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Jane e la disgrazia di Lady Scargrave

In visita presso lamica, la bellissima e giovane Isobel Payne, Contessa di Scargrave, Jane (Austen) č testimone di una tragedia: il Conte Frederick, marito di Isobel, colto da improvviso e inspiegabile malore, muore in poche ore. La scomparsa prematura del marito, dopo tre soli mesi di matrimonio, getta la povera Isobel nella piů cupa disperazione. Tuttavia la vedova scopre ben presto che non si tratta che dellinizio delle sue disgrazie: di lě a breve infatti una misteriosa missiva la raggiunge, nella quale sono contenute oscure minacce e la duplice accusa di omicidio e di adulterio. Terrorizzata, Isobel invoca laiuto di Jane, la sola di cui si puň fidare, ma soprattutto lunica, tra i presenti al castello nella notte della tragedia, che non tragga alcun vantaggio dalla morte di Lord Scargrave. Contando sulle sue ben note doti di investigatrice, Jane si trova cosě coinvolta in una pericolosa indagine che la porterŕ a varcare nientemeno che i cancelli della prigione di Newgate e persino la soglia della Camera dei Lords, arrivando a mettere a repentaglio la sua stessa vita.

(source: Bol.com)

Jane e l’eredità di sua signoria

Jane e l’eredità di sua signoria: Un’indagine per la detective Jane Austen by Stephanie Barron, Alessandro Zabini
È col cuore spezzato che Jane, ancora sconvolta per la morte di Lord Harold Trowbridge, uno dei più importanti funzionari di Sua Maestà, il solo uomo che lei abbia mai amato, si trasferisce con la madre e la sorella Cassandra a Chawton College, nell’Hampshire. Ma ben presto una scoperta sconvolgente la strappa alla speranza di poter ritrovare un po’ di pace: Lord Harold, infatti, le ha lasciato in eredità un tesoro inestimabile, un baule contenente i suoi diari segreti, carte e documenti segreti e tutta la sua corrispondenza personale. E col tesoro, una richiesta: che lei s’impegni a scriverne le memorie. Ma si tratta di verità per molti troppo scomode e pericolose perché possano essere rese pubbliche. Prima ancora che Jane possa iniziare l’opera, infatti, si trova coinvolta in un pericoloso gioco molto più grande di lei: un cadavere viene trovato nella cantina della sua nuova dimora. Chi era quell’uomo? Che legami aveva con Lord Harold? Chi l’ha ucciso? E, soprattutto, perché è stato portato nella sua casa? Jane sa che le risposte si nascondono nell’eredità di Sua Signoria, ma ha poco tempo, perché un nemico insidioso e sfuggente la incalza sempre più da vicino, pronto a qualsiasi cosa pur di seppellire per sempre la verità.

Jane e l’arcano di Penfolds Hall

Jane e l’arcano di Penfolds Hall: Un’indagine per la detective Jane Austen by Stephanie Barron
Derbyshire, agosto 1806. Jane, in vacanza, sta assaporando il mite clima estivo e scoprendo le bellezze della regione, quando, durante una delle sue passeggiate, trova il cadavere di un giovane uomo dai boccoli biondi e dal viso bello come quello di un angelo. A sconvolgerla ulteriormente č il coroner che le rivela che non si tratta di un uomo, bensě di Tess Arnold, domestica personale di Mr. Charles Danforth di Pensfolds Hall, travestita con gli abiti del suo padrone. Dopo lunghi anni di fedele servizio, Tess era stata accusata di stregoneria e quindi cacciata dal maniero. Che cosa si nasconde dietro la sua morte? Č stata la vittima di un pazzo? O qualcuno lha uccisa per seppellire con lei segreti innominabili? Come sempre, il fiuto di Jane per lintrigo e la menzogna porterŕ la nostra eroina a lanciarsi in unindagine pericolosa, e nemmeno le peggiori minacce potranno dissuaderla dalla ricerca della veritŕ

