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Il canotto insanguinato

È considerato il primo vero detective italiano. Si chiama De Vincenzi e nasce, con tutta evidenza, in contrapposizione ai grandi investigatori sulla scena all’epoca, Maigret in prima fila.
Cosa lo distingue? È colto, legge Stendhal e Freud, silenzioso, marcatamente malinconico (per distanziarlo, forse, dall’ottimismo di facciata del Regime). Personale il metodo d’indagine. «Rabdomante dei sentimenti» lo presentava il motto editoriale del tempo: nel senso che la verità del delitto la cerca nella psicologia delle persone, in motivazioni e impulsi profondi. Dice degli indiziati: «un uomo non reca con sé un mistero ma un problema».
Nasceva allora il giallo all’italiana che ancor oggi conserva le tracce evidenti gettate dal suo grande e in vita sfortunato promotore, Augusto De Angelis (che fu incarcerato per antifascismo nel 1943 e, dopo la prigionia, morì per le conseguenze di un pestaggio).
Il commissario De Vincenzi ha interrogato a lungo, senza esito, un impenetrabile personaggio. Il russo Ivan Kiergine, un giocatore giramondo, fortemente sospettato per la scomparsa della sua amante, la francese Paulette. Un canotto con sul fondo una pozza di sangue, una borsetta con un fermaglio di rubini e un impermeabile rosso conducono a credere che sia stato consumato un omicidio. Ma Kiergine non parla, mostra al contrario una signorile dignità morale, un sincero accoramento per l’amata di cui è certo che non sia morta, un’indifferenza per la propria sorte. De Vincenzi decide di liberarlo, convinto che con le sue mosse l’uomo svelerà se stesso e l’intrigo di cui appare il protagonista. Kiergine si sposta da Milano a Sanremo; sempre imperturbabile perde alla roulette, forse volontariamente, la sua fortuna. Intanto, attorno a lui piovono cadaveri e si incrociano strane persone; e il commissario segue, tra Sanremo, Nizza, e poi Strasburgo e la Germania, la pista, che porterà non si sa se a un groviglio passionale o a un imbroglio di spie. O entrambi.

Il cannocchiale d’ambra

Lyra, ragazzina impetuosa, appassionata, onestissima e ingenua bugiarda e Will, orgoglioso, sensibile, leale, coraggioso, ma sfuggente come un gatto: i due, provenienti da mondi diversi, nel corso del secondo libro si sono incontrati, scontrati e sono poi diventati amici per la pelle. Will è in possesso della *lama sottile*, un misterioso coltello che permette il passaggio tra i mondi e che ora è l’unico mezzo per liberare Lyra, tenuta addormentata dalla signora Coulter in una grotta del suo mondo. Ma Will non è l’unico a cercare la ragazzina, centro di un’antica profezia delle streghe: la Chiesa, da cui la signora Coulter, sua madre, ora si sta nascondendo, ha decretato la morte di Lyra; suo padre, Lord Asriel, la cerca perché sa che senza di lei, Will, *portatore* del potentissimo coltello, non si unirà a lui nella battaglia finale contro l’Autorità. Will e Lyra sono coscienti di avere un compito importante da svolgere, ma non sanno quale sia: perché la profezia si avveri non dovranno obbedire a un destino precostituito, ma essere liberi di scegliere.
Dopo *La bussola d’oro* e *La lama sottile*, Philip Pullman arricchisce il suo multiforme e geniale universo di nuovi personaggi – i gallivespiani, orgogliosi guerrieri a cavallo di libellule dai colori sgargianti, i mulefa, strane creature che viaggiano su ruote, dotate di lingua e della capacità di vedere la Polvere – e apre nuovi mondi, arrivando perfino nella terra della morte.
Nel *Cannocchiale d’ambra* la storia diventa grandiosa, epica, sfrontata e dissacrante, esplora i recessi più profondi dell’animo, supera i confini tra cielo e terra, in un’entusiasmante e insieme poetica unione di avventura, filosofia, mito e religione. I livello di lettura si moltiplicano: i lettori più giovani possono immedesimarsi nei due protagonisti e seguire l’avventura mozzafiato, meravigliarsi, tremare e rimanere abbagliati dalle rivelazioni che illuminano alcuni oscuri aspetti della vicenda; gli altri possono apprezzare la forza intellettuale di un formidabile pensatore, il gioco dei riferimenti, la temerarietà dell’interpretazione. Pullman usa lo strumento del fantasy per parlare della realtà, e costruisce un universo di meraviglia e riflessione: un territorio mai visitato dalla poesia e dalla prosa, un vero e proprio nuovo mondo della narrativa.

