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Le cose semplici

Un giovane incontra a Parigi una ragazzina enfant prodige della matematica e i due s’innamorano, si fidanzano, si sposano. Lei, poco più che ventenne, va in America. Ma il mondo s’inceppa e in un batter d’occhio tutto finisce: niente più petrolio, niente più energia elettrica, commercio né moneta, niente più regole sociali. Ovunque solo guerre e carneficine. Il mondo si imbarbarisce e la sua caduta coglie i due innamorati ai due lati dell’oceano, senza possibilità di comunicare. Per vent’anni i due vivranno lontani, lei ha una vita durissima, lui comincia a scrivere per non dimenticarla, finché, dopo tanti anni, i due si ritroveranno, accesi dal fuoco della passione e dal bisogno di verità. “Le cose semplici” è il tentativo di raccontare il cammino dei nostri desideri più comuni ed elementari – e di tutto quello che ci tocca il cuore, fino a straziarci con la sua bellezza o con il ricordo pungente di essa – attraverso la labirintica distruttività del mondo. Il nostro bisogno di vivere una vita che si possa dire umana, di gioia ma anche di un dolore dotato di senso, è destinato a infrangersi contro il muro del potere, della superficialità, del pensiero indotto e dei luoghi comuni? O può trovare soddisfazione?
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Cose preziose

Quale evento turba questa volta la pace della tranquilla cittadina americana di Castle Rock? E’ l’arrivo di Leland Gaunt, un forestiero strano e sfuggente. Quest’individuo ambiguo apre un negozio, Cose Preziose, dove è possibile acquistare pezzi rari, curiosità, autentiche gioie per piccoli collezionisti. Gaunt sembra catturare i desideri più nascosti di ogni cliente, riuscendo a trovare per chiunque ciò che cercava o segretamente sognava da anni…

Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo

«Perché la credenza nel sacro? Perché ovunque riti e divieti, perché non vi è stato un ordine sociale, prima del nostro, che non appaia dominato da un’entità soprannaturale?». Girard, già con il suo memorabile saggio del 1972, La violenza e il sacro, aveva posto alcune di quelle domande ultime che l’antropologia ormai tende sempre più a celare in opaco involucro. Ma con questo libro, che apparve nel 1978 provocando subito grande clamore, egli si è spinto sino alle cose ultime, quelle che, secondo la parola del Vangelo di Matteo, «sono nascoste sin dalla fondazione del mondo». E queste cose, come la «lettera rubata» di Poe, sono così nascoste proprio perché stanno dinanzi ai nostri occhi: nella Bibbia e nel Vangelo. Dopo aver indagato a lungo i testi dell’antichità classica e i più disparati materiali etnologici, Girard ha riconosciuto che il testo più difficile da leggere, per il sovrapporsi di innumerevoli letture precedenti, era appunto quello delle Scritture: l’eccessiva familiarità si svela essere innanzitutto il modo che il mondo ha scelto per difendersi da alcune verità tremende, quali in esse si annunciano. Rovesciando ancora una volta le prospettive, Girard legge i Vangeli non più come una storia sacrificale, ma come la storia che dice la verità nascosta del sacrificio, che svela la costituzione del «meccanismo vittimario», del capro espiatorio, del linciaggio fondatore. Questa rivelazione sarebbe allora il più possente gesto antisacrificale di ogni tempo – e tutta la storia occidentale nascerebbe dal ripercuotersi nei secoli di quel gesto. Con ammirevole passione intellettuale, Girard vuole tornare a mostrare che la radice unica della cultura sta proprio nel religioso, e che quell’ambigua parola è la pietra che l’Occidente tenta, da secoli, di gettare via.
Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo è apparso per la prima volta nel 1978.

