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Papaveri e papere. Breve storia universale delle gaffe dei potenti

Spropositi, lapsus, topiche, goffaggini: la gaffe colpisce in mille modi diversi e predilige i luoghi pubblici, dove i testimoni abbondano, quali i salotti, la televisione, le riunioni politiche, i convegni scientifici, i grandi eventi… In questa carrellata, Caprarica raccoglie le figuracce più celebri e spassose, dagli equivoci sfociati in veri e propri incidenti diplomatici alle balordaggini di gaffeur cronici come il principe Filippo o Luca Giurato.
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Il pannello

“Noi ci stiamo difendendo da voi, voi da noi: così le aule diventeranno campi di battaglia, vincerà il più forte, ma la scuola sarà finita”
Quella che voleva essere una semplice bravata sollecita le parole di un professore dalle mani e dal cuore di gigante buono. Il pannello svitato di una cattedra nel 1967 si tramuterà nella prima ribellione. Avrà la meglio la nuova, fragile, coesione della classe o qualcuno cederà al timore della punizione?
Tratto da “In alto a sinistra”, pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 20934

Panico. Una «bugia» del cervello che può rovinarci la vita

Il primo attacco di panico è un’esperienza sconvolgente. Molti pazienti lo raccontano come l’esplodere nella vita quotidiana di un improvviso e profondissimo senso di morte. Da quel momento, la loro vita cambia radicalmente e vivono nell’angosciante prospettiva della “fobofobia”, cioè della paura di aver paura. Il neurologo Rosario Sorrentino, grazie a un innovativo approccio, è riuscito a catturare con una risonanza magnetica funzionale (una metodica che consente di descrivere il funzionamento del cervello in azione) le immagini che rappresentano una crisi di panico nel preciso istante in cui si verifica. Grazie a ciò, è stato possibile dimostrare che l’attacco di panico non è né un’invenzione né una stravaganza, ma un evento durante il quale il nostro cervello si accende, cercando di convincerci della presenza di un pericolo che non c’è. Oggi in Italia oltre due milioni di persone (soprattutto donne di età compresa fra i 18 e i 45 anni) ne soffrono in modo cronico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci informa che nel 2020 gli attacchi di panico e le depressioni saranno i disturbi più diffusi sul pianeta terra. Sorrentino, insieme a una sua paziente d’eccezione, la scrittrice Cinzia Tani, spiega al lettore comune tutti i risultati delle sue ricerche, che contengono un messaggio incoraggiante: di attacchi di panico si può guarire, perché il cervello è plasmabile, e può cambiare configurazione e assetto se adeguatamente stimolato e sollecitato.
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Panico: Una «bugia» del cervello che può rovinarci la vita

Il primo attacco di panico è un’esperienza sconvolgente. Molti pazienti lo raccontano come l’esplodere nella vita quotidiana di un improvviso e profondissimo senso di morte. Da quel momento, la loro vita cambia radicalmente e vivono nell’angosciante prospettiva della “fobofobia”, cioè della paura di aver paura. Il neurologo Rosario Sorrentino, grazie a un innovativo approccio, è riuscito a catturare con una risonanza magnetica funzionale (una metodica che consente di descrivere il funzionamento del cervello in azione) le immagini che rappresentano una crisi di panico nel preciso istante in cui si verifica. Grazie a ciò, è stato possibile dimostrare che l’attacco di panico non è né un’invenzione né una stravaganza, ma un evento durante il quale il nostro cervello si accende, cercando di convincerci della presenza di un pericolo che non c’è. Oggi in Italia oltre due milioni di persone (soprattutto donne di età compresa fra i 18 e i 45 anni) ne soffrono in modo cronico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci informa che nel 2020 gli attacchi di panico e le depressioni saranno i disturbi più diffusi sul pianeta terra. Sorrentino, insieme a una sua paziente d’eccezione, la scrittrice Cinzia Tani, spiega al lettore comune tutti i risultati delle sue ricerche, che contengono un messaggio incoraggiante: di attacchi di panico si può guarire, perché il cervello è plasmabile, e può cambiare configurazione e assetto se adeguatamente stimolato e sollecitato.

