52625–52640 di 62912 risultati

L’anonima fine di radice quadrata

“Sei una radice quadrata senza il numero dentro.” Sofia, sedici anni, studentessa svagata e blogger pungente, si sente rivolgere questo insulto ma non lo capisce. Abituata ad avere l’ultima parola, decide che Radice Quadrata sarà il soprannome del compagno che l’ha insultata. Lui è quello che non ride, quello che vive in un mondo di silenzi e taccuini chiusi con l’elastico. Prima solo curiosa, poi travolta da una vera ossessione, Sofia comincia a pedinare Radice Quadrata dopo la scuola, in mezzo a casermoni grigi, sotto la pioggia che batte impietosa la città. E tra corse in bici e appostamenti finisce per imparare più cose di sé che del ragazzo senza nome. Intanto un professore entusiasta chiede alla classe di scrivere dei racconti edificanti alla maniera di Cuore, storie di nuovi e giovani eroi. Intanto ci sono feste e piccoli amori che subito si sciolgono in disamori. Intanto non smette di piovere, e l’acqua gonfia ogni cosa. Ci vorrà una tragedia che coinvolge l’intera scuola perché Sofia riesca a scalfire il mistero di Radice Quadrata, vedendosi rovinare addosso il segreto doloroso e vivo di un ragazzo che ha paura di tante cose, ma non di quello che prova.
(source: Bol.com)

Anonima aldilà

Uscito originariamente su “Galaxy”, questo romanzo rimane uno dei testi chiave di Sheckley e di tutta la social sf americana. Ma il bello è che l’avventura e l’azione regnano incontrastate fin dalle prime pagine, dove si affaccia l’ipotesi che la morte non sia la fine di tutto, quanto un nuovo (e indesiderato?) inizio. Se vi chiamate Thomas Blaine e ripensate alle tragiche circostanze del vostro trapasso, vi accorgerete che persino in quell’occasione hanno cercato di fregarvi. Per fortuna siete arrivati oltre la fatale soglia in carne e ossa e avete ancora la possibilità di giocare una mano. Attenzione, però: la partita è molto pericolosa, anche se condita dalle scintillanti invenzioni di Robert Sheckley, ed è ricca di tranelli e insidie… Da questo libro il film Freejack – Fuga dal futuro con Mick Jagger.
Copertina di Franco Brambilla

Un anno in giallo

Un eccezionale evento editoriale: dopo un mese in compagnia di Montalbano, un anno intero con i detective di casa Sellerio per la prima volta insieme con 12 racconti inediti. Ogni autore ha scelto il «suo» mese, ambientando lì, in quel tempo dell’anno, una storia con il «suo» investigatore.

L’Anno in Cui Imparai a Raccontare Storie

**Una grande lezione sul bullismo e sulle ingiustizie della vita. Riuscirà il coraggio di una sola ragazza a portare alla luce la verità?**
«*Il linguaggio scarno. Una bellezza ammaliante.*»
**Booklist**
«*Il buio oltre la siepe ha un degno erede.*»
**The Times**
«*Una storia piena di grazia e di cruda e brutale bellezza.*»
**The New York Times**
«*Un debutto potente, meravigliosamente scritto.*»
**The Wall Street Journal**
Come *Il buio oltre la siepe*, a cui è stato paragonato da tutti i critici che l’hanno recensito, questo libro è la sintesi perfetta di avventura, suspense, impegno civile. Ambientato nel 1943, all’ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un’accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità.
Una scrittura nitida e coinvolgente dà voce a una delle protagoniste più forti della letteratura contemporanea e terrà incollati alle pagine sia i ragazzi che gli adulti.* L’anno in cui imparai a raccontare storie *è già un classico.

L’ Anno Dell’ Idra

Italia settembre 1943: tre eserciti si contendono la penisola, Americani e Inglesi che premono da sud, e Tedeschi, che contrastono con maestria la loro avanzata. Inizia la guerra partigiana: una guerra civile che coinvolgerà nord e centro del Paese.
Da un lato i fascisti, che con l’ appoggio e l’aiuto determinante dei Tedeschi tentano di fermare, rallentare l’avanzata degli Alleati, e i partigiani, che combattono, con formazione spesso di sinistra, per un futuro legato alle idee comuniste. Il paese è più diviso che mai ed è difficile per tutti restare su posizioni neutrali, in uno scontro che, spesso, divide le stesse famiglie.
Inizia così l’anno dell’DRA.
Luigi, Mara, Tamburo, Achille, Aldo, Laura, Manoscritto, il misterioso Maciste, e altri sono coinvolti (alcuni all’inizio contro la loro volontà) in una guerra crudele e spietata, in un periodo storico ricco di grandi eventi; in uno degli anni più intensi e complessi della nostra storia.
Un romanzo intenso, ricco di colpi di scena, che porterà i protagonisti, a correre rischi mortali, a un amore travolgente, a un finale a sorpresa ad alta intensità.