Le cose che sai di me

PREMIO PLANETA 2013 Il piccolo pezzo di cielo che si intravede dal finestrino è di un azzurro intenso. Patricia è sull’aereo che la sta riportando a casa, a Madrid. All’improvviso la sconosciuta che le è seduta accanto le dice una cosa che la sconvolge: ‘Qualcuno vuole la tua morte’. Patricia è colpita da quella rivelazione, ma poi ripensa alla sua vita e si tranquillizza: a ventisei anni è realizzata, felicemente sposata e con un lavoro che la porta a girare il mondo. Niente può turbare la sua serenità. È sicura che quella donna, che dice di riconoscere le vibrazioni emanate dalle persone, si sbaglia.Eppure a Patricia, tornata alla routine di sempre, iniziano a succedere banali imprevisti che giorno dopo giorno si trasformano in piccoli incidenti. Incidenti che stravolgono le sue abitudini e il suo lavoro.Non può fare a meno di ripensare alla donna dell’aereo e alle sue parole. Parole che a poco a poco minano le sue certezze. Vuole sapere se è davvero in pericolo. Vuole scoprire chi desidera farle del male, e quando il sospetto cresce dentro di lei, inizia a guardarsi intorno con occhi diversi, dubitando delle persone che ha vicino. Sente che tutto il suo mondo sta crollando pezzo dopo pezzo, ma deve trovare il coraggio di resistere: la minaccia è più vicina di quanto immaginasse. Però deve essere pronta a mettere in discussione tutta la sua vita, a leggere dentro sé stessa. Perché anche la felicità ha le sue ombre. Anche un cielo senza nuvole può dar vita in un attimo a una terribile tempesta. Con Le cose che sai di me, Clara Sanchez si è aggiudicata il Premio Planeta, il più importante riconoscimento letterario spagnolo. In Italia, grazie al sorprendente successo del Profumo delle foglie di limone e di Entra nella mia vita, l’autrice ha conquistato un milione di lettori, dominando le classifiche. Nel suo nuovo romanzo, da mesi al numero uno incontrastato dei bestseller spagnoli, esplora la realtà nel profondo, lì dove la sicurezza vacilla e gli inganni si svelano. Una storia che ha sconvolto i lettori per la sua intensità. Scoperte e rivelazioni inaspettate, tradimenti ed emozioni nascoste in un romanzo che insegna come il cielo non abbia un colore solo.

(source: Bol.com)

Le cose che portiamo

Uno dei libri del secolo per il New York Times. Finalista del premio Pulitzer e del National Book Critics Circle Award. Trai i 100 libri da leggere nella vita per Amazon.com. La guerra evocata in tutta la sua insostenibile concretezza, in tutto il suo peso, il suo orrore e la sua assurdità. Le cose che portiamo è tutto questo e molto di più. Attraverso le vicende di un immaginario plotone di soldati impegnato a combattere nella giungla vietnamita, Tim O’Brien consegna al lettore un’ispirata, appassionante riflessione in forma narrativa sui temi della memoria, della verità e del potere del narrare. Un atto d’accusa contro tutte le guerre, limpido e umanissimo; un libro-monumento, capace di incidersi a fondo nella tormentata coscienza americana e in quella del lettore. E di riaffermare il ruolo irrinunciabile della letteratura come strumento di comprensione profonda di noi stessi e della realtà. “Il più grande scrittore della sua generazione”. – San Francisco Examiner “Una fiction letteraria potente ed evocativa, nel segno della più assoluta precisione stilistica”. – The Washington Post “Questo libro procura ustioni di terzo grado”. – The Boston Globe “La memoria come profezia. Le cose che portiamo racconta non dove siamo stati, ma dove siamo e dove saremo domani”. – Los Angeles Times “Una narrazione di formidabile spessore letterario e umano. Cruciale”. – The New York Times “Le cose che portiamo resta, a distanza di tempo, una delle opere imprescindibili”. – Giuseppe Culicchia, TuttoLibri – La Stampa

(source: Bol.com)

