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Solo la verità

Marito perfetto. Padre perfetto. Bugiardo perfetto? Pochi clic separano Vivian Miller, analista del controspionaggio della CIA, dal suo obiettivo. Un algoritmo da lei ideato, due anni di ricerche, svariati tentativi falliti: tutto precipita verso la breve sequenza di gesti che le consentirà di violare il sistema operativo di Jurij Yakov e smascherare una rete di spie russe presenti sul territorio degli Stati Uniti. Ma quando la cartella друзья, amici, rivela finalmente il suo contenuto, il mondo di Vivian crolla in un istante. Perché a restituirle lo sguardo dal pc di Yakov sono gli occhi scuri e profondi di Matt. Il suo Matt. L’uomo della sua vita e padre dei suoi quattro figli. Di colpo non è più solo il futuro professionale di Vivian a essere in discussione, ma il suo presente, il suo passato. Mentre dentro di lei ogni certezza va in pezzi, la memoria corre a ritroso: l’incontro fortuito e quel caffè rovesciato sulla camicia di Matt (le goffe scuse di lei, il sorriso di lui); il primo appuntamento nel ristorantino italiano; l’improbabile proposta di matrimonio in aeroporto; la ricerca della casa perfetta nei sobborghi di Washington; la nascita di Luke. Una bugia lunga dieci anni. Un incubo privato destinato a trasformarsi in concitato intrigo politico dove la posta in gioco si fa di ora in ora più alta. Acclamato come il thriller dell’anno sui due lati dell’Atlantico, Solo la verità proietta il lettore nel cuore dell’attualità e nel dilemma di una donna costretta a lottare per tutto ciò in cui ha sempre creduto. Straordinario caso editoriale in corso di traduzione in oltre trenta Paesi, diventerà un film prodotto e interpretato da Charlize Theron per la Universal Pictures. ‘Un thriller che si divora in una notte. Originale, incalzante e perfettamente orchestrato.’ – JOHN GRISHAM ‘Se leggi il primo capitolo, leggi anche il secondo. Se leggi il secondo, finisce che salti la cena e vai a letto all’alba. Questo romanzo è così: una vera bomba.’ – LEE CHILD ‘Karen Cleveland fa sul serio. In lei il thriller ha trovato una nuova, grande protagonista.’ – PATRICIA CORNWELL ‘Non riuscirete a posarlo fino all’ultima, sbalorditiva, pagina.’ – SHARI LAPENA, autrice di La coppia della porta accanto ‘Tenetevi forte! Una storia pazzesca, raccontata in modo impeccabile. In anticipo sul futuro.’ – TERRY HAYES, autore di Pilgrim

(source: Bol.com)

Solo con un cane

Soli, lontani da tutti, in una notte scura, scura come se avessero spento le stelle e la luna, sopravvivono un ragazzo e il suo cane Tito. Lui perché sono soli, lontano da tutto quanto conoscono, perché patiscono il freddo, stretti in un sacco a pelo, perché si trovano in un mondo oscuro. Lui sa cos’è successo, sa che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. E ha voglia di raccontare, ha bisogno di spiegare come tutto è cominciato… Lui ha dieci anni, Tito tre. Ama i cani da sempre, è la prima parola che è riuscito a pronunciare. Vive in simbiosi con l’animale. Ma un giorno, a scuola, il Direttore appende una comunicazione. È un nuovo editto del Sire: comanda al suo popolo che i cani di tutte le razze sono banditi dal regno con ogni mezzo possibile. È un nuovo editto, certo: nel precedente ha deciso di bandire il gelsomino, il fiore profumatissimo, simile a una stella, simbolo del Regno. Le ricamatrici hanno gettato nel fuoco gli antichi disegni dei tralci di gelsomino che hanno accompagnato alle nozze tante fanciulle; i giardinieri hanno imprecato strappando con forza le radici di antichi rampicanti; e quando un soldato del Regno vede un piccolo fiore scampato alla strage lo calpesta con tutte le forze. Tanto i fiori non strillano quando muoiono, non piangono, non hanno voce. O almeno, nessuno li sente. È l’ennesimo atto di violenza nei confronti degli abitanti del reame. Età di lettura: da 12 anni.
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La solitudine della verità

