50849–50864 di 63547 risultati

Il morso del ramarro

Tre ricchi rampolli annoiati che scelgono il furto d’appartamento per dare un guizzo d’adrenalina alle loro giornate vuote. Un professore raffinato e burbero, un farmacista latin lover, un capitano in pensione e un vispo pescatore decisi a portare a termine la loro impresa in barba all’età. Una badante peruviana che non sa più quale sia su casa. Un giovane medico del pronto soccorso alle prese con un inquietante mistero. Una mamma single alle prese con ex marito fedifrago, suocera complice, zia anziana, nuovi amori, figlia adolescente e due gemellini terribili.
Persone diverse, ma con una cosa, anzi un luogo, in comune: la palazzina liberty in cui vivono, in una cittadina di mare. Lì prendono vita e si snodano le loro storie, i personaggi si annodano, i sentimenti si chiariscono e ci accompagnano con gustosa ironia alla soluzione dell’enigma. Che era partito da un semplice ciondolo. A forma di ramarro.

Morso d’amore. Vampire kisses: 2

Alexander Sterling, il bel tenebroso del Maniero di Benson Hill, è scomparso nella notte dopo aver baciato Raven e averle fatto capire di essere davvero un vampiro. Raven non si dà pace, è preoccupata per il suo amore ed è disposta ad andare in capo al mondo, se necessario, per riabbracciarlo. Ma non dovrà andare tanto lontano, perché è da un oscuro segreto del suo passato che Alexander si sta nascondendo. E il passato è appena arrivato in città.
**

Morning Star. La guerra del mietitore

L’oscurità ha vinto. Prigioniero, torturato, ridotto a un fantasma divorato dalla follia, Darrow il Mietitore – l’intrepido Rosso che è riuscito a infiltrarsi tra i tirannici Oro per rovesciare il loro dominio sui vari colori che abitano l’universo – è stato scoperto dalla Sovrana. Il crudele Sciacallo può ora braccare e schiacciare i ribelli, senza freni e senza pietà. Tutto sembra perduto. Eppure, chi come il Mietitore è cresciuto all’inferno può ancora trovare la forza di risorgere dalle tenebre e scoprire che la piccola fiaccola della rivolta è adesso diventata un incendio e molti altri sono pronti a sognare e combattere con lui.
Dalle prigioni di Marte alle lande ghiacciate delle Valchirie, dai bassifondi orbitali di Phobos alle sabbie sulfuree di Io, fino al palazzo stesso della Sovrana – in cui il tradimento e la speranza si nascondono dove nessuno si aspetterebbe – seguiamo il Mietitore e i suoi amici in un’odissea imprevedibile, tra dittatori che si credono dèi e uomini comuni che sanno diventare eroi.
Nel terzo capitolo della serie “Red Rising”, che ha scalato le vette delle classifiche mondiali, Pierce Brown trascina il lettore in un viaggio impetuoso tra battaglie spaziali epiche, duelli all’ultimo sangue, risate e lacrime, amicizia e violenza, dove una canzone può cambiare il destino di mondi interi, l’amore di un singolo diventare il coraggio di molti. In questo spettacolare affresco narrativo, dove i personaggi, le culture e i dettagli non sembrano conoscere fine, Pierce Brown riesce magistralmente a infondere l’epos di Omero ai tormenti dell’adolescenza, la ricchezza immaginativa di Guerre Stellari e Dune alla complessità politica de Il Trono di Spade, offrendoci una delle avventure più grandi ed emozionanti di questi ultimi anni.