Jane e il segreto del medaglione

Jane e il segreto del medaglione: Un’indagine per la detective Jane Austen by Stephanie Barron, Alessandro Zabini
Bath, 1804. Il Natale è alle porte e a Jane, annoiata dall’atmosfera monotona della cittadina, non sembra vero quando il suo vecchio amico Lord Harold Trowbridge le chiede di fare da accompagnatrice alla sua giovane e affascinante nipote, Lady Desdemona, giunta a Bath per sfuggire alle indesiderate attenzioni di un poco galante signore. Le due giovani intendono approfittare di tutti gli svaghi che la provinciale Bath offre in vista dei festeggiamenti natalizi. Ma il tempo delle distrazioni è destinato a finire bruscamente quando una sera, in occasione di uno spettacolo al Theatre Royal, le due giovani si ritrovano involontarie spettatrici di un orrendo omicidio. A ispessire il mistero, uno strano oggetto rinvenuto addosso al cadavere: un medaglione contenente l’immagine di un occhio. Chi era quell’uomo? Quale messaggio si nasconde in quell’insolito oggetto? A chi appartiene l’occhio raffigurato? La coraggiosa Jane, assetata di avventura, si butta a capofitto nelle indagini, sempre affiancata dall’indecifrabile e seducente Lord Harold, per rendersi ben presto conto che la verità potrebbe costarle la sua stessa vita…

Jane e il mistero del Reverendo

Jane e il mistero del Reverendo: Un’indagine per la detective Jane Austen by Stephanie Barron, Alessandro Zabini
Gli Austen si stanno preparando a un piacevole soggiorno a Lyme Regis, amena località di mare nel Dorset. Ma, sin dal loro arrivo, in una notte fredda e piovosa, oscuri presagi sembrano minacciarne la permanenza. Un incidente di carrozza, proprio ai confini della cittadina, costringe i viaggiatori, scossi dallo spavento, a cercare rifugio nella sinistra dimora di Mr. Geoffrey Sidmouth, uomo di indiscutibile fascino, ma dal comportamento austero e inquietante. Di lì a pochi giorni, la tranquillità della stessa Lyme viene scossa da un’orribile tragedia: un uomo viene trovato impiccato sulla riva del mare e i sospetti di tutti puntano il dito contro il temuto «Reverendo». Di tutti, ma non di Jane, ancora una volta implicata in una pericolosa indagine. Chi si cela dietro la misteriosa identità del «Reverendo»? Cosa nasconde Mr. Sidmouth con la sua ambigua freddezza? Chi è l’inquietante figura avvolta in un nero mantello che si aggira nella notte lungo la costa battuta dai flutti. Le domande si accavallano e sfortunatamente le risposte sembrano portare tutte nella stessa direzione, cioè all’ultima persona di cui lei vorrebbe sospettare… l’uomo che ha conquistato il suo cuore.

Jane e i fantasmi di Netley

Jane e i fantasmi di Netley: Un’indagine per la detective Jane Austen by Stephanie Barron, Alessandro Zabini
Netley, costa di Southampton, autunno 1808. Jane sta ammirando le rovine abbandonate dell’abbazia di Netley, quando viene raggiunta da un personaggio misterioso, avvolto in un grande mantello, che le consegna una missiva e si dilegua. Si tratta di un messaggio di Lord Harol Trowbridge, funzionario di Sua Maestŕ e amico di vecchia data di Jane, che le assegna una pericolosa missione: dovrŕ contattare e ottenere le confidenze della bella vedova Sophia Challoner, donna eccentrica e intrigante, che si sospetta essere una spia al soldo dei francesi e che al momento si trova ospite proprio nella pensione di Netley. Ma di lě a poco la situazione precipita: una fregata della Marina viene data alle fiamme nelle acque di Southampton e il maestro d’ascia č trovato morto, assassinato. Č solo l’inizio di una guerra clandestina, scandita da morte e terrore, per fermare la quale Jane dovrŕ mettere in gioco tutto, persino la sua stessa vita e quella dei suoi cari, in nome della salvezza del suo Paese.