La solitudine della verità: Un racconto per Paolo Borsellino by Vanni Santoni
A un rave si balla e ci perde, si balla e si beve, si balla e si prendono botte. Ma Caterina, anche se balla e si perde e beve, ha quel problema lì, che se vede una cosa non riesce a smettere di pensarla, anche se dovrebbe tornare a ballare. Così si mette a scavare nella rena con Valde, e quei bidoni verdi che trova le restano nella testa, così tanto che deve abbandonare il rave per scendere a valle, alla ricerca di qualcuno che la stia a sentire. Perché non c’è solitudine più grande di quella di coloro che cercano di far conoscere la verità. Un filo resistente lega questo racconto agli altri sei scritti appositamente per il progetto L’agenda ritrovata: un’agenda rossa, che intende ricordare quella appartenuta a Paolo Borsellino – che conteneva appunti, nomi e forse rivelazioni sulla strage di Capaci, scomparsa immediatamente dopo l’attentato mafioso del 19 luglio 1992 e mai più riapparsa. L’agenda ritrovata non sono solo sette racconti, non è solo un libro. È una ciclostaffetta che tocca le sette regioni narrate nei sette racconti, sono degli eventi, per ricordare Paolo Borsellino a venticinque anni dalla strage di via D’Amelio. In un viaggio da Nord a Sud rappresentato dai racconti – Helena Janeczek (Lombardia), Carlo Lucarelli (Emilia-Romagna), Vanni Santoni (Toscana), Alessandro Leogrande (Lazio), Diego De Silva (Campania), Gioacchino Criaco (Calabria) ed Evelina Santangelo (Sicilia) –, come dalle tappe della staffetta. “Un passaggio di testimone”, scrive Gianni Biondillo ricordando com’è nato il libro, “per raccontare non tanto dov’eravamo alla morte dei due magistrati, ma dove forse siamo stati in questi anni, tutti noi: chi silente, chi indifferente, chi deluso, chi vigliacco, chi sempre e comunque, ostinatamente contrario, in prima fila”. Scopri di più su: bit.ly/ProgettoAgenda Tratto da L’agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino, pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 53.552

La solitudine dell’assassino

Molti anni fa, Carlo Malaguti ha ucciso. Da allora, la pena più dura non è quella che sta scontando nel carcere di Trieste, ma l’ostinato silenzio in cui ha seppellito la propria verità sul delitto, rinunciando persino a difendersi in tribunale. Tra le mura della sua cella sembra aver trovato un riparo dal rumore del mondo che lo aiuta ad affrontare la tenebra che sente dentro di sé. Adesso però Malaguti ha più di ottant’anni e un giudice ha stabilito che deve tornare libero. Ma libero di fare cosa? Di confessare? Di uccidere ancora? Sono queste le domande che non danno pace a Luca Rainer, stimato traduttore sulla soglia critica dei quaranta. I due non si conoscono, ma qualcuno vuole farli incontrare, sapendo che a legarli può esserci molto più di una fervida passione per la letteratura. Entrare nel labirinto fortificato che è la mente di Malaguti è un’impresa ardua: Rainer dovrà mostrarsi degno dei segreti che l’assassino custodisce, battersi con l’immensità della sua solitudine, e provare il sapore acre della paura.
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Solitude Creek

Al Solitude Creek sta per iniziare un concerto rock. Le luci si abbassano, la batteria dà il tempo. Un paio di canzoni, e qualcosa non va. Nel piccolo locale affollato si addensa del fumo, e non c’è tempo di chiedersi cosa stia succedendo. La gente balza in piedi rovesciando sgabelli e tavoli, corre, cade, si ammassa alle uscite di sicurezza. Trovandole chiuse. Bloccate. Non tutti ne usciranno vivi. Siamo a Monterey, nella calda California centrale affacciata sull’oceano: l’assassino indossa gemelli Tiffany e scarpe Vuitton, è millimetrico nella sua ossessione, feroce nella lucidità, e si diverte a scatenare con freddezza l’inferno. Sceglie un luogo, pianifica nei dettagli l’attacco, si apposta: quello che vuole è stare a guardare le persone prese in trappola, vederle soccombere, come animali, all’istinto di sopravvivenza. Più nessuno d’ora in poi, che sia dentro un cinema, o in un ristorante, o nello spazio angusto della cabina di un ascensore, può ritenersi al sicuro. Ecco il nuovo caso del detective Kathryn Dance: una letale partita a scacchi che non consente la minima distrazione. Un impegno arduo, proprio ora che la donna è stata sospesa da un incarico importante, è alle prese con due figli adolescenti e le faccende del cuore sono sempre più impellenti.
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Soli e perduti

