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Il tribunale del Duce

Novant’anni fa, il 1o febbraio 1927, s’insediava a Roma, nell’Aula IV del Palazzo di Giustizia, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, un organo composto da magistrati e giudici in camicia nera reclutati tra gli squadristi. Mussolini, dopo il discorso del 3 gennaio 1925 e l’introduzione delle ‘leggi fascistissime’ – che avevano soppresso la libertà di stampa, di associazione e il diritto allo sciopero –, mostrava il suo vero volto, quello di un dittatore disposto ormai a tutto. Per i nemici del regime, ma anche per i semplici cittadini che osavano criticarlo, non c’era più spazio per il dissenso. Anzi, non c’era più spazio per la libertà. Agli imputati, condotti di fronte alla corte e rinchiusi in un gabbione, non rimaneva che attendere il verdetto: d’altra parte, come potevano difendersi se l’istruttoria era segreta?
Fino al luglio 1943 la magistratura, sottoposta agli ordini del duce, processerà migliaia di oppositori politici (tra loro, Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Altiero Spinelli, Sandro Pertini, solo per citarne alcuni) e persone comuni, accusate di spionaggio, contrabbando valutario, mercato nero… Le condanne a morte, mediante fucilazione alla schiena, saranno un’ottantina.
Eppure, la storia del Tribunale speciale dello Stato è rimasta sostanzialmente sconosciuta. Poco studiata. Persino l’imponente biografia mussoliniana di Renzo De Felice, punto di riferimento irrinunciabile per chiunque si occupi del Ventennio, gli dedica meno di due pagine.
Il libro di Mimmo Franzinelli, basato su fonti d’archivio sinora inesplorate, riempie questo ‘vuoto’, e lo fa documentando attività e funzioni del Tribunale, svelando l’intreccio tra persecutori e perseguitati, raccontando i segreti, assai poco commendevoli, della magistratura di regime: gli scandali su cui fu imposto il silenzio, le ruberie dei giudici, la corruzione degli avvocati, le sentenze palesemente truccate, la terribile situazione in cui vennero a trovarsi le donne, vittime di una giustizia ferocemente maschilista (il solo essere figlia, sorella o moglie di un sovversivo comportava l’arresto, senza riscontri oggettivi di reato).
Ma Franzinelli dedica pagine efficaci, ricche di dettagli e informazioni, anche ad altri aspetti, non meno inquietanti, dell’intera vicenda, come il potenziamento del Tribunale speciale durante la seconda guerra mondiale e, soprattutto, il colpo di spugna che dopo il 1945 ‘perdonerà’ quasi tutti i responsabili. In nome della continuità dello Stato, si doveva archiviare (e dimenticare) un passato troppo scomodo.
(source: Bol.com)

