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Più sporco della neve

In mezzo alla neve e al silenzio di una notte d’inverno, un furgone bianco risale i tornanti che lo portano al confine francese con l’Italia. Parlano poco, i due passeggeri, concentrati sul carico che stanno trasportando. Poi un’esplosione violenta, una palla di fuoco in aria, il bosco che si illumina, i rottami scagliati ovunque. A cento chilometri di distanza, Zara Bosdaves indaga su un caso di scomparsa e non può immaginare la valanga di guai che sta per franarle addosso. Per dirla tutta, non ne ha mai avuti tanti come da quando ha lasciato la polizia e aperto un’agenzia di investigazioni a Torino. Ma una come lei, abituata agli schiaffi della vita, non teme le cadute e conosce mille modi per rialzarsi. Solo che adesso i problemi sembrano essere arrivati perfino nell’unico posto dove si sentiva al riparo: tra le braccia di François, il bellissimo uomo di colore che sa come proteggerla e farla stare bene. Da qualche tempo infatti lui è diverso, taciturno, misterioso, e una sera torna a casa sporco di sangue, senza fornire spiegazioni. Così Zara dovrà non soltanto dare la caccia a un mercante d’arte e alla banda di assassini che lo vogliono morto, ma anche affrontare la paura peggiore, quella di perdere il suo uomo e la certezza del loro amore. Enrico Pandiani si consacra maestro del noir con una storia che è indagine poliziesca, ricerca di una verità sepolta sotto uno strato di ghiaccio, ma soprattutto esplorazione di quel terreno scivoloso che diventa la nostra vita quando perdiamo il controllo, la fiducia si incrina e, per riprendere ciò che ci appartiene, serve tirare fuori una forza primordiale.

(source: Bol.com)

Più profondo del mare

”Il racconto di una giovane siriana in cerca di pace e salvezza è il libro del nostro tempo.”
Khaled Hosseini

L’esile salvagente intorno alla vita tiene a galla Doaa e due bambine, una di pochi mesi, l’altra di nemmeno due anni, a lei affidate dai genitori prima di scomparire per sempre nelle acque, come altre centinaia di persone. Doaa ha paura, lei ha sempre odiato l’acqua, sin da piccola, e solo la guerra e la disperazione che l’accompagna l’hanno convinta a lasciare la sua famiglia e la sua casa in Siria e mettersi su quel barcone. Aveva tanti ricordi felici e tanti sogni da realizzare, che ora galleggiano intorno a lei insieme ai relitti dell’imbarcazione e ai pochi superstiti dei 500 che si erano messi in viaggio. Erano quasi arrivati, solo poche ore di mare li separavano dall’Italia, risate liberatorie cominciavano a levarsi dal ponte, quando un peschereccio si dirige contro di loro, una, due volte. Per farli affondare. Il barcone non regge e tutti si gettano in acqua. Molti annegano subito. Anche Doaa non sa nuotare e solo il salvagente che le porta il marito la tiene a galla. E lo farà per i successivi quattro giorni, in cui le voci e i lamenti intorno si spengono uno dopo l’altro.
La tentazione è di lasciarsi andare, ma le due bambine che si aggrappano a lei reclamano la vita. Per loro deve lottare e resistere un’ora di più, poi un’altra, e cantare, e pregare, fino a quando qualcuno arriva. Solo undici vengono tratti in salvo.
Doaa ha diciannove anni, ma la sua vita comincia da quei quattro giorni alla deriva. Perché la prima volta nasci al mondo, ma è quando capisci quanta forza si cela in te, e quanto la speranza può avere la meglio sulle circostanze più tragiche, che nasci a te stesso.

(source: Bol.com)

