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La Sarta Di Dachau

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… La sarta di Dachau è un caso editoriale mondiale. Venduto in 26 paesi, ha conquistato il cuore dei librai e dei lettori inglesi. Una storia di orrore e di speranza, di vite spezzate e della capacità di sopravvivere grazie ai propri sogni. La storia di una donna che non si arrende e che continua a lottare anche quando tutto sembra perduto.
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### Sinossi
Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… La sarta di Dachau è un caso editoriale mondiale. Venduto in 26 paesi, ha conquistato il cuore dei librai e dei lettori inglesi. Una storia di orrore e di speranza, di vite spezzate e della capacità di sopravvivere grazie ai propri sogni. La storia di una donna che non si arrende e che continua a lottare anche quando tutto sembra perduto.

Sarei stato carnefice o ribelle?

«Cosa sarebbe stata la mia vita qualora fossi nato, come mio padre, nel gennaio del 1922 e se, come lui, mi fossi trovato immerso nella tormenta della Storia». Questo è un libro che indaga sulla Resistenza (intesa come fenomeno storico) e sulla resistenza (intesa come capacità di ribellarsi) incrociando storia e psicologia, ma lo fa in un modo diverso dall’usuale e fecondo di sorprese, ricostruendo, nella maniera più scientifica possibile, quale sarebbe stato il comportamento dell’autore se si fosse trovato nella situazione concreta di dover scegliere una linea di azione di fronte ai dilemmi che l’occupazione nazista della Francia poneva a un giovane di allora. Ribellarsi, arrendersi o collaborare con i carnefici ? Nei vari episodi effettivi in cui ciò si presentava, in un crescendo andante dalla scelta tra aderire all’esercito degli occupanti o dei resistenti (cioè tra de Gaulle e Pétain) sino al terrore della tortura, della delazione e della caccia all’ebreo. E collocandosi nelle situazioni in cui emergessero i vari tipici elementi della motivazione a ribellarsi o accettare (per ideologia, indignazione, empatia, paura, altruismo, eccetera). Le situazioni concrete in cui immergersi, per rispondere al quesito di come si sarebbe comportato lui, l’autore le ha ricostruite dalle testimonianze scritte e dai racconti di protagonisti. Mentre i presupposti teoretici che renderebbero possibile l’immedesimazione sono individuati nell’esistenza della cosiddetta personalità potenziale, ovvero il modo ricorrente di reagire nelle circostanze di estrema violenza e stress che sperimentiamo nella nostra esistenza; nel funzionamento di stabili leggi psicologiche; e nella prevedibile somiglianza caratteriale con il padre. Domande simili a quelle di questo libro sono normalmente poste in sede morale ed esistenziale attraverso la narrativa (letteraria, cinematografica, e così via), o in sede storica o filosofica o psicologica, con le diverse discipline separate. “Sarei stato carnefice o ribelle?” gli stessi quesiti pone mescolando, per mezzo dell’immedesimazione, esperienza vissuta storia e psicologia, com’è nella vita autentica. Con l’effetto di mostrare ciò che di vitalmente tremendo vi è in simili dilemmi. E quanto numinoso mistero circondi la decisione più difficile, meravigliosa e sconveniente di tutte: ribellarsi e resistere. Dire di no.
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Sara al tramonto (Nero Rizzoli)

**LA NUOVA SERIE DEL MAESTRO ITALIANO DEL NOIR.**
**Sara non vuole esistere.** **Il suo dono è l’invisibilità, **il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso.
Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così **Sara**, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di **Davide Pardo**, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola, e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla.
**Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano.** Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una **Napoli periferica e lunare**, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.
**NERO RIZZOLI È LA BUSSOLA DEL NOIR FIRMATA RIZZOLI.**
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### Sinossi
**LA NUOVA SERIE DEL MAESTRO ITALIANO DEL NOIR.**
**Sara non vuole esistere.** **Il suo dono è l’invisibilità, **il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso.
Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così **Sara**, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di **Davide Pardo**, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola, e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla.
**Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano.** Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una **Napoli periferica e lunare**, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.
**NERO RIZZOLI È LA BUSSOLA DEL NOIR FIRMATA RIZZOLI.**

