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La battaglia sulla montagna di Dio

La battaglia sulla montagna di Dio by Giulio Castelli
Tra La caduta dei giganti di Ken Follett e Cacciatori di diamanti di Wilbur Smith
Un’avventura epica
Un grande romanzo storico
Avventuroso, eroico, epico e potente
Un romanzo senza precedenti
1. Elio Dossi, in fuga da Milano dopo i moti repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris, si lascia coinvolgere in una spedizione di occidentali alla volta dell’Armenia. Lo scopo del viaggio è recuperare l’Arca di Noè, che secondo le interpretazioni bibliche dovrebbe essere sepolta tra i ghiacciai del monte Ararat. Viaggiando tra i pericoli nei territori dell’Impero Ottomano, i nove membri della spedizione – tutti con qualche segreto da nascondere – si troveranno a fronteggiare memorabili personaggi: il freddo e crudele capitano Demir, che sogna un impero etnicamente “pulito”; il colosso Aganesian, pronto all’estremo sacrificio in difesa dei suoi compatrioti; il colto e generoso dottor Katurian e la sua seducente figlia Helena. Mentre la missione prosegue, il gruppo assisterà suo malgrado al massacro di migliaia e migliaia di armeni, ad opera di bande di musulmani protette da scherani del sultano Abdul Hamid… Un racconto avventuroso in cui le piccole storie personali si intrecciano splendidamente con la storia di un popolo ancora oggi perseguitato.
Un autore da 100.000 copie
All’ombra dell’Ararat, la tragedia di un popolo
Il genocidio degli armeni incominciò vent’anni prima
«Castelli ci mostra in dettaglio il disfacimento delle nostre radici.»
il Venerdì di Repubblica
«Solida documentazione storica, agile libertà creativa, riesce a incuriosire e appassiona il lettore.»
Il Sole 24 ore
**Giulio Castelli**
Narratore, saggista e giornalista professionista, è studioso di storia tardoantica e medievale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il romanzo Il fascistibile, il pamphlet Il Leviatano negligente, i saggi Potere e inefficienza in Italia e Il Piccolo dizionario 2005. Con la Newton Compton ha pubblicato Imperator; Gli ultimi fuochi dell’impero romano; 476 a.d. L’ultimo imperatore; Il diario segreto di Marco Aurelio, L’imperatore guerriero e La battaglia sulla montagna di Dio.

La battaglia di Bretton Woods

Quando i mercati monetari e finanziari del mondo sono in tempesta, gli addetti ai lavori generalmente invocano “una nuova Bretton Woods”, per prevenire il disordine economico ed evitare conflitti politici. Nella remota cittadina del New Hampshire si riunirono nel luglio del 1944, ben prima della fine della seconda guerra mondiale, i rappresentanti di 44 paesi. Gli accordi che furono raggiunti in quella storica conferenza hanno fatto sì che il suo nome evochi gli anni di stabilità e progresso seguiti alla guerra. Accantonata l’immagine convenzionale secondo cui Bretton Woods fu il risultato di un’amabile collaborazione tra inglesi e americani, Steil mostra invece come la conferenza sia stata l’anello decisivo di un ben più ambizioso progetto geopolitico, messo a punto dal ministero del Tesoro degli Stati Uniti e teso a ridimensionare drasticamente il Regno Unito, considerato come un rivale economico e politico. Al centro della vicenda si situano le due figure antitetiche di John Maynard Keynes, il grande economista inglese, e di Harry Dexter White, il tenace tecnocrate americano, ispirato al modello del self-made man. Utilizzando una massa impressionante di documenti d’archivio, Steil offre un appassionante ritratto della controversa figura di White, vero artefice della centralità del dollaro nel sistema monetario mondiale, che venne appunto sancita dagli accordi di Bretton Woods. Prefazione di Pierluigi Ciocca.

