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I miei pensieri perduti

Ha picchiato il suo migliore amico, Rand, fino a ucciderlo. Non voleva. Ma quando ha visto quelle fotografie di Jim nudo non ha resistito: Jim è il suo fratellino di tredici anni, che è innamorato di lui, che gli chiede di entrare nella sua stanza nel cuore della notte. Per questo si sente confuso. E mentre cerca di non farsi lasciare da Jude, la fidanzata, schiva le domande ormai stanche di un padre malato di cancro e di una madre alcolizzata. Poi un giorno uno studente gli offre cinquecento dollari per uccidere un compagno di scuola e rubargli il diario: accettare è fin troppo facile.
Nel più lacerante e poetico dei suoi libri, Dennis Cooper risucchia il lettore in un viaggio allucinato nel mondo della depressione adolescenziale, un mondo disperato e violento, un vuoto pneumatico di valori: il mondo di ragazzi sputtanati nel cervello, incapaci di decidere e di amare, eppure dolcissimi, scoperti.

I miei genitori

Antonio ha trentacinque anni, Gioia diciannove. A bordo di una Duetto Spider 1300 attraversano a gran velocità le distese di frumento del Tavoliere. Tutto ciò che vedono intorno appartiene alle loro famiglie. Si sono persi, ma a breve ritroveranno la strada.
Fino a quel momento ogni cosa si è svolta con «ingiusta facilità». Sono i loro giorni fortunati. Eppure, quando i pensieri di Antonio prendono la strada piú difficile, irrompe fra loro una presenza, «un fantasma molto singolare, visto che appartiene a una persona ancora in vita»: sua moglie, costretta in un letto d’ospedale.
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### Sinossi
Antonio ha trentacinque anni, Gioia diciannove. A bordo di una Duetto Spider 1300 attraversano a gran velocità le distese di frumento del Tavoliere. Tutto ciò che vedono intorno appartiene alle loro famiglie. Si sono persi, ma a breve ritroveranno la strada.
Fino a quel momento ogni cosa si è svolta con «ingiusta facilità». Sono i loro giorni fortunati. Eppure, quando i pensieri di Antonio prendono la strada piú difficile, irrompe fra loro una presenza, «un fantasma molto singolare, visto che appartiene a una persona ancora in vita»: sua moglie, costretta in un letto d’ospedale.

Michele Licometti. Storie dell’Uomo Tatuato

La vita dell’antieroe Michele Licometti raccontata in due romanzi intensi scritti sullo spartito di un approfondimento psicologico e di una ironia non comuni.
Gli anni giovanili, quelli della scoperta della maledizione dei tatuaggi e quelli della maturità, delle scelte dolorose fra priorità antitetiche per la propria felicità: l’amore per una donna da una parte e l’amicizia dall’altra.
Gli anni delle prime esperienze amorose vissute sforzandosi di ignorare un corpo che va man mano coprendosi di storia e quelli dell’ostentazione della propria condizione di eterno mutante.
Due opere raccordate e autonome allo stesso tempo. Che possono essere lette in qualunque ordine.
Un tuffo introspettivo nell’intimità del maschio, attraverso le sue debolezze, i suoi stupidi orgogli e i suoi vergognosi lati femminili. Un tributo al valore eterno dell’amicizia, dell’amore filiale e del sacrificio per la causa suprema: il rispetto delle persone che ci amano.
In questo eBook gratuito è possibile leggere i primi quattro capitoli dei romanzi L’Uomo Tatuato e L’Ultimo Tatuaggio di Marco Lugli.
L’eBook contiene inoltre due racconti dello stesso autore.