Il sapore della felicità

Da bambine hanno condiviso tutto: giochi, segreti, speranze. Con gli anni sono diventate donne brillanti, sexy e indipendenti. E hanno fondato un’agenzia di wedding planning dove ognuna di loro dà il meglio di sé per garantire ai clienti un giorno indimenticabile e perfetto. E loro, per quanto ancora rimarranno single?Laurel crede fermamente nell’amore… E questo traspare dalle sue creazioni: delle splendide torte nuziali. Ma non le basta. Vorrebbe al suo fianco un uomo intelligente e pieno di carattere, proprio uno simile al fratello maggiore della sua amica Parker. Lui popola i suoi sogni da sempre, ma le sembra irraggiungibile. Se vorrà trasformare un momento di passione in una storia intramontabile, Laurel dovrà mettere a tacere i propri dubbi e riuscire a crederci fino in fondo.Una storia d’amore indimenticabile, che ci sussurra dolcemente tutto ciò che una donna vorrebbe sentirsi dire.

(source: Bol.com)

Sapiens. Da animali a dèi

Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla terra c’è una sola specie di umani. Noi: Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta.

Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali capaci di parlare di cose che esistono solo nelle nostre fantasie: come le divinità, le nazioni, le leggi e i soldi.
Sapiens. Da animali a dèi spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.

(source: Bol.com)

Il santo Graal

Calice dell’Ultima Cena, Pietra magica, Coppa dell’abbondanza, Calderone delle meraviglie, il Santo Graal è un mito intramontabile che da otto secoli affascina l’Occidente. Forse una reliquia cristiana giunta in Occidente in circostanze ancora avvolte nel mistero, l’affascinante vicenda del Graal ha pervaso la nostra cultura con il suo insondabile mistero. Oggi, dopo che nel XII secolo fece la sua prima apparizione in un romanzo cavalleresco francese, il Graal conferma ancora una volta il suo unico e paradossale privilegio di icona senza tempo: è un oggetto di culto per avventurieri del mistero e adepti della moda del New Age. Particolarmente interessante risulta anche la parte relativa a ”Il Graal al cinema”, in cui si può trovare un elenco essenziale delle principali produzioni cinematografiche sul tema. ”Il tema del Graal ha trovato negli ultimi anni in tutto l’Occidente una nuova popolarità: legata però in gran parte a scritti a carattere occultistico-misteriosofico oppure a lavori divulgativi; gli uni e gli altri poco rispettosi della natura del problema graalico, storico-filologica da una parte, antropologico-religiosa dall’altra. In effetti, se per un verso è chiaro che il Graal nasce dalle pagine di un romanzo cavalleresco francosettentrionale del XII secolo, per un altro la critica ha ormai da parecchi decenni sottolineato la possibilità che esso si colleghi a un tema antropologico complesso, quello degli oggetti mitici contenenti una fonte cosmica dispensatrice di potenza, di sapere o di ricchezza: il che parrebbe ricondurre alle tre funzioni individuate da Georges Dumézil.” (Franco Cardini)

La santa romana repubblica

Benedetto Croce scriveva in una lettera che, con La Santa Romana Repubblica di Giorgio Falco “aveva potuto vedere realizzato in essa il suo ideale di libro di storia: ridurre la notizia dei fatti a un racconto di un dramma dell’anima, con il risultato di rendere coerente e intelligibile la storia del Medioevo”.
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Sanguivora

Non si può escludere che Robert Charles per questa sua raccapricciante catastrofe si sia ispirato almeno in parte a Il giorno dei trifidi (1951) di John Wyndham. Ma chi può affermare che John Wyndham non si fosse a sua volta almeno in parte ispirato a Più verde del previsto (1947) di Ward Moore? Il fatto è che la fantascienza delle catastrofi affronta temi che ricorrono periodicamente come gli allarmi e le minacce che ad essi corrispondono nella realtà. Anche nel caso del presente, magistrale romanzo, l’originalità non va dunque cercata nel tema, ma nel nuovo modo di richiamarci alla realtà del pericolo.
Copertina di Karel Thole