Pane, pizze, focacce e torte salate (Compatti cucina)

Un volume davvero utile per chi desidera cimentarsi nella preparazione di tante ricette salate e riscoprire il piacere di fare il pane con le proprie mani e di cucinare senza alcuna difficoltà ottime pizze, saporite focacce e squisite torte salate. Piatti facili da preparare e ideali per una cena informale, un aperitivo sfizioso, un rinfresco o una merenda sana e appetitosa. Il manuale contempla una vasta gamma di ricette: dai pani più tradizionali ai prodotti da forno più originali, dalle pizze classiche della gastronomia italiana alle preparazioni salate più fantasiose, arricchite con tanti e nuovi ingredienti e in grado di solleticare anche i palati più esigenti.
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### Sinossi
Un volume davvero utile per chi desidera cimentarsi nella preparazione di tante ricette salate e riscoprire il piacere di fare il pane con le proprie mani e di cucinare senza alcuna difficoltà ottime pizze, saporite focacce e squisite torte salate. Piatti facili da preparare e ideali per una cena informale, un aperitivo sfizioso, un rinfresco o una merenda sana e appetitosa. Il manuale contempla una vasta gamma di ricette: dai pani più tradizionali ai prodotti da forno più originali, dalle pizze classiche della gastronomia italiana alle preparazioni salate più fantasiose, arricchite con tanti e nuovi ingredienti e in grado di solleticare anche i palati più esigenti.

Pane nostro

Pane nostro è il frutto di vent’anni di lavoro. Quella del pane è una grande storia, ricca di sapienza e di poesia, d’arte e di fede. Abbraccia l’intera storia dell’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano nell’abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della cultura. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta, della focaccia, del biscotto, viaggiatori, pellegrini, marinai. Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche un simbolo, al centro del rito eucaristico. E lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d’arte, dall’antico Egitto alla pop art. Raccontando questa saga sul pane, come nel suo “geniale, imprevedibile e fulmineo Breviario mediterraneo” (Claudio Magris), Matvejevic ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell’antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell’amore. Una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.

Pane e roba dolce. Un classico della tradizione italiana

Conosciute in tutto il mondo per la loro scuola di cucina, le gemelle Margherita e Valeria Simili – universalmente note come le Sorelle Simili tengono corsi in Europa, America e Giappone, sempre con enorme successo. “Pane e roba dolce” è un ricettario sul più semplice degli alimenti: insegna a fare il pane in casa nelle diverse varietà della tradizione italiana, nonché molti dei dolci più usuali, come ciambelle, panettoni, torte, cornetti, colombe e così via.

Pandora – 3. L’erede di Gavri’el

Gli Angeli della Morte vagano liberi per il mondo da quando Pam ha aperto lo scrigno in cui una sua potente antenata li aveva confinati. Sam è stato posseduto dal più malvagio dei sei demoni, eppure la sua umanità è così forte da contenere Samael, il mostro che minaccia ogni giorno di divorarlo: solo dominandolo può aiutare Pam a ritrovare le creature infernali e restituirle alla loro dimensione. Ma qualcuno ha tradito, e ora lo scrigno è nelle mani della Medium S.p.A., una misteriosa società dedita all’occultismo. Proprio quando tutto sembra perduto e i feroci demoni Kapziel ed Hemah escono dall’ombra, un Angelo di conturbante bellezza appare ad aiutare i due ragazzi: il suo nome è Gavri’el, e ha attraversato i secoli per raggiungere Pam, a cui lo unisce un legame antico e profondo…

(source: Bol.com)

Pandora

E’ David Talbot, il vampiro-biografo, a insistere perché Pandora racconti la sua storia, una storia d’amore e di orrore cominciata oltre duemila anni prima. Figlia di un influente senatore romano dell’età augustea, Pandora, fanciulla coltissima e disinibita, a soli dieci anni fa innamorare perdutamente il biondo e misterioso Marius, la cui offerta di matrimonio viene però respinta dal padre. I due non si vedono più per molti anni, finché improvvisa giunge la catastrofe: accusati di congiurare contro l’imperatore Tiberio, il padre e i fratelli di Pandora sono trucidati. Fuggita ad Antiochia, Pandora cerca protezione nel Tempio di Iside, dove ritrova Marius, immutato nella bellezza e custode di un segreto spaventoso.
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Le palme selvagge

