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Il supplizio del legno di sandalo

Il supplizio del legno di sandalo by Mo Yan
Cina 1900: provincia dello Shandong. Sun Bing è un ribelle per caso, che si ritrova a guidare una rivolta di contadini a fianco dei Boxer, la società segreta cinese nemica delle potenze imperialistiche straniere. Ma Sun Bing non è solo un contadino in guerra contro un potere piú grande di lui, e da cui sarà atrocemente punito. È anche un artista, è un uomo che vive di canto e per il canto. Di fronte a lui, Zhao Jia, il vecchio boia grande esperto di torture, giunto all’ultimo lavoro della sua carriera. Come Sun Bing, con il canto, anche Zhao Jia possiede una tecnica antichissima. I due maestri si affrontano con la loro rispettiva arte cercando, nelle condizioni estreme, di portare a termine il capolavoro della propria vita e della propria morte.
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«Mo Yan è uno degli scrittori piú forti, creativi e travolgenti della nostra epoca».
**Claudio Magris**

Il superuovo

Dopo tanti decenni di umani che parlavano troppo e si sforzavano di sembrare sinceri è salito al governo un uovo. E non un uovo qualsiasi, ma il misterioso e perfetto Uovo. Silenzioso e serafico, racchiude nella sua rotondità un’intera cosmogonia. Mentre nel mondo si diffondono religioni ovofile e le galline assurgono al ruolo di nuove Madonne, l’Uovo parla per la prima volta: fine intellettuale, nella sua placida rotondità potrebbe celare un rancore non prevedibile nemmeno dai suoi fan più accaniti, gli ovisti. Numero di caratteri: 31.087.
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### Sinossi
Dopo tanti decenni di umani che parlavano troppo e si sforzavano di sembrare sinceri è salito al governo un uovo. E non un uovo qualsiasi, ma il misterioso e perfetto Uovo. Silenzioso e serafico, racchiude nella sua rotondità un’intera cosmogonia. Mentre nel mondo si diffondono religioni ovofile e le galline assurgono al ruolo di nuove Madonne, l’Uovo parla per la prima volta: fine intellettuale, nella sua placida rotondità potrebbe celare un rancore non prevedibile nemmeno dai suoi fan più accaniti, gli ovisti. Numero di caratteri: 31.087.

I superstiti di Ragnarok

Essi erano i Reietti. Le vittime innocenti della guerra scoppiata improvvisamente fra i Gern e i Terrestri. A bordo della “Constellation” erano diretti ad Athena, il pianeta da colonizzare, ma di colpo il loro futuro cambiò. Invece del fertile mondo pieno di promesse, ebbero Ragnarok, il pianeta infernale, abitato da animali ferocissimi e intelligenti, ben decisi a difendere il loro dominio dall’intrusione delle strane creature bipedi. Ma quei bipedi erano uomini, e gli uomini non si arrendono facilmente. Per sopravvivere su Ragnarok ci sarebbero volute armi in abbondanza, ed equipaggiamenti adatti, e scorte alimentari, e medici, e specialisti in ogni campo. Il loro medico era uno studente alle sue prime esperienze pratiche. Il loro equipaggiamento consisteva in ciò che avevano addosso. Le armi: pochi fucili e munizioni contate, per difendere migliaia di persone. Eppure, minacciati dalla selvaggia brutalità degli unicorni, tormentati dai sistematici attacchi dei predatori, decimati da una misteriosa febbre maligna, impacciati dalla forte gravità che rallentava i movimenti e rendeva doloroso il respirare, soffocati dal mostruoso caldo estivo e paralizzati dall’inconcepibile gelo dell’inverno, non cedettero. Non vollero cedere, perchè non volevano morire senza essersi presa la soddisfazione di vedere i Gern strisciare ai loro piedi implorando pietà, a loro, ai Reietti. Perchè erano Uomini.

