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Mitochondrial

Quando Ayla si risveglia nello scantinato sotto la città, teme di morire lì da sola e ricorda esattamente cosa sia successo poche ore prima a Dale City e in tutto il mondo: gli Insidianti, creature sanguinarie e dispensatrici di morte molto simili a Zombie, ma pensanti e coscienti, si aggirano per le strade dell’intero pianeta distruggendo e divorando gli esseri umani. Ayla non sa chi l’abbia rinchiusa e cosa ne sarà di lei che ha perso tutto in quell’orrore sceso sulla terra, ma quando conoscerà Chris Reed, agente di una corporazione segreta non bene definita, ogni cosa cambierà e la sua vita sarà in pericolo.
Chi è Ayla per davvero e perché è così importante per coloro che la cercano?
E tra insidie, amicizie sincere, scontri all’ultimo sangue e un’insolita storia d’amore, si dipanano le incredibili vicende di un gruppo di uomini che lottano per il destino del mondo.
Ma mentre la morte cammina può nascere l’amore?
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### Sinossi
Quando Ayla si risveglia nello scantinato sotto la città, teme di morire lì da sola e ricorda esattamente cosa sia successo poche ore prima a Dale City e in tutto il mondo: gli Insidianti, creature sanguinarie e dispensatrici di morte molto simili a Zombie, ma pensanti e coscienti, si aggirano per le strade dell’intero pianeta distruggendo e divorando gli esseri umani. Ayla non sa chi l’abbia rinchiusa e cosa ne sarà di lei che ha perso tutto in quell’orrore sceso sulla terra, ma quando conoscerà Chris Reed, agente di una corporazione segreta non bene definita, ogni cosa cambierà e la sua vita sarà in pericolo.
Chi è Ayla per davvero e perché è così importante per coloro che la cercano?
E tra insidie, amicizie sincere, scontri all’ultimo sangue e un’insolita storia d’amore, si dipanano le incredibili vicende di un gruppo di uomini che lottano per il destino del mondo.
Ma mentre la morte cammina può nascere l’amore?
### L’autore
Deborah Fasola nasce a Vercelli nel 1978. È autrice ed editor freelance. Nel 2010 esordisce con un’ opera fantasy e in seguito pubblica romanzi di questo genere. Nel 2015 la svolta: autopubblica il romanzo Tradiscimi se hai il coraggio e nella collana digital only Youfeel Rizzoli Un adorabile bugiardo e Tutto quello che volevo da te. Ama scrivere, leggere e tutto ciò che con l’arte si può creare.

Mitobiografia

Durante i trent’anni in cui Ernst Bernhard (1896-1965) praticò la psicoterapia junghiana a Roma si creò intorno alla sua figura una grande fama sotterranea, legata essenzialmente al rapporto – non solo medico, ma di vera *guida* – che egli aveva con i suoi molti e diversissimi pazienti e, negli ultimi anni, con i suoi allievi. Bernhard fu per altro sempre restio a pubblicare i suoi scritti e fino a oggi solo poche sue pagine sono state stampate. Eppure era evidente che in lui continuamente si sviluppava un pensiero vasto, una visione audace, che spesso si spingeva oltre le stesse formulazioni estreme di Jung e l’àmbito della psicoanalisi in genere. In quest’uomo enormemente complesso agivano e si mescolavano componenti opposte: l’ebraismo, piuttosto di stampo chassidico, che lo spinse per tutta la sua vita a cercare per sé, e ad affermare come compito attuale della coscienza, l’innesto della sapienza religiosa ebraica su un nuovo ceppo; l’eredità germanica, che lo riconduceva alla tradizione dei filosofi romantici della natura, una cui ultima propaggine può essere riconosciuta anche in Jung; infine il rapporto con la ‘madre mediterranea’, l’apertura al mondo delle immagini, che dava a Bernhard una capacità di penetrazione immediata nel segreto dei simboli. L’opera di Bernhard che qui si presenta è una scelta dai suoi quaderni e dagli appunti da lui dettati ad amici e allievi, dove vediamo articolarsi su un fronte larghissimo le sue speculazioni: passiamo da una teoria degli strati e dell’entelechia, in rapporto all’evoluzione cosmica, all’analisi dell’inconscio familiare, alla legge del *karma*, dal senso dei grandi miti e archetipi alla tematica del pensiero indù e cinese, dalla delineazione dei conflitti della nostra società ai problemi della presa di coscienza collettiva. Continuamente intrecciati a questi temi compaiono, a specchio del pensiero, i sogni fondamentali della vita di Bernhard, spesso commentati a distanza di anni: ciò che ne risulta è, come Bernhard stesso scriveva, una *mitobiografia*, il progressivo enuclearsi di un destino e di un mito personale nel pensiero e attraverso il pensiero. Così, non solo per la novità e l’arditezza della tematica, ma per la sua forma stessa, che non ha riscontro nella letteratura psicoanalitica, questo libro ha gli stessi tratti di potente singolarità che sempre avvertivano coloro che avvicinarono Bernhard in vita.

