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L’Arma finale

In origine, erano otto in tutto l’universo.
Potentissime e infallibili, sono armi speciali costruite dalla più vasta intelligenza artificiale mai conosciuta. Usare una di esse è molto semplice: basta mirare e premere il grilletto. L’arma fa tutto il resto. Istantaneamente. Ma il problema è che nessuno può sapere che cosa succederà dopo. Se il bersaglio è un essere umano, allora può accadere che venga incenerito all’istante oppure trafitto da una lancia uscita dal nulla, o in un altro modo ancor più sofisticato, crudele e imprevedibile. E se il bersaglio ha le dimensioni di una città o di una montagna, nessun problema, l’esito è altrettanto fatale e può essere causato da un ordigno termonucleare o da un cataclisma naturale. È l’arma a decidere come annientare l’obiettivo. Nessuno sa che cosa siano o come funzionino realmente. Forse attraversano altre dimensioni, scegliendo il metodo di distruzione più appropriato… Forse si tratta addirittura di creature senzienti che hanno scoperto il segreto dello spazio e anche del tempo…
In origine le armi erano otto, ma adesso ne è rimasta una sola. E quando Lady Sharrow scopre che la fanatica setta religiosa degli Huhsz sta per lanciare la sua ultima crociata di distruzione, sa che se essi s’impadroniscono dell’ultima arma rimasta non vi sarà speranza per nessuno. Quindi non importa se la missione è impossibile, bisogna arrivare a tutti i costi prima di loro…
Una travolgente avventura che conferma le doti lain M. Banks, il più importante scrittore inglese di fantascienza dell’ultima generazione.

L’arma della memoria

L’onesto uso della memoria è il più valido antidoto all’imbarbarimento. E lo è in ogni stagione politica, in ogni momento del dibattito culturale, in ogni epoca della storia. Un uso onesto che, in quanto tale, presuppone non ci si rivolga al passato in cerca di una legittimazione per le scelte di oggi. Anzi, semmai, per individuare in tempi lontani contraddizioni che ci aiutino a modificare o a mettere a registro quel che pensiamo adesso. Ben diverso (e diffuso, purtroppo) è il ricorso a forzature della memoria come arma per farci tornare i conti nel presente. Un’arma usata con infinite modalità di manipolazione, che producono danni quasi irreparabili alla coscienza storica, deformano il passato, intossicano il ricordo collettivo anche dei fatti più prossimi. E che, come tale, merita di essere combattuta. Paolo Mieli ce lo dimostra attraversando secoli di storia con la consueta competenza e passione, ricostruendo storie grandi e piccole, facendoci guardare a fatti apparentemente noti con un occhio diverso e disincantato, perché ”infinite sono le leggi che regolano lo studio del tradimento nella storia. Ma due sono superiori alle altre. La prima: chi vince non verrà mai considerato un traditore. La seconda: il tradimento è questione di date, ciò che oggi è considerato un tradimento, domani potrà essere tenuto nel conto di un atto coraggioso”.
(source: Bol.com)

Aristotele e l’anello di bronzo

Blepiro, reduce di guerra e menomato in battaglia, è accusato dal cugino Kremes di simulare l’infermità per ottenere una pensione di invalidità. Blepiro è un bronzista, e nella sua bottega accoglie “una banda di gente indecente”, “una manica di ex schiavi e puttane”, e questa compagnia sregolata si attira l’ostilità dei benpensanti e soprattutto le critiche accese di un politico in carriera. Ma c’è un che di esagerato nell’accanimento e il primo tentativo di uccidere Blepiro – una colata di metallo fuso che per fortuna lo ferisce soltanto orrendamente – sembra, ad Aristotele e al suo assistente Stefanos, più il culmine di un complotto mal riuscito che la conseguenza di una campagna d’odio.

Aristotele e il mistero della vita

Blepiro, reduce di guerra e menomato in battaglia, è accusato dal cugino Kremes di simulare l’infermità per ottenere una pensione di invalidità. Blepiro è un bronzista, e nella sua bottega accoglie “una banda di gente indecente”, “una manica di ex schiavi e puttane”, e questa compagnia sregolata si attira l’ostilità dei benpensanti e soprattutto le critiche accese di un politico in carriera. Ma c’è un che di esagerato nell’accanimento e il primo tentativo di uccidere Blepiro – una colata di metallo fuso che per fortuna lo ferisce soltanto orrendamente – sembra, ad Aristotele e al suo assistente Stefanos, più il culmine di un complotto mal riuscito che la conseguenza di una campagna d’odio.