I superstiti del Wyoming

Ai confini del Wyoming, dell’Idaho e del Montana, il Parco Nazionale di Yellowstone proteggeva fino a ieri orsi e coguari e altre specie minacciate di estinzione. Oggi protegge rari superstiti umani, dopo il fulmineo e mortale attacco alla Terra da parte di alieni mostruosi. Ma domani sarà di lì che i sopravvissuti partiranno al contrattacco. Un lungo romanzo tutto d’azione di cui Andre Norton ha scritto che ha il solo torto d’essere troppo breve.
Copertina di Karel Thole

Il superstite

**Quell’uomo aggredito e invaso dalla cancellazione della sua famiglia, ero io eppure non lo ero. Tutto sembrava vero e falso allo stesso tempo. Ma forse è così che si scrivono i libri.**
**Forse è così che accade la realtà.**
**«Un *A sangue freddo* italiano, un noir potentissimo».**
—**Antonio Manzini**
L’assassino è stato catturato, è colpevole di uno sterminio, ha ucciso due donne e due uomini: un padre, una madre, una figlia, un figlio. Il massacro è avvenuto in un piccolo paese italiano, quasi invisibile sulle carte, e l’analogia col caso della famiglia Clutter, scrupolosamente raccontato mezzo secolo fa da Truman Capote in *A sangue freddo*, salta all’occhio in tutta la sua straordinaria precisione. Alla carneficina è scampato un terzo figlio che, sposato da poco, vive nella casa accanto, ma si trasferirà poi in quella del massacro. Passa le giornate nei suoi capannoni, è allevatore di polli, come lo era suo padre. Il processo all’assassino, un nomade slavo, si svolge in Serbia e il Superstite chiede a un giornalista, che ha seguito la vicenda dall’inizio e ne ha scritto con una certa sensibilità e accuratezza, di accompagnarlo. Ed è come se due lembi di una ferita si accostassero per sanarsi a vicenda, per salvarsi. Non c’è alcun psicologismo in questo libro scritto con un passato prossimo romanzesco, il più potente presente per chi legge: siamo irrimediabilmente nelle zone del mito, della favola primaria, nera e archetipica. Da una parte c’è un mondo che potrebbe essere il Nord Italia, ma anche qualsiasi posto dove la violenza e la ferocia imperano – e dall’altra parte c’è un’innocenza che non può cedere.
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### Sinossi
**Quell’uomo aggredito e invaso dalla cancellazione della sua famiglia, ero io eppure non lo ero. Tutto sembrava vero e falso allo stesso tempo. Ma forse è così che si scrivono i libri.**
**Forse è così che accade la realtà.**
**«Un *A sangue freddo* italiano, un noir potentissimo».**
—**Antonio Manzini**
L’assassino è stato catturato, è colpevole di uno sterminio, ha ucciso due donne e due uomini: un padre, una madre, una figlia, un figlio. Il massacro è avvenuto in un piccolo paese italiano, quasi invisibile sulle carte, e l’analogia col caso della famiglia Clutter, scrupolosamente raccontato mezzo secolo fa da Truman Capote in *A sangue freddo*, salta all’occhio in tutta la sua straordinaria precisione. Alla carneficina è scampato un terzo figlio che, sposato da poco, vive nella casa accanto, ma si trasferirà poi in quella del massacro. Passa le giornate nei suoi capannoni, è allevatore di polli, come lo era suo padre. Il processo all’assassino, un nomade slavo, si svolge in Serbia e il Superstite chiede a un giornalista, che ha seguito la vicenda dall’inizio e ne ha scritto con una certa sensibilità e accuratezza, di accompagnarlo. Ed è come se due lembi di una ferita si accostassero per sanarsi a vicenda, per salvarsi. Non c’è alcun psicologismo in questo libro scritto con un passato prossimo romanzesco, il più potente presente per chi legge: siamo irrimediabilmente nelle zone del mito, della favola primaria, nera e archetipica. Da una parte c’è un mondo che potrebbe essere il Nord Italia, ma anche qualsiasi posto dove la violenza e la ferocia imperano – e dall’altra parte c’è un’innocenza che non può cedere.

Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie

Nel gennaio 2015 Nick Bostrom è stato cofirmatario, assieme tra gli altri a Stephen Hawking, di una celebre lettera aperta che metteva in guardia sui potenziali pericoli dell’Intelligenza Artificiale. Non ha firmato quell’appello per passatismo, né tantomeno per luddismo, bensì in virtù di un lineare ragionamento filosofico. L’Intelligenza Artificiale è una delle più grandi promesse dell’umanità; grazie ai suoi sviluppi, attuali e futuri, saremo probabilmente in grado di fare cose che oggi sarebbero impensabili, vivremo meglio, e magari più a lungo e più felici. E tuttavia c’è una nube minacciosa sopra il cielo dell’Intelligenza Artificiale, e con questo libro Nick Bostrom è stato il primo a vederla e ad analizzarla, lanciando un allarme che ha avuto un’eco vastissima in tutto il mondo. Siamo proprio certi che riusciremo a governare senza problemi una macchina “superintelligente” dopo che l’avremo costruita? Se lo scopo dell’attuale ricerca sull’Intelligenza Artificiale è quello di costruire delle macchine fornite di un’intelligenza generale paragonabile a quella umana, quanto tempo occorrerà a quelle macchine, una volta costruite, per superare e surclassare le nostre capacità intellettive? Poco, ci informa Bostrom, pochissimo. Una volta raggiunto un livello di intelligenza paragonabile al nostro, alle macchine basterà un piccolo passo per «decollare» esponenzialmente, dando origine a superintelligenze che per noi risulteranno rapidamente inarrivabili. A quel punto le nostre creature potrebbero scapparci di mano, non necessariamente per “malvagità”, ma anche solo come effetto collaterale della loro attività. Potrebbero arrivare a distruggerci o addirittura a distruggere il mondo intero. Per questo – sostiene Bostrom – dobbiamo preoccuparcene ora. Per non rinunciare ai benefici che l’Intelligenza Artificiale potrà apportare, è necessario che la ricerca tecnologica si ponga adesso le domande che questo libro pone con enorme chiarezza e chiaroveggenza.

Superhero

Non è facile per un giovane artista gay come Jordan Carson crescere a Jefferson, nel Wisconsin, dove il pensiero fisso di tutti, alle scuole medie e al liceo, sono le squadre sportive. Ma Jordan è stato fortunato. Ha incontrato Owen Nelson in seconda elementare, e da allora i due sono diventati migliori amici. Owen è un grosso ragazzone biondo di bell’aspetto ed è il campione di lotta libera della scuola. Nessuno infastidisce lui né chiunque gli sia vicino, e si oppone all’opinione popolare tenendo Jordan sotto la sua ala anche dopo che l’amico si dichiara gay a scuola. La loro amicizia sopravvive, ma il peggiore nemico di Jordan potrebbe essere lui stesso: non sembra riuscire a smettere di essere follemente innamorato di un caso disperato: il suo amico etero, Owen. Owen non vuole permettere che nulla gli tolga l’amicizia di Jordan, ma non avrebbe mai pensato che Jordan sarebbe scappato via per vivere una vita lontana da lui. Dovrà affrontare la natura della loro relazione se vuole riconquistarlo.

Superficie

‘Quando sono di buonumore, poi mi passa. Il preservativo si trova sempre nel cassetto del comodino opposto. Sono d’accordo con Baudelaire’.