Novant’anni fa, il 1o febbraio 1927, s’insediava a Roma, nell’Aula IV del Palazzo di Giustizia, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, un organo composto da magistrati e giudici in camicia nera reclutati tra gli squadristi. Mussolini, dopo il discorso del 3 gennaio 1925 e l’introduzione delle ‘leggi fascistissime’ – che avevano soppresso la libertà di stampa, di associazione e il diritto allo sciopero –, mostrava il suo vero volto, quello di un dittatore disposto ormai a tutto. Per i nemici del regime, ma anche per i semplici cittadini che osavano criticarlo, non c’era più spazio per il dissenso. Anzi, non c’era più spazio per la libertà. Agli imputati, condotti di fronte alla corte e rinchiusi in un gabbione, non rimaneva che attendere il verdetto: d’altra parte, come potevano difendersi se l’istruttoria era segreta?
Fino al luglio 1943 la magistratura, sottoposta agli ordini del duce, processerà migliaia di oppositori politici (tra loro, Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Altiero Spinelli, Sandro Pertini, solo per citarne alcuni) e persone comuni, accusate di spionaggio, contrabbando valutario, mercato nero… Le condanne a morte, mediante fucilazione alla schiena, saranno un’ottantina.
Eppure, la storia del Tribunale speciale dello Stato è rimasta sostanzialmente sconosciuta. Poco studiata. Persino l’imponente biografia mussoliniana di Renzo De Felice, punto di riferimento irrinunciabile per chiunque si occupi del Ventennio, gli dedica meno di due pagine.
Il libro di Mimmo Franzinelli, basato su fonti d’archivio sinora inesplorate, riempie questo ‘vuoto’, e lo fa documentando attività e funzioni del Tribunale, svelando l’intreccio tra persecutori e perseguitati, raccontando i segreti, assai poco commendevoli, della magistratura di regime: gli scandali su cui fu imposto il silenzio, le ruberie dei giudici, la corruzione degli avvocati, le sentenze palesemente truccate, la terribile situazione in cui vennero a trovarsi le donne, vittime di una giustizia ferocemente maschilista (il solo essere figlia, sorella o moglie di un sovversivo comportava l’arresto, senza riscontri oggettivi di reato).
Ma Franzinelli dedica pagine efficaci, ricche di dettagli e informazioni, anche ad altri aspetti, non meno inquietanti, dell’intera vicenda, come il potenziamento del Tribunale speciale durante la seconda guerra mondiale e, soprattutto, il colpo di spugna che dopo il 1945 ‘perdonerà’ quasi tutti i responsabili. In nome della continuità dello Stato, si doveva archiviare (e dimenticare) un passato troppo scomodo.
(source: Bol.com)

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Il tribunale degli eretici

Dall’autore di VaticanumUn successo indiscussoAnche la vita del professor Tomás Noronha, storico ed esperto di crittogrammi, è stata travolta dalla crisi che sta falcidiando l’Europa: dopo anni di onorato servizio alla Nuova Università di Lisbona, è stato licenziato per mancanza di fondi.Tomás sta ancora cercando di riprendersi dal brutto colpo, quando viene contattato da un suo compagno di liceo, Filipe Madureira, che gli chiede aiuto e gli rivela che qualcuno lo sta perseguitando perché è in possesso di alcuni documenti esplosivi. Filipe muore per strada tra le sue braccia, colpito da una pallottola, ma gli lascia un messaggio cifrato con le indicazioni per arrivare al luogo dove è nascosto un prezioso DVD… E così, tra enigmi, pericoli e colpi di scena, in compagnia della bellissima agente dell’Interpol Raquel de la Concha, il professor Noronha cercherà di risolvere il mistero che, dal Portogallo alla Grecia, dalla Spagna all’Italia, coinvolge le alte sfere responsabili del tracollo economico dell’Occidente, e anche un’oscura, pericolosissima setta, pronta a mietere nuove vittime…Torna il protagonista del bestseller VaticanumUn thriller mozzafiato tra Portogallo, Grecia, Spagna, Italia alla scoperta del segreto che sta sconvolgendo l’OccidenteUn autore tradotto in 19 lingue80.000 copie vendute in PortogalloHanno scritto di Dos Santos:«Meglio di Dan Brown.»Jornal do Brasil«José Rodrigues dos Santos mescola thriller, storia d’amore, spiritualità: una formula vincente che riesce ad attrarre ogni tipo di lettore.»El Mundo«Colpi di scena a ripetizione tengono inchiodato il lettore in un continuo susseguirsi di tradimenti e rivelazioni.»Corriere della SeraJosé Rodrigues dos Santos È nato in Mozambico nel 1964. I suoi romanzi hanno venduto più di un milione di copie in Portogallo e sono stati tradotti in 20 lingue. Tra questi ricordiamo: Codice 632, Il settimo sigillo e Vaticanum, pubblicato con successo nel 2012 da Newton Compton. Tra i volti più noti della TV nazionale portoghese, conduce il telegiornale della sera sul canale RTP. Giornalista, scrittore e reporter di guerra, ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti e insegna giornalismo alla Nuova Università di Lisbona.