Michael mio

”Scrivo questa storia perché le persone che ho amato sono morte. Scrivo questa storia perché quando ero giovane avevo una grande capacità di amare, e ora questa capacità di amare sta morendo. Ma io non voglio morire.” Inizia così il racconto in prima persona di Hannah, la storia di un matrimonio e del suo fallimento. Quella che è stata definita una moderna Bovary israeliana è una studentessa di letteratura ebraica, all’università ha conosciuto un geologo, Michael Gonen, si sono frequentati, poi sposati, ma via via si è approfondita anche la distanza tra loro, fino al punto di concludere: ”Qualcosa è cambiato in questi tristi anni”. La narrazione tutta femminile di Oz procede con uno stile breve, spezzato, quotidiano, che sonda i pensieri più nascosti e le emozioni più profonde nella confessione della protagonista. Con rara abilità riesce a cogliere le minime sfumature del carattere e dei sentimenti, ne sviscera con lucidità e delicatezza i motivi di frustrazione e sofferenza, arriva alle origini del progressivo chiudersi di Hannah in un mondo trepidante e sospeso, carico di fremiti e incubi, nel quale il ”suo” calmo, quasi apatico Michael non riuscirà mai a penetrare. Sullo sfondo di questo autentico romanzo psicologico si staglia intanto la città della giovane donna, una Gerusalemme su cui incombe lo spettro della guerra, da poco terminata ma sempre in agguato.
(source: Bol.com)

La mia vita segreta. Autobiografia erotica di un gentiluomo vittoriano

Introduzione di Riccardo ReimNell’ipocrita e perbenista Inghilterra vittoriana, in cui la grassoccia regina impone alla corte lunghe passeggiate, conversazioni irreprensibili e una condotta assolutamente immacolata, un uomo affida la memoria di sé e del suo tempo a una monumentale, straripante, smisurata autobiografia (ben undici volumi, per un totale di circa 4200 pagine e oltre un milione di parole) in cui si parla pressoché esclusivamente di sesso con una sorta di maniacale devozione. L’autore stesso ne volle fare un’edizione ridotta più adatta al grande pubblico, ma non per questo meno hard. In questo sterminato “diario”, l’erotismo – considerato, ovviamente, in tutte le sue possibili variazioni – diviene un obiettivo assoluto e totalizzante: dalle fantasie carnali dell’infanzia fino a una sessualità libera da ogni sentimento e alimentata da tutte le infinite combinazioni suggerite dalla lussuria, fuori e dentro le case di piacere di ogni categoria, nelle bettole, nelle strade, in confortevoli alcove o in squallidi tuguri. Orge, voyeurismo, feticismo, omosessualità e quant’altro è ancora possibile per un’immaginazione comunque borghese, lontanissima dalle sfrenatezze criminali di un Sade. La mia vita segreta è stato (giustamente) definito ‘uno dei libri più strani e ossessivi che siano mai stati scritti’: l’autore (di cui sappiamo soltanto il nome fittizio, Walter) vi fa, giorno dopo giorno, meticolosamente e senza nulla tacere, il racconto di una vita dedicata quasi esclusivamente ai piaceri del sesso. Senza fasto né retorica, tutto viene detto “orizzontalmente”, fino alle esperienze più insignificanti, con sincerità totale e disarmante, ciò che ne fa un impietoso (e forse non del tutto voluto) ritratto di una nazione e di una società. My secret life ci rivela come vivesse e sentisse e pensasse, durante il periodo vittoriano, un uomo che cercava di trattare direttamente con i demoni della sessualità.
(source: Bol.com)