Prendete un luogo comune, smontatelo, rovesciatelo, trovategli amici e parenti, coniugi e amanti, nemici e complici. Denunciateli. Poi accostatelo a una battuta, a un aforisma, a un nonsense: accendete la miccia e aspettate. Ad esplodere, sarà la vostra risata. È un gioco, sí, ma è una sarabanda dell’intelletto. Perché è vero: molti discorsi umani sono irresistibilmente comici, sembrano costruiti solo per iniziare e non andare mai a fondo. Sono grandiosi tentativi di semplificazione impastati in un chiacchiericcio che supera ogni pretesa di profondità per diventare, gioiosamente, superficie. E vanno inchiodati a se stessi, accostati ad altri o ad altro, perché nel flusso torrenziale si producano attriti, urti, ribaltamenti di senso. Proprio come avviene nelle reazioni chimiche, vanno messi accanto a un reagente che, consumandosi, li trasformi.

(source: Bol.com)

Super-H sull’America

Data: 7 luglio 1973, ore 13,10 (GMT). Luogo: in orbita polare. L’apparecchio XMSV-1 filava in orbita, altissimo sulle distese ghiacciate dell’Artico. Ma i due piloti non guardavano la superficie terrestre. Stavano osservando un oggetto lucente che rotolava lentamente nel cielo davanti a loro, a una quota leggermente più bassa. “Sembra il primo stadio di un razzo” disse il primo pilota, che si chiamava Walker, iniziando la manovra di avvicinamento… L’oggetto lucente non era però né il primo né il secondo stadio di un razzo. E il maggiore Jed Walker, dell’U.S. Air Force, non sarebbe vissuto abbastanza a lungo per sapere che cosa fosse in realtà.

Super Mario: l’icona Nintendo e i suoi mondi (Vivere in digitale)

Nome di cinque lettere, origini italiane, lavoro modesto: Mario, o meglio Super Mario, è il personaggio di una fortunata serie di videogiochi targati Nintendo che dalla sua nascita, nel 1981, non ha mai smesso di divertire e far parlare di sé.
Mario è un vero e proprio simbolo, della Nintendo – certo – che molto gli deve, ma soprattutto della generazione dei trentenni (e non solo loro) di oggi. Chi non ha mai visto o giocato con Mario in una delle sue molteplici avventure? Magari quando era ancora un semplice sprite pixellato dall’enorme naso e dalla tuta rossa che saltellava brandendo un martello per liberare la sua amata dalle grinfie di un temibile scimmione. Oppure in una delle sue avventure 3D, ricche di movimento ed effetti speciali, dove Mario è accompagnato da fantastici compagni nelle esplorazioni di sconfinati mondi.
Questo ebook racconta i primi 25 anni di Mario, dalla sua prima comparsa contro Donkey Kong alla consacrazione in Mario Bros., dal momento in cui diventa Super all’annuncio di Nintendo Wii nel 2005, quando ormai Mario era un’icona indiscussa e conosciuta in tutto il mondo.
Che piaccia o meno Mario ha segnato un epoca e non è mai scaduto nel banale, rinnovandosi costantemente per adattarsi ai tempi. Nelle sue trasformazioni è possibile leggere l’evolversi del mondo dei videogiochi e della sensibilità dei videogiocatori, i ragazzi di ieri, gli adulti di oggi.
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### Sinossi
Nome di cinque lettere, origini italiane, lavoro modesto: Mario, o meglio Super Mario, è il personaggio di una fortunata serie di videogiochi targati Nintendo che dalla sua nascita, nel 1981, non ha mai smesso di divertire e far parlare di sé.
Mario è un vero e proprio simbolo, della Nintendo – certo – che molto gli deve, ma soprattutto della generazione dei trentenni (e non solo loro) di oggi. Chi non ha mai visto o giocato con Mario in una delle sue molteplici avventure? Magari quando era ancora un semplice sprite pixellato dall’enorme naso e dalla tuta rossa che saltellava brandendo un martello per liberare la sua amata dalle grinfie di un temibile scimmione. Oppure in una delle sue avventure 3D, ricche di movimento ed effetti speciali, dove Mario è accompagnato da fantastici compagni nelle esplorazioni di sconfinati mondi.
Questo ebook racconta i primi 25 anni di Mario, dalla sua prima comparsa contro Donkey Kong alla consacrazione in Mario Bros., dal momento in cui diventa Super all’annuncio di Nintendo Wii nel 2005, quando ormai Mario era un’icona indiscussa e conosciuta in tutto il mondo.
Che piaccia o meno Mario ha segnato un epoca e non è mai scaduto nel banale, rinnovandosi costantemente per adattarsi ai tempi. Nelle sue trasformazioni è possibile leggere l’evolversi del mondo dei videogiochi e della sensibilità dei videogiocatori, i ragazzi di ieri, gli adulti di oggi.