Sanguisughe: le pensioni scandalo che ci prosciugano le tasche

C’è il pensionato Inps più ricco d’Italia: 90000 euro al mese. Ci sono i tre onorevoli che sono stati in Parlamento 1 solo giorno e prendono la pensione da parlamentari per tutta la vita. C’è l’ex presidente del Consiglio che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31000 euro al mese. C’è l’ex presidente della Repubblica che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo lavorato come magistrato solo 3 anni. Ci sono le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: mentre ai cittadini comuni vengono chiesti continui sacrifici sul fronte previdenziale, mentre l’Europa insiste per allungare la vita lavorativa e i giovani non sanno se potranno mai avere una vecchiaia serena, la casta dei pensionati d’oro mantiene i suoi privilegi, anzi, se ne riserva sempre di nuovi. Dal dirigente della Banca d’Italia che va a riposo a 44 anni con 18000 euro al mese, al burocrate che ancora nel 2009 va in pensione a 47 anni con 6000 euro netti (e l’incarico da assessore), dal commesso del Senato che prende 8000 euro al mese, alla bidella pensionata a 29 anni, ecco il primo viaggio negli scandali, negli inganni e negli abusi della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle dei contribuenti e che mette a rischio il loro futuro.

Il sangue versato

Nel giorno di mezza estate, quando la notte bisbiglia e la gente diventairrequieta, in una terra incantevole ai limiti del mondo, si compie un delittoferoce. Nella chiesa di Jukkasjärvi, piccola località nei pressi di Kiruna,viene ritrovato il corpo martoriato del pastore Mildred Nilsson, una figuracontroversa che con l’intransigenza delle sue posizioni aveva diviso le animedel paese, attirando odio viscerale e venerazione. L’avvocato RebeckaMartinsson torna a casa per tutt’altre ragioni e, senza volerlo, si trova adare una mano all’ispettrice di polizia Anna-Maria Mella, rientrata allacentrale dalla sua quarta maternità. Perché si è arrivati a tanto furore? Dache parte sta la ragione? Può davvero la colpa essere attribuita con certezza?Nel corso delle indagini, le due donne devono confrontarsi con l’odio el’amore ferito che si mescolano in questa terra solitaria e primitiva nonlontana dal circolo polare artico, dove per mesi non compare mai il sole e lanatura si sveglia d’un tratto rigogliosa di vita. Un nuovo caso per RebeckaMartinsson, in cui Asa Larsson tratteggia con occhio attento e partecipe lacomplessità delle relazioni umane, celebrando allo stesso tempo la seduzionedella natura incontaminata della sua terra che, quasi ai confini dellacivilizzazione, ha serbato intatta la forza arcaica dei sentimenti.

Sangue sul fiume: La prima indagine di Matteo De Foresta

“Io e Monica ci conoscemmo al campeggio “Il Fiume”, vicino a Sarzana. Fu la sera in cui il mio amico Bruno trovò morta nel suo bungalow Federica Zanini di Padova. Bruno entrò: lei era riversa per terra, con la testa indietro, il piercing sull’ombelico all’aria e lo sguardo sbarrato di chi non ha compreso perché deve morire”
In attesa dell’uscita, prevista a Novembre, del secondo romanzo di Matteo De Foresta, Marvin Menini ci racconta l’estate in cui Matteo seguì il suo primo caso. E di quando durante quella vacanza conobbe Monica Martini.

Il sangue non è acqua

Come mai Burke Damis, artista e bell'uomo deciso, vuol sposare un pezzo di marcantonia come Harriet dopo averne conquistato fulmineamente il cuore?
Il padre di Harriet, dato che ci sono di mezzo molti soldi di dote e una futura pingue ereditò, non si fida dell'aspirante genero e incarica Lew Archer di investigare su di lui.
Archer vorrebbe non aver mai accettato l'incarico, vede troppe ombre che ben presto non sono più tali.Ma ormai è troppo tardi per rinunciare e sarà costretto a proseguire l'indagine fino in fondo, un fondo d'incredibile lucida pazzia, un fondo di amore (o piuttosto di odio) portato fino al delitto.