La battaglia decisiva della seconda guerra mondiale

Come gli alleati hanno sconfitto i nazisti sull’Atlantico La battaglia dell’Atlantico è stata cruciale nella vittoria alleata. Se i sommergibili tedeschi avessero avuto la meglio, infatti, la compattezza della flotta anglo-americana sarebbe stata annientata, l’Inghilterra sarebbe stata attanagliata dalla fame e dalla crisi industriale e le armate alleate non avrebbero potuto far più nulla per evitare la totale conquista dell’Europa da parte delle forze naziste. Nemmeno il D-day sarebbe mai avvenuto. Partendo dai diari di bordo e dalle lettere che all’epoca si scambiarono i comandanti delle navi alleate, Jonathan Dimbleby ci offre un’attenta e avvincente ricostruzione dei fatti che getta nuova luce sull’intera vicenda bellica. Sfidando le teorie più accreditate sull’utilizzo dei servizi segreti e sulle campagne di bombardamenti ordinate da Churchill, questo libro ci racconta i retroscena delle strategie che portarono alla vittoria e i rischi che ogni giorno i soldati affrontarono in quei pericolosi mari. Si legge come un romanzo, ma questa è storia Lo straordinario racconto della battaglia dell’Atlantico, uno dei momenti cruciali del Novecento Hanno scritto dei suoi libri: ‘Dimbleby sceglie un taglio investigativo e narrativo per il suo libro – avvincente e ben scritto – e giustamente lontano dai dogmi degli accademici.’ The Times ‘Un’analisi estremamente arguta.’ Choice Jonathan DimblebyAutore, produttore e documentarista, vive a Devon (Inghilterra). Conduce la trasmissione Any Questions? su BBC Radio 4 e un programma settimanale di approfondimento politico, This Week. Nel 2008 la BBC ha mandato in onda il suo documentario Russia: A Journey to the Heart of a Land and its People, tratto dal suo omonimo saggio. Ha firmato diversi volumi, La battaglia decisiva della seconda guerra mondiale è il primo pubblicato in Italia.

(source: Bol.com)

I bastioni del coraggio

Ducato di Milano, 1548. La dominazione spagnola sta devastando la città e il contado, le malattie sembrano inarrestabili, regna la disperazione. Un unico impulso, in questo mondo allo stremo: sopravvivere. Ma la paura della peste, il dilagare della superstizione, l’incombere dell’Inquisizione, la brutale arroganza dei potenti diffondono rabbia e miseria, cancellando qualsiasi speranza per i più deboli.
In questo clima di violenza Ludovico de Valois, arrogante e feroce vicario del Capitano di Giustizia, è l’uomo dal pugno di ferro. Ed è anche l’avversario contro il quale Fulvio Alciati, coraggioso soldato di ventura, dovrà fatalmente scontrarsi – dentro i ranghi della gerarchia militare così come nelle scelte etiche che s’impongono alla coscienza. Tra loro, due donne altrettanto indomabili e caparbie: la bella Mariangela Comencini, accusata di stregoneria e impegnata in una fuga senza fine dalla persecuzione dell’inquisitore Guaraldo Giussani; e la giovane Anita Polidori, preda del feroce comandante dal cuore nero, al quale però rifiuta di arrendersi, decisa a lottare per il proprio riscatto.
Un groviglio di passioni, odi e amori destinato a sciogliersi nell’implacabile resa dei conti tra Fulvio Alciati e Ludovico de Valois, che trascinerà tutti i protagonisti in un vortice di tragedia e redenzione.
Narrato con l’efficacia di un thriller ma sostenuto da una rigorosa ricostruzione storica, *I bastioni del coraggio* è l’affresco crudo ma anche epico, a tratti addirittura poetico, di un’epoca in cui il potere è assoluto, la crudeltà è norma e la compassione è sempre troppo lontana.

