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I capricci dello sceicco

Quando era esplosa la passione fra loro, anni addietro a Parigi, Jamilah Moreau sognava un abito nuziale e il classico lieto fine. Innamorata da sem-pre di Salman Bin Kalid Al Saqr, non poteva immaginare che lui, invece, non fosse intenzionato a metterle un anello al dito. Così le loro strade si sono divise. Sceicco di un regno nel deserto, Salman ora può soddisfare ogni capriccio che gli passa per la testa, ma è ancora Jamilah la donna che desidera veramente. Il tempo trascorso non ha spento il fuoco che arde tra loro, ma adesso anche Salman sembra pronto per qualcosa di più.
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### Sinossi
Quando era esplosa la passione fra loro, anni addietro a Parigi, Jamilah Moreau sognava un abito nuziale e il classico lieto fine. Innamorata da sem-pre di Salman Bin Kalid Al Saqr, non poteva immaginare che lui, invece, non fosse intenzionato a metterle un anello al dito. Così le loro strade si sono divise. Sceicco di un regno nel deserto, Salman ora può soddisfare ogni capriccio che gli passa per la testa, ma è ancora Jamilah la donna che desidera veramente. Il tempo trascorso non ha spento il fuoco che arde tra loro, ma adesso anche Salman sembra pronto per qualcosa di più.

Capra e calcoli. L’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos

Senza il motore a scoppio non ci sarebbero le autoambulanze ma nemmeno gli incidenti stradali. Il doppio lato della medaglia vale per qualsiasi frutto dell’ingegno umano. Ogni avanzamento tecnologico, che spesso nasce per risolvere un problema, altrettanto spesso è il punto di partenza di altri grattacapi. Per il computer non è diverso. Marco Malvaldi e Dino Leporini raccontano l’origine, lo sviluppo, i problemi che un computer è in grado di risolvere, la sua mostruosa velocità, le conseguenze del suo utilizzo. A volte i risultati sono meravigliosi, come la possibilità di prevedere il tempo atmosferico o di salvare vite umane attraverso la progettazione di veicoli sempre più sicuri. Altre volte, come è facile immaginare, i risultati sono disastrosi, tragici o semplicemente ridicoli: dalla crisi economica statunitense del 2009 al prezzo di 24 milioni di dollari richiesto da un rivenditore online per un testo universitario sulle abitudini delle mosche. Ma le questioni non finiscono qui. È possibile immaginare che un computer possa intuire? È in grado di capire quando scherziamo o potrà mai sviluppare una coscienza? Domande meno scontate di quanto potrebbe sembrare…
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Il cappuccio del monaco

Quale segreto si può celare dietro la decisione di un ricco feudatario di donare il proprio castello ai monaci di Shrewsbury? L’inspiegabile avvelenamento di Gervase Bonel, da poco sistematosi presso l’abbazia, giunge a confermare i sospetti di fratello Cadfael. Districandosi tra rancori e gelosie, il paziente monaco erborista dovrà far luce su un’oscura vicenda famigliare in fondo alla quale lo attende qualcosa di più sconvolgente della stessa verità.
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Caporetto