Più pene che pane

Pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1934, Più pene che pane (titolo originale More Pricks than Kicks, un gioco di parole di fatto intraducibile: prick, dolore inferto da qualcosa di acuminato, ma anche pene; kick, calcio, ma anche piacere, orgasmo) introduce il primo dei futuri personaggi di Beckett, Belacqua, dalla figura omonima di Dante che sconta, in Purgatorio, le colpe di una vita indolente. Belacqua, studente di Dublino, è infatti una persona che rifiuta di partecipare attivamente alle cose del mondo per divenire un essere a parte «perché è sedendo e riposando che l'anima diventa saggia». Naturalmente, non è qui ad una facile saggezza che l'autore allude, una saggezza che possa salvare l'uomo dalla condizione in cui si trova. L'universo di Beckett non è qualcosa da cui ci si può riscattare a così buon prezzo e il soggetto, nella sua follia e nelle sue incongruenti nevrosi, non è altro che il microcosmo incomprensibile e doloroso, senza passato e senza futuro, di cui la società rappresenta il macrocosmo. Tuttavia un riscatto esiste: è la voce dell'artista che rifiutando di parlare d'altro si è impegnato a descrivere il mondo mutilato andandolo a cercare in quello spazio angusto e claustrofobico dove esso è più dolorosamente evidente: il punto zero della psiche, la vita che si appiattisce fino quasi a coincidere con il biologico. In questo senso, nel senso cioè di dar conto di questo minimo spazio che resta all'uomo, che è poi anche quello dell'arte e della verità, il personaggio di Belacqua contiene già tutto l'universo dello scrittore e precorre le figure dei suoi futuri romanzi, i Molloy, i Malone, i Watt, i Murphy, i barboni siderali e i reietti metafisici, simboli dell'impasse del soggetto moderno. Come già Gente di Dublino per Joyce, questo testo costituisce un'introduzione indispensabile all'opera di Beckett, una delle più rilevanti avventure intellettuali e artistiche del nostro tempo.
(fonte: quarta di copertina)

Samuel Beckett, irlandese di nascita (1906), è considerato uno dei più grandi scrittori di questo secolo. Autore perfettamente bilingue, ha adottato il francese nella trilogia Molloy, Malone muore, L'innominabile (pubblicata in Italia dalla SugarCo), che resta la sua opera principale. Altri romanzi importanti: Mercier e Camier e Watt, sempre pubblicati dalla SugarCo, quest'ultimo nella presente collana. Tra le molte, citiamo la famosa pièce teatrale Aspettando Godot, che gli ha dato rinomanza mondiale. Per la sua opera critica è da ricordare il saggio su Proust, sempre pubblicato dalla SugarCo nella collana Tasco. Nel 1969 Beckett ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.

Titolo originale: More Pricks than Kicks, 1934

Il più fortunato

Il più fortunato by Piper Vaughn, M.J. O’Shea
La rockstar Nick Ventura ha toccato il fondo. Geloso del nuovo amore di suo fratello, inizia ad abusare dei propri vizi e, annebbiato dai fumi dell’alcol, finisce per schiantarsi contro un negozio con la propria auto. Umiliato pubblicamente e a un passo dalla galera, per ordine del tribunale entra in un programma di riabilitazione.
Il nutrizionista Luka Novak è appariscente, effeminato, il genere di gay che Nick, bisessuale, normalmente schernirebbe. Il carattere solare dell’uomo nasconde, però, un profondo dolore causato da una precedente relazione. Luka sa che dovrebbe diffidare della reputazione di Nick, ma ne è attratto suo malgrado e la loro amicizia, inizialmente incerta, si trasforma in passione. Ben presto Luka si renderà conto che la paura di Nick di perdere l’immagine da cattivo ragazzo sicuramente implicherà il non rendere mai pubblica la loro relazione.
Nick aveva sempre creduto di non avere bisogno di nessuno, finché Luka Novak non entra nella sua vita. Adesso deve conciliare il passato, libero da ogni preoccupazione, con il futuro che all’improvviso desidera più di ogni altra cosa. E la prima lezione che deve imparare è come diventare l’uomo di cui sia lui che Luka hanno bisogno, piuttosto che rimanere il ragazzo che è sempre stato. Solo.

Più di tutto

Da adolescente, Charlie “Chase” Rhodes incontra Scott Boone e si innamora perdutamente del popolare, atletico ragazzo della porta accanto. Charlie pensa di vivere un sogno quando Scott dice che prova le stesse cose. Ma i suoi sogni si infrangono quando il giovane inaspettatamente si trasferisce.

Anni dopo, Charlie conosce Adan Navarro, sfacciato e sicuro di sé, che senza problemi dichiara di voler solo rotolarsi un po’ con lui tra le lenzuola. Dopo otto mesi, insieme, Charlie è convinto che Adan ricambi il suo amore. Ma quando arriva l’opportunità di essere onesti riguardo alla loro relazione, Adan non lo fa.

Il tempo passa e la vita continua, ma quando Charlie scopre che gli unici due uomini che abbia mai amato si amano a vicenda, il suo cuore va di nuovo in pezzi. Scott e Adan gli dicono che lo rivogliono, ma Charlie non sa che si può fidare di due persone che l’hanno ferito così profondamente. Il tempo forse non guarisce tutte le ferite, ma con due uomini motivati e desiderosi di averlo indietro, Charlie otterrà molto di più di quanto abbia mai creduto possibile.