Il mito di Pietroburgo

Tre secoli fa, il 1703, nasceva San Pietroburgo. La sua costruzione significava molte cose, ma prima di tutto un atto di predominio con il quale Pietro il Grande volle imporsi alla natura e agli uomini. Luogo d’incontro tra civiltà, porto commerciale di grande importanza, capitale della Russia e regno dello zar, la città divenne ben presto imponente quanto le maggiori capitali europee, da cui prese a prestito criteri urbanistici e architettonici, ma anche istituzioni, usanze e costumi.

Il mito della dieta

Dottori, dietologi e ciarlatani reclamizzano ciascuno la propria dieta miracolosa, salvo che nessuna di queste ricette si fonda su dati clinici scientificamente attendibili. Ma proprio nessuna.

Per capire come funziona l’apporto nutrizionale nella nostra specie, a quanto pare, manca qualche ingrediente fondamentale; ma se diamo credito alla ricerca scientifica, almeno una cosa è certa: il 60-70% del nostro peso è dovuto alla nostra costituzione genetica, e quindi non ci possiamo fare granché. Resta però quel non indifferente 30-40%, sul quale invece possiamo intervenire. Ma come? Mangeremo solo verdura cruda? Solo proteine? Digiuneremo un giorno su tre? Eviteremo del tutto gli zuccheri?, i grassi?, o ci rimpinzeremo di beveroni, industriali o certificati ‘bio’?
La risposta è altrove e si chiama ‘microbioma’, ovvero quella complessa, variabile e ancora poco conosciuta flora batterica che vive nel nostro intestino e di cui non potremmo fare a meno. Il problema è che i microbi non li scrivono sull’etichetta, sono impopolari, benché i batteri che compongono la nostra flora intestinale si siano rivelati ben più importanti di quanto si pensasse un tempo. Lungi dall’essere indesiderati ‘inquilini’ del nostro intestino, i batteri vengono ora visti come una componente fondamentale del nostro benessere, fin dai primi minuti della nostra vita, tanto che in molti si spingono a dire che noi, più che esseri umani, siamo a tutti gli effetti delle colonie, composte di moltissime specie diverse. E questa biodiversità ci fa bene. Proprio l’equilibrio tra le diverse specie che compongono il nostro corpo è la risposta più efficace al nostro peso forma e al nostro benessere, dati alla mano. Bisogna dunque imparare (anche da questo libro) cosa a loro piace mangiare e cosa li uccide; ad esempio evitare gli antibiotici, se non sono proprio necessari, usare un po’ meno il colluttorio (che uccide quelli ‘buoni’ e lascia liberi di proliferare i ‘cattivi’) e non indulgere troppo in prodotti alimentari industriali. Non stupirà gli italiani, forse, ma è scientificamente dimostrato che anche una sana dieta mediterranea, purché variata, non guasti affatto.

(source: Bol.com)

Il mito della crescita

In una crisi che non accenna a chiudersi, è forse tempo di iniziare a chiederci cosa voglia dire esattamente la parola ”crescita” e se davvero, come tanti sostengono, è fondamentale garantirla sempre e comunque. Umberto Galimberti ci accompagna alle radici di un concetto che ormai fa parte del nostro patrimonio culturale, ma potrebbe non essere scontato come in tanti vogliono farci credere. C’è un’alternativa alla crescita ad ogni costo?Tratto da “I miti del nostro tempo”, pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 43717.
(source: Bol.com)

