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Pensa e arricchisci te stesso. Manuale per il successo

L’edizione più completa che sia mai stata pubblicata di “Pensa e arricchisci te stesso”. Un manuale per il successo fondamentale per mettere in pratica i 13 princìpi del successo con: il testo originale del 1937 del classico di Hill, le istruzioni e una checklist per il Viaggio in 90 Giorni di “Pensa e arricchisci te stesso”, le istruzioni su come formare un efficiente Gruppo di Master Mind, frasi da memorizzare, citazioni sul successo da personaggi che si sono realizzati nella storia, “Domande per il successo” alla fine di ogni capitolo, “Appunti sul successo” per annotare tutti gli spunti e le idee interessanti, ulteriori brani da autori famosi come James Allen, Wallace Wattles, Raymond Charles Barker e altri, un contratto speciale di “Dichiarazione del desiderio” che viene firmato dai lettori e molto altro.

Pellegrino sul mare

Benché il successo di *Barabba* e il Premio Nobel nei 1951 l’avessero fatto conoscere al grande pubblico anche italiano, Pär Lagerkvist è stato in seguito quasi dimenticato; lasciato in disparte dai flussi delle mode. Ma la scarna semplicità della sua lingua, la linearità delle narrazioni, la capacità di costruire sto­rie che, come *Misteri* medievali, hanno per soggetto le avventure dell’anima e per teatro lo spazio fra la terra e il cielo, pongono Lagerkvist nel numero dei «classici» per i quali giunge, prima o poi, il momento della rilettura. Due storie si intrecciano in *Pellegrino sul mare*: quella di Tobias, che parte per la Terra Santa imbarcandosi su una nave pirata, e quella di Giovanni, il vecchio marinaio che da anni percorre il mare perseguitato dal doloroso ricordo di una pas­sione impossibile. Ma esiste la Terra Santa? Esiste una pace, una fede che giustifichi la nostra vita? Esi­ste l’amore perfetto? Sullo sfondo della violenza e della brutalità della vita di bordo e dell’inquieta e indifferente presenza del mare, nessuna risposta è possibile. È l’assenza la condizione umana, la sepa­razione, la mancanza, come testimonia il medaglione vuoto che i personaggi di Lagerkvist si passano da un romanzo all’altro. I suoi ebrei erranti, le sue sibille, i vagabondi ricercatori di Dio e della verità, portano sempre dentro di sé quella nostalgia per una patria mai avuta e quella tensione verso un’improbabile terra promessa che sono nel fondo di tutti.

La pelle di zigrino

È meglio subire una società ispirata ai valori dell’egoismo oppure esistere in solitudine, in rapporto diretto con l’energia cosmica e la morte? È meglio sopravvivere senza passioni, senza pensieri, senza piaceri, o vivere intensamente, esaurendo il proprio capitale energetico? La tragica storia di Raphaël, la sua lenta agonia, non dà risposte. La pelle di zigrino è un libro nero, amaro, disperante. Nel percorso creativo di Balzac è un nodo fondamentale – contiene anche riferimenti autobiografici espliciti – che investe sia la condotta narrativa sia quella esistenziale.
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### Sinossi
È meglio subire una società ispirata ai valori dell’egoismo oppure esistere in solitudine, in rapporto diretto con l’energia cosmica e la morte? È meglio sopravvivere senza passioni, senza pensieri, senza piaceri, o vivere intensamente, esaurendo il proprio capitale energetico? La tragica storia di Raphaël, la sua lenta agonia, non dà risposte. La pelle di zigrino è un libro nero, amaro, disperante. Nel percorso creativo di Balzac è un nodo fondamentale – contiene anche riferimenti autobiografici espliciti – che investe sia la condotta narrativa sia quella esistenziale.

I peggiori se ne vanno

L’uomo è Ivan Sasanov, importante agente del KGB ora passato all’Occidente. La donna è Davina Graham, insostituibile pedina del servizio segreto inglese. Sasanov, il traditore, trova la nuova vita in Inghilterra strana e soffocante. Detesta l’intensa solitudine dell’anonimato, la lontananza dalla Russia, l’assenza della sua famiglia. L’unica persona che sopporta è Davina.
A poco a poco, il suo rapporto con lei si trasforma in qualcosa di insostituibile, di prezioso.
Ma la realtà è violenta, e le esigenze dello spionaggio spietatamente pressanti. Ivan e Davina, una storia d’amore e d’amarezza, di intrigo e morte.