(source: Bol.com)

Più Che Amici

### *Saprai quando sarà il momento giusto. Lo sentirai. Non lasciare nemmeno che avvenga con la persona sbagliata. È una cosa che non potrai riprenderti.*
Si aprì a lui, assaporando le leggere note di vaniglia del bourbon. Nick non baciava come Steve. Baciava bene. Baciava con intenzione. Ma non baciava con la stessa passione senza fiato, non come Steve.
“Sembri pensierosa.”
Rise un po’. “No, scusa. È solo che… un mio amico è passato da me l’altro giorno con una storia folle, e mi è rimasta in testa. Mi dispiace.” Sorrise. “Qualche altro bacio e sono quasi sicura che la dimenticherò.”
Nick rise. “Quasi sicura, eh?”
“Oh sì.” Lo tirò in un altro bacio. “I tuoi baci sanno distrarre, Nick…”
* * *
Ria Cameron è stata un maschiaccio per tutta la vita. A venticinque anni, la sua vita si divide tra bici, corsa in montagna e guardare le partite di rugby con il suo migliore amico, Steve.
**Steve.**
**La stella della squadra di rugby, sexy, alto, muscoloso**.
L’unico ragazzo che abbia mai amato.
Ma Steve non l’ha mai vista come qualcosa di diverso da un’amica. In effetti, nessuno l’aveva mai guardata.
Quando però Ria ottiene un tirocinio prestigioso in uno studio legale importante, ha bisogno di un nuovo guardaroba e di un rinnovo, e ne ha bisogno velocemente. Nuovi vestiti, nuovo taglio di capelli e, improvvisamente, tutti gli occhi sono su di lei. Ria inizialmente è a disagio, finché non capisce che gli uomini la notano per la prima volta.
*Ma Steve inizia a comportarsi stranamente.*
Quando poi Ria attira l’attenzione del compagno di squadra di Steve, Nick, il supporto di Steve diventa rabbia. Ha ragione quando insiste nel dire a Ria che non è sicuro stare con Nick? O il suo comportamento è dettato solo dalla gelosia?
Ria non riesce a capire cosa passa per la testa di Steve. Pensava che non l’avesse mai guardata.
**Ora è troppo tardi.**
**Ha scelto Nick, ha deciso di fidarsi di lui e adesso è pronta a darsi a lui.**
*Ma quando chiude gli occhi, è Steve che appare nei suoi sogni più selvaggi…*
* * *
ATTENZIONE: Questo eBook contiene tematiche e linguaggio adatti a un pubblico di soli maggiorenni.
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### Sinossi
### *Saprai quando sarà il momento giusto. Lo sentirai. Non lasciare nemmeno che avvenga con la persona sbagliata. È una cosa che non potrai riprenderti.*
Si aprì a lui, assaporando le leggere note di vaniglia del bourbon. Nick non baciava come Steve. Baciava bene. Baciava con intenzione. Ma non baciava con la stessa passione senza fiato, non come Steve.
“Sembri pensierosa.”
Rise un po’. “No, scusa. È solo che… un mio amico è passato da me l’altro giorno con una storia folle, e mi è rimasta in testa. Mi dispiace.” Sorrise. “Qualche altro bacio e sono quasi sicura che la dimenticherò.”
Nick rise. “Quasi sicura, eh?”
“Oh sì.” Lo tirò in un altro bacio. “I tuoi baci sanno distrarre, Nick…”
* * *
Ria Cameron è stata un maschiaccio per tutta la vita. A venticinque anni, la sua vita si divide tra bici, corsa in montagna e guardare le partite di rugby con il suo migliore amico, Steve.
**Steve.**
**La stella della squadra di rugby, sexy, alto, muscoloso**.
L’unico ragazzo che abbia mai amato.
Ma Steve non l’ha mai vista come qualcosa di diverso da un’amica. In effetti, nessuno l’aveva mai guardata.
Quando però Ria ottiene un tirocinio prestigioso in uno studio legale importante, ha bisogno di un nuovo guardaroba e di un rinnovo, e ne ha bisogno velocemente. Nuovi vestiti, nuovo taglio di capelli e, improvvisamente, tutti gli occhi sono su di lei. Ria inizialmente è a disagio, finché non capisce che gli uomini la notano per la prima volta.
*Ma Steve inizia a comportarsi stranamente.*
Quando poi Ria attira l’attenzione del compagno di squadra di Steve, Nick, il supporto di Steve diventa rabbia. Ha ragione quando insiste nel dire a Ria che non è sicuro stare con Nick? O il suo comportamento è dettato solo dalla gelosia?
Ria non riesce a capire cosa passa per la testa di Steve. Pensava che non l’avesse mai guardata.
**Ora è troppo tardi.**
**Ha scelto Nick, ha deciso di fidarsi di lui e adesso è pronta a darsi a lui.**
*Ma quando chiude gli occhi, è Steve che appare nei suoi sogni più selvaggi…*
* * *
ATTENZIONE: Questo eBook contiene tematiche e linguaggio adatti a un pubblico di soli maggiorenni.