L’anno dei dodici inverni

Gennaio 1982, un vecchio bussa alla porta di casa della famiglia Grandi incantandola con una storia che lo legherà indissolubilmente a loro: sta facendo uno studio sui bambini nati il giorno di Natale nella regione e vuole incontrarli una volta l’anno per seguirne la crescita. Chi è quell’uomo? E, soprattutto, come fa a sapere tante cose sul futuro? In quello stesso 1982 un ragazzo brillante e confuso intraprende la sua strada nel mondo, una strada che presto diverrà un vicolo cieco. Riuscirà a sottrarsi al suo destino? Nel 1997, due donne – la vedova Grandi e sua figlia Chiara, ormai adolescente sono in vacanza in Versilia, ma un incontro imprevisto cambierà per sempre le loro vite. In un prossimo futuro, in una Londra resa irriconoscibile da una guerra, un anziano poeta chiede udienza alla Chiesa della Divina Bomba. Dice di avere una proposta e una richiesta: vuole stringere un patto che può far rivivere, anche se in modo diverso, l’antico mito di Orfeo ed Euridice. Comincia cosi un viaggio incredibile che chiarirà ogni cosa, e dopo il quale niente sarà più lo stesso…
**

Anniversario dell’esame di maturità

Un incontro di vecchi compagni dell’imperial-regio Ginnasio di San Nicola, venticinque anni dopo il loro esame di licenza, risveglia memorie lontane nella mente del giudice istruttore, Consigliere di Corte d’appello dottor Sebastian. Tra i volti ormai appesantiti dagli anni manca quello di Adler, l’artista, il più dotato, il solo a possedere il segreto della poesia. Mosso da quest’assenza, e da un incontro fatto poco prima, in una notte insonne Sebastian riscrive con fretta furiosa una vecchia vicenda giovanile; che è anche la storia di una colpa e di un’espiazione mancata, e del­l’eterna crudeltà degli uomini verso gli eletti, quando li riconoscano come tali.
Così nel 1928, ispirandosi ai suoi ricordi personali, Franz Werfel ridusse ai termini della giovinezza e della memoria il mito prediletto della finis Austriae, rappresentando nella mediocrità dei personaggi la debolezza e la sorte di un’intera civiltà. L’Austria imperiale vive ormai solo nei palazzi nobiliari trasformati in uffici o nella figura spettrale dell’ex ufficiale dell’esercito sconfitto che si aggira di notte per la città. Ma la celebrazione, allusiva e reticente, del crepuscolo di un mondo non è che lo scenario per il romanzo di una formazione troncata, alla quale Werfel guarda come esemplare.
**
### Sinossi
Un incontro di vecchi compagni dell’imperial-regio Ginnasio di San Nicola, venticinque anni dopo il loro esame di licenza, risveglia memorie lontane nella mente del giudice istruttore, Consigliere di Corte d’appello dottor Sebastian. Tra i volti ormai appesantiti dagli anni manca quello di Adler, l’artista, il più dotato, il solo a possedere il segreto della poesia. Mosso da quest’assenza, e da un incontro fatto poco prima, in una notte insonne Sebastian riscrive con fretta furiosa una vecchia vicenda giovanile; che è anche la storia di una colpa e di un’espiazione mancata, e del­l’eterna crudeltà degli uomini verso gli eletti, quando li riconoscano come tali.
Così nel 1928, ispirandosi ai suoi ricordi personali, Franz Werfel ridusse ai termini della giovinezza e della memoria il mito prediletto della finis Austriae, rappresentando nella mediocrità dei personaggi la debolezza e la sorte di un’intera civiltà. L’Austria imperiale vive ormai solo nei palazzi nobiliari trasformati in uffici o nella figura spettrale dell’ex ufficiale dell’esercito sconfitto che si aggira di notte per la città. Ma la celebrazione, allusiva e reticente, del crepuscolo di un mondo non è che lo scenario per il romanzo di una formazione troncata, alla quale Werfel guarda come esemplare.
### Descrizione
A seguito di un incontro di vecchi compagni dell’imperial-regio Ginnasio di San Nicola, venticinque anni dopo il loro esame di licenza, il giudice istruttore Ernest Sebastian, Consigliere di Corte d’appello, è travolto da nostalgici ricordi, che risvegliano sensi di colpa malamente soffocati per tanti anni. Così, in una notte insonne, Sebastian riscrive con fretta furiosa una vecchia vicenda giovanile: la storia di una colpa e di un’espiazione mancata.