Cose che mio figlio deve sapere sul mondo

Cose che mio figlio deve sapere sul mondo by Fredrik Backman
“Okay. Allora, sono il tuo papà. Sembra che tu abbia iniziato a rendertene conto. Finora si può dire che tu non abbia fatto altro che osservarmi mentre mi occupavo maldestramente di te, ma adesso che, a quanto pare, hai già la bellezza di un anno e mezzo, m’informano che si può cominciare a insegnarti delle cose. Piccoli trucchi, roba del genere. Non vedevo l’ora e, te lo dico sinceramente, farò del mio meglio. Perché devi capire che fare il genitore non è così semplice come potrebbe sembrare. Ci sono un sacco di cose da imparare, e nuove informazioni da gestire. Le borse per il cambio. Gli ovetti e i seggiolini. Le ninnenanne. Le tutine. La cacca. Soprattutto, la cacca. C’è una quantità immensa di cacca da gestire. Niente di personale, per carità.
Si dice che sia compito dei padri insegnare ai propri figli cosa significa essere uomini. Ma io non ne sono tanto sicuro. Si dice anche che la stragrande maggioranza degli uomini, prima o poi, diventa come il proprio papà. Speriamo che, nel tuo caso, non sia così.”

Cosa tiene accese le stelle

«Una sera di novembre del 1955 mia nonna, che aveva quarant’anni, riconquistò la libertà e si sentì felice: aveva preso in mano un libro ed era riuscita a leggere qualche pagina prima di addormentarsi.» Di solito Maria, la nonna di Mario Calabresi, andava a letto esausta, dopo una giornata spesa a lavare montagne di lenzuola e pannolini. Quella sera, quella in cui per la prima volta aveva usato la lavatrice, è stata, nei suoi ricordi, lo spartiacque tra il prima e il dopo. Oltre mezzo secolo più tardi ci siamo quasi dimenticati di quelle conquiste vissute così straordinariamente; oggi, anzi, il nichilismo, la sfiducia, il fatalismo sono gli umori e i sentimenti più diffusi nel Paese: gli anziani hanno nostalgia del passato, i giovani si rassegnano alla mancanza di prospettive, ed è comune la convinzione di essere capitati a vivere nella stagione peggiore della nostra Storia.
Per definire questo malessere e capire quale sia la strada per uscirne, Calabresi ha ricomposto i frammenti di un tempo in cui si faceva fatica a vivere ma era sempre accesa una speranza, e di un presente così paralizzato da non riuscire a mettere a fuoco l’esempio di chi non ha mai smesso di credere nel futuro.
«Per riprendere coraggio, per trovare ossigeno, mi sono rimesso a viaggiare nella memoria. Chi lo fa si sente immediatamente più forte: se ce l’hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi.» Un grande viaggio nel vissuto del nostro Paese attraverso le storie di chi – scienziati, artisti, imprenditori, giornalisti e persone comuni – è stato capace di inseguire i propri sogni, affrontando a testa alta le sfide collettive e individuali del mondo di oggi. C’è chi è riuscito a offrire una speranza per i malati incurabili, chi è diventato un prestigioso astronomo e spera ancora di vedere l’uomo su Marte, chi ha trasformato la sua tesi di laurea in un’azienda californiana di successo, e chi ha deciso di cambiare il proprio destino giocando l’unica carta a sua disposizione, lo studio. Per intuire che in mezzo allo sconforto diffuso la strada esiste, perché coltivando le proprie passioni non si rimane delusi e perché la libertà si conquista, anche, con la volontà. Per scoprire un giacimento di vita, energia e coraggio, un luogo in cui «le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni, per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio».
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### Sinossi
«Una sera di novembre del 1955 mia nonna, che aveva quarant’anni, riconquistò la libertà e si sentì felice: aveva preso in mano un libro ed era riuscita a leggere qualche pagina prima di addormentarsi.» Di solito Maria, la nonna di Mario Calabresi, andava a letto esausta, dopo una giornata spesa a lavare montagne di lenzuola e pannolini. Quella sera, quella in cui per la prima volta aveva usato la lavatrice, è stata, nei suoi ricordi, lo spartiacque tra il prima e il dopo. Oltre mezzo secolo più tardi ci siamo quasi dimenticati di quelle conquiste vissute così straordinariamente; oggi, anzi, il nichilismo, la sfiducia, il fatalismo sono gli umori e i sentimenti più diffusi nel Paese: gli anziani hanno nostalgia del passato, i giovani si rassegnano alla mancanza di prospettive, ed è comune la convinzione di essere capitati a vivere nella stagione peggiore della nostra Storia.
Per definire questo malessere e capire quale sia la strada per uscirne, Calabresi ha ricomposto i frammenti di un tempo in cui si faceva fatica a vivere ma era sempre accesa una speranza, e di un presente così paralizzato da non riuscire a mettere a fuoco l’esempio di chi non ha mai smesso di credere nel futuro.
«Per riprendere coraggio, per trovare ossigeno, mi sono rimesso a viaggiare nella memoria. Chi lo fa si sente immediatamente più forte: se ce l’hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi.» Un grande viaggio nel vissuto del nostro Paese attraverso le storie di chi – scienziati, artisti, imprenditori, giornalisti e persone comuni – è stato capace di inseguire i propri sogni, affrontando a testa alta le sfide collettive e individuali del mondo di oggi. C’è chi è riuscito a offrire una speranza per i malati incurabili, chi è diventato un prestigioso astronomo e spera ancora di vedere l’uomo su Marte, chi ha trasformato la sua tesi di laurea in un’azienda californiana di successo, e chi ha deciso di cambiare il proprio destino giocando l’unica carta a sua disposizione, lo studio. Per intuire che in mezzo allo sconforto diffuso la strada esiste, perché coltivando le proprie passioni non si rimane delusi e perché la libertà si conquista, anche, con la volontà. Per scoprire un giacimento di vita, energia e coraggio, un luogo in cui «le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni, per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio».