Aristotele e i veleni di Atene

Secondo i sillogismi dell’etica di Aristotele, solo nella vita teoretica, la più conforme alla sostanza razionale dell’uomo, può ritrovarsi la vera felicità e la vera virtù. Immaginarsi quindi l’imbarazzo del suo braccio destro Stefanos: andato al bordello della tenutaria Manto, si trova testimone del ritrovamento di un cadavere eccellente. E tempo dopo, nel bordello della tenutaria Trifena, assiste al famoso delitto di Frine, che osa celebrare nel pieno di un festino i misteri eleusini. Sono i veleni di Atene. In senso letterale e in senso metaforico. Il ricchissimo Ortobulos è ucciso con la cicuta, e pare un complotto di famiglia: dell’omicidio è accusata la seconda moglie, che ha nel figliastro un acerrimo nemico. Frine, la splendida etera leggendaria, è accusata di empietà, di insegnare ad adorare un nuovo Dio, un reato che prevede la pena di morte. Entrambi i processi avvelenano Atene: sono tempi fragili, la sua costituzione è debole, un brivido di rovina l’attraversa. Aristotele interviene, ripensando alla cicuta di Socrate e alle gravi conseguenze, per evitare che la metropoli ospitale dove tiene il suo Liceo finisca in mille pezzi. E nella sua acuta e conseguenziale indagine scorre la topografia della città di Atene, e passa la rassegna degli innumerevoli caratteri, delle svariate professioni, dei diversi atteggiamenti sociali, che fanno di ogni avventura poliziesca di Aristotele detective uno spaccato di scientifica attendibilità della vita quotidiana nella Città stato giunta alla sua piena maturità, sul limitare del prossimo tramonto.

Aristotele e i misteri di Eleusi

“I misteri di Eleusi” è il quinto romanzo di Aristotele nei panni di uno Sherlock Holmes del IV secolo a.C. E se ogni storia poliziesca si ispira a un’opera dello Stagirita, quest’ultima sembra rimandare forse alla Politica. Ma il ricalco non è solo con la filosofia del grande filosofo, è la vita stessa di Atene e del mondo greco classico in età alessandrina a rivivere nella pagina: il funzionamento pratico della vita pubblica, le procedure ufficiali e i costumi privati, i modi di divertirsi e il mondo degli affari. E soprattutto quel senso sottile di smarrimento generale che dovette aver preso l’uomo greco nell’epoca di svolta in cui Aristotele si trovava a vivere.

Aria di tempesta

Due sposini in luna di miele si svegliano presto, fanno l’amore due volte e si abbracciano in attesa di uno spettacolo indimenticabile… Un seducente artista dell’imbroglio incappa in un affare che promette molti soldi facili… Un venditore di case trasportabili sta per fare un contratto da favola, soprattutto alla luce di un imminente disastro… Un ex studente in legge si appresta a dare la caccia a una vipera del Gabon e a un gruppo di scimmie spaventate da una violenta tempesta, molto simili, in questa reazione, a migliaia di turisti in frenetica fuga dalle spiagge della Florida…

ARGONAUTICHE CLASSICI COLLEZIONE 2007

La saga degli [Argonauti](http://it.wikipedia.org/wiki/Argonauti “Argonauti”) si colloca in un tempo mitico anteriore alle vicende narrate da [Omero](http://it.wikipedia.org/wiki/Omero “Omero”): gli eroi che di essa sono protagonisti precedono di almeno una generazione quelli dei due poemi omerici. L’antefatto remoto, che Apollonio non espone, è il mito dei fratelli Elle e Frisso, figli di Atamante, che, per sfuggire ai maltrattamenti della matrigna, fuggono sul dorso di un montone dal vello d’oro che li conduce in volo attraverso il mare; durante la traversata Elle cade e muore in quello stretto che porta il suo nome (Ellesponto). Giunto in [Colchide](http://it.wikipedia.org/wiki/Colchide “Colchide”), Frisso decise di immolare l’animale e di affidarne la pelle ad un drago.
A questo punto inizia la storia di Apollonio: [Giasone](http://it.wikipedia.org/wiki/Giasone_%28mitologia%29 “Giasone (mitologia)”), pretendente al trono di Iolco e destinato ad ucciderne l’usurpatore, lo zio Pelia, viene mandato dallo stesso (con il reale obiettivo di sbarazzarsene) in Colchide per recuperare il vello d’oro; accettato l’incarico Giasone, dopo aver raccolto una folta schiera di eroi, salpa dalla [Grecia](http://it.wikipedia.org/wiki/Grecia “Grecia”) a bordo della nave Argo (da ciò “Argonautiche”). In Colchide, dopo una lunga serie di vicissitudini, Giasone verrà aiutato nello scopo da [Medea](http://it.wikipedia.org/wiki/Medea_%28mitologia%29 “Medea (mitologia)”), figlia del re Eeta, la quale in cambio dell’aiuto si farà sposare dall’eroe greco. Durante il viaggio di ritorno appare Apollo, apparizione questa che rassicurerà gli eroi i quali, pochi giorni dopo, approdano a [Pagase](http://it.wikipedia.org/wiki/Pagase “Pagase”), dove erano partiti.
L’opera è suddivisa in quattro libri, per un totale di 5836 esametri.