Del Cane, Del Gatto E Di Altri Animali: Viaggio Di Un Naturalista Tra Gli Animali Domestici

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Gli animali domestici sono un argomento poco studiato dagli etologi e al quale invece Danilo Mainardi ha dedicato sempre molta attenzione. Ne è risultato un libro ricco di osservazioni e di storie: ogni capitolo è dedicato a una specie particolare e tutti insieme raccontano la storia di un’amicizia che può vantare molte migliaia di anni, quella tra l’uomo e gli animali con i quali ha imparato a convivere e che a loro volta hanno imparato a convivere e collaborare con lui.

Il cane secondo me

Intelligente, sensibile, affettuoso, allegro. Sono solo alcuni degli aggettivi che possono definire il cane, questo animale che accompagna l’uomo da tempo immemorabile. Ce ne sarebbero molti altri, perché i cani sono dotati di personalità multiforme e, forse, non sono ancora stati compiutamente compresi. Per questo l’etologo Danilo Mainardi ha deciso di dedicare loro un intero volume, sommando le riflessioni dello studioso ai racconti della sua vita con i cani, o meglio dei cani della sua vita. Non è infatti il classico manuale del bravo educatore, quello che vi trovate tra le mani perché, da osservatore nato, Mainardi ha sempre avuto con i suoi animali un atteggiamento poco ortodosso, nel senso che il piacere di scoprire comportamenti spontanei ha sempre prevalso sull’idea di addestramento. Certo, per comprendere quegli atteggiamenti è essenziale ripercorrere, insieme a lui, la storia naturale e culturale della specie a partire dal progenitore lupo, accolto per primo nella famiglia umana, lontanissimo capostipite delle oltre quattrocento razze canine «ufficiali» di oggi. Per non parlare dei cosiddetti meticci (definizione politically correct dei bastardini, o bastardoni che siano), rappresentanti di un universo affascinante ove è possibile scoprire storie che se non fossero vere parrebbero davvero incredibili. Pure divertente nonché sorprendente è la scoperta dell’etologicamente raffinata interazione che il cane sa imbastire col suo più caro nemico, il gatto.
Non manca, in chiusura, un’appendice concretamente applicativa, a cura di Luisa Mainardi, sull’inserimento e la corretta educazione del cane nella famiglia umana, in cui ritroverete il distillato pratico di tante affascinanti «narrazioni canine». Quando chiuderete questo libro, osserverete il vostro cane con occhi liberi da pregiudizi, frasi fatte e indottrinamenti vari. E ne scoprirete un altro. Quello vero.

Candido, o L’ottimismo

Candido, o L’ottimismo : racconto satirico (Candide, ou l’Optimisme in francese) è un libello allegorico-filosofico, scritto in polemica con Leibniz e il suo ”migliore dei mondi possibili”, è rimasta l’opera più famosa di Voltaire.

A motivare lo scrittore francese fu probabilmente il terremoto di Lisbona del 1755 che distrusse la città e causò molte vittime. Voltaire parte da una visione disincantata del mondo alla quale contribuirono sicuramente le numerose persecuzioni che dovette subire. Nonostante la presa d’atto dell’esistenza del male, non risulta che Voltaire nel Candido voglia esaltare il pessimismo, piuttosto si limita a stigmatizzare la pretesa di ”vivere nel migliore dei mondi possibili”, precetto cardine della filosofia di Leibniz. Non a caso Voltaire sceglie di incarnare il filosofo tedesco nella figura del precettore Pangloss, intento a istruire il giovane Candido a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, sebbene si succedano in continuazione controversie e disavventure.

Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.

Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

(source: Bol.com)

Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia

Candido Munafò nasce in una grotta della Sicilia la notte dello sbarco degli americani, nel 1943. E questo romanzo ci fa seguire le vicende della sua vita sino al 1977 in una serie di capitoletti che rimandano a quelli del Candide di Voltaire. La forma del conte philosophique, particolarmente congeniale a Sciascia, gli permette di prendere la giusta distanza – e dà un passo leggero, aereo a questo libro, che per altro è forse il più intimo e segreto fra tutti i suoi romanzi. ”Le cose sono sempre semplici” mormora talvolta Candido. E sarà appunto il suo desiderio di nominare le cose con il loro nome a procurargli varie disavventure. Questo giovane mite, testardo e riflessivo finisce per apparire, agli occhi del mondo, come un ”piccolo mostro”.
(source: Bol.com)

Il candeliere a sette fiamme

Il candeliere a sette fiamme by De Angelis Augusto LeggereGiovane
Una delle inchieste più difficili e originali del Capo della Mobile milanese. Un cadavere sventrato brutalmente in un albergo della città. Difficile capirne la nazionalità. Ma gli indizi sono molti, comprendono il complotto internazionale e una pista che porta il Commissario lontano dall’Italia, in Medio Oriente. Tra uomini ragno ante litteram e donne più o meno fatali anche questa volta il mistero sarà alla fine risolto.
Augusto De Angelis (Roma 1888 – Bellagio,Como 1934) Incarcerato per antifascismo nel 1943, morì in seguito alle percosse subite durante un’aggressione fascista. Scrittore e giornalista, è considerato il “padre nobile” del giallo all’italiana. Protagonista di suoi romanzi scritti tra il 1935 e 1942 e ambientati a Milano degli anni trenta e il Commissario Carlo De Vincenzi, della Squadra Mobile di piazza San Fedele: “umanissimo come Maigret, romantico come Marlowe, Intellettuale come Philo Vance, eppure caparbiamente italiano”.

Il Candeliere a Sette Fiamme

Una delle inchieste piu difficili e originali del Capo della Mobile milanese. Un cadavere sventrato brutalmente in un albergo della citta. Difficile capirne la nazionalita. Ma gli indizi sono molti, comprendono il complotto internazionale e una pista che porta il Commissario lontano dall’Italia, in Medio Oriente. Tra uomini ragno ante litteram e donne piu o meno fatali anche questa volta il mistero sara alla fine risolto. Augusto De Angelis (Roma 1888 – Bellagio, Como 1934) Incarcerato per antifascismo nel 1943, mori in seguito alle percosse subite durante un’aggressione fascista. Scrittore e giornalista, e considerato il “padre nobile” del giallo all’italiana. Protagonista di suoi romanzi scritti tra il 1935 e 1942 e ambientati a Milano degli anni trenta e il Commissario Carlo De Vincenzi, della Squadra Mobile di piazza San Fedele: “umanissimo come Maigret, romantico come Marlowe, Intellettuale come Philo Vance, eppure caparbiamente italiano.””
(source: Bol.com)

Il cancello di pino e altre storie

Tre figure che siamo noi stessi: uno studente di arti marziali che vede il male negli altri ma non nel proprio cuore, un alto prelato inorgoglito dalle cariche e dalla fama, e un uccello che scopre la sua vera natura. Perché “lo scopo di studiare la Via è diventare liberi”