Una cosa sull’amore

La scoperta della propria sessualità, il tumulto dell’adolescenza, l’amore dentro e fuori la famiglia: sono i temi che hanno fatto la fortuna dei romanzi di Jeffrey Eugenides e che ora tornano in questa raccolta di racconti. “Una cosa sull’amore” ha per protagonisti uomini e donne nel mezzo di una crisi personale o del mondo che li circonda, del loro paese. Un poeta fallito e roso dall’invidia che si trasforma in abile truffatore negli anni della bolla immobiliare. Un suonatore di clavicordo costretto ad accantonare la sua passione per l’arte in nome della moglie e dei figli; il docente universitario piuttosto confuso sulla sua identità sessuale e la studentessa indiana che, per sfuggire alle imposizioni della sua famiglia, arriva a compromettere la vita privata e la carriera di un professore di mezza età.
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Cosa rimane di noi

SINOSSI Esiste l’inferno o e solo la realta che viene creata dalle nostre paure? Luca e un uomo distrutto che ha lasciato la polizia dopo una tragedia che ha colpito la sua famiglia. Nicole, sua moglie, non esce piu di casa, rinchiusa nel suo mondo. Entrambi verso l’autodistruzione, non riescono nemmeno a guardasi in faccia. Un uomo misterioso propone a Luca di riavere la sua vita, lui puo aiutarlo. Ma a una condizione: “Devi ritrovare mio figlio.” Per l’ex poliziotto inizia una vera discesa all’inferno: dovra riprendere clandestinamente la sua attivita di investigatore. Affrontare un mondo fatto di bambini scomparsi, persone marce, corrotte, spregevoli. Alla ricerca di quello che anche lui ha perso. Unico obiettivo: poter rimettere insieme i pezzi di quelle vite distrutte.”
(source: Bol.com)