Sangue giusto

Roma, agosto 2010. In un vecchio palazzo senza ascensore, Ilaria sale con fatica i sei piani che la separano dal suo appartamento. Vorrebbe solo chiudersi in casa, dimenticare il traffico e l’afa, ma ad attenderla in cima trova una sorpresa: un ragazzo con la pelle nera e le gambe lunghe, che le mostra un passaporto. ‘Mi chiamo Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti’ le dice, ‘e tu sei mia zia.’ All’inizio Ilaria pensa che sia uno scherzo. Di Attila Profeti lei ne conosce solo uno: è il soprannome di suo padre Attilio, un uomo che di segreti ne ha avuti sempre tanti, e che ora è troppo vecchio per rivelarli. Shimeta dice di essere il nipote di Attilio e della donna con cui è stato durante l’occupazione italiana in Etiopia. E se fosse la verità? E cosi che Ilaria comincia a dubitare: quante cose, di suo padre, deve ancora scoprire? Le risposte che cerca sono nel passato di tutti noi: di un’Italia che rimuove i ricordi per non affrontarli, che sopravvive sempre senza turbarsi mai, un Paese alla deriva diventato, suo malgrado, il centro dell’Europa delle grandi migrazioni.
Sangue giusto di Francesca Melandri è una storia che traccia un filo tra le colonizzazioni del secolo scorso e le migrazioni attuali. Ilaria vive all’oscuro di queste storie, la sua vita procede come in un binario che va a tutta velocità e in cui tutto scorre rapido e senza mai avere la possibilità di fermarsi a guardare. Il suo lavoro d’insegnante è precario: è un mestiere che lei ama tantissimo, ma che non le garantisce nessun tipo di sicurezza. Della vita sentimentale ormai invece non ricorda più traccia perché Ilaria ha collezionato così tanti uomini sbagliati da non volere più abbandonarsi a nessuno. Rimane la famiglia, ma anche quella non le regala certo gioie perché il padre Attilio, da tutti chiamato Attila, non ha mai avuto un rapporto tenero con lei e Ilaria ha sempre sospettato che nascondesse qualcosa. Quel sospetto diventa certezza il giorno che alla sua porta bussa un ragazzo di colore che dice di essere il nipote di Attilio e delle donne che lui amò durante l’occupazione fascista in Etiopia. Per Ilaria è una doccia fredda: non ha mai saputo di avere un fratello. Perché il padre le ha tenuto nascosta questa storia per tutti questi anni? L’unica cosa da fare è indagare e capire se il ragazzo che ha davanti le sta raccontando la verità. Inizia così un viaggio verso l’Etiopia, verso una guerra crudele in cui gli italiani non furono sicuramente ricordati come degni combattenti, ma solamente come terribili invasori. Ma adesso qual è il filo che la collega al presente? In Il sangue giusto di Francesca Melandri il passato è tutto lì davanti ai nostri occhi e fino a quando non ci faremo i conti non riusciremo a liberarcene.
(source: Bol.com)