Morimondo

“Po era uno di noi. Po doveva parlare. Poi mi venne il nome, Morimondo, e ricordai”
Il Po, anzi Po senza articolo, è il grande fiume, il fiume per eccellenza. Forse ne sappiamo pochissimo, e conoscerlo significa lasciarlo apparire là dove muore un mondo perché un altro nasca. Paolo Rumiz ci racconta che quando gli argonauti, lui e il suo equipaggio, hanno cominciato a solcarne le acque è andata proprio così: Po visto dal Po è un Dio Serpente, una voce sempre più femminile – irruente e umile, arrendevole e solenne –, silente fra le sue rive deserte. Nessuno sembra scendere a reclamarlo, e sopra, a un’altezza che sembra distante secoli, passano ponti che poggiano su piloni ignari e indifferenti. È allora che bisogna ascoltarlo, è allora che le sue voci diventano richiami, inviti. È allora che il viaggio è una storia che viene da lontano, una storia di uomini stupefatti a cui è chiesta molta interiorità, molta memoria. Paolo Rumiz sa fare del Po un vero protagonista, per la prima volta tutto narrato a fior d’acqua, in un abbandono dei sensi inedito, coinvolgente, che reinterpreta i colori delle terre e dei fondali, i cibi, i vini, i dialetti, gli occhi che lo interrogano, lo sfiorano, lo scrutano. E poi ci sono gli incontri – con il “popolo” del fiume, ma anche con personalità legate dall’amore per il fiume: l’avventura sul Po diventa un romanzo, un viaggio interiore, un’avventura scavata nell’immaginazione, carezzata da fantasmi, a due passi dall’anima.
**
### Sinossi
“Po era uno di noi. Po doveva parlare. Poi mi venne il nome, Morimondo, e ricordai”
Il Po, anzi Po senza articolo, è il grande fiume, il fiume per eccellenza. Forse ne sappiamo pochissimo, e conoscerlo significa lasciarlo apparire là dove muore un mondo perché un altro nasca. Paolo Rumiz ci racconta che quando gli argonauti, lui e il suo equipaggio, hanno cominciato a solcarne le acque è andata proprio così: Po visto dal Po è un Dio Serpente, una voce sempre più femminile – irruente e umile, arrendevole e solenne –, silente fra le sue rive deserte. Nessuno sembra scendere a reclamarlo, e sopra, a un’altezza che sembra distante secoli, passano ponti che poggiano su piloni ignari e indifferenti. È allora che bisogna ascoltarlo, è allora che le sue voci diventano richiami, inviti. È allora che il viaggio è una storia che viene da lontano, una storia di uomini stupefatti a cui è chiesta molta interiorità, molta memoria. Paolo Rumiz sa fare del Po un vero protagonista, per la prima volta tutto narrato a fior d’acqua, in un abbandono dei sensi inedito, coinvolgente, che reinterpreta i colori delle terre e dei fondali, i cibi, i vini, i dialetti, gli occhi che lo interrogano, lo sfiorano, lo scrutano. E poi ci sono gli incontri – con il “popolo” del fiume, ma anche con personalità legate dall’amore per il fiume: l’avventura sul Po diventa un romanzo, un viaggio interiore, un’avventura scavata nell’immaginazione, carezzata da fantasmi, a due passi dall’anima.

Morfisa o l’acqua che dorme

Morfisa (o l’acqua che dorme) by Antonella Cilento
Teofanès Arghìli, pavido e velleitario poeta bizantino, che in mancanza di storie proprie si ostina a ricopiare quelle degli scrittori classici che più ammira, è stato inviato, suo malgrado, nella Napoli pagana e pericolosa dell’anno Mille dalle Imperatrici di Bisanzio per una delicata missione diplomatica: condurre in sposa la figlia del Duca napoletano a Costantinopoli.
Al suo approdo Teofanès – smanioso di tornare a casa, diventare famoso come ha sempre sognato e riabbracciare l’uomo che ama, Michele Psello – viene accolto da una macabra sorpresa: la testa della giovane duchessa è stata ritrovata nelle reti di un pescatore.
Chi l’ha uccisa? E perché?
Come Teofanès scoprirà, i partiti a Napoli sono più d’uno: c’è chi giura fedeltà all’Impero e chi trama in segreto, ci sono i Normanni, barbari e ambiziosi, gli invidiosi Salernitani, i potenti e rozzi Longobardi, i Mori, che dalle coste siciliane risalgono il Tirreno. E ci sono anche contrapposti partiti di donne, chi fedele a san Gennaro, chi a Virgilio Mago.
Eppure, della morte della giovane duchessa il popolo incolpa una misteriosa balena che di notte naviga al largo di Napoli. Sarà vero che la balena nasconde una bambina magica, capace di mutare forma?
È qui che entra in scena Morfisa, protettrice di Napoli e della creatività celata nel cuore degli umani: è a lei, e a un misterioso Uovo capace di salvare Napoli e insieme di suggerire storie, che Teofanès cercherà di rubare il segreto per diventare un grande poeta. L’avidità e l’ossessione precipiteranno Teofanès in un vorticoso viaggio attraverso i secoli e i continenti, fino alla Napoli contemporanea sull’onda di una incombente apocalissi.
Con maestria Antonella Cilento, voce originalissima nel panorama italiano contemporaneo, ci guida in un romanzo che s’ispira alla storia e la tradisce, che gioca con il fantastico e la magia in omaggio all’inesauribile capacità umana di inventare trame e personaggi.