Jane deve morire

STACY KILLIAN SERIE 1
È il 1987 e Jane Killian, nuotando al largo di un lago, viene investita da un motoscafo, che le sfigura il viso e la porta a un passo dalla morte. Oggi, dopo sedici anni e una lunga e dolorosa serie di interventi di chirurgia ricostruttiva, Jane è una donna bella e un’artista affermata, oltre che una moglie felice. Poi all’improvviso tutto crolla. Suo marito Ian, chirurgo plastico, viene accusato dell’omicidio di una ex paziente. Ed è proprio la sorellastra di Jane, Stacy, a condurre le indagini dell’omicidio. Nel frattempo l’uomo che era alla guida del motoscafo che le ha cambiato la vita si rifà vivo con oscure minacce. Mentre l’accumularsi di prove contro il marito rende per lei sempre più difficile aggrapparsi alla fede nella sua innocenza e nel suo amore, Jane rischia di perdere tutto ciò che si è faticosamente conquistata.
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### Sinossi
STACY KILLIAN SERIE 1
È il 1987 e Jane Killian, nuotando al largo di un lago, viene investita da un motoscafo, che le sfigura il viso e la porta a un passo dalla morte. Oggi, dopo sedici anni e una lunga e dolorosa serie di interventi di chirurgia ricostruttiva, Jane è una donna bella e un’artista affermata, oltre che una moglie felice. Poi all’improvviso tutto crolla. Suo marito Ian, chirurgo plastico, viene accusato dell’omicidio di una ex paziente. Ed è proprio la sorellastra di Jane, Stacy, a condurre le indagini dell’omicidio. Nel frattempo l’uomo che era alla guida del motoscafo che le ha cambiato la vita si rifà vivo con oscure minacce. Mentre l’accumularsi di prove contro il marito rende per lei sempre più difficile aggrapparsi alla fede nella sua innocenza e nel suo amore, Jane rischia di perdere tutto ciò che si è faticosamente conquistata.

Jacob

L’improvvisa morte di Sarah lascia il fotografo londinese Ben Murray solo davanti alla responsabilità di crescere Jacob, il bambino autistico che la moglie ha avuto da una precedente relazione. Ma la scoperta tra i suoi vestiti di uno scrigno contenente qualche ritaglio di giornale sul rapimento di un bambino getta Ben nella confusione: chi è veramente Jacob? Nel tentativo di dare una risposta a questa angosciosa domanda, Ben si scontra con il padre del bambino rapito, John Kale, un reduce dell’Iraq e dell’Irlanda del Nord cui l’esperienza della guerra e le tragedie della vita hanno lasciato profonde cicatrici, turbandone l’equilibrio mentale a un livello che metterà in pericolo la vita stessa di Jacob. In un crescendo di tensione, si sviluppa così uno scontro frontale tra due ossessioni, altrettanto conturbanti e inesorabili, “per il bene di Jacob”, fino a un epilogo sconvolgente.

(source: Bol.com)

Ivanhoe

La lealtà, il coraggio e la fedeltà di Ivanhoe, eroe “senza macchia”, taciturno e schivo, hanno affascinato lettori d’ogni cultura e paese. Dotato di rara abilità descrittiva e di una notevole penetrazione psicologica, Scott divulgò un romanticismo privo di tormenti interiori o di aspetti misteriosi e terrifici. I suoi personaggi, tratteggiati fino a una vivezza quasi tangibile, si muovono entro una fitta rete di relazioni, non solo tra uomo e uomo, ma anche tra l’uomo e la sua terra, l’ambiente, la tradizione, facendo emergere un senso istintivo e forte della storia e dello spirito nazionale. Introduzione di Enrico Groppali.
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Ivan

Ivan Volkov è uno dei killer più temuti della Russia per ferocia e precisione. Lui è un Lupo di Tambov e il migliore amico di Roman Nevskij. Non ha mai fallito un obiettivo, mai, da quando ha conosciuto ed è diventato il braccio destro del leader della Tambovskaja, la mafia russa di San Pietroburgo. Perciò si trova spiazzato quando a puntargli la pistola contro il torace è la figlia dell’uomo che dovrà uccidere e che lo sfida con i suoi occhi da assassina: lei non è poi così diversa da lui. A sconvolgere l’uomo è la proposta che la ragazza gli fa: del sesso in cambio della vita. Lo sguardo di Ania Mikhajlova sembra schernirlo e il sorriso malizioso che gli lancia lo provoca e vuole fargli superare ogni limite. Due assassini a confronto, anime affini, spiriti sconfitti dall’assenza di umanità. Nessuno di loro è disposto a perdere, in una lotta di passione e di violenza reciproca. Perché l’unico modo che hanno per sopravvivere è uccidere, anche quando si tratta di sentimenti.
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L’Italiano