Le più belle pagine. Scelte da Italo Calvino

Dopo aver setacciato le raccolte pubblicate da Landolfi nell’arco di oltre quarant’anni (da “Dialogo dei massimi sistemi” del 1937 a “Del meno” del 1978), Calvino scelse da ultimo 53 testi. Organizzati in sette sezioni che corrispondono ad altrettanti spunti critici essi consentono di cogliere in tutte le sue sfaccettature un’opera che ha sul lettore l’effetto “d’unghia che stride contro un vetro, o d’una carezza contropelo, o d’una associazione di idee che si vorrebbe scacciare subito dalla mente”. Insomma: il vero Landolfi, quello che “preferisce lasciare nell’opera qualcosa di non risolto, un margine d’ombra e di rischio: il Landolfi che sperpera le sue puntate d’un colpo e le ritira bruscamente dal tavolo con gesto allucinato del giocatore”.
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Le più belle fiabe popolari italiane (eNewton Classici)

A cura di Cecilia Gatto Trocchi
Le fiabe italiane sono tra le più ricche di fantasia e di creatività dell’intera produzione mondiale. Presentiamo in questa antologia un’accurata selezione delle favole popolari di tutte le regioni d’Italia, una tradizione culturale che si compone di migliaia e migliaia di racconti magici, in origine resi e tramandati spesso nei dialetti, straordinariamente espressivi; perle di rara bellezza, veri e propri tesori letterari, cominciando da quel capolavoro di tutti i tempi che è Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, napoletano, costituito da storie meravigliose di fate, orchi, magie, incantesimi, principesse rapite e animali fantastici, in cui spesso irrompe il realismo della vita quotidiana con effetti gradevoli e bizzarri. La letteratura popolare ha attinto da Giambattista Basile intrecci famosissimi: il Gatto parlante a cui l’orfano fa le scarpe, il Bianco Viso che giace come la Bella Addormentata nella foresta, la Gatta Cenerentola abbandonata e sola che sposa il re… I nostri capolavori fiabeschi sono spesso ignorati; costituiscono invece un patrimonio culturale di eccezionale valore di cui dobbiamo riappropriarci, specialmente oggi, quando non esistono più momenti di raccoglimento privati, e la televisione e i social network invadono il nostro tempo libero. Leggendo, raccontando, citando una fiaba popolare, riscopriamo speranza e ottimismo. Infatti, come dice una canzone siberiana, «un popolo che non racconta più fiabe è destinato a morire di freddo».
Cecilia Gatto Trocchi
(Roma, 1939-2005) è stata docente di Antropologia culturale presso le università Roma Tre e La Sapienza e ha diretto l’Osservatorio dei fenomeni magico-simbolici (Roma Tre). Ha compiuto ricerche in Africa, America Latina, India, verificando le tematiche magico-simboliche, le mitologie e i rituali. Esperta di tradizioni popolari, si è occupata di novellistica e letteratura etnica. Ha pubblicato studi sul pensiero simbolico, l’etno-medicina, le religioni, l’arte, la magia, i miti e le leggende. Socio fondatore della Società Italiana per lo Studio di Psicopatologia e Religione, è stata anche consulente scientifico della rivista di psichiatria «Psiche Donna». Autrice di Viaggio nella magia, Nomadi spirituali, Civiltà e culture, Le Muse in azione, con la Newton Compton ha pubblicato Leggende e racconti popolari di Roma, Storie e luoghi segreti di Roma, La magia, I tarocchi e Le più belle leggende popolari italiane.
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### Sinossi
A cura di Cecilia Gatto Trocchi
Le fiabe italiane sono tra le più ricche di fantasia e di creatività dell’intera produzione mondiale. Presentiamo in questa antologia un’accurata selezione delle favole popolari di tutte le regioni d’Italia, una tradizione culturale che si compone di migliaia e migliaia di racconti magici, in origine resi e tramandati spesso nei dialetti, straordinariamente espressivi; perle di rara bellezza, veri e propri tesori letterari, cominciando da quel capolavoro di tutti i tempi che è Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, napoletano, costituito da storie meravigliose di fate, orchi, magie, incantesimi, principesse rapite e animali fantastici, in cui spesso irrompe il realismo della vita quotidiana con effetti gradevoli e bizzarri. La letteratura popolare ha attinto da Giambattista Basile intrecci famosissimi: il Gatto parlante a cui l’orfano fa le scarpe, il Bianco Viso che giace come la Bella Addormentata nella foresta, la Gatta Cenerentola abbandonata e sola che sposa il re… I nostri capolavori fiabeschi sono spesso ignorati; costituiscono invece un patrimonio culturale di eccezionale valore di cui dobbiamo riappropriarci, specialmente oggi, quando non esistono più momenti di raccoglimento privati, e la televisione e i social network invadono il nostro tempo libero. Leggendo, raccontando, citando una fiaba popolare, riscopriamo speranza e ottimismo. Infatti, come dice una canzone siberiana, «un popolo che non racconta più fiabe è destinato a morire di freddo».
Cecilia Gatto Trocchi
(Roma, 1939-2005) è stata docente di Antropologia culturale presso le università Roma Tre e La Sapienza e ha diretto l’Osservatorio dei fenomeni magico-simbolici (Roma Tre). Ha compiuto ricerche in Africa, America Latina, India, verificando le tematiche magico-simboliche, le mitologie e i rituali. Esperta di tradizioni popolari, si è occupata di novellistica e letteratura etnica. Ha pubblicato studi sul pensiero simbolico, l’etno-medicina, le religioni, l’arte, la magia, i miti e le leggende. Socio fondatore della Società Italiana per lo Studio di Psicopatologia e Religione, è stata anche consulente scientifico della rivista di psichiatria «Psiche Donna». Autrice di Viaggio nella magia, Nomadi spirituali, Civiltà e culture, Le Muse in azione, con la Newton Compton ha pubblicato Leggende e racconti popolari di Roma, Storie e luoghi segreti di Roma, La magia, I tarocchi e Le più belle leggende popolari italiane.

