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Daje se magna!

Tutte le ricette più gustose della Cucina Romana, spiegate nei dettagli.
(source: Bol.com)

Dai diamanti non nasce niente (VINTAGE)

Cosa hanno in comune la regina Maria Antonietta, Vandana Shiva, Peter Sellers, Fabrizio De André, Virginia Woolf e George Harrison? La risposta è nel libro che avete tra le mani: il racconto di una passione che si intreccia, inestricabile come un gelsomino rampicante, con amori letterari, pittorici e cinematografici, ricordi di viaggi, aneddoti di vita giardiniera e riflessioni sulle sfide e le frontiere della felicità sostenibile. Serena Dandini ci conduce in una passeggiata sentimentale alla ricerca della bellezza che potrà salvarci, con un libro dedicato a chi voleva cambiare il mondo e invece dopo un po’ si è accorto che è stato il mondo a cambiargli i connotati. Viaggiando tra parchi incantati e vivai sconosciuti, imbarcandoci sulle navi di cacciatori di piante d’altri tempi, sbirciando gli amori romantici per un raffinato musicista o per un carico di concime, scopriamo insieme con lei che non è mai troppo tardi per mettere dei fiori nei nostri cannoni e bombardare almeno il perimetro del balconcino di casa. Perché, come recita un antico proverbio cinese, chi pianta un giardino semina la felicità.
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Dagon (Urania)

Dagon Ereditare un’antica villa e perdercisi. Andare via da tutto e dimenticare le ossessioni della società invadente, prosaica. Ma anche nelle fughe meglio progettate possono nascondersi pericoli insidiosi, e non si tratta soltanto della solitudine. Il protagonista di questo romanzo è tenuto in cattività da qualcosa che sfugge a ogni definizione, a una mostruosità della notte dei tempi; e la sua disintegrazione, raccontata con perfetta obiettività, è accompagnata dal ritmo di una formula che poche gole umane sono in grado di pronunciare: Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn. Completa il volume il romanzo breve il sentiero dei mille sospiri di stefano di marino, un horror-action insuperato nel suo genere.
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Da soli

Ci si incontra sotto la luna, sul ponte di una nave, e ci si innamora. Venticinque anni dopo ci si lascia chissà dove e perché, senza bisogno della luna.
‘C’è sempre un momento, che sia un anno speciale o dopo un avvenimento irrilevante, in cui realizzi che hai cominciato a nasconderti’.
È successo cosí anche ad Andrea e Marta e a Laura e Piero che ora, increduli, fanno i conti con la solitudine.
Nelle loro storie si rispecchiano e si rincorrono tutti i modi che abbiamo di affrontare i nostri sentimenti. La furia di chi scappa, la calma di chi resta, il silenzio irreale delle stanze vuote, le serie Tv sul divano la sera, la strana complicità dei figli grandi, la riscoperta del corpo, il tempo lungo dei pensieri.
Cristina Comencini racconta tutto quello che avviene quando un matrimonio entra in crisi: la collezione dei perché (o la febbre di cancellarli), lo slancio verso il futuro (o il culto del passato), la disillusione che spunta da tutte le parti, la certezza che niente cancellerà quella storia d’amore.
Attraverso le parole dei suoi personaggi, costruisce una storia valorosamente sentimentale: la vita di chi, pur avendone già vissuta una, ha l’audacia di cambiare.

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Da questa parte del paradiso

Lasciandosi per sempre alle spalle l’Inghilterra e un doloroso passato, Caroline Wetherby approda nel Nuovo Mondo nella speranza di trovare ospitalità e una nuova vita presso la sorella Elizabeth, che non vede la 17 anni, e cioè da quando è emigrata assieme al marito.
Al suo arrivo Caroline scopre però che la situazione è ben diversa da come sperava: la sorella è morta in circostanze misteriose. Caroline si trova quindi ad essere accolta quasi per carità e a dover accettare di prendersi cura della famiglia del cognato, composta dai due figli avuti con la sorella e da tre fratellastri.
Consapevole di aver bruciato tutti i ponti alle proprie spalle, Caroline cerca di adattarsi alla nuova vita in quella comunità di rigidi puritani, ma ben presto comincia a rendersi conto che in lei sta accadendo qualcosa che riteneva impossibile: lentamente ma inesorabilmente, l’uomo rozzo e rude che era stato il marito di sua sorella, si sta facendo strada nel suo cuore, che pure credeva di aver definitivamente corazzato contro qualsiasi interesse per gli uomini…

Da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi)

