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Ma l’amore no

Sull’onda degli ultimi, straordinari successi del Pansa saggista, la proposta, in una nuova edizione, del primo romanzo da lui dedicato agli anni cruciali tra il ’43 e la fine del secondo conflitto. In pagine di grande freschezza e sensibilità, l’autore racconta l’infanzia di un bambino piemontese: i genitori, la nonna, le ragazze e le prime domande importanti mentre intorno infuria la guerra civile.
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Ma che pianeta mi hai fatto?

Urania è giunta al suo quindicesimo anno di vita, al suo cinquecentesimo numero. È costume che le riviste celebrino questo genere di anniversari vantando i propri meriti, riepilogando i propri successi, sottolineando la propria eccellenza e superiorità. Ma Urania (che pure, sia detto tra parentesi, di meriti ne ha) preferisce in questa festosa occasione ringraziare il suo pubblico, tanto vario e composito quanto fedele e unanime nell’attaccamento alla prima rivista di fantascienza italiana. Ai nostri lettori, dunque, dedichiamo, con la promessa di arrivare al numero 1000, gli ultimissimi racconti dell’autore che senza dubbio è il più degno di coronare questo numero 500.
Indice:
Ma che pianeta mi hai fatto? (Budget Planet, 1968)
Mondo pietrificato (The Petrified World, 1968)
Lotto a ostacoli (The People Trap, 1968)
L’uovo di Ganzer (Midswap, 1965)
La città premurosa (Street of Dream, Feet of Clay, 1968)
Il morso della seggiola (I See a Man Sitting on a Chair and the Chair Is Biting His Leg, 1968)
Copertina di Karel Thole

Ma bravo, sergente!

Dean Crockett II, rampollo milionario (ma di uno certa età) dell’Alta Società statunitense, si strappa i capelli per… la disperazione: gli hanno rubato un budda di giada con rubino e una cerbottana che appartenevano alla suo ragguardevole raccolta di cimeli d’ogni dove, in quanto lui è un esploratore e un collezionista disgustosamente ricco. Ecco, sintetizzato in chiare lettere, (o stato d’animo degli spassosi investigatori Donald Lam e Bertha Cool nei riguardi del loro cliente «disperato», il quale li ha ingaggiati per ritrovare i cimeli, scoprirne il trafugatore e per un paio di altre cosette. Non sa, il milionario, che, tra quelle cosette, una lo riguarda molto, e pericolosamente, da vicino. Non lo sanno, a dire il vero, nemmeno Bertha e Donald, i quali quando si troveranno in pasticci grossi così, si daranno un gran daffare per scodellarvi la soluzione del «caso». Anche se poi, molto modestamente, lasciano a un poliziotto lo gloria di aver risolto tutto lui con il suo acume.

Lyon’s Pride

The survival technique of the Hivers was terrifying — and brilliant. Their huge Sphere ships, controlled by the Many Mind of ten to sixteen queens, surged out into space. When an appropriate planet was found, the Hivers destroyed any and every variety of indigenous life, the queens propagated, and when the new world was full, more ships were sent out. the colonization was repeated until no planet, no species, least of all Man and Mrdini, was safe.
The furry and courageous Mrdini had fought the Hivers for centuries, many dying bravely in an attempt to save their own worlds. Now Mrdini and Man combined to form the Alliance — and Humankind had their own weapons to offer — the power and might of the Talents who could not only communicate silently with each other, but could project cargoes, ships and themselves across the deeps of space.
The four children of Damia — Laria, Thian, Rojer and Zara — were Primes amongst the Talents, and all their skills were desperately needed, for the Hivers’ terrible Sphere ships were still thrusting through space, unfathomable, impenetrable, and carrying death in their labyrinthine depths.

