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Chiave 17

**Tra Jo Nesbø e Stieg Larsson
Dall’autore del bestseller* Il sezionatore*
Un grande thriller
Il primo caso per Tom Babylon
«Un finale da infarto.»
«Capolavoro di tensione.»**
Nel Duomo di Berlino viene rinvenuto un corpo crudelmente mutilato, simile a un angelo con due inquietanti ali nere: è Brigitte Riss, pastora della chiesa. Ha al collo una chiave con il numero 17, la firma di uno spietato assassino. Il poliziotto Tom Babylon vuole essere assegnato a questo caso a qualunque costo. Ma il suo non è un semplice desiderio di giustizia. Anni fa, infatti, una chiave identica ha portato alla scomparsa della sorellina. Quando però gli viene affiancata la psicologa Sita Johanns, la sua sete di vendetta rischia di rimanere insoddisfatta. La donna, infatti, sospetta che Tom abbia qualcosa da nascondere e non è convinta che sia la persona giusta per seguire le indagini. Ma l’assassino sta già tessendo la sua tela, e non si fermerà davanti a nulla. 
**Numero 1 in Germania
La porta del male era chiusa…
Finché qualcuno non ha trovato la chiave **
«Attenzione: se Marc Raabe proietta nei personaggi i suoi incubi peggiori, allora c’è il grosso rischio che capiti lo stesso anche a voi.»
**Sebastian Fitzek, autore di *Il ladro di anime***
«Raabe fa emergere con grande violenza le più inquietanti paure dell’infanzia.»
**Westdeutsche Zeitung**
«La corsa del bene contro il male ha inizio, si sente il ticchettio di un orologio, il sangue scorre, il lettore continua a sfogliare, senza respiro.»
**Radio WDR 2**
**Marc Raabe**
È nato nel 1968 e vive a Colonia. È amministratore delegato e socio di una ditta di produzione televisiva e cinematografica. Autore rivelazione del thriller tedesco, ha esordito con *Il sezionatore*, per settimane nella classifica dei libri più venduti in Germania, Francia e Italia, cui sono seguiti *Prima di uccidere*, bestseller dalla prima settimana di uscita, e* L’ho ucciso io*. Torna a pubblicare in Italia con *Chiave 17*.
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### Sinossi
**Tra Jo Nesbø e Stieg Larsson
Dall’autore del bestseller* Il sezionatore*
Un grande thriller
Il primo caso per Tom Babylon
«Un finale da infarto.»
«Capolavoro di tensione.»**
Nel Duomo di Berlino viene rinvenuto un corpo crudelmente mutilato, simile a un angelo con due inquietanti ali nere: è Brigitte Riss, pastora della chiesa. Ha al collo una chiave con il numero 17, la firma di uno spietato assassino. Il poliziotto Tom Babylon vuole essere assegnato a questo caso a qualunque costo. Ma il suo non è un semplice desiderio di giustizia. Anni fa, infatti, una chiave identica ha portato alla scomparsa della sorellina. Quando però gli viene affiancata la psicologa Sita Johanns, la sua sete di vendetta rischia di rimanere insoddisfatta. La donna, infatti, sospetta che Tom abbia qualcosa da nascondere e non è convinta che sia la persona giusta per seguire le indagini. Ma l’assassino sta già tessendo la sua tela, e non si fermerà davanti a nulla. 
**Numero 1 in Germania
La porta del male era chiusa…
Finché qualcuno non ha trovato la chiave **
«Attenzione: se Marc Raabe proietta nei personaggi i suoi incubi peggiori, allora c’è il grosso rischio che capiti lo stesso anche a voi.»
**Sebastian Fitzek, autore di *Il ladro di anime***
«Raabe fa emergere con grande violenza le più inquietanti paure dell’infanzia.»
**Westdeutsche Zeitung**
«La corsa del bene contro il male ha inizio, si sente il ticchettio di un orologio, il sangue scorre, il lettore continua a sfogliare, senza respiro.»
**Radio WDR 2**
**Marc Raabe**
È nato nel 1968 e vive a Colonia. È amministratore delegato e socio di una ditta di produzione televisiva e cinematografica. Autore rivelazione del thriller tedesco, ha esordito con *Il sezionatore*, per settimane nella classifica dei libri più venduti in Germania, Francia e Italia, cui sono seguiti *Prima di uccidere*, bestseller dalla prima settimana di uscita, e* L’ho ucciso io*. Torna a pubblicare in Italia con *Chiave 17*.

Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza

È la storia di un incontro, questo libro intimo e provocatorio: tra una grande scrittrice che ha fatto della parola il proprio strumento per raccontare la realtà e una donna intelligente e volitiva a cui la parola è stata negata. Non potrebbero essere più diverse, Dacia Maraini e Chiara di Assisi, la santa che nella grande Storia scritta dagli uomini ha sempre vissuto all’ombra di Francesco. Eppure sono indissolubilmente legate dal bisogno di esprimere sempre la propria voce. Chiara ha dodici anni appena quando vede “il matto” di Assisi spogliarsi davanti al vescovo e alla città. È bella, nobile e destinata a un ottimo matrimonio, ma quel giorno la sua vita si accende del fuoco della chiamata: seguirà lo scandaloso trentenne dalle orecchie a sventola e si ritirerà dal mondo per abbracciare, nella solitudine di un’esistenza quasi carceraria, la povertà e la libertà di non possedere. Sta tutta qui la disobbedienza di Chiara, in questo strappo creativo alle convenzioni di un’epoca declinata al maschile. Perché, ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee. In questo racconto, che a volte si fa scontro appassionato, segnato da sogni e continue domande, Dacia Maraini traccia per noi il ritratto vivido di una Chiara che prima è donna, poi santa dal corpo tormentato ma felice: una creatura che ha saputo dare vita a un linguaggio rivoluzionario e superare le regole del suo tempo…
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Chiacchiere di bottega: Uno scrittore, i suoi colleghi e il loro lavoro

Queste conversazioni, appunti di lettura, ricordi e lettere nascono da occasioni diverse, ma da un’unica voglia di capire. Mosso dall’ammirazione, dalla solidarietà, dalla simpatia, Roth viaggia per l’Europa, gli Stati Uniti e Israele, e incontra scrittori che hanno sollecitato in lui la necessità di «chiacchierare» del proprio e dell’altrui lavoro. A Torino incontra Primo Levi, con cui parla di Olocausto, precisione scientifica ed etica del lavoro ben fatto. A Londra e nel Connecticut affronta con Milan Kundera il tema del totalitarismo, ma anche del destino del romanzo. E poi viaggia fino a Praga per incontrare Ivan Klima, a Londra parla con Edna O’Brien del suo «esilio volontario» dall’Irlanda, a Gerusalemme conversa con un altro sopravvissuto, Aharon Appelfeld, di ebraismo e assimilazione. Occorre dire che la curiosità sfoggiata da Philip Roth in queste pagine non è moneta corrente tra gli scrittori. Raccontando dell’amicizia con Bernard Malamud, per esempio, Roth cita una regola di cortesia non scritta tra i romanzieri che «prende atto di quanta poca sincerità si sarebbe in grado di sopportare dall’altro». Eppure, con alcuni di loro, Roth è pronto a lasciare il centro della scena e a trasformarsi in appassionato intervistatore. E poi ringrazia Mary McCarthy di essere stata «sgradevole», di non avergli taciuto le critiche per il suo ultimo romanzo.

