione».

Diario di un uomo superfluo

Il Diario è anello di una catena di tutto rispetto; affonda radici nei classici e tocca altri classici con rami più fogliosi e fruttuosi di quanto, a uno sguardo rapido, si potrebbe sospettare. In Čulkaturin c’è l’“uomo superfluo” à la russe ma anche una sua versione pura, distillata, paradigmatica (quasi ageografica, quasi astorica). Čulkaturin fa contemporaneamente da arrivo e da abbrivio, quindi. E se sommiamo a tutto ciò l’indiscussa maestria e la squisitezza stilistica universalmente riconosciute a Turgenev (…) a ragione il Diario può aspirare allo status di piccolo classico, di piccolo chef-d’oeuvre.
(dalla postfazione di Alessandro Niero)

Diario di un fumatore

“Diario di un fumatore” è una raccolta di storie (vere e inventate) che al centro della narrazione hanno – come sempre nei libri di Sedaris – figure e situazioni tanto bizzarre quanto sinistramente familiari, che descrivono in modo irresistibile le difficoltà della vita moderna: escursioni nel magico mondo delle famiglie disfunzionali (oggi più del cento per cento), il resoconto del suo personale “On the Road” attraverso gli Stati Uniti su un autobus popolato dall’umanità più varia e una serie di racconti di fantasia nei quali le fobie e idiosincrasie dell’autore verso il popolo del dorato mondo dello show business trovano uno sfogo quanto mai esilarante. Malvagio, grottesco, illuminante, spassoso: David Sedaris conferma di essere uno dei più acuti osservatori di quella fonte inesauribile di vicende tragicomiche che è la condizione umana.
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Diario di un computer forenser

Direttamente da una directory cifrata di Andrea Ghirardini, autore del primo manuale italiano sulla Computer Forensics (pubblicato a maggio 2007), un simpatico e avvincente mini-racconto per entrare nel mondo dei professionisti delle investigazioni informatiche.
Andrea Ghirardini è uno dei precursori della Computer Forensics in Italia. Certificato CISSP e socio CLUSIT, presta la sua opera di consulenza sia a Forze dell’Ordine, sia a organizzazioni private, e sino a oggi ha partecipato a oltre 300 indagini che spaziano dalla violazione informatica in senso stretto, a reati come lo spaccio di stupefacenti, la criminalità eversiva e le frodi fiscali.
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Direttamente da una directory cifrata di Andrea Ghirardini, autore del primo manuale italiano sulla Computer Forensics (pubblicato a maggio 2007), un simpatico e avvincente mini-racconto per entrare nel mondo dei professionisti delle investigazioni informatiche.
Andrea Ghirardini è uno dei precursori della Computer Forensics in Italia. Certificato CISSP e socio CLUSIT, presta la sua opera di consulenza sia a Forze dell’Ordine, sia a organizzazioni private, e sino a oggi ha partecipato a oltre 300 indagini che spaziano dalla violazione informatica in senso stretto, a reati come lo spaccio di stupefacenti, la criminalità eversiva e le frodi fiscali.

Diario di un cinico gatto

La vita vista e narrata con gli occhi e la voce di un gatto; tra una scorribanda e l’altra e il racconto di un passato travagliato, nulla sfugge alla sua prosa graffiante, che mette a nudo il dominio silenzioso e incontrastato che i gatti hanno sempre avuto sul mondo.
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Il diario di Jane Somers

In questo romanzo, che cattura il lettore con lo stesso acre incantamento da cui sono irretiti i personaggi narrati, protagonista e narratrice in prima persona è Janna (piccola variante di “Jane”, lo pseudonimo scelto dall’autrice). Janna, donna bella ed elegante di quarantanove anni, caporedattrice di una rivista a larga diffusione, ha alle spalle un solido successo professionale costruito con efficienza e levigata crudeltà, conquistato a prezzo di rinunce nella vita privata. Ha reagito alla perdita di due persone che amava, il marito e la madre, accentuando il proprio self-control e il piglio manageriale che costituiscono il suo fascino. Con vari uomini ha avuto legami brevi e distratti. Non trascura l’aspetto esteriore, sempre perfetto secondo l’ora e l’occasione. Un giorno, in una farmacia, Janna conosce una piccola e vecchia signora, Maudie Fowler. Comincia un’amicizia incredibilmente stretta, un legame quasi simbiotico. Janna prende a condividere e ad amministrare le manie, le fissazioni, le incallite abitudini di Maudie, i suoi malanni senili, e viene a contatto con un mondo disordinato e per lei dolorosamente affascinante, scoprendo una serie di possibili e insospettate trame esistenziali. Quando Maudie, dopo lunghi mesi di malattia, muore, Janna ha un moto di rivolta. Sa che d’ora in poi vivranno in lei due persone, e forse molte persone, germi inattuati di esistenze mai vissute. L’avventura verso imprevedibili terre sconosciute, una tensione da racconto cavalleresco trasposto nel grigio ambiente della metropoli, un segno di microscopica tragedia alla maniera antica fanno la singolarità di questo romanzo strano e bellissimo, dalla perfetta misura stilistica. (Editore).

Il diario di cozette

1869- 1875 Il mio nome è Anne Cozette Bennett e questo è il mio diario. Ho vissuto in un mondo oscuro e peccaminoso, ho conosciuto nobili e donne di malaffare, ho molto amato e molto goduto. E queste sono le mie avventure…Passata dalla vita in un bordello al lavoro come domestica presso una nobile famiglia, Cozette apprende ben presto che la passione non conosce confini e non bada né alla ricchezza né alla posizione sociale. Ma se il desiderio è semplice da capire e da appagare, i segreti del cuore non sono altrettanto facili da decifrare. Davanti al richiamo dei sensi tutti gli uomini sono creati uguali, ma in amore nessuno è come Cozette!Nella Londra della seconda metà dell’ Ottocento, una fanciulla esuberante, passionale e indipendente si lascia guidare dall’istinto alla scoperta dei sensi. Nel proprio diario narra le sue peripezie, i suoi incontri, i suoi amori.

Diario di Bolivia

“Il Che considerava la sua morte come naturale e probabile nel corso del processo rivoluzionario, e non mancò mai di sottolineare, specialmente nei suoi ultimi scritti, che questa eventualità non avrebbe impedito la marcia inevitabile della rivoluzione nell’America Latina. Nel diario del Che possiamo constatare quanto reali fossero le sue possibilità di successo e quanto straordinario il potere catalizzatore della guerriglia, da lui puntualizzati nei suoi appunti.” Fidel Castro (dalla Prefazione). Edizione speciale per i cinquant’anni di Giangiacomo Feltrinelli Editore.