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L’allieva: romanzo

Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all’omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all’omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

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L’allieva

” *L’allieva mi è piaciuto tantissimo! La trama coinvolge, lo stile è vivo, si sorride e si ride, e poi si legge d’un fiato* “. **Alicia Giménez Bartlett**
Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all’omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

” *L’allieva mi è piaciuto tantissimo! La trama coinvolge, lo stile è vivo, si sorride e si ride, e poi si legge d’un fiato* “. **Alicia Giménez Bartlett**
Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all’omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

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L’allenatore

Dopo quindici anni Neely Crenshaw torna nella sua cittadina. Come tanti anche lui è stato richiamato dalla notizia che Eddie Rake, il mitico allenatore della squadra di football del liceo, sta per morire. Ma chi era veramente, Eddie Rake? Per decenni quell’uomo aveva guidato la squadra degli Spartans attraverso una serie di trionfi, riempiendo a ogni partita uno stadio di duemila posti più grande del numero degli abitanti della cittadina. E aveva conquistato tutto ciò sottoponendo i suoi ragazzi a metodi degni del più accanito sergente dei marines. Neely era uno di quei ragazzi. È soltanto al funerale di Rake che Neely scoprirà la verità che prima non aveva saputo vedere, e la lunga, coercitiva forza che quell’allenatore aveva esercitato su tutti. Con L’allenatore John Grisham porta il lettore nel cuore dell’America ma anche nel cuore delle questioni semplici ed eterne che riguardano tutti: l’amicizia, l’amore, il compito di diventare adulti accettando i propri limiti e imparando a perdonare e ad amare.

Dopo quindici anni Neely Crenshaw torna nella sua cittadina. Come tanti anche lui è stato richiamato dalla notizia che Eddie Rake, il mitico allenatore della squadra di football del liceo, sta per morire. Ma chi era veramente, Eddie Rake? Per decenni quell’uomo aveva guidato la squadra degli Spartans attraverso una serie di trionfi, riempiendo a ogni partita uno stadio di duemila posti più grande del numero degli abitanti della cittadina. E aveva conquistato tutto ciò sottoponendo i suoi ragazzi a metodi degni del più accanito sergente dei marines. Neely era uno di quei ragazzi. È soltanto al funerale di Rake che Neely scoprirà la verità che prima non aveva saputo vedere, e la lunga, coercitiva forza che quell’allenatore aveva esercitato su tutti. Con L’allenatore John Grisham porta il lettore nel cuore dell’America ma anche nel cuore delle questioni semplici ed eterne che riguardano tutti: l’amicizia, l’amore, il compito di diventare adulti accettando i propri limiti e imparando a perdonare e ad amare.

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Allegro occidentale

“Allegro Occidentale” è la storia di Mister Piccolo, uno scrittore giornalista al quale hanno proposto di vedere il mondo (o quanto meno una buona parte di questo) insieme ad altri otto colleghi. E Mister Piccolo comincia questo lungo viaggio a occhi sbarrati scoprendo subito, da quando mette piede per la prima volta nella business class dell’aereo diretto in Sri Lanka, che il privilegio sarà, per tutto il tempo della sua Odissea, l’unico vero luogo che fa la differenza, quello che uniforma tutti i luoghi, che azzera le distanze geografiche e amplifica quelle sociali, che crea paradisi e li distrugge.

“Allegro Occidentale” è la storia di Mister Piccolo, uno scrittore giornalista al quale hanno proposto di vedere il mondo (o quanto meno una buona parte di questo) insieme ad altri otto colleghi. E Mister Piccolo comincia questo lungo viaggio a occhi sbarrati scoprendo subito, da quando mette piede per la prima volta nella business class dell’aereo diretto in Sri Lanka, che il privilegio sarà, per tutto il tempo della sua Odissea, l’unico vero luogo che fa la differenza, quello che uniforma tutti i luoghi, che azzera le distanze geografiche e amplifica quelle sociali, che crea paradisi e li distrugge.