Chi semina vento

Pia Kirchhoff e Oliver von Bodenstein sono alle prese con una nuova, scottante indagine che sconvolge la quieta esistenza del Taunus con risvolti a livello internazionale. Tutto comincia con il ritrovamento del cadavere del guardiano notturno di un’azienda che progetta e realizza impianti eolici, la WindPro. Gli investigatori si rendono conto che non si è trattato di una morte accidentale e iniziano a scavare nella vita del defunto e nelle attività dell’azienda. Comincia così a delinearsi un quadro delicato e complesso che vede contrapposte un’associazione di cittadini contraria alla realizzazione di un parco eolico e la WindPro, che preme in tutti i modi per portare a termine il progetto e scongiurare il fallimento. In realtà, come sempre succede quando la posta in gioco è così alta, la vicenda è molto più intricata e dominata da cinici interessi: la protesta è pilotata da alcuni personaggi carismatici e senza scrupoli, mentre i vertici dell’azienda cercano di forzare le cose con corruzione e ricatti. La rete di rapporti personali che emerge dalle indagini si rivela fitta e ramificata; tutti hanno qualcosa da nascondere e approfittano egoisticamente del prossimo per cercare di ottenere vantaggi personali o meschine vendette individuali che nulla hanno a che vedere con l’interesse per il bene comune.
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Chi sei, Kate?

**IL LIBRO:**
George Morel è uno scrittore famoso ma non riesce più a scrivere da alcuni anni. “Il blocco dello scrittore” si dice in gergo editoriale. La noia che lo affligge viene interrotta la mattina in cui riceve un involucro voluminoso su cui non c’è alcun nome del mittente ma solo un indirizzo email. Non volendo perdere tempo con l’ennesimo manoscritto amatoriale, lo scrittore non apre il pacco e chiede, tramite email, il recapito postale a cui rispedirlo.
La mittente, Kate Long, non è la solita neo scrittrice alla ricerca di riconoscimenti, ma una giovane donna avvolta da troppi misteri.
I due protagonisti, pur senza conoscersi, sviluppano attraverso una fitta corrispondenza la trama di un romanzo che gioca sui sentimenti reciproci e che sfocia sino ad un apparente *”amore”* virtuale.
Fra enigmi e umanità, George e Kate svelano a se stessi una vita di solitudine e abbandoni, momenti di gioia e di quotidianità. Non sanno dove condurranno le loro email, si scrivono solo per il piacere di scrivere e di leggersi.
Ma cosa contiene quel plico misterioso recapitato a George Morel?
La sua apertura, consentirà allo scrittore di rimettere a posto un fondamentale tassello del suo passato che ancora non aveva trovato la giusta collocazione e di capire finalmente la reale identità di Kate Long.
**L’AUTORE:**
Angelo D’Antonio ha iniziato a scrivere e pubblicare romanzi sin dal 2009. Ha scritto in successione:
Il segreto di Giulia (2009)
Duplice vendetta (2010)
L’incubo del babau – Una storia di stalking (2011)
Nessuna identità – Frammenti di memoria (2013)
Thriller Trilogy (2013)
Pàntaclo – La Profezia (2014)
Pàntaclo II – La Profezia (2014)
Pàntaclo III – La Profezia (2014)
Pàntaclo (2015)
Crime (2015)
In gabbia (2016)
Ad oggi, Angelo D’Antonio è uno degli autori self italiani più conosciuti con oltre 60.000 copie vendute complessivamente dei suoi e-Books.

Chi non rispetta le regole?