Alle due del mattino del 24 ottobre 1917, i cannoni austro-tedeschi cominciarono a colpire le linee italiane. All’alba le Sturmtruppen, protette dalla nebbia, andarono all’assalto. In poche ore, le difese vennero travolte e la sconfitta si trasformò in tragedia nazionale. Oggi sappiamo che quel giorno i nostri soldati hanno combattuto, eccome, finché hanno potuto. Ma perché l’esercito italiano si è rivelato così fragile, fino al punto di crollare?
Da cent’anni la disfatta di Caporetto suscita le stesse domande: fu colpa di Cadorna, di Capello, di Badoglio? I soldati italiani si batterono bene o fuggirono vigliaccamente? Ma il vero problema è un altro: perché dopo due anni e mezzo di guerra l’esercito italiano si rivelò all’improvviso così fragile? L’Italia era ancora in parte un paese arretrato e contadino e i limiti dell’esercito erano quelli della nazione. La distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali era enorme: si preferiva affidare il comando dei reparti a ragazzi borghesi di diciannove anni, piuttosto che promuovere i sergenti – contadini o operai – che avevano imparato il mestiere sul campo. Era un esercito in cui nessuno voleva prendersi delle responsabilità, e in cui si aveva paura dell’iniziativa individuale, tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con i telefoni interrotti dal bombardamento nemico, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza ordini. Un paese retto da una classe dirigente di parolai aveva prodotto generali capaci di emanare circolari in cui esortavano i soldati a battersi fino alla morte, credendo di aver risolto così tutti i problemi.
In questo libro Alessandro Barbero ci offre una nuova ricostruzione della battaglia e il racconto appassionante di un fatto storico che ancora ci interroga sul nostro essere una nazione.
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Alle due del mattino del 24 ottobre 1917, i cannoni austro-tedeschi cominciarono a colpire le linee italiane. All’alba le Sturmtruppen, protette dalla nebbia, andarono all’assalto. In poche ore, le difese vennero travolte e la sconfitta si trasformò in tragedia nazionale. Oggi sappiamo che quel giorno i nostri soldati hanno combattuto, eccome, finché hanno potuto. Ma perché l’esercito italiano si è rivelato così fragile, fino al punto di crollare?
Da cent’anni la disfatta di Caporetto suscita le stesse domande: fu colpa di Cadorna, di Capello, di Badoglio? I soldati italiani si batterono bene o fuggirono vigliaccamente? Ma il vero problema è un altro: perché dopo due anni e mezzo di guerra l’esercito italiano si rivelò all’improvviso così fragile? L’Italia era ancora in parte un paese arretrato e contadino e i limiti dell’esercito erano quelli della nazione. La distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali era enorme: si preferiva affidare il comando dei reparti a ragazzi borghesi di diciannove anni, piuttosto che promuovere i sergenti – contadini o operai – che avevano imparato il mestiere sul campo. Era un esercito in cui nessuno voleva prendersi delle responsabilità, e in cui si aveva paura dell’iniziativa individuale, tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con i telefoni interrotti dal bombardamento nemico, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza ordini. Un paese retto da una classe dirigente di parolai aveva prodotto generali capaci di emanare circolari in cui esortavano i soldati a battersi fino alla morte, credendo di aver risolto così tutti i problemi.
In questo libro Alessandro Barbero ci offre una nuova ricostruzione della battaglia e il racconto appassionante di un fatto storico che ancora ci interroga sul nostro essere una nazione.

Caporetto

“Caporetto costituisce tuttora un enigma: un crollo come quello dell’esercito italiano non si ritrova, nella prima guerra mondiale, presso nessun altro esercito, un crollo seguito, a brevissima distanza di tempo da una altrettanto fulminea ripresa.” Così scriveva Mario Silvestri nel 1984, quando questo libro fu pubblicato per la prima volta. Sono ormai passati quasi trent’anni, ma il “mistero Caporetto” continua a essere oggetto di diatribe e di polemiche. Fu provocato dall’insipienza dell’alto comando italiano? Fu una sorta di ammutinamento delle truppe? Era la premessa di un tentativo rivoluzionario come quello sovietico che provocò il successo della Rivoluzione d’Ottobre? Era la prova manifesta dell’incapacità degli italiani di combattere? Prefazione di Sergio Romano.
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I capolavori

In qualunque storia del romanzo moderno, a prescindere dal metodo e dal gusto di chi la scrive, Fëdor Dostoevskij (1821-1881) è destinato inevitabilmente a occupare uno dei capitoli centrali. Nella sua opera si espandono e giungono a piena maturazione i caratteri maggiormente significativi della grande narrativa dell’Ottocento: il senso del drammatico dei conflitti sociali, la riflessione individuale, le passioni più pure e quelle più torbide, l’introspezione e l’analisi minuziosa e profonda dell’animo umano.La raccolta comprende i romanzi: L’adolescente, Delitto e castigo, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore, L’idiota, Memorie dal sottosuolo, Il sosia, Umiliati e offesi; e i racconti: Il signor Procharcin, La padrona, Le notti bianche, Uno spiacevole episodio, Bobòk, La mansueta, Il sogno di un uomo ridicolo.