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L’allegria degli angoli

«Il futuro è nelle mani di Dio.
Speriamo non lo lasci cadere».
Lorenzo è un geometra, ma ha imparato
a proprie spese che di geometrico
a questo mondo c’è veramente poco.
Le rette parallele, nella realtà, finiscono
spesso per incontrarsi, e il quadrato
costruito sull’ipotenusa – probabilmente
in modo abusivo – non equivale
mai alla somma dei quadrati costruiti
sui cateti.
Vive con la madre, circondato da un
piccolo gruppo di amici – tra cui Massimo,
pervaso da un’insana passione per
gli articoli da bagno, e Fabio, detto «Il
Tranquillizzatore» per la sua capacità
di confortare tutti con prevedibili ma
graditissime frasi di rito.
Lorenzo è serenamente disperato, perché
gli manca una cosa fondamentale:
il lavoro. Cosí si piega a fare di tutto,
persino la statua vivente in una piccola
piazza del centro. Trasformandosi da
mite geometra a faraone immobile, dal
suo angolo comincerà a vedere il mondo.
Osserverà il microcosmo che gli sfila
davanti: turisti euforici, connazionali
annoiati e un cane bruttissimo, ad
esempio. E s’innamorerà – molto – di
una ragazza che non fa proprio per lui,
d’altra parte «all’interno d’ogni amore
deve esserci un circuito stampato, fragile
e complicato, che lo rende unico e
incomprensibile». Piloterà nell’ombra qualche vita che gli è cara, nel frattempo.
Ma soprattutto, alla fine, lui, proprio
lui, messo all’angolo e spalle al muro,
farà un gesto imprevisto che ha la
forza di un’esplosione: uno di quei gesti
che possono inaugurare una nuova
vita.

«Il futuro è nelle mani di Dio.
Speriamo non lo lasci cadere».
Lorenzo è un geometra, ma ha imparato
a proprie spese che di geometrico
a questo mondo c’è veramente poco.
Le rette parallele, nella realtà, finiscono
spesso per incontrarsi, e il quadrato
costruito sull’ipotenusa – probabilmente
in modo abusivo – non equivale
mai alla somma dei quadrati costruiti
sui cateti.
Vive con la madre, circondato da un
piccolo gruppo di amici – tra cui Massimo,
pervaso da un’insana passione per
gli articoli da bagno, e Fabio, detto «Il
Tranquillizzatore» per la sua capacità
di confortare tutti con prevedibili ma
graditissime frasi di rito.
Lorenzo è serenamente disperato, perché
gli manca una cosa fondamentale:
il lavoro. Cosí si piega a fare di tutto,
persino la statua vivente in una piccola
piazza del centro. Trasformandosi da
mite geometra a faraone immobile, dal
suo angolo comincerà a vedere il mondo.
Osserverà il microcosmo che gli sfila
davanti: turisti euforici, connazionali
annoiati e un cane bruttissimo, ad
esempio. E s’innamorerà – molto – di
una ragazza che non fa proprio per lui,
d’altra parte «all’interno d’ogni amore
deve esserci un circuito stampato, fragile
e complicato, che lo rende unico e
incomprensibile». Piloterà nell’ombra qualche vita che gli è cara, nel frattempo.
Ma soprattutto, alla fine, lui, proprio
lui, messo all’angolo e spalle al muro,
farà un gesto imprevisto che ha la
forza di un’esplosione: uno di quei gesti
che possono inaugurare una nuova
vita.

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L’allegria (Mondadori)

Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di Naufragi. Strano se tutto non fosse naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo, l’amore più forte che non possa essere la morte. È il punto dal quale scatta quell’esultanza d’un attimo, quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta d’esperienza concreta, compiuta sino dall’infanzia vissuta ad Alessandria e che la guerra 1914-1918 doveva fomentare, inasprire, approfondire, coronare. L’Allegria di Naufragi è la presa di coscienza di sé, è la scoperta che prima adagio avviene, poi culmina d’improvviso in un canto scritto il 16 agosto 1916, in piena guerra, in trincea, e che s’intitola I fiumi. Vi sono enumerate le quattro fonti che in me mescolavano le loro acque, i quattro fiumi il cui moto dettò i canti che allora scrissi. I fiumi è una poesia dell’Allegria lunga; di solito, a quei tempi, ero breve, spesso brevissimo, laconico: alcuni vocaboli deposti nel silenzio come un lampo nella notte, un gruppo fulmineo d’immagini, mi bastavano a evocare il paesaggio sorgente d’improvviso ad incontrarne tanti altri nella memoria. Notte di maggio, Fase d’Oriente, Tramonto, Fase, Silenzio: ecco alcune poesie dove, nell’attesa della guerra, in ”Lacerba”, era da me sorpreso il famigliare miraggio d’Alessandria. Alessandria all’orizzonte cancellata, Alessandria per sempre persa e per sempre ritrovata per via di poesia. S’ingannerebbe chi prendesse il mio tono nostalgico, frequente in quei miei primi tentativi, come il mio tono fondamentale. Non sono il poeta dell’abbandono alle delizie del sentimento, sono uno abituato a lottare, e devo confessarlo – gli anni vi hanno portato qualche rimedio – sono un violento: sdegno e coraggio di vivere sono stati la traccia della mia vita. Volontà di vivere nonostante tutto, stringendo i pugni, nonostante il tempo, nonostante la morte. Potrei così commentare Agonia, Pellegrinaggio, quelle poesie del primo momento, di ”Lacerba”, o quelle già del Porto Sepolto, dove mi scopro e mi identifico, dentro gli orrori della guerra, nell’uomo di pena e, come tale, Ungaretti, uomo di pena, mi parrà di dovermi anche in seguito, sempre, identificare.
Giuseppe Ungaretti
(source: Bol.com)

Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di Naufragi. Strano se tutto non fosse naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo, l’amore più forte che non possa essere la morte. È il punto dal quale scatta quell’esultanza d’un attimo, quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta d’esperienza concreta, compiuta sino dall’infanzia vissuta ad Alessandria e che la guerra 1914-1918 doveva fomentare, inasprire, approfondire, coronare. L’Allegria di Naufragi è la presa di coscienza di sé, è la scoperta che prima adagio avviene, poi culmina d’improvviso in un canto scritto il 16 agosto 1916, in piena guerra, in trincea, e che s’intitola I fiumi. Vi sono enumerate le quattro fonti che in me mescolavano le loro acque, i quattro fiumi il cui moto dettò i canti che allora scrissi. I fiumi è una poesia dell’Allegria lunga; di solito, a quei tempi, ero breve, spesso brevissimo, laconico: alcuni vocaboli deposti nel silenzio come un lampo nella notte, un gruppo fulmineo d’immagini, mi bastavano a evocare il paesaggio sorgente d’improvviso ad incontrarne tanti altri nella memoria. Notte di maggio, Fase d’Oriente, Tramonto, Fase, Silenzio: ecco alcune poesie dove, nell’attesa della guerra, in ”Lacerba”, era da me sorpreso il famigliare miraggio d’Alessandria. Alessandria all’orizzonte cancellata, Alessandria per sempre persa e per sempre ritrovata per via di poesia. S’ingannerebbe chi prendesse il mio tono nostalgico, frequente in quei miei primi tentativi, come il mio tono fondamentale. Non sono il poeta dell’abbandono alle delizie del sentimento, sono uno abituato a lottare, e devo confessarlo – gli anni vi hanno portato qualche rimedio – sono un violento: sdegno e coraggio di vivere sono stati la traccia della mia vita. Volontà di vivere nonostante tutto, stringendo i pugni, nonostante il tempo, nonostante la morte. Potrei così commentare Agonia, Pellegrinaggio, quelle poesie del primo momento, di ”Lacerba”, o quelle già del Porto Sepolto, dove mi scopro e mi identifico, dentro gli orrori della guerra, nell’uomo di pena e, come tale, Ungaretti, uomo di pena, mi parrà di dovermi anche in seguito, sempre, identificare.
Giuseppe Ungaretti
(source: Bol.com)

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L’allegra compagnia del sogno

Blake, un giovane che ha lasciato la carriera universitaria così come la vocazione ecclesiastica e poi il suo lavoro di scrittore di opere pornografiche, è ossessionato dall’idea di volare. Riesce a farsi assumere all’aeroporto di Londra e ruba un aereo leggero, col quale precipita nel suo tragitto lungo il Tamigi, a Shepperton. Uno scenario idealmente luminoso per Ballard, ricco di elementi suburbani, intessuto di corsi d’acqua, chiuso da una superstrada, e che ospita uno studio cinematografico. Miracolosamente e in modo misterioso Blake riesce a sopravvivere al disastro, ed esce dall’acqua per immergersi in un mondo che somiglia a un dipinto surrealista, popolato da figure in posa – una dottoressa, una squilibrata e un sacerdote – che tentano in ogni modo di impossessarsi di lui. Blake cerca di lasciare Shepperton, ma la città lo trattiene, e i suoi abitanti per qualche strano motivo sembravano attendere la sua venuta, come quella di un messia o di un eroe dagli arcani poteri, che lui dimostra di possedere. L’aereo scintilla nell’acqua, con all’interno un corpo senza vita, forse il suo. Per i cittadini di Shepperton, Blake compie meraviglie, porta abbondanza ed emana energia sessuale, distogliendoli dalle loro occupazioni e proiettandoli in un nuovo mondo di perversione dalle mille forme, e di apocalittiche visioni del bene e del male.

Blake, un giovane che ha lasciato la carriera universitaria così come la vocazione ecclesiastica e poi il suo lavoro di scrittore di opere pornografiche, è ossessionato dall’idea di volare. Riesce a farsi assumere all’aeroporto di Londra e ruba un aereo leggero, col quale precipita nel suo tragitto lungo il Tamigi, a Shepperton. Uno scenario idealmente luminoso per Ballard, ricco di elementi suburbani, intessuto di corsi d’acqua, chiuso da una superstrada, e che ospita uno studio cinematografico. Miracolosamente e in modo misterioso Blake riesce a sopravvivere al disastro, ed esce dall’acqua per immergersi in un mondo che somiglia a un dipinto surrealista, popolato da figure in posa – una dottoressa, una squilibrata e un sacerdote – che tentano in ogni modo di impossessarsi di lui. Blake cerca di lasciare Shepperton, ma la città lo trattiene, e i suoi abitanti per qualche strano motivo sembravano attendere la sua venuta, come quella di un messia o di un eroe dagli arcani poteri, che lui dimostra di possedere. L’aereo scintilla nell’acqua, con all’interno un corpo senza vita, forse il suo. Per i cittadini di Shepperton, Blake compie meraviglie, porta abbondanza ed emana energia sessuale, distogliendoli dalle loro occupazioni e proiettandoli in un nuovo mondo di perversione dalle mille forme, e di apocalittiche visioni del bene e del male.