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Le lusinghe dello sceicco

Rosalie Winters, in visita alla sorella nel regno di Q’aroum, viene avvicinata da Arik Kareem Ben Hassan, affascinante e giovane sceicco. Nonostante la forte attrazione subito esplosa tra i due, Rosalie non cede alle sue lusinghe. Da tempo ormai non si fida più degli uomini, e non ha alcuna intenzione di fare un’eccezione per lui. Arik, però, non si dà per vinto, e decide di fare ricorso a tutte le sue armi di seduzione: le donne, solitamente, cadono ai suoi piedi senza alcuna resistenza, ma la ritrosia di Rosalie finisce con l’attirarlo ancora di più.
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### Sinossi
Rosalie Winters, in visita alla sorella nel regno di Q’aroum, viene avvicinata da Arik Kareem Ben Hassan, affascinante e giovane sceicco. Nonostante la forte attrazione subito esplosa tra i due, Rosalie non cede alle sue lusinghe. Da tempo ormai non si fida più degli uomini, e non ha alcuna intenzione di fare un’eccezione per lui. Arik, però, non si dà per vinto, e decide di fare ricorso a tutte le sue armi di seduzione: le donne, solitamente, cadono ai suoi piedi senza alcuna resistenza, ma la ritrosia di Rosalie finisce con l’attirarlo ancora di più.

Il lupo e il filosofo

Mark Rowlands, giovane e inquieto docente di filosofia in un’università americana, legge per caso su un giornale una singolare inserzione, si incuriosisce e risponde. Qualche ora dopo è il padrone felice di un cucciolo di lupo, a cui dà nome Brenin (‘re’ in gallese antico). Per undici anni, sarà lui la presenza più importante nella vita del professore, che seguirà ovunque: assisterà alle sue lezioni acciambellato sotto la cattedra, incurante degli iniziali timori e del successivo entusiasmo degli studenti, ne condividerà avventure, gioie e dolori, lo accompagnerà nei suoi spostamenti dall’America all’Irlanda alla Francia, dove Mark si trasferisce dopo aver troncato quasi ogni legame con i suoi simili.
E sarà, soprattutto, una fonte continua di spunti di riflessione e idee filosofiche perché, contrariamente allo stereotipo che ne fa un emblema del male, della ferocia, del lato oscuro dell’umanità, il lupo è per Rowlands metafora di luce e di verità, la guida per un viaggio interiore alla scoperta della propria più intima e segreta identità: ‘Il lupo è la radura dell’anima umana… svela ciò che rimane nascosto nelle storie che raccontiamo su noi stessi’. La sua natura selvaggia e indomabile, infatti, rivela a chi gli sta accanto un modo di vivere e di fare esperienza del mondo non solo radicalmente diverso da quello degli uomini, ma forse anche più autentico e appagante perché immune da doppi fini, da ogni atteggiamento di calcolo e manipolazione.
Divertente e acuto, profondo e bizzarro, a tratti drammatico, e costellato di una miriade di episodi curiosi che sono l’inevitabile corollario di un così strano ménage, Il lupo e il filosofo è la storia struggente della meravigliosa amicizia tra Mark e Brenin, raccontata con grande passione e suggestione emotiva. Ma è anche la storia di un filosofo che impara a guardare ai temi fondamentali della sua ricerca (il senso della vita, l’essenza della felicità, la natura del tempo, i misteri dell’amore e della morte) con occhi veramente nuovi solo dopo averli visti riflessi in quelli di Brenin, il suo fiero e incorrotto alter ego animale.

(source: Bol.com)

Il lupo della palude

«Via!» gridò Will, con la voce roca, resa stridula dallo spavento. «Presto, scappiamo!» Troppo tardi… L’eremita della palude era sbucato dal folto delle canne, proprio dietro di noi.
«Sono il lupo mannaro!» berciò, con gli occhi stralunati. La sua faccia, circondata dalla massa incolta di capelli, era di un rosso acceso. «Sono il lupo mannaro!»
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### Sinossi
«Via!» gridò Will, con la voce roca, resa stridula dallo spavento. «Presto, scappiamo!» Troppo tardi… L’eremita della palude era sbucato dal folto delle canne, proprio dietro di noi.
«Sono il lupo mannaro!» berciò, con gli occhi stralunati. La sua faccia, circondata dalla massa incolta di capelli, era di un rosso acceso. «Sono il lupo mannaro!»