La più amata

“Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore.” Il Professore – un inchino in segno di gratitudine e rispetto – è Lorenzo Ciabatti, primario dell’ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d’oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l’unica a cui il Professore consente di indossare l’anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L’anello dell’Università Americana, dice lui. L’anello del potere, bisbigliano alcuni – medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente.
Teresa che dall’infanzia scivola nell’adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato. E questa stessa contrarietà della verità a mostrare un solo volto Teresa la ritrova quando si mette a scrivere, ossessivamente prova a capire, ad aggrapparsi a un bandolo e risalire alle risposte. Esagerazione, mitomania, oppure semplici constatazioni? Con una scrittura densa, nervosa, lacerante, che affonda nella materia incandescente del vissuto e la restituisce con autenticità illuminandone gli aspetti più ambigui, Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un’intera epoca. Un’autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall’urgenza di fare i conti con un’infanzia felice bruscamente interrotta.

Più alto del mare

”Potevano i visitatori di un carcere speciale essere accolti dalla bellezza del creato? Sì, potevano. E questo era inganno, crudeltà, stortura.”. Asinara, fine anni Settanta. C’è la guerra, in Italia. È tempo di regime duro, tolleranza zero, e l’istituto di massima sicurezza dell’Isola ne è il luogo simbolo. Luisa non lo sa e quando sale sulla nave per far visita a un marito pluriomicida è agitata, sì, ma solo perché non ha mai visto il mare. Paolo invece ne sa fin troppo e, quando torna sull’Isola, quel profumo salmastro gli riporta alla mente le estati al mare con il figlio piccolo. Molto prima che l’orrore della lotta politica irrompesse nelle loro vite. Ma c’è una cosa che Luisa e Paolo hanno in comune: sono soli nel dolore, in un Paese che non può permettersi pietà pubblica per gente come loro. Bloccati sul posto dal maestrale, accettano l’ospitalità di una guardia carceraria, Nitti. Li attende una lunga notte che sembra disegnata dal destino.