Dall’autore di VaticanumUn successo indiscussoAnche la vita del professor Tomás Noronha, storico ed esperto di crittogrammi, è stata travolta dalla crisi che sta falcidiando l’Europa: dopo anni di onorato servizio alla Nuova Università di Lisbona, è stato licenziato per mancanza di fondi.Tomás sta ancora cercando di riprendersi dal brutto colpo, quando viene contattato da un suo compagno di liceo, Filipe Madureira, che gli chiede aiuto e gli rivela che qualcuno lo sta perseguitando perché è in possesso di alcuni documenti esplosivi. Filipe muore per strada tra le sue braccia, colpito da una pallottola, ma gli lascia un messaggio cifrato con le indicazioni per arrivare al luogo dove è nascosto un prezioso DVD… E così, tra enigmi, pericoli e colpi di scena, in compagnia della bellissima agente dell’Interpol Raquel de la Concha, il professor Noronha cercherà di risolvere il mistero che, dal Portogallo alla Grecia, dalla Spagna all’Italia, coinvolge le alte sfere responsabili del tracollo economico dell’Occidente, e anche un’oscura, pericolosissima setta, pronta a mietere nuove vittime…Torna il protagonista del bestseller VaticanumUn thriller mozzafiato tra Portogallo, Grecia, Spagna, Italia alla scoperta del segreto che sta sconvolgendo l’OccidenteUn autore tradotto in 19 lingue80.000 copie vendute in PortogalloHanno scritto di Dos Santos:«Meglio di Dan Brown.»Jornal do Brasil«José Rodrigues dos Santos mescola thriller, storia d’amore, spiritualità: una formula vincente che riesce ad attrarre ogni tipo di lettore.»El Mundo«Colpi di scena a ripetizione tengono inchiodato il lettore in un continuo susseguirsi di tradimenti e rivelazioni.»Corriere della SeraJosé Rodrigues dos Santos È nato in Mozambico nel 1964. I suoi romanzi hanno venduto più di un milione di copie in Portogallo e sono stati tradotti in 20 lingue. Tra questi ricordiamo: Codice 632, Il settimo sigillo e Vaticanum, pubblicato con successo nel 2012 da Newton Compton. Tra i volti più noti della TV nazionale portoghese, conduce il telegiornale della sera sul canale RTP. Giornalista, scrittore e reporter di guerra, ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti e insegna giornalismo alla Nuova Università di Lisbona.

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Trenta milioni bruceranno vivi

Sul nostro superinquinato pianeta, l’umanità vive ormai solo in pochi ma giganteschi agglomerati protetti da immense cupole di plexiglass. A Norcal (North California) trenta milioni di persone convivono così sotto uno stesso tetto, in condizioni che ad alcuni potranno anche piacere: il consumo di droga per esempio è vivamente incoraggiato, e così pure è approvata e lodata la promiscuità dei matrimoni multipli. I veri guai nascono comunque, come sempre, dagli scontenti e dai ribelli, dai contestatori, che nella fattispecie contestano le consolazioni della droga e del sesso, auspicando il ritorno agli antichi valori. Auspica oggi e auspica domani, questi benintenzionati non s’accorgono del pericolo: gli antichi valori sono infatti così antichi, stagionati, disseccati, che basta accostarci un fiammifero per…
Copertina di Karel Thole

Sul nostro superinquinato pianeta, l’umanità vive ormai solo in pochi ma giganteschi agglomerati protetti da immense cupole di plexiglass. A Norcal (North California) trenta milioni di persone convivono così sotto uno stesso tetto, in condizioni che ad alcuni potranno anche piacere: il consumo di droga per esempio è vivamente incoraggiato, e così pure è approvata e lodata la promiscuità dei matrimoni multipli. I veri guai nascono comunque, come sempre, dagli scontenti e dai ribelli, dai contestatori, che nella fattispecie contestano le consolazioni della droga e del sesso, auspicando il ritorno agli antichi valori. Auspica oggi e auspica domani, questi benintenzionati non s’accorgono del pericolo: gli antichi valori sono infatti così antichi, stagionati, disseccati, che basta accostarci un fiammifero per…
Copertina di Karel Thole

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Il treno era in orario-Il pane dei verdi anni