Un bastimento carico di riso

L’assassinio di un barbone, anche se calza scarpe inspiegabilmente eleganti e costose, non è un evento che possa commuovere i commissariati di Barcellona, come di ogni parte del mondo. Troppo l’impegno per un risultato comunque di scarsa importanza, visto che i barboni vivono in un mondo in tutto separato e parallelo che solo apparentemente, o occasionalmente, occupa lo spazio e il tempo del nostro mondo ordinario e savio. Ma per la sfortuna degli assassini di questo complicato caso poliziesco, che non si ferma al primo omicidio, che prende due piste e poi le abbandona, che porta alla fine a una (come sempre) disincantata soluzione, è proprio questo parallelismo ad ammaliare Petra Delicado, ispettore della polizia di Barcellona.
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Basta un giorno

Quando si lavora per la mafia, può capitare di dover uccidere molte persone in tanti modi diversi. Ceaton Mercer ha stivato gli ultimi due cadaveri in un capanno degli attrezzi che appartiene a un adorabile ricercatore marino che abita in un’idilliaca comunità isolana, ma non è poi così cattivo. Con il tempo si è trovato una specie di casa e forse anche un posto nel cuore delle persone con cui lavora, o almeno quanto basta perché non gli piantino un proiettile in testa quando smette di essere utile per il boss.
Ma non ha mai immaginato che un solo giorno potesse cambiargli la vita, ed è sul punto di scoprire quanto si sbaglia.
Gli basta un giorno per incontrare l’uomo che sembra essere quello giusto, l’amore della sua vita. Sembra inconcepibile che un uomo che si occupa di morte possa trovare l’amore, ma è come se fosse destino. Gli basta un giorno, che si fa sempre più strano e in cui i problemi si accumulano, per costringere Ceaton a riflettere sulla sua cupa esistenza e ad accettare che in ventiquattro ore tutto può cambiare, perfino lui stesso. Il suo futuro potrebbe rivelarsi più luminoso di quanto si aspettasse, ma dovrà restare vivo abbastanza a lungo da scoprirlo.

Bassure

L’opera è composta da diciannove capitoli, diciannove quadri strettamente correlati. Tutto inizia con l’inquietante tensione de L’orazione funebre, che ci fa entrare nella vita di una bambina sveva che assiste al funerale del padre. Ne Il bagno svevo conosciamo tutta la famiglia: il bambino più piccolo, la madre, il padre, la nonna, il nonno, che approfittano dello stesso bagno caldo, dello stesso sapone, per lavarsi, uno dopo l’altro, per poi tutti insieme sedersi a vedere il film del sabato. Completa il quadro La mia famiglia, dove l’autrice approfondisce ognuno dei personaggi e traccia il loro albero genealogico. Queste tre prime scene sono il preambolo di Bassure, il capitolo più lungo, dominato dalla ricchezza lirica della prosa e l’iridescenza poetica dei pensieri. La natura si fa protagonista, con i fiori, le acacie, le mosche, i maiali, le rane, i gatti e un’infinità di elementi e personaggi che vanno a formare il quadro più colorito dell’opera, per manifestare la sofferenza, l’isolamento e l’abbandono in cui versano la sua famiglia e il villaggio svevo. Per essere ancora più chiara, la bambina racconta il lavoro del padre in Pere marce. La ritroviamo mentre balla in Tango soffocante e, convertita in adolescente, balla anche ne La finestra. Apparirà ne L’uomo con la scatola di fiammiferi. Racconta le vacanze dei genitori al mare, parla della sua solitudine, della successione dei dittatori, degli assassini della mafia, fino a descrivere in un Giorno feriale la sua vita in fabbrica.
(source: Bol.com)