La pecora nera

Decisamente, il piccolo Yehoshua non è portato per la santità: le preghiere infinite del padre, i libri di morale della madre, l’onnipresenza della Torah che pesa “come un macigno” sulla sua famiglia, quel mondo in cui è attribuita più verità alle fiamme dell’inferno che alla natura circostante e agli uomini concreti che la abitano – tutto ciò suscita in lui solo una sensazione di soffocamento e accende un grande desiderio di fuga. Yehoshua anela ai pascoli, ai cavalli, ai giochi nei campi con i coetanei; alle letture della Bibbia preferisce le storie di ladri, briganti, soldati, vagabondi; ama usare sega e pialla nella bottega del falegname piuttosto che stare rinchiuso ore e ore a scuola, sottoposto alla dura disciplina dei maestri, e mal sopporta la tirannia del senso del peccato: “Qualsiasi cosa uno facesse era peccato. E ovviamente essere sfaccendati era peccato”. Eppure, da questi irriverenti ricordi d’infanzia, che Singer ripercorre con la precisione e la brillantezza di una scrittura come sempre magistrale, traspare la nostalgia immedicabile per un mondo, quello dello shtetl, che ancor prima che il nazismo ne sancisse la definitiva cancellazione era già avviato al dissolvimento; di questo mondo, popolato da studenti di Talmud, macellai rituali, rabbini, artigiani, mendicanti, scaccini zoppi, maestri folli e scolari riottosi, Singer ci consegna un ritratto così vivido che ci pare di udirne le voci, di percepirne gli odori – e quasi saremmo tentati di scrollarcene di dosso la polvere.
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Peccatrice moderna

Carolina Invernizio è stata la scrittrice più amata e più detestata, ma anche la più venduta e la più prolifica, della letteratura italiana dell’800 e del 900. I suoi 123 libri hanno suscitato consenso entusiasatico, fino all’adorazione, da parte di lettori e lettrici, ma anche a farla definire “gallina della letteratura popolare”, “Carolina di servizio” (in riferimento ad una specifica categoria di appassionate lettrici) o ancora “conigliesca creatrice di mondi” da parte della critica letteraria.
Comunque la si giudichi, questa ragazza espulsa da scuola per aver scritto un racconto scandaloso ed i cui libri furono messi all’indice delle opere proibite dal Vaticano, tenne legati alla lettura centinaia se non milioni di persone ed ha ispirato nel tempo adattamenti teatrali e opere cinematografiche e sceneggiati televisivi fin ai tempi recenti.
L’impianto narrativo dei suoi romanzi era solitamente centrato su improbabili, o quantomeno non sempre verosimili, storie di amore ed odio, con situazioni talvolta al limite dell’horror. Non mancavano ambientazioni che in qualche modo avrebbero preceduto il genere poliziesco o, su un versante più sociale, riguardato il mondo del popolino, fonte di scandalo, per lei, donna borghese di buona famiglia.
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### Sinossi
Carolina Invernizio è stata la scrittrice più amata e più detestata, ma anche la più venduta e la più prolifica, della letteratura italiana dell’800 e del 900. I suoi 123 libri hanno suscitato consenso entusiasatico, fino all’adorazione, da parte di lettori e lettrici, ma anche a farla definire “gallina della letteratura popolare”, “Carolina di servizio” (in riferimento ad una specifica categoria di appassionate lettrici) o ancora “conigliesca creatrice di mondi” da parte della critica letteraria.
Comunque la si giudichi, questa ragazza espulsa da scuola per aver scritto un racconto scandaloso ed i cui libri furono messi all’indice delle opere proibite dal Vaticano, tenne legati alla lettura centinaia se non milioni di persone ed ha ispirato nel tempo adattamenti teatrali e opere cinematografiche e sceneggiati televisivi fin ai tempi recenti.
L’impianto narrativo dei suoi romanzi era solitamente centrato su improbabili, o quantomeno non sempre verosimili, storie di amore ed odio, con situazioni talvolta al limite dell’horror. Non mancavano ambientazioni che in qualche modo avrebbero preceduto il genere poliziesco o, su un versante più sociale, riguardato il mondo del popolino, fonte di scandalo, per lei, donna borghese di buona famiglia.