Il treno era in orario
Mentre attraversavano il buio sottopassaggio, udirono sopra di loro il fragore del treno che arrivava, e la voce sonora dell’altoparlante disse con dolcezza: «Tradotta militari in licenza, proveniente da Parigi per Przemysl, ferma a… ».
Poi, salite le scale fino al marciapiede, si fermarono davanti a uno scompartimento qualunque, da cui smontavano soldati in licenza con le facce allegre, stracarichi di pacchi giganteschi. Il marciapiede si vuotò in fretta, era la solita scena. Qua e là, davanti ai finestrini, stavano ragazze o donne o un padre tetro e taciturno… La voce sonora, intanto, diceva di affrettarsi. Il treno era in orario.
Il pane dei verdi anni
Il giorno in cui arrivò Hedwig era un lunedí, e quel lunedí mattina, prima che la mia affittacamere mi facesse scivolare sotto l’uscio la lettera del babbo, avrei preferito cacciar la testa sotto le coperte, come facevo spesso, un tempo, quando stavo ancora alla Casa dell’apprendista.
Ma dal corridoio la padrona mi gridò: «E’ arrivata posta per voi, da casa!». E quando mi fece passare la lettera sotto l’uscio, e io la vidi slittare, bianca, nell’ombra grigia che riempiva ancora la mia stanza, balzai dal letto, spaventato, perché invece del timbro tondo di un qualche ufficio postale riconobbi quello ovale della ferrovia.

Il treno era in orario
Mentre attraversavano il buio sottopassaggio, udirono sopra di loro il fragore del treno che arrivava, e la voce sonora dell’altoparlante disse con dolcezza: «Tradotta militari in licenza, proveniente da Parigi per Przemysl, ferma a… ».
Poi, salite le scale fino al marciapiede, si fermarono davanti a uno scompartimento qualunque, da cui smontavano soldati in licenza con le facce allegre, stracarichi di pacchi giganteschi. Il marciapiede si vuotò in fretta, era la solita scena. Qua e là, davanti ai finestrini, stavano ragazze o donne o un padre tetro e taciturno… La voce sonora, intanto, diceva di affrettarsi. Il treno era in orario.
Il pane dei verdi anni
Il giorno in cui arrivò Hedwig era un lunedí, e quel lunedí mattina, prima che la mia affittacamere mi facesse scivolare sotto l’uscio la lettera del babbo, avrei preferito cacciar la testa sotto le coperte, come facevo spesso, un tempo, quando stavo ancora alla Casa dell’apprendista.
Ma dal corridoio la padrona mi gridò: «E’ arrivata posta per voi, da casa!». E quando mi fece passare la lettera sotto l’uscio, e io la vidi slittare, bianca, nell’ombra grigia che riempiva ancora la mia stanza, balzai dal letto, spaventato, perché invece del timbro tondo di un qualche ufficio postale riconobbi quello ovale della ferrovia.

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Il treno di Deacons Kill

Deacons Kill, un villaggio di montagna nella parte settentrionale dello stato di New York, è bloccato da una tempesta di neve e sotto la guida dello sceriffo Mead si organizza per le condizioni di emergenza. Ma se come dice la radio l’intera zona è isolata, come fa un vecchio treno a comparire improvvisamente nella stazione abbandonata a sud del villaggio? Lo sceriffo Mead si rende conto abbastanza presto che nell’arrivo di questo treno c’è qualcosa che decisamente non va. Sennonchè è già quasi troppo tardi quando qualcuno scopre che specie di sinistra minaccia pesa sugli ignari abitanti di Deacons Kill.

Deacons Kill, un villaggio di montagna nella parte settentrionale dello stato di New York, è bloccato da una tempesta di neve e sotto la guida dello sceriffo Mead si organizza per le condizioni di emergenza. Ma se come dice la radio l’intera zona è isolata, come fa un vecchio treno a comparire improvvisamente nella stazione abbandonata a sud del villaggio? Lo sceriffo Mead si rende conto abbastanza presto che nell’arrivo di questo treno c’è qualcosa che decisamente non va. Sennonchè è già quasi troppo tardi quando qualcuno scopre che specie di sinistra minaccia pesa sugli ignari abitanti di Deacons Kill.