Il suo ultimo respiro

Il sole sta tramontando su Painters Mill, e dalle nubi che gravano sul cielo cadono le prime gocce di pioggia. Un padre amish sta tornando a casa con i suoi tre figli, a bordo di un calesse. La strada è deserta, si può sentire solo il frusciare del vento tra i rami e il rumore degli zoccoli del cavallo sull’asfalto. Poi, all’improvviso, il rombo violento di un motore. Un’auto che sembra sbucata dal nulla sfreccia a tutta velocità verso di loro. Infine il silenzio cala il suo pietoso sudario. Quando il commissario Kate Burkholder giunge sul luogo per i primi accertamenti, appare subito chiaro che non si tratta di un incidente stradale come altri, l’impatto non è stato colposo. Alla guida dell’auto non c’era un pirata della strada ubriaco, ma un killer a sangue freddo, e forse va stanato proprio tra gli abitanti di Painters Mill. Ma chi ha voluto uccidere un diacono amish e due dei suoi figli? E per quale motivo? A piangerli sono rimasti una vedova e un ragazzo che si aggrappa alla vita nel reparto di terapia intensiva di un ospedale, incapace di comunicare. È l’unico testimone di quanto accaduto quella maledetta sera. L’unico che potrebbe indicare una direzione per le indagini. Kate Burkholder barcolla nel buio, e per trovare risposta alle sue domande dovrà intraprendere un viaggio agghiacciante nei più oscuri meandri del cuore umano, che metterà in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto.
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Sunset Limited

Un sindacalista viene trovato crocifisso alla parete di un granaio. Dopo trent’anni questo efferato delitto è stato ormai rimosso dalla memoria e i responsabili sono ancora in circolazione. A far luce su questo mistero viene chiamato Dave Robicheaux che, come al solito, lo farà a modo suo. Veterano del Vietnam con un tragico passato di alcolista ed ex poliziotto della squadra omicidi di New Orleans, Robicheaux cerca sempre di far valere il proprio senso etico e ciò che rimane della propria umanità, unico modo per sopravvivere in una terra perversa dimenticata dai trionfalismi del sogno americano. Con questo romanzo James Lee Burke riprende il fortunato ciclo del detective cajun Dave Robicheaux.
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I sunniti. La tradizione religiosa maggioritaria dell’Islam (2010)

Il sunnismo è una delle due grandi famiglie in cui si divide l’Islam. Comprende il 90% dei musulmani e rappresenta, in un certo senso, l'”ortodossia” rispetto alla corrente minoritaria sciita, sorta dalle lotte civili per la successione dopo la morte del Profeta. Dopo aver delineato il quadro della formazione storica del sunnismo e il ruolo svolto dalle varie dinastie, il volume entra nel merito degli aspetti dottrinali e giuridici così come sono stati elaborati dalle diverse scuole, e chiarisce i punti di convergenza e divergenza tra sunniti e sciiti. Un’attenzione particolare è rivolta alle correnti che agitano il mondo sunnita contemporaneo, da quelle riformiste e moderate a quelle conservatrici e radicali.

Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

In ogni storia d’amore c’è qualcosa che avvicina i protagonisti all’eternità, ai misteri del divino, all’essenza della vita: in un sorriso, in una carezza, in uno sguardo o in una frase magari lasciata a metà, gli amanti sanno sempre cogliere i segnali che il cuore invia loro per dirigerne il cammino lungo il sentiero della perfezione. Ma che accade quando, nell’adolescenza, un grande amore viene sacrificato alla timidezza, allorché le parole si rifiutano di salire alle labbra e il futuro si perde nei colori autunnali di una quercia che domina una piazza? Cosa si prova quando, dopo undici anni, si ritrova l’innamorato e si scopre che sta percorrendo la via della santità ed è in grado di compiere miracoli? Quali sono i pensieri (e le speranze) che rimbombano nella mente e che fanno sussultare il corpo con singhiozzi o risa? Per Pilar, il sogno di un’esistenza al fianco dell’amato sembra dissolversi nelle gelide acque del fiume Piedra, ma talvolta anche i gorghi, le cascate e i ciottoli di un torrente – insieme a un rumore di passi alle spalle – possono reinventare il destino e far comprendere che “amare significa comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio”.
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Sulla Ricchezza

«Ci sono persone che possono spendere 10 o 20 mila euro al giorno quando sono in vacanza, ma a questi turisti non bastano cascine e masserie, prati e scogliere»: servono alberghi di lusso sul mare, servono strade, aeroporti, infrastrutture, servizi impeccabili, porti.
Apriti cielo. Le parole di **Flavio Briatore**rivolte a un gruppo di imprenditori e amministratori locali sono risuonate come se avesse bestemmiato in chiesa. Eccola l’Italia che arranca e che sprofonda con tutti i suoi tesori artistici e paesaggistici, l’Italia che non riesce a sfruttare e valorizzare le innumerevoli risorse che la natura e la storia le hanno donato. Perché serve a poco vantarsi di avere il maggior numero di siti Unesco rispetto a qualunque altro Paese, se poi da quell’immane patrimonio ricavi la metà della Francia. Perché gli stranieri che vengono a trovarci passano sempre meno tempo da noi, e lasciano sempre meno soldi. Però guai a parlare di lusso, che non fa pugni con le vacanze di massa ma ci potrebbe andare a braccetto. Guai a parlare di grandi manifestazioni, bloccate per impedire gli affari dei cosiddetti palazzinari. Guai a parlare di grandi opere, che dovrebbe essere un simbolo per collegare, unire, accorciare le distanze, invece diventano l’emblema del «non siamo in grado di realizzarlo». Eccola l’Italia che si arrende ancora prima di combattere, che rimane ferma ai box e che non prova neppure a scendere in pista. Il Paese nel quale la ricchezza e il benessere non sono obiettivo collettivo da raggiungere, un premio del lavoro, ma una colpa da nascondere. L’invidia sociale come malattia mortale dell’italiano, come diceva Indro Montanelli. Ma alla fine i conti non tornano, per tutti, se nel turismo l’Italia non ha che un terzo degli occupati diretti della Germania. E se il nostro Mezzogiorno, con i suoi innumerevoli patrimoni dell’umanità, più di tutto il Regno Unito messo insieme, incassa la miseria di 3 miliardi di dollari contro i 45 dell’Inghilterra. Il turismo, ovviamente, non è che un aspetto di questa analisi, ma pure una perfetta cartina di tornasole Se non è il benessere, l’occupazione, la crescita e, sì, la ricchezza ciò che questo Paese vuole per se stesso, allora «siamo perfetti così», dice Briatore. In caso contrario, bisogna cambiare. E in fretta, perché mentre noi polemizziamo immobili con le nostre deprimenti diatribe sui decimali di PIL, gli altri corrono.
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### Sinossi
«Ci sono persone che possono spendere 10 o 20 mila euro al giorno quando sono in vacanza, ma a questi turisti non bastano cascine e masserie, prati e scogliere»: servono alberghi di lusso sul mare, servono strade, aeroporti, infrastrutture, servizi impeccabili, porti.
Apriti cielo. Le parole di **Flavio Briatore**rivolte a un gruppo di imprenditori e amministratori locali sono risuonate come se avesse bestemmiato in chiesa. Eccola l’Italia che arranca e che sprofonda con tutti i suoi tesori artistici e paesaggistici, l’Italia che non riesce a sfruttare e valorizzare le innumerevoli risorse che la natura e la storia le hanno donato. Perché serve a poco vantarsi di avere il maggior numero di siti Unesco rispetto a qualunque altro Paese, se poi da quell’immane patrimonio ricavi la metà della Francia. Perché gli stranieri che vengono a trovarci passano sempre meno tempo da noi, e lasciano sempre meno soldi. Però guai a parlare di lusso, che non fa pugni con le vacanze di massa ma ci potrebbe andare a braccetto. Guai a parlare di grandi manifestazioni, bloccate per impedire gli affari dei cosiddetti palazzinari. Guai a parlare di grandi opere, che dovrebbe essere un simbolo per collegare, unire, accorciare le distanze, invece diventano l’emblema del «non siamo in grado di realizzarlo». Eccola l’Italia che si arrende ancora prima di combattere, che rimane ferma ai box e che non prova neppure a scendere in pista. Il Paese nel quale la ricchezza e il benessere non sono obiettivo collettivo da raggiungere, un premio del lavoro, ma una colpa da nascondere. L’invidia sociale come malattia mortale dell’italiano, come diceva Indro Montanelli. Ma alla fine i conti non tornano, per tutti, se nel turismo l’Italia non ha che un terzo degli occupati diretti della Germania. E se il nostro Mezzogiorno, con i suoi innumerevoli patrimoni dell’umanità, più di tutto il Regno Unito messo insieme, incassa la miseria di 3 miliardi di dollari contro i 45 dell’Inghilterra. Il turismo, ovviamente, non è che un aspetto di questa analisi, ma pure una perfetta cartina di tornasole Se non è il benessere, l’occupazione, la crescita e, sì, la ricchezza ciò che questo Paese vuole per se stesso, allora «siamo perfetti così», dice Briatore. In caso contrario, bisogna cambiare. E in fretta, perché mentre noi polemizziamo immobili con le nostre deprimenti diatribe sui decimali di PIL, gli altri corrono.
### Dalla seconda/terza di copertina
Flavio Briatore è nato a Verzuolo (Cuneo) il 12 aprile 1950, da genitori entrambi maestri di scuola elementare. Imprenditore, ex team manager di Formula 1 – con la Benetton ha conquistato il Mondiale piloti nel 1994 e nel 1995 (Michael Schumacher), con la Renault nel 2005 e 2006 (Fernando Alonso), più i mondiali costruttori del 1995, 2005 e 2006. Ha fondato il marchio Billionaire e ha molteplici a