Peccato mortale

Peccato mortale by Carlo Lucarelli
Quello tra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943 è un periodo strano, allucinato. L’Italia si sveglia una mattina senza piú il fascismo e praticamente la mattina dopo con i tedeschi in casa. Proprio nel caos di quei giorni De Luca, in forza alla polizia criminale di Bologna, si trova a indagare su un corpo senza testa. *Semplice*, perché in fondo si tratta di un omicidio, un lavoro da cane da caccia: chilometri a vuoto, piste da seguire e qualche cazzotto da mettere in conto se ficchi il naso dove non dovresti. *Complicato*, perché la vicenda assume presto risvolti politici che, date le circostanze, diventano molto pericolosi. Comunque sia il caso, è nella natura di De Luca, va risolto. Sempre. Anche a costo di accettare un compromesso.
«Lorenza gli soffiò un bacio sulla punta delle dita e raggiunse gli altri, aggiustandosi il costume sulle cosce. Era bella, Lorenza, di una bellezza tranquilla e poco appariscente, ma cosí naturalmente elegante da trasformare in un abito da sera anche un vecchio costume come quello, con la sottanina e le spalle coperte. De Luca la guardò entrare in acqua tra gli schizzi, gridando come una bambina, ed era già arrivato in fondo alla fila dei bottoni quando di nuovo si perse. In un attimo era ancora laggiú, al casolare dell’uomo senza testa».

I Pazienti Del Dottor García

I pazienti del dottor García by Almudena Grandes
**IL NUOVO ROMANZO DI ALMUDENA GRANDES**
* * *
**«Una delle più grandi scrittrici contemporanee.»**
**Mario Vargas Llosa**
«*Facendo propri gli elementi migliori del thriller, questo romanzo ha tutti gli ingredienti di un grande best seller. Una storia pervasa da una bruciante passione per la vita.*»
**ABC Cultural**
«*Un romanzo molto coinvolgente sui criminali nazisti e il collaborazionismo, che però non tralascia l’amore, in tutte le sue sfaccettature.*»
**El País**
«*Un avvincente affresco della nostra storia recente.Una lettura che travolge.*»
**La Vanguardia**
Nel 1936, mentre Madrid è sotto le bombe dell’esercito nazionalista, il giovane Guillermo García Medina, ispirato dalle idee libertarie del nonno che lo ha cresciuto, diventa «il medico dei rossi» e presta soccorso ai combattenti repubblicani, imparando a praticare le prime trasfusioni di sangue. A casa sua si rifugia la vicina e amica d’infanzia Amparo Priego, seducente e sfacciatamente falangista, a cui lo lega un sentimento ambiguo e fortissimo. Ma Guillermo è consapevole che all’entrata in città delle truppe di Franco il loro legame è destinato a dissolversi e che lo aspetta il plotone d’esecuzione. A salvarlo, offrendogli il lasciapassare per una nuova esistenza, è il più illustre dei suoi pazienti, un uomo misterioso che nel corso di una convalescenza fatta di conversazioni e partite a scacchi è diventato il suo migliore amico: Manolo Arroyo Benítez, che di mestiere fa la spia. La loro amicizia si dipana in una storia avventurosa che si muove nel tempo e nello spazio, i cui personaggi – soldati, diplomatici, nazisti, agenti della CIA – si rincorrono tra Svizzera e Inghilterra, Germania e Russia, Stati Uniti e Argentina. La missione principale dei due amici, negli anni della Guerra fredda, sarà quella di smascherare un’organizzazione clandestina volta a far espatriare i criminali del Terzo Reich, sottraendoli alla condanna. A dirigerla, dal cuore della capitale spagnola, è una donna di nome Clara Stauffer, nazista e falangista.
**In una fitta trama di infiltrazioni, missioni in incognito o sotto falsa identità, tra criminali di guerra e grandi tesori trafugati, Almudena Grandes traccia un potente affresco storico che ha il ritmo implacabile di un thriller.**