Chi è l’Italiano? Sembra chiederselo persino Dio, nella cornice di questo libro, facendo i conti con il carattere nazionale di un popolo senza uguali. Infantile, opportunista, simpatico, adattabile, ingegnoso, vigliacco, furbo, egoista, generoso, narcisista. La forza del ritratto consiste nel cogliere l’essenza di un carattere. Interi discorsi sull’identità culturale e nazionale sono meno efficaci del profilo di un personaggio che le incarni in un’esperienza vissuta e soprattutto viva, come accade in questa raccolta di racconti che compongono una galleria di ritratti capaci di illuminarsi a vicenda. E se i personaggi si parlano l’un l’altro, a distanza, di racconto in racconto, in un gioco infinito di echi sotterranei, il ritratto si fa specchio impietoso in cui specchiare noi stessi. Nel ritmo incalzante di undici storie che dànno forma a un’unica storia, Sebastiano Vassalli riesce a tracciare il profilo dell’Italiano nel tempo e a disegnare infine il nostro volto.

Un italiano in America (BUR SAGGI)

È vero che gli americani impazziscono per il ghiaccio, pretendono le mance facoltative, praticano la religione dello sconto e il culto delle poltrone reclinabili? Beppe Severgnini ci porta in viaggio negli Usa tra domande (perché non abbassano l’aria condizionata?) e risposte (perché gli piace così), descrivendo le molte sorprese della vita quotidiana, perché l’America vera si scopre solo attraverso i dettagli: le scaramucce con un idraulico di nome Marx; la terribile potenza dei telefoni e dei bambini, veri padroni del paese; le fallimentari escursioni nello shopping elettronico e le battaglie per (non) ottenere una carta di credito. Ironico, intelligente e divertente, Un italiano in America “è frutto di una lunga inesperienza”, perché, ammettiamolo, crediamo di sapere tutto ma in realtà siamo impreparati. Allora pronti a cominciare?
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### Sinossi
È vero che gli americani impazziscono per il ghiaccio, pretendono le mance facoltative, praticano la religione dello sconto e il culto delle poltrone reclinabili? Beppe Severgnini ci porta in viaggio negli Usa tra domande (perché non abbassano l’aria condizionata?) e risposte (perché gli piace così), descrivendo le molte sorprese della vita quotidiana, perché l’America vera si scopre solo attraverso i dettagli: le scaramucce con un idraulico di nome Marx; la terribile potenza dei telefoni e dei bambini, veri padroni del paese; le fallimentari escursioni nello shopping elettronico e le battaglie per (non) ottenere una carta di credito. Ironico, intelligente e divertente, Un italiano in America “è frutto di una lunga inesperienza”, perché, ammettiamolo, crediamo di sapere tutto ma in realtà siamo impreparati. Allora pronti a cominciare?

L’italiano è meraviglioso: Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua

Perché oggi è molto più facile sentirsi offrire dello *street food* anziché del “cibo di strada”? Come mai i politici dichiarano di voler *refreshare* il Paese se intendono semplicemente “rivoltarlo come un calzino”?
Chi teme un *competitor* e cerca un *endorsement* non potrebbe aver paura di un “concorrente” o di un “avversario” e aspirare a un “sostegno” o a un “appoggio”?
Questi esempi ci segnalano un’evoluzione preoccupante dell’italiano che negli ultimi anni si sta logorando non solo per il proliferare degli anglismi ma anche per un grave peggioramento delle nostre cognizioni linguistiche. Siamo ormai un Paese dove i fiumi non straripano (una parola perduta!) più, semmai esondano, e i tribunali emettono “ordinazioni” (sacerdotali?) invece che “ordinanze”.
Come presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini combatte ogni giorno per difendere la nostra meravigliosa lingua e attrezzarla per le sfide del futuro. L’italiano, ci ricorda Marazzini, ha una storia diversa da quella dell’inglese o del francese – nati con gli Stati nazionali – perché è fiorito ben prima che ci fosse l’Italia: dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è arricchito splendidamente con la nostra grande letteratura diventando così, fra tutte le lingue, la più colta, raffinata e amata all’estero. Vogliamo dunque ora perdere questo nostro immenso patrimonio di sensibilità e di cultura? In questo libro Marazzini, compiendo un’analisi rigorosa e approfondita, presenta una lucida diagnosi dello stato di salute della nostra lingua e pone le basi per invertire la rotta, appellandosi anche ai politici e alle università, spesso responsabili della dispersione di parole e significati. Allo stesso tempo, passando in rassegna gli errori di ogni genere che si stanno insinuando, ci offre l’opportunità di correggerci e di recuperare le mille e mille sfumature della nostra meravigliosa lingua che forse ci stanno sfuggendo.

Italiani Dovete Morire

Italiani dovete morire by Alfio Caruso
«Dopo cinquantasette anni ci sono ancora notti in cui mi ritrovo a Cefalonia, in cui rivedo Matteri e Cortesi che non vogliono saperne di togliersi la divisa di ufficiale.» Così ricorda uno dei pochi superstiti ancora in vita dell’orrendo massacro perpetrato dalla Wehrmacht contro la divisione Acqui nell’isola di Cefalonia, vicino alla costa occidentale della Grecia, all’indomani dell’armistizio che l’8 settembre 1943 lasciò l’esercito italiano abbandonato a se stesso, in balìa della Storia. Gli ufficiali della Acqui, pur ignorando le dimensioni dello sfascio, percepirono nettamente il senso di abbandono contenuto nel comunicato di Badoglio. Il loro comandante, generale Antonio Gandin, fu in quell’ora il comandante più solo al mondo. Ha l’umanissima debolezza d’inseguire una soluzione che lo soddisfi come uomo e come soldato. Dovendo decidere in un drammatico faccia a faccia con la propria coscienza, purtroppo non decide: «resterà a metà tra il cuore, che gli dice che una divisione non cede le armi, e la ragione, che gli dice che è follia pura andare contro i tedeschi. Rimarrà avviluppato da questa incertezza», consumando una settimana alla disperata ricerca di un compromesso, tra opportunismi e piccole furbizie. Gli 11.700 «figli di mamma» ai suoi ordini, ciascuno con la sua piccola storia, erano contadini, operai, impiegati, professori, ingegneri costretti dalla sorte a trasformarsi in guerrieri per tener fede a un giuramento. Chiamati a dover scegliere tra la vita e l’onore, scelsero l’onore sacrificando la vita e scrivendo probabilmente – come afferma Alfio Caruso, che ha ricostruito la tragica sequenza di quelle giornate con rigore storico e un’appassionata partecipazione personale agli eventi – «la pagina più nobile dell’esercito italiano durante la seconda guerra mondiale». Un privilegio costato 9406 morti: oltre 1300 caddero durante gli accaniti combattimenti che si svilupparono in tutta l’isola, in particolare tra il 15 e il 22 settembre, oltre 5000 vennero passati per le armi o fucilati dopo la resa, altri 3000, fatti prigionieri, scomparvero in mare a bordo di tre navi che urtarono delle mine. In quei giorni dell’ira, i tedeschi disposero a piacimento dell’esistenza altrui, calpestando ogni codice di comportamento, umano prima ancora che militare: «vivere o morire a Cefalonia diventò un’estrazione alla lotteria della buona e della cattiva sorte». Ancora oggi, quando vedono alzarsi da qualche parte una colonna di fumo, i vecchi dell’isola dicono: «È la divisione Acqui che sale in cielo».