Soli e perduti by Eshkol Nevo
Nel lontano New Jersey, dopo quarant’anni di felice vita coniugale, e dopo la dipartita della moglie, Geremia Mendelshtorm si scopre improvvisamente privo di appartenenza in un luogo come l’America dove le famiglie sono come cocci di vaso. Nemmeno i risparmi, accumulati sgobbando da mane a sera, lo interessano più. Un giorno, ecco la brillante idea: immortalare il nome dell’amata finanziando la costruzione di un nuovo mikveh, un bagno rituale, nella Città dei Giusti in Israele, dove aveva in animo di recarsi con la moglie l’estate precedente. Nella Città dei Giusti, Moshe Ben Zuk, l’assistente generale tuttofare del sindaco, si occupa della pratica. Anni addietro Moshe si è messo la kippah in testa e si è trasferito là, nel paese degli ortodossi, sforzandosi disperatamente di considerarsi un uomo nuovo, capace di guardare le vecchie passioni da una distanza di sicurezza. Nonostante tutti gli sforzi, però, Ben Zuk è fuori posto anche lui, un uomo solo e perduto, intristito dal rimpianto di essersi lasciato sfuggire l’amore della selvaggia e bellissima Ayelet. In cambio di una cospicua donazione del signor Mendelshtorm, Moshe trova il luogo giusto dove edificare il mikveh, il bagno che, nell’ebraismo, è destinato alle cerimonie di purificazione: nel quartiere Siberia, dove un gruppo di immigrati russi vive nel rispetto dei suoi antichi usi e costumi. In una irresistibile commedia degli equivoci generata da eventi inaspettati, il mikveh si rivela miracoloso per ragioni tutt’altro che pure e immacolate. Una inaspettata tensione erotica impregna, infatti, magicamente le sue acque e i suoi muri e si propaga a chiunque vi si immerga. Irresistibile elogio del primato del desiderio e dell’amore in ogni circostanza della vita, il nuovo romanzo di Eshkol Nevo – vincitore del premio della Book Publishers’ Association e del FFI-Raymond Wallier Prize – ambientato nell’immaginaria Città dei Giusti, getta uno sguardo furtivo e ironico su alcuni aspetti paradossali e comici della vita reale in Israele, ma è anche una meravigliosa storia universale sulla solitudine e sul bisogno di appartenenza. Il nuovo romanzo dell’autore de La simmetria dei desideri. «Un vero gioiello! La scrittura di Eshkol Nevo è irresistibile e scorrevole come al solito» Makor Rishon «Nevo scava ancora una volta nell’anima umana per denudarla completamente». Walla

Il soldo

A Basileggio, paese immaginario della Brianza pre- crisi, è sparito lo scemo che tutti chiamano”Soldo”. Un’assenza da niente, che inaspettatamente turba i complessi equilibri di una società dove nessuno è innocente.
E scatena la tragedia.

I soldi in testa

I soldi in testa: Psicoeconomia della vita quotidiana by Paolo Legrenzi
Legrenzi sostiene che noi abbiamo davvero i soldi in testa, come abbiamo in testa la scrittura e la lettura: sono dotazioni della mente umana che si proietta nel mondo costruendo arte, religione, politica, filosofia e quella quintessenza degli oggetti sociali che è il denaro. Questo libro parla di soldi senza demonizzarli, perché è pieno non solo di acume e sapere, ma anche dell’intera economia della vita di Legrenzi. Maurizio Ferraris, “la Repubblica” Un manuale di sopravvivenza nella giungla della finanza moderna perché ci accompagna nei problemi di ogni giorno, da quello dell’acquisto della casa alla costruzione del capitale per la nostra pensione. Ma anche un invito agli economisti a essere più attenti alle motivazioni reali delle scelte economiche. Marco Onado, “Il Sole 24 Ore” Un raffinato libro sul rapporto fra la nostra mente e il denaro. Un viaggio nella nostra attitudine verso il ‘far di conto’, esplorando qual è il significato dell’esperienza umana rispetto all’incertezza dei mercati e individuando le opportunità dell’educazione finanziaria. Marco Liera, “Il Sole 24 Ore”