Mia suocera beve

Vincenzo Malinconico è un avvocato semi disoccupato, semi divorziato, semi felice. Ma soprattutto è un grandioso filosofo autodidatta, uno che mentre vive pensa, si distrae, insegue un’idea da niente facendola lievitare. E di deriva in deriva va lontano, con l’aria di sparare sciocchezze dice cose grosse sull’amore, la giustizia, il senso della vita.
Intorno a lui capitano eventi straordinari, ma più straordinari ancora sono i pensieri stravaganti e fuori luogo di cui ci mette a parte in tempo reale, facendoci ridere e riflettere, trascinandoci nella sua testa sgangherata e bellissima.
Al centro del romanzo questa volta c’è un sequestro di persona ripreso in diretta dalle telecamere di un supermercato. Ad averlo studiato ed eseguito è il mite ingegnere informatico che ha progettato il sistema di videosorveglianza. Il sequestrato è un boss della camorra che l’ingegnere considera responsabile della morte accidentale del suo unico figlio.
Il piano è d’impressionante efficacia: all’arrivo della televisione, l’ingegnere intende raccontare il suo dramma e processare in diretta il boss. La scena del sequestro diventa cosí il set di un tragicomico reality, con la folla e le forze dell’ordine che assistono impotenti allo ‘spettacolo’.
La sola speranza d’impedire la tragedia è affidata, manco a dirlo, all’avvocato Vincenzo Malinconico, che l’ingegnere incontra casualmente nel supermercato e ‘nomina’ difensore d’ufficio.
Malinconico, con la sua proverbiale irresolutezza, il suo naturale senso del ridicolo, la sua insopprimibile tendenza a rimuginare, uscire fuori tema, trovare il comico nel tragico, il suo riepilogare e riscrivere gli eventi recenti della sua vita privata (la crisi sentimentale con Alessandra Persiano, le incomprensioni dell’ex moglie e dei due figli, l’improvvisa malattia dell’ex suocera), riuscirà a sabotare il piano dell’ingegnere e forse anche quel gran pasticcio che è la sua vita.

(source: Bol.com)

LA MIA STORIA NON E’ TUTTA QUI 1994

Una giovane donna incontra un ragazzo che si offre attraverso gli annunci di un giornale e fa l’amore con lui pagandolo; più tardi racconterà quell’incontro a suo padre (ma parlare con i padri “è come gettare una moneta nel pozzo, non la si sente mai arrivare”)… Una giovane donna aspetta un soldato che faccia l’amore con lei in una camera di un albergo in un paese straniero… Una giovane donna lascia un amico dipingere il suo corpo… Una giovane donna posa per una foto pubblicitaria…
Giovani donne in bilico tra due poli – da un lato i padri, gli amanti fissi, gli adulti così adulti “che non li si può più immaginare diversi”, dall’altro i ragazzi e gli stranieri, attraenti incarnazioni di un piacere temporaneo; da un lato i lunghi rapporti, dall’altro gli sguardi che scoccano…
“Forse mi sono occupata così a lungo di amore che adesso non so più di cos’altro parlare con la gente. Il discorso va sempre a finire sull’amore” dice una delle giovani donne (ma forse sono – tutte insieme – una sola che parlano in questi racconti con la voce di Alissa Walser). La prima cosa che colpisce quando si apre La mia storia non è tutta qui è la tensione della scrittura; poi si scopre che quella tensione è l’immagine e lo strumento di un’altra tensione, di un’altra elettricità – una tensione, un’elettricità erotiche. Alissa Walser ha scoperto una musica, intensa e sfuggente, per raccontare quelle Cose che molti libri raccontano senza bisogno di stile, nel modo più facile e povero – le Cose del Sesso.