Gli Annientatori

«Quand’è iniziato il percorso che mi ha portato a quest’inumana dannazione?»
A chiederselo è Giulio Maspero, giovane autore bolognese con due radicatissime passioni: la scrittura e le ragazze. Due strade certe per la rovina. Infatti, tra qualche romanzo più o meno di successo e qualche flirt non proprio innocente, nel mezzo di una calda estate si ritrova senza fidanzata – soprattutto senza la sua casa in cui vivere comodamente – e privo della pace necessaria per completare il romanzo che possa liberarlo, una volta per tutte, dalle insidie di un conto pericolosamente in rosso. Ma poi, in una delle sue serate solitarie in giro per Bologna, si imbatte in un fumettista cialtrone e grottesco in partenza per l’Uruguay, che gli offre di trasferirsi a casa sua per prendersi cura delle piante durante la sua assenza. Una casa piccola, in periferia, senza l’aria condizionata e con vicini invadenti… ma pur sempre una casa gratis. Così Giulio, risollevato da quest’improvvisa fortuna, si trasferisce. Ma perché i vicini, tutti parenti tra loro, sono così gentili e accoglienti? E perché in quella mansarda non ci sono piante? Meglio non chiederselo, forse, visto quant’è affascinante e disinibita la nuova dirimpettaia…
Sempre in equilibrio tra reale e surreale, con la consueta abilità Gianluca Morozzi accompagna i suoi lettori lungo una storia avvincente in cui, a poco a poco, dalle piccole crepe che si aprono in una situazione comune, filtra l’oscurità inquietante che si nasconde dietro la «normalità». 
*Questo è l’inferno: non sapere da quanto tempo sei all’inferno.*
*Sono mesi o minuti che cammino in questo bosco desolato?*
*Sto cercando la piramide da due giorni o da vent’anni?*
*Se potessi farlo, mi strapperei il cuore con le mani. Ma non posso.*
*Non con *queste* mani.*
*E allora lo supplico, il mio cuore. Gli chiedo di fermarsi.*
*A ogni passo grido: *Ti prego, fermati! Liberami!
Perché ti ostini a funzionare? Fammi morire!
*Dentro questo bosco, io ci sono da vivo.*
*E anche l’inferno è preferibile agli Annientatori.*

**
### Sinossi
«Quand’è iniziato il percorso che mi ha portato a quest’inumana dannazione?»
A chiederselo è Giulio Maspero, giovane autore bolognese con due radicatissime passioni: la scrittura e le ragazze. Due strade certe per la rovina. Infatti, tra qualche romanzo più o meno di successo e qualche flirt non proprio innocente, nel mezzo di una calda estate si ritrova senza fidanzata – soprattutto senza la sua casa in cui vivere comodamente – e privo della pace necessaria per completare il romanzo che possa liberarlo, una volta per tutte, dalle insidie di un conto pericolosamente in rosso. Ma poi, in una delle sue serate solitarie in giro per Bologna, si imbatte in un fumettista cialtrone e grottesco in partenza per l’Uruguay, che gli offre di trasferirsi a casa sua per prendersi cura delle piante durante la sua assenza. Una casa piccola, in periferia, senza l’aria condizionata e con vicini invadenti… ma pur sempre una casa gratis. Così Giulio, risollevato da quest’improvvisa fortuna, si trasferisce. Ma perché i vicini, tutti parenti tra loro, sono così gentili e accoglienti? E perché in quella mansarda non ci sono piante? Meglio non chiederselo, forse, visto quant’è affascinante e disinibita la nuova dirimpettaia…
Sempre in equilibrio tra reale e surreale, con la consueta abilità Gianluca Morozzi accompagna i suoi lettori lungo una storia avvincente in cui, a poco a poco, dalle piccole crepe che si aprono in una situazione comune, filtra l’oscurità inquietante che si nasconde dietro la «normalità». 
*Questo è l’inferno: non sapere da quanto tempo sei all’inferno.*
*Sono mesi o minuti che cammino in questo bosco desolato?*
*Sto cercando la piramide da due giorni o da vent’anni?*
*Se potessi farlo, mi strapperei il cuore con le mani. Ma non posso.*
*Non con *queste* mani.*
*E allora lo supplico, il mio cuore. Gli chiedo di fermarsi.*
*A ogni passo grido: *Ti prego, fermati! Liberami!
Perché ti ostini a funzionare? Fammi morire!
*Dentro questo bosco, io ci sono da vivo.*
*E anche l’inferno è preferibile agli Annientatori.*

