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Paralipomeni della Batracomiomachia

Poemetto satirico zooepico di otto canti in ottave, presentato come continuazione del poema pseudo-omerico Batracomiomachia (“Guerra dei topi e delle rane”), che Leopardi tradusse in tre redazioni diverse (1815, 1821-22, 1826). Iniziato intorno al 1831, il poeta vi lavorò fino alla morte; fu pubblicato postumo nel 1842. Sotto le vesti degli animali si nascondono i contendenti dei moti risorgimentali: i topi sono i liberali, le rane i reazionari, i granchi gli austriaci. L’opera fu definita da Gioberti “un libro terribile” che, mentre condanna gli oppressori, smaschera con amara ironia le ingenuità e le ipocrisie dei patrioti (in particolare degli spiritualisti cattolici), in una generale prospettiva anticonsolatoria.
Testo di riferimento: *Tutte le opere* di G. Leopardi, a cura di F. Flora, I, Milano, Mondadori, 1958.

Paragon hotel

La mole del Paragon Hotel si staglia contro il livido cielo autunnale di Asbury Park, cittadina fantasma sulla costa del New Jersey. Inaccessibile ormai da decenni, l’edificio fu fatto costruire da Morgan Carlisle, eccentrico milionario che lo aveva dotato di ogni genere di comfort per viziare i suoi illustri ospiti. Un piccolo gruppo di archeologi urbani, appassionati di vecchi edifici, sta per intrufolarsi al suo interno per esplorarlo prima che venga demolito. Ma man mano che si addentrano lungo i corridoi illuminati solo dalle loro torce, la sensazione di non essere soli si fa sempre più soffocante e li getta nell’inquietudine. Fatti inspiegabili iniziano a susseguirsi e la minaccia di qualcosa di orribile segue da vicino ogni loro passo. Finché non sarà chiaro che la loro salvezza è un flebile barlume in quella notte nera come la pece.

Il paradosso del passato

Il viaggio nel tempo porta un mucchio di turisti dei prossimi secoli a visitare i più prestigiosi avvenimenti del passato: una folla plaudente finisce per accogliere Colombo che scopre l’America, e col passar degli anni la gente che si raduna sul Golgota continua a crescere.
Ma viaggio nel tempo, per i corrieri del Servizio Temporale, vuol dire soprattutto problemi. Nel loro andare avanti e indietro per i secoli, essi devono fare attenzione a non creare paradossi: ad esempio, incontarsi con se stessi mentre si guarda il Sacco di Roma, o andare a nanna con qualcuna delle proprie antenate.
Naturalmente, una simile professione può permettere di ammassare ricchezze grazie all’impiego oculato della conoscienza del futuro. Perciò le punizioni sono severissime, la Polizia Temporale è implacabile nell’inseguire i trasgressori.
Ma taluni dei corrieri pensano che valga la pena di correre il rischio. E Jud Elliot comincia a voler correre il rischio quando incontra un certo paradosso transtemporale chiamato Pulcheria. La tentazione è irresistibile, i suoi effetti si allargano a macchia d’olio lungo le generazioni successive, e la Polizia Temporale viene presto messa sulle tracce del nostro eroe.

Paradosso cosmico

“Fantascienza per grande schermo, fantascienza barocca, fantascienza pura. Così Brian Aldiss ha definito questo romanzo, pubblicato negli USA nel 1953 e rimasto a lungo sconosciuto in Europa. È una riscoperta coloratissima, ricchissima, traboccante: imperatori americani, mutanti, torturatori, schiavi, la Società dei Ladri, la Mente Microfilmica, l’invasione neanderthaliana, i duelli, i balli, le maschere, le spie, i semidei, le fughe, le esecuzioni, le ciurme paranoiche delle stazioni solari, i salti temporali e spaziali, tutto si avvolge spettacolarmente attorno a un enigma centrale, e precipita verso la soluzione in una vertiginosa sequenza dove la perfetta serietà non esclude il perfetto divertimento.” Carlo Fruttero & Franco Lucentini
Copertina di Franco Brambilla