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Treno 8017

Torino, giugno 1946. Nell’Italia liberata si fanno gli ultimi conti, si consumano postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, uomo di mezz’età, partigiano. L’epurazione che ha risparmiato senza riserve i tanti suoi colleghi veramente compromessi, ha colpito lui, per pura stupidità burocratica, e lo ha ridotto a un lavoro umiliante e un destino da povero. Quando legge sul quotidiano che è morto accoltellato l’unico pronto a testimoniare per lui del gesto patriottico che lo scagionerebbe, sente arrivato l’ultimo tradimento di una vita sempre matrigna. Ma Adelmo conosceva bene quel ferroviere, conosce l’ambiente: certi particolari, un certo ritratto che emerge della vittima non collimano e lo spingono a curiosare. E trova tra le cose del morto un articolo con il nome di un altro ferroviere e una scritta: “ITALIA 3 MARZO 1944 LA MIA VENDETTA PER TE”. L’indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola: ad altre scritte, ad un mazzo di rose appassite, a una donna solitaria e fiera, all’odio alla paura e alla sciagura che solo la più grande sciagura della guerra può mimetizzare. Treno 8017 è un poliziesco ‘all’italiana’, potendosi ormai così chiamare quel genere in cui trame ‘gialle’ si radicano in caratterizzati ambienti delle mille patrie italiane, in personaggi accomunati da tratti umani familiari, e in quel particolare umore malinconico e amaro di chi apre l’uscio sugli interni delle case e delle vite. Il terzo del torinese Perissinotto.

Torino, giugno 1946. Nell’Italia liberata si fanno gli ultimi conti, si consumano postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, uomo di mezz’età, partigiano. L’epurazione che ha risparmiato senza riserve i tanti suoi colleghi veramente compromessi, ha colpito lui, per pura stupidità burocratica, e lo ha ridotto a un lavoro umiliante e un destino da povero. Quando legge sul quotidiano che è morto accoltellato l’unico pronto a testimoniare per lui del gesto patriottico che lo scagionerebbe, sente arrivato l’ultimo tradimento di una vita sempre matrigna. Ma Adelmo conosceva bene quel ferroviere, conosce l’ambiente: certi particolari, un certo ritratto che emerge della vittima non collimano e lo spingono a curiosare. E trova tra le cose del morto un articolo con il nome di un altro ferroviere e una scritta: “ITALIA 3 MARZO 1944 LA MIA VENDETTA PER TE”. L’indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola: ad altre scritte, ad un mazzo di rose appassite, a una donna solitaria e fiera, all’odio alla paura e alla sciagura che solo la più grande sciagura della guerra può mimetizzare. Treno 8017 è un poliziesco ‘all’italiana’, potendosi ormai così chiamare quel genere in cui trame ‘gialle’ si radicano in caratterizzati ambienti delle mille patrie italiane, in personaggi accomunati da tratti umani familiari, e in quel particolare umore malinconico e amaro di chi apre l’uscio sugli interni delle case e delle vite. Il terzo del torinese Perissinotto.

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I tredici scalini

Mix Cellini è un superstizioso del numero tredici. Abita in un palazzo fatiscente a Notting Hill, ed è ossessionato dall’appartamento al numero 10 di Rillington Place, dove il famoso John Christie ha commesso una serie di crimini efferati. Cellini subisce anche il fascino di una modella, sua vicina: una donna che mai gli concederebbe la sua attenzione. La padrona di casa di Miz è ugualmente schiva nei suoi confronti e passa il suo tempo nella biblioteca personale. Ma quando la realtà impone la propria esistenza nella vita dell’uomo, una violenza a lungo repressa esplode in tutta la sua forza.
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Mix Cellini è un superstizioso del numero tredici. Abita in un palazzo fatiscente a Notting Hill, ed è ossessionato dall’appartamento al numero 10 di Rillington Place, dove il famoso John Christie ha commesso una serie di crimini efferati. Cellini subisce anche il fascino di una modella, sua vicina: una donna che mai gli concederebbe la sua attenzione. La padrona di casa di Miz è ugualmente schiva nei suoi confronti e passa il suo tempo nella biblioteca personale. Ma quando la realtà impone la propria esistenza nella vita dell’uomo, una violenza a lungo repressa esplode in tutta la sua forza.
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Tre volte all’alba