Annientamento

Annientamento by Jeff VanderMeer
«Inquietante e affascinante».
**Stephen King**
* * *
Per trent’anni l’Area X – un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall’origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo – è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l’agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all’opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall’Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte.Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne.Quattro donne che non conoscono nulla l’una dell’altra, nemmeno il nome – sono indicate con la funzione che svolgono: l’antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa – accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell’Area X erano stati appena sfiorati.Jeff VanderMeer ha costruito un mondo in cui l’avventura, il fantastico, l’ignoto sono le coordinate per indagare il più alieno dei pianeti: la psiche umana.

Gli anni

Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita? È questo il nodo affrontato da Gli anni, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la magistrale fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ’68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio. Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa «autobiografia impersonale» immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di «salvare» la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.

Anni Lenti

**DOPO IL SUCCESSO DI PATRIA **
**«Tutta la qualità di chi nel tempo si è affermato come uno dei nostri narratori più potenti.» **
**Cultura/s**
«*Fernando Aramburu è la punta di diamante degli autori spagnoli contemporanei, e Anni lenti lo dimostra. Un piccolo capolavoro… un romanzo intessuto in maniera impeccabile sul filo dei ricordi. Un esercizio di precisione, un ingranaggio perfetto.*»
**Expansión**
«*L’autore si immerge nei suoi ricordi di bambino e come Dickens intinge la penna nella compassione.*»
**La Vanguardia **
«*Un romanzo importante per la sua audacia e la sua maturità di scrittura. Indispensabile per capire un’epoca e un paese.*»
**El Cultural **
«*Di fronte alla qualità letteraria e storica di Anni lenti possiamo solo dire chapeau.*»
**Abc**
Txiki ha otto anni quando per motivi economici la mamma lo manda a vivere dagli zii a San Sebastián. Lo accoglie di malavoglia il cugino Julen, taciturno e scontroso, che però in breve tempo gli si affeziona e, nelle loro chiacchierate notturne, cerca di appassionarlo alle idee indipendentiste che gli inculca il parroco del quartiere. L’occhio ingenuo del protagonista bambino fotografa le vicende della famiglia di adozione, dove lo zio Vicente, mite e debole, divide la sua vita tra la fabbrica e il bar, mentre l’autoritaria zia Maripuy, quella che realmente comanda in casa, non fa che litigare con la figlia Mari Nieves, ossessionata dagli uomini, che finirà per rimanere incinta di non si sa bene chi. Intanto Julen viene spinto ad arruolarsi in una banda dell’ETA, scelta destinata a generare sofferenza e di cui solo col tempo capirà davvero la portata.
Con la sua scrittura nitida e lo sguardo candido e insieme impavido sulla realtà, *Anni lenti* è una storia di formazione sullo sfondo cupo degli anni Sessanta in cui il terrorismo basco muove i suoi primi passi, ma anche una riflessione ricca di ironia e profondità su come la vita possa essere distillata in un romanzo e il ricordo personale trasformarsi in memoria collettiva.
**
### Sinossi
**DOPO IL SUCCESSO DI PATRIA **
**«Tutta la qualità di chi nel tempo si è affermato come uno dei nostri narratori più potenti.» **
**Cultura/s**
«*Fernando Aramburu è la punta di diamante degli autori spagnoli contemporanei, e Anni lenti lo dimostra. Un piccolo capolavoro… un romanzo intessuto in maniera impeccabile sul filo dei ricordi. Un esercizio di precisione, un ingranaggio perfetto.*»
**Expansión**
«*L’autore si immerge nei suoi ricordi di bambino e come Dickens intinge la penna nella compassione.*»
**La Vanguardia **
«*Un romanzo importante per la sua audacia e la sua maturità di scrittura. Indispensabile per capire un’epoca e un paese.*»
**El Cultural **
«*Di fronte alla qualità letteraria e storica di Anni lenti possiamo solo dire chapeau.*»
**Abc**
Txiki ha otto anni quando per motivi economici la mamma lo manda a vivere dagli zii a San Sebastián. Lo accoglie di malavoglia il cugino Julen, taciturno e scontroso, che però in breve tempo gli si affeziona e, nelle loro chiacchierate notturne, cerca di appassionarlo alle idee indipendentiste che gli inculca il parroco del quartiere. L’occhio ingenuo del protagonista bambino fotografa le vicende della famiglia di adozione, dove lo zio Vicente, mite e debole, divide la sua vita tra la fabbrica e il bar, mentre l’autoritaria zia Maripuy, quella che realmente comanda in casa, non fa che litigare con la figlia Mari Nieves, ossessionata dagli uomini, che finirà per rimanere incinta di non si sa bene chi. Intanto Julen viene spinto ad arruolarsi in una banda dell’ETA, scelta destinata a generare sofferenza e di cui solo col tempo capirà davvero la portata.
Con la sua scrittura nitida e lo sguardo candido e insieme impavido sulla realtà, *Anni lenti* è una storia di formazione sullo sfondo cupo degli anni Sessanta in cui il terrorismo basco muove i suoi primi passi, ma anche una riflessione ricca di ironia e profondità su come la vita possa essere distillata in un romanzo e il ricordo personale trasformarsi in memoria collettiva.