Il mito asburgico

Apparso agli inizi degli anni Sessanta, questo libro ha avuto il merito di indagare tra i primi un tema che avrebbe poi goduto di una fortuna ininterrotta. Nel mito absburgico confluiscono molte componenti: l’idealizzazione dell’Impero come armonica entità sovranazionale e universalistica; il senso dell’ordine e della gerarchia; l’imperatore Francesco Giuseppe, che di quell’ordine era simbolo e garante; una visione edonistica ed epicurea della vita, con epicentro Vienna…
Intrecciando storia, cultura e costume, Magris ha ricostruito le ragioni storiche di questo mito e la sua presenza nelle opere letterarie, dall’epoca Biedermeier ad autori come Schnitzler, Hofmannsthal, Kraus, Rilke, Roth, Werfel, Zweig, Musil, Doderer, la cui adesione al proprio tempo ha assunto la forma, tipicamente austriaca, dell’ironia, della critica disincantata e beffarda.
(source: Bol.com)

I miti greci

Prima della scienza, prima della religione, c’è il mito. Modo ingenuo – ci dicono –, modo fantasioso, spregiudicato e prescientifico, di spiegare l’origine delle cose e degli uomini, gli usi i costumi e le leggi. Filologia, etnografia, antropologia hanno lacerato il velo del mito, evidenziandone le radici ideologiche, il retroterra di superstizione e di magia. Ma i miti, così dissezionati, ci vengono restituiti alla stregua di freddi reperti anatomici, buoni tuttalpiù per qualche museo. Robert Graves è riuscito a rianimare questa materia ormai inerte, restituendocela con tutto il suo splendore, il suo sense of wonder e (anche) of humour. I miti greci, pur senza dover invidiare nulla ad altre raccolte analoghe condotte sulla scorta della filologia e dell’erudizione, ha un pregio fondamentale: i centosettantuno capitoli che lo compongono si snodano con la sveltezza e col brio di un racconto ben scritto, di una rievocazione partecipe e disincantata al tempo stesso, di un mondo incantato e incantevole. Nessuna retorica, nessun manierismo: le gesta degli dèi e degli eroi, che di per sé tendono all’epico, sono costantemente ricondotte alla nostra misura umana, immerse come sono nella quotidianità (sia pure dell’antica Grecia). Così Zeus, Era, Afrodite, Eracle compiono non solo prodigi e grandi imprese, ma sono afflitti da acciacchi, perseguitati dalla sfortuna, schiattano di rabbia, si concedono scappatelle e hanno le paturnie. E tutto senza ‘smitizzare’ i miti, ma – al contrario – con la preoccupazione di salvaguardarne, assieme alla sostanza, anche il sapore, con uno stile e un piglio che debbono più alla grande lezione del Ramo d’oro di Frazer che al forse necessario ma anche triste lavoro di scavo di un Freud, di uno Jung, di un Kerényi…

(source: Bol.com)

La misura eroica

Giasone è solo un ragazzo quando, inesperto del mare e della vita, insieme ai compagni Argonauti salpa con la nave Argo, la prima costruita da mano umana, verso la remota Colchide alla ricerca del leggendario vello d’oro. Per poi, vittorioso, fare ritorno con l’amata Medea nell’Ellade, fra le paure, le tentazioni e le insidie proprie di ogni lunga navigazione in mare aperto.

Quella narrata da Apollonio Rodio nelle Argonautiche, e magnificamente ripresa da Andrea Marcolongo in queste pagine, è la storia universale e sempre attuale del delicato passaggio all’età adulta di un ragazzo e una ragazza, che trovano la ‘misura eroica’ attraverso il viaggio e l’amore. Ed è il racconto della difficile arte di partire, abbandonando la terraferma e varcando quel confine che siamo chiamati a superare ogni volta che qualcosa di potente ci accade e ci cambia per sempre. Per diventare grandi, non importa quanti anni si abbiano.

Poiché, però, prendere il mare significa esporsi al pericolo di naufragare, ai versi del capolavoro della poesia ellenistica l’autrice affianca, in una sorta di controcanto, la prosa disadorna ma pregnante di How to Abandon Ship. Come abbandonare una nave, un manuale inglese del 1942 che qui, a dispetto del titolo, non rappresenta un manuale di fuga, ma un compendio di strategie per resistere e superare i naufragi della vita.

Dopo il best seller La lingua geniale, in cui ha mostrato quanto profonde siano le tracce lasciate dal mondo greco nella nostra contemporaneità, Andrea Marcolongo torna a scrivere per raccontare il suo personale viaggio verso quella agognata Itaca che è per tutti l’età adulta. Forse l’unico modo, sicuramente il più sincero, per rispondere alle domande dei suoi tanti lettori. C’è ancora posto per il passato nel nostro futuro? Perché la paura deve essere necessariamente un sentimento di cui vergognarsi? Perché non ci siamo mai sentiti così soli nella storia dell’umanità? Perché ogni giorno tutti noi – umani e contemporanei Argonauti – navighiamo attraverso i mari per diventare diversi da come eravamo quando abbiamo lasciato la riva?