Soldi

Raggiungere un’autentica libertà finanziaria non è complicato. Ma fino a oggi, solo i professionisti più esperti hanno avuto accesso alle giuste informazioni e alle corrette strategie. Grazie a ricerche approfondite e a interviste inedite alle 50 menti più brillanti della finanza mondiale, da miliardari venuti dal nulla a vincitori di premi Nobel, Tony Robbins svela sette semplici passi che chiunque può seguire per assumere il pieno controllo del proprio futuro finanziario. Questo libro ti aiuterà ad approfittare di opportunità che altrimenti ti saresti lasciato sfuggire e ti impedirà di commettere gli stessi errori che milioni di persone fanno ogni giorno. Una strada semplice e collaudata verso la libertà finanziaria. Grazie a ricerche approfondite e a interviste a più di 50 leggendari esperti della finanza mondiale – da Carl Icahn e Charles Schwab a Ray Dalio e Steve Forbes – Tony Robbins ha creato una guida di 7 semplici passi che chiunque può seguire per assicurarsi la libertà finanziaria. Con un linguaggio chiaro e storie avvincenti, Robbins rende semplici e comprensibili anche i concetti più complessi, e accompagna i lettori, qualunque sia la loro estrazione o il loro reddito, verso la sicurezza finanziaria, sfatando i miti più diffusi e dando consigli concreti per far fruttare al meglio i propri risparmi. QUESTO LIBRO TI MOSTRERÀ COME: – creare un reddito garantito per tutta la vita; – raggiungere i tuoi obiettivi finanziari risparmiando il 30% di tempo e andare in pensione prima del previsto; – raggiungere la tranquillità mentale e la sicurezza finanziaria (anche se hai cominciato tardi)! – entrare nella mente di 50 fra i maggiori investitori di successo al mondo; – imparare come mettere in pratica una strategia di investimento mai rivelata prima dal fondatore del più grande hedge fund del mondo, che ha guadagnato soldi anche quando i mercati sono crollati; – partecipare ai guadagni quando il mercato sale avendo però la garanzia di non perdere i tuoi soldi quando scende.

(source: Bol.com)