La mia sexy estate greca

La mia sexy estate greca.Un’estate su un’isola greca è proprio quello di cui Cara Sokol ha bisogno per riaccendere la sua vita sessuale inesistente. Ma il sesso sulla spiaggia è stato solo l’inizio. Dopo aver messo gli occhi su Yannis Petrides e sui suoi addominali scolpiti, infatti, Cara ha deciso di assecondare in ogni modo l’attrazione che prova per lui e Yannis ne sembra felice, sebbene lei stia nascondendo più di un de-siderio bollente.
Senza controllo. La Eros Vacations presenta: castelli, letteratura e… sesso rovente! Gli ospiti, trasportati nelle lussuose dimore, sanno che oltre alla storia c’è sempre un’avventura pronta a sorprenderli. Sia Roxie Stanley sia Dougal Lockhart hanno i loro motivi per questo tipo di vacanza. Lei vuole spiare la concorrenza, lui scovare un malvivente. Ma alla fine entrambi non riescono a far altro che pensare al… sesso. Proibito, sfrenato e senza controllo!
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### Sinossi
La mia sexy estate greca.Un’estate su un’isola greca è proprio quello di cui Cara Sokol ha bisogno per riaccendere la sua vita sessuale inesistente. Ma il sesso sulla spiaggia è stato solo l’inizio. Dopo aver messo gli occhi su Yannis Petrides e sui suoi addominali scolpiti, infatti, Cara ha deciso di assecondare in ogni modo l’attrazione che prova per lui e Yannis ne sembra felice, sebbene lei stia nascondendo più di un de-siderio bollente.
Senza controllo. La Eros Vacations presenta: castelli, letteratura e… sesso rovente! Gli ospiti, trasportati nelle lussuose dimore, sanno che oltre alla storia c’è sempre un’avventura pronta a sorprenderli. Sia Roxie Stanley sia Dougal Lockhart hanno i loro motivi per questo tipo di vacanza. Lei vuole spiare la concorrenza, lui scovare un malvivente. Ma alla fine entrambi non riescono a far altro che pensare al… sesso. Proibito, sfrenato e senza controllo!

Mia per sempre

Si chiamano Anna, Chiara, Stefania, Tiziana,
Rita, Enza, Serena¿ e l’elenco potrebbe continuare
a lungo. Solo nel 2012, in Italia, sono
state 120 le donne uccise dal proprio ex, senza
contare quelle scomparse e di cui non si
hanno più notizie.
L’omicidio all’interno della coppia non è un
fenomeno nuovo, ma rispetto al passato a colpire
è la tragica escalation nel numero e nella
ferocia, e il fatto che le vittime sono quasi
tutte donne.
Cinzia Tani affronta una delle più drammatiche
emergenze del nostro tempo raccontando
alcuni tra gli ultimi e più efferati delitti,
ma soprattutto scavando alle radici del
problema, nel tentativo di fare giustizia (con
l’aiuto di criminologi, psicologi e magistrati)
dei tanti luoghi comuni con i quali si tende
a mascherare il fatto che le donne devono
ancora misurarsi con una violenza di genere
che le conquiste sociali non sono riuscite
a debellare. Chiamare questi delitti ”passionali
” o ”della gelosia”, frutto di un accesso
di rabbia o di un momento di ”blackout”, sostiene
l’autrice, significa solo cercare alibi per
gli assassini. Invece, di solito l’uccisione della
donna avviene dopo un lungo periodo di
minacce, intimidazioni, violenze psicologiche
e fisiche, e la furia omicida si scatena
quando, verificata la loro inutilità, l’uomo avverte
il pericolo di essere abbandonato e di
trovarsi solo.
Ma non è la paura di perdere l’amore ad armare
la mano del maschio e a rivolgerla contro
la donna con cui spesso ha vissuto per
anni, bensì un folle desiderio di possesso, un
delirio di onnipotenza, per scongiurare una
ferita narcisistica che, diversamente, non saprebbe
sopportare.
Eppure, spiega Cinzia Tani, una via d’uscita
per tutte le donne che si sentono minacciate
esiste: consultando specialisti già alle prime
avvisaglie di comportamenti troppo aggressivi
da parte del partner, e denunciando le
violenze subite, perché il silenzio non diventi
un modo per permettere a maschi deboli e
vigliacchi di poter gridare sempre più forte:
”Sarai mia per sempre”.

