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Il drago di bronzo

“Vediamo ancora… Berkeley, California: Barry Francis Cowan, età diciassette anni, statura 1,75, scomparso da casa quindici mesi fa. Abbiamo telegrafato al signor Cowan, e arriverà stasera in aereo per l’identificazione…” “Non avevo niente, addosso, quando mi avete ricoverato? Voglio dire, documenti, chiavi, soldi?” “Solo i vestiti.” “E nelle tasche?” Il dottor Bannon aprì il cassetto del tavolino da notte e tirò fuori un oggetto. “Ottanta centesimi, che sono in direzione, in una busta. E poi questo.” Mi porse l’oggetto. Era grande più o meno come una zampina di coniglio, era di bronzo, e aveva la forma di un piccolo drago. Lungo circa cinque centimetri, ma un drago, un Drago di Bronzo… Chissà perchè, lo pensai subito con le maiuscole. Lo esaminai, con un senso di orrore. Non mi piaceva toccarlo… E il drago sembrò crescere, riempire tutta la stanza… Di colpo, senza pensarci, mi misi a urlare. “No, Rellin! No!” Poi tutto diventò d’un nero meraviglioso, vellutato.

I draghi della notte d’inverno. Le cronache. DragonLance

Sul mondo incombono orrende sciagure ora che gli eroi sono stati separati. L’oscura profezia e incubi agghiaccianti li tormentano, mentre vanno alla ricerca dei misteriosi globi dei draghi e della leggendaria Dragonlance… Un drappello di eroi risolleva le sorti del mondo, ma si tratta di una tregua fragile e precaria, che potrebbe dissolversi per sempre nel freddo pungente d’una notte d’inverno. Cavalieri e barbari, elfi e guerrieri, gnomi, maghi sapienti dai poteri occulti continuano la loro ricerca della leggendaria Dragonlance e la lotta senza esclusione di colpi contro Takhisis, la Regina delle Tenebre.
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I draghi dell’alba di primavera. Le cronache. DragonLance

L’arrivo della primavera fa rinascere la speranza, gli eroi, armati della leggendaria Dragonlance, combattono per sconfiggere i draghi malvagi, ma anche le proprie debolezze, che potrebbero rivelarsi la causa della rovina del mondo. Il dubbio condurrà Tanis sull’orlo del baratro e Raistlin dovrà scegliere tra le tenebre e la luce, mentre Laurana dovrà ingegnarsi per evitare l’insidiosa trappola che le è stata sapientemente tesa. Ma sarà il misterioso Uomo della Gemma Verde a reggere le sorti della disperata battaglia contro la Regina delle Tenebre.
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I draghi del crepuscolo d’autunno

Dopo il ritorno dei draghi di Takhisis, gli abitanti del mondo di Krynn disperano di poter trovare la pace, ma anche nell’oscurità delle tenebre brilla l’esile bagliore della fiamma della speranza. Un pugno di eroi stringe un’alleanza per sconfiggere i draghi malvagi: la Regina delle Tenebre, cavalieri, barbari, gnomi, elfi intraprendono dunque la perigliosa ricerca della leggendaria Dragonlance. Riusciranno nell’impresa?

Dei doveri degli uomini. Discorso a un giovane

Il 17 marzo 2011 sono stati celebrati i 150 anni della nascita dello stato italiano, ma è sufficiente questo per ricordare gli splendori della storia italica? Sicuramente questa è una bella occasione per celebrare, conoscere e rinnovare gli onori, la cultura, il coraggio, la fede, l’umanità, la bellezza, l’ardore e le tante virtù del popolo italiano che, ben prima della formazione dello Stato, hanno scritto una storia gloriosa della nostra amata Italia. Grandi benefici ha portato l’Unità d’Italia, ma la nostra identità non può limitarsi a riconoscere le ragioni dello stato unitario, è il cuore che ci dice che il sentimento di Patria è qualcosa di più profondo e che è strettamente legato alla testimonianza e alle virtù peculiari che nella storia hanno alimentato la nascita e la morte di tanti eroi e santi. Il primo tra gli autori che hanno colpito la nostra immaginazione e che fornì un contributo decisivo al Risorgimento e alla formazione degli italiani è stato sicuramente Silvio Pellico. Si tratta di un personaggio che una certa pubblicistica ha cercato di nascondere, ma che al suo tempo era ai primi posti per qualità letteraria, patriottismo, virtù morali, passione. Ecco che si fa quindi necessaria la ripubblicazione, a distanza di molti anni, del breve libro morale Dei doveri degli uomini, scritto da un testimone vero, che cercò in ogni modo di conciliare il desiderio d’unità con l’identità cattolica degli italiani.
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Il dovere di un capitano