Se la Maastricht 2.0 consisterà delle proposte scriteriate sinora discusse, la Storia non attribuirà certamente la responsabilità della fine dell’euro ai movimenti populisti e a quattro economisti che li sobillano, ma alla cecità dell’establishment europeo.
L’Europa si accinge in questi mesi alla revisione delle proprie discusse istituzioni di governance economica, una sorta di Maastricht 2.0. Le attese per l’Italia non sono positive: la Germania sostiene che le regole vadano riviste non perché non hanno funzionato, ma perché non sono state rispettate, proponendo l’irrigidimento dei vincoli di bilancio e relegandone il controllo ai tecnocrati e all’arbitrio dei mercati.
Ma siamo davvero noi italiani ad avere violato le regole della moneta unica, o l’hanno invece fatto i nostri fustigatori tedeschi? Vi sono delle “regole del gioco”, ben note all’analisi economica, che rendono un’area monetaria sostenibile. Ispirate da precetti monetaristi, le regole nei fatti adottate nell’Eurozona sono invece altre, e sono quelle che la Germania ha ritenuto più confacenti al proprio modello mercantilista. Come potrà il rafforzamento di regole sbagliate consolidare l‘euro e non, invece, destabilizzarlo? Quali veti e quali proposte dovrebbe mettere sul tavolo il governo italiano? E da ultimo, un’altra Europa è possibile?
Sergio Cesaratto, ben noto economista dell’Università di Siena, ripercorre le ragioni sto­rico-politiche che hanno portato l’Italia a sostenere la moneta unica come sostituto di un patto sociale interno volto a regolare il conflitto distributivo, accettando così regole del gioco esterne basate su principi antidemocratici, vantaggiose per gli altri, lesive per la nostra crescita. L’illustrazione delle proposte di riforma tedesche mostra la continuità con gli errori che hanno prodotto la crisi finanziaria e accentuato le asimmetrie europee.
L’autore ha cercato di spiegarlo al pubblico tedesco in una conferenza tenuta a Fri­burgo, città-simbolo del discorso politico-economico “ordoliberista” dominante in Germania, considerato un “universo parallelo” nel resto del mondo. La que­stione, però, è di farlo capire agli italiani, in particolare a quella parte della classe dirigente che ancora prende per populismo le critiche all’Europa condivise dai migliori economisti internazionali. È quello che si propone di fare in modo chiaro attraverso questo agile e pungente volume.
Sergio Cesaratto è fra i più noti economisti critici internazionali. Ha studiato alla Sapienza, dove ha conseguito il dottorato, e all’Università di Manchester. È professore ordinario di Politica monetaria e fiscale dell’Unione Economica e Monetaria europea, Economia internazionale e Post-Keynesian Economics all’Università di Siena. Ha pubblicato sulle principali riviste eterodosse internazionali e si è occupato, fra l’altro, di crisi europea, moneta, cre­scita, pensioni e innovazione tecnologica. Per Imprimatur ha pubblicato Sei lezioni di economia (2016).
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### Sinossi
Se la Maastricht 2.0 consisterà delle proposte scriteriate sinora discusse, la Storia non attribuirà certamente la responsabilità della fine dell’euro ai movimenti populisti e a quattro economisti che li sobillano, ma alla cecità dell’establishment europeo.
L’Europa si accinge in questi mesi alla revisione delle proprie discusse istituzioni di governance economica, una sorta di Maastricht 2.0. Le attese per l’Italia non sono positive: la Germania sostiene che le regole vadano riviste non perché non hanno funzionato, ma perché non sono state rispettate, proponendo l’irrigidimento dei vincoli di bilancio e relegandone il controllo ai tecnocrati e all’arbitrio dei mercati.
Ma siamo davvero noi italiani ad avere violato le regole della moneta unica, o l’hanno invece fatto i nostri fustigatori tedeschi? Vi sono delle “regole del gioco”, ben note all’analisi economica, che rendono un’area monetaria sostenibile. Ispirate da precetti monetaristi, le regole nei fatti adottate nell’Eurozona sono invece altre, e sono quelle che la Germania ha ritenuto più confacenti al proprio modello mercantilista. Come potrà il rafforzamento di regole sbagliate consolidare l‘euro e non, invece, destabilizzarlo? Quali veti e quali proposte dovrebbe mettere sul tavolo il governo italiano? E da ultimo, un’altra Europa è possibile?
Sergio Cesaratto, ben noto economista dell’Università di Siena, ripercorre le ragioni sto­rico-politiche che hanno portato l’Italia a sostenere la moneta unica come sostituto di un patto sociale interno volto a regolare il conflitto distributivo, accettando così regole del gioco esterne basate su principi antidemocratici, vantaggiose per gli altri, lesive per la nostra crescita. L’illustrazione delle proposte di riforma tedesche mostra la continuità con gli errori che hanno prodotto la crisi finanziaria e accentuato le asimmetrie europee.
L’autore ha cercato di spiegarlo al pubblico tedesco in una conferenza tenuta a Fri­burgo, città-simbolo del discorso politico-economico “ordoliberista” dominante in Germania, considerato un “universo parallelo” nel resto del mondo. La que­stione, però, è di farlo capire agli italiani, in particolare a quella parte della classe dirigente che ancora prende per populismo le critiche all’Europa condivise dai migliori economisti internazionali. È quello che si propone di fare in modo chiaro attraverso questo agile e pungente volume.
Sergio Cesaratto è fra i più noti economisti critici internazionali. Ha studiato alla Sapienza, dove ha conseguito il dottorato, e all’Università di Manchester. È professore ordinario di Politica monetaria e fiscale dell’Unione Economica e Monetaria europea, Economia internazionale e Post-Keynesian Economics all’Università di Siena. Ha pubblicato sulle principali riviste eterodosse internazionali e si è occupato, fra l’altro, di crisi europea, moneta, cre­scita, pensioni e innovazione tecnologica. Per Imprimatur ha pubblicato Sei lezioni di economia (2016).