La misura eroica ci ricorda quello che ogni viaggiatore dovrebbe sapere. Qualunque meta non è mai il punto di arrivo, ma è innanzitutto il punto di svolta: il senso di qualunque scelta, di qualunque viaggio, non è il dove si arriva, ma il perché si parte.

(source: Bol.com)

Il misticismo indiano

Questo volume comprende una serie di lezioni tenute dall’autore nel 1926 per la Northwestern University, in qualità di lettore della Wait Harris Foundation. L’autore approfondisce e descrive i cinque tipi di misticismo fondamentali: quello sacrificale, quello delle Upanishad, quello dello Yoga, quello del Buddhismo e quello Bhakti, e numerose loro derivazioni.

Misticismo e logica

NOBEL LETTERATURA 1950 «La metafisica, ossia il tentativo di concepire il mondo come un tutto per mezzo del pensiero, si è sviluppata fin dall’inizio grazie all’incontro e al conflitto di due impulsi umani diversissimi, uno dei quali spinge gli uomini verso il misticismo, l’altro verso la scienza. Alcuni hanno raggiunto la grandezza attraverso uno solo di questi impulsi, altri attraverso l’altro. Ma i più grandi filosofi hanno sentito la necessità sia della scienza sia del misticismo: il tentativo di armonizzare le due cose ha riempito la loro vita; ed è ciò che, in tutta la sua ardua incertezza, fa sì che tanti considerino la filosofia qualcosa di superiore sia alla scienza sia alla religione.» La visione spregiudicata del mondo e delle sue leggi, l’aspirazione a una conoscenza senza limitazioni. Questa, in sintesi, la lezione di intelligenza e di civiltà impartitaci, attraverso i saggi qui raccolti, da uno dei più originali pensatori del nostro secolo. Un grande esempio di divulgazione scientifica e filosofica.

Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti

Introduzione di Goffredo FofiTraduzione di Chiara VatteroniEdizione integraleIl libro degli schizzi (The Sketch Book of Geoffrey Crayon, Gent., di cui proponiamo la traduzione integrale) è considerato il capolavoro di Washington Irving. Tra le tante storie fantastiche raccolte nel volume ricordiamo quella di Rip Van Winkle e del suo misterioso e bizzarro viaggio nel tempo; de Lo sposo fantasma, con il suo sorprendente finale; ma soprattutto l’avventura mozzafiato che si svolge nella brumosa vallata di Sleepy Hollow, battuta da uno spettrale cavaliere senza testa in sella a un possente stallone nero. Ichabod Crane, uno strano maestro di scuola, dovrà vedersela con lui, perché il fantasma si frappone tra il giovane e la bellissima Katrina, di cui Ichabod è innamorato. Pur di conquistare l’amore della ragazza, il maestro (che nella famosa versione cinematografica ha il volto di Johnny Depp) andrà incontro ad avventure pericolose, avvincenti e, naturalmente, dense di mistero.’Lo spirito che più di tutti tormenta questa regione incantata, e sembra essere il comandante in capo di tutte le forze dell’aria, è lo spettro di un cavaliere con il capo mozzato. Si dice sia il fantasma di un soldato della cavalleria assiana, che finì decapitato da una palla di cannone in una delle tante battaglie della guerra di indipendenza, e che i contadini vedono spesso galoppare a spron battuto nel buio della notte come trasportato sulle ali del vento.’ Washington Irvingnacque a New York nel 1783. Avviato agli studi giuridici, si mostrò sempre insofferente alla rigidità dell’ambiente accademico preferendo, per la sua formazione, la lettura dei classici inglesi e l’amicizia di uomini di lettere e di teatro. Viaggiatore instancabile, colto e curioso, Irving visse a lungo in Spagna e in Inghilterra e proprio in Europa scrisse la sua opera più importante, The Sketch Book of Geoffrey Crayon, Gent., trasferendo i temi del folklore del vecchio continente nel nuovo mondo. L’opera lo consacrò come primo autore americano a essere annoverato tra i classici della lingua inglese. Morì il 28 novembre del 1859 nei pressi di Tarrytown, vale a dire nello stesso villaggio in cui è ambientato Il mistero di Sleepy Hollow.
(source: Bol.com)