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Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima, e l’ultima.
“Nell’ultimo romanzo che ho scritto, *Mr Gwyn*, si accenna, a un certo punto, a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akash Narayan, e intitolato *Tre volte all’alba*. Si tratta naturalmente di un libro immaginario, ma nelle immaginarie vicende là raccontate esso riveste un ruolo tutt’altro che secondario. Il fatto è che mentre scrivevo quelle pagine mi è venuta voglia di scrivere anche quel piccolo libro, un po’ per dare un lieve e lontano sequel a *Mr Gwyn* e un po’ per il piacere puro di inseguire una certa idea che avevo in testa. Così, finito *Mr Gwyn*, mi son messo a scrivere *Tre volte all’alba*, cosa che ho fatto con grande diletto. Adesso *Tre volte all’alba* è scritto e forse non è inutile chiarire che può essere letto da chiunque, anche da coloro che non hanno mai preso in mano *Mr Gwyn*, perché si tratta di una storia autonoma e compiuta. Ciò non toglie tuttavia che, nella sua prima parte, mantenga ciò che *Mr Gwyn* prometteva, cioè uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento.” Alessandro Baricco

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Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima, e l’ultima.
“Nell’ultimo romanzo che ho scritto, *Mr Gwyn*, si accenna, a un certo punto, a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akash Narayan, e intitolato *Tre volte all’alba*. Si tratta naturalmente di un libro immaginario, ma nelle immaginarie vicende là raccontate esso riveste un ruolo tutt’altro che secondario. Il fatto è che mentre scrivevo quelle pagine mi è venuta voglia di scrivere anche quel piccolo libro, un po’ per dare un lieve e lontano sequel a *Mr Gwyn* e un po’ per il piacere puro di inseguire una certa idea che avevo in testa. Così, finito *Mr Gwyn*, mi son messo a scrivere *Tre volte all’alba*, cosa che ho fatto con grande diletto. Adesso *Tre volte all’alba* è scritto e forse non è inutile chiarire che può essere letto da chiunque, anche da coloro che non hanno mai preso in mano *Mr Gwyn*, perché si tratta di una storia autonoma e compiuta. Ciò non toglie tuttavia che, nella sua prima parte, mantenga ciò che *Mr Gwyn* prometteva, cioè uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento.” Alessandro Baricco

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I tre usi del coltello. Saggi e lezioni sul cinema

“La commedia, la scena, la scenografia, la regia ben fatta, la buona interpretazione, devono essere vere. La semplice verità può nascere da una predisposizione naturale o da anni di duro studio, sono affari vostri e di nessun altro. Le lusinghe della fama, del denaro, della sicurezza sono cose meravigliose. A volte devono essere placate, a volte bisogna scenderci a compromessi – come in tutti i campi della vita. Che cosa è vero, che cosa è falso, che cosa è, in fin dei conti, importante? Non è segno di ignoranza non conoscere la risposta. Ma costituisce un gran merito affrontare queste domande.” (Dadid Mamet). Prefazione di Francesca Serafini.

“La commedia, la scena, la scenografia, la regia ben fatta, la buona interpretazione, devono essere vere. La semplice verità può nascere da una predisposizione naturale o da anni di duro studio, sono affari vostri e di nessun altro. Le lusinghe della fama, del denaro, della sicurezza sono cose meravigliose. A volte devono essere placate, a volte bisogna scenderci a compromessi – come in tutti i campi della vita. Che cosa è vero, che cosa è falso, che cosa è, in fin dei conti, importante? Non è segno di ignoranza non conoscere la risposta. Ma costituisce un gran merito affrontare queste domande.” (Dadid Mamet). Prefazione di Francesca Serafini.