I capolavori

Da “Sulla strada” a “Big Sur” a “I vagabondi del Dharma” questo volume riunisce i capolavori narrativi di Kerouac, che già li aveva concepiti non come unità a se stanti, ma come parti di una vera e propria “Becherche dell’epoca contemporanea”. Si tratta quindi di romanzi che si richiamano l’un l’altro, trame fitte di echi e di riprese, in uno stile che volutamente cerca le cadenze sincopate del jazz. Testi che hanno fatto la storia della letteratura contemporanea e che dipingono con straordinaria efficacia il clima di una stagione culturale irripetibile, rivelando appieno la straordinaria personalità artistica di uno degli scrittori che hanno segnato più in profondità il Novecento.
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Il capo e la folla. La genesi della democrazia recitativa

Uno dei più importanti storici italiani esplora il rapporto che ha legato la folla a leader carismatici come Roosevelt, Mussolini, Lenin, Hitler, Ataturk, de Gaulle, Kennedy. E rivela le dinamiche all’interno delle masse, la seduzione delle parole e delle immagini, la personalizzazione della politica, gli effetti sulla democrazia. Attraverso la sua indagine, le persone che vogliono preservare l’autonomia della loro individualità in una democrazia recitativa possono forse apprendere come evitare di diventare una folla, che non può fare a meno di un padrone.
La caratteristica fondamentale della folla, protagonista della politica moderna, è il bisogno di un capo. Da ciò ha origine, nell’epoca contemporanea, la personalizzazione della politica e del potere anche nelle democrazie moderne. Nel 2009 “Le Monde” inserì fra i venti libri che hanno cambiato il mondo *La psicologia delle folle* di Gustave Le Bon, pubblicato nel 1895, tradotto in molte lingue e continuamente riedito fino ai giorni nostri. Le Bon insegnava ai capi che «conoscere l’arte di impressionare l’immaginazione delle folle, vuol dire conoscere l’arte di governare». Politici molto diversi, democratici, totalitari o autoritari seguirono gli insegnamenti della *Psicologia delle folle*. Nella scia dell’opera di Le Bon, Emilio Gentile rievoca le principali esperienze di personalizzazione del potere nell’epoca contemporanea, da Napoleone a Kennedy: una riflessione storica utile per comprendere l’attuale tendenza a trasformare il ‘governo del popolo, dal popolo, per il popolo’, in una democrazia recitativa, fondata sul comando di un capo acclamato dalla folla.
«I caratteri specifici della folla sono la suggestionabilità, l’incapacità di ragionare, l’esagerazione dei sentimenti, il semplicismo delle opinioni e altre caratteristiche che apparentano la folla al bambino o agli esseri primitivi per “la facilità a lasciarsi impressionare dalle parole e dalle immagini, a farsi trascinare in atti lesivi dei suoi più evidenti interessi”.»
«Nella folla, le attitudini coscienti, razionali e intellettuali dei singoli individui si annullano, e predominano i caratteri inconsci. I fenomeni inconsci svolgono una parte preponderante nel funzionamento dell’intelligenza. E ciò accade non solo per una folla composta da individui senza cultura o appartenenti alle classi popolari, ma anche per una folla composta da individui colti o appartenenti alle classi superiori. Le decisioni di interesse generale prese da un’assemblea di uomini illustri, ma di specializzazioni diverse, non sono molto migliori delle decisioni che potrebbero esser prese in una riunione di imbecilli.»
«Nella psicologia delle folle, le immagini acquistano la vivacità delle cose reali e sono considerate reali: l’irreale predomina sul reale. Ciò va tenuto presente soprattutto nelle elezioni. Il capo candidato può promettere senza timore le più imponenti riforme. Le promesse esagerate producono sul momento un grande effetto e non impegnano affatto per l’avvenire, perché l’elettore non si preoccupa mai di sapere se l’eletto ha rispettato la proclamata professione di fede, in base alla quale avrebbe dovuto giustificare la sua elezione. Ma soprattutto il capo deve possedere il prestigio, l’elemento fondamentale della persuasione, la molla più forte di ogni potere.»

Il capo dei capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina

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L’ultima volta che videro piangere Totò Riina fu al funerale del padre e del fratellino, uccisi da un residuato bellico. Era l’estate del ’43 e Totò, un picciotto analfabeta e sporco, primo figlio maschio, diventava a soli 13 anni il capofamiglia. Mezzo secolo dopo, al suo arresto, era l’uomo più potente di Cosa Nostra, ormai diventata Cosa Sua. In un’ascesa sanguinaria e spietata, aveva portato i contadini di Corleone ai vertici del governo mafioso, riscrivendo completamente le regole del gioco tra famiglia e famiglia, tra mafia e Stato. La sua caduta, dopo una latitanza ventennale, protetta forse solo da un’Entità superiore, poteva far credere che l’avventura fosse conclusa. Per raccontarla, Bolzoni e D’Avanzo sono andati – e più volte ritornati – nella sua terra, a parlare con la sua gente, con chi lo ha conosciuto, combattuto, tradito, giudicato. E, ancora oggi, continua a temerlo. Perché tutto è rimasto come prima. Al posto di Totò ci sono i figli Giovanni e Salvo. Le generazioni si danno il cambio ma i cognomi restano sempre quelli: Riina, Provenzano, Bagarella, Bontate e Inzerillo, Di Maggio e Gambino. Corleonesi e Palermitani sono di nuovo sul piede di guerra. E sembra che solo un miracolo li potrà fermare.