La montagna dell’anima

L’opera più nota del premio Nobel per la letteratura 2000. È il racconto, in gran parte autobiografico, di un lungo viaggio nella Cina del sud-ovest, compiuto da uno scrittore perseguitato dal regime e al quale, per errore, è stato diagnosticato un cancro. Il viaggio è dunque l’occasione di un bilancio esistenziale e fonte inesauribile di nuove esperienze. E il libro diviene romanzo picaresco in cui si intrecciano avventure di feroci briganti e tristi storie di fanciulle suicide per amore, saggio enciclopedico sugli animali e le piante della foresta, sugli usi delle popolazioni tribali, sulla storia classica e contemporanea, riflessione politica sulla Cina comunista, ricerca filosofica, storia d’amore…
**

Monsone (Monsoon)

Monsone (Monsoon) by Wilbur Smith
Africa è un nome scritto nel destino della famiglia Courteney. Lo sa bene Sir Hal Courteney, che, durante la giovinezza, è stato sedotto dalla bellezza sensuale e arcana di quel continente fiero e selvaggio e ha imparato a conoscerlo, ad amarlo più di se stesso. Ma lo sanno, o almeno lo intuiscono, anche Tom e Dorian, due dei suoi quattro figli, nati e cresciuti in Inghilterra, ma con l’avventura nel sangue e il mare nel cuore. Niente può quindi trattenere i due ragazzi dal salire sul magnifico East Indiaman affidato al comando del padre, incaricato dalla Compagnia delle Indie di domare il sanguinano pirata arabo Jangiri, il cui «regno» si estende dal capo di Buona Speranza al Madagascar. E niente può fermare il destino quando deciderà di separare i due giovani, lasciando che i venti dell’avventura governino il loro futuro e che la passione plasmi la loro vita. Tom si ritroverà così a dover affrontare, prima col padre e poi con Sarah, la donna che ha scelto di stare al suo fianco, le mille incognite che animano quello sconfinato teatro di battaglie che è il mare e gli innumerevoli enigmi di un continente che esercita il suo invisibile potere su uomini e animali, mentre Dorian, costretto a una nuova esistenza e a una nuova fede – lontanissime da lui eppure vibranti di orgoglio –, farà del coraggio la sua arma e scoprirà l’amore nello sguardo di una ragazza dal nome soave, Yasmini. La sorte vorrà i due fratelli addirittura nemici, guerrieri in campi opposti e animati da opposte speranze, eppure uno soltanto sarà il desiderio che li guiderà nel silenzio della solitudine e nel clamore dei duelli, nelle tenebre della sconfitta e nella luce del trionfo: ricongiungersi, per combattere e finalmente realizzare i sogni che da sempre accendono lo spirito inquieto dei Courteney… E proprio sulle ali di questo desiderio, che soffia sull’Africa impetuoso come il monsone, Wilbur Smith ci regala il suo romanzo più epico ed esaltante.