Il Paradiso Perduto

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Il presente volume esce in concomitanza con due importanti circostanze: la commemorazione del quarto centenario della nascita di John Milton (9 dicembre 1608) e la pubblicazione degli Atti del convegno internazionale che si è svolto a Matera nel novembre del 2006 su: Il Paradise Lost di John Milton e il tema della caduta nella tradizione italiana: da Giambattista Andreini a Serafino della Salandra. Esso presenta la traduzione del grande poema inglese (l’ultima aveva visto la luce nel 1984 ad opera di Roberto Sanesi) a cura di Flavio Giacomantonio; una traduzione in prosa ritmica, rigorosamente rispettosa del testo originale e corredata di un vastissimo apparato di note critiche e commmenti che agevolano la comprensione del testo, soprattutto per quanto concerne i riferimenti biblici e la tradizione dell’epica classica. L’apparato critico di commento costituisce un supporto indispensabile alla comprensione del testo e alla ricostruzione dei contesti sotto i profili storico, politico, religioso, mitico, geografico e letterario. L’autore ha adottato moduli espositivi e narrativi accessibili al comune lettore, evitando arditezze stilistiche e concettuali. La traduzione, con testo a fronte, è inoltre assolutamente fedele al testo originale e consente un agevole e immediato riscontro con la versione inglese, poiché è quasi sempre perfetta la corrispondenza del verso miltoniano con la relativa traduzione italiana.
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Paradisi artificiali

Del vino e dell’hashish · Il poema dell’hashish · Un mangiatore d’oppio Introduzione di Massimo Colesanti Edizione integrale Il consumo di sostanze stupefacenti ha un peso centrale nell’esperienza poetica ed esistenziale di Baudelaire. Quando scrive le sue pagine sull’hashish – di cui condanna l’abuso – egli non ha mai intenti moralistici, ma essenzialmente estetici. Quello che a lui interessa è il potenziamento della creatività poetica attraverso l’ebrezza artificiale; quello che lui odia e teme è il risveglio, è la desolazione, è l’inferno della degradazione. Si disegna qui il dramma personale di Baudelaire, la sua consapevolezza di essere e di sentirsi lacerato fra i due opposti richiami di Dio e Satana, fra l’aspirazione a salire verso l’alto, l’infinito, e il gusto del peccato, il piacere di scendere in basso. Charles Baudelairenato a Parigi nel 1821, a soli diciannove anni abbandonò la famiglia e iniziò una vita sregolata e bohémienne, segnata anche da difficoltà economiche e dall’uso dell’alcol e delle droghe. Partecipò alla rivoluzione del ’48, ma presto si allontanò dagli ideali socialisti. Tra il 1864 e il 1866 visse in Belgio. Morì a Parigi nel 1867. La Newton Compton ha pubblicato I Fiori del Male e tutte le poesie, Paradisi artificiali e la raccolta Tutte le poesie e i capolavori in prosa.
(source: Bol.com)

Pappagalli verdi

Pappagalli verdi: Cronache di un chirurgo di guerra by Gino Strada
Gino Strada arriva quando tutti scappano, e mette in piedi ospedali di fortuna, spesso senza l’attrezzatura e le medicine necessarie, quando la guerra esplode nella sua lucida follia. Guerre che per lo più hanno un lungo strascico di sangue dopo la fine ufficiale dei conflitti: quando pastori, bambini e donne vengono dilaniati dalle tante mine antiuomo disseminate per le rotte della transumanza, o quando raccolgono strani oggetti lanciati dagli elicotteri sui loro villaggi. I vecchi afgani li chiamano pappagalli verdi. Questo libro ci consegna le immagini più vivide, i ricordi più strazianti, le amarezze continue dell’esperienza di medico sugli scenari di guerra del nostro tempo.