**IL PIANO DELLA P2 E LE RIFORME DI RENZI
LA VERA STORIA DI UNA SOMIGLIANZA IMPRESSIONANTE**
Licio Gelli, capo indiscusso della P2, la più potente e controversa loggia massonica italiana, non è stato semplicemente un grande cospiratore, appartenente a un’epoca ormai superata. Al contrario, le idee promosse dal «maestro venerabile» sono progressivamente confluite nella cultura politica dei partiti che avrebbero governo l’Italia dagli anni Ottanta in poi. In questo saggio-inchiesta, che ricostruisce la parabola della P2 al di là del mero piano giudiziario o cronachistico, si mettono a nudo – attraverso un’accurata analisi della sostanza del programma gelliano – i tanti elementi di continuità con la situazione attuale. Ne emerge un quadro sconvolgente: il famigerato Piano di Rinascita Democratica, sequestrato nel 1985, appare oggi come una sorta di prontuario delle «riforme» che sarebbero state attuate nel trentennio successivo, e insieme un documento profetico in grado di descrivere i processi degenerativi avvenuti nello stesso periodo sul piano sociale, culturale e dell’informazione; una lenta e inesorabile discesa verso forme di autoritarismo «dolce», che dal piduismo (attraverso il lungo intermezzo dominato dalla figura di Silvio Berlusconi) conduce a Matteo Renzi e in particolare al suo disegno di riforma della Costituzione, lasciando presagire nuovi e infausti sviluppi.
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Da dove sto chiamando

*Da dove sto chiamando*, l’«autoantologia» voluta da Carver nel 1988, poco prima della morte, presenta nella versione scelta e curata dall’autore racconti appartenenti a tutto l’arco della sua produzione, da quelli del libro d’esordio *Vuoi star zitta per favore?* ai sette «nuovi racconti» di *Elephant*. Permette così al lettore di scorgere forse nel modo più compiuto possibile gli orizzonti narrativi che si richiamano da un punto all’altro dell’ormai leggendaria «Carver Country».
C’è ovviamente la coppia (o meglio, forse, gli individui che la compongono), fotografata nei suoi vari istanti, sovente nelle diverse fasi di una crisi: nell’attimo in cui qualcosa si rompe definitivamente, come in *I chilometri sono effettivi*; nel momento stesso di una separazione annunciata da una lettera dalla calligrafia «irriconoscibile», come in *Pasticcio di merli*; nel dopo della solitudine, come in *Febbre*, dove forse basterebbe una baby sitter come si deve per sperare di rimettere insieme i cocci di una famiglia. Le donne e gli uomini carveriani si trovano di fronte, all’improvviso e forse quasi senza accorgersene, alla resa dei conti con il sogno americano di provincia – disfattosi tra bottiglie, traslochi, debiti – e al tempo stesso solo sfiorati da quel che di rivoluzionario e avventuroso sembra accadere in posti come San Francisco o l’Alaska. Oppure a raggiungerli è un’eco di violenza: quella del reduce nero di *Vitamine*, che come amuleto porta con sé l’orecchio rinsecchito di un vietcong, l’esplosione di aggressività repressa di un padre mite in *Biciclette, muscoli, sigarette* o l’ottusità inquietante del protagonista di *Con tanta di quell’acqua a due passi da casa*. O ancora, è l’alcol a scandire le giornate, le ore, i minuti di molti di loro, in racconti come *Un’altra cosa*, *Attenti*, *Da dove sto chiamando*. Proprio un centro di recupero per alcolizzati fa da sfondo al racconto che dà il titolo alla raccolta, dove, nella storia dello spazzacamino J. P. e della moglie Roxy, con l’ombra di Jack London a fare da monito, il protagonista intravede una possibilità di cambiare qualcosa, fosse anche solo chiamare la moglie per farle gli auguri per l’anno nuovo. O telefonare alla sua ragazza per dirle, semplicemente: «Ciao tesoro, sono io».

Da Berlino a Gerusalemme

In questo libro Scholem racconta la sua ‘infanzia berlinese’, le precoci discussioni sul sionismo, le influenze e le divergenze con Martin Buber e Franz Rosenzweig, e poi le tappe di studio a Heidelberg, Jena, Berna, Monaco e Francoforte, la scoperta per caso dei testi della mistica ebraica, i suoi primi pionieristici studi che avrebbero ‘inventato’ una nuova disciplina. Nella seconda edizione, riscritta in ebraico poco prima di morire, aggiunse una parte finale che non c’era nella versione in tedesco, raccontando i suoi primi anni in Palestina, il suo impatto con la nuova realtà e i rapporti col mondo politico e culturale della comunità ebraica di Gerusalemme. Un’affascinante autobiografia intellettuale che è anche una definizione in progress dell’identità ebraica.

