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Parole Per L’Anima

Parole per l’anima by Carlo Maria Martini
**A** come Accoglienza, Ascolto, Attenzione…
**B** come Battesimo, Beatitudini, Benedizione…
**C** come Compassione, Comunicazione, Coraggio…
Scandito sull’alfabeto dello Spirito, questo scrigno di parole martiniane offre oltre centocinquanta voci per riflettere sui desideri più profondi dell’animo umano.
Una lettura da centellinare con parsimonia, lasciando che ogni vocabolo penetri nella mente e nel cuore a suggerire buone ispirazioni e valori preziosi per l’oggi.
Il percorso ricco di sollecitazioni di questo dizionario aiuta il lettore a ripensare le proprie relazioni affettive e a scendere negli abissi misteriosi dell’amore di Dio.
Un piccolo tesoro di sapienza a cui attingere ogni giorno per la meditazione personale.

Parole di giorni un po’ meno lontani

Nel dicembre del 1942 un bambino di dieci anni si trasferisce con la famiglia da Napoli a Roma. La capitale vive i giorni più drammatici della guerra, ma per quel bambino è l'inizio di una nuova vita e la scoperta di una città meravigliosa, nella quale procede a grandi passi verso l'età adulta. Muovendo ancora una volta dalla memoria di una singola parola, di un dialogo, di un discorso, Tullio De Mauro rievoca una stagione intera della propria vita e della nostra storia. È un racconto fatto di intimità familiare, con il ricordo tenero e ammirato del fratello Mauro; di scelte politiche, dal fascismo infantile alla scoperta delle ragioni della parte democratica; di incontri decisivi, nel campo degli studi come in quello dell'amore.

Le Parole Che Ci Salvano

Le parole che ci salvano by Eugenio Borgna
Le parole che usiamo ogni giorno possono ferire, ma possono anche essere scialuppe in un mare in tempesta; ponti invisibili verso destini comuni. Nella nostra quotidianità siamo continuamente chiamati ad ascoltare le speranze e le angosce degli altri. Ma come possiamo trovare le parole giuste per rispondere; le parole che salvano e creano relazioni vere? Eugenio Borgna in queste pagine ci indica una via da seguire per entrare realmente in contatto con gli altri. Per fare in modo che le loro parole non cadano nel vuoto e che le nostre servano davvero; mettendo in gioco nel dialogo tutte le emozioni di cui siamo capaci. Perché comunicare non significa rispondere a una mail o a un messaggio, ma condividere la nostra intimità con quella di altri. Solo in questo modo la comunicazione non resterà un gesto tra tanti, ma diventerà un gesto di cura. Un gesto che mai come oggi è tanto necessario e urgente fare.

La parola ai giovani: Dialogo con la generazione del nichilismo attivo

Nel 2007 Umberto Galimberti ha pubblicato un libro, *L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani*, in cui descriveva il disagio giovanile da imputare, a suo parere, non tanto alle crisi psicologiche a sfondo esistenziale che caratterizzano l’adolescenza e la giovinezza, quanto a una crisi da lui definita “culturale”, perché il futuro che la cultura di allora prospettava ai giovani non era una promessa, ma qualcosa di imprevedibile, incapace di retroagire come motivazione a sostegno del proprio impegno nella vita.
A distanza di anni cos’è cambiato di quell’atmosfera che Galimberti aveva definito “nichilista”? Non granché, fatta eccezione per una percentuale forse non piccola di giovani che sono passati dal “nichilismo passivo” della rassegnazione al “nichilismo attivo” di chi non misconosce e non rimuove l’atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna. E dopo un confronto serrato con la realtà, si promuove in tutte le direzioni, nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni.
*La parola ai giovani* raccoglie la voce di questi giovani, che hanno un gran bisogno di essere ascoltati per poter dire quelle cose che tacciono ai genitori e agli insegnanti, perché temono di conoscere già le risposte, che avvertono lontane dalle loro inquietudini, dalle loro ansie e dai loro problemi. E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che prende a dialogare con loro, non per risolvere i loro problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili.