Il papiro insanguinato

La campagna archeologica in Egitto del 1907 nasce sotto una cattiva stella per Amelia Peabody. A causa dell’orgoglio, dell’irascibilità e della totale mancanza di diplomazia del marito Radcliffe, la famiglia è confinata in una zona della Valle dei Re povera di reperti e di tombe da scavare. Tuttavia Amelia non si da per vinta, anche perché il deserto custodisce non soltanto manufatti antichi, ma anche segreti inviolati da millenni… Quando Ramses, il giovane e brillante figlio di Amelia, compra un antico papiro, consunto dai secoli, nessuno può immaginare che quel bizzarro reperto contenga una parte del Libro dei Morti, una raccolta di formule magiche e preghiere arcane che, secondo la leggenda, hanno il potere di resuscitare i morti e guidare le anime nell’oltretomba. E, soprattutto, è una straordinaria fonte di informazioni archeologiche, che possono aprire le porte di nuove scoperte al gruppo guidato da Amelia e da Radcliffe. Ma un reperto così importante non può che attirare l’attenzione di predatori, collezionisti senza scrupoli e, in particolare, del geniale Maestro del Crimine, l’uomo che più volte ha sfidato l’acume e il coraggio di Amelia. Ed ecco perché una campagna nata sotto una cattiva stella rischia di diventare l’ultima spedizione della famiglia Emerson.

Le papesse

Nelle gerarchie ecclesiastiche non esiste la carica di “papessa”, un termine che fu coniato per definire il leggendario personaggio di Giovanna, presumibilmente salita al soglio di Pietro nell’853 e morta due anni dopo. Ma sono moltissime le donne che – in qualità di amanti, consorti, figlie e nipoti – ebbero un ruolo fondamentale nella storia della Chiesa: da Giulia Farnese, favorita di papa Borgia e “uxor Christi”, alla concubine scacciate dalla corte pontificia dopo l’elezione del loro compagno, come accadde a Vannozza Cattanei e Silvia Ruffini, non ammesse nel palazzo apostolico di Alessandro VI e Paolo III. Nei duemila anni di vita del Vaticano, però, questo ruolo è stato incarnato anche da uomini – un favorito, un compagno -, nonché da un fratello o da altri consanguinei, come testimonia emblematicamente il Palazzo Piccolomini di Siena, soprannominato il “Palazzo delle Papesse”, perché fatto costruire da Pio II per le sorelle Laudomia e Costanza, e divenuto un simbolo evidente del nepotismo. Claudio Rendina ci offre così, in questo nuovo saggio, un’affascinante e completa controstoria della Chiesa attraverso queste figure, spesso sconosciute ai più, ma determinanti nell’evoluzione secolare dello Stato del Vaticano.
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Il papa definitivo

Su Vatican-17, il pianeta alle frontiere della Galassia chiamato appropriatamente “la fine di tutto”, una società di robot e umani ha lavorato per mille anni per perfezionare una religione intesa ad abbracciare tutte le fedi esistenti. Non è certo una novità in una Galassia affollata di religioni. Ma un progetto è tenuto nascosto alle orde di pellegrini che vengono accolti a Vatican-17: sensitivi umani addestrati a mandare le loro menti nello spazio e nel tempo vanno raccogliendo tutte le informazioni esistenti nel cosmo. E questi dati vengono poi immessi in un computer di infinita saggezza, conoscenza, infallibilità: il Papa definitivo. Ma ora il progetto è minacciato da una giovane giornalista sulle tracce di una storia sensazionale e, cosa ancora più sconcertante, da uno dei sensitivi che proclama di aver incontrato nelle sue fluttuazioni in dimensioni insospettate il Paradiso stesso!