La paziente n° 9

Genova, 1942.
Un colonnello dei carabinieri tormentato da un rimorso divorante.
Un giovane psichiatra tedesco dagli occhi azzurrissimi e profondi, che nasconde un indicibile segreto.
Un tetro manicomio, nella pace delle colline che si affacciano sul mare.
Una donna bellissima e molto amata, preda di un demone oscuro che la induce a dipingere sul muro con il suo stesso sangue.
Una serie di omicidi efferati.
L’ombra della guerra, che si allunga su tutti come l’ala nera di una più grande follia.
E la TEC, appena diventata di moda: terapia elettroconvulsivante. Elettroshock.
Occhi imploranti, occhi spietati, occhi spalancati per il terrore.
C’è poco tempo per fermare la follia che cresce…
Quello che avete tra le mani è un romanzo dal ritmo serrato, che mozza il fiato, e un’indagine appassionata e dolente sulle menzogne dell’animo umano e sul coraggio necessario a svelarle.
È un rigoroso romanzo storico e insieme un libro più che mai contemporaneo per la forza delle sue immagini, vivide come in un film sul grande schermo. È un thriller che scava nelle profondità dell’amore e della paura, senza chiudere gli occhi davanti a nulla.

La paura in Occidente

Paura degli spiriti dei morti. Paura delle tenebre. Paura delle tempeste. Paura delle bestie feroci. Paura del mistero femminile. Paura di sciagure, carestie, cataclismi, epidemie. Paura dell’ira di Dio, dell’apocalisse. E allora dagli all’untore. E allora avanti con la caccia alle streghe. L’uomo ha sempre avuto bisogno di individuare qualcuno da temere (e punire) per dominare l’angoscia ancestrale. La paura ha governato la storia umana nei secoli dei secoli.
Jean Delumeau scrive la storia della paura in Europa tra xiv e xviii secolo: indaga le attrezzature mentali della società preindustriale e scova una nebulosa anonima, onnipresente e persistente che, in forme più o meno consapevoli, ha costituito il basso continuo, il nerbo dei modelli di comportamento – in breve, la radice di tutte le pratiche culturali dell’Occidente.
Perché la paura è un dispositivo essenziale per sottrarsi ai pericoli e sfuggire provvisoriamente alla morte; ma protratta all’infinito e nell’indefinito diventa una minaccia per l’equilibrio psichico individuale e collettivo. Come controllarla? Frammentandola; fabbricando paure particolari; oggettivando l’angoscia. Passando da un sentimento viscerale ingovernabile a un nemico dotato di volto e nome. I detentori del potere della civiltà europea stesero così l’inventario dei mali che Satana era capace di provocare e la lista dei suoi agenti: musulmani, ebrei, eretici, donne, e soprattutto streghe, maghi, uomini neri. Fu tranquillizzante pensare la peste come un flagello mandato da Dio per punire l’umanità peccatrice. Fu la soluzione al trauma collettivo.
La paura in Occidente è il saggio magistrale e perturbante con cui Jean Delumeau sonda questa corrente sotterranea della storia umana. Una ricerca che ricorre alla più ampia messe di fonti e si avvale degli strumenti che le più diverse discipline – dalla storiografia alla psicologia alla sociologia – hanno offerto a chi intenda verificare la genesi delle nostre mentalità, cultura, idee. Una lezione necessaria per comprendere l’immaginario contemporaneo.
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### Sinossi
Paura degli spiriti dei morti. Paura delle tenebre. Paura delle tempeste. Paura delle bestie feroci. Paura del mistero femminile. Paura di sciagure, carestie, cataclismi, epidemie. Paura dell’ira di Dio, dell’apocalisse. E allora dagli all’untore. E allora avanti con la caccia alle streghe. L’uomo ha sempre avuto bisogno di individuare qualcuno da temere (e punire) per dominare l’angoscia ancestrale. La paura ha governato la storia umana nei secoli dei secoli.
Jean Delumeau scrive la storia della paura in Europa tra xiv e xviii secolo: indaga le attrezzature mentali della società preindustriale e scova una nebulosa anonima, onnipresente e persistente che, in forme più o meno consapevoli, ha costituito il basso continuo, il nerbo dei modelli di comportamento – in breve, la radice di tutte le pratiche culturali dell’Occidente.
Perché la paura è un dispositivo essenziale per sottrarsi ai pericoli e sfuggire provvisoriamente alla morte; ma protratta all’infinito e nell’indefinito diventa una minaccia per l’equilibrio psichico individuale e collettivo. Come controllarla? Frammentandola; fabbricando paure particolari; oggettivando l’angoscia. Passando da un sentimento viscerale ingovernabile a un nemico dotato di volto e nome. I detentori del potere della civiltà europea stesero così l’inventario dei mali che Satana era capace di provocare e la lista dei suoi agenti: musulmani, ebrei, eretici, donne, e soprattutto streghe, maghi, uomini neri. Fu tranquillizzante pensare la peste come un flagello mandato da Dio per punire l’umanità peccatrice. Fu la soluzione al trauma collettivo.
La paura in Occidente è il saggio magistrale e perturbante con cui Jean Delumeau sonda questa corrente sotterranea della storia umana. Una ricerca che ricorre alla più ampia messe di fonti e si avvale degli strumenti che le più diverse discipline – dalla storiografia alla psicologia alla sociologia – hanno offerto a chi intenda verificare la genesi delle nostre mentalità, cultura, idee. Una lezione necessaria per comprendere l’immaginario contemporaneo.