Chi ha ucciso Marco Pantani

”La storia giudiziaria di Marco Pantani è una storia triste, un vero dramma umano, che ha trascinato il Pirata nel baratro più profondo.” L’ultimo avvocato di Marco Pantani ha deciso di scrivere questo libro perché il Pirata se lo merita. Se lo merita non solo perché è stato il campione che negli anni Novanta ha incendiato l’entusiasmo delle folle, ha ”spianato” le salite più celebri del mondo e rinverdito nel cuore dei tifosi il mito di Coppi e Bartali. Ma perché è stato assolto da tutti i procedimenti giudiziari che lo scaraventarono giù dalla bicicletta e dalla sua esistenza.

Nel ventennale della doppia vittoria Giro d’Italia – Tour de France, dopo fiumi di inchiostro versato sui giornali e sugli atti dei tribunali, è necessario ricostruire con oggettività la vicenda giudiziaria, sportiva e umana di Pantani.

Chi ha ucciso Marco Pantani ripercorre la sua incredibile via crucis processuale e spiega come il ciclista sia stato spazzato via da un’implacabile campagna denigratoria, da una serie di clamorosi errori procedurali ed enormi ingiustizie che hanno pompato sangue amaro nella sua vena autodistruttiva, la stessa che lo faceva andare fortissimo in salita solo ”per abbreviare l’agonia”.

Il libro dimostra che quel Pantani che ha scollinato per primo sull’Alpe d’Huez, che ha vinto la maglia rosa e che ha sfoggiato quella gialla sugli Champs-Élysées era pulito, era il più forte, era talento puro, il fuoriclasse che tutti amavano e che tutti oggi rimpiangono.

Il punto di vista dell’autore è quello privilegiato dell’avvocato di fiducia che ha vissuto insieme a lui il suo dramma giudiziario e umano. È stato il suo ultimo difensore e ha avuto modo di consultare i documenti processuali, dormire con loro, odiarli, leggerli e rileggerli, e infine servirsene nei processi. L’avvocato Manzo c’era sempre. C’era per l’assoluzione per i fatti del Giro d’Italia 1999 e c’era durante la pietosa autopsia del 16 febbraio 2004, in una gelida stanza dell’obitorio dell’ospedale di Rimini. E c’è oggi con questo libro per restituire doverosamente al Pirata l’onore perduto e ai suoi tifosi il sogno infranto della bellezza che spunta in testa alla corsa dietro un tornante in salita.

Roberto Manzo (Cesena, 1964) è avvocato cassazionista. È stato l’ultimo avvocato di Marco Pantani.