Cosa Diremo Agli Angeli

Cosa diremo agli angeli by Franco Stelzer
«Che cosa racconteremo agli angeli quando ci accoglieranno alle porte del cielo? Balbetteremo confusi. Ricercheremo una qualche formula che possa racchiuderci. Diremo che, per trovare noi stessi, abbiamo percorso strade contorte? Che abbiamo sentito piú vita in un attimo di pausa dal lavoro che in tanti momenti solenni? Che ci siamo commossi nel fissare una macchia sull’asfalto e abbiamo snobbato le cerimonie piú importanti? Diremo cosí? Che la vita ci è pulsata dentro in modo strano? E questo ci salverà?»
Lui non ha nome, e vive immaginando le vite degli altri per mettere insieme i pezzi della sua stessa vita. Il suo racconto ci commuoverà.
Per lui, che lavora come addetto ai controlli di un aeroporto, il mondo è fatto delle vite che gli corrono sotto gli occhi. Vite immaginate. E immaginate con tale furia da diventare racconto. C’è un uomo, in particolare, che arriva ogni domenica e riparte ogni venerdí: «Magro, lo sguardo aperto. Sembra una di quelle persone nate per rendere gli altri contenti». Quell’uomo resterà al centro della narrazione fino alla fine. E la sua scomparsa – quando, una domenica come tutte le altre, non si farà piú vedere – genererà un altro racconto ancora, in un continuo gioco di specchi. Perché tutte le vicende umane sembrano essere sotto gli occhi di angeli un po’ partecipi e un po’ lontani: «Sono cosí, gli angeli. Si danno il piglio degli esseri perfetti. Fanno un po’ di scena, ma darebbero chissà cosa per potersi mescolare, per entrare nelle nostre piccole cose grigie. Faticano a staccarsi da noi». Con un passo poetico e un’attenzione al dettaglio corporeo colto da pupille sgranate, la voce di questo romanzo dice tutta la forza delle nostre vite difettose. Perché coglie la vita proprio come si coglie un fiore selvatico, piano, guardandolo in ogni sua piú piccola parte. È con questa voce unica, commossa, filosofica, che Franco Stelzer è diventato un autore di culto per molti lettori e scrittori italiani.

Una cosa che volevo dirti da un po’

Le tredici storie che compongono la seconda raccolta di Alice Munro, pubblicata nel 1974 e ora per la prima volta in Italia, sono accomunate in larga misura da uno sguardo retrospettivo sulle cose e da riflessioni postume su un passato che tramanda i suoi misteri senza risolvere rancori, gelosie e amori complicati e cattivi. Gli anni non possono spegnere gli incendi della giovinezza, i quali continuano imperterriti a consumare l’ossigeno delle relazioni. Quella tra le due sorelle Et e Char, per esempio, avvinghiate l’una all’altra dal risentimento non meno che dall’affetto, dall’invidia dell’una per la luminosa e invincibile bellezza dell’altra, dal ricordo di piombo di un fratellino annegato, e dalla loro futile rivalità sentimentale. O la danza macabra fitta di tradimenti e amarezze fra la narratrice del racconto *Dimmi se sì o no* e il suo amante, al quale la donna si rivolge, ora che il caso l’ha messa in contatto con una lancinante verità su di lui. E nel solco delle relazioni difficili, in bilico tra generosi silenzi e slanci superflui, si colloca pure il racconto *Cerimonia di commiato*, nel quale la morte di un figlio adolescente riporta dopo anni sotto lo stesso tetto due sorelle, madre e zia del ragazzo, senza tuttavia riuscire a produrre un autentico riavvicinamento. Su tutte queste relazioni dilaga naturalmente l’acqua torbida e scura del rapporto tra madre e figlia del racconto finale, *L’Ottawa Valley*, costruito come una sorta di album di famiglia per viaggi paralleli nel passato. «Il problema, l’unico problema, – confessa la narratrice, – resta mia madre. Ed è ovviamente lei quella che cerco di afferrare; è per raggiungere lei che è stato intrapreso l’intero viaggio». E prosegue poi: «I suoi contorni fluttuano e sfumano. Il che vuol dire che mi sta ancora incollata addosso come una volta, che si rifiuta di staccarsi e che io potrei sforzarmi in eterno, con tutto il talento che ho, e con tutti i trucchi che conosco, e sarebbe sempre lo stesso». Una cosa che Alice Munro dice, meravigliosamente, da un po’.
Susanna Basso