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Tre uomini in barca-Tre uomini a zonzo. Ediz. integrale

All’interno della vastissima produzione narrativa, saggistica, teatrale di Jerome K. Jerome (circa sessanta opere), solo “Tre uomini in barca” (1889) e, in misura di poco minore, il suo “seguito”, “Tre uomini a zonzo” (1900), hanno goduto di una fama ininterrotta e universale. Osteggiato dalla critica “seria” del suo tempo, Jerome sopravvive e gode oggi di ottima salute anche nel nostro Paese (finora, la saga dei tre uomini è comparsa in Italia in almeno 25 traduzioni differenti). I “segreti” di Jerome sono tanti: la maestria e la varietà delle sue invenzioni umoristiche; il miracolo di un moralismo mai pedante, neppure quando ci pone dinanzi a uno specchio in cui riconosciamo istantaneamente le nostre follie quotidiane, il suo humour tanto proverbialmente “inglese” quanto ricco di una presa sanamente concreta ed epicurea sulla vita.

All’interno della vastissima produzione narrativa, saggistica, teatrale di Jerome K. Jerome (circa sessanta opere), solo “Tre uomini in barca” (1889) e, in misura di poco minore, il suo “seguito”, “Tre uomini a zonzo” (1900), hanno goduto di una fama ininterrotta e universale. Osteggiato dalla critica “seria” del suo tempo, Jerome sopravvive e gode oggi di ottima salute anche nel nostro Paese (finora, la saga dei tre uomini è comparsa in Italia in almeno 25 traduzioni differenti). I “segreti” di Jerome sono tanti: la maestria e la varietà delle sue invenzioni umoristiche; il miracolo di un moralismo mai pedante, neppure quando ci pone dinanzi a uno specchio in cui riconosciamo istantaneamente le nostre follie quotidiane, il suo humour tanto proverbialmente “inglese” quanto ricco di una presa sanamente concreta ed epicurea sulla vita.

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Tre uomini in barca (per tacer del cane)

Le mirabolanti avventure di tre amici e del loro fedelissimo cane che risalgono in barca il Tamigi alla ricerca di novità e di guai. Un fuoco di fila di gag spassosissime entrate a pieno titolo nel repertorio del più classico umorismo anglosassone, ma anche uno spaccato della società inglese di fine Ottocento, raccontata con travolgente autoironia.

Le mirabolanti avventure di tre amici e del loro fedelissimo cane che risalgono in barca il Tamigi alla ricerca di novità e di guai. Un fuoco di fila di gag spassosissime entrate a pieno titolo nel repertorio del più classico umorismo anglosassone, ma anche uno spaccato della società inglese di fine Ottocento, raccontata con travolgente autoironia.

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I tre tempi del destino

Tre mondi diversi che sono, in realtà, tre varianti della nostra Terra; tre dimensioni parallele la cui sorte è governata da una macchina che non si trova nel nostro spazio-tempo, ma in una zona extra-dimensionale dove la tecnologia avanzatissima permette agli artefici del destino di manovrare gli uomini e gli eventi storici come in un gigantesco gioco di marionette. Su uno dei temi preferiti da Fritz Leiber, la manipolazione della realtà ad opera di agenti a noi sconosciuti, un romanzo che fonde sapientemente scienza, suspense e mitologia nordica. Uno dei tre mondi, dominato da una spietata dittatura militare, sta per invadere quello più civile e progredito, e se ci riuscirà ne deriverà una catastrofe senza precedenti che trasformerà non solo uno dei tre mondi, ma tutta la trama del reale in un immenso deserto di morte.
Copertina di: Copertina: Alan Gutierrez

Tre mondi diversi che sono, in realtà, tre varianti della nostra Terra; tre dimensioni parallele la cui sorte è governata da una macchina che non si trova nel nostro spazio-tempo, ma in una zona extra-dimensionale dove la tecnologia avanzatissima permette agli artefici del destino di manovrare gli uomini e gli eventi storici come in un gigantesco gioco di marionette. Su uno dei temi preferiti da Fritz Leiber, la manipolazione della realtà ad opera di agenti a noi sconosciuti, un romanzo che fonde sapientemente scienza, suspense e mitologia nordica. Uno dei tre mondi, dominato da una spietata dittatura militare, sta per invadere quello più civile e progredito, e se ci riuscirà ne deriverà una catastrofe senza precedenti che trasformerà non solo uno dei tre mondi, ma tutta la trama del reale in un immenso deserto di morte.
Copertina di: Copertina: Alan Gutierrez