Soldati del 1956

Di Soldati del 1956, Giovanni Raboni sul “Corriere della Sera” del 29 maggio 1994, sotto il titolo “Un romanzo! Ne esistono ancora?”, scrisse:“Mi chiamo Stefano Rondella: consideratemi lo scritturale della sua armata interiore”. Leggendo questa frase – che pur non essendo, in senso proprio, l’incipit di Soldati del 1956, opera prima di Eraldo Affinati, pubblicata qualche mese fa dall’editore Marco Nardi, ne rappresenta tuttavia con ogni evidenza la tonica o, se si preferisce, l’accordo germinale – credo d’aver provato un’impressione di lieve e lieto spaesamento. Da dove arriva, cosa diavolo ci fa, devo essermi chiesto, un romanzo pensato e scritto in questo modo, con queste intenzioni e implicazioni di stile, fra tutti i romanzi verità, i romanzi inchiesta, i romanzi film, i romanzi sceneggiata, i romanzi telenovela, insomma tutti i romanzi essenzialmente e tipicamente aletterari, che costituiscono lo scenario e la regola dell’attuale produzione narrativa? Poi, andando avanti, le storie urbane sottilmente, minimalisticamente leggendarie del Comandante e della sua “armata” conquistano spazio, fanno valere le loro ragioni, e un poco ci si dimentica, come è giusto che avvenga, della sorpresa da cui si è partiti. Ma per qualità di scrittura e più ancora, direi, di progettazione timbrica, per sapiente, pungente costanza di trasfigurazione o trasposizione “eroica” della rigorosa normalità dei fatti, il libro conserva, e anzi dimostra in modo via via più persuasivo, una diversità francamente ammirevole. Non ho mai pensato che la ricerca o, come si diceva una volta, la sperimentazione letteraria, debba essere difesa in modo specifico; sarebbe come se gli ambientalisti o gli animalisti ritenessero di dover difendere la vita “in generale”. Ma forse, di questi tempi, un requisito vitale, in assenza del quale la letteratura semplicemente non esiste, va appunto classificato e protetto alla stregua di una specie in estinzione. Affinati come la foca monaca? facciamo almeno, per cominciare, la cosa più semplice: leggere il suo libro.
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### Sinossi
Di Soldati del 1956, Giovanni Raboni sul “Corriere della Sera” del 29 maggio 1994, sotto il titolo “Un romanzo! Ne esistono ancora?”, scrisse:“Mi chiamo Stefano Rondella: consideratemi lo scritturale della sua armata interiore”. Leggendo questa frase – che pur non essendo, in senso proprio, l’incipit di Soldati del 1956, opera prima di Eraldo Affinati, pubblicata qualche mese fa dall’editore Marco Nardi, ne rappresenta tuttavia con ogni evidenza la tonica o, se si preferisce, l’accordo germinale – credo d’aver provato un’impressione di lieve e lieto spaesamento. Da dove arriva, cosa diavolo ci fa, devo essermi chiesto, un romanzo pensato e scritto in questo modo, con queste intenzioni e implicazioni di stile, fra tutti i romanzi verità, i romanzi inchiesta, i romanzi film, i romanzi sceneggiata, i romanzi telenovela, insomma tutti i romanzi essenzialmente e tipicamente aletterari, che costituiscono lo scenario e la regola dell’attuale produzione narrativa? Poi, andando avanti, le storie urbane sottilmente, minimalisticamente leggendarie del Comandante e della sua “armata” conquistano spazio, fanno valere le loro ragioni, e un poco ci si dimentica, come è giusto che avvenga, della sorpresa da cui si è partiti. Ma per qualità di scrittura e più ancora, direi, di progettazione timbrica, per sapiente, pungente costanza di trasfigurazione o trasposizione “eroica” della rigorosa normalità dei fatti, il libro conserva, e anzi dimostra in modo via via più persuasivo, una diversità francamente ammirevole. Non ho mai pensato che la ricerca o, come si diceva una volta, la sperimentazione letteraria, debba essere difesa in modo specifico; sarebbe come se gli ambientalisti o gli animalisti ritenessero di dover difendere la vita “in generale”. Ma forse, di questi tempi, un requisito vitale, in assenza del quale la letteratura semplicemente non esiste, va appunto classificato e protetto alla stregua di una specie in estinzione. Affinati come la foca monaca? facciamo almeno, per cominciare, la cosa più semplice: leggere il suo libro.

Solaris

“Solaris” è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell’universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un’atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c’è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta “vivente”. Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L’astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l’ambiente. Un’avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un’avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell’Identità, del Soggetto, dell’Io. Non esiste l’Io unico e identico a se stesso.
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Sola come un gambo di sedano

Tutti la ricordiamo come la ragazza di periferia del tormentone ”minchia, Sabbri”. O come l’arrapatissima intervistatrice di Mai dire gol. O come la pestifera letterina-caccolina di Quelli che il calcio. Ma Luciana Littizzetto è anche una ”single un po’ frollata”, alle prese con uomini incerti, inconcludenti, con l’eterno calzino bianco e la foglia di insalata appiccicata sui denti. Una condizione già abbastanza grottesca che, per di più, si scontra con un mondo ancora troppo maschilista, con una moda fatta su misura per il corpo di Naomi Campbell (e solo per il suo), con le perenni autoflagellazioni per ottenere impercettibili vittorie nella battaglia contro i propri inestetismi. Una donna, insomma, tragicamente e comicamente contemporanea. Questo libro ne raccoglie gli sfoghi: brevi, sapidi, irresistibilmente comici. E dimostra che non è vero che le donne non fanno ridere. Eccome se lo fanno. Soprattutto se hanno l’acume di ergere se stesse a esempio delle ridicolaggini umane.