Le pantere di Algeri

Siamo nel Seicento: il castello della bella contessa Ida di Santafiora viene assaltato dai pirati saraceni provenienti da Alaeri e che per la loro ferocia vengono chiamati “pantere di Algeri”. Aiutati da Zuleik Ben-Abad, un moro che la contessa tiene prigioniero e di cui è innamorata perdutamente, i pirati riescono a fare breccia e rapiscono la giovane contessa nonostante l’arrivo del barone suo promesso sposo. Aiutato da Testa di Ferro, il suo fedele servo, il barone va ad Algeri per vendicarsi di Zuleik e salvare la contessa. Per farlo dovrà affrontare mille avventure pericolose e combattere con i saraceni, spietati nei confronti degli infedeli. Età di lettura: da 10 anni.

Una pantera in cantina

Gerusalemme 1947: mentre gli eventi storici incalzano, un ragazzino ebreo di dodici anni vive un momento estremamente significativo della sua vita. Ora che è adulto lo racconta. Dopo l’Olocausto, quando si rafforza il movimento clandestino per la nascita dello stato di Israele, anche lui ha fondato con un paio di coetanei una società segreta con l’obiettivo di combattere gli inglesi, che ancora occupano la Palestina, rivendicando il diritto a una propria patria dopo tanta sofferenza. Lui è soprannominato Profi, abbreviazione di professore, perché è molto intelligente, ha una cultura enciclopedica, ama studiare le parole e leggere. Di carattere è comunque socievole e vivace, ama pensarsi coraggioso come una pantera e i suoi amici sono i due compagni di gioco e cospirazione. Almeno fino al giorno in cui non fa amicizia con il nemico, un sergente inglese che gli insegna la sua lingua in cambio di lezioni di ebraico. Da quel momento agli occhi degli altri diventa un vile traditore, e in quanto tale va punito nonostante la sua pretesa di innocenza.La pantera in cantina racconta una piccola grande storia di emozioni e sentimenti, un’avventura di amicizia e di crescita, che pone serie domande sulla colpa e sulla fiducia, in un contesto storico di epocali stravolgimenti. Profi è infatti testimone, con il suo sguardo ancora candido, la sua sensibilità intatta, di fatti più grandi di lui i cui effetti si ripercuotono inesorabilmente sulle relazioni umane..

(source: Bol.com)

Paneb. Il segreto della pietra di luce

Alla morte del faraone Merenptah due pretendenti si contendono il trono e lo spettro di una guerra fratricida incombe minaccioso sull’Egitto. Per la confraternita del Luogo della Verità si apre un nuovo periodo di inquietudine. Tra gli artigiani si cela un traditore, al servizio del diabolico nemico che brama il tesoro custodito nel tempio della dea Maat. Inoltre va diffondendosi il malcontento, perché i viveri scarseggiano e perfino l’acqua nasconde un’insidia micidiale… Mentre il cerchio si stringe sul villaggio, Paneb l’Ardente è chiamato da Nefer, responsabile degli artigiani e suo padre adottivo, a una prova cruciale: ha lavorato con energia e dedizione e ora è giunto per lui il momento di creare il capolavoro.