Cosa c’è di sbagliato nel mondo

Un testo che con lucida ragionevolezza e disarmante ironia getta luce sulla condizione moderna dell’uomo e della società, riguardo a cui si chiama sempre in causa la parola crisi, il più delle volte con dimessa rassegnazione. Cento anni fa Chesterton considerava i disastri portati dalla disuguaglianza economica, dalla separazione delle famiglie, dalla rovina del sistema educativo, dalla violazione delle libertà fondamentali, in nome dell’idolatria dello Stato e di quella del profitto. Sono le piccole cose ordinarie le grandi aspirazioni dell’uomo ad esser messe in pericolo: l’uomo comune non chiede altro che un matrimonio d’amore, una piccola casa, professare in pace la propria religione, diventare nonno, godere del rispetto e della stima dei suoi simili e morire di morte naturale. Chesterton sfida il mondo a compiere un passo indietro: non quello di un uomo impaurito che si sottrae alla battaglia, ma quello dell’uomo tutto intero che per buttarsi nell’avventura della vita non ricorre a ricette ideologiche e utopiche sul progresso, ma sta ancorato con saldezza e con audacia alle realtà originarie che sono alle sue spalle.
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Cos’è un intellettuale

In occasione dell’intervista di Marco Belpoliti a Javier Cercas per l’uscita in Italia di *Il sovrano delle ombre*, lo scrittore spagnolo riflette sul ruolo dell’intellettuale oggi: «Come persona posso essere codardo, ragionevole, ma come scrittore non posso esserlo» dice Cercas. «Scrittore coraggioso è un pleonasmo. Scrittore codardo è un ossimoro.»
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### Sinossi
In occasione dell’intervista di Marco Belpoliti a Javier Cercas per l’uscita in Italia di *Il sovrano delle ombre*, lo scrittore spagnolo riflette sul ruolo dell’intellettuale oggi: «Come persona posso essere codardo, ragionevole, ma come scrittore non posso esserlo» dice Cercas. «Scrittore coraggioso è un pleonasmo. Scrittore codardo è un ossimoro.»

Cos’è bruciare

Italia, inizi anni Novanta: Julia ama il cinema in modo viscerale, per questo trascorre il suo tempo libero a dedicarsi alla sua grande passione, guardando film al cinema ed alla tv e documentandosi sulla cinematografia in generale. Julia è una studentessa di lettere, poco più che ventenne, in una città del centro d’Italia, e ha perso il padre Ernest (che le ha trasmesso l’amore per il cinema) quand’era piccola. I genitori di Julia, Ernest, appunto, ed Helene sono nati in Belgio, come Julia, del resto, e sono figli, a loro volta, di migranti italiani, di quella gente arrivata in Belgio, per lavorare in miniera. Dopo la morte di Ernest, Helene, protettiva già per sua natura, rinchiude Julia in una gabbia dorata in cui c’è spazio solo per il suo amore materno, vissuto fra numerose apprensioni e paure.
La vita di Julia è, dunque, una vita sognata piuttosto che una vita realmente vissuta, ed è così fino al giorno in cui incontra Tariq, poco più grande di lei, un giovane uomo decisamente pragmatico, incapace di riuscire a sognare, poichè sfuggito alla guerra in Jugoslavia, dopo aver visto, la morte in faccia, più volte: la loro profonda diversità li avvicinerà al punto tale da unirli, portandoli al superamento delle loro rispettive paure, riconsegnando Julia finalmente al mondo reale e alla vita, e Tariq a quella capacità di sognare che rende più accettabile esistere.
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### Sinossi
Italia, inizi anni Novanta: Julia ama il cinema in modo viscerale, per questo trascorre il suo tempo libero a dedicarsi alla sua grande passione, guardando film al cinema ed alla tv e documentandosi sulla cinematografia in generale. Julia è una studentessa di lettere, poco più che ventenne, in una città del centro d’Italia, e ha perso il padre Ernest (che le ha trasmesso l’amore per il cinema) quand’era piccola. I genitori di Julia, Ernest, appunto, ed Helene sono nati in Belgio, come Julia, del resto, e sono figli, a loro volta, di migranti italiani, di quella gente arrivata in Belgio, per lavorare in miniera. Dopo la morte di Ernest, Helene, protettiva già per sua natura, rinchiude Julia in una gabbia dorata in cui c’è spazio solo per il suo amore materno, vissuto fra numerose apprensioni e paure.
La vita di Julia è, dunque, una vita sognata piuttosto che una vita realmente vissuta, ed è così fino al giorno in cui incontra Tariq, poco più grande di lei, un giovane uomo decisamente pragmatico, incapace di riuscire a sognare, poichè sfuggito alla guerra in Jugoslavia, dopo aver visto, la morte in faccia, più volte: la loro profonda diversità li avvicinerà al punto tale da unirli, portandoli al superamento delle loro rispettive paure, riconsegnando Julia finalmente al mondo reale e alla vita, e Tariq a quella capacità di sognare che rende più accettabile esistere.