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L’allegra apocalisse

La Terra non ci sopporta più. E basta un'enorme sbronza collettiva a New York per i festeggiamenti del nuovo Millennio e uno sciopero dei netturbini di Manhattan a scatenare una disastrosa catastrofe ecologica. Ah, mondo infame! Sarà arrivata l'Apocalisse? Parigi è finita sotto sei metri d'acqua e i pesci si aggirano per le strade e i caffè di Montparnasse, a San Pietroburgo esplode una centrale nucleare, nel mondo stravolto si scatena la Terza guerra mondiale, mancano le fonti di energia e l'economia globale è crollata. Ma in mezzo ai boschi del Kainuu, nella Finlandia centrale, Asser Toropainen, un vecchio comunista "grande bruciachiese", in punto di morte ha destinato tutti i suoi beni per costruire un tempio. E tutt'attorno quest'improbabile santuario è cresciuta una comunità silvestre di gente laboriosa e gaudente che vive di caccia pesca e giardinaggio, in autarchia e prosperità, indifferente alla catastrofe universale. Un gruppo di strampalati personaggi paasilinniani tanto geniali quanto testardi, che naviga in mezzo ai marosi di un pianeta che va in malora con l'incoscienza di un'Utopia senza tempo. Paasilinna immagina un passato e un futuro nemmeno così lontani, contemplando la vanità delle ideologie e del consumismo, e le farneticazioni della nostra civiltà inutilmente complicata. E se l'Apocalisse deve venire, che venga pure. Paasilinna non è certo il tipo da farsene un problema.

La Terra non ci sopporta più. E basta un'enorme sbronza collettiva a New York per i festeggiamenti del nuovo Millennio e uno sciopero dei netturbini di Manhattan a scatenare una disastrosa catastrofe ecologica. Ah, mondo infame! Sarà arrivata l'Apocalisse? Parigi è finita sotto sei metri d'acqua e i pesci si aggirano per le strade e i caffè di Montparnasse, a San Pietroburgo esplode una centrale nucleare, nel mondo stravolto si scatena la Terza guerra mondiale, mancano le fonti di energia e l'economia globale è crollata. Ma in mezzo ai boschi del Kainuu, nella Finlandia centrale, Asser Toropainen, un vecchio comunista "grande bruciachiese", in punto di morte ha destinato tutti i suoi beni per costruire un tempio. E tutt'attorno quest'improbabile santuario è cresciuta una comunità silvestre di gente laboriosa e gaudente che vive di caccia pesca e giardinaggio, in autarchia e prosperità, indifferente alla catastrofe universale. Un gruppo di strampalati personaggi paasilinniani tanto geniali quanto testardi, che naviga in mezzo ai marosi di un pianeta che va in malora con l'incoscienza di un'Utopia senza tempo. Paasilinna immagina un passato e un futuro nemmeno così lontani, contemplando la vanità delle ideologie e del consumismo, e le farneticazioni della nostra civiltà inutilmente complicata. E se l'Apocalisse deve venire, che venga pure. Paasilinna non è certo il tipo da farsene un problema.

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Alleanza fatale

Sono arrivati dai quattro angoli della galassia: agenti della Repubblica e dell’Impero Sith, un Jedi Padawan investigatore, un ex soldato repubblicano cacciato dallo Squadrone d’Elite Blackstar e un misterioso Mandaloriano. Un’asta straordinaria li ha riuniti, alla ricerca di un premio che uno solo potrà reclamare. Ciascuno è preparato ad affrontare quel che è necessario per ritrovare il tesoro, il cui valore può rappresentare il benessere per il mondo intero. Nessuno vuol rimanere a mani vuote. Tutti hanno segreti, desideri e strategie. E niente li avrebbe potuti unire come alleati, eccetto la verità sul mortale pericolo che nasconde l’oggetto desiderato. Ma come potranno Sith e Jedi, Repubblica e Impero, nemici eterni, unirsi contro l’oscuro destino che minaccia la galassia? Il romanzo si collega all’universo di Star Wars in una fase della sua storia che è ancora in via di esplorazione dalla narrativa cartacea, ed è anche un’introduzione al più grande e ambizioso gioco di ruolo elettronico ispirato a quell’universo Star Wars®: Knights of the Old Republic®.