(source: Bol.com)

Il Sogno Di Scipione

Cicerone si addentra anche nel tema dell’esistenza di un aldilà spingendosi dalle parti del mito e ispirandosi a una figura ritenuta effettivamente, per certi versi, mitologica a Roma intorno al 50 a.C. come quella di Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano, eroe della seconda guerra punica. Il brano racconta di un sogno fatto da Scipione Emiliano nel quale compare la figura di Scipione Africano a predirgli glorie future e una morte prematura, ricompensata dalla pace eterna che sarà il premio per chi si è prodigato per il bene dello stato.

Il sogno di mia madre

“Ogni vita e ogni grande opera letteraria – sostiene Antonia Byatt contengono elementi del probabile e insieme fratture e disastri. L’interesse di Alice Munro è da sempre rivolto sia al tessuto della normalità sia al colpo di forbici che lo taglia di netto. In questi racconti continua a vedere e registrare la quotidianità terrestre. Ma sembra guardare oltre. Le vite umane amorosamente raccontate vanno e vengono a lampi, interrotte dal disastro. Sono storie di morti violente, di nascite altrettanto violente e di un solo, terrorizzante, commovente aborto descritto con precisione”. Un’autrice che possiede la sovrumana capacità di squarciare con la scrittura l’apparenza delle vite ordinarie, rivelandone i risvolti straordinari e oscuri.
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Il sogno della camera rossa

Il sogno della camera rossa, famoso anche come La storia della pietra, è un romanzo cinese, da paragonare in rilevanza ai più grandi lavori della letteratura occidentale del XIX secolo. Fu scritto durante il regno dell’imperatore Qianlong da Cao Xueqin, ma fu pubblicato solo nel 1792, a trent’anni dalla morte dello scrittore. Viene annoverato tra i Quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese. L’opera vanta 120 capitoli anche se diverse sezioni degli ultimi 40 sono probabilmente da attribuire ad autori diversi; i quali sono attraversati da una molteplicità incredibile di personaggi secondari e da un numero enorme di situazioni intrecciate, che tendono ad allontanarsi dall’intrigo centrale. Il romanzo presenta, infatti, una meticolosa descrizione dei Chia, una ricca ed aristocratica famiglia cinese che rivestiva diversi incarichi di rilievo in un’innominata città, la quale per molti aspetti ricorda le Nanchino e Pechino del tempo. Il centro del racconto è rappresentato dal triangolo amoroso tra il protagonista Chia Pao-yu e due sue cugine. Molti aspetti della storia di questa famiglia sono presi direttamente dagli eventi successi sotto il regno di Kangxi, il nonno di Qianlong. Vengono fornite informazioni di rilievo sulle strutture familiari dell’epoca, nonché di economia, religione, estetismo e sessualità. Il romanzo appare come un’allegoria della vita, eppure è chiaro l’intento di rappresentare un amaro ritratto della Cina dell’epoca e dell’autunno che stava per avvolgerla, anche se questo non ha impedito all’opera d’irradiare di nuova luce la Dinastia Qing. Molte generazioni di giovani cinesi hanno attinto a quest’opera per la loro crescita sentimentale; un romanzo che è chiaro esempio della vocazione teatrale della narrativa cinese, sia per la sua complessissima trama, sia per le numerose opere teatrali che, effettivamente, si sono ricavate da questa.
(source: Bol.com)

Il sogno d’una notte di mezza estate

Scritta tra il 1595 e il 1596 e pubblicata nel 1600, il Sogno di una notte notte di mezza estate è tra le opere più rappresentate di Shakespeare. Ricca e originale è la tradizione folclorica di superstizioni e paure medievali cui l’autore attinge ambientando in un bosco, luogo di misteri, smarrimenti e incanti, di invisibili presenze, di fate, folletti e spiritelli maliziosi, una storia di sentimenti e passioni, di intrighi, gelosie e filtri magici che ricalca i modelli della commedia classica plautina e terenziana.