Parmenide

In questo corso universitario, tenuto a Friburgo nel semestre invernale 1942/1943, il nome di Parmenide sta per tutto ciò che esso rappresenta: il pensiero aurorale dei greci quale inizio e fondamento della civiltà occidentale. Heidegger orchestra una polifonia sorprendentemente ampia di motivi, in cui Parmenide diventa il pre-testo per trattare temi e problemi quali la verità, la giustizia, la politica, il divino.
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Parliamo di musica

“L’idea che per capire la musica si debba per forza possedere un certo bagaglio culturale è una furbata, spesso è una scusa per pigri, o una medaglia acquisita sul campo per chi crede di essere fra quelli che la ‘capiscono’. Avere gli strumenti per godere della musica non significa conoscere né l’armonia né l’epoca in cui è stata scritta né il retroterra culturale del compositore, ma riconoscere qualcosa che abbiamo dentro e che risuona.” In questo libro Stefano Bollani ci spiega il bello della musica. E lo fa con parole semplici, con il suo spirito libero, sfatando insidiosi luoghi comuni e svelando i segreti di un laboratorio fantastico, quello dell’improvvisatore: armonia, melodia, dinamiche, ritmo, colpi a effetto, trucchi, debolezze e assi nella manica dei jazzisti, dei creatori pop e degli interpreti. *Parliamo di musica* è un viaggio affascinante nei meccanismi della creazione musicale raccontato da uno dei massimi talenti del nostro tempo. Bollani però prima di tutto è un vorace ascoltatore, dai Beatles a Frank Zappa, da Elio e le Storie Tese a Giacomo Puccini, da Bill Evans alla bossanova di Antonio Carlos Jobim e co compilando una sorta di appassionato “taccuino di appunti”, il grande pianista ci guida nella comprensione dei suoni e delle loro diverse chiavi di lettura, fino a farci scoprire che si tratta di un percorso dentro le nostre stesse percezioni nascoste. Perché “non solo nella musica, ma anche nella vita, il vero spettacolo è ascoltare”.

Parlarne tra amici

Parlarne tra amici by Sally Rooney
Frances è troppo intelligente per innamorarsi di un uomo sposato. O almeno cosí pensava prima di incontrare Nick. Bobbi, la sua ex amante, e Melissa, la moglie di Nick, sono troppo moderne e consapevoli per essere gelose. O almeno cosí pensavano. «Sally Rooney ha scritto il caso letterario dell’anno.Parlarne tra amici è il romanzo sull’amore e il tradimento nel nostro tempo».
**«The New Yorker»**
Frances ha ventun anni e ha costruito un muro fatto di intelligenza, autocontrollo e freddezza per arginare il mare delle sue insicurezze. L’insicurezza per un corpo che non le piace e che è pronta a ferire pur di metterlo a tacere; l’insicurezza per una famiglia troppo povera e ignorante per il mondo in cui la figlia ha deciso di vivere; l’insicurezza per la sua stessa intelligenza che per quanto brillante, seducente e incline al sarcasmo, non lo sarà mai come quella di Bobbi. Ecco, Bobbi: la sua amica, compagna di studi e di passioni (insieme scrivono e recitano poesie in una Dublino mai cosí bohémienne e sensuale), e suo primo amore. Anche adesso, quando dopo essere state amanti imparano a essere amiche, Bobbi agli occhi di Frances sembra sempre la versione migliore di lei: piú bella, piú cool, piú trasgressiva, piú impegnata, piú lesbica, piú ricca. Eppure, quando le due ragazze conoscono una coppia sposata piú grande di loro, sarà su Frances e non su Bobbi che poserà gli occhi Nick – un attore in crisi ma decisamente bello. E Melissa, la moglie di Nick, cosa ci trova in Bobbi? È piú attratta dal suo esibito disprezzo per i borghesi (come Melissa stessa) o dalla sua distratta e selvaggia sensualità? Man mano che i legami si intrecciano e le relazioni si saldano, dal vivo o online, i quattro protagonisti di questa storia discutono insieme di sesso e amicizia, di arte e letteratura, di politica e genere, e ovviamente di loro stessi. Ma il centro di tutto è lei, Frances: il suo acume e la sua ingenuità, il suo desiderio, le sue debolezze, il suo amore ne fanno uno dei personaggi femminili piú autentici del nuovo millennio, il ritratto struggente, malinconico, profondissimo di una generazione e il simbolo di questi tempi inquieti. *Parlarne tra amici* è stato salutato per quello che è: l’esordio piú importante degli ultimi anni in lingua inglese, l’opera prima di un’autrice che, poco piú che ventenne, dimostra la raffinatezza stilistica e la profondità psicologica dei grandi scrittori, tra Sylvia Plath e Zadie Smith. Non solo: Rooney è stata paragonata a Elena Ferrante per la sincerità con cui racconta l’amicizia femminile, e *Parlarne tra amici* a un *Bonjour tristesse* del XXI secolo per come racconta la scoperta dell’eros di una giovane donna; mentre Kazuo Ishiguro ha definito il suo esordio «un evento davvero significativo». Quello che però rimane, una volta terminata la lettura, è la consapevolezza di una scrittura modernissima, di una freschezza nello sguardo, di un’intelligenza elettrica che non hanno paragoni nel panorama di oggi.