Sono arrivati dai quattro angoli della galassia: agenti della Repubblica e dell’Impero Sith, un Jedi Padawan investigatore, un ex soldato repubblicano cacciato dallo Squadrone d’Elite Blackstar e un misterioso Mandaloriano. Un’asta straordinaria li ha riuniti, alla ricerca di un premio che uno solo potrà reclamare. Ciascuno è preparato ad affrontare quel che è necessario per ritrovare il tesoro, il cui valore può rappresentare il benessere per il mondo intero. Nessuno vuol rimanere a mani vuote. Tutti hanno segreti, desideri e strategie. E niente li avrebbe potuti unire come alleati, eccetto la verità sul mortale pericolo che nasconde l’oggetto desiderato. Ma come potranno Sith e Jedi, Repubblica e Impero, nemici eterni, unirsi contro l’oscuro destino che minaccia la galassia? Il romanzo si collega all’universo di Star Wars in una fase della sua storia che è ancora in via di esplorazione dalla narrativa cartacea, ed è anche un’introduzione al più grande e ambizioso gioco di ruolo elettronico ispirato a quell’universo Star Wars®: Knights of the Old Republic®.

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Alle soglie della vita

Tre donne davanti al mistero della vita, tre personalità diverse per origine, carattere e situazione, unite dalla comune esperienza della maternità. Davanti al conturbante prodigio di mettere al mondo un essere umano, come tre moderne madonne colte al momento dell’annunciazione, è tutto il loro vissuto, quello che si portano dentro che viene alla luce e, come in una sacra rappresentazione, ognuna ha la sua prova attraverso cui si rivela e compie il suo destino. La mite e complessa Cecilia appartiene a coloro che si sentono inadatti all’esistenza e si ritraggono, incapaci di credere in se stessi, come se tutto fosse già in partenza perduto, davanti ai sogni, all’amore, alle occasioni che la vita offre, lasciandosela scorrere come acqua tra le dita. Stina è l’incarnazione stessa della semplice gioia di vivere, colmata dall’attesa del bambino come da un senso insieme di naturale appartenenza e di sacralità che la rende protagonista e partecipe del miracolo della creazione: “è la cosa più bella che mi sia capitata. E la più incredibile. Tutto il resto avrei potuto più o meno immaginare in anticipo come sarebbe stato. Ma questo! Come se qualcosa scendesse su di noi e ci colmasse, qualcosa di superiore, e che però era dentro di noi.” La giovane Hjördis, dalla ribellione e dal rifiuto, trova a poco a poco, attraverso la solidarietà femminile e l’affettuosa presenza dell’infermiera Brita, quasi angelo tutelare nell’asettica freddezza dell’ospedale, la forza di accettare la difficile sfida che ha davanti. Ma nascita e morte sono le due facce dello stesso mistero, la vita procede nel suo inesorabile ciclo distribuendo gioie e dolori, senza porre domande né dare risposte. “Sono solo gli esseri umani che s’interrogano.”

Tre donne davanti al mistero della vita, tre personalità diverse per origine, carattere e situazione, unite dalla comune esperienza della maternità. Davanti al conturbante prodigio di mettere al mondo un essere umano, come tre moderne madonne colte al momento dell’annunciazione, è tutto il loro vissuto, quello che si portano dentro che viene alla luce e, come in una sacra rappresentazione, ognuna ha la sua prova attraverso cui si rivela e compie il suo destino. La mite e complessa Cecilia appartiene a coloro che si sentono inadatti all’esistenza e si ritraggono, incapaci di credere in se stessi, come se tutto fosse già in partenza perduto, davanti ai sogni, all’amore, alle occasioni che la vita offre, lasciandosela scorrere come acqua tra le dita. Stina è l’incarnazione stessa della semplice gioia di vivere, colmata dall’attesa del bambino come da un senso insieme di naturale appartenenza e di sacralità che la rende protagonista e partecipe del miracolo della creazione: “è la cosa più bella che mi sia capitata. E la più incredibile. Tutto il resto avrei potuto più o meno immaginare in anticipo come sarebbe stato. Ma questo! Come se qualcosa scendesse su di noi e ci colmasse, qualcosa di superiore, e che però era dentro di noi.” La giovane Hjördis, dalla ribellione e dal rifiuto, trova a poco a poco, attraverso la solidarietà femminile e l’affettuosa presenza dell’infermiera Brita, quasi angelo tutelare nell’asettica freddezza dell’ospedale, la forza di accettare la difficile sfida che ha davanti. Ma nascita e morte sono le due facce dello stesso mistero, la vita procede nel suo inesorabile ciclo distribuendo gioie e dolori, senza porre domande né dare risposte. “Sono solo gli esseri umani che s’interrogano.”

