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Il pensiero greco da Anassimandro agli stoici

Una straordinaria anti-storia della filosofia greca antica
«La storia della filosofia non può più essere fatta come la storia della pura e nuda filosofia. Chi dal v secolo d’Atene tolga, a mo’ d’esempio, un Eschilo, un Pericle, un Euripide, un Fidia, fa come chi da un libro tolga tutti i termini concreti per lasciarvi solo gli astratti (…).
Quando si credeva di poter dedurre tutto da un unico principio, si poteva anche credere che a tutto bastasse la filosofia; oggi questo non è più possibile».
Con queste premesse Diano, al pari di Colli, si avventurò nell’affascinante esplorazione del lato oscuro del pensiero greco, fornendo un’originale storia del pensiero dai presocratici agli stoici, passando per Platone e Aristotele, presentati in una luce del tutto nuova.

Pensieri proibiti

Vivevo per le storie che mi raccontava Joe, per potermi immaginare al posto delle donne che possedeva.
Joe ama tutte le donne, indistintamente. Le conquista, le seduce, le trascina in un vortice di passione con le sue consumate tecniche erotiche… e poi le lascia. Ogni conquista diventa un racconto che Sadie ascolta avidamente, ogni primo venerdì del mese, su una panchina del parco. Non è sicura che tutte le storie di Joe siano vere, ma non le importa, perché con le sue parole lui le provoca quei brividi erotici che un crudele scherzo del destino le ha negato. Ma quando la fantasia ha la possibilità di diventare realtà, Sadie sceglierà di entrare in una delle storie di Joe da protagonista o resterà spettatrice muta e distaccata?

Pensieri lenti e veloci (Saggi)

Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti – magari da parte del nostro stesso modo di pensare – che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente.
Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un’affascinante esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.
L’effetto profondo dei bias cognitivi si manifesta in tutti gli ambiti della nostra vita, dai progetti per le vacanze al gioco in borsa, e le questioni poste da Kahneman si rivelano spesso spiazzanti: è vero che il successo dei trader è del tutto casuale e che l’abilità finanziaria è solo un’illusione? Perché la paura di perdere è più forte del piacere di vincere? Come mai gli ultimi anni un po’ meno felici di una vita felice abbassano di molto la felicità totale? Nel rispondere a queste e ad altre domande analoghe, affrontate in un vivace e serrato dialogo con il lettore, Kahneman compone una mappa completa della struttura e delle modalità di funzionamento del pensiero, fornendoci nel contempo preziosi suggerimenti per contrastare i meccanismi mentali «veloci », che ci portano a sbagliare, e sollecitare quelli più «lenti», che ci aiutano a ragionare.
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### Sinossi
Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti – magari da parte del nostro stesso modo di pensare – che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente.
Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un’affascinante esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.
L’effetto profondo dei bias cognitivi si manifesta in tutti gli ambiti della nostra vita, dai progetti per le vacanze al gioco in borsa, e le questioni poste da Kahneman si rivelano spesso spiazzanti: è vero che il successo dei trader è del tutto casuale e che l’abilità finanziaria è solo un’illusione? Perché la paura di perdere è più forte del piacere di vincere? Come mai gli ultimi anni un po’ meno felici di una vita felice abbassano di molto la felicità totale? Nel rispondere a queste e ad altre domande analoghe, affrontate in un vivace e serrato dialogo con il lettore, Kahneman compone una mappa completa della struttura e delle modalità di funzionamento del pensiero, fornendoci nel contempo preziosi suggerimenti per contrastare i meccanismi mentali «veloci », che ci portano a sbagliare, e sollecitare quelli più «lenti», che ci aiutano a ragionare.

Pensieri lenti e veloci

Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti – magari da parte del nostro stesso modo di pensare – che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente.
Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un’affascinante esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.
L’effetto profondo dei bias cognitivi si manifesta in tutti gli ambiti della nostra vita, dai progetti per le vacanze al gioco in borsa, e le questioni poste da Kahneman si rivelano spesso spiazzanti: è vero che il successo dei trader è del tutto casuale e che l’abilità finanziaria è solo un’illusione? Perché la paura di perdere è più forte del piacere di vincere? Come mai gli ultimi anni un po’ meno felici di una vita felice abbassano di molto la felicità totale? Nel rispondere a queste e ad altre domande analoghe, affrontate in un vivace e serrato dialogo con il lettore, Kahneman compone una mappa completa della struttura e delle modalità di funzionamento del pensiero, fornendoci nel contempo preziosi suggerimenti per contrastare i meccanismi mentali ‘veloci ‘, che ci portano a sbagliare, e sollecitare quelli più ‘lenti’, che ci aiutano a ragionare.
(source: Bol.com)