(source: Bol.com)

Chi ha ucciso Alex? Il segreto che ci unisce

Hannah ha sedici anni e, come ogni adolescente, vive immersa nei social network. Un giorno riceve su Facebook un messaggio, un semplice ”Ciao”, da un certo Alex Crowell. Anche se ha promesso alla madre di non chattare con gli sconosciuti, Hannah muore dalla voglia di capire chi sia quel ragazzo, che dal suo profilo sembra così carino, molto, anche troppo. Così, decide di aggiungerlo ai suoi amici e dopo pochi secondi lui accetta la richiesta. Da quel momento la vita di Hannah prende una svolta inaspettata: capisce subito dai disperati messaggi sulla sua bacheca che quel ragazzo è morto da pochi giorni. Ma quel messaggio non è uno scherzo: Alex ha bisogno di lei, per scoprire chi l’ha ucciso. E per convincerla a dargli una mano è pronto a tornare nel mondo, come un fantasma. Un’indagine ai confini del fantasy, un’avventura concitata e fitta di colpi di scena, un delitto dalle molte verità tra segreti, amore e amicizia ai tempi dei social network.

(source: Bol.com)

Chi ha paura dei vaccini?

Il richiamo dell’OMS all’Italia per il pericoloso calo delle vaccinazioni è l’episodio più recente di un acceso dibattito che conferma quanto questo tema sia oggi cruciale. I vaccini sono fra le scoperte scientifiche più importanti per il genere umano, eppure continuano ad essere guardati con sospetto da parte dell’opinione pubblica, vittima di campagne di disinformazione, di strumentalizzazioni e di paure infondate. Queste credenze irrazionali hanno però una spiegazione evolutiva, senza la quale sarà difficile risolvere la crescente opposizione sociale. Questo libro, che fa luce sulla sicurezza e sull’importanza delle vaccinazioni, è dedicato sia ai genitori sia a chi vuole capire il ruolo dei vaccini nella società contemporanea, in cui il facile accesso al sapere è tanto una grande opportunità quanto una grande responsabilità. I capitoli si sviluppano attraverso una narrazione storica e si concludono discutendo le più recenti teorie cognitive per affrontare le resistenze verso le vaccinazioni.[BIO AUTORE]Andrea Grignolino insegna Storia della Medicina alla Sapienza di Roma e svolge ricerche sulla storia della vaccinazione all’Université François Rabelais de Tours. Ha una formazione internazionale, che lo ha portato da Parigi a Boston a Berkeley. Ha pubblicato su numerose riviste nazionali e internazionali e scrive per “La Repubblica” e “La Stampa”.

Una chef a Virgin River

VIRGIN RIVER 13
La vita a Virgin River scorre quasi in un’altra dimensione, avvolta nell’abbraccio protettivo dei boschi che la circondano. Il luogo ideale per trovare rifugio e rigenerarsi.
Kelly Matlock è una stimata chef di San Francisco, ma quando viene ingiustamente accusata di adulterio dalla moglie del suo mentore, lo chef italiano Luca Brazzi, Kelly decide che la pressione per lei è troppa e decide di partire alla volta di Virgin River, dove sua sorella Jillian possiede un’azienda agricola specializzata in prodotti biologici.
Kelly si rende subito conto che questo è un posto speciale. La gente è accogliente, la natura incontaminata e il tempo sembra dilatarsi per fare spazio a tutto ciò che può rendere felici. C’è l’occasione così anche per incontrare l’amore, quello vero, basato su rispetto e passione. Kelly infatti conosce l’affascinante Leif Holbrook per il quale prova subito una forte e contraccambiata passione. Leif si è però appena trasferito lì insieme alla figliastra Courtney, che ha da poco perso la madre. Anche le cose semplici spesso si complicano, ma qui a Virgin River la soluzione è sempre dietro l’angolo.
(source: Bol.com)