Il luogo delle ombre

I morti non parlano, ma tentano di comunicare. Di questo Odd Thomas, cuoco nel fast food di una piccola cittadina del deserto californiano, ha l’assoluta certezza. Odd ha un dono speciale: spesso riesce a vedere delle ombre, silenziose anime perse che tentano di comunicare con lui. A volte vogliono ottenere giustizia e spesso hanno fornito indizi utili a risolvere alcuni crimini o a prevenirne altri. Ma questa volta la situazione è diversa. Un uomo misterioso è giunto in città e Odd vede intorno a lui le ombre più sinistre che gli sia mai capitato di intravedere. Neanche i suoi ultraterreni informatori riescono a scoprire nulla sull’identità dell’uomo. L’unico indizio è una data segnata sul calendario: il 15 agosto. E oggi è il 14… **

Un lungo sonno inquieto

Il bar è semibuio. Due uomini parlano a bassa voce. Uno è Ed Haddon, il re dei furti d’arte. Potrebbe essere scambiato per un senatore, con la bella faccia florida e il sorriso accattivante, ma ha il cervello tagliente come un rasoio e l’animo che non conosce la pietà. L’altro è Lu Brady, considerato dalla malavita il «migliore» in senso assoluto. I due studiano un colpo che dovrebbe fruttare una pioggia di soldi. Una manciata di brillanti, un albergo de luxe, donne eleganti e uomini ambiziosi. Su questi elementi d’attacco, James H. Chase costruisce un thriller teso, quasi ossessivo nell’accelerazione del ritmo, con personaggi inquietanti e carichi di contraddizioni.

Il lungo ritorno

L’ispettore Thomas Lynley è la punta di diamante di New Scotland Yard. Ottavo conte di Asherton, educato a Eton e a Oxford, preferisce tuttavia essere apprezzato per la sua straordinaria abilità di investigatore nonché, naturalmente, per il suo *savoir-faire*. Consapevole del suo rango e del rispetto che un gentiluomo deve alle convenienze, l’ispettore decide di approfittare di una breve vacanza per presentare la sua promessa sposa, Deborah Cotter, alla madre. Giunto in Cornovaglia, però, è costretto a spogliarsi immediatamente dei panni di figlio e fidanzato premuroso per vestire di nuovo quelli del detective. L’omicidio di un giornalista locale, infatti, scuote l’apparente tranquillità del piccolo villaggio di Howenstow e dà il via a una spaventosa serie di efferati delitti: un lungo tunnel di misteri e orrori in fondo al quale una terribile verità attende l’ispettore Lynley.

Il lungo ritorno

Sono gli Hakh’hli. Sono alieni. Si nutrono di carne umana. Il lungo viaggio nello spazio era alla fine. Sandy, l’umano cresciuto su un’astronave degli extraterrestri Hakh’hli, era pronto al ritorno sulla Terra. Gli alieni erano animati dalle migliori intenzioni.. Solo la scienza Hakh’hli poteva risolvere il problema di trasformare i pianeti. I terrestri avevano bisogno di quel contatto. Ma c’era da fidarsi?
Copertina di Marco Patrito
Versione per libreria di Urania #1289
NOTA: In contemporanea a questo volume ed all’Urania originale è stata pubblicata anche un’edizione destinata alla Grande Distribuzione e priva di ISBN ma identica per il resto alla versione Libreria.