Monsieur Ibrahim E I Fiori Del Corano

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano by Eric-Emmanuel Schmitt
Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo e celebre film con Omar Sharif. Nel breve intreccio di strade di un popolare quartiere parigino dove i nomi delle vie hanno il sapore delle favole (rue Bleue, rue de Paradis), l’adolescente Momo vive con un padre perso in una silenziosa e fosca depressione. Nello stesso quartiere vive anche monsieur Ibrahim, l’unico musulmano in una via ebrea, titolare della drogheria dove Momo si reca a fare la spesa quotidiana e non esita ogni tanto a sgraffignare qualche scatoletta di conserva… E’ solo un arabo, dopo tutto! pensa Momo, e, con suo grande stupore, il vecchio Ibrahim sembra leggergli nel pensiero: Non sono arabo, vengo dalla Mezzaluna d’Oro. Così comincia la storia dell’amicizia, intessuta d’ironia, candore e profonda saggezza, del ragazzo ebreo e dell’anziano arabo nell’incanto di un angolo di mondo nel quale le puttane sono belle e cordiali e si accontentano di un orsetto di peluche in cambio dei loro favori e dove, come portata da un sogno, compare addirittura Brigitte Bardot. Come in una favola o un apologo che non pretende di dare lezioni morali ma soltanto proporre un sogno da decifrare, i due portagonisti si incamminano verso il grande mondo, acquistano un’auto che nessuno dei due sa guidare e si dirigono verso Oriente, oltre Istanbul, verso una libertà che li fa inerpicare verso l’alto, guidati da quell’arte di sorridere alla vita racchiusa nei preziosi fiori del Corano.

Monsieur

Ellie, vent’anni, conduce un’esistenza leggera e spensierata fino al giorno in cui incontra Monsieur, un chirurgo sposato sulla cinquantina, amante della letteratura erotica quanto lei. All’inizio in forma epistolare, la loro relazione prende il volo nella camera di un hotel parigino del quindicesimo *arrondissement*. Sulla scia di incontri clandestini e telefonate fugaci, Ellie vivrà mesi di febbricitante attesa. Un vortice di voluttà da cui sarà sempre più difficile uscire.

La moneta del potere

Un omicidio clamoroso: una consigliera di maggioranza assassinata alla vigilia di un importante voto per il nuovo piano del commercio. Sulla scena del crimine il commissario Lupo Belacqua fa la conoscenza della collega Giordana Monaldi, la nuova arrivata, nota per il suo fiuto e per la sua avvenenza. L’intuito del commissario non crede a ciò che sembra evidente, sente che tutta la scena è stata modificata. In effetti a uccidere è stato Red Magara, un ex poliziotto che da anni lavora per i maggiori studi legali di Firenze. Il delitto, e gli altri che si susseguiranno, portano Belacqua e Monaldi sulle tracce dell’avvocato Tacca Margioni, uno dei più potenti della città, e soprattutto del misterioso “Ragno”, l’uomo che reggerebbe i fili del grosso affare e, forse, dell’intera città.
**

Un mondo perduto

Conan Doyle, il celebre biografo si Sherlock Holmes, aveva anche un altro confidente: il professor Challenger, un astutissimo scienziato inglese degno di figurare nella galleria dei grandi di tutti i tempi accanto al celebre detective. E se Holmes misurava le sue cellule grigie nella soluzione di problemi, tutto sommato, “mondani” (delitti, sparizioni, ricatti e uomini con barba finta), Challenger deve affrontare ogni volta una minaccia cosmica o un pericolo che potrebbe distruggere il nostro pianeta. Le sue, insomma sono avventure di pura e squisita fantascienza, come dimostra questo magnifico romanzo in cui il professore scopre un lembo di preistoria nel cuore del nostro mondo e ha la pessima idea di portare a Londra uno pterodattilo troppo sviluppato. Un’avventura classica dalla quale è stato tratto un celebre film con gli effetti speciali di Willis O’Brien.

Il mondo perduto

Edizione con NOTE digitali e LINK esterni di approfondimento enciclopedico.
La storia, narrata dal giornalista del Daily Gazette, Edward Malone, racconta il non facile compito di intervistare il burbero professore George Challenger, noto zoologo e scienziato. Dopo il primo momento di collera il professore accetta di raccontare le proprie scoperte. Qualche anno prima si era recato in Sud America e aveva trovato una terra ancora abitata da animali preistorici. La comunità degli scienziati, tuttavia, non gli aveva creduto per mancanza di prove: il Pterodattilo catturato gli era sfuggito e le foto scattate rovinate. Challenger propone di ripartire con una seconda spedizione con il giornalista Malone, il suo rivale, il professor Summerlee e il cacciatore lord Roxton. Durante il viaggio i quattro compagni si trovano intrappolati nell’altopiano dove rinvengono ancora in vita animali preistorici come l’Iguanodonte e il Tirannosauro. Vengono poi rapiti da uomini-scimmia non molto socievoli e liberati da una tribùdi indios. Riescono a tornare in Inghilterra, portando come prova uno Pterodattilo vivo chiuso in una cassa, ciò nonostante riesce a fuggire ancora, sotto gli occhi di tutti i presenti, ma il professor Challenger non è più creduto pazzo e organizzerà un’altra spedizione.