Il mistero di Linda. La diciottesima indagine del commissario Martini

La fine di un temporale, una macchina in panne, l’istantanea di un delitto (per citare Agatha Christie) Ma fra le verdi strade della Val Pellice, la collina di Baldissero e la Torino dei salotti buoni soffia un vento esotico, un’aria di avventura. Uno scrittore viaggiatore e suo fratello disperso in Africa, nell’ombra il mistero della regina di Saba. Al commissario Martini, come sempre, il compito di far trionfare la sua idea di giustizia. Camminarono lentamente, in quella leggera coltre ovattata, forata solo ogni tanto dai punti di brace delle sigarette. – Non sei riuscito ad apprendere nulla di quella Linda con la quale Colier aveva appuntamento? – domandò a un certo punto il capo della Mobile a Martini. – Sarei curioso di saperne qualcosa.
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Il mistero delle tre orchidee

“Il mistero delle tre orchidee” è un romanzo poliziesco del 1940 dello scrittore italiano Augusto De Angelis, quattordicesimo della serie dedicata alle indagini del commissario De Vincenzi della squadra mobile di Milano.
Tutto ci si aspetterebbe di trovare, in una casa di moda, manichini, sarte, modelle, sfilate… ma non cadaveri. Il commissario De Vincenzi ne trova ben tre e l’unico filo comune fra i tre cadaveri è un fiore di orchidea, lasciato dopo ciascun omicidio. Nonostante tutto, il commissario riuscirà a risolvere il mistero in solo due giorni.
Augusto De Angelis (Roma 1888 – Bellagio 1944) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Scrisse poco meno di una ventina di romanzi polizieschi, nella maggior parte dei quali è protagonista il commissario De Vincenzi, capo della squadra mobile di Milano, un personaggio arguto ma molto umano, creando una sorta di Maigret italiano ante litteram.
Nonostante il buon successo dei suoi romanzi, tuttavia, De Angelis non poté goderne a lungo: la censura del regime fascista infatti impose il sequestro del romanzi noir nonché la chiusura dei gialli Mondadori, perché, per motivi propagandistici e di ordine pubblico, tendeva a far scomparire il crimine dalle cronache e dalla letteratura. Fu arrestato con l’accusa di antifascismo ed uscito di prigione nel 1944 ebbe la sfortuna d’incontrarsi con un “repubblichino” che lo aggredì con pugni e calci, tanto da causarne la morte.
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### Sinossi
“Il mistero delle tre orchidee” è un romanzo poliziesco del 1940 dello scrittore italiano Augusto De Angelis, quattordicesimo della serie dedicata alle indagini del commissario De Vincenzi della squadra mobile di Milano.
Tutto ci si aspetterebbe di trovare, in una casa di moda, manichini, sarte, modelle, sfilate… ma non cadaveri. Il commissario De Vincenzi ne trova ben tre e l’unico filo comune fra i tre cadaveri è un fiore di orchidea, lasciato dopo ciascun omicidio. Nonostante tutto, il commissario riuscirà a risolvere il mistero in solo due giorni.
Augusto De Angelis (Roma 1888 – Bellagio 1944) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Scrisse poco meno di una ventina di romanzi polizieschi, nella maggior parte dei quali è protagonista il commissario De Vincenzi, capo della squadra mobile di Milano, un personaggio arguto ma molto umano, creando una sorta di Maigret italiano ante litteram.
Nonostante il buon successo dei suoi romanzi, tuttavia, De Angelis non poté goderne a lungo: la censura del regime fascista infatti impose il sequestro del romanzi noir nonché la chiusura dei gialli Mondadori, perché, per motivi propagandistici e di ordine pubblico, tendeva a far scomparire il crimine dalle cronache e dalla letteratura. Fu arrestato con l’accusa di antifascismo ed uscito di prigione nel 1944 ebbe la sfortuna d’incontrarsi con un “repubblichino” che lo aggredì con pugni e calci, tanto da causarne la morte.

Il mistero della giarrettiera

Storica reliquia del Museo Britannico, la preziosa giarrettiera che nel 1344 il re d’Inghilterra Edoardo III aveva regalato alla contessa di Salisbury, viene misteriosamente rubata. Nasce una vicenda complicatissima, che ripropone l’antica rivalità tra “Il Falco”, l’Arsenio Lupin americano e Meredith, l’astuto ispettore della polizia.
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