(source: Bol.com)

Mia moglie e io

Questo romanzo ha il passo di una ballata dolente. È la storia grottesca di un giovane uomo senza nome e dall’identità messa a dura prova dalla mancanza di lavoro, e dunque di realizzazione personale. Una mancanza che rischia di annientarlo totalmente fino a quando il protagonista si inventa un mestiere, una forma esistenzialista di anti-rivoluzione contro il mondo: insieme alla moglie mette in scena atti efferati, interpreta diversi cadaveri girando cortometraggi che gli possano dare un giorno una parossistica notorietà:“Mia moglie e io presentiamo a registi, produttori, costumisti e scenografi immagini artistiche di morti di morte violenta. Mettiamo in scena cadaveri imperturbabili con maniacale perizia”.Con il ritmo di un montaggio alternato il protagonista intervalla a questa attività, quasi maniacale, una serie di impieghi temporanei: esperienze da manovale, da commesso libraio e da orientatore esperite da un anti-eroe contemporaneo con sovrumano impegno e ossessiva epicità. La storia incede con un humor nero che informa e deforma mentre la danza che si svolge tra il protagonista e la propria sconfitta, la depressione, assume di volta in volta sembianze diverse: “Le trame vivono di rimandi correndo attraverso legami tra persone in conflitto, ma quando il duello si è disputato all’interno di un unico corpo, la storia può solo intonare un lamento sordo e inumano”. Il controcanto di una tale lotta per la sopravvivenza è la dolcissima storia d’amore con la moglie, sua anima complementare. Speculativo lui, pragmatica lei; astrattamente furioso l’eroe, altrettanto dialogante l’amata che pur essendo precaria, insegnante di scuola media, dimostra al marito la possibilità di salvezza.

Mia madre è un fiume

Un esordio stupefacente, che segna la scoperta di una scrittrice dallo stile magistrale. Il racconto poetico e indimenticabile di un “amore andato storto da subito” tra una madre e una figlia.
Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di piccoli e grandi avvenimenti, a partire dalla nascita della mamma, Esperia, e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce tornato comunista dalla Grande Guerra e da una contadina dritta ed elegante, malgrado le fatiche della campagna, degli animali e della casa. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Giorno dopo giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli abitanti del piccolo paesino ancora senza acqua né luce; personaggi talmente legati a una terra avara, da tollerare a malapena trasferimenti a breve distanza – la ricerca di un lavoro, l’occasione di poter frequentare una scuola “in città” – partenze che si trasformano in vere emigrazioni con il solo scopo del ritorno. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

La mia lotta (2)

Dalla morte alla vita. Dall’essere figlio all’essere padre. È questo il passaggio compiuto da Karl Ove Knausgård nel secondo episodio di La mia lotta. Lasciato alle spalle il triste ricordo paterno, Knausgård si apre alla gioia di una famiglia tutta sua, di una nuova vita in Svezia – in una cultura così vicina e tuttavia così lontana da quella norvegese -, accanto alla seconda moglie, Linda, e ai loro tre bambini. Cambia lo scenario, ma per Knausgård la lotta non è certo finita: per quanto desiderata e ricca d’amore, infatti, la vita di coppia rappresenta una dura sfida quotidiana, la continua ricerca di un equilibrio tra le proprie esigenze e quelle dell’altro, tra il bisogno di condividere e la difesa dei propri spazi e dei propri silenzi, l’urgenza di restare fedeli a se stessi. Agli affanni dell’uomo si unisce il misto di slancio e frustrazione dello scrittore, che sperimenta ogni giorno il faticoso rapporto di odio-amore con la propria arte, nei confronti della quale si sente sempre dolorosamente inadeguato, ma da cui non riesce a staccarsi. E ancora una volta, accettando di abbandonarsi all’impetuoso fiume di parole di Knausgård, non si può non restare affascinati dalla potenza e dalla crudeltà di uno strumento quale è la scrittura, capace di andare al fondo dell’essere umano, mettendone coraggiosamente a nudo le più nobili ricchezze e le più misere meschinità.