Non può finire così … ‘ Richard Phillips sapeva bene che il suo era un mestiere rischioso. L’aveva anche scritto in una email alla moglie. Ma l’8 aprile 2009 cominciò come un giorno qualunque per il capitano della Maersk Alabama, la nave americana che trasportava cibo e materiali agricoli per il World Food Programme. Un giorno qualunque fino al momento in cui, a duecento miglia dalla costa del Corno d’Africa, un manipolo di pirati somali armati di ak-47 attaccò la nave e salì a bordo. I pirati non si aspettavano che l’equipaggio reagisse. Non avevano idea che i l capitano si sarebbe offerto come ostaggio al posto della ciurma. E non sapevano che cosa aspettarsi dall’ufficiale schietto e tenace che si ritrovarono come prigioniero: cinque giorni di pura tensione destinati a concludersi con una rischiosa operazione di salvataggio. La storia straordinaria del Capitano Phillips è quella di un uomo come tanti altri che ha fatto ciò che riteneva suo dovere, e nel farlo è diventato un eroe.
(source: Bol.com)

Dove sparivano le navi

In quell’immenso arcipelago che è l’oceano Pacifico cominciano a sparire le navi. Non transatlantici o grandi petroliere, niente di sensazionale, niente che meriti più di un trafiletto. Ma c’è un giornalista australiano a mettere insieme, di trafiletto in trafiletto, una serie preoccupante di indizi: piccoli mercantili, traghetti, panfili privati, pescherecci, vecchie carrette conradiane non arriveranno mai a destinazione. Qualcuna viene trovata alla deriva senza anima viva a bordo; ma la maggior parte si è come volatilizzata nella breve rotta da isola a isola, da atollo ad atollo. È un ritorno alla pirateria? Una qualche nuova e fatale turbolenza atmosferica? O uno dei tanti, leggendari mostri marini che sale dagli abissi in cerca di vittime umane? Il solo modo di sapere la verità, di andare a fondo di queste coincidenze forse puramente casuali, è di prendere una vecchia carretta e incrociare con pazienza nelle acque sospette. La pazienza non del pescatore, ma dell’esca.
Copertina di Karel Thole

Dove nessuno ti troverà

Donna e uomo, partigiana e bandito, ‘La Pastora’, personaggio realmente esistito e protagonista di imprese ardite, divenne un mito della leggenda popolare. Sulle sue tracce, uno psichiatra e un giornalista, inventati dalla penna di Alicia Giménez-Bartlett, intenzionati a squarciare la cortina del suo enigma per svelarne finalmente la natura, le motivazioni, il destino.

(source: Bol.com)

Dove finisce l’arcobaleno

L’anno è il 1935. Lo sfondo è l’Etiopia. La missione consiste nel condurre quattro decrepite autoblindo dapprima per mare, forzando il blocco inglese, quindi per centinaia di chilometri di deserto ostile e selvaggio fino ai Pozzi di Cialdi, nel cuore del territorio etiopico che sta per essere invaso dalle truppe di Mussolini. L’arduo compito è affidato a due avventurieri, un americano e un inglese che agiscono per denaro, a una giornalista che ha sposato la causa degli oppressi e a un giovane dignitario etiope. Dalla goletta negriera che lo farà approdare non senza difficoltà nei pressi di Gibuti, alle gole profonde dell’altopiano etiopico, il piccolo convoglio dovrà conoscere la ferocia degli animali e degli uomini del deserto, le vendette sanguinarie e i riti tribali dei predoni; dovrà fronteggiare un esercito ben equipaggiato combattendo al fianco di un popolo tanto eroico quanto inerme; sarà costretto a rischiare la vita ogni istante opponendo il coraggio al tradimento, l’amore alla disperazione. E durante il viaggio saranno le circostanze a fare gli uomini, ritoccando e talvolta addirittura capovolgendo quelli che sembrano i dati di fatto iniziali. Maestro nella caratterizzazione di personaggi come nel creare una tensione narrativa senza cedimenti, Smith fa sfoggio, in questo romanzo in particolare, anche di un’ironia insolitamente graffiante.