Un capitano di quindici anni

Un capitano di quindici anni è un romanzo d’avventura scritto da Jules Verne nel 1878.
Nuova Zelanda, 1873. Dick Sand è un quindicenne dalle qualità di marinaio straordinarie: oltre ad avere un’intelligenza, una sagacia e una maturità superiore alla media dei suoi coetanei: ciò è rapidamente notato da molti lupi di mare che iniziano ad imbarcarlo come mozzo, navi in cui Dick farà una grande esperienza: è riempito di complimenti da molti marinai e molti di essi sono convinti che possa diventare uno dei maggiori marinai della storia: il ragazzo (orfano) è americano ma vive dal suo ultimo viaggio in Nuova Zelanda e qui incontra un giorno il capitano Hull, lupo di mare che lo imbarca nel suo brick-goletta, il Pilgrim. Ora, il capitano Hull lavora per un importante commerciante americano, lord Weldon. Il Pilgrim è un legno dedito alla caccia della balena e al commercio dell’olio ricavato dall’animale stesso.
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### Sinossi
Un capitano di quindici anni è un romanzo d’avventura scritto da Jules Verne nel 1878.
Nuova Zelanda, 1873. Dick Sand è un quindicenne dalle qualità di marinaio straordinarie: oltre ad avere un’intelligenza, una sagacia e una maturità superiore alla media dei suoi coetanei: ciò è rapidamente notato da molti lupi di mare che iniziano ad imbarcarlo come mozzo, navi in cui Dick farà una grande esperienza: è riempito di complimenti da molti marinai e molti di essi sono convinti che possa diventare uno dei maggiori marinai della storia: il ragazzo (orfano) è americano ma vive dal suo ultimo viaggio in Nuova Zelanda e qui incontra un giorno il capitano Hull, lupo di mare che lo imbarca nel suo brick-goletta, il Pilgrim. Ora, il capitano Hull lavora per un importante commerciante americano, lord Weldon. Il Pilgrim è un legno dedito alla caccia della balena e al commercio dell’olio ricavato dall’animale stesso.

Capitan Selvaggio

Violet Redmond è bella, intelligente e ricca, ma troppo esuberante per attrarre un pretendente. Solo due cose potrebbero tenere a bada la sua irrequietezza: un uomo che non l¿annoi e un indizio sul destino del fratello Lyon, scomparso da un anno. Non si aspetta di trovarle entrambe nel capitano Asher Flint, conte di Ardmay, sulle tracce di un famoso pirata da catturare. Convinta che si tratti di suo fratello, Violet si imbarca di nascosto sulla nave di Flint, impressionandolo poi con il proprio coraggio e affascinandolo con la propria sensualità. Al punto che il pur determinato capitano vedrà la sua missione vacillare, quando il suo cuore comincerà a perdere la rotta…

(source: Bol.com)

Capitan Grisam e l’amore. Fairy Oak

In una grotta segreta, nascosta fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata! Un mistero avvolge il passato di colui che diceva d’essere un comandante valoroso e toccherà a Vaniglia e Pervinca e all’intera Banda del Capitano scoprire la verità su William Talbooth. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricomporre i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Eppure, l’immagine che lentamente si ricomporrà davanti agli occhi meravigliati delle gemelle e dei loro compagni, sembra avere gli occhi e il sorriso dell’amore. Chi era davvero il Capitano? E da chi stava tornando quando la sua nave ha fatto naufragio davanti alle coste del villaggio fatato? E perché da quando il baule è stato aperto tutti sembrano avere una storia d’amore da raccontare? Il finale è lieto, ma non privo di sorprese e una soprattutto farà battere il cuore di Vaniglia.
Tutti i libri della collana Fairy Oak sono realizzati nel massimo rispetto dell’ambiente utilizzando carta riciclata al 100% con trattamento ecologico.
Età di lettura: da 8 anni.