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Alle radici del male

La giovinezza libica del commissario Balistreri e le origini del male, nel secondo capitolo della Trilogia del Male. Tripoli, anni Sessanta. Quella dell’irrequieto e ribelle Mike Balistreri è un’adolescenza tumultuosa come il ghibli che spazza il deserto. Sullo sfondo di una Libia post-coloniale, preda degli interessi dell’Occidente per i suoi giacimenti petroliferi, gli anni giovanili di Mike sono segnati dalle morti irrisolte della madre Italia e della piccola Nadia, da due amori impossibili, uno intessuto di purezza e uno intriso di desiderio e di rabbia, dal coinvolgimento in un complotto contro Gheddafi , e da un patto di sangue che inciderà a fondo sia la pelle che l’anima a lui e ai suoi tre migliori amici. Roma, settembre 1982. Reduce dall’esito catastrofico del caso Sordi, il giovane commissario Balistreri di notte si stordisce con il sesso, l’alcol e il poker e di giorno indaga svogliatamente sulla morte di Anita, una studentessa sudamericana assassinata subito dopo il suo arrivo nella Capitale. Per gratitudine verso chi gli ha salvato la carriera, è anche costretto a vegliare sulla scapestrata Claudia Teodori, che agli albori della televisione commerciale sembra lanciata verso una luminosa carriera di starlette. Ma Nadia, Anita e Claudia sono legate da un filo invisibile, seguendo il quale Michele Balistreri sarà costretto a calarsi nelle zone più buie del suo passato, quei giorni “di sabbia e di sangue” con cui non ha mai chiuso del tutto i conti, in un cammino lungo il quale l’amore, l’amicizia, i sogni e gli ideali si scontrano con la ricerca di verità dolorose, nell’impossibilità costante di distinguere chi tradisce da chi è tradito. Alla fine sarà una ragazza, incompresa e coraggiosa, a condurlo per mano fino alle radici del Male.

La giovinezza libica del commissario Balistreri e le origini del male, nel secondo capitolo della Trilogia del Male. Tripoli, anni Sessanta. Quella dell’irrequieto e ribelle Mike Balistreri è un’adolescenza tumultuosa come il ghibli che spazza il deserto. Sullo sfondo di una Libia post-coloniale, preda degli interessi dell’Occidente per i suoi giacimenti petroliferi, gli anni giovanili di Mike sono segnati dalle morti irrisolte della madre Italia e della piccola Nadia, da due amori impossibili, uno intessuto di purezza e uno intriso di desiderio e di rabbia, dal coinvolgimento in un complotto contro Gheddafi , e da un patto di sangue che inciderà a fondo sia la pelle che l’anima a lui e ai suoi tre migliori amici. Roma, settembre 1982. Reduce dall’esito catastrofico del caso Sordi, il giovane commissario Balistreri di notte si stordisce con il sesso, l’alcol e il poker e di giorno indaga svogliatamente sulla morte di Anita, una studentessa sudamericana assassinata subito dopo il suo arrivo nella Capitale. Per gratitudine verso chi gli ha salvato la carriera, è anche costretto a vegliare sulla scapestrata Claudia Teodori, che agli albori della televisione commerciale sembra lanciata verso una luminosa carriera di starlette. Ma Nadia, Anita e Claudia sono legate da un filo invisibile, seguendo il quale Michele Balistreri sarà costretto a calarsi nelle zone più buie del suo passato, quei giorni “di sabbia e di sangue” con cui non ha mai chiuso del tutto i conti, in un cammino lungo il quale l’amore, l’amicizia, i sogni e gli ideali si scontrano con la ricerca di verità dolorose, nell’impossibilità costante di distinguere chi tradisce da chi è tradito. Alla fine sarà una ragazza, incompresa e coraggiosa, a condurlo per mano fino alle radici del Male.

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Alla tua scoperta 5: Confessioni

Sono mentalmente esaurita. Non so dove sbattere la testa. Sono di nuovo al buio, senza alcuna via d’uscita all’orizzonte.
Ma proprio quando ogni speranza sembra ormai persa, appare una luce in fondo al tunnel. Una confessione…che mi libera dalla stretta mortale della disperazione e dell’angoscia. Un’ammissione…che mi fa vedere sotto una nuova luce l’uomo avvolto dal mistero.
La rivelazione di Stonehart non potrà mai cancellare quello che mi ha fatto. Ma può bastare a farmi cambiare l’opinione che mi sono fatta di lui? Mentre trovo le risposte alle vecchie domande, ne emergono di nuove:
È possibile che un uomo possa cambiare?
È possibile che si penta di tutti i suoi peccati?
E, forse, la più importante di tutte:
Potrò mai perdonarlo?
**
### Sinossi
Sono mentalmente esaurita. Non so dove sbattere la testa. Sono di nuovo al buio, senza alcuna via d’uscita all’orizzonte.
Ma proprio quando ogni speranza sembra ormai persa, appare una luce in fondo al tunnel. Una confessione…che mi libera dalla stretta mortale della disperazione e dell’angoscia. Un’ammissione…che mi fa vedere sotto una nuova luce l’uomo avvolto dal mistero.
La rivelazione di Stonehart non potrà mai cancellare quello che mi ha fatto. Ma può bastare a farmi cambiare l’opinione che mi sono fatta di lui? Mentre trovo le risposte alle vecchie domande, ne emergono di nuove:
È possibile che un uomo possa cambiare?
È possibile che si penta di tutti i suoi peccati?
E, forse, la più importante di tutte:
Potrò mai perdonarlo? 