Il pellegrino dell’odio

Mai l’abbazia benedettina di Shrewsbury ha visto riversarsi nel suo grande chiostro e nelle sue sale così quiete una tale folla di devoti. Mai come in questo radioso giorno di giugno dell’anno del Signore 1141 la cupa ombra della guerra traq re Stefano e la regina Maud sembra lontana, dissolta dai bagliori del reliquiario d’argento in cui riposa santa Winifred, patrona dell’abbazia. La festa per il quarto anniversario della transazione del corpo della santa a Shrewsbury è infatti al culmine, e i pellegrini convenuti da ogni angolo d’Inghilterra depongono sullo sfolgorante altare le loro preghiere: per un miracolo, per la pace o, più modestamente, per una vita tranquilla. Eppure non tutte quelle suppliche sono sincere e non tutti i fedeli sono innocenti: c’è qualcuno che maschera di devozione un animo in cui alberga soltanto un crudele desiderio di vendetta. Tuttavia se le parole e i gesti possono ingannare, non altrettanto riescono a fare gli occhi, soprattutto per scrutarli è fratello Cadfael, acuto lettore del cuore umano e dei suoi arcani meandri, ma soprattutto pronto a rispondere ogni volta che il delitto bussi alla porta di quel luogo di pace e di fraternità che è la sua abbazia.

Il Peggiore

La peculiare parabola di Massimo D’Alema – biografica, psicologica, politica – disvela il senso profondo della crisi che ha colpito la sinistra italiana. Ha teorizzato il primato della politica e l’ha ridotta a puro tatticismo; voleva sbaragliare Berlusconi e lo ha fatto arricchire; idolatrava il partito e lo ha distrutto; ha partorito l’Ulivo e l’ha ammazzato in culla (“Prodi non capisce un cazzo di politica”); si proclama erede di Berlinguer ma si circonda di affaristi, coltivando passioni non certo popolari (le scarpe fatte a mano, Sankt Moritz, la barca a vela, gli chef stellati, gli abiti firmati). Ecco la storia di un uomo che spiega perché oggi la sinistra scambia la richiesta di politica per antipolitica, ritrovandosi senza più una storia e senza una nuova identità.
(source: Bol.com)

La pedina sulla scacchiera

Traduzione di Fausta Cataldi Villari Edizione integrale La pedina che si muove sulla scacchiera di un mondo devastato dalla crisi mondiale degli anni Trenta del secolo scorso è Christophe Bohun, anonimo impiegato nell’azienda dell’acciaio fondata dal padre, ma ormai finita nelle mani del socio, dopo un terribile crac finanziario. Christophe si sente “condannato a vivere”, si lascia trasportare dalla corrente, scegliendo di non avere iniziative, progetti, e neanche desideri e affetti: si fa manovrare dagli altri e dagli avvenimenti senza opporre nessuna resistenza, rimanendo indifferente a tutto e tutti. Ma il caso gioca per lui una mossa che forse potrebbe scuoterlo quando ritrova un elenco stilato dal padre, con i nomi di politici e personaggi influenti, corrotti dal vecchio cinico e spietato Bohun, perché spingessero presso il governo la corsa agli armamenti e lo salvassero dal fallimento. Questa potrebbe essere per Christophe l’occasione per reagire e riscattarsi, oppure per seguire le orme paterne, perdendosi definitivamente nelle paludi del ricatto, dell’ignominia e dell’inerzia. Irène Némirovsky tratteggia con maestria e sobrietà il ritratto di un uomo disperato sullo sfondo di una nazione in crisi, in un grande romanzo che per molti aspetti anticipa e descrive la nostra inquieta realtà. Irène NémirovskyNata a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche, visse a Parigi dove, appena diciottenne, cominciò a scrivere. Nel 1929 riuscì a farsi pubblicare il romanzo David Golder, ottenendo uno straordinario successo di critica e di pubblico. Irène continuò a scrivere, ma presto fu costretta a usare un altro nome, perché gli editori, nella Francia occupata dai tedeschi, avevano paura di pubblicare i libri di un’ebrea. Nel luglio del 1942 fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove ad agosto, a trentanove anni, morì, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, Suite francese. La Newton Compton ha pubblicato anche Due; Come le mosche d’autunno – Il ballo; Il vino della solitudine; I cani e i lupi; Il calore del sangue – Il malinteso; Jezabel; Il signore delle anime; David Golder; I fuochi dell’autunno e la raccolta I capolavori.
(source: Bol.com)