Il Canaro della Magliana

Il Canaro della Magliana by Massimo Lugli, Antonio Del Greco
La storia del feroce assassino scritta da chi lo arrestò e dal maestro del thriller italiano
Il più atroce delitto della cronaca nera italiana
La storia vera del Canaro della Magliana è rivista in forma di romanzo da Antonio Del Greco, il funzionario di Polizia che lo arrestò e lo fece confessare, e Massimo Lugli, il maestro del thriller italiano. Un racconto mozzafiato in cui realtà e finzione si intrecciano di continuo.
Roma, 19 febbraio 1988.
Un cadavere smembrato e carbonizzato viene rinvenuto in una discarica della Magliana, alla periferia della capitale. Il corpo presenta segni di orribili, raccapriccianti torture, e le indagini partono immediatamente, coinvolgendo la squadra mobile e Angela Blasi, una giovane ispettrice al suo primo caso nella sezione omicidi. L’inchiesta, per la polizia, si prospetta tutto fuorché semplice. Una volta identificata la vittima, infatti, le tracce portano a un insospettabile: il proprietario di una toeletta per cani…
La storia del feroce assassino scritta da chi lo arrestò e dal maestro del thriller italiano
Hanno scritto degli autori:
«Metti insieme uno Sbirro e un Cronista con le maiuscole, e trovi un pezzo del Paese e di Roma che non ci sono più. La Questura di Roma e Roma sono state esattamente quel mondo in cui vi preparate a entrare leggendo le pagine di Lugli e Del Greco.»
Carlo Bonini
«Lugli è uno dei migliori cronisti-segugi al lavoro a Roma.»
Corrado Augias
In appendice il verbale originale della confessione del Canaro della Magliana
**Massimo Lugli**
giornalista di «la Repubblica», si è occupato di cronaca nera come inviato speciale per 40 anni. Con la Newton Compton ha pubblicato La legge di Lupo solitario; L’Istinto del Lupo, finalista al Premio Strega; Il Carezzevole; L’adepto; Il guardiano; Gioco perverso; Ossessione proibita; La strada dei delitti; Nelmondodimezzo. Il romanzo di Mafia capitale; Il criminale; la trilogia Stazione omicidi; La lama del rasoio e, con Andrea Frediani, Lo chiamavano Gladiatore. Insieme ad Antonio Del Greco ha scritto Città a mano armata e Il Canaro della Magliana.
**Antonio Del Greco**
è nato a Roma nel 1953 ed è entrato in Polizia nel 1978. Dopo i primi incarichi alla Questura di Milano, è stato dirigente della Omicidi. Sue le indagini su alcuni dei più grandi casi di cronaca nera degli ultimi anni, tra cui l’omicidio del “Canaro” alla Magliana, la cattura di Johnny lo Zingaro, il delitto di via Poma, la Banda della Magliana. Attualmente è direttore operativo della Italpol. Insieme a Massimo Lugli ha scritto Città a mano armata e Il Canaro della Magliana.