L’arco dei traditori

Un cadavere che affiora dalle acque del Tamigi è sempre un avvenimento. Quando poi il corpo appartiene a una donna bellissima e appartenente alla buona società, e la morte è avvenuta per strangolamento, ce n’è abbastanza per mettere a rumore tutta l’aristocrazia londinese. L’ispettore Pitt non è nuovo alle inchieste delicate, ma questa indagine rischia di essere troppo pericolosa, anche per lui.

L’arcimago Lork

Ora che la Congregazione è stata spezzata, tutte le speranze sono riposte in Tarko e Balko che l’arcimago Lork sta facendo braccare. Un mistero ancora fitto avvolge le ‘Sette Gemme dell’Equilibrio’ e la situazione disperata degli amici costringe i due meek a rimedi estremi: Balko tenterà di salvare i compagni evitando che giungano alla Fortezza, l’impenetrabile dimora di Lork, mentre Tarko si recherà al Villaggio dei Baldar, pronto a tutto pur di dipanare il mistero che ha determinato il suo personale, inspiegabile cambiamento. Ma Ahr Delmar Lork, inarrestabile, continua a cercare le Sette Gemme dell’Equilibrio e comanda al proprio esercito di schiacciare una volta per tutte la minaccia costituita dai Ribaldi, l’organizzazione segreta che punta a sconfiggerlo. In questo secondo romanzo della saga delle ‘Sette Gemme dell’Equilibrio’ gli accadimenti infittiscono l’intreccio, dando forma alla lotta intestina che i numerosi contendenti stanno combattendo. E lo scontro si fa più duro.

L’arciere verde (eNewton Zeroquarantanove)

Tutto ha inizio quando un misterioso arciere vestito di verde viene visto aggirarsi sulle mura del castello di Garre e il giornalista Spike Holland viene incaricato dal suo direttore di effettuare delle indagini. Omicidi, sequestri di persona, identità misteriose che spuntano dal passato, tutti gli ingredienti del giallo classico si fondono in un’opera tra le più avvincenti che siano mai state scritte. E l’ispettore Featherstone dovrà darsi da fare per risolvere il mistero.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.
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### Sinossi
Tutto ha inizio quando un misterioso arciere vestito di verde viene visto aggirarsi sulle mura del castello di Garre e il giornalista Spike Holland viene incaricato dal suo direttore di effettuare delle indagini. Omicidi, sequestri di persona, identità misteriose che spuntano dal passato, tutti gli ingredienti del giallo classico si fondono in un’opera tra le più avvincenti che siano mai state scritte. E l’ispettore Featherstone dovrà darsi da fare per risolvere il mistero.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.

L’arcicorruttore

L’arcicorruttore è la storia dell’eredità che Charles Parnell Cassidy si lascia dietro alla sua morte: storia di debiti morali e peccati mortali, di intrighi pericolosi e segreti che possono costare la vita. Ma soprattutto è la storia di Martin Gregory, esecutore testamentario di Cassidy, nonché genero del defunto che si vede costretto a diventare un nuovo Cassidy e ad affrontare le stesse difficili scelte, le stesse pericolose sfide, gli stessi rischi affascinanti… (Note di copertina dell’edizione italiana)