Il basilico di Palazzo Galletti

L’estate avvampa a Palermo, la terra è arida e i bacini a secco. Dai rubinetti, come sempre in agosto, l’acqua scende appena, sui marciapiedi l’immondizia fermenta rendendo l’aria irrespirabile, e a nulla servono preghiere e invocazioni a santa Rosalia affinché faccia piovere. I poveri si muovono nei bassi come fantasmi nella polvere, i più abbienti hanno già lasciato i quartieri alti per le loro ville al mare. Nell’attesa della festa in onore della patrona della città, Marò, da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio”, porta avanti con riluttanza una nuova complessa indagine su un omicidio avvenuto il giorno di Ferragosto.
Non attraversa un periodo felice, la commissaria. La promozione, anziché gratificarla, l’ha resa insicura, come non si sentisse all’altezza di quella nuova responsabilità – e in cuor suo desidera smettere “la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera” -; la turbolenta relazione con Sasà, sempre più intrattabile da quando il questore l’ha spedito in un sonnacchioso commissariato dove nulla funziona e nulla accade, pare volgere al tramonto fra risentimenti, incomprensioni e défaillance sessuali. Gli anni passano veloci, troppo, e forse quell’uomo bizzoso, un tantino rozzo e grossolano, è l’ultima possibilità che le rimane di crearsi una famiglia. È per questo, perché la sua vita è a un punto morto, che Marò avrebbe preferito non occuparsi del caso? Intanto l’indagine, inaspettatamente, le sta mettendo sotto il naso man mano elementi che sembrano avere bizzarre implicazioni con la sua vita privata. Quale svolta l’attende in fondo a questa estate “che non lascia presagire nulla di buono”?
Giuseppina Torregrossa ha scritto una storia guizzante e sensuale, punteggiata di humour, e capace di circoscrivere in modo conturbante i desideri inespressi e le impasse di una donna che si trova nel passaggio cruciale dalla giovinezza alla maturità.
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### Sinossi
L’estate avvampa a Palermo, la terra è arida e i bacini a secco. Dai rubinetti, come sempre in agosto, l’acqua scende appena, sui marciapiedi l’immondizia fermenta rendendo l’aria irrespirabile, e a nulla servono preghiere e invocazioni a santa Rosalia affinché faccia piovere. I poveri si muovono nei bassi come fantasmi nella polvere, i più abbienti hanno già lasciato i quartieri alti per le loro ville al mare. Nell’attesa della festa in onore della patrona della città, Marò, da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio”, porta avanti con riluttanza una nuova complessa indagine su un omicidio avvenuto il giorno di Ferragosto.
Non attraversa un periodo felice, la commissaria. La promozione, anziché gratificarla, l’ha resa insicura, come non si sentisse all’altezza di quella nuova responsabilità – e in cuor suo desidera smettere “la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera” -; la turbolenta relazione con Sasà, sempre più intrattabile da quando il questore l’ha spedito in un sonnacchioso commissariato dove nulla funziona e nulla accade, pare volgere al tramonto fra risentimenti, incomprensioni e défaillance sessuali. Gli anni passano veloci, troppo, e forse quell’uomo bizzoso, un tantino rozzo e grossolano, è l’ultima possibilità che le rimane di crearsi una famiglia. È per questo, perché la sua vita è a un punto morto, che Marò avrebbe preferito non occuparsi del caso? Intanto l’indagine, inaspettatamente, le sta mettendo sotto il naso man mano elementi che sembrano avere bizzarre implicazioni con la sua vita privata. Quale svolta l’attende in fondo a questa estate “che non lascia presagire nulla di buono”?
Giuseppina Torregrossa ha scritto una storia guizzante e sensuale, punteggiata di humour, e capace di circoscrivere in modo conturbante i desideri inespressi e le impasse di una donna che si trova nel passaggio cruciale dalla giovinezza alla maturità.