I peccatori della notte

Morgan O’Malley è la conduttrice di un talk show incentrato sul mondo dell’eros, per cui è convinta che nulla potrà mai stupirla. Tuttavia l’incontro con l’aitante e inquietante Jack Cole, che di mestiere fa la guardia del corpo e per passione il dominatore, spalanca le porte della sua mente, in cui si celano oscuri e inconfessabili desideri segreti.
E mentre Morgan si abbandona a esplorare i meandri delle sue fantasie più proibite, qualcuno è ossessionato da lei al punto da minacciarla. E Jack Cole, che si offre come angelo custode molto particolare, è davvero la persona che dichiara di essere?

Il peccato

Sullo sfondo di un’Inghilterra altoborghese, di raggelate consuetudini e sontuose dimore, si scontrano due anime femminili, due giovani donne sorelle non di sangue ma per destino. I genitori di Elizabeth muoiono lasciandola figlia dei propri zii e sorella di Ruth. Per la quale sarà sempre e soltanto l’usurpatrice da odiare con tutta se stessa, vittima di una passione letale: l’invidia. Una passione che negli anni sfocerà in uno spietato duello per ottenere tutto ciò che Elizabeth possiede: un duello tra Bene e Male, tra amore e odio, e la cui conclusione non potrà che essere la follia o la morte. Josephine Hart conferma le sue doti di grande orchestratrice di personaggilimite, di eventi nascosti nel quieto inferno dell’esistenza.

(source: Bol.com)

I peccati di Callander Square

In una delle silenziose, esclusive piazze della Londra migliore in una giornata autunnale mite e leggermente nebbiosa due giardinieri che scavano per piantare un albero, trovano i resti di due bambini. L’ispettore Pitt innamoratissimo della bella Charlotte, conosciuta nell’inchiesta precedente, è incaricato di far luce sull’orrendo caso che ha palesemente attinenza con la bella società. Per fortuna che ad aiutarlo, nel labirinto di una Londra ottocentesca perbenista di facciata e goticamente orrenda in privato, sono sua moglie e la cognata Emily intrepide collezioniste di pettegolezzi, scandalucci, segreti e peccati veniali e magari capitali.

I peccati di Callander Square

In una delle silenziose, esclusive piazze della Londra migliore in una giornata autunnale mite e leggermente nebbiosa due giardinieri che scavano per piantare un albero, trovano i resti di due bambini. L’ispettore Pitt innamoratissimo della bella Charlotte, conosciuta nell’inchiesta precedente, è incaricato di far luce sull’orrendo caso che ha palesemente attinenza con la bella società. Per fortuna che ad aiutarlo, nel labirinto di una Londra ottocentesca perbenista di facciata e goticamente orrenda in privato, sono sua moglie e la cognata Emily intrepide collezioniste di pettegolezzi, scandalucci, segreti e peccati veniali e magari capitali.