Due storie narrate a capitoli alterni e che mai s’intersecano: quella dei due amanti che fuggono dalla società per chiudersi nel loro rapporto esclusivo e che nel tentativo d’interrompere una gravidanza finiscono con l’autodistruggersi; e quella del detenuto che durante la grande inondazione del Mississippi viene mandato in cerca di una partoriente aggrappata a un albero semisommerso, la trova, fa nascere il bambino, porta entrambi in salvo e poi, invece di darsi alla fuga, rientra nella monastica società del penitenziario. Estraneo a qualsiasi genere conosciuto, “Le palme selvagge” non ha mai cessato di suscitare interrogativi. Si tratta di due racconti autonomi, intercalati per una qualche audace trovata? Di due racconti sotterraneamente legati? O di un romanzo, ancorché anomalo? Interrogativi ai quali ha fornito una risposta definitiva Kundera: «La “Sonata opera 111” [di Beethoven] mi fa pensare a “Palme selvagge” di Faulkner, in cui si alternano un racconto d’amore e la storia di un evaso, due soggetti che non hanno nulla in comune, non un personaggio, e neanche una qualunque percettibile affinità di motivi o di temi: una composizione che non può servire da modello a nessun altro romanziere, che può esistere una volta e basta, che è arbitraria, non raccomandabile, ingiustificabile – ed è ingiustificabile perché dietro di essa si avverte un es muß sein che rende superflua ogni giustificazione». “Le palme selvagge” è apparso per la prima volta nel 1939.
(source: Bol.com)

Palazzo Sogliano

È una sera di maggio quando a Palazzo Sogliano, settecentesca dimora dell’omonima dinastia di corallari a Torre del Greco, squilla il telefono. L’intera famiglia è riunita per il pranzo: Orsola, moglie di Edoardo, i loro cinque figli, la suocera Margherita e le sue due figlie. Stanno tutti aspettando che Edoardo ritorni. È Orsola a rispondere, e apprende dalla voce formale di un poliziotto la morte del marito in un incidente d’auto. Il colpo è tremendo: trent’anni d’amore spazzati via in un istante. Orsola non può sapere che quella morsa di dolore feroce si trasformerà tra breve in un dolore ancora più profondo, nel momento in cui scopre una serie di foto recenti del marito in compagnia di un bel bambino dagli occhi a mandorla, che si firma: «Tuo figlio Steve». Da questo incipit fulminante Sveva Casati Modignani ci conduce a ritroso nel tempo per raccontarci l’amore di Orsola – milanese libera e indipendente, figlia di un ciabattino – e di Edoardo – erede della più importante famiglia di corallari di Torre; ma anche la storia della matriarca Margherita, vera donna del Sud, orgogliosa, appassionata e dal cuore generoso; e di quel bambino comparso dal nulla. Tuttavia, come scoprirà Orsola, Edoardo non era certo l’unico Sogliano a custodire segreti; del resto, lei stessa ne ha conservato gelosamente uno, inconfessato. Dall’autrice italiana più amata, la nuova, appassionante storia di una grande famiglia, tra amori, luci e ombre, gioie e dolori, successi e fallimenti, nella cornice di un ambiente tanto insolito quanto affascinante e poco conosciuto: quello del corallo, il pregiato e misterioso materiale che nasce dal mare.
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### Sinossi
È una sera di maggio quando a Palazzo Sogliano, settecentesca dimora dell’omonima dinastia di corallari a Torre del Greco, squilla il telefono. L’intera famiglia è riunita per il pranzo: Orsola, moglie di Edoardo, i loro cinque figli, la suocera Margherita e le sue due figlie. Stanno tutti aspettando che Edoardo ritorni. È Orsola a rispondere, e apprende dalla voce formale di un poliziotto la morte del marito in un incidente d’auto. Il colpo è tremendo: trent’anni d’amore spazzati via in un istante. Orsola non può sapere che quella morsa di dolore feroce si trasformerà tra breve in un dolore ancora più profondo, nel momento in cui scopre una serie di foto recenti del marito in compagnia di un bel bambino dagli occhi a mandorla, che si firma: «Tuo figlio Steve». Da questo incipit fulminante Sveva Casati Modignani ci conduce a ritroso nel tempo per raccontarci l’amore di Orsola – milanese libera e indipendente, figlia di un ciabattino – e di Edoardo – erede della più importante famiglia di corallari di Torre; ma anche la storia della matriarca Margherita, vera donna del Sud, orgogliosa, appassionata e dal cuore generoso; e di quel bambino comparso dal nulla. Tuttavia, come scoprirà Orsola, Edoardo non era certo l’unico Sogliano a custodire segreti; del resto, lei stessa ne ha conservato gelosamente uno, inconfessato. Dall’autrice italiana più amata, la nuova, appassionante storia di una grande famiglia, tra amori, luci e ombre, gioie e dolori, successi e fallimenti, nella cornice di un ambiente tanto insolito quanto affascinante e poco conosciuto: quello del corallo, il pregiato e misterioso materiale che nasce dal mare.