Canale Mussolini. Parte seconda

Il 25 maggio del 1944 – ultimo giorno di guerra a Littoria – nel breve intervallo tra la partenza dei tedeschi e l’arrivo in città degli anglo­americani, Diomede Peruzzi entra nella Banca d’Italia devastata e ne svaligia il tesoro. È qui che hanno inizio – diranno – la sua folgorante carriera imprenditoriale e lo sviluppo stesso di Latina tutta. Ma sarà vero? Il Canale Mussolini intanto – dopo essere stato per mesi la dura linea del fronte di Anzio e Nettuno – può tornare a essere quello che era, il perno della bonifica pontina. In un nuovo grande esodo, che ricorda quello epico colonizzatore di dodici anni prima, gli sfollati lasciano i rifugi sui monti e tornano a popolare la città e le campagne circostanti. I poderi sono distrutti, ogni edificio porta i segni dei bombardamenti. Ma il clima adesso è diverso, inizia la ricostruzione. Nel resto d’Italia però la guerra continua e si sposta man mano verso il nord, mentre gli alleati – col decisivo ausilio delle brigate partigiane e del ricostituito esercito italiano – costringono alla ritirata i tedeschi e le milizie fasciste. È una guerra di liberazione, ma anche una guerra civile crudele e fratricida. E la famiglia Peruzzi, protagonista memorabile della saga narrata in queste pagine, è schierata su tutti i fronti di questo conflitto. Paride al nord nella Rsi – mentre sogna di tornare dall’Armida e da suo figlio – rastrella ed insegue i partigiani. Suo fratello Statilio combatte i tedeschi in Corsica con il Regio esercito, poi a Cassino e su su fino alla linea Gotica. Il cugino Demostene è partigiano della brigata Stella Rossa, e combatte anche lui per liberare l’Italia. Accanto a loro ritroviamo lo zio Adelchi, che vigila sulle ceneri di una Littoria piena di spettri e di sciacalli, in attesa che nasca Latina; il mite Benassi e zia Santapace, collerica e bellissima; l’Armida con le sue api, e la nonna Peruzzi, che attribuisce compiti e destini alle nuove generazioni via via che vengono al mondo. E su tutti c’è Diomede – detto Batocio o Big Boss per un piccolo difetto fisico – il vero demiurgo della nuova città. Con il suo funambolico impasto linguistico veneto-ferrarese, col suo sguardo irriverente e provocatorio sempre addolcito però da un’umanissima pietas – «Ognuno ga le so razon» – Antonio Pennacchi torna a narrare le gesta dei Peruzzi, famiglia numerosa e ramificata di pionieri bonificatori, grandi lavoratori, eroici spiantati, meravigliosi gaglioffi, e donne generose e umorali.
E se nel primo volume di *Canale Mussolini* ci aveva fatto riscoprire un capitolo della nostra storia per molti versi dimenticato, in questa seconda parte si dedica a mantenere viva la memoria del difficile processo di costruzione della nostra Italia democratica e repubblicana. *Canale Mussolini – Parte seconda* è un grandioso romanzo corale e polifonico, un’opera letteraria di smagliante bellezza che, alternando i toni dell’epica a quelli dell’elegia, ci dà lucidamente conto di ciò che siamo, in forza di ciò che nel bene e nel male siamo stati.
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### Sinossi
Il 25 maggio del 1944 – ultimo giorno di guerra a Littoria – nel breve intervallo tra la partenza dei tedeschi e l’arrivo in città degli anglo­americani, Diomede Peruzzi entra nella Banca d’Italia devastata e ne svaligia il tesoro. È qui che hanno inizio – diranno – la sua folgorante carriera imprenditoriale e lo sviluppo stesso di Latina tutta. Ma sarà vero? Il Canale Mussolini intanto – dopo essere stato per mesi la dura linea del fronte di Anzio e Nettuno – può tornare a essere quello che era, il perno della bonifica pontina. In un nuovo grande esodo, che ricorda quello epico colonizzatore di dodici anni prima, gli sfollati lasciano i rifugi sui monti e tornano a popolare la città e le campagne circostanti. I poderi sono distrutti, ogni edificio porta i segni dei bombardamenti. Ma il clima adesso è diverso, inizia la ricostruzione. Nel resto d’Italia però la guerra continua e si sposta man mano verso il nord, mentre gli alleati – col decisivo ausilio delle brigate partigiane e del ricostituito esercito italiano – costringono alla ritirata i tedeschi e le milizie fasciste. È una guerra di liberazione, ma anche una guerra civile crudele e fratricida. E la famiglia Peruzzi, protagonista memorabile della saga narrata in queste pagine, è schierata su tutti i fronti di questo conflitto. Paride al nord nella Rsi – mentre sogna di tornare dall’Armida e da suo figlio – rastrella ed insegue i partigiani. Suo fratello Statilio combatte i tedeschi in Corsica con il Regio esercito, poi a Cassino e su su fino alla linea Gotica. Il cugino Demostene è partigiano della brigata Stella Rossa, e combatte anche lui per liberare l’Italia. Accanto a loro ritroviamo lo zio Adelchi, che vigila sulle ceneri di una Littoria piena di spettri e di sciacalli, in attesa che nasca Latina; il mite Benassi e zia Santapace, collerica e bellissima; l’Armida con le sue api, e la nonna Peruzzi, che attribuisce compiti e destini alle nuove generazioni via via che vengono al mondo. E su tutti c’è Diomede – detto Batocio o Big Boss per un piccolo difetto fisico – il vero demiurgo della nuova città. Con il suo funambolico impasto linguistico veneto-ferrarese, col suo sguardo irriverente e provocatorio sempre addolcito però da un’umanissima pietas – «Ognuno ga le so razon» – Antonio Pennacchi torna a narrare le gesta dei Peruzzi, famiglia numerosa e ramificata di pionieri bonificatori, grandi lavoratori, eroici spiantati, meravigliosi gaglioffi, e donne generose e umorali.
E se nel primo volume di *Canale Mussolini* ci aveva fatto riscoprire un capitolo della nostra storia per molti versi dimenticato, in questa seconda parte si dedica a mantenere viva la memoria del difficile processo di costruzione della nostra Italia democratica e repubblicana. *Canale Mussolini – Parte seconda* è un grandioso romanzo corale e polifonico, un’opera letteraria di smagliante bellezza che, alternando i toni dell’epica a quelli dell’elegia, ci dà lucidamente conto di ciò che siamo, in forza di ciò che nel bene e nel male siamo stati.
### Dalla quarta di copertina
E se nel primo volume di Canale Mussolini ci aveva fatto riscoprire un capitolo della nostra storia per molti versi dimenticato, in questa seconda parte si dedica a mantenere viva la memoria del difficile processo di costruzione della nostra Italia democratica e repubblicana. Canale Mussolini – Parte seconda è un grandioso romanzo corale e polifonico, un’opera letteraria di smagliante bellezza che, alternando i toni dell’epica a quelli dell’elegia, ci dà lucidamente conto di ciò che siamo, in forza di ciò che nel bene e nel male siamo stati.