I corvi del Vaticano

Con l’annuncio di dimissioni dell’11 febbraio 2013 si chiude il pontificato di Joseph Ratzinger. La rinuncia, giunta più o meno a sorpresa, è l’atto finale di quasi otto anni turbolenti, a tratti inquietanti, segnati da segreti e misteri che, probabilmente, in quell’ormai lontano 19 aprile 2005 – quando il cardinale Ratzinger venne eletto Sommo Pontefice -?, lui stesso non poteva conoscere. Benedetto XVI non poteva sapere, per esempio, che, così come i suoi predecessori, avrebbe dovuto misurarsi con un osso duro: lo IOR o banca vaticana. “I corvi del Vaticano” ripercorre le vicende del recente scandalo Vatileaks, e le inquadra nel contesto più ampio dei molti «segreti» dell’?ultima monarchia assoluta d’Occidente: racconta una storia di maggiordomi traditori, fughe di informazioni, commissioni d’indagine occulte, servizi di spionaggio e controspionaggio, prelati che denunciano la corruzione e che vengono allontanati immediatamente da San Pietro. Parla di riciclaggio di denaro, infiltrazioni mafiose, un’adolescente scomparsa e forse sfruttata come schiava sessuale, una guerra tra giornalisti e vertici della stampa cattolica, un presidente dello IOR che viene sfiduciato e che teme di essere assassinato, e addirittura di un complotto per uccidere il Papa. Nello Stato della Città del Vaticano, ieri come oggi, la realtà supera l’immaginazione.

(source: Bol.com)

Corto Viaggio Sentimentale

Il signor Aghios, protagonista della novella, intraprende un viaggio in treno da Milano a Trieste, durante il quale incontra diversi personaggi, con cui non può far a meno di conversare. La figura del protagonista è infatti quella dell”’inetto” in una sua particolarissima sfumatura: cercando di essere gentile con tutti e sentendosi subito intimamente legato al prossimo, cerca un appagamento interiore; ci appare innocuo, pur nella sua consapevolezza del mondo più volte manifesta, e vorrebbe allo stesso tempo la libertà del viaggio (e dunque la conseguente libertà di non dover nulla a nessuno) e il legame con l’altro, l’aiuto reciproco e la fiducia negli esseri umani.

Attraverso i suoi pensieri capiamo che non abbiamo a che fare con un ingenuo o con uno sprovveduto: la conoscenza dei caratteri e delle debolezze umane lo portano a dare giudizi o a fare considerazioni quasi geniali. Tuttavia, il suo ricercare approvazione e affetto negli sconosciuti lo porterà, sul finale, ad essere derubato proprio da un suo compagno di viaggio che egli aveva appena conosciuto e che aveva addirittura aiutato. Qui, con una parola spezzata, si interrompe il racconto, inaspettatamente. Il lettore non è portato a provare pietà per il protagonista, che appare invece un poco ridicolo: in fondo, il suo egoismo e la sua ipocrisia meritavano la vendetta della cattiveria umana. ”Corto viaggio sentimentale” risulta incompleto per la morte dell’autore (Italo Svevo morì in seguito ad un incidente automobilistico nel 1928).

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(source: Bol.com)