Sulla paura: Fragilità, aggressività, potere

“Ho scritto questo libro perché mi sentivo come un granello di sabbia in balia del vento. Alla mia età, avevo paura di non resistere. Ma prima di cedere volevo capire perché spesso nella mia vita avevo avuto paura. E volevo capire le ragioni non solo della mia paura, ma anche della paura degli altri. E desideravo infine comprendere perché così spesso la paura mi rendeva aggressivo e perché l’aggressività mia e la prepotenza degli altri erano strettamente intrecciate. Mi domandavo, in sostanza, qual era il rapporto fra la paura, l’aggressività e la violenza scatenata dai miei simili nel corso dei millenni”.
Un libro scritto da Danilo Zolo per capire dove e quando nasce la paura, se la lotta per l’esistenza comporta sempre e comunque scontro e conflittualità, qual è il posto occupato dalla politica nella gestione della paura e dell’insicurezza degli uomini, e infine il ruolo della paura nel mondo globalizzato, con le sue guerre e la diffusione in ogni angolo della terra di una crescente precarietà e della sopraffazione dei ricchi e potenti sui poveri e deboli. Ma lo sguardo di Zolo non è di rassegnazione, di resa, bensì di “pessimismo attivo”: ci insegna che fino all’ultimo non bisogna rinunciare a lottare contro l’universo sconfinato della follia umana.