Le campagne elettorali in Italia

Le campagne elettorali sono una festa e una battaglia, una celebrazione e una competizione, un momento sacro e un rito pagano, terreno d’azione di folle e singoli leader, condotte da eserciti di volontari e ristretti staff di professionisti. Momento centrale delle moderne democrazie, nel corso degli anni si sono trasformate. Pubblicitari, sondaggisti, esperti di marketing, hanno sostituito militanti, partiti e candidati; tecniche di campaigning e spot, strategie di media management e storytelling, la rete e i social network hanno preso il posto di manifesti, comizi, volantini. Il libro ripercorre le caratteristiche e l’evoluzione delle campagne elettorali in Italia dalla nascita della Repubblica a oggi.

(source: Bol.com)

Il cammino dell’uomo. Secondo l’insegnamento chassidico

Così Hermann Hesse scriveva a Martin Buber: “Tra i suoi scritti, *Il cammino dell’uomo* è indubbiamente quanto di più bello io abbia letto. La ringrazio di cuore per questo dono così prezioso e inesauribile. Lascerò che mi parli ancora molto spesso”. Un autentico capolavoro in miniatura, il cui messaggio si rivela inesauribile proprio perché parla al cuore di ogni uomo, in ogni tempo e in ogni situazione. Un libro che obbliga a pensare e invita a imboccare il cammino dell’autentica crescita umana in armonia con gli altri uomini e con il mondo intero.

Camminare

«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì… ho salvato Oehler dall’orrore… perché non c’è nulla di più orribile del dover camminare da soli di lunedì»: bastano poche frasi, ad apertura di pagina, a immergerci nel flusso ipnotico della scrittura di Thomas Bernhard. Ma perché, e quando, Karrer è impazzito? Forse, dice Oehler (che come molti personaggi di Bernhard è contagiato da una «micidiale tendenza al soliloquio» e al «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili»), c’entra il suicidio dell’amico Hollensteiner – il chimico annientato dalla «bassezza» dello Stato austriaco, che «nulla odia più profondamente di chi è fuori dall’ordinario». O forse l’aver esercitato sino in fondo «l’arte di esistere contro i fatti» – di esistere, cioè, «contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile». Al momento in cui Karrer ha varcato «il confine della pazzia definitiva», Oehler ha assistito personalmente: ed è, quella che racconta con precisi, ossessivi, grotteschi dettagli, una sequenza di irresistibile e insieme tragica comicità che fa pensare a certe pagine di Kafka.
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La camera chiusa

È una giornata assolata a Stoccolma e in una banca del centro riesce una rapina solitaria. Autore, sembra, una donna giovane. Questa, in fuga con il ricco bottino, ha fulminato con un colpo di pistola il solito che cercava di fare l’eroe. «Bulldozer» Olsson, entusiasta ed accanito procuratore, è sicuro che il colpo sia parte di un elaborato piano criminoso. Dietro questa ipotesi sguinzaglia la squadra speciale. Lo stesso giorno, Martin Beck, appena uscito da una lunga convalescenza e moralmente a pezzi come il suo matrimonio, da solo, senza i suoi, inizia a indagare su uno strano fatto. Un cadavere è stato rinvenuto in un monolocale: un anziano indigente, una pallottola gli ha spaccato il cuore. La camera è internamente chiusa, e il caso si avvia ad essere frettolosamente archiviato come suicidio; ma allora, dov’è l’arma? Metodico, implacabile e triste, mentre gli altri elaborano trappole clamorose, Martin affronta l’enigma da camera chiusa. Nessuno crederebbe che la rapina e il cadavere misterioso siano le due facce dello stesso imbroglio. Solo lui e forse perché si sente anch’egli dentro una camera chiusa. Per chi volesse conoscere cosa sia davvero «il poliziesco procedurale» e perché Sjöwall e Wahlöö ne sono considerati il re e la regina, questo nuovo romanzo della serie è la lettura adatta. C’è il coro rumoroso dei poliziotti, con le loro capricciose personalità; c’è la galleria variegata dei personaggi; e c’è la razionalità di un’indagine dalla logica metodica. Ma dominano soprattutto le combinazioni impreviste prodotte dal fattore umano e la capacità del commissario di entrare nel cuore di esistenze quotidiane. E tra le righe, la frusta, sempre ironica e pietosa, della denuncia sociale di questi celebrati fondatori di un genere, convinti in modo conseguente che, insomma, svaligiare una banca sia un crimine meno grave che fondarla.