La Paura È Una Sega Mentale

La paura è una sega mentale by Giulio Cesare Giacobbe
La paura sistematica, che dà disturbi anche gravi come ansia, attacchi di panico, depressione e somatizzazioni, è dovuta al mancato sviluppo della personalità adulta e quindi al permanere della personalità infantile. Giulio Cesare Giacobbe lo ha mostrato nel suo fortunato saggio *Alla ricerca delle coccole perdute,* fondando così la psicologia evolutiva.
In questo suo nuovo libro mostra invece come sviluppare la personalità adulta e liberarsi finalmente dalla paura nevrotica con un training, un percorso di cura che chiunque può affrontare facilmente anche da solo. Questo è quindi il manuale ufficiale della psicoterapia evolutiva.
Ma è anche, come tutti i libri di Giacobbe, un libro divertente e di semplice lettura. Niente paura.

La paura e altri racconti della Grande Guerra

*La paura* è un capolavoro assoluto. È una storia semplicissima e proprio per questo una devastante accusa contro la guerra. Un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni è bloccato in una trincea sotto il tiro micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L’ufficiale, un uomo sensibile ai sentimenti e alle paure dei suoi soldati, deve però mandarne fuori uno alla volta per raggiungere un posto di vedetta sguarnito. Vediamo così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini. Ognuno di loro racconta in dialetto il proprio terrore. Nel *Rifugio* la storia di un disertore e della sua fucilazione viene raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è invece una divertente parodia delle agiografie belliche. Un soldato racconta in romanesco (tutti i fanti dei racconti di de Roberto parlano in dialetto, dando realismo e vivacità alle vicende raccontate) di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo. Nell’*Ultimo voto* il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato. Questo racconto ben rappresenta la contraddizione, evidenziata da De Roberto, tra etica del sacrificio e opportunismo.
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### Sinossi
*La paura* è un capolavoro assoluto. È una storia semplicissima e proprio per questo una devastante accusa contro la guerra. Un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni è bloccato in una trincea sotto il tiro micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L’ufficiale, un uomo sensibile ai sentimenti e alle paure dei suoi soldati, deve però mandarne fuori uno alla volta per raggiungere un posto di vedetta sguarnito. Vediamo così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini. Ognuno di loro racconta in dialetto il proprio terrore. Nel *Rifugio* la storia di un disertore e della sua fucilazione viene raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è invece una divertente parodia delle agiografie belliche. Un soldato racconta in romanesco (tutti i fanti dei racconti di de Roberto parlano in dialetto, dando realismo e vivacità alle vicende raccontate) di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo. Nell’*Ultimo voto* il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato. Questo racconto ben rappresenta la contraddizione, evidenziata da De Roberto, tra etica del sacrificio e opportunismo.

La paura del cielo

«Sette racconti perfetti» («Le Monde»).
Sette storie oscuramente complici, rapide e scarne, che sembrano incise da un bulino. Un sottile terrore, un gelo segreto, una subdola propensione al delirio si annidano nei gesti e nei luoghi di questi racconti ironici e violenti. L’aria è ingannevole, appena mossa dal soffio del Föhn, il favonio, vento «dolcemente pericoloso» che inclina allo spleen e alla paura del cielo.