Il Parlamento

Della canzone di Legnano, parte I (Il Parlamento) (1879)

Fa parte a sé Il Parlamento, frammento de La canzone di Legnano che è senza dubbio uno dei capolavori del Carducci e dove si trova l’ispirazione maggiore delle maggiori raccolte.

(source: Bol.com)

Parker Pyne indaga

«Siete felici? Se la risposta è no, consultate Mr. Parker Pyne, Richmond Street, 17.» Ogni mattina questo annuncio appare sulla prima pagina dei più noti quotidiani inglesi e ogni giorno decine di persone si riversano nello strano ufficio di Richmond Street. A riceverle trovano l’insuperabile Parker Pyne, abilissimo nel rimettere a posto cuori infranti o spiriti solitari. In questi dodici racconti affronta alcuni tra i casi più spinosi della sua carriera: maturi coniugi sospettosi, ex militari distrutti da un’esistenza priva di brivido e anziane signore che temono che qualcuno attenti alla loro vita.

Parigi lato ferrovia

‘Se, come me, siete spesso passeggeri di treni locali, sapete di cosa parlo: è strano come la gente interpreti il ‘lato strada’ e il ‘lato ferrovia’ come due mondi completamente diversi. Il ‘lato strada’ è il biglietto da visita della casa. Il ‘lato ferrovia’, al contrario, è lo spazio dell’intimità.’

Le città sono come le case: c’è un lato ufficiale, presentabile, fotografabile, e un ‘lato ferrovia’, che è quello che permette di scoprire le novità anche in una città vista e narrata milioni di volte. Per conoscere Parigi da questo punto di vista basterà tenersi alla larga dalla Tour Eiffel, dal Louvre, da Notre-Dame, da Montmartre e da tutti quei luoghi che, ormai, appartengono di diritto all’immaginario collettivo. Bisognerà invece passeggiare piano lungo il tracciato di vecchie ferrovie urbane abbandonate, muoversi come fantasmi nelle brume serali del canal Saint-Martin, dominare dall’alto la città a bordo di una mongolfiera, esplorarne le viscere alla ricerca delle stazioni fantasma della metropolitana. Perché, anche a Parigi, cominci a divertirti solo dopo che hai esaurito le visite obbligate.

(source: Bol.com)

PARENTI DI SANGUE PER L’87° DISTRETTO

Si chiamava Patricia, aveva quindi anni ed era stata fortunata. Era fradicia di pioggia, scalza, col vestito strappato, e aveva perso la borsetta. Sanguinava da un taglio profondo alla faccia e dai tagli che le solcavano le dita e i palmi delle mani, ma era stata fortunata. L’altra ragazza, Muriel, diciassette anni, era morta. Accoltellata. L’androne della casa disabitata sembrava pavimentato di sangue. I muri erano spruzzati di sangue. Patricia aveva visto l’assassino: alto, bruno, con gli occhi azzurri. Non l’aveva mai visto prima, ma adesso non l’avrebbe dimenticato mai più. L’87° Distretto, dunque, può contare sull’aiuto prezioso di un testimone oculare. Si consulta l’archivio dei criminali noti per aver commesso reati di natura sessuale. Si fanno decine di interrogatori. Si trova un uomo alto, bruno, con gli occhi azzurri, che presenta un alibi falso per la sera del delitto. Si mettono in fila sette uomini tutti alti, tutti bruni, tutti con gli occhi azzurri, e si convoca Patricia. Senza esitazioni, senza tentennamenti, lei ne indica uno. C’è un guaio, però: è l’uomo sbagliato. Poi, uno di quei vecchi che dormono sotto i ponti o sulle panchine, che frugano tra i rifiuti in cerca di scarpe meno rotte delle loro, trova nella spazzatura qualcosa che per l’87° Distretto è un autentico tesoro e insieme un pugno nello stomaco.