Per Gershom Scholem la Germania rappresentò molto presto un territorio ostile. Il suo sionismo nacque ancora sui banchi del ginnasio, e fu innanzitutto una scelta culturale. Allo scoppio della guerra, rifiutò qualsiasi coinvolgimento personale ed emotivo nel conflitto, e si sottrasse all’obbligo militare. Un simile atteggiamento era, per l’epoca, estremo, e il giovane Scholem lo mise in pratica con sorprendente determinazione. Le pagine dell’autobiografia dedicate alla guerra e ai sotterfugi per ottenere il congedo sono singolarmente prive di pathos, e contrastano con l’alternarsi di entusiasmo bellico e amara disillusione che caratterizzò la Germania tra il 1914 e il 1918, coinvolgendo in pieno anche la minoranza ebraica. Gershom sembra aver vissuto quegli anni secondo un diverso ritmo temporale, intento alla preparazione dell’esilio volontario, e quasi indifferente a un dramma tedesco che riteneva di non dover condividere. Fin da adolescente, dunque, si nutrí di un pervasivo senso d’estraneità, preparandosi a un’altra terra simbolica; un altrove spirituale e geografico in cui trasportare il proprio ebraismo. La sua decisione a favore della cultura ebraica fu precoce e totale.
dalla prefazione di Giulio Busi

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Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità

Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla Terra ce una sola specie di umani. Noi. L’Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione: come divinità, nazioni, leggi e soldi. Non riuscirete mai a convincere uno scimpanzé a darvi una banana promettendogli che nel paradiso delle scimmie, dopo la morte, avrà tutte le banane che vorrà. Solo l’Homo sapiens crede a queste storie. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono chiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca. “Da animali a dèi” spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come siamo arrivati a credere negli dèi, nelle nazioni e nei diritti umani; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.
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Da animali a dèi: Breve storia dell’umanità

Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla Terra c’è una sola specie di umani. Noi. L’Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione: come divinità, nazioni, leggi e soldi. Non riuscirete mai a convincere uno scimpanzé a darvi una banana promettendogli che nel paradiso delle scimmie, dopo la morte, avrà tutte le banane che vorrà. Solo l’Homo sapiens crede a queste storie. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono chiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca. “Da animali a dèi” spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come siamo arrivati a credere negli dèi, nelle nazioni e nei diritti umani; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.

D’un tratto nel folto del bosco

La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l’assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev’essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande, ma i grandi rispondono in modo evasivo, per non dire irritato. Tutti o quasi: perché nei disegni della maestra Emanuela, nella solitudine del vecchio Almon, che una volta faceva il pescatore nel fiume e aveva un cane fedele, nei gesti tristi della fornaia, che sparge invano briciole di pane all’aria, qualcosa di strano s’intende. Fino a quando Mati e Maya non partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.
*D’un tratto nel folto del bosco* è una storia, anzi una favola. Amos Oz racconta di un paese stregato, senza nome e senza animali. Lo fa con la sua consueta maestria nel descrivere voci e silenzi, paesaggi e umori dell’animo. Il segreto del villaggio è racchiuso in una storia struggente e in immagini di grande effetto, per piccini e grandi. È una morale triste, inconsueta, in cui gli animali, pur se assenti, insegnano agli uomini a parlare una lingua in cui nessuno si sente beffato, diverso. Perché la lingua degli animali ha tante parole, ma nemmeno una che sia capace di esprimere il distacco e l’esclusione. Anche se hai sempre il moccio al naso, i denti in fuori e uno strano morbo che si chiama nitrillo.

D come delitto

Alvin Limardo non è il suo vero nome, l’assegno con cui l’ha pagata è scoperto. Non per questo rinuncia all’incarico ricevuto. Soprattutto quando il cadavere del sedicente Limardo, ex detenuto, imbroglione e alcolizzato, viene ripescato nella baia di Santa Teresa. A quel punto Kinsey si sente obbligata non solo a rintracciare il misterioso ragazzino cui deve consegnare 25000 dollari da parte del suo cliente, ma anche a smascherare, fra tanti sospetti, il vero, astutissimo assassino.