Check-point

Cinque giovani – quattro uomini e una giovane donna – guidano i due camion di una ONG francese che trasportano aiuti umanitari in un villaggio bosniaco durante la guerra nella ex Jugoslavia. Sotto il cappello dell’azione umanitaria i cinque sono mossi da motivazioni diverse e nascoste, che si riveleranno solo nel corso della vicenda. Amori, frustrazioni, ideali, opportunismi, tradimenti, paura e coraggio si dipanano man mano che il convoglio avanza nel livido inverno di guerra. Ma chi sono i buoni e i cattivi in questa guerra e in tutte le guerre? E in ogni caso, l’impotenza dell’azione umanitaria (ONU e ONG) richiede ormai il passaggio a uno schieramento militare? La bellezza del romanzo di Rufin sta nella sua capacità di raccontare questo attualissimo dibattito non attraverso argomentazioni ideologiche, bensì attraverso la creazione di personaggi con storie diverse alle spalle, motivazioni personali e politiche che si confondono. Gli scontri che li vedono contrapporsi all’interno di una trama ricca di colpi di scena, di suspense e di storie incastrate una dentro l’altra, come bambole russe, sono tutt’altro che ideologici: sono umani, fin troppo umani.

Che Litti che Fazio: I duetti più divertenti di “Che tempo che fa”

Pur essendo sostanzialmente dei monologhi, l’interdizione di Fazio li ha trasformati in un battibecco lei contro lui. Il gioco delle parti fa sì che questo divertente pezzo di televisione italiana sia diventato per molti un appuntamento fisso della domenica sera. Il libro contiene, oltre ad una introduzione di Fabio Fazio, i famosi pezzi di satira di Luciana Littizzetto nei confronti di “Eminens”, un cardinal Ruini divenuto suo malgrado tormentone comico.
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Che fine faranno i libri?

Che cos’è un eBook? E che ne sarà dell’editoria quando il libro elettronico si imporrà, trasformando in modo radicale il mondo della scrittura e della lettura, le regole del copyright, la filiera produttiva dei testi, gli strumenti dell’offerta e della ricezione? Quale sarà il destino del libro nel caos della rete? L’autore ci invita ad affrontare questa rivoluzione con sguardo consapevole ma non apocalittico: perché è rischioso considerare solo come un ”nemico” il libro di domani.
(source: Bol.com)

Che cosa vogliono gli algoritmi?

Che cosa vogliono gli algoritmi? by Ed Finn
Gli algoritmi ci aiutano a percorrere le strade delle città, a scegliere un libro o un film, forniscono una risposta a ogni nostro bisogno. Crediamo in essi come in una formula taumaturgica in grado di svelare ciò che dobbiamo sapere e ciò che vogliamo. Ed Finn sottolinea come l’algoritmo – ovvero «un metodo per risolvere un problema» – affondi le sue radici non solo nella logica matematica, ma anche nella cibernetica, nella filosofia e nel pensiero magico. Gli algoritmi dunque non solo descrivono il mondo, ma lo creano, riorganizzando la caotica realtà quotidiana con risultati imprevedibili, inquietanti e talvolta affascinanti. Spaziando da *Snow Crash* di Neal Stephenson all’Encyclopédie di Diderot, da Adam Smith al computer di *Star Trek*, l’autore esplora il divario tra orizzonte teorico ed effetti pratici, esamina lo sviluppo degli assistenti intelligenti come Siri, l’estetica algoritmica di Netflix, il gioco satirico virtuale *Cow Clicker*, la rivoluzionaria economia dei bitcoin, l’obiettivo di Google di anticipare ogni nostra esigenza e intenzione, le mappe di Uber, la crescita esponenziale di Facebook e molto altro ancora.

Che cos’è la letteratura?

Pubblicato nel 1947 sulla rivista “Los Temps Alodarnu”, per la prima volta nella storia del pensiero estetico questo scritto rifiuta l’idea che il romanzo abbia “esistenza autonoma”, sia frutto di un atto di creazione assoluto. La letteratura, per Sartre, è lo spazio in cui autore e lettore dialogano a partire dalle proprie concrete esistenze storiche: il senso dei loro sforzi opposti e complementari è approfondire la coscienza della libertà umana. Da questa concezione innovativa e feconda nasce un metodo critico tramite cui, negli altri saggi del libro, lo scrittore e filosofo francese si confronta con i protagonisti della scrittura del suo tempo, molti dei quali Gide, Camus, Faulkner – appartengono al pantheon letterario del suo secolo.
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