Baruch Spinoza E L’Olanda Del Seicento

Baruch Spinoza e l’Olanda del Seicento by Steven Nadler
Baruch de Spinoza (1632-77), figlio di un importante mercante della comunità ebraico-portoghese di Amsterdam, era uno degli allievi piú dotati della sua scuola. Ma qualcosa accadde quando aveva ventitre anni – non sappiamo se in modo repentino o graduale -, qualcosa che comunque portò alla piu severa scomunica mai pronunciata dai capi della comunità sefardita di Amsterdam. Spinoza prese le distanze dalla comunità – e alla fine dal giudaismo nel suo insieme – diventando uno dei piú importanti e celebri filosofi di tutti i tempi, e di sicuro uno dei personaggi piú radicali e controversi della propria epoca.
La trasformazione (se di questo si trattò) del comune ragazzo ebreo – che vive, perlomeno in apparenza, nella piú assoluta ortodossia e si fa notare forse solo per la propria intelligenza – in filosofo iconoclasta è una trasformazione della quale purtroppo non sappiamo, e con ogni probabilità mai sapremo, nulla. Disponiamo solo del documento di *cherem*, pieno di ingiurie e di maledizioni, che fu stilato per l’occasione dai reggenti della comunità.
Filosofo morale e metafisico, pensatore politico e religioso, esegeta della Bibbia, critico della società, intagliatore di lenti, commerciante fallito, intellettuale olandese, ebreo eretico. Se la vita di Spinoza è tanto interessante, ciò è dovuto anche ai diversi contesti, a volte contrastanti, in cui si trovò a operare: la comunità di immigrati portoghesi e spagnoli, parecchi dei quali un tempo « marrani», rifugiati in seguito nella nuova repubblica olandese, ricca di opportunità economiche; la politica turbolenta e la lussureggiante cultura di questa giovane nazione, che alla metà del XVII secolo conobbe la sua età dell’oro; e, non ultimo, la storia stessa della filosofia.
Basato su rigorose ricerche d’archivio, *Baruch Spinoza* di Steven Nadler – piú che un semplice resoconto della vita del filosofo olandese – introduce il lettore nel cuore dell’Amsterdam ebraica del XVII secolo e nel tumultuoso mondo politico, sociale, intellettuale e religioso della giovane repubblica olandese.
L’interrogativo che sta al fondo dell’indagine dello studioso americano è il seguente: in che modo i diversi aspetti della vita di Spinoza – il suo sfondo etnico e sociale, il suo esilio e la sua posizione intermedia tra due culture totalmente differenti, quella della comunità ebraico-portoghese di Amsterdam e quella della società olandese, il suo sviluppo intellettuale, le sue relazioni politiche e sociali – contribuirono a disegnare il profilo di uno dei pensatori piú radicali della storia? E, accanto a questo, un altro interrogativo, di carattere piú generale: che cosa significava essere un filosofo e un ebreo durante l’età dell’oro della repubblica olandese?

Bartleby lo scrivano

Bartleby è il nome di un grigio, sparuto impiegato di Wall Street che, senza fornire spiegazione alcuna, man mano rinuncia al suo lavoro di copista e rimane immobile in silenzio a fissare un muro, impervio a ogni tentativo di persuasione, mite e rispettoso ma graniticamente risoluto. In questo straordinario racconto (fra i più belli dell’intera letteratura americana) Melville dimostra da grande maestro di saper trattare con sottile humour e felice leggerezza anche temi angosciosi e ossessionanti come la follia, la predestinazione, l’incomunicabilità, l’alienazione.
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Bart Gould-L’ombra del Presidente

«Il massimo riconoscimento, Gould l’aveva ottenuto quando era stato nominato agente segreto presidenziale, un incarico di cui doveva rispondere soltanto al suo vecchio amico, il Presidente, che gli aveva affidato i casi più delicati, nei luoghi più pericolosi. Le sue missioni l’avevano portato in tutto il mondo, fra agenti dello spionaggio e del controspionaggio, fra assassini e sabotatori che si proponevano di distruggere quel mondo libero per conservare il quale il suo amico e tutti gli uomini di buona volontà lotta:/ano. Questo era stato ieri. Poi il suo amico se n’era andato, era stato ucciso, e con lui si erano spenti gran parte del cuore e dell’anima di Bart Gould…» Ora, Gould non vorrebbe più accettare missioni segrete, ma quando il nuovo Presidente in persona gli dice: «Sono sicuro di non sbagliare se affermo che siete l’uomo adatto per questo incarico…» Gould non può rifiutare. E l’incarico è veramente degno di Bart Gould: hanno rapito il maggiore sovietico Miroff, nipote del Premier del Cremlino. Un rapimento che potrebbe indurre «qualcuno» a premere il bottone fatale. Da Las Vegas, la rutilante capitale del gioco e della corruzione legalizzata, scatta la sequenza iniziale della missione di Bart Gould, sulle tracce dello scomparso Nick Blue, il problematico esponente di un’organizzazione che, pur perseguendo scopi dichiaratamente gangsteristici, considera il piano di Blue al di là di ogni impresa umana. Tuttavia, appunto a causa del «sogno» del sinistro Nick Blue, la civiltà intera si trova come sul cratere infuocato di un immane vulcano. E Bart Gould dovrà trovare il modo di neutralizzare l’imminente cataclisma politico-militare.