Pecador: Flor de Cuba

Cresciuto per le strade di Little Havana, dopo un’adolescenza turbolenta e una veloce ascesa nel mondo della criminalità organizzata, Rafael Guerrera si ritrova a soli ventisette anni a gestire un impero, come il più giovane narcotrafficante di Miami.
Affascinante seduttore, insolente e prepotente, amante del lusso e del denaro, ma soprattutto un assassino a sangue freddo, Rafael ha sempre tenuto fede a un’unica promessa: mai fare del male a donne e bambini.
A causa di un processo imminente, è però costretto a trasgredire alla sua promessa e ordina ai suoi uomini di rapire Madalena De La Cruz, figlia di un boss rivale e unica testimone di un duplice omicidio commesso dal braccio destro del clan Guerrera, Santi Pacheco.
Pur di non far testimoniare la ragazza in tribunale e lasciarle distruggere il suo clan, Rafael decide di tenerla in ostaggio fino alla fine del processo.
Quando i suoi uomini gli portano una giovane donna, bella come un angelo, innocente e fragile, Rafael rimane sconvolto. E il suo impero comincia a crollare, ma non per quello che aveva temuto: soltanto a causa dell’amore per una donna, l’unica che non avrebbe mai dovuto amare e l’unica che non potrà mai avere.
***Nota: Per gli argomenti trattati, il linguaggio e per le esplicite scene di sesso e violenza, il romanzo è consigliato a un pubblico adulto e consapevole.***
“Pecador” è un crime romance che parla d’amore, di violenza, di peccato e sangue, con scene di adrenalina pura e passione sfrenata. Il romanzo è autoconclusivo, quindi può essere letto come volume unico. In seguito verranno pubblicati vari spin-off, prequel e sequel.
Ispirato a Romeo e Giulietta, è la storia d’amore fra due giovani che dovrebbero odiarsi, ma che il destino fa innamorare, per sconvolgere le loro vite.
Il punto di vista di Rafael è descritto da Connie Furnari.
Il punto di vista di Madalena è descritto da Aura Conte.
Serie PECADOR – per ordine temporale:
1) Jaguar – spin off prequel scritto da Connie Furnari.
2) Pecador: Flor de Cuba (libro 1): scritto da Aura Conte e Connie Furnari.
3) Damaged – spin off sequel scritto da Aura Conte.
4) Pecador: Amor y Muerte (libro 2): scritto da Aura Conte e Connie Furnari.
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### Sinossi
Cresciuto per le strade di Little Havana, dopo un’adolescenza turbolenta e una veloce ascesa nel mondo della criminalità organizzata, Rafael Guerrera si ritrova a soli ventisette anni a gestire un impero, come il più giovane narcotrafficante di Miami.
Affascinante seduttore, insolente e prepotente, amante del lusso e del denaro, ma soprattutto un assassino a sangue freddo, Rafael ha sempre tenuto fede a un’unica promessa: mai fare del male a donne e bambini.
A causa di un processo imminente, è però costretto a trasgredire alla sua promessa e ordina ai suoi uomini di rapire Madalena De La Cruz, figlia di un boss rivale e unica testimone di un duplice omicidio commesso dal braccio destro del clan Guerrera, Santi Pacheco.
Pur di non far testimoniare la ragazza in tribunale e lasciarle distruggere il suo clan, Rafael decide di tenerla in ostaggio fino alla fine del processo.
Quando i suoi uomini gli portano una giovane donna, bella come un angelo, innocente e fragile, Rafael rimane sconvolto. E il suo impero comincia a crollare, ma non per quello che aveva temuto: soltanto a causa dell’amore per una donna, l’unica che non avrebbe mai dovuto amare e l’unica che non potrà mai avere.
***Nota: Per gli argomenti trattati, il linguaggio e per le esplicite scene di sesso e violenza, il romanzo è consigliato a un pubblico adulto e consapevole.***
“Pecador” è un crime romance che parla d’amore, di violenza, di peccato e sangue, con scene di adrenalina pura e passione sfrenata. Il romanzo è autoconclusivo, quindi può essere letto come volume unico. In seguito verranno pubblicati vari spin-off, prequel e sequel.
Ispirato a Romeo e Giulietta, è la storia d’amore fra due giovani che dovrebbero odiarsi, ma che il destino fa innamorare, per sconvolgere le loro vite.
Il punto di vista di Rafael è descritto da Connie Furnari.
Il punto di vista di Madalena è descritto da Aura Conte.
Serie PECADOR – per ordine temporale:
1) Jaguar – spin off prequel scritto da Connie Furnari.
2) Pecador: Flor de Cuba (libro 1): scritto da Aura Conte e Connie Furnari.
3) Damaged – spin off sequel scritto da Aura Conte.
4) Pecador: Amor y Muerte (libro 2): scritto da Aura Conte e Connie Furnari.
### L’autore
Aura Conte è nata a Messina nel 1983 ed è laureata presso la facoltà di Scienze della Formazione. Scrive libri multi-genere sia in italiano che in inglese, spaziando dai romanzi storici a quelli fantasy. Non è sposata, non ha figli ma è dipendente da internet, social media e letture in lingua originale. Ha pubblicato il suo primo libro nel 2009 (“Purpureo Re-Birth”) e di recente, ha pubblicato in seconda edizione un suo romanzo storico “La sposa del capitano” con Libro/mania (progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton). Sito ufficiale: auraconte.com Connie Furnari è nata a Catania. Laureata in lettere, appassionata di cinema, pittura e film d’animazione, è un’autrice Rizzoli. Ha pubblicato con varie case editrici, in self publishing e ha vinto diversi premi letterari. È una scrittrice multi-genere, predilige scrivere il fantasy e il paranormal, ma si dedica anche al romance, al thriller, alla narrativa per bambini e ragazzi, e ad altri generi letterari. Tutte le sue opere sono facilmente reperibili on line, sia in digitale che in cartaceo. Vive tra centinaia di libri e dvd, ed è presente nei social network. Ama leggere, disegnare manga, e dipingere quadri.

La paziente

Genova, 1942.