Il Palazzo Del Diavolo

Roma, Anno Domini 1875. La città è divisa fra il nuovo volto di capitale del Regno d’Italia, con la conseguente amministrazione e la necessaria forza pubblica, e la vecchia facciata dei nostalgici del regime pontificio. Su questo sfondo si staglia un omicidio strano, dal sapore occulto: nel cortile di palazzo Costanzi, edificio ormai in rovina che il popolo ritiene infestato da diavoli, viene trovato un uomo con la gola tagliata; accanto gli è stata disegnata col sangue una stella a cinque punte. Un rito satanico? L’ispettore di polizia Corrado Archibugi, tenace e diligente piemontese, e il suo collega Onorato Quadraccia, uno sbirro di trastevere senza troppi scrupoli, si immergono con una duplice inchiesta nelle pieghe nascoste della città eterna.

Il Palazzo dalle Cinque Porte (Il Giallo Mondadori)

Sebastiano “Bas” Salieri è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte e di misteri. E al suo arrivo a Venezia per prendere possesso di un’eredità, i misteri certo non mancano. Prima di tutto il Palazzo dalle Cinque Porte, lasciatogli dallo zio Mattia, di porte ne ha quattro. La stessa morte accidentale dello zio solleva parecchi dubbi, e all’incidente non crede neanche il vicequestore Panitta, uomo pratico e con i piedi per terra. Poi intorno a Bas compare una folla di personaggi bizzarri, inquietanti, e tutti sembrano suggerire che nel palazzo sia nascosto un segreto. Quando Maddalena, amica di Bas, cerca di salvarlo da un complotto ai suoi danni, la mano di un assassino colpisce con inaudita ferocia. Così Bas stringe un’improbabile alleanza con il vicequestore e con l’affascinante Martina, fotografa sempre alla ricerca di uno scoop. In una Venezia invernale, umida e avvolta nella nebbia, la loro indagine li porterà all’opera di Betto Angiolieri, un artista maledetto del Cinquecento. Alle origini più oscure di un arcano che attraversa i secoli.
All’interno, il racconto “Ventitré” di Sergio Cova, vincitore del premio NebbiaGialla 2013.
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Sebastiano “Bas” Salieri è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte e di misteri. E al suo arrivo a Venezia per prendere possesso di un’eredità, i misteri certo non mancano. Prima di tutto il Palazzo dalle Cinque Porte, lasciatogli dallo zio Mattia, di porte ne ha quattro. La stessa morte accidentale dello zio solleva parecchi dubbi, e all’incidente non crede neanche il vicequestore Panitta, uomo pratico e con i piedi per terra. Poi intorno a Bas compare una folla di personaggi bizzarri, inquietanti, e tutti sembrano suggerire che nel palazzo sia nascosto un segreto. Quando Maddalena, amica di Bas, cerca di salvarlo da un complotto ai suoi danni, la mano di un assassino colpisce con inaudita ferocia. Così Bas stringe un’improbabile alleanza con il vicequestore e con l’affascinante Martina, fotografa sempre alla ricerca di uno scoop. In una Venezia invernale, umida e avvolta nella nebbia, la loro indagine li porterà all’opera di Betto Angiolieri, un artista maledetto del Cinquecento. Alle origini più oscure di un arcano che attraversa i secoli.
All’interno, il racconto “Ventitré” di Sergio Cova, vincitore del premio NebbiaGialla 2013.

Paglie e birre chiare

Royston Blake è ancora in pista. Il buttafuori più violento e stralunato di Mangel ha conservato il suo posto alla porta dell’Hoppers, tuttavia da qualche tempo il comportamento degli avventori si è fatto strano. Non la solita aggressività da ubriachi ma una sorta di follia fatta di sguardi fissi e vaneggiamenti senza senso, e quelli messi peggio sono i più giovani. Royston è uomo capace di risolvere ogni problema, basta una grattata di capo e una buona pinta, però quando Doug, titolare di un emporio, gli offre una taglia di 400 sigarette (paglie) e 400 lattine di birra per eliminare il fastidioso, enigmatico e carismatico fidanzato della figlia adolescente, Royston ricasca nella sua spirale di equivoci e disastri. Ce la farà a sistemare le cose? Lo aiuterà Nathan, il barista? E, soprattutto, che fine ha fatto il suo amico Finney?
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Pagine d’amore

Fanny è giovane, ricca e piena di vita. Il grande amore che aspettava è arrivato, e ha il volto di un giovane ribelle, forte e appassionato. Ma un oscuro pericolo minaccia la sua felicità: una maledizione incombe sulla sua casa, una maledizione che ha già