Cyteen

Ariane Emory, genio insuperabile in campo genetico e brillante mastra d’intrighi, capeggia il Consiglio dei Nove ed è despota assoluta del territorio di Reseune, dove i suoi laboratori creano un prodotto essenziale per il pianeta Cyteen: esseri umani. Si tratta degli azi, sodati e coloni programmati e sviluppati artificialmente, proprietà esclsiva di Reseune, e quindi di Ariane Emory. Ma dopo cinquant’anni di dominio ininterrotto, Ariane si è fatta troppi nemici, e non può stupire il fatto che qualcuno abbia deciso di assassinarla… Tuttavia la sua morte non è destinata a durare a lungo, perché subito nasce l’audace e grandioso Progetto: il piano di replicare Ariane Emory. Creare duplicati geneticamente perfetti è semplice routine per la bitecnologia di Reseune, ma questa volta si tratta di una clonazione davvero al di là di ogni immaginazione… Infatti, perché il Progetto abbia successo, è necessario sottoporre il clone alle stesse influenze formative della tirannica Ariane, ma nel contempo tenerla all’oscro del passato e proteggerla dai molti nemici.

Cyberworld

ROMANZO (249 pagine) – FANTASCIENZA – Prima di Facebook e di Second Life un grande romanzo cyberpunk italiano intuiva rischi e opportunità del mondo virtuale
La realtà virtuale non è stata creata dagli uomini. La realtà virtuale esiste di per sé. Cyberworld è solo lo strumento che gli esseri umani hanno creato per consentirsi un accesso all’interno di essa, e sperimentarla. Ma, allora, chi o che cosa l’ha creata? Se ogni realtà, ogni universo, deve avere un dio, dov’è e qual è quello che presiede la realtà virtuale? E se all’interno della realtà virtuale già gli uomini sono onnipotenti, una ”divinità virtuale” che cosa mai potrebbe essere in grado di fare? [email protected], agente ASCI, non è convinta che [email protected], capo dell’Agenzia di Sorveglianza Ciberspaziale Informatica e suo migliore amico, si sia veramente tolto la vita scaraventandosi dalla finestra della sua abitazione. Lo conosceva troppo bene. Non sarebbe mai stato capace di una cosa simile. Nel frattempo, senza saperne il motivo, [email protected] ex-operatore in telepresenza, assiduo consumatore di allucinogeni informatici, si ritrova braccato da agenti ASCI e giornalisti, accusato di omicidio. Chi l’ha incastrato? E perché? E che ruolo hanno in questa storia i Virtualisti, gruppo tecno-religioso guidato da [email protected], che desiderano imporre il proprio credo e insediarsi al vertice di Cyberworld, scalzando Katherine Gibson, nipote del famoso nonno William, dalla carica di Coordinatore? O forse c’entrano i Cavalieri di Lycra? Infine, chi o che cosa è Bilbo, la figura verde-oro che aleggia come una presenza misteriosa e benigna su [email protected] e [email protected]?”Cyberworld,” romanzo che si è aggiudicato il Premio Cosmo nel 1996, ha anticipato temi che oggi sono in parte attualità quotidiana, in parte sono ancora nel nostro futuro.
Alessandro Vietti, ingegnere, nasce giusto in tempo per essere presente alla conquista della Luna. Forse è per questo che è da sempre appassionato di astronomia e fantascienza. Vive e lavora a Genova nel settore dell’energia, e nel tempo libero si occupa di divulgazione scientifica e scrittura. Suoi articoli sono apparsi sulla rivista ”Robot” e sui mensili ”Coelum”, ”Le Stelle” e ”L’Astronomia”. Nelle vesti di autore ha pubblicato i romanzi ”Cyberworld” e ”Il codice dell’invasore”, il primo dei quali vincitore del Premio Cosmo 1996, nonché svariati racconti. Di recente suoi lavori sono apparsi nelle antologie ”Ambigue utopie” (Bietti), ”Sinistre presenze” (Bietti), ”Crisis” (Della Vigna), ”I sogni di Cartesio” (Della Vigna), ”Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici?” (Della Vigna). Il suo blog (su Blogger) si intitola ”Il grande marziano”.
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Cybergolem

Anno 2059: Tikva è una creativa comunità di artigiani high-tech dell’informatica, una “città libera” minacciata nella sua sopravvivenza da una delle grandi imprese tecnocratiche che si dividono il governo del mondo. A difesa di Tikva: un cybord, capolavoro di cibernetica e biologia, cui una scienziata decide di dare anche una “educazione sentimentale”. E gli racconta dell’antica leggenda ebraica del Golem, creato dal rabbino Loew, con creta e parole di cabala, per salvare il ghetto di Praga da un progrom preannunciato…. la Piercy ritorna al genere utopico-distopico per dirci delle sue ansie e delle sue passioni di donna, di libertaria, di ecologista.