(source: Bol.com)

Il mondo nuovo: Ritorno al mondo nuovo

Romanzo del 1932, Il mondo nuovo è ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, dove tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra né dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinché si mantenga questo equilibrio, però, gli abitanti, concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici, durante l’infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociali prestabiliti secondo il livello di nascita. In cambio del mero benessere fisico, i cittadini devono insomma rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento e a ogni difesa della propria individualità. I pilastri ideologici che fanno da sfondo al fortunato romanzo vengono ripresi, nel 1958, nella raccolta di saggi intitolata Ritorno al mondo nuovo, in cui Aldous Huxley riesamina singolarmente le sue profezie alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni, arrivando alla conclusione che molte delle sue più catastrofiche previsioni di quasi trent’anni prima si sono avverate anzitempo e fanno già parte del presente. Un documento inquietante che costringe a riflettere sul prezzo che quotidianamente siamo chiamati a pagare per costruire il futuro.

Un mondo meraviglioso

Con questo libro Trevisan, uno dei talenti piú originali della nostra narrativa, si rivela spigoloso auscultatore dei sintomi di una società malata, anatomopatologo che racconta, in un pietoso referto, le cause di quella insopportabile euforia suicida che inquina i nostri rapporti sociali ed esistenziali. Scritto come un’improvvisazione jazzistica, il romanzo è la trascrizione letteraria dell’incessante ruminare di pensieri, ricordi, immagini che si presentano nella mente del protagonista, un giovane disoccupato in perenne rivolta contro se stesso, gli amici, il padre, i suoi concittadini. Nel vorticante monologo di Thomas appaiono squarci di una provincia italiana descritta come il corpo putrescente di un cadavere, si aprono ricordi d’infanzia dove un padre impettito regala al figlio un’insopportabile filosofia di vita che tende a normalizzare la sua follia solitaria, reintegrandola nella piú conformistica follia sociale condivisa dagli altri. Thomas è invece l’antieroe moderno che non ci sta, ma che non ha altre armi per esprimere il suo rifiuto oltre la nevrosi e la scrittura. *** «Trevisan è uno scrittore assolutamente originale e inventivo. Mettendosi nel solco di una grande tradizione (quella di Bernhard e Beckett) in pratica ne dimostra l’inevitabilità, il potenziale ancora disponibile». Emanuele Trevi
(source: Bol.com)

Il mondo in tasca

Boston: «La rapina del secolo». Londra: «La rapina al treno». Ma la rapina più reale, più fredda, più emozionante della realtà è «questa» raccontata da un grande narratore: James Hadley Chase. In un furgone blindato, ermetico come una cassaforte mobile, è racchiuso un milione di dollari. Quattro gangster e una donna se ne impadroniscono: quel furgone blindato contiene il loro riscatto, il passaporto per una vita diversa, che promette tutto quello che non hanno mai avuto; quel furgone è il mondo nelle loro tasche. Seduti in poltrona, noi sfogliamo la sceneggiatura di questa rapina, diretta da un grande regista, e come in un circorama, partecipiamo attivamente all’azione, ora sul filo teso a cui sono aggrappati i protagonisti, ora stando dalla parte dei «nostri» che danno loro la caccia. Una lotta serrata, dalla conclusione imprevista e toccante, ma terribilmente logica.
Boston: «La rapina del secolo». Londra: «La rapina al treno». Ma la rapina più reale, più fredda, più emozionante della realtà è «questa» raccontata da un grande narratore: James Hadley Chase. In un furgone blindato, ermetico come una cassaforte mobile, è racchiuso un milione di dollari. Quattro gangster e una donna se ne impadroniscono: quel furgone blindato contiene il loro riscatto, il passaporto per una vita diversa, che promette tutto quello che non hanno mai avuto; quel furgone è il mondo nelle loro tasche. Seduti in poltrona, noi sfogliamo la sceneggiatura di questa rapina, diretta da un grande regista, e come in un circorama, partecipiamo attivamente all’azione, ora sul filo teso a cui sono aggrappati i protagonisti, ora stando dalla parte dei «nostri» che danno loro la caccia. Una lotta serrata, dalla conclusione imprevista e toccante, ma terribilmente logica.