Bàrnabo delle montagne

Librarian’s Note: this is an alternate cover edition – ISBN 10: 8804480963
“È che tutti vivono così, come se da un’ora all’altra dovesse arrivare qualcuno; non l’assalto di un nemico, ma qualcuno, sconosciuto, non si può dire chi.” È proprio Bàrnabo, giovane guardiaboschi, a provare per primo, tra i personaggi di Buzzati, il sentimento dell’attesa, a spiare, nelle lunghe giornate, la luce che sorge e scolora sulle montagne, a sperimentare cosa significhi attendere, non tanto un cosa o un chi, semplicemente attendere. Ed è ancora Bàrnabo a inaugurare l’esperienza del tempo come strano regista della vita, con i suoi segni discreti, leggeri e sbadati, ma irrevocabili. *Bàrnabo delle montagne* non è solo l’opera prima di Buzzati, ma è soprattutto la prova rivelatrice di quel favolismo morale che distinguerà la quasi totalità della sua produzione, ponendola a capostipite di tutta una linea narrativa del sogno, dell’incubo, dell’altrove.

Barnaba il mago

L’inverno a Bauci non è uguale a quello della Costiera: la pioggia batte forte e dai monti Lattari soffia un vento di tempesta che, se uno non c’è abituato, mette un po’ di paura. È in una sera così, mentre le imposte sbattono e le nuvole coprono il cielo, che in paese arriva un misterioso sconosciuto. Capelli e barba bianchissimi, lungo pastrano nero, lo straniero non fa in tempo a presentarsi che già corrono voci su di lui. Chi è? Da dove viene? Cos’è venuto a fare qui, che vuole? La targa appesa alla sua porta recita: “Mago Barnaba, maestro di esoterismo, sacerdote di riti karmici, esperto di sciamanesimo, astrologia, tarocchi, chakra, malocchi, fatture”. La curiosità è tanta, ma per le strade di Bauci un mago non s’è mai visto, e ad aumentare la diffidenza ci si mette pure don Balo, il parroco, che durante l’omelia non perde occasione per ricordare che ciarlatani e imbonitori non sono altro che servi del demonio. Resistere alla tentazione però è difficile, anche perché pare che Barnaba, con le sue profezie, non sbagli un colpo. In fondo, a fare domande che male c’è? È così che i baucesi, uno dopo l’altro, aspettano l’ora giusta per consultare il mago in gran segreto e scoprire cosa riserva loro il futuro… Sullo sfondo inconfondibile della “sua” Costiera Amalfitana, Franco Di Mare ci regala un nuovo, intrigante romanzo in cui vizi e virtù dei protagonisti si confondono con i nostri. E ci ricorda che tutti, nella vita, abbiamo bisogno di un pizzico di magia.
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### Sinossi
L’inverno a Bauci non è uguale a quello della Costiera: la pioggia batte forte e dai monti Lattari soffia un vento di tempesta che, se uno non c’è abituato, mette un po’ di paura. È in una sera così, mentre le imposte sbattono e le nuvole coprono il cielo, che in paese arriva un misterioso sconosciuto. Capelli e barba bianchissimi, lungo pastrano nero, lo straniero non fa in tempo a presentarsi che già corrono voci su di lui. Chi è? Da dove viene? Cos’è venuto a fare qui, che vuole? La targa appesa alla sua porta recita: “Mago Barnaba, maestro di esoterismo, sacerdote di riti karmici, esperto di sciamanesimo, astrologia, tarocchi, chakra, malocchi, fatture”. La curiosità è tanta, ma per le strade di Bauci un mago non s’è mai visto, e ad aumentare la diffidenza ci si mette pure don Balo, il parroco, che durante l’omelia non perde occasione per ricordare che ciarlatani e imbonitori non sono altro che servi del demonio. Resistere alla tentazione però è difficile, anche perché pare che Barnaba, con le sue profezie, non sbagli un colpo. In fondo, a fare domande che male c’è? È così che i baucesi, uno dopo l’altro, aspettano l’ora giusta per consultare il mago in gran segreto e scoprire cosa riserva loro il futuro… Sullo sfondo inconfondibile della “sua” Costiera Amalfitana, Franco Di Mare ci regala un nuovo, intrigante romanzo in cui vizi e virtù dei protagonisti si confondono con i nostri. E ci ricorda che tutti, nella vita, abbiamo bisogno di un pizzico di magia.