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(source: Bol.com)

Il dottor Zivago

Boris Pasternak nacque nel 1890 a Mosca. Il suo ingresso nella vita intellettuale russa coincise con la moda del cubofuturismo e con le più accese esperienze di rinnovamento letterario. Ma per quanto animato da un ansioso bisogno di ricerca, egli non dimenticò mai la più genuina tradizione della sua terra, come testimoniano l’opera poetica e, ancor meglio e di più, il romanzo. La sua poesia, così improduttiva ai fini della propaganda, non lo mise mai in buona luce presso le autorità; egli stesso – non per una ben individuata ragione di ordine politico, ma per un preciso bisogno di salvare la libertà dell’arte e del pensiero – sin dal 1930 visse in disparte nella sua dacia di Peredelkino presso Mosca, dove morì nel 1960. Fu in questa volontaria solitudine che maturò e fu scritto II dottor Zivago. Il premio Nobel per la letteratura, conferitogli nel 1958, e l’eco enorme e l’impressione profonda suscitate in tutto il mondo dal romanzo non valsero a toglierlo dall’isolamento né ad attenuare il gelo ufficiale della politica e della letteratura sovietiche. Unanime, la critica di tutto il mondo riconosce che II dottor Zivago si inserisce – per dirla con le parole di Eugenio Montale -“per l’ampiezza del quadro e per la primordialità delle passioni nella tradizione tolstoiana”; e tuttavia, come scrisse Edmund Wilson, esso “non è affatto un romanzo d’antico stampo … è un romanzo poetico moderno, il cui autore ha letto Joyce, Proust, e Kafka e … s’è allontanato dai suoi predecessori per inventare, in questo campo, un genere suo proprio … l’intero libro è una grandiosa, enorme espressione simbolica della visione della vita dell’autore”.
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Il dottor Prottor e la superpolvere per petonauti

Il dottor Prottor è uno scienziato pazzo. O quasi. Da tempo sta cercando l’invenzione del secolo e dopo l’incontro con Tina e Bulle, due ragazzini suoi vicini di casa, sembra che il suo sogno stia per realizzarsi: insieme hanno scoperto una polvere per fare puzzette esplosive così potenti da rompere i pantaloni, spalancare le porte e, a volte, far finire la gente sugli alberi. Ma non hanno fatto i conti con i due grassi e truci gemelli Tronz, per non parlare del Buco della Morte, dell’intricato sistema fognario di Oslo e soprattutto dell’orribile anaconda che vi abita. Personaggi assurdi e indimenticabili, una folle corsa dell’immaginazione degna di Roald Dahl, un conto alla rovescia verso un finale col botto.
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Dossier Brimstone

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L’ultima notte della sua vita, il critico d’arte Jeremy Grove invita a cena le tre persone che più lo odiano al mondo. Il mattino seguente viene trovato arso vivo in una camera chiusa dall’interno. L’indagine riunisce una delle più formidabili équipe investigative di tutti i tempi: l’agente speciale Aloysius F.X. Pendergast dell’FBI e il duro poliziotto Vincent D’Agosta, cui ben presto si aggiunge il capitano Laura Hayward della Polizia di New York. Quando anche un noto produttore discografico viene trovato bruciato vivo nel suo lussuoso appartamento la situazione diviene incontrollabile: c’è chi parla di combustione spontanea, chi ritiene che sia opera del diavolo e chi le interpreta come le prime avvisaglie di un’imminente apocalisse…
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Doppio sogno

Nella Vienna fin de siècle, un medico e la moglie conducono una vita di quieta felicità. Ma un ballo in maschera, e l’incontro con due misteriose figure in domino rosso, fanno precipitare i protagonisti in una nottata di incomprensibile avventure, di cui risulterà impossibile discernere la realtà dal sogno. Una novella in cui si coglie l’eco delle teorie psicanalitiche su cui lavorò Freud in quegli stessi anni ma che non è affatto la traduzione poetica di una qualche dottrina scientifica o filosofica, ma semmai un luogo in cui si condensa e trova lucidissima espressione il malessere esistenziale di un’intera epoca.
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