Sono mentalmente esaurita. Non so dove sbattere la testa. Sono di nuovo al buio, senza alcuna via d’uscita all’orizzonte.
Ma proprio quando ogni speranza sembra ormai persa, appare una luce in fondo al tunnel. Una confessione…che mi libera dalla stretta mortale della disperazione e dell’angoscia. Un’ammissione…che mi fa vedere sotto una nuova luce l’uomo avvolto dal mistero.
La rivelazione di Stonehart non potrà mai cancellare quello che mi ha fatto. Ma può bastare a farmi cambiare l’opinione che mi sono fatta di lui? Mentre trovo le risposte alle vecchie domande, ne emergono di nuove:
È possibile che un uomo possa cambiare?
È possibile che si penta di tutti i suoi peccati?
E, forse, la più importante di tutte:
Potrò mai perdonarlo?
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### Sinossi
Sono mentalmente esaurita. Non so dove sbattere la testa. Sono di nuovo al buio, senza alcuna via d’uscita all’orizzonte.
Ma proprio quando ogni speranza sembra ormai persa, appare una luce in fondo al tunnel. Una confessione…che mi libera dalla stretta mortale della disperazione e dell’angoscia. Un’ammissione…che mi fa vedere sotto una nuova luce l’uomo avvolto dal mistero.
La rivelazione di Stonehart non potrà mai cancellare quello che mi ha fatto. Ma può bastare a farmi cambiare l’opinione che mi sono fatta di lui? Mentre trovo le risposte alle vecchie domande, ne emergono di nuove:
È possibile che un uomo possa cambiare?
È possibile che si penta di tutti i suoi peccati?
E, forse, la più importante di tutte:
Potrò mai perdonarlo? 

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Alla tua scoperta 1: Il Contratto

Quando mi sveglio in una stanza oscura ed estranea, non so che cosa mi attende nell’ombra. La mia fantasia produce demoni del peggior tipo.
La realtà è molto peggio:
Un collare senza guinzaglio. Una prigione senza muri. E una vita spogliata di significato.
Mi ha esibito un ripugnante contratto e mi ha chiesto di firmare. Delinea i termini della mia servitù. L’unica informazione che posseggo sul mio aguzzino è una sigla con due piccole lettere in fondo:
J.S.
Munita soltanto dei miei ricordi, devo fare qualunque cosa per evitare di rimanere intrappolata nei suoi giochi mentali contorti. In fondo, però, tutto si riduce a una sola scelta:
Resistere e morire.
Oppure sottomettermi e consegnargli la mia vita.

Quando mi sveglio in una stanza oscura ed estranea, non so che cosa mi attende nell’ombra. La mia fantasia produce demoni del peggior tipo.
La realtà è molto peggio:
Un collare senza guinzaglio. Una prigione senza muri. E una vita spogliata di significato.
Mi ha esibito un ripugnante contratto e mi ha chiesto di firmare. Delinea i termini della mia servitù. L’unica informazione che posseggo sul mio aguzzino è una sigla con due piccole lettere in fondo:
J.S.
Munita soltanto dei miei ricordi, devo fare qualunque cosa per evitare di rimanere intrappolata nei suoi giochi mentali contorti. In fondo, però, tutto si riduce a una sola scelta:
Resistere e morire.
Oppure sottomettermi e consegnargli la mia vita.

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Alla scoperta del tesoro di Priamo. Gli ori e gli argenti dell’antica Troia

Schliemann aveva testa grossa e gambe corte, era egocentrico, avaro, aveva però un cervello finissimo e un talento unico per le lingue. Divenne grande commerciante, ricco a tal punto da poter condurre a sue spese tutti i suoi scavi. Maniaco di Omero, decise di scavare i luoghi dove questi colloca le gesta dei suoi eroi: in primo luogo Troia. Per presentarsi al mondo scientifico, arrivò a comprarsi la laurea. I grandi scavi di Schliemann sono Troia, Micene, Tirinto ma il personaggio salì alla ribalta internazionale e suscitò durissimi attacchi, polemiche, ammirazione per gli scavi di Troia. Non fece ricerche su basi scientifiche, ma seguì testardamente le tracce dell’Iliade e su tale fragile base il suo intuito lo portò a scoperte sensazionali. **