L’Italia spiegata a mio nonno

Dal 1997 a oggi il mondo del lavoro italiano ha subito una delle trasformazioni più profonde che l’Italia del dopoguerra ricordi. La cosiddetta riforma Treu e tutta una serie di modifiche legislative che arrivano via via fino alla riforma che prende il nome da Marco Biagi, il professore bolognese ucciso dalle Brigate rosse nel 2002, hanno fatto sì che il mercato del lavoro si sia trasformato fino a perdere molte delle sue caratteristiche tradizionali. Le conseguenze di queste scelte politiche sono state molte, alcune positive e altre meno: se infatti l’Italia ha conosciuto in questi ultimi anni una netta riduzione della disoccupazione, soprattutto giovanile, sono stati proprio i giovani e i più deboli a pagare le amare conseguenze di tanto “riformismo” praticato solo sulla pelle di fasce minoritarie e marginali della popolazione. Federico Mello, in modo acuto e divertente, attraverso una brillante e scanzonata lettera a suo nonno prova a spiegare, senza moralismi e dati alla mano, che cosa sia diventata l’Italia. Lo fa raccontando come e quando si è smantellato il “posto fisso”, ma solo per alcuni, i più giovani. E di come, nel frattempo, l’Italia sia diventata il paese con la classe dirigente più anziana d’occidente. Un paese in cui sembra impossibile concepire qualsiasi ricambio generazionale e qualsiasi riforma delle pensioni o del welfare che non sia un puro e semplice debito lasciato da pagare alle generazioni che verranno.

L’Italia può farcela. Equità, flessibilità, democrazia. Strategie per vivere nella globalizzazione

La crisi dei mutui subprime è scoppiata nel 2007, e dagli Stati Uniti ha contagiato l’intera economia globale. Oggi, mentre il resto del mondo è in ripresa, in Europa stiamo ancora parlando di debiti. Perché? È ormai chiaro che terapie sbagliate come l’austerità hanno solo peggiorato le cose. Occorre una diagnosi più accurata, capace di risalire alle origini dei nostri problemi. Chi è stato a indebitarsi così tanto, e per quale motivo? Da chi ha avuto i soldi? Perché solo in Italia e in Europa non ne stiamo venendo fuori? Alberto Bagnai dimostra che le radici della crisi europea affondano nell’iniqua distribuzione del reddito che da più di trent’anni caratterizza tutte le economie avanzate. Con la globalizzazione finanziaria, i salari reali hanno perso terreno rispetto alla produttività del lavoro, a tutto vantaggio dei profitti. Ma perché il capitalismo funzioni, se non è sostenuta dai salari, la domanda di beni deve essere finanziata dal debito. Da una situazione in cui il lavoratore è un cliente, si è passati a una realtà in cui il lavoratore è un debitore. È il trionfo del capitale sul lavoro, ma anche il fallimento del paradigma economico liberista. In Europa, la moneta unica ha accentuato queste dinamiche globali. L’euro ha permesso ai cittadini del Sud di finanziare più facilmente il consumo di beni prodotti dal Nord, e li ha indotti ad accettare politiche di compressione dei salari e dei diritti, presentate come biglietto di ingresso nel club dei paesi «virtuosi». A questo si aggiunge, in Italia, un fenomeno senza paragoni nel panorama mondiale: l’autorazzismo, ciò che Gadda chiamava «la porca rogna italiana del denigramento di noi stessi». È così che ha preso piede la filosofia antidemocratica del vincolo esterno, condivisa da tutti i partiti politici della Prima e della Seconda Repubblica al grido di «ce lo chiede l’Europa!»: un sistema discutibile anche quando l’Europa sembrava in salute; ora che sta fallendo, è giunto il momento di riacquistare un più alto senso di dignità e solidarietà nazionale, e cambiare strada. Dopo Il tramonto dell’euro, Alberto Bagnai propone la sua formula per evitare il disastro, con lo stile appassionato e il rigore analitico che lo hanno reso un punto di riferimento nel dibattito contemporaneo. La soluzione alla crisi italiana ed europea passa per il recupero della piena sovranità economica degli Stati e il ritorno alle valute nazionali, condizione necessaria per ristabilire l’equilibrio fra i paesi membri dell’Unione e restituire loro piena legittimità democratica. Solo così si potranno elaborare e mettere in pratica politiche economiche espansive, ispirate al principio di equità. Solo così l’Italia potrà farcela.