Architettura e potere. Come i ricchi e i potenti hanno dato forma al mondo

«In ogni cultura, per poter realizzare le proprie creazioni, gli architetti hanno dovuto stabilire un rapporto con i ricchi e i potenti. Nessun altro ha infatti le risorse per costruire. E il destino geneticamente predeterminato degli architetti è fare qualsiasi cosa pur di costruire, così come quello dei salmoni migratori è di compiere l’ultimo viaggio per deporre le uova prima di morire. Gli architetti non hanno altra alternativa che scendere a compromessi con il regime al potere, qualunque esso sia. Ma quando il calcolo politico si mescola alla psicopatologia, l’architettura non è più solo un problema di politica pratica, essa diventa un’illusione, e perfino una malattia che consuma le sue vittime. Esiste un parallelo psicologico fra il marcare un territorio per mezzo di un edificio e l’esercizio del potere politico. Entrambe le cose dipendono da un atto di volontà. Vedere affermata la propria visione del mondo in un modello architettonico esercita di per sé un certo fascino e ancora più attraente è la possibilità di imporre fisicamente il proprio volere a quella stessa città rimodellandola così come Haussmann fece a Parigi. L’architettura alimenta l’ego nei soggetti predisposti. Essi ne diventano sempre più dipendenti al punto che l’architettura si trasforma in un fine in sé che attrae i fanatici e li induce a costruire sempre di più su di una scala sempre più vasta. Edificare diventa il mezzo con cui l’egotismo degli individui si esprime nella sua forma più pura, il ‘complesso edilizio’»:
Deyan Sudjic svela e indaga la relazione fra architettura e potere nel XX secolo. Dagli edifici commissionati da Imelda Marcos nelle Filippine alla moschea ‘Madre di tutte le battaglie’ voluta da Saddam Hussein, dall’architetto cinese Zhang Kaiji alle prese con le ville di Mao ai gusti architettonici di Mitterrand, fino al Millennium Dome dell’epoca di Blair.

Architettura dei calcolatori. Un approccio strutturale

Pur conservando l’ormai nota e inconfondibile metafora che vede un calcolatore come una gerarchia di livelli, questa nuova edizione presenta numerosi cambiamenti, che allineano i contenuti del manuale allo stato dell’arte dei più recenti sviluppi dell’industria. Gli esempi presentati riguardano Intel Core i7, OMAP4430 di Texas Instruments e ATmega168 di Atmel. Il Core i7 è un esempio di CPU largamente utilizzata su portatili, desktop e server, OMAP4430 è una diffusissima CPU basata su ARM, molto utilizzata su smartphone e tablet e ATmega168 è il microcontrollore della piattaforma open-source ARDUINO, presente in numerosi sistemi integrati, dalle radiosveglie digitali ai forni a microonde.

L’archeologo

Quale segreto nasconde la più sacra delle reliquie?Chi è realmente Bonaventura Ubach? Un uomo coraggioso che ha sfidato banditi e predoni del deserto o un monaco che cercava il segreto della Bibbia?Dalla tranquillità dell’abbazia di Montserrat, in Catalogna, padre Bonaventura parte nel 1910 per un lungo viaggio verso la Terra Santa. Il monaco ha intenzione di acquistare pregiati reperti per il museo del suo convento, e soprattutto desidera vedere con i propri occhi i luoghi che fin da ragazzo ha imparato a conoscere sulle pagine delle Sacre Scritture. Ma la sua avventura in Medio Oriente è destinata a trasformarsi in un’odissea piena di ostacoli: dal Sinai al Mar Rosso, da Petra alle rovine dell’antica Babilonia, lungo le tracce di Mosè e del popolo d’Israele. Ubach si trova ad affrontare la prova del deserto, le piaghe bibliche, criminali sanguinari, sette sataniche, sceicchi crudeli, eserciti corrotti, profanatori di tombe pronti a tutto pur di impedirgli di coronare il suo sogno. Riuscirà – grazie alla forza della sua fede – a tornare sano e salvo al monastero e a portare a termine la sua missione? Quale segreto nasconde la più sacra delle reliquie?Martí Gironellè nato a Besalú (Girona) nel 1971, è laureato in Letteratura inglese e lavora come giornalista. Collabora con diverse radio e giornali spagnoli, tra cui ‘El Periodico de Catalunya’. Il suo primo libro, I segreti del ponte di Besalù, è stato un grande successo in patria (100.000 copie vendute) ed è stato tradotto in Italia, in Polonia e Brasile. Anche L’archeologo ha subito raggiunto la vetta delle classifiche spagnole. Per maggiori informazioni, visitate il suo sito: martigironell.columnaedicions.cat.

(source: Bol.com)