Schliemann aveva testa grossa e gambe corte, era egocentrico, avaro, aveva però un cervello finissimo e un talento unico per le lingue. Divenne grande commerciante, ricco a tal punto da poter condurre a sue spese tutti i suoi scavi. Maniaco di Omero, decise di scavare i luoghi dove questi colloca le gesta dei suoi eroi: in primo luogo Troia. Per presentarsi al mondo scientifico, arrivò a comprarsi la laurea. I grandi scavi di Schliemann sono Troia, Micene, Tirinto ma il personaggio salì alla ribalta internazionale e suscitò durissimi attacchi, polemiche, ammirazione per gli scavi di Troia. Non fece ricerche su basi scientifiche, ma seguì testardamente le tracce dell’Iliade e su tale fragile base il suo intuito lo portò a scoperte sensazionali. **

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Alla fine della strada

Quando una breve vacanza si trasforma nel peggiore degli incubi Senza telefono e bloccate dalla neve. Nessuno riuscirà ad aiutarle. Un grande thriller Da quando il padre è morto in un terribile incidente stradale, Polly si è chiusa sempre di più in se stessa e ha lentamente estromesso dalla sua vita la matrigna Ivona. Per cercare di recuperare il loro rapporto, Ivona decide di trascorrere alcuni giorni in una casa in mezzo ai boschi, lontano da televisione, telefono e internet. Fin dal loro arrivo, l’accoglienza non è delle migliori: il vicino di casa, Adrian, alquanto eccentrico, le spaventa informandole dell’omicidio efferato avvenuto qualche giorno prima, poco lontano da lì. Non possono neanche andarsene, perché l’auto non dà più segni di vita. Fortissime nevicate e temperature glaciali rendono difficile, se non impossibile, anche muoversi a piedi. Le due donne si rendono conto che l’isolamento tanto cercato si è trasformato in una prigione. Dovranno fidarsi di Adrian e chiedere il suo aiuto per riparare la loro macchina. Ma il giovane è preda di improvvisi scoppi d’ira e ha un passato da galeotto. Una speranza sembra presentarsi con l’arrivo di Conny, un poliziotto. Ma non tutto è come sembra… In un alternarsi di colpi di scena, Jakobsson riesce a costruire con mano sapiente un intreccio da incubo e a trascinare il lettore verso un folgorante epilogo. Due donne sole. Una casa isolata. Un ex galeotto. Un senso di minaccia e di catastrofe imminente che ricorda certe atmosfere alla Stephen King. Björn B. Jakobsson è nato nel 1956. Vive a Gröndal, fuori Stoccolma, con la moglie e i due figli e lavora come redattore nella rubrica Post Scriptum della rivista «Konsult». Alla fine della strada è il suo thriller d’esordio.

Quando una breve vacanza si trasforma nel peggiore degli incubi Senza telefono e bloccate dalla neve. Nessuno riuscirà ad aiutarle. Un grande thriller Da quando il padre è morto in un terribile incidente stradale, Polly si è chiusa sempre di più in se stessa e ha lentamente estromesso dalla sua vita la matrigna Ivona. Per cercare di recuperare il loro rapporto, Ivona decide di trascorrere alcuni giorni in una casa in mezzo ai boschi, lontano da televisione, telefono e internet. Fin dal loro arrivo, l’accoglienza non è delle migliori: il vicino di casa, Adrian, alquanto eccentrico, le spaventa informandole dell’omicidio efferato avvenuto qualche giorno prima, poco lontano da lì. Non possono neanche andarsene, perché l’auto non dà più segni di vita. Fortissime nevicate e temperature glaciali rendono difficile, se non impossibile, anche muoversi a piedi. Le due donne si rendono conto che l’isolamento tanto cercato si è trasformato in una prigione. Dovranno fidarsi di Adrian e chiedere il suo aiuto per riparare la loro macchina. Ma il giovane è preda di improvvisi scoppi d’ira e ha un passato da galeotto. Una speranza sembra presentarsi con l’arrivo di Conny, un poliziotto. Ma non tutto è come sembra… In un alternarsi di colpi di scena, Jakobsson riesce a costruire con mano sapiente un intreccio da incubo e a trascinare il lettore verso un folgorante epilogo. Due donne sole. Una casa isolata. Un ex galeotto. Un senso di minaccia e di catastrofe imminente che ricorda certe atmosfere alla Stephen King. Björn B. Jakobsson è nato nel 1956. Vive a Gröndal, fuori Stoccolma, con la moglie e i due figli e lavora come redattore nella rubrica Post Scriptum della rivista «Konsult». Alla fine della strada è il suo thriller d’esordio.

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