il parco della teste tagliate

Uno stimato ufficiale di marina. Un noto musicista. Non si conoscono. Non hanno nulla in comune. Tranne un particolare. Entrambi sono morti, decapitati da uno sconosciuto che fa tremare la Londra vittoriana, come a suo tempo Jack lo Squartatore. Un caso apparentemente insolubile, un incubo che ritorna, mortale. Dentro il cervello e il cuore dell’ispettore Pitt.

Il paradiso in terra

‘Come può accadere che delle persone serie continuino a credere nel progresso, malgrado le importanti confutazioni che parevano aver liquidato una volta per tutte la validità di questa idea?’ Muovendo da questo interrogativo, Christopher Lasch dà avvio in questo libro – vera e propria pietra miliare di ogni pensiero critico della modernità – a un’affascinante ricostruzione storica, filosofica, sociologica dell’idea di progresso, ultima fede, autentica religione secolarizzata dell’occidente. Il libro parte dall’interpretazione largamente accettata secondo la quale l’idea di progresso rappresenterebbe la versione secolarizzata della fede cristiana nella provvidenza. Opponendosi, infatti, al mondo antico e alla sua visione ciclica della storia, e rivendicando all’opposto una direzione di quest’ultima – dalla caduta dell’uomo alla sua definitiva redenzione –, la cristianità avrebbe permesso all’occidente di concepire la storia come un ‘processo generalmente in moto verso l’alto’. Per Lasch, tuttavia, nel ventesimo secolo quest’idea del progresso basata sul pensiero di una ‘finalità’ della storia, sulla speranza in un qualche stato finale di perfezione terrena, diventa ‘la più morta delle idee morte’, spazzata via dal fallimento dei totalitarismi e di ogni considerazione utopistica del futuro. Nel secolo scorso si mostra, infatti, in ambito soprattutto anglosassone, l’estrema secolarizzazione della fede nel progresso. La sua idea viene separata dalla città celeste e riportata sulla terra, e la fede nel progresso diventa fede nel ‘progresso tecnologico’ e nell’estensione del benessere materiale, dell’abbondanza e del consumo. È allora anche che ogni critica del progresso viene bollata come una faccenda di oscurantisti, chiacchiera di tutti coloro che ‘si rifugiano nella devozione, nell’estetica e nel mito’. Il risultato è che questa cieca fede nel progresso appartiene oggi in egual misura tanto alla destra che pro-pone di mantenere il nostro standard di vita smodato a spese del resto del mondo e delle nostre stesse mino-ranze, quanto alla sinistra che pensa, invece, di estendere gli standard di vita occidentali al resto del mondo. Un programma suicida, per Lasch, perché nel primo caso approfondirà il solco che separa le nazioni povere da quelle ricche e genererà moti di ribellione e terrorismo sempre più violenti contro l’occidente; e, nel se-condo, porterà ancora più rapidamente all’esaurimento di risorse non rinnovabili, all’inquinamento irrever-sibile dell’atmosfera terrestre e alla distruzione del sistema ecologico da cui dipende la vita dell’uomo. Tutto ciò rende urgente, per Lasch, la costruzione di un punto di vista radicalmente nuovo che tagli corto sia con la convinzione che il nostro standard di vita sia destinato a un costante miglioramento, sia con l’altra faccia dell’ideologia del progresso: quella struggente nostalgia che essa produce per la semplicità passata, per le comunità del ‘mondo che abbiamo perduto’. ‘Indubbiamente il suo capolavoro… Di questi, strani, tempi, non conosco modo migliore per raccomandare un libro’. Jean-Claude Michéa, autore di I misteri della sinistra ‘Un libro ricco e affascinante, che presenta un panorama di storia delle idee poco familiare al lettore italiano’. L’Indice ‘Il paradiso in terra è il libro più importante di Lasch… una critica dell’idea di progresso così come essa è stata formulata dai moralisti inglesi del Settecento (Mandeville, Hume, Adam Smith) e difesa, nel corso del Novecento, tanto dai liberals di destra quanto dai liberali di sinistra’. Claudio Giunta

(source: Bol.com)