(source: Bol.com)

La Pistolera Della Morte

Gaerth, un continente selvaggio tra praterie, cowboy, cavalli e sfide sotto il sole rovente dell’inarrivabile Ovest.
Un regno sconfinato, dominato dal Mana e dal vapore della Rivoluzione Industriale Magica, un luogo dove la magia è comprata e venduta ogni giorno.
In un’epoca dove a dettar legge nella Grande Frontiera sono le corporazioni organizzate di avventurieri, cacciatori di taglie ed esploratori, vi è una gilda di cowgirl di cui tutto il continente sentirà presto parlare.
Il loro nome è “Lucky Flowers” e l’obiettivo del loro lungo viaggio è uno solo: ritrovare la leggendaria Scacchiera del Mana.

Il Pirata e il Cowboy

Il Pirata e il Cowboy: Pantani e Armstrong, le storie maledette by Leo Turrini
C’erano una volta un Pirata e un Cowboy. Troppo breve fu il loro duello sulle strade del Tour de France e dell’Olimpiade, nell’estate del 2000. Troppo breve e zeppo di bugie: avessimo conosciuto allora l’intera verità sul conto di Lance Armstrong, il Cowboy, forse il giudizio popolare su Marco Pantani, il Pirata, sarebbe stato molto diverso.
Il racconto di una rivalità che avrebbe potuto cambiare la storia del ciclismo moderno, nel cuore di una sfida da tragedia greca tra un Ettore e un Achille della bicicletta, merita di essere riscritto oggi. È tardi per porre riparo a una manipolazione della realtà che innescò uno spaventoso cortocircuito mediatico: ma certo è venuto il momento di riconoscere che il Pirata e il Cowboy erano due facce della stessa medaglia, la medaglia di un ciclismo nel quale pretendere di distinguere buoni e cattivi fu soltanto un penoso esercizio di ipocrisia.
C’erano una volta un Pirata e un Cowboy. C’erano una volta Marco Pantani e Lance Armstrong. Tra disgrazie e tragedie, tra orrori ed errori, entrambi hanno segnato, nel bene e nel male, il nostro tempo. Abbandonarli all’oblio, fingendo di dimenticarli, farebbe torto non soltanto alle loro biografie.
Ma a noi stessi.
Leo Turrini è nato a Sassuolo nel 1960. Da oltre trent’anni racconta per i quotidiani del gruppo Poligrafici i grandi eventi dello sport. Ha scritto le biografie di Enzo Ferrari, Gino Bartali, Michael Schumacher e Lucio Battisti.
Va piano in bicicletta, ma ama moltissimo le storie, felici e tragiche, del ciclismo.
Cosa avremmo detto,
da bambini, se avessimo scoperto
che Cenerentola era, in realtà, più cattiva
e cinica delle sorellastre?

La piramide di fango

“Si sono aperte le cateratte del cielo. I tuoni erompono con fragore. Nel generale ottenebramento, e sotto la pioggia implacabile, tutto si impantana e smotta. Il fango monta e dilaga: è una coltre di spento grigiore sulle lesioni e sulle frane. La brutalità della natura si vendica della politica dei governi corrotti, che non si curano del rispetto geologico; e assicurano appalti e franchigie alle società di comodo e alle mafie degli speculatori. A Vigàta dominano le sfumature opache e le tonalità brune delle ombre che si allungano sull’accavallato disordine dei paesaggi desolati; sui lunari cimiteri di scabre rocce, di cretti smorti, e di relitti metallici che sembrano ossificati. Questa sgangherata sintassi di crepature e derive ha oscuri presagi. E si configura come il rovescio tragico dell’allegra selvatichezza vernacolare di Catarella, che inventa richiami fonici ed equivalenze tra ‘fango’ e ‘sangue’; e con le confuse lettere del suo alfabeto costruisce topografie che inducono all’errore. Del resto, macchiate di sangue sono le ferite fangose del paesaggio; e l’errore è consustanziale al labirinto illusionistico dentro il quale i clan mafiosi vorrebbero sospingere il commissario Montalbano per fuorviarlo, e convincerlo che il delitto sul quale sta indagando è d’onore e non di mafia. La vicenda ha tratti sfuggenti, persino elusivi…” (Salvatore Silvano Nigro)
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Piramide

I primi casi di Kurt Wallander prima di diventare il commissario capo della polizia di Ystad. Cinque racconti per un Wallander inedito, agente alle prime armi, che s’impadronisce del mestiere e fa subito capire che sarà un ottimo poliziotto.
«Questi racconti rappresentano per me un punto esclamativo dopo il punto fermo posto alla fine di Muro di fuoco. Talvolta tornare indietro è utile. In altre parole, questo non è un epilogo, bensì un prologo» HENNING MANKELL