Un colonnello dei carabinieri tormentato da

un rimorso divorante.

Un giovane psichiatra tedesco dagli occhi

azzurrissimi e profondi, che nasconde un indicibile

segreto.

Un tetro manicomio, nella pace delle colline

che si affacciano sul mare.

Una donna bellissima e molto amata, preda

di un demone oscuro che la induce a dipingere

sul muro con il suo stesso sangue.

Una serie di omicidi efferati.

L’ombra della guerra, che si allunga su tutti

come l’ala nera di una più grande follia.

E la TEC, appena diventata di moda: terapia

elettroconvulsivante. Elettroshock.

Occhi imploranti, occhi spietati, occhi spalancati

per il terrore.

C’è poco tempo per fermare la follia che

cresce…

Quello che avete tra le mani è un romanzo

dal ritmo serrato, che mozza il fiato, e un’indagine

appassionata e dolente sulle menzogne

dell’animo umano e sul coraggio necessario

a svelarle.

È un rigoroso romanzo storico e insieme un

libro più che mai contemporaneo per la forza

delle sue immagini, vivide come in un film

sul grande schermo. È un thriller che scava

nelle profondità dell’amore e della paura,

senza chiudere gli occhi davanti a nulla.

(source: Bol.com)

La paziente n. 9

Genova, 1942. Un colonnello dei carabinieri tormentato da un rimorso divorante. Un giovane psichiatra tedesco dagli occhi azzurrissimi e profondi, che nasconde un indicibile segreto. Un tetro manicomio, nella pace delle colline che si affacciano sul mare. Una donna bellissima e molto amata, preda di un demone oscuro che la induce a dipingere sul muro con il suo stesso sangue. Una serie di omicidi efferati. L’ombra della guerra, che si allunga su tutti come l’ala nera di una più grande follia. E la TEC, appena diventata di moda: terapia elettroconvulsivante. Elettroshock. Occhi imploranti, occhi spietati, occhi spalancati per il terrore. C’è poco tempo per fermare la follia che cresce. Quello che avete tra le mani è un romanzo dal ritmo serrato, che mozza il fiato, e un’indagine appassionata e dolente sulle menzogne dell’animo umano e sul coraggio necessario a svelarle. È un rigoroso romanzo storico e insieme un libro più che mai contemporaneo per la forza delle sue immagini, che scava nelle profondità dell’amore e della paura, senza chiudere gli occhi davanti a nulla.
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La paura

«La grande novità di questo romanzo, il cui titolo rappresentava già di per sé una sfida, era il fatto che nelle sue pagine si diceva: ho paura». Co­sì scriveva l’autore presentando, a vent’an­ni di distanza dalla sua uscita, una nuova e­di­zione dell’opera «infamante» che nel 1939, alla vigilia di un’altra guerra, era stata pu­dicamente ritirata dalle librerie. Eppure, se La paura è un libro unico, diver­so da tutti quelli pubblicati a caldo per denunciare la barbarie della prima guerra mondiale, non è solo a causa dell’in­solenza con cui dà voce a ciò che a detta di molti andrebbe taciuto: lo è anche, e soprat­tutto, per la forza vi­sio­naria della scrittura. Fin dalle prime pagine, infatti, si resta sbalorditi di fronte all’efficacia di Che­vallier, il quale (accompagnando il suo alter ego dal tragicomico «carnevale» dell’arruolamento all’impat­to con i campi di bat­taglia, dal lungo ricovero in ospedale al ri­torno al fronte, fino al lugubre silenzio che sembra avvolgere la terra intera dopo il «Cessate il fuoco!») sa coniugare con mano saldissima la verità impietosa della testi­monianza con la forza affabulatrice del ro­manzo. E riesce, condensandoli in una lin­gua di purezza estrema a farci percepire, quasi fisicamente, l’or­rore, lo sgomento e la di­spe­ra­zione; a farci vedere l’«esplo­sione di luce irreale» dei razzi, i cadaveri dilaniati, il «labirinto silenzioso e desolato delle trin­cee»; ad alternare l’asprez­za delle rifles­sioni del narratore alla vivacità autentica­mente plebea delle conversazioni; a met­tere in scena la vanità grottesca degli ufficiali, le vigliaccherie di alcuni e l’eroi­smo di molti; a farci condi­videre la cocciuta voglia di vivere e l’osses­siva paura di morire di tutti – e a svelare, in episodi narrati con caustica ironia, i mec­canismi perversi che regolano, nel corso di un conflitto, i rapporti tra chi comanda e chi può sol­tanto obbedire.