La mia Londra

Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare. Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ‘Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere’

(source: Bol.com)

Mia cugina Rachele

Cornovaglia, metà Ottocento. Rimasto orfano a diciotto mesi, dopo la morte improvvisa dei genitori, Philip Ashley viene cresciuto dal cugino Ambrose, uno scapolo impenitente e non privo di una buona dose di misoginia. Per anni il loro ménage familiare scorre sereno e tranquillo e vano risulta qualsiasi tentativo da parte di amici e conoscenti di spingere Ambrose verso le gioie domestiche del matrimonio. Grande è, perciò, lo stupore di Philip nel ricevere una lettera da Firenze, dove da qualche anno Ambrose si reca a svernare per motivi di salute, in cui il cugino gli comunica di aver sposato una lontana parente, la cugina Rachele, vedova di un nobile italiano che è stato ucciso in un duello, lasciandola con un mucchio di debiti e una grande villa vuota. Quando le lettere di Ambrose dall’Italia assumono i toni sempre più confusi e drammatici di un uomo spaventato, lo sconcerto di Philip si trasforma in un’apprensione tale da spingerlo a raggiungere al più presto la città toscana. A Firenze, però, lo aspetta un’amara realtà: Ambrose è deceduto in seguito a un male che lo ha consumato in breve tempo, e Rachele è partita subito dopo il funerale, chiudendo la villa e portando via con sé tutti gli effetti personali del defunto. Rientrato in Cornovaglia, Philip si macera nell’odio nei confronti della cugina Rachele, che si figura come una creatura grottesca e mostruosa capace, davanti al corpo di Ambrose, di afferrare le sue cose, infilare tutto nei bauli e sgusciare via col fare di un serpente. Ma ogni certezza vacilla quando Rachele giunge all’improvviso in Cornovaglia per restituire a Philip gli averi di Ambrose. Intenzionato ad accoglierla con freddo cinismo, se non con aperta ostilità, il giovane si ritrova, turbato e stupefatto, dinanzi a una donna molto diversa da quella che ha agitato le sue veglie e i suoi sogni per mesi. Ma chi si cela, davvero, dietro quella affascinante vedova dai lineamenti belli e regolari e dagli occhi grandi? Una donna che ha perduto l’uomo che amava o una potenziale assassina a caccia di denaro? Con Mia cugina Rachele Daphne du Maurier, maestra indiscussa di suspense, torna alle sinistre ed eccitanti atmosfere di Rebecca, la prima moglie, consegnando al lettore un romanzo dal ritmo serrato che, attraverso personaggi magistralmente descritti, dipana la sua trama in un crescendo di inquietudine. ”Sin dalla prima pagina il lettore si trova nell’oscura e malinconica atmosfera di Rebecca, La prima moglie”. The New York Times

(source: Bol.com)

Mi vivi dentro

Sei mesi fa non ci avrei scommesso un centesimo. Invece ce l’abbiamo fatta. Siamo qui, siamo vivi, siamo una famiglia. Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra. Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente. Perché le storie più belle non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono. #MiViviDentro ‘Mi vivi dentro è una storia d’amore in cui è facile riconoscersi. Perché è una storia normale. Interrotta troppo presto. Dall”evento’ che non avevi pianificato, sempre che la vita si possa programmare’ – Carlo Baroni, “Corriere della sera”

(source: Bol.com)

Mi spezzo ma non m’impiego

Li chiamano lavoratori precari e invece sono turisti instancabili, viaggiatori sempre pronti a partire per una nuova eccitante vacanza dalla disoccupazione. Sono i lavoratori ‘atipici’, diventati ormai cosí tanti da potersi considerare i piú tipici tra i lavoratori in circolazione. Sono gli ex co.co.co, i neo co.pro, le Partite Iva, gli interinali, i tempi determinati. Sono trentenni che vivono come adolescenti tra altri adolescenti, ragazze che nascondono la gravidanza per non perdere il lavoro, uomini e donne non piú giovani che finiscono in un call center a dire ‘Buongiorno sono Marco’.
Per la prima volta in un libro il pianeta precario raccontato in tutte le sue sfaccettature e le sue contraddizioni. Un pianeta in cui abita una generazione pronta a tutto, rassegnata a dormire ogni notte con la valigia sotto il letto.

(source: Bol.com)