Lungo i vicoli del tempo

ROMANZO (307 pagine) – FANTASCIENZA – Il primo romanzo di uno dei cicli più intriganti della fantascienza italiana, Premio Urania 2001
La vita di un agente segreto temporale non è facile. Viaggiare tra i secoli, vivere sotto copertura in epoche diverse dalla propria, non poter godere delle minime comodità a cui si è abituati, dalla luce elettrica ai semplici servizi igienici. In più occorre tenere d’occhio gli agenti nemici, sempre pronti a cercare di mandare a monte un matrimonio, bloccare un accordo, anche uccidere qualcuno per scatenare una concatenazione di eventi che modifichi la storia e favorisca il loro paese nel futuro. Ma se il servizio segreto in questione è l’UCCI, cioè l’Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano, questi problemi sono il meno. Perché ci sono da affrontare le lotte intestine per la carriera, i superiori poco comprensivi, i colleghi corrotti o semplicemente svogliati. E allora la classica ”lotta contro il tempo” diventa solo un pezzo su una scacchiera molto più complessa.
Lanfranco Fabriani, nato a Roma nel 1959, si è laureato nel 1986 in letterature comparate con una tesi sulla fantascienza post atomica. Sin dagli anni ottanta si è fatto apprezzare con la pubblicazione di racconti su varie pubblicazioni, fino ad approdare al romanzo col presente ”Lungo i vicoli del tempo”, vincitore del Premio Urania nel 2001, premio che ha vinto di nuovo nel 2004 con il seguito, ”Nelle nebbie del tempo”, quest’ultimo vincitore anche del Premio Italia. Al ciclo di Mariani e del Servizio segreto temporale italiano appartiene anche qualche racconto. Di Fabriani Delos Books ha pubblicato anche ”I quadrivi del tempo e dello spazio”, che raccoglie tutti i racconti brevi.
(source: Bol.com)

La lunga strada per tornare a casa

Immagina di avere cinque anni, di conoscere a malapena il tuo nome e di non essere mai andato oltre i confini del piccolo villaggio in cui vivi. Immagina di salire per sbaglio su un treno e che all’improvviso le porte si chiudano. Immagina di viaggiare per un tempo che sembra infinito e, alla fine del viaggio, di ritrovarti catapultato nella più povera, caotica e pericolosa metropoli del mondo, Calcutta. Ora, devi fare una cosa sola: sopravvivere. Sembra un film, invece è la storia vera di Saroo. E ciò che la rende ancora più straordinaria è quello che è successo venticinque anni più tardi, quando Saroo, cresciuto in Australia da una famiglia adottiva, decide di provare a rintracciare sua madre e i suoi fratelli. Non sa il nome del suo villaggio, ma si ricorda perfettamente una cisterna, un piccolo ponte e il fiume in cui andava a fare il bagno. E passa tutte le sue serate, con pazienza e determinazione infinite, a esaminare attraverso Google Earth ogni linea ferroviaria indiana, fino a trovare un luogo familiare. Ma per scoprire se quell’immagine sfocata è veramente la sua casa c’è un solo modo. Andarci di persona. La lunga strada per tornare a casa è una storia commovente e intensa, che racconta con gli occhi di un bambino la drammatica realtà di quelli come lui, soli, per strada, nell’indifferenza di tutti. Ma soprattutto è una storia stupefacente che ha già ispirato milioni di persone in tutto il mondo: un inno alla speranza, al potere dei sogni e al coraggio di non mollare mai.

La lunga ombra della fine

Le lontane ipotesi romanzesche, paradossali, mostruose, utopistiche che la fantascienza continuamente propone, hanno fra l’altro anche il merito di abituarci a guardare ciò che ci sta vicino con l’occhio di chi si chiede “che cosa succederbbe se…”. Ora un giovane scrittore australiano (come N. Shute, autore de L’ultima spiaggia), applica questo “se” non al nostro domani, ma addirittura al nostro “oggi”. Il risultato è uno di quei libri così spietatamente persuasivi che al lettore resta solo da augurarsi di non doverli mai vivere.
Copertina: Karel Thole