Pane e tempesta

Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzo
di sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature indimenticabili: il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,
don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,
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### Recensione
**Nel Bar Sport resiste la favola Benni. Un remoto borgo del Bel Paese Che Fu dove sopravvivono «sparaballe e fancazzisti»**
*Sergio Pent*, Tuttolibri – La Stampa
Il mondo della fantasia è il rifugio delle sconfitte quotidiane. Ma in un mondo in cui anche la politica è diventata fantasia, il Gran Maestro **Stefano Benni** dovrebbe trovarsi disarmato, soppiantato, usurpato da una comicità tutta corna, sorrisi, pacche e soliloqui cabarettistici che destabilizzano i ruoli e lasciano il pubblico in mutande.
In una società letteraria in cui gli scrittori comici non hanno mai contato proseliti – Campanile e Guareschi appartengono a una nostalgica preistoria – il Grande Comico **Stefano Benni** dovrebbe essere relegato nell’angolo dei reietti, alla pari con i comici televisivi che ufficializzano su carta le loro fragorose carriere da una battuta e via. Invece no. Invece, in un mondo in cui i ruoli dei buoni e dei cattivi si sono invertiti, in una società in cui i politici si fanno scrittori invece di salvare il villaggio dall’assalto finale, **Stefano Benni** continua imperterrito la sua marcia e in *Pane e tempesta*, pur con una certa ripetitività, continua a sedurci e a divertirci con la stessa leggerezza con cui – secoli fa – ci scompisciavamo sulle prime scorribande goliardiche per la rivista a fumetti *Il Mago*.
Occorre sottolineare che Benni sembra meno rancoroso, nei suoi ultimi lavori, più consapevole di non poter scardinare la realtà con il sarcasmo e la satira: tutto quanto, intorno, ha raggiunto il livello di guardia di una follia sociale e politica che non ha eguali in occidente. Si cementifica invece di arricchirsi con l’arte e il turismo, presto avremo le primarie tra partiti di condominio, si devasta e si straparla e si perde tutto, compresi la dignità e il futuro.
Ma in un remoto borgo di un Bel Paese Che Fu, si lotta ancora, e si lotta per far vincere la nostalgia. Il Bar Sport di Montelfo è vivo, ricco di tutti quei personaggi che hanno fatto l’Italia più vera, prima che ogni sputo di provincia affogasse il popolo nel delirio degli ipermercati. A Montelfo Nonno Stregone lotta con la sua artrosi, la piccola Alice parla con gli animali del bosco mentre il cupo Piombino non sa come dichiararle il suo amore. A Montelfo la dinastia dei Trinconi porta avanti da generazioni il Bar Sport, «punto d’incontro di filosofi, ubriaconi, tecnici sportivi, sparaballe, fancazzisti, narratrici e comari». E si ritrovano tutti qui, questi personaggi, a rivangare memorie prodigiose – chi rammenta la Luisona, regina di tutte le brioches mummificate? – a cercare di sopravvivere ai tempi, a difendere – soprattutto – la loro vallata dalle ruspe che incalzano per spianare il bosco, per aprire nuove inutili strade, per inaugurare centri commerciali e per distruggere ciò che da sempre tiene in vita un Paese: la memoria.
E proprio qui la magia di **Benni** torna in prima fila, nel riassunto ideale di tutte le sue tematiche: comicità e fantasia si sposano a ecologia e politica, in un tessuto variegato che dal fiume principale lascia defluire ruscelli d’allegria e di ricordo, mentre le ruspe del viscido Sibilio Settecanal avanzano e sbranano il futuro. Episodi che si riallacciano e s’incrociano, in un felice delirio di creature ormai di proprietà collettiva, perché al Bar Sport di **Stefano Benni **non esistono inviti personalizzati, ma si può entrare e slumare Simona Bellosguardo o seguire i giocatori di carte senza carte o ascoltare le storie di Archimede Archivio o la leggenda del Beato Inclinato.
Il tutto mentre anche gli gnomi cercano un modo per salvare il loro angolo di mondo, la loro storia. Gli gnomi? Beh, in un Paese – il nostro – in cui la verità è diventata un’opinione a senso unico, è lecito affidarsi all’irreale per ritrovare concretezza, per resistere, mangiando pane e tempesta. E in questa sua apparente svagatezza fantastica, **Stefano Benni **continua a dimostrarsi il nostro scrittore più concreto, quello comicamente più tragico.
### Sinossi
Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzo
di sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature indimenticabili: il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,
don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,

Pane e roba dolce: Un classico della tradizione italiana

Conosciute in tutto il mondo per la loro scuola di cucina, le gemelle Margherita e Valeria Simili – universalmente note come le Sorelle Simili tengono corsi in Europa, America e Giappone, sempre con enorme successo. “Pane e roba dolce” è un ricettario sul più semplice degli alimenti: insegna a fare il pane in casa nelle diverse varietà della tradizione italiana, nonché molti dei dolci più usuali, come ciambelle, panettoni, torte, cornetti, colombe e così via.