Sangue giusto

Roma, agosto 2010. In un vecchio palazzo senza ascensore, Ilaria sale con fatica i sei piani che la separano dal suo appartamento. Vorrebbe solo chiudersi in casa, dimenticare il traffico e l’afa, ma ad attenderla in cima trova una sorpresa: un ragazzo con la pelle nera e le gambe lunghe, che le mostra un passaporto. «Mi chiamo Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti» le dice, «e tu sei mia zia.» All’inizio Ilaria pensa che sia uno scherzo. Di Attila Profeti lei ne conosce solo uno: è il soprannome di suo padre Attilio, un uomo che di segreti ne ha avuti sempre tanti, e che ora è troppo vecchio per rivelarli. Shimeta dice di essere il nipote di Attilio e della donna con cui è stato durante l’occupazione italiana in Etiopia. E se fosse la verità? È così che Ilaria comincia a dubitare: quante cose, di suo padre, deve ancora scoprire? Le risposte che cerca sono nel passato di tutti noi: di un’Italia che rimuove i ricordi per non affrontarli, che sopravvive sempre senza turbarsi mai, un Paese alla deriva diventato, suo malgrado, il centro dell’Europa delle grandi migrazioni. Con Sangue giusto Francesca Melandri si conferma un’autrice di rara forza e sensibilità. Il suo sguardo, attento e profondissimo, attraversa il Novecento e le sue contraddizioni per raccontare il cuore della nostra identità.
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### Sinossi
Roma, agosto 2010. In un vecchio palazzo senza ascensore, Ilaria sale con fatica i sei piani che la separano dal suo appartamento. Vorrebbe solo chiudersi in casa, dimenticare il traffico e l’afa, ma ad attenderla in cima trova una sorpresa: un ragazzo con la pelle nera e le gambe lunghe, che le mostra un passaporto. «Mi chiamo Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti» le dice, «e tu sei mia zia.» All’inizio Ilaria pensa che sia uno scherzo. Di Attila Profeti lei ne conosce solo uno: è il soprannome di suo padre Attilio, un uomo che di segreti ne ha avuti sempre tanti, e che ora è troppo vecchio per rivelarli. Shimeta dice di essere il nipote di Attilio e della donna con cui è stato durante l’occupazione italiana in Etiopia. E se fosse la verità? È così che Ilaria comincia a dubitare: quante cose, di suo padre, deve ancora scoprire? Le risposte che cerca sono nel passato di tutti noi: di un’Italia che rimuove i ricordi per non affrontarli, che sopravvive sempre senza turbarsi mai, un Paese alla deriva diventato, suo malgrado, il centro dell’Europa delle grandi migrazioni. Con Sangue giusto Francesca Melandri si conferma un’autrice di rara forza e sensibilità. Il suo sguardo, attento e profondissimo, attraversa il Novecento e le sue contraddizioni per raccontare il cuore della nostra identità.
### Dalla seconda/terza di copertina
Roma, agosto 2010. In un vecchio palazzo senza ascensore, Ilaria sale con fatica i sei piani che la separano dal suo appartamento. Vorrebbe solo chiudersi in casa, dimenticare il traffico e l’afa, ma ad attenderla in cima trova una sorpresa: un ragazzo con la pelle nera e le gambe lunghe, che le mostra un passaporto. «Mi chiamo Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti» le dice, «e tu sei mia zia.» All’inizio Ilaria pensa che sia uno scherzo. Di Attila Profeti lei ne conosce solo uno: è il soprannome di suo padre Attilio, un uomo che di segreti ne ha avuti sempre tanti, e che ora è troppo vecchio per rivelarli. Shimeta dice di essere il nipote di Attilio e della donna con cui è stato durante l’occupazione italiana in Etiopia. E se fosse la verità? E cosi che Ilaria comincia a dubitare: quante cose, di suo padre, deve ancora scoprire? Le risposte che cerca sono nel passato di tutti noi: di un’Italia che rimuove i ricordi per non affrontarli, che sopravvive sempre senza turbarsi mai, un Paese alla deriva diventato, suo malgrado, il centro dell’Europa delle grandi migrazioni.
Sangue giusto di Francesca Melandri è una storia che traccia un filo tra le colonizzazioni del secolo scorso e le migrazioni attuali. Ilaria vive all’oscuro di queste storie, la sua vita procede come in un binario che va a tutta velocità e in cui tutto scorre rapido e senza mai avere la possibilità di fermarsi a guardare. Il suo lavoro d’insegnante è precario: è un mestiere che lei ama tantissimo, ma che non le garantisce nessun tipo di sicurezza. Della vita sentimentale ormai invece non ricorda più traccia perché Ilaria ha collezionato così tanti uomini sbagliati da non volere più abbandonarsi a nessuno. Rimane la famiglia, ma anche quella non le regala certo gioie perché il padre Attilio, da tutti chiamato Attila, non ha mai avuto un rapporto tenero con lei e Ilaria ha sempre sospettato che nascondesse qualcosa. Quel sospetto diventa certezza il giorno che alla sua porta bussa un ragazzo di colore che dice di essere il nipote di Attilio e delle donne che lui amò durante l’occupazione fascista in Etiopia. Per Ilaria è una doccia fredda: non ha mai saputo di avere un fratello. Perché il padre le ha tenuto nascosta questa storia per tutti questi anni? L’unica cosa da fare è indagare e capire se il ragazzo che ha davanti le sta raccontando la verità. Inizia così un viaggio verso l’Etiopia, verso una guerra crudele in cui gli italiani non furono sicuramente ricordati come degni combattenti, ma solamente come terribili invasori. Ma adesso qual è il filo che la collega al presente? In Il sangue giusto di Francesca Melandri il passato è tutto lì davanti ai nostri occhi e fino a quando non ci faremo i conti non riusciremo a liberarcene.