Il mondo è un teatro

**LA VITA E L’EPOCA DI WILLIAM SHAKESPEARE**
Del sommo poeta inglese, forse il più grande autore di ogni tempo e luogo, ci restano 884.647 parole (ma solo quattordici scritte di suo pugno). Molte meno sono le informazioni che abbiamo sulla sua vita, quasi nulla possiamo affermare con certezza riguardo alla sua personalità, forse non possediamo nemmeno un suo ritratto autentico e quindi, in teoria, non sappiamo che faccia avesse. Alcuni studiosi hanno persino dubitato della sua esistenza: «È una sorta di equivalente letterario dell’elettrone: è lì ma non è lì». Eppure su William Shakespeare, sulla sua vita e sul suo tempo, sono stati versati fiumi di inchiostro che hanno alimentato innumerevoli polemiche e strabilianti congetture. Bill Bryson, attingendo al guazzabuglio di curiosità che ruotano intorno alla figura del bardo, ci offre oggi uno Shakespeare mai raccontato e un delizioso affresco della vita londinese nel periodo elisabettiano, in cui i teatri, sempre affollati, aprivano alle due del pomeriggio, il biglietto d’ingresso costava un penny e per gli spettatori più golosi erano in vendita birra, pan di zenzero, noci, mele e pere «che potevano trasformarsi in missili nei momenti di delusione». E, con la consueta abilità di scrittura, ricostruisce non solo la biografia di un uomo, ma anche un’epoca di intensa temperie culturale e grande libertà di pensiero: il racconto, rigoroso e divertente a un tempo, della vita di persone che «sei giorni alla settimana si riunivano, si travestivano, si truccavano per donare al mondo alcune delle più sublimi e irripetibili ore di piacere mai sperimentato».
**
### Sinossi
**LA VITA E L’EPOCA DI WILLIAM SHAKESPEARE**
Del sommo poeta inglese, forse il più grande autore di ogni tempo e luogo, ci restano 884.647 parole (ma solo quattordici scritte di suo pugno). Molte meno sono le informazioni che abbiamo sulla sua vita, quasi nulla possiamo affermare con certezza riguardo alla sua personalità, forse non possediamo nemmeno un suo ritratto autentico e quindi, in teoria, non sappiamo che faccia avesse. Alcuni studiosi hanno persino dubitato della sua esistenza: «È una sorta di equivalente letterario dell’elettrone: è lì ma non è lì». Eppure su William Shakespeare, sulla sua vita e sul suo tempo, sono stati versati fiumi di inchiostro che hanno alimentato innumerevoli polemiche e strabilianti congetture. Bill Bryson, attingendo al guazzabuglio di curiosità che ruotano intorno alla figura del bardo, ci offre oggi uno Shakespeare mai raccontato e un delizioso affresco della vita londinese nel periodo elisabettiano, in cui i teatri, sempre affollati, aprivano alle due del pomeriggio, il biglietto d’ingresso costava un penny e per gli spettatori più golosi erano in vendita birra, pan di zenzero, noci, mele e pere «che potevano trasformarsi in missili nei momenti di delusione». E, con la consueta abilità di scrittura, ricostruisce non solo la biografia di un uomo, ma anche un’epoca di intensa temperie culturale e grande libertà di pensiero: il racconto, rigoroso e divertente a un tempo, della vita di persone che «sei giorni alla settimana si riunivano, si travestivano, si truccavano per donare al mondo alcune delle più sublimi e irripetibili ore di piacere mai sperimentato».