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Tre storie: La mia guerra. Erica e i suoi fratelli. La garibaldina

“Erica e i suoi fratelli”, iniziato da Vittorini tra il gennaio e il luglio 1936, fu abbandonato dallo scrittore allo scoppio della Guerra civile spagnola (“Quell’evento mi rese d’un tratto indifferente alla storia su cui avevo lavorato per sei mesi di fila”). Uscito solo in parte in rivista nel 1939, perduto durante la Seconda Guerra Mondiale e ritrovato nel 1953 dal figlio, finalmente fu pubblicato nel 1956 per Bompiani. Metà romanzo di denuncia sociale metà favola, forte di una prosa elegantissima, è un libro crudo di emozioni e pensieri sull’eterno tema della tensione tra mondo dei bambini e mondo degli adulti. Il volume contiene anche il racconto lungo “La garibaldina”, sorta di vagabondaggio siciliano uscito in rivista tra il 1949 e il 1950, e “La mia guerra” pubblicato nel 1931, in “Piccola Borghesia”.

“Erica e i suoi fratelli”, iniziato da Vittorini tra il gennaio e il luglio 1936, fu abbandonato dallo scrittore allo scoppio della Guerra civile spagnola (“Quell’evento mi rese d’un tratto indifferente alla storia su cui avevo lavorato per sei mesi di fila”). Uscito solo in parte in rivista nel 1939, perduto durante la Seconda Guerra Mondiale e ritrovato nel 1953 dal figlio, finalmente fu pubblicato nel 1956 per Bompiani. Metà romanzo di denuncia sociale metà favola, forte di una prosa elegantissima, è un libro crudo di emozioni e pensieri sull’eterno tema della tensione tra mondo dei bambini e mondo degli adulti. Il volume contiene anche il racconto lungo “La garibaldina”, sorta di vagabondaggio siciliano uscito in rivista tra il 1949 e il 1950, e “La mia guerra” pubblicato nel 1931, in “Piccola Borghesia”.

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Tre storie extra vaganti

Sono tre storie curiose, fuori dal comune, ma tutte rigorosamente vere.La prima storia è ambientata nel ‘300 e riguarda una famiglia fiorentinapotentissima dall’intensa attività finanaziaria. Andati a picco per insolvenzadella corona inglese cui avevano prestato somme ingentissime, ne combinano ditutti i colori: si danno a intrighi politici, al brigantaggio, agli omicidi,all’attività di falsari. La seconda storia riguarda una truffa clamorosa che,intorno alla metà del ‘600, ebbe come protagonisti alcuni nobili liguri.Nell’ultima storia Cipolla si sofferma su un’opera apparsa nella seconda metàdel ‘600 in Francia, “Le parfait négociant”, una sorta di Bibbia del commercioe delle frodi relativa ai vari paesi d’Europa.

Sono tre storie curiose, fuori dal comune, ma tutte rigorosamente vere.La prima storia è ambientata nel ‘300 e riguarda una famiglia fiorentinapotentissima dall’intensa attività finanaziaria. Andati a picco per insolvenzadella corona inglese cui avevano prestato somme ingentissime, ne combinano ditutti i colori: si danno a intrighi politici, al brigantaggio, agli omicidi,all’attività di falsari. La seconda storia riguarda una truffa clamorosa che,intorno alla metà del ‘600, ebbe come protagonisti alcuni nobili liguri.Nell’ultima storia Cipolla si sofferma su un’opera apparsa nella seconda metàdel ‘600 in Francia, “Le parfait négociant”, una sorta di Bibbia del commercioe delle frodi relativa ai vari paesi d’Europa.

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