Capitalismo senza futuro

Il capitalismo va verso il tramonto non per le contraddizioni che il marxismo ha creduto di trovarvi, ma perché l’economia tecnologica va emarginando l’economia capitalistica.” Alla luce della crisi che ha travolto l’Europa e l’Occidente negli ultimi anni, Emanuele Severino analizza in questo libro il declino dell’intera tradizione occidentale – colto in primo luogo come declino della politica, del cristianesimo e delle religioni monoteiste – svelandone la trasformazione più radicale: il passaggio da una globalizzazione economica a una globalizzazione tecnica.
È questa la ragione per cui, secondo il filosofo, è da escludere che la crisi attuale, per lo più considerata nell’ambito del libero gioco del mercato, possa essere risolta semplicemente.
attraverso un risanamento di tipo economico, religioso o politico: in forte polemica con un’esclusiva soluzione di rigore e austerità, l’autore riflette sulla situazione dell’Unione Europea, offrendo una lettura inedita della crisi del vecchio continente e delle sue falle economiche.
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Il capitalismo va verso il tramonto non per le contraddizioni che il marxismo ha creduto di trovarvi, ma perché l’economia tecnologica va emarginando l’economia capitalistica.” Alla luce della crisi che ha travolto l’Europa e l’Occidente negli ultimi anni, Emanuele Severino analizza in questo libro il declino dell’intera tradizione occidentale – colto in primo luogo come declino della politica, del cristianesimo e delle religioni monoteiste – svelandone la trasformazione più radicale: il passaggio da una globalizzazione economica a una globalizzazione tecnica.
È questa la ragione per cui, secondo il filosofo, è da escludere che la crisi attuale, per lo più considerata nell’ambito del libero gioco del mercato, possa essere risolta semplicemente.
attraverso un risanamento di tipo economico, religioso o politico: in forte polemica con un’esclusiva soluzione di rigore e austerità, l’autore riflette sulla situazione dell’Unione Europea, offrendo una lettura inedita della crisi del vecchio continente e delle sue falle economiche.

Capitalismo a mano armata

In genere quando si parla di criminalità organizzata e si ambienta l’analisi negli Stati Uniti d’America, l’immagine che ricorre con più frequenza è quella di brillanti malavitosi italiani in completi griffati e dal grilletto facile. In realtà la più grande organizzazione criminale degli Stati Uniti è costituita da scialbi individui in abiti austeri, i grandi racket sono organizzati da persone all’apparenza rispettabili, che svolgono ruoli importanti e ricoprono posizioni di rilievo nella società. Non si tratta di boss mafiosi o di efferati gangster, ma di avvocati, contabili, manager e politici che, pur truffando, corrompendo e, più o meno direttamente, uccidendo, possono contare su un enorme margine di impunità. Nella sua ricostruzione Woodiwiss, ripercorrendo l’evoluzione della classe dirigente americana e il suo coinvolgimento in frodi, imbrogli e furti, mostra come i complotti criminali abbiano trovato terreno fertile nell’ambito delle istituzioni e siano diventati, nello Stato americano, un problema strutturale, un fatto interno al sistema stesso. Dal vitto destinato ai neonati negli ospedali alle spese per la cura dei cimiteri, passando per la fornitura di merci destinate alle carceri e alle scuole, non c’è settore della vita pubblica americana che non sia stato macchiato da scandali.

Il Capitale

A cura di Eugenio SbardellaTraduzione di R. MeyerEdizione integraleIl capolavoro di Marx, spietata e allo stesso tempo scientifica analisi della società capitalistica nelle sue profonde contraddizioni, è una lettura indispensabile per chi non voglia sentirsi estraneo al mondo contemporaneo. Pietra miliare nella storia del pensiero moderno in quanto fondamento dottrinale delle più importanti rivoluzioni politiche del Novecento, Il capitale getta ancor oggi una luce demistificante sugli alienanti rapporti sociali del presente. Il senso più genuino e il nucleo più duraturo dell’opera di Marx stanno tuttora nella sua rigorosa «critica dell’economia politica», una critica che definisce la storicità della società contemporanea.Karl Marx(Treviri 1818 – Londra 1883), dopo aver studiato filosofia e diritto alla scuola di Hegel, maturò in Francia e in Inghilterra la propria teoria critica e rivoluzionaria della società capitalistica. Fu tra i fondatori della prima Associazione internazionale dei lavoratori. La Newton Compton ha già pubblicato Il capitale e Il manifesto del partito comunista, scritto con Friedrich Engels.