Il Barbarossa e la beffa di Alessandria

La nascita della Repubblica milanese e del gran numero di Comuni lombardi che si costituirono dopo l’anno Mille è uno dei più importanti fenomeni di emancipazione civile ed economica dell’età medievale. Decisive sono state le loro battaglie contro Federico Barbarossa, feroce nemico della loro autonomia e dei loro ideali sociali e religiosi. Ed è proprio sul Barbarossa che Dario Fo punta il suo occhio critico e irriverente per portare alla luce, in questo romanzo inedito, un episodio esemplare, la singolarissima fondazione della città di Alessandria e la lotta che ha aperto la strada a un nuovo corso della storia d’Europa. Cancellando la cronaca ufficiale, forse troppo attenta a non gettare il ridicolo sul sovrano, l’autore fa spuntare dagli archivi un’altra verità e ricostruisce la vicenda di una ‘fantastica Alessandria galleggiante’, capace di resistere per mesi all’esercito più potente del mondo occidentale, e di un imperatore con la tragicomica ossessione dell’acqua: una vicenda in cui l’ordinaria triste ingiustizia viene ribaltata e il tiranno, per una volta, sconfitto.
(source: Bol.com)

Il Barbarossa Ad Alessandria

Il Barbarossa ad Alessandria by Dario Fo
La nascita della Repubblica milanese e del gran numero di Comuni lombardi che si costituirono dopo l’anno Mille è uno dei più importanti fenomeni di emancipazione civile ed economica dell’età medievale. Decisive sono state le loro battaglie contro Federico Barbarossa, feroce nemico della loro autonomia e dei loro ideali sociali e religiosi. Ed è proprio sul Barbarossa che **Dario Fo** punta il suo occhio critico e irriverente per portare alla luce, in questo romanzo inedito, un episodio esemplare, la singolarissima fondazione della città di Alessandria e la lotta che ha aperto la strada a un nuovo corso della storia d’Europa. Cancellando la cronaca ufficiale, forse troppo attenta a non gettare il ridicolo sul sovrano, l’autore fa spuntare dagli archivi un’altra verità e ricostruisce la vicenda di una «fantastica Alessandria galleggiante», capace di resistere per mesi all’esercito più potente del mondo occidentale, e di un imperatore con la tragicomica ossessione dell’acqua: una vicenda in cui l’ordinaria triste ingiustizia viene ribaltata e il tiranno, per una volta, sconfitto.

Barabba

Barabba è il capolavoro di Lagerkvist, un classico assoluto della letteratura del XX secolo, pubblicato nel 1950, un anno prima che gli fosse conferito 0 premio Nobel. È un romanzo di rara potenza drammatica e suggestione visiva, caratterizzato da una scrittura densa e concisa, sicuramente nell’insieme debitrice della passione per il teatro dell’autore (che infatti ne trarrà una riduzione teatrale qualche anno più avanti). Così Lagerkvist conduce il racconto non per trame ma per scene (forse, stazioni), secondo le strutture tradizionali del dramma religioso, che tuttavia rappresenta con incisive pennellate narrative volte a delineare i personaggi e i moti del loro animo. Non dramma, non teatro quindi, ma narrazione pura alimentata dal senso scenico di chi amava il teatro. “Barabba è lo studio di un essere che dal suo stato primitivo di bruto evolve in uomo, a causa di un trauma rivelativo, e che desidererebbe cogliere il senso della ragione dei suoi ora nuovi sentimenti, di quella, vaga, presenza divina che scorge nelle cose, in quegli altri, i cristiani, cui vanamente vorrebbe mescolarsi sottraendosi alla sua decisa funzione simbolica: Barabba, l’uomo ‘con sul petto il nome di Dio sbarrato da una croce’.” (dalla Postfazione di Alessandro Ceni)
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