Anni di cani

Romanzo ambizioso e potente, “Anni di cani” fa i conti con le contraddizioni della coscienza tedesca. Lo fa montando una storia a tre strati, fittissima di eventi, di memoria, di figure umane e animali. Due i personaggi centrali: Eduard Amsel, il regazzzo mezzo ebreo, grassoccio, goffo, materasso della ragazzaglia, figlio di mercante, dotatissimo nella costruzione di spaventapasseri, più tardi pittore, poi coreografo e infine proprietario di uan miniera; e Walter Matern, il robusto rampollo di una dinastia di mitici mugnai, l’amico di infanzia e il fratello di sangue di Amsel, lo sbandato, l’ubriacone, l’ex comunista, l’attore, il milite SA, il nazista, il disertore, il cattolico, l’heideggeriano, l’antifascista che, accompagnato dal cane di Hitler, percorre la Germania del dopoguerra alla ricerca di colpevoli…
Intorno a queste due vite parallele, un brulichio di personaggi: gli arcaici abitanti dell’estuario della Vistola, come il mugnaio Matern, che predice il futuro ascoltando i vermi della farina, come i paesani della Werder, i professori, gli SA, le nonne e, specialmente, la ragazzetta Tulla, sinistra, attraente, misteriosa, perduta.

Annalisa e il passaggio a livello

Nell’opera di Scerbanenco – il padre indiscusso del noir italiano e il creatore dell’indimenticabile personaggio di Duca Lamberti, il detective amaro della Milano nera – l’esperienza della guerra e della fuga in Svizzera nel 1943, segnano una svolta. Una perdita dell’innocenza: prende possesso dello scrittore la sfiducia in quello che egli denomina «il mondo degli dei e dei miti», vale a dire ogni concezione dimentica della qualità intimamente terrena, «inconsistente» dell’essere umano. Il travaglio è testimoniato da riflessioni di diario di acutissima lucidità (di cui pubblichiamo alcune pagine nella Nota a questo volume, scritta dalla figlia Cecilia) e da un notevole gruppo di romanzi e di racconti. Tra questi ultimi i due finora inediti Annalisa e il passaggio a livello e Tecla e Rosellina. Sorprendenti per sincerità disperata e coraggio, essi costituiscono una sintesi originale dei temi che la parte inquieta della cultura postbellica andava agitando: il sesso come ultimo riparo, la donna come immagine estrema della vera condizione umana, la corporeità, il fragilissimo, casuale o addirittura inesistente fondamento della vita, il nichilismo. Ma sono anche due teneri ritratti di donne, cioè a dire due spietati ritratti dell’esistenza vista da donna. Annalisa è una giovane vedova che si dedica al sesso con esclusiva metodicità, senza entusiasmo o piacere, alla ricerca di un’autenticità impossibile altrove. Tecla e Rosellina, ciascuna per strade diverse, lasciano solo una traccia di sé all’unico uomo che le meritava. Due racconti che illustrano, volontariamente o meno, le ragioni, si direbbe, filosofiche del genere nero e della sua efficacia spirituale oggi.

Annalisa E Il Passaggio a Livello

Nell’opera di Scerbanenco – il padre indiscusso del noir italiano e il creatore dell’indimenticabile personaggio di Duca Lamberti, il detective amaro della Milano nera – l’esperienza della guerra e della fuga in Svizzera nel 1943, segnano una svolta. Una perdita dell’innocenza: prende possesso dello scrittore la sfiducia in quello che egli denomina «il mondo degli dei e dei miti», vale a dire ogni concezione dimentica della qualità intimamente terrena, «inconsistente» dell’essere umano. Il travaglio è testimoniato da riflessioni di diario di acutissima lucidità (di cui pubblichiamo alcune pagine nella Nota a questo volume, scritta dalla figlia Cecilia) e da un notevole gruppo di romanzi e di racconti. Tra questi ultimi i due finora inediti Annalisa e il passaggio a livello e Tecla e Rosellina. Sorprendenti per sincerità disperata e coraggio, essi costituiscono una sintesi originale dei temi che la parte inquieta della cultura postbellica andava agitando: il sesso come ultimo riparo, la donna come immagine estrema della vera condizione umana, la corporeità, il fragilissimo, casuale o addirittura inesistente fondamento della vita, il nichilismo. Ma sono anche due teneri ritratti di donne, cioè a dire due spietati ritratti dell’esistenza vista da donna. Annalisa è una giovane vedova che si dedica al sesso con esclusiva metodicità, senza entusiasmo o piacere, alla ricerca di un’autenticità impossibile altrove. Tecla e Rosellina, ciascuna per strade diverse, lasciano solo una traccia di sé all’unico uomo che le meritava. Due racconti che illustrano, volontariamente o meno, le ragioni, si direbbe, filosofiche del genere nero e della sua efficacia spirituale oggi.

Anna Magnani: Un Urlo Senza Fine

Anna Magnani: Un urlo senza fine by Italo Moscati
Sulla sua vita si sono spese molte parole, ma le sue origini restano avvolte dal mistero. Lei stessa si è spesso divertita a contraddire i dati ufficiali riguardo all’anno di nascita (prima 1910, poi 1912 e infine 1908, quello effettivo), al luogo (Alessandria d’Egitto secondo l’Enciclopedia dello spettacolo, in realtà Roma) e ai suoi genitori, in particolare al padre, che rimane ignoto (secondo l’amico e collega Paolo Stoppa era un egiziano, un pascià di cui la madre sarebbe stata concubina). Affidata alla nonna, Anna Magnani crebbe inquieta e insofferente dell’educazione autoritaria del collegio in cui si ritrovò a studiare. Soltanto nell’arte trovò una via di fuga e di salvezza: amava andare al cinema, dove si invaghì di Rudy Valentino, e cantare, studiò pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia e, infine, incontrò il teatro, il suo amore più grande. Si iscrisse così alla Scuola Eleonora Duse, che frequentò sotto la direzione di Silvio D’Amico per cui la Magnani aveva «un temperamento felice». Il teatro assorbì i suoi turbamenti e nello stesso tempo le diede modo di liberare la sua vulcanica e poliedrica energia, trasformandola da ragazza in attrice. E di lì iniziò una folgorante carriera, che dalla rivista la portò al cinema, a fianco dei più grandi registi e attori italiani, fino all’Oscar vinto nel 1955 per la sua interpretazione di Serafina ne La rosa tatuata di Daniel Mann. Fragile e dura, dolce e irruente, divertente e drammatica, comprensiva e gelosa, attraverso le appassionate pagine di questa biografia Anna Magnani si rivela oggi più che mai l’attrice eterna che attraverso le sue interpretazioni non smette di «guardarci dentro», di «rubarci dentro».

Anna Karenina

Combattuta tra l’amore per il figlio, il vincolo matrimoniale e la passione per un altro uomo, Anna Karenina sarà travolta da un conflitto tanto drammatico da trascendere i confini del personaggio per divenire emblematico. Una tragedia che la accomunerà ad altre tormentate figure di donne, come Madame Bovary, per citare la più famosa. Ispirandosi con inconfondibile potenza creativa a un fatto di cronaca, Tolstoj trasfuse in Anna Karenina l’ansia e il desiderio di chiarezza etica che dominarono la sua vita. Costruito con un raffinato gioco d’incastri narrativi, e tuttavia con la consueta scorrevolezza stilistica dei capolavori tolstojani, il romanzo presenta una bruciante